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Il testo argomentativo

Il testo argomentativo è un tipo di testo in cui l’autore espone una tesi, un’opinione, in cui propone un’idea della cui validità cerca di convincere il destinatario.

Vuole quindi proporre un’idea e convincere l’interlocutore del valore della idea, della sua tesi. Lo scopo del testo argomentativo è quindi quello di convincere l’ascoltatore a proposito di una determinata questione, di spiegare una determinata problematica o una determinata idea, di accusare o di difendere qualcuno o qualcosa, di sostenere un’idea o un’opinione. Quindi l’obiettivo principale è quello di persuadere l’interlocutore.

Ci sono diversi tipi di testi argomentativi come gli articoli di giornale (l’articolo di fondo è un testo argomentativo), le recensioni di film di libri, i testi dei manuali, ma anche i saggi o le arringhe giudiziarie.

Struttura di un testo argomentativo

Innanzitutto possiamo dividere i testi argomentativi in due tipi: i testi argomentativi semplici e quelli più articolati.

Testo argomentativo semplice

Il testo argomentativo semplice prevede:

  • la presentazione dell’argomentazione o del problema,
  • l’enunciazione della tesi, dell’idea da sostenere,
  • le argomentazioni che vanno a sostegno della tesi, per le argomentazioni si devono utilizzare dati, fatti, citazioni di fonti autorevoli, esempi, ragionamenti,
  • conclusione in cui si ribadisce la tesi in modo sintetico e chiaro.

Testo argomentativo articolato

 Un testo argomentativo può anche essere più articolato.  Dopo la presentazione dell’argomentazione o del problema, dopo l’enunciazione della tesi e l’esposizione di almeno due argomentazioni a favore della tesi può essere presentata l’antitesi.  Qual è lo scopo dell’antitesi? È quello di dare l’altra versione dei fatti, con lo scopo preciso di smontarne subito dopo le argomentazioni e dare quindi più valore alla tesi enunciata. In questo caso, dopo che l’antitesi è stata esposta, vanno presentate le argomentazioni dell’antitesi che vanno successivamente smantellate, confutate. Dalla confutazione delle argomentazioni dell’antitesi si passa alla conclusione del testo argomentativo in cui ovviamente si riafferma la tesi che si vuole sostenere.

Il testo argomentativo articolato quindi prevede:

  • la presentazione dell’argomentazione o del problema,
  • l’enunciazione della tesi, dell’idea da sostenere,
  • le argomentazioni che vanno a sostegno della tesi,
  • l’antitesi,
  • le argomentazioni dell’antitesi,
  • la confutazione di ogni argomento dell’antitesi.
  • conclusione in cui si ribadisce la tesi in modo sintetico e chiaro.

Per dare forza e validità agli argomenti si devono utilizzare tutte le informazioni raccolte sul tema ricerche, letture, dati.

Caratteristiche linguistiche del testo argomentativo

  1. Uso del tempo presente,
  2. Uso frequente di frasi complesse subordinate; è preferibile utilizzare periodi di tipo ipotattico, meglio l’ipotassi alla paratassi, con proposizioni finali, causali, consecutive e ipotetiche,
  3. Uso frequente di connettivi testuali, cioè di tutte quelle parole ed espressioni che hanno la funzione di legare tra loro le varie parti del testo.

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Fonti

https://www.lagrammaticaitaliana.it/lezioni/174/paratassi-e-ipotassi

https://italianostoriablogsite.com/2017/10/13/lezione-9-paratassi-e-ipotassi-stile-segmentato-o-stile-coeso/http://grammatica.impariamoitaliano.com/2017/06/un-elenco-di-connettivi-testuali.html

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I connettivi testuali

I connettivi testuali sono avverbi, congiunzioni, preposizioni o espressioni che si utilizzano per collegare frasi (sia coordinate alla frase principale sia subordinate) o per mettere in rapporto tra loro parti di un testo.

