Beatrice Fiorica è la moglie del Cavalier Fiorica, un ricco imprenditorie siciliano. Per lavoro il Cavaliere spesso è obbligato a trascorrere lunghi periodo fuori casa.

Lo scrivano Ciampa è il suo segretario. Si tratta di un uomo di mezza età, saggio e affidabile. Il Cavaliere si fida ciecamente di lui.

Ciampa è sposato con una donna giovane e affascinante.

La signora Beatrice, moglie del Cavalier Fiorica, vive nell’agio ma è lacerata dalla gelosia: lei è convinta che suo marito la tradisca e che questo tradimento venga consumato con la moglie di Ciampa.

In preda all’angoscia provocata dalla gelosia, la donna si confronta con una donna di mondo, la Saracena. La donne le riferisce pettegolezzi e avvlora l’ipotesi di Beatrice.

La signora Fiorica, decide quindi di sporgere denuncia per adulterio e fa chiamare il delegato Spanò, autorità del paese, uomo legato alla famiglia del Cavaliere da vincoli di amicizia e di fedeltà.

Fana, la vecchia nutrice, donna di servizio della casa, cerca con tutte le sue forze di dissuadere la sua signora, ma non ottiene nulla.

Quando il delegato Spanò, chiamato a casa di Beatrice, scopre le macchinazioni della donna, cerca di sottrarsi dall’ingrato compito.

Non vorrebbe accettare la denuncia, non solo perché è legato da vincoli affettivi con il Cavaliere, ma anche perché sarebbe costretto a spiare il Cavaliere per coglierlo in flagrante.

Ma il delegato Spanò viene messo alle strette da Beatrice e, alla fine, cede alle insistenze della donna.

Per cogliere il marito in flagranza di reato Beatrice deve allontanare Ciampa: lei ritiene infatti che solo se il segretario sarà fuori casa suo marito andrà a trovare l’amante.

L’abitazione dello scrivano, e della moglie, è attigua allo studio del Cavaliere: c’è una solo porta che divide l’ufficio dall’abitazione di Ciampa.

Beatrice affida quindi a Ciampa un incarico che lo porterà fuori città nella notte in cui è previsto il rientro di suo marito.

La signora Fiorica, in accordo col delegato Spanò, prevede di cogliere di sorpresa il Cavaliere in casa dell’amante: un delegato si nasconderà nell’ufficio per sorprendere l’incontro dei due amanti.

Il primo atto si chiude con una visita di Ciampa a casa di Beatrice.

Lui ha compreso non solo che la signora Beatrice non è serena, ma gli è anche chiaro che la padrona sta macchinando qualcosa. Per questo cerca di farla parlare per convincerla a desistere.

Lo scrivano quindi, nel tentativo di invitare la signora alla ragionevolezza, le suggerisce di dare una giratina allo strumento:

«BEATRICE: Lo strumento? Che strumento?
CIAMPA: La corda civile, signora. Deve sapere che abbiamo tutti come tre corde d’orologio in testa.
(Con la mano destra chiusa come se tenesse tra l’indice e il pollice una chiavetta, fa l’atto di dare una mandata prima sulla tempia destra, poi in mezzo alla fronte, poi sulla tempia sinistra.)
La seria, la civile, la pazza. Soprattutto, dovendo vivere in società, ci serve la civile; per cui sta qua, in mezzo alla fronte. ‑ Ci mangeremmo tutti, signora mia, l’un l’altro, come tanti cani arrabbiati. ‑ Non si può. ‑ Io mi mangerei ‑ per modo d’esempio ‑ il signor Fifì. ‑ Non si può. E che faccio allora? Do una giratina così alla corda civile e gli vado innanzi con cera sorridente, la mano protesa: ‑ «Oh quanto m’è grato vedervi, caro il mio signor Fifì!». Capisce, signora? Ma può venire il momento che le acque s’intorbidano. E allora… allora io cerco, prima, di girare qua la corda seria, per chiarire, rimettere le cose a posto, dare le mie ragioni, dire quattro e quattr’otto, senza tante storie, quello che devo. Che se poi non mi riesce in nessun modo, sferro, signora, la corda pazza, perdo la vista degli occhi e non so più quello che faccio!»

