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La lotta contro le mafie

Percorso tematico con spunti di approfondimento

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

 È il 23 maggio del 1992, un caldo sabato di maggio che annuncia la bella stagione siciliana. Sull’autostrada che collega l’aeroporto di Punta Raisi con Palermo, vicino All’uscita per Capaci, alle 17:56 un’esplosione squarcia l’autostrada. Le auto che si trovavano in quel punto  vengono spazzate via. L’esplosione è tale che viene registrata dai sismografi dell’Istituto nazionale di geofisica.

L’esplosione è stata provocata da 500 kg di tritolo. L’obiettivo dell’attentato è Giovanni Falcone. Con lui muore la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani.

È il 19 luglio 1992. Paolo Borsellino va a trovare sua madre in via  Mariano D’Amelio a Palermo. 100 kg di tritolo erano stati nascosti in un auto.  Alle 16:58  un’altra esplosione . L’obiettivo dell’attentato era Paolo Borsellino. Con lui morirono i 5 agenti della sua scorta.

Ma chi erano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino?

Biografia di Giovanni Falcone

https://www.archivioantimafia.org/bio_falcone.php#:~:text=Giovanni%20Falcone%20nasce%20a%20Palermo%20il%2018%20maggio%201939.&text=Dopo%20aver%20frequentato%20il%20liceo,anni%20sostituto%20procuratore%20a%20Trapani.

Biografia di Paolo Borsellino

https://biografieonline.it/biografia-paolo-borsellino#:~:text=Paolo%20Borsellino%20nasce%20a%20Palermo,Entrambe%20i%20genitori%20sono%20farmacisti.&text=La%20professione%20di%20magistrato%20nella,il%20tribunale%20civile%20di%20Enna.

https://www.focus.it/cultura/storia/giovanni-falcone-paolo-borsellino-il-coraggio-di-essere-eroi

La strage di Capaci

https://www.raicultura.it/storia/articoli/2019/01/Giovanni-Falcone-e-Paolo-Borsellino-dd2d113a-0490-4679-9e4d-73ee72e13cea.html

Film sulla lotta alla mafia

Giovanni Falcone – C’era una volta a Palermo

Regia: Graziano Conversano

Il film racconta del rapporto di Giovanni Falcone con Paolo Borsellino, gli anni del pool di Palermo, il periodo dei veleni, l’anno alla Direzione dell’Ufficio Affari Penali al Ministero di Grazia e Giustizia, a Roma.

https://www.raiplay.it/programmi/giovannifalcone-ceraunavoltaapalermo

Due magistrati antimafia in esilio – Era d’estate

Regia: Fiorella Infascelli – Interpreti: Beppe Fiorello, Massimo Popolizio, Valeria Solarino, Claudia Potenza, Francesco Acquaroli

Estate 1985. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vengono trasferiti d’urgenza all’Asinara insieme alle loro famiglie in seguito ad una minaccia più allarmante del solito. I giudici stanno lavorando al maxiprocesso penale che, la storia insegna, porterà in carcere molti dei protagonisti della criminalità organizzata.

https://www.raiplay.it/programmi/eradestate

Paolo Borsellino

Regia: Gianluca Maria Tavarelli – “Paolo Borsellino” è una miniserie televisiva in due puntate che racconta quindici anni di lotta alla mafia.

Propone un affresco di una parte importante della storia d’Italia, con il tentativo di tratteggiare anche la normalità del Giudice nella sua vita in famiglia, con la moglie e i suoi figli.

La prima parte della miniserie si conclude con il maxi processo di Palermo, mentre la seconda è dedicata agli ultimi mesi di vita di Borsellino, i mesi in cui il giudice cercava di svolgere il suo lavoro il più in fretta possibile, sapendo di avere i giorni contati.

https://www.mediasetplay.mediaset.it/fiction/paoloborsellino_b9462394

Paolo Borsellino I 57 giorni

Regia: Alberto Negrin – Interpreti: Luca Zingaretti, Lorenza Indovina, Enrico Ianniello, Davide Giordano

Questa è la storia dei cinquantasette giorni che separano la morte di Falcone da quella di Borsellino. Giorni in cui il giudice intuisce il suo destino e fa i conti con la propria vita, con gli affetti. Traccia il bilancio di un’esistenza, del suo impegno, come magistrato e come uomo. Giorni di tenerezza e d’amore con la moglie, con i figli, con i colleghi, gli amici, ma anche, ancora di lotta. Colonna sonora di Ennio Morricone.