Tipologie di connettivi:

  • Connettivi temporali: prima, in precedenza, qualche giorno fa, allora, anticamente, una volta, a quei tempi, proprio allora, ora, adesso, mentre, nel frattempo, intanto che, a questo punto, in questo momento, in questo istante, alla fine, successivamente, dopo molto tempo, dopo vari anni, poi, in seguito…
  • Connettivi logico causali: dato che, visto che, siccome, poiché, perché, giacché, dal momento che, ne deriva che, di conseguenza, quindi, dunque, pertanto, perciò, da ciò si deduce che, così che…
  • Connettivi prescrittivi: prima di tutto, innanzitutto, in primo luogo, poi, in secondo luogo, in terzo luogo, infine, in sintesi, in conclusione, insomma, dunque…
  • Connettivi di gerarchia: in primo luogo, anzitutto, prima di tutto, a questo punto, inoltre, si aggiunga il fatto che, oltre a questo, oltre a ciò, oltre a quanto è stato detto, poi, infine, non ci resta che, e, anche, pure, nello stesso modo…
  • Connettivi esplicativi: cioè, infatti, ad esempio, per esempio, in altre parole, per quanto riguarda, tra l’altro, in sintesi, in questo modo, così, come, vale a dire, ossia, ovvero…
  • Connettivi avversativi: ma, invece, ciononostante, nonostante ciò, malgrado ciò, tuttavia, pure, nondimeno, eppure, mentre, al contrario, tuttavia, eppure, anzi, però …
  • Connettivi limitativi: tranne, tranne che, per quanto, fuorché, eccetto che …
  • Connettivi ipotetici: se è vero che, ammettendo che, nel caso in cui, nel caso che, partendo dal presupposto che, ipoteticamente, poniamo il caso che, supposto che, purché, qualora …
  • Connettivi conclusivi: allora, perciò, pertanto, quindi, insomma…
  • Connettivi per stabilire un rapporto di analogia tra due parti: analogamente, anche, come, mentre …
  • Connettivi correlativi: sia… sia, né… né, così… come, non solo… ma anche
  • Connettivi concessivi: anche se, per quanto, benché, nonostante [che], malgrado [che], quantunque…
  • Connettivi finali: affinché, al fine di, allo scopo di…
  • Connettivi modali: comunque, nella maniera che, nel modo che, nel senso che, in qualunque modo…
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Paratassi e ipotassi

Ci sono due diversi modi di organizzare le frasi, le proposizioni, in un periodo. Questi due modi sono la coordinazione e la subordinazione. La coordinazione è definita anche:

  • paratassi (dal greco para = a fianco e tàssein = disporre, collocare) e
  • ipotassi (dal greco ipo = sotto, e tàssein = disporre, collocare).

Il termine greco ci aiuta a comprendere la diversità tra i due modi di organizzare il periodo. Infatti tale differenza consiste proprio nel fatto che mentre la coordinazione pone le proposizioni su un piano di assoluta parità, la subordinazione stabilisce tra le proposizioni una differenza di valore, una gerarchia.

Paratassi

Quando un testo è composto prevalentemente da frasi coordinate, si dice paratattico.

La paratassi è quindi quel tipo di struttura sintattica in cui prevale la coordinazione. La paratassi è molto frequente nella lingua parlata ed ha la caratteristica che il periodo non può essere pianificato oltre un certo limite. Nel parlato, piuttosto che formulare frasi ampie e complesse, rischiando di perdere il filo del discorso, preferiamo usare frasi brevi mettendole una di seguito all’altra.

La paratassi è uno strumento utile quando si vuole descrivere una sequenza di fatti o gli aspetti di una realtà in modo immediato, apparentemente neutrale, senza che vengano del tutto spiegati i legami logici che collegano una frase all’altra.

Lo stile paratattico è più incisivo e conferisce un ritmo veloce ed incalzante al discorso. È utilizzato per raccontare fatti e circostanze con immediatezza e rapidità.

Ipotassi

L’ipotassi è un tipo di struttura sintattica in cui prevale la subordinazione. L’ipotassi è usata nei discorsi strutturati e pianificati.