Il secondo atto si apre in un contesto completamente diverso.

La notte è trascorsa la notte e si viene a scoprire quanto sia accaduto.

Il delegato inviato da Spanò ha colto di sorpresa il Cavaliere, il quale, irritato dal fatto di aver trovato un estraneo nel suo ufficio, ha aggredito il pubblico ufficiale.

Per questo è stato arrestato e portato in carcere. Anche la moglie del Ciampa, che era presente, è stata arrestata.

Secondo il delegato Spanò, che spiega l’accaduto, l’arresto è stato però causato da un malinteso.

Infatti, il delegato Spanò, per non compromettersi con il Cavaliere nei confronti del quale quale prova rispetto e reverenza, ha evitato di partecipare all’azione mandando invece sul posto un suo collega calabrese.

La reazione del Cavaliere è stata comprensibile ma il delegato ha fatto l’errore di arrestare i due.

La moglie di Ciampa era stata arrestata in quanto la porta tra la sua casa e l’ufficio del Cavaliere era aperta.

Dal verbale del delegato risultava comunque che i due non erano stati colti in flagranza di reato. Infatti erano entrambi vestiti e la porta era aperta perchè il Cavaliere aveva chiesto alla signora Ciampa di potersi lavare le mani, impolverate dal lungo viaggio.

Non c’era quindi nulla di cui preoccuparsi: la flagranza di reato era stata esclusa.

Sial il delegato Spanò, che sua la madre e suo fratello di Beatrice.

LA donna ha compiyuto un gesto sconsiderato. Ma Beatrice è soddisfatta. Adesso vuole solo il divorzio, perché lei non crede alle scuse addotte dal marito che risultano nel verbale.

Mentre stanno discutendo arriva Ciampa, visibilmente sconvolto: è stato avvisato dell’arresto della moglie e lui è stato quindi disonorato.

Agli occhi di tutti Ciampa è cornuto.

Non gli resta altro da fare che pulire l’offesa con il sangue e “spaccare la testa alla moglie e anche al Cavaliere”.

Sembra che a nulla valgano i tentativi dei presenti di dissuaderlo, lui è disonorato e non ha alternative.

Ma tutti insistono che si sia trattato solo di un errore, di una “pazzia”.

La parola “pazzia” fa intuire a Ciampa che esiste un’altra via d’uscita: bisogna far credere a tutti che Beatrice sia pazza e che quindi la denuncia di tradimento sia stata solo un atto di follia.

L’idea di Ciampa piace a tutti, perchè salva onore e pudore, non piace naturalmente a Beatrice. Madre e fratello però convincono Beatrice che, per il bene di tutti sia meglio recitare il ruolo della pazza: la donna deve trascorrere un periodo in una casa di cura.

Beatrice quindi impara a sue spese che gridare la verità in faccia al mondo è un priovilegio che solo i pazzi si possono permettere.

«BEATRICE. Pazzo da chiudere sarete voi!
CIAMPA. Nossignora, Lei. Per il suo bene! E lo sappiamo tutti qua, che Lei è pazza. E ora deve saperlo tutto il paese. Non ci vuole niente, sa, signora mia, non s’allarmi! Niente ci vuole a far la pazza, creda a me! Gliel’insegno io come si fa. Basta che Lei si metta a gridare in faccia a tutti la verità. Nessuno ci crede, e tutti la prendono per pazza!»

Opera teatrale di Pirandello in due atti:

https://www.raiplay.it/video/2017/07/Il-teatro-di-Eduardo-Il-berretto-a-sonagli-fbd8de1c-5529-46d1-a981-23eb4255b4e5.html