https://www.raiplay.it/programmi/paoloborsellino-i57giorni

Io una giudice popolare al maxiprocesso

Regia: Francesco Miccichè – Interpreti: Donatella Finocchiaro, Nino Frassica, Francesco Foti

È la vigilia di Natale del 1985 quando Caterina, insegnante che si divide tra scuola e famiglia, riceve una telefonata: è stata sorteggiata come giudice popolare del Maxiprocesso indetto dallo Stato contro Cosa Nostra. Attraverso i suoi occhi assistiamo al racconto di una pagina cruciale della storia della nostra Repubblica.

https://www.raiplay.it/programmi/iounagiudicepopolarealmaxiprocesso

I cento passi

Film del 2000 diretto da Marco Tullio Giordana. Il film è dedicato alla storia di Peppino Impastato, alla sua vita e al suo omicidio. Peppino Impastato è stato un attivista impegnato nella lotta alla mafia in Sicilia, la sua terra.

Il titolo prende il nome dal numero di passi che occorre fare a Cinisi, il suo paese, per colmare la distanza tra la casa della famiglia Impastato e quella del boss mafioso Gaetano Badalamenti, mandante del suo omicidio.

https://www.facebook.com/watch/?v=1001809013356065

Felicia Impastato

Il 9 maggio 1978 Peppino Impastato viene ucciso dalla mafia. Sua madre Felicia non si rassegna e decide di gridare al mondo i nomi dei colpevoli. Negli anni troverà un magistrato disposto ad aiutarla, Rocco Chinnici.

https://www.raiplay.it/programmi/feliciaimpastato

La mafia uccide solo d’estate

1992. Arturo – 20 anni – lavora come pianista in un’emittente locale. La vita di Arturo è da sempre segnata dagli omicidi di mafia ed in passato aveva una passione per Flora che era stata sua compagna di classe. Figlia di un noto avvocato legato alla politica più collusa Flora torna dalla Svizzera dopo dieci anni.

https://www.raiplay.it/programmi/lamafiauccidesolodestate

Il traditore 

È un film del 2019 diretto da Marco Bellocchio. La pellicola narra le vicende di Tommaso Buscetta, mafioso e successivamente collaboratore di giustizia, coinvolto da Giovanni Falcone nel Maxiprocesso contro la mafia in Sicilia. Il film interpretato egregiamente da Pierfrancesco Favino, è stato selezionato per rappresentare l’Italia agli Oscar 2020 nella sezione del miglior film in lingua straniera. È visibile su Netflix e su altri siti a pagamento.

Trailer – https://www.youtube.com/watch?v=CIusC1WorT4

Il giudice istruttore

Regia: Florestano Vancini, Gian Luigi Calderone

“Il giudice Istruttore” è uno sceneggiato trasmesso nel maggio del 1990 su Rai Due, ispirato alle reali vicende giudiziarie del giudice Ferdinando Imposimato. Si tratta di uno dei pochi esempi di fiction-verità italiana: le storie vengono trattate con efficace realismo, contemplando anche la possibilità dell’errore giudiziario.

Nel cast Erland Josephson, Vittorio Gassman, Francesca Marchegiani, Luca Zingaretti.

https://www.raiplay.it/programmi/ilgiudiceistruttore?wt_mc%3D2.app.wzp.raiplay_prg_Il+giudice+istruttore.%26wt

Alla luce del sole

Alla luce del sole è un film del 2005 diretto da Roberto Faenza.

È la storia di don Giuseppe Puglisi, detto “Pino” (interpretato da Luca Zingaretti), il parroco assassinato da Cosa Nostra a Palermo nel quartiere Brancaccio il giorno del suo 56º compleanno, il 15 settembre 1993.

Trailer

ANTEPRIMA DEL FILM

In guerra per amore

In guerra per amore è un film del 2016 diretto e interpretato da Pif.

Il film prende spunto da fatti documentati sullo sbarco degli americani per romanzare una storia d’amore inventata, quella tra Arturo e Flora.

Trailer

Libri sulla lotta contro la mafia

Per questo mi chiamo Giovanni. Da un padre a un figlio il racconto della vita di Giovanni Falcone, di Luigi Garlando.

Per Questo mi Chiamo Giovanni – A Fumetti – Luigi Garlando, Claudio Stassi.