Lo stile ipotattico, o stile coeso, è senz’altro più elegante ma anche più involuto. Tende a rallentare il ritmo del discorso. Richiede di una grande padronanza linguistica ed è spesso utilizzato per argomentare una tesi o per condurre una dimostrazione. Mentre nella paratassi le preposizioni sono poste tutte sullo stesso piano senza una gerarchia interna, nell’ipotassi da una proposizione principale dipendono più subordinate di diverso grado.

Sia nella paratassi che nell’ipotassi si fa uso dei connettivi testuali che sono necessario per la coesione di un testo.

Esempi

Frase paratattica: Sono andato al garage e ho preso l’auto, ho acceso il motore ma non è partito; infatti era guasto.

Frase ipotattica: Sono andato al garage per prendere l’auto ma, poiché il motore era guasto, non è partita.  

Nella paratassi le proposizioni sono poste tutte sullo stesso piano, senza una gerarchia interna, mentre nella ipotassi, da una proposizione principale dipendono più subordinate.  

Esempio di paratassi

La camera era imponente, la mia valigetta mi aveva preceduto per vie misteriose e stava su uno sgabello di corda, la vasca era già piena di acqua e di spuma, io mi immersi e poi mi avvolsi in una asciugamano di lino, le finestre si aprivano sul mare d’Oman, era ormai quasi giorno chiaro, con una luce rosata che tingeva la spiaggia, la vita dell’India, sotto il Taj Mahal, riprendeva il suo brulicare, le pesanti tende di velluto verde scorrevano dolci e morbide come un sipario, io le feci scorrere sul paesaggio e la camera fu solo penombra e silenzio, il ronzio pigro e confortante del grande ventilatore  mi cullò, feci appena in tempo a pensare [….].
Antonio Tabucchi, Notturno indiano, Sellerio, 1991

In questo brano vi è una sola subordinata, introdotta da un pronome relativo: che tingeva. Le altre frasi, tutte brevi, sono accostate le une alle altre e come uniche congiunzioni coordinative troviamo solo qualche “e”; i verbi sono tutti coniugati nel modo indicativo.

Si tratta di un esempio di stile paratattico, il cui effetto è quello di trasmetterci in modo immediato una serie di sensazioni e di immagini: il caldo, la luce, una camera, dove giungono smorzati i rumori e i colori dell’India


 Esempio di ipotassi

Carlo gli aveva detto che, nell’ora in cui la nave doveva salpare, sarebbe salito sull’abbaino della soffitta per guardare, nella sera che si spegneva, in direzione di Trieste, là dove lui, Enrico, partiva, quasi i suoi occhi potessero frugare nel buio e salvare le cose dall’oscurità, lui che aveva insegnato che filosofia, amore della sapienza indivisa, vuol dire vedere le cose lontane come fossero vicine, abolire la brama di afferrarle,  perché esse semplicemente sono, nella grande quiete dell’essere.
Claudio Magris – Un altro mare, Milano, Garzanti 2003 – p. 13

In questo brano che è un unico periodo abbiamo una proposizione principale all’inizio (Carlo gli aveva detto) seguita da una serie di frasi subordinate di gradi diversi, all’interno delle quali si notano verbi all’indicativo, ma anche al condizionale e al congiuntivo. Questa è una costruzione ipotattica che, come si nota, riflette un pensiero decisamente complesso e articolato.

Fonti

https://www.lagrammaticaitaliana.it/lezioni/174/paratassi-e-ipotassi

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Educazione linguistica

In questa sezione sono presenti articoli che riguardano elementi di grammatica, di sintassi e analisi testuale. Tutti gli articoli inseriti in questa sezione nascono per rispondere a quesiti emersi durante le lezioni di italiano. Per questo motivo non si farà una trattazione organica dei vari argomenti,

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Figure retoriche

Le spiegazioni vogliono essere semplici e di immediata comprensione.

Allegoria

È una figura retorica per cui, in letteratura, qualcosa di astratto viene espresso attraverso un’immagine concreta; una definiziona antica dice che l’allegoria consiste nel ” dire altro ” da ciò che significa quello che si dice.