Discorso in occasione del trentennale dell’uccisione Generale Dalla Chiesa

Testo tratto dal discorso del Prefetto Dottor Luigi Viana, in occasione delle celebrazioni del trentennale dell’uccisione del Prefetto Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, della signora Emanuela Setti Carraro e dell’Agente della Polizia di Stato Domenico Russo.

CIMITERO DELLA VILLETTA PARMA, 3 SETTEMBRE 2012

«Quando trascorre un periodo così lungo da un fatto che, insieme a tanti altri, ha segnato la storia di un Paese, è opportuno e a volte necessario indicare a chi ci seguirà il profilo della persona di cui ricordiamo la figura e l’opera, il contributo che egli ha dato alla società ed alle istituzioni anche, se possibile, in una visione non meramente retrospettiva ma storica ed evolutiva, per stabilire il bilancio delle cose fatte e per mettere in campo le iniziative nuove, le cose che ancora restano da fare. […] A questo proposito, ho fissa nella memoria una frase drammatica e che ancora oggi sconvolge per efficacia e simbolismo: “Qui è morta la speranza dei palermitani onesti“. Tutti ricordiamo queste parole che sono apparse nella mattinata del 4 settembre 1982 su di un cartello apposto nei pressi del luogo dove furono uccisi Carlo Alberto Dalla Chiesa, Emanuela Setti Carraro e Domenico Russo.
[…] Ricordare la figura del Prefetto Dalla Chiesa è relativamente semplice. Integerrimo Ufficiale dei Carabinieri, dal carattere sicuro e determinato, eccelso professionista, investigatore di prim’ordine, autorevole guida per gli uomini, straordinario comandante.
Un grande Servitore dello Stato, come Lui stesso amava definirsi.
Tra le tante qualità che il Generale Dalla Chiesa possedeva, mi vorrei soffermare brevemente su una Sua dote speciale, che ho in qualche modo riscoperto grazie ad alcune letture della Sua biografia e che egli condivide con altri personaggi di grande spessore come, solo per citare i più noti, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (naturalmente non dimenticando i tanti altri che, purtroppo, si sono immolati nella lotta alle mafie).
Mi riferisco alle Sue intuizioni operative.
Il Generale Dalla Chiesa nel corso della Sua prestigiosa ed articolata carriera ha avuto idee brillanti e avveniristiche, illuminazioni concretizzate poi in progetti e strutture investigative che, in alcuni casi, ha fortemente voluto tanto da insistere, talora anche energicamente, con le stesse organizzazioni statuali centrali affinché venissero prontamente realizzati. […]
Come diremmo oggi, è stato un uomo che ha saputo e voluto guardare avanti, ha valicato i confini della ritualità, ha oltrepassato il territorio della sterile prassi, ha immaginato nuovi scenari ed impieghi operativi ed ha innovato realizzando, anche grazie al Suo carisma ed alla Sua autorevolezza, modelli virtuosi e vincenti soprattutto nell’investigazione e nella repressione.
Giunse a Palermo, nominato Prefetto di quella Provincia, il 30 aprile del 1982, lo stesso giorno, ci dicono le cronache, dell’uccisione di Pio La Torre (1).
Arriva in una città la cui comunità appare spaventata e ferita […].
Carlo Alberto Dalla Chiesa non si scoraggia e comincia a immaginare un nuovo modo di fare il Prefetto: scende sul territorio, dialoga con la gente, visita fabbriche, incontra gli studenti e gli operai. Parla di legalità, di socialità, di coesione, di fronte comune verso la criminalità e le prevaricazioni piccole e grandi.
E parla di speranza nel futuro.
Mostra la vicinanza dello Stato, e delle sue Istituzioni.
Desidera che la Prefettura sia vista come un terminale di legalità, a sostegno della comunità e delle istituzioni sane che tale comunità rappresentano democraticamente.
Ma non dimentica di essere un investigatore, ed accanto a questa attività comincia ad immaginare una figura innovativa di Prefetto che sia funzionario di governo ma che sia anche un coordinatore delle iniziative antimafia, uno stratega intelligente ed attento alle dinamiche criminali, anticipando di fatto le metodologie di ricerca dei flussi finanziari utilizzati dalla mafia. […]
Concludo rievocando la speranza.
Credo che la speranza, sia pure nella declinazione dello sdegno, dello sconforto e nella dissociazione vera, già riappaia sul volto piangente dell’anonima donna palermitana che, il 5 settembre 1982, al termine della pubblica cerimonia funebre officiata dal Cardinale Pappalardo, si rivolse a Rita e Simona Dalla Chiesa, come da esse stesse riportato, per chiedere il loro perdono dicendo, “… non siamo stati noi.”
1. Politico e sindacalista siciliano impegnato nella lotta alla mafia.

Carlo Alberto Dalla Chiesa, quindi, si inserisce a pieno titolo tra i Martiri dello Stato […] ovvero tra coloro che sono stati barbaramente uccisi da bieche menti e mani assassine ma il cui sacrificio è valso a dare un fulgido esempio di vita intensa, di fedeltà certa ed incrollabile nello Stato e nelle sue strutture democratiche e che rappresentano oggi, come ieri e come domani, il modello da emulare e da seguire, senza incertezze e senza indecisioni, nella lotta contro tutte le mafie e contro tutte le illegalità.»

Sono trascorsi quasi quaranta anni dall’uccisione del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ma i valori richiamati nel discorso di commemorazione sopra riportato rimangono di straordinaria attualità.

Riflessione

Rifletti sulle tematiche che si evincono dal brano, traendo spunto dalle vicende narrate, dalle considerazioni in esso contenute e dalle tue letture, dalle tue conoscenze, dalle tue esperienze personali.

Puoi articolare il tuo elaborato in paragrafi opportunamente titolati e presentarlo con un titolo complessivo che ne esprima sinteticamente il contenuto.

Contro le logiche della mafia 

https://www.addiopizzo.org/

https://www.liberaterra.it/it/

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L’emigrazione italiana

Ostilità contro lo straniero

In molti periodi storici, nelle diverse culture, è emerso un aspetto dell’uomo: l’ostilità nei confronti dello straniero.  si tratta di una verità che riscontriamo quotidianamente: gli emigranti sono indesiderati e l’integrazione degli stessi avviene, ma è un processo faticoso e spesso doloroso.

Gli esempi sono infiniti. In questo articolo puntiamo l’attenzione sulla migrazione degli italiani dalla seconda rivoluzione industriale. 

Italiani “emigranti indesiderati” 

Gli emigranti – di Raffaello Gambogi – http://holvi.artstudio.fi/didrichsen, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=57824950

Così erano definiti gli emigranti italiani negli Stati Uniti  alla fine dell’800.  gli italiani si imbarcavano alla ricerca di fortuna nel nuovo mondo. Lì erano considerati contadini arretrati e venivano sfruttati come manodopera a basso costo.  La fama degli italiani era quella di essere delinquenti, sporchi, ignoranti, mafiosi. Erano considerati una razza inferiore e spesso per questo vennero rifiutati.

Le testate giornalistiche straniere, per scoraggiare nuovi arrivi, pubblicavano periodicamente invettive contro gli emigranti italiani.

Il 18 aprile del 1880, il New York Times intitolava il suo editoriale proprio “Emigranti indesiderati”  in cui si diceva che gli italiani erano una popolazione promiscua, freccia sporca, pigra, criminale.

Il 17 aprile del 1921 un altro articolo sullo stesso quotidiano  lamentava il crescente numero di immigrati italiani.

«Lo straniero che cammina attraverso una città come Napoli può facilmente rendersi conto del problema con cui il governo ha a che fare: le strade secondarie sono letteralmente brulicanti di bambini che scorrazzano per le vie e sui marciapiedi sporchi e felici. La periferia di Napoli brulica di bambini che, per numero, può essere paragonato solo a quelli che si trovano a Delphi, Agra e in altre città delle Indie orientali».

L’emigrazione italiana

Tra il 1861 e il 1985 gli italiani emigrati all’estero sono stati circa 29 milioni: come se l’intera popolazione italiana di inizio Novecento se ne fosse andata in blocco. Di questi, circa 10 milioni sono successivamente tornati in Italia, mentre 18 milioni circa si sono definitivamente stabiliti all’estero.