Allitterazione

Si verifica quando si trova, in due o più parole, la ripetizione delle stesse sillabe o delle stesse lettere (Il tuo trillo sembra la brina / che sgrigiola, il vetro che incrina, Pascoli).

Anacoluto

Costruzione sintattica consistente nel susseguirsi di due costruzioni diverse in uno stesso periodo, la prima delle quali resta incompiuta e sospesa, mentre la seconda completa dei suoi elementi essenziali porta a compimento il pensiero.

Anafora

È la ripetizione di una o più parole all’inizio di due o più versi (Per me si va nella città dolente, per me si va nell’eterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Dante). Quando la parola ripetuta è alla fine del verso si parla di epifora. 

Analogia

È una figura retorica che consiste nell’accostamento tra due o più parole simili tra loro per significato. Nella poesia simbolista l’analogia non collega due elementi di pari grado, ma collega sempre una parte con il tutto.

Anastrofe

Consiste in un’inversione sintattica: quando nella frase gli elementi sintattici – soggetto verbo e complementi – invece che essere posti in ordine vengono collocati con ordine diverso (all’opre femminili intenta sedevi, Leopardi).

Antitesi

si realizza quando vengono accostate due parole o due frasi di significato opposto in una stessa proposizione (temo e spero, e ardo e son un ghiaccio, Petrarca).

Apostrofe

Si realizza quando chi parla interrompe la forma espositiva del suo discorso per rivolgere direttamente la parola

  • a concetti personificati,
  • a soggetti assenti, lontani o scomparsi,

oppure quando si rivolge direttamente al lettore.

Quando è accompagnata da toni violenti, ironia o sarcasmo, è detta invettiva.

Assonanza

Si realizza quando all’interno di due parole, a partire dalla vocale accentata le vocali sono uguali, mentre le consonanti sono diverse (temo e spero).

Chiasmo

Quando due termini di un enunciato sono ripetuti in ordine inverso, nello stesso verso o in verso successivo si verifica un chiasmo.

L’inversione può essere

  • di tipo sintattico – soggetto verbo, verbo soggetto, sostantivo aggettivo, aggettivo sostantivo –
  • o semantico  ( … splende nel sole/nella notte splende, Aleramo –  Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori, Ariosto).

Climax

Si verifica alla presenza di un’enumerazione, un elenco, in cui i termini sono disposti in ordine di intensità crescente (… la terra ansante, livida, in sussulto; il cielo ingombro, tragico, disfatto. Pascoli). Se sono posti in ordine di intensità decrescente si parla di anticlimax.

Consonanza

Quando all’interno di due parole, a partire dalla vocale accentata le consonanti sono uguali mentre le vocali sono diverse (abbaglia / travaglio / bottiglia) abbiamo una consonanza.

Endiadi

Quando uno stesso concetto viene espresso attraverso due termini diversi che hanno signficato uguale o analogo, si realizza una endiadi. I due termini sono solitamente legati da una coordinazione (fuoco e fiamme)

Enjambement

Si tratta di un procedimento stilistico frequente nella poesia che consistente nel dividere una breve frase, o un gruppo sintattico (come un sostantivo e il suo attributo, il predicato e il soggetto o il complemento oggetto), tra la fine di un verso e l’inizio del verso successivo.

Accade così che il senso della frase non si concluda a fine verso ma solo nel verso successivo.

In altre parole abbiamo un enjambement quando l’unità di senso non coincide con l’unità di verso.

Epifora

vedi anafora.

Eufemismo

Figura retorica che prevede la sostituzione di un’espressione troppo dura o pesante, con una più gradevole.

Ad esempio dire: «Questo piatto lascia a desiderare» per non dire “questo piatto è cattivo.

Iperbole

L’iperbole è un’esagerazione. Es.: è un secolo che non ci vediamo.

Ironia

Siamo di fronte ad un procedimento ironico quando si attribuisce alle parole un significato contrario o diverso da quello letterale, con un intento critico o derisorio. Ad esempio dire “Che bella macchina!” di fronte a un rottame.

Litote

La litote prevede l’affermazione di un concetto mediante la negazione del suo contrario (Don Abbondio, il lettore se n’è già avveduto, non era nato con un cuor di leone. Manzoni).

Metafora

La metafora è un paragone abbreviato. La metafora consiste nel sostituire una parola con un’altra per rafforzare il concetto. (“Lara ha i capelli d’oro” è una metafora. Il paragone sarebbe “Il colore dei capelli di Lara è come il colore dell’oro”).

Sostituzione di un termine proprio con uno figurato, in seguito a una trasposizione simbolica di immagini: le spighe ondeggiano (come se fossero un mare); il mare mugola (come se fosse un essere vivente); il re della foresta (come se il leone fosse un uomo).

Metonimia

La metonimia è una figura della retorica tradizionale, che consiste nell’usare il nome:

  • della causa per quello dell’effetto (per es. vivere del proprio lavoro ),
  • del contenente per il contenuto ( bere una bottiglia ),
  • della materia per l’oggetto ( sguainare il ferro ),
  • del simbolo per la cosa designata (non tradire la bandiera ),
  • del luogo di produzione o di origine per la cosa prodotta ( un fiasco di Chianti ),
  • dell’astratto per il concreto ( eludere la sorveglianza ).

Onomatopea

L’onomatopea è costituita da parole che imitano un verso, un suono naturale o quello prodotto da un oggetto (chicchirichì, cinguettio, gorgogliare, gracchiare). 

Ossimoro

Si realizza un ossimoro quando viene accostato ad un oggetto (un sostantivo), un aggettivo (attributo) che attribuisce all’oggetto una caratteristica opposta alla sua natura (disgustoso piacere, fredda estate, illustre sconosciuto, silenzio assordante).

Perifrasi

La perifrasi è un giro di parole.

Dante scrive “Colui che tutto move” per dire Dio;.

La perifrasi è usata molto anche nel parlare comune, si dice ad esempio“passare a miglior vita” invece che “morire”).

Personificazione

Quando si attribuiscono comportamenti, pensieri o tratti tipici degli esseri umani a oggetti inanimati si fa una personificazione. Si usa lo stesso termine anche quando le attribuzioni personali vengono fatte ad animali oppure a concetti astratti (“gli alberi danzavano con il vento”, “la paura bussò alla porta”).

Pleonasmo

Il termine pelonasmo si riferisce all’uso superfluo di qualche termine all’interno di una frase. Nella frase “a me mi pare di sì”, il mi è pleonastico, cioè superfluo, inutile per la comprensione della frase.

Polisindeto

Ripetizione della congiunzione tra più periodi, proposizioni o membri di proposizione fra loro coordinati.

Rima

Si ha una rima quando coincidono tutte le lettere, di due parole, a partire dalla vocale tonica (cuore – amore, salute – virtute).

Sarcasmo

Consiste in una forma di ironia amara, tagliente, spesso brutale, che ha lo scopo di schernire o umiliare qualcuno o qualcosa. Ad esempio: “Hai ragione ad affermare che gli asini volano, ne ho visto uno stamattina che volava sopra casa tua”.

Similitudine

La similitudine è la figura retorica con la quale si mettono a confronto due immagini o due concetti: “Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie – Ungaretti.

Sineddoche

La sineddoche consiste nella sostituzione tra due termini che hanno una relazione di quantità: 

  • la parte per il tutto o viceversa – “pupille” per occhi;
  • il genere per la specie o viceversa – “avere le pulci” per indicare i parassiti in generale;
  • il contenuto per il contenitore: “un bicchiere d’acqua” invece che un bicchiere di vetro pieno di acqua;
  • la parte per il tutto: “sono rimasti senza tetto”, invece che senza casa;
  • Il numero determinato per l’indeterminato:” mille baci” invece che tanti baci.

Sinestesia

Si realizza quando vengono associate due parole che fanno riferimenti a campi sensoriali diversi: “di foglie un cader fragilePascoli il cadere è colto dalla vista, la fragilità dal tatto; “lurlo nero della madre” Quasimodo.