Nave carica di emigranti italiani giunta in Brasile (1907)
http://www.scielo.br/img/revistas/ea/v16n46/46a15f4.gif, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3549730

Gli italiani iniziarono a emigrare dopo la metà dell’Ottocento. I flussi migratori possono essere divisi in tre fasi:

  • la “grande emigrazione” (1876-1915) successiva all’Unità di Italia,
  • l’emigrazione dopo la prima guerra mondiale (1918 – 1940)
  • la “migrazione europea” (1945-1970)
L’emigrazione italiana regione per regione
Origine: Fonte: Rielaborazione dati Istat in Gianfausto Rosoli, Un secolo di emigrazione italiana 1876-1976, Roma, Cser, 1978, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17260686

Oggi si assiste a quella che è stata definita la ‘fuga dei cervelli’, ma che interessa anche migliaia di giovani e meno giovani che, ancora oggi cercano fortuna al di fuori dei confini. 

Le cause dell’emigrazione

La principale causa dell’emigrazione italiana, soprattutto nell’Italia meridionale, è stata la povertà. La mancanza di lavoro e di terra da lavorare è stato uno dei fattori determinanti. Ma gli italiani emigrarono anche per problemi politici, in particolare durante il ventennio fascista: fuggirono comunisti, anarchici ed ebrei.

Un altro motivo che spinse gli italiani del Sud a fuggire era la prepotenza della criminalità organizzata.

Gli emigranti italiani della Grande emigrazione

Tra il 1870 e il 1914 lasciarono l’Italia soprattutto uomini senza una specializzazione lavorativa definita; prima del 1896, la metà dei migranti era formata da contadini. 

I flussi migratori degli italiani all’estero aumentarono con la crescita delle loro rimesse, cioè del denaro che gli italiani emigrati all’estero inviavano in Italia ai famigliari rimasti. 

Proprio come accade per gli sbarchi odierni, i primi emigranti italiani, uomini o ragazzi che partivano da soli, spedivano a parenti o amici rimasti in Italia, il denaro necessario per comprare i biglietti e raggiungerli. Il flusso costante di denaro dagli Stati Uniti all’Italia costituì un capitolo importante dell’economia italiana e diede sollievo non solo alle famiglie dei migranti, ma anche al bilancio dello stato. Si calcola che le rimesse dei migranti costituirono circa il 5 per cento del Pil italiano.

Emigrati italiani impiegati nella costruzione di una ferrovia negli Stati Uniti (1918) – Fonte: https://www.flickr.com/photos/internetarchivebookimages/14738489896/

Chi partiva dalle regioni settentrionali si imbarcava a Genova o a Le Havre in Francia, mentre dal Sud a Napoli. Chi viaggiava in terza classe doveva accontentarsi di un sacco imbottito di paglia e un orinatoio ogni 100 persone, per tragitti che potevano durare anche un mese.

I primi viaggi transoceanici

Negli ultimi decenni dell’Ottocento il viaggio per nave, verso il continente americano durava anche più di un mese e si svolgeva in condizioni pietose. 

Fino all’approvazione della legge 31 gennaio 1901, non esisteva una disciplina degli aspetti sanitari dell’emigrazione. Un medico scrive nel 1900:”L’igiene e la pulizia sono costantemente in contrasto con la speculazione. Manca lo spazio, manca l’aria”.

Le cuccette degli emigranti venivano ricavate in due o tre corridoi e ricevevano aria attraverso i boccaporti. L’altezza dei corridoi era tra il metro e sessanta e il metro e novanta per il secondo. 

Nei dormitori così allestiti era frequente l’insorgere di malattie bronchiali e dell’apparato respiratorio. Mancavano le più elementari norme igieniche: si pensi che l’acqua potabile veniva tenuta in casse di ferro rivestite di cemento. A causa del rollio della nave il cemento tendeva a sgretolarsi intorbidando l’acqua che, venuta a contatto con il ferro ossidato, assumeva un colore rosso e veniva consumata così dagli emigranti.

I pasti erano a base di riso o di pasta e la razione viveri giornaliera risultava comunque più ricca di elementi proteici rispetto all’alimentazione abituale dei migranti.

La salute dei migranti 

Sono state fatte delle analisi per capire quali fossero le condizioni di salute dei migranti. Dalle analisi fatte, relativamente al periodo 1903-1925, emerge la presenza di alcune malattie come la pellagra, la malaria, il morbillo, la scabbia e la tubercolosi. 

Se si guarda al flusso migratorio verso gli Stati Uniti, si può notare che era composto prevalentemente da persone in buone condizioni fisiche e nella fascia di età di maggior efficienza fisica. Questo è causato da due fattori: 

  1. emigravano le persone forti e in salute, perché sapevano di dover lavorare duramente una volta sbarcati;
  2. i migranti sapevano che negli Stati Uniti sarebbero dovuti passare attraverso i rigidi controlli sanitari attivati dagli Stati uniti nei confronti dell’emigrazione europea.

La statua della libertà

La Statua della libertà è sempre stata chiamata Miss Liberty. Fu donata dalla Francia agli Stati Uniti in segno d’amicizia e divenne un simbolo per i migranti dopo che furono incisi sul suo basamento i versi di Emma Lazarus:

“Tenetevi, antiche terre, i fasti della vostra storia… Datemi coloro che sono esausti, i poveri, le folle accalcate che bramano di respirare libere, i miseri rifiuti delle vostre coste brulicanti: mandatemi coloro che non hanno una casa, che accorrano a me, a me che innalzo la mia fiaccola accanto alla porta d’oro”.

Quella signora che sembrava grande come l’America, come i sogni degli emigranti.

Invece, all’arrivo nel porto di New York, dopo aver contemplato la maestosa signora, gli emigranti venivano sbarcati a Ellis island. Qui dovevano essere sottoposti a una serie di controlli che ne operavano una drastica selezione.

Molti di loro venivano respinti: per malattia, per indigenza, per età giovanile o troppo avanzata, per stato civile (donne e orfani che non avevano nel paese chi li soccorresse e li aiutasse a trovar lavoro).

Gli scafisti

Nei primi anni dopo l’Unità d’Italia l’emigrazione era fuori dal controllo dello Stato: gli emigranti passavano per le mani di agenti di emigrazione, chiamati “padroni”, il cui unico obiettivo era ricavare il massimo profitto dalla loro povertà assoluta.

Nel 1888 in Italia fu approvata la prima legge finalizzata a contrastare gli abusi dei “padroni”. Nel 1901 fu creato il commissariato dell’emigrazione, con il compito di assegnare licenze alle imbarcazioni idonee al trasporto dei migranti. Palermo, Napoli e Genova: i porti di imbarco destinati agli emigranti.

Il commissariato stabiliva i costi dei biglietti, cercava di mantenere l’ordine nei porti di imbarco, ispezionava gli emigranti in partenza, individuava ostelli e strutture di accoglienza e stipulava accordi con i Paesi di destinazione del flusso migratorio per aiutare coloro che arrivano.

Ma gli abusi e i viaggi clandestini continuarono e continuano. Su questo tema, Leonardo Sciascia ha scritto una novella “Il lungo viaggio” che racconta di un gruppo di poveri contadini siciliani che, decisi a emigrare negli anni Cinquanta del secolo scorso si imbarcano su un’imbarcazione clandestina alla volta dell’America.   

Gli italiani negli Stati Uniti

Gli Stati Uniti erano fra le mete più ambite dagli emigranti italiani, ma non erano di certo a loro volta ben voluti. 

Nel 1912 venne presentata una relazione sugli immigrati italiani negli USA all’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano; questo un estratto del testo.

Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. 
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.
Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano, pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario.
Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

Anche allora si diffusero teorie complottiste, c’era chi temeva che l’invasione degli immigrati si sostituisse alla forza lavoro americana.

Nel 1924 il presidente del Museo americano di storia naturale, Henry Fairfield Osborn, durante una conferenza nazionale sull’immigrazione si espresse così a proposito degli italiani:

«Questi immigrati stanno facendo degli Stati Uniti una discarica per cittadini indesiderabili»

Tra il 1924 e il 1965 rimase in vigore la riforma americana sull’immigrazione, che esprimeva una «profonda irritazione nei confronti di persone che parlano una lingua straniera e vivono una vita straniera». Gli stranieri vennero classificati: i nord europei erano i preferiti, mentre gli altri, in particolare gli italiani, erano indesiderati.

Fotografia di emigranti in partenza. Archivio della Fondazione Paolo Cresci, Lucca. Fonte http://www.museoemigrazioneitaliana.org/approfondimenti/l-emigrazione-tra-arte-e-letteratura-sull-oceano-di-edmondo-de-amicis-illustrato-da-arnaldo-ferraguti/

Il presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, intercettato durante una conversazione nello Studio Ovale il 13 febbraio 1973 disse queste parole.

Non sono, ecco, non sono come noi. La differenza sta nell’odore diverso, nell’aspetto diverso, nel modo di agire diverso. Dopotutto non si possono rimproverare. Oh, no. Non si può. Non hanno mai avuto quello che abbiamo avuto noi. Il guaio è…. che non ne riesci a trovare uno che sia onesto”

Minatori in Lussemburgo e Belgio

I primi italiani in Lussemburgo arrivarono nel 1892, ma intorno al 1910 la comunità italiana era già salita a 10.000 persone. Nel 2018, gli italiani presenti nel paese erano circa 22 mila, il 3,6 per cento della popolazione totale.

Gli emigranti italiani hanno lavorato soprattutto nelle industrie siderurgiche e nelle miniere di ferro di Esch-sur-Alzette, di Dudelange, Rumelange e Differdange.

I quotidiani italiani, negli anni ‘70, riportavano le condizioni di vita degli emigranti italiani, ritraendo scenari tristi, denunciandone il degrado: alloggi sovraffollati con scarse condizioni igieniche, affitti elevati e l’impossibilità per i ragazzi di studiare in scuole italiane.

Riccardo Ceccarelli, uno dei tanti emigranti indesiderati in Lussemburgo, racconta al Corriere della Sera la sua storia e quella di altre decine di migliaia di emigrati italiani.

«La fame deve essere una brutta bestia se chi è nato in posti così belli ha poi deciso di andarsene a lavorare dentro un buco profondo duecento metri».

Il buco è la miniera lussemburghese di Esch-sur-Alzette, il posto tanto bello che si è dovuto lasciare è l’Italia, per la precisione la Romagna.

Gli italiani venivano considerati comunità di “mangiaspaghetti, orsi selvatici e anche delinquenti”, ma capaci di lavorare instancabilmente nelle miniere.

Le ondate migratorie più massicce, in Belgio, si registrano nel primo dopoguerra, quando il paese aveva la necessità di ricostruirsi. Iniziarono ad arrivare operai italiani nelle miniere di carbone, nelle cave di pietre e marmi e nei cantieri di costruzione.

Nei primi cinque anni arrivarono in Belgio 20.000 italiani. Negli anni ’60, il 44 per cento della popolazione straniera del paese era italiana.

Dopo la Seconda guerra Mondiale, il governo italiano strinse un accordo con quello belga, per regolare lo scambio di forza-lavoro italiana con il carbone del Belgio: 50 mila operai italiani sotto i 35 anni, per 12 mesi di lavoro, in cambio di 200 chili di carbone giornaliero.

A. Tommasi, Emigranti, 1896. Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma. Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. http://www.museoemigrazioneitaliana.org/approfondimenti/l-emigrazione-tra-arte-e-letteratura-sull-oceano-di-edmondo-de-amicis-illustrato-da-arnaldo-ferraguti/

La manodopera a basso costo in Germania e Svizzera

Il governo italiano sottoscrisse lo stesso accordo anche con la Germania, chiedendo di occupare i lavoratori stagionali italiani, a causa della diminuzione delle esportazioni italiane in Germania.

ILavoratore italiano in una miniera nei pressi di Duisburg, in Germania, nel 1962 – https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c8/Bundesarchiv_B_145_Bild-F013069-0004%2C_Walsum%2C_Kohlebergbau%2C_Gastarbeiter.jpg

In Svizzera gli italiani migrarono in tre ondate: dopo la metà dell’Ottocento e dopo le due guerre. Ancora oggi gli italiani costituiscono la comunità straniera più numerosa in Svizzera. Malgrado questo l’integrazione non fu per niente facile per gli italiani.

Moltissimi italiani scelsero la Svizzera, perché il suo sistema produttivo era uscito indenne dalla guerra e gli imprenditori svizzeri decisero di rivolgersi ai lavoratori stranieri a basso costo, provenienti soprattutto dall’Italia per far fronte di una crescente domanda produttiva.

Dalla fine della guerra agli anni ’60 a emigrare in Svizzera furono soprattutto abitanti del Nord Italia.

I testimoni di quei viaggi raccontano tristi scenari.

Maria Paris, originaria di un villaggio nei pressi di Bergamo, che il 20 agosto 1946, andò in treno da Milano a Losanna. Lei racconta che arrivati alla stazione di Briga, tutti gli emigranti italiani furono fatti completamente spogliare in due tristi capannoni, furono obbligati a farsi una doccia prima di essere cosparsi di DDT e passare la visita medica. C’era anche una donna incinta: lei si rifiutò di svestirsi. Fu rispedita alla frontiera immediatamente.

“Oggi, a differenza di un tempo, i bagni, le lavature, le strigliature sono sempre più frequenti, le visite più severe, le indagini più accurate e il servizio procede più preciso, ma la nave di Lazzaro è sempre lì con l’apparenza negriera e gli occhi miserabili che attendono sono sempre in massima parte spauriti per quanto già rassegnati all’ignoto”.
Giovanni Preziosi, 1907.

L’emigrazione italiana oggi

https://www.istat.it/it/files/2019/12/REPORT_migrazioni_2018.pdf
https://www.istat.it/it/files/2019/12/REPORT_migrazioni_2018.pdf

Sono 816 mila gli italiani che si sono trasferiti all’estero negli ultimi 10 anni. Oltre il 73% ha 25 anni e più; di questi, quasi tre su quattro hanno un livello di istruzione medio-alto.

Nel decennio 1999-2008 gli italiani che hanno trasferito la residenza all’estero sono stati complessivamente 428 mila, mentre i rimpatri sono stati 380 mila: 48 mila quindi gli italiani rimasti all’estero.

Dal 2009 al 2018 sono stati 816 mila gli italiani che sono espatriati e 333 mila quelli che sono rientrati. Dal 2015, gli italiani all’estero sono stati circa 70 mila all’anno.

In che cosa si differenzia la nuova emigrazione?

Innanzitutto dalla provenienza: quasi il 70% dei nuovi migranti italiani proviene da regioni del Nord o del Centro. Nel 2007 il Centro-Nord ha “sorpassato” il Sud come saldo migratorio negativo. Ma la situazione è precipitata dal 2011, come effetto della crisi internazionale del 2008.

MOVIMENTO MIGRATORIO CON L’ESTERO DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE,
PER CITTADINANZA ITALIANA – www.istat.it/it/files/2019/12/REPORT_migrazioni_2018.pdf
Riccardo Giacconi, fisico italiano naturalizzato statunitense, vincitore del premio Nobel per la fisica nel 2002. È emigrato negli Stati Uniti nel 1956Di Cropped from http://www.nationalmedals.org/2003photos/giacconi/20050314_RKM_Medals_9316.JPG, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2143158

Letteratura e migrazione

Il lungo viaggio – Leonardo Sciascia

Pascoli – La grande proletaria si è mossa

Pascoli – Poemetto Italy

Testo tratto da Macaronì – Romanzo di santi e delinquenti – di Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli

Un romanzo giallo, ambientato nell’Appennino Tosco-Emiliano, in un villaggio circondato da monti che impediscono al sole di penetrare.

Era il lontano 1885. Alcuni ragazzini italiani arrivano illegalmente nel sud della Francia dopo un viaggio disumano, nascosti nella stiva di una nave: sono clandestini, privi dei documenti di soggiorno. Sono scappati dal loro paese d’origine per sottrarsi a un destino di miseria e sono alla ricerca disperata di un lavoro. Della loro condizione di clandestini approfittano innanzitutto gli stessi connazionali, gente senza scrupoli che arriva a sottrarre loro la paga con false promesse. Impiegati nelle vetrerie e costretti a lavorare fino a dieci-dodici ore al
giorno, i ragazzi sono maltrattati anche dagli operai francesi, che li chiamano in modo sprezzante “macaronì”. E di soli maccheroni scotti, sconditi, è il loro pasto giornaliero. Molti di questi ragazzi sono destinati a morire prima di diventare adulti, di fame, di fatica, di freddo o di malattia.

Per i padroni delle vetrerie, i ragazzi italiani erano una garanzia. Bastava dividerli sul lavoro: uno qua e l’altro là, in modo che non potessero parlare fra loro. E dal momento che non sapevano una parola di francese, lavoravano.
Dieci, dodici ore al giorno.
In silenzio.
Il lavoro nelle vetrerie era uno dei più faticosi e pericolosi: bruciature quando il vetro debordava dal cannello nel quale scorreva dopo la fusione; dolorose fitte dentro, forse ai polmoni; maltrattamenti
degli operai francesi che scaricavano su quei ragazzi la loro stanchezza.
E poco da mangiare.
Ne morivano molti, specie fra i più piccoli. Di undici, dodici anni.
Si ritrovavano, durante la sosta per il pranzo, nell’angolo più buio della vetreria perché i francesi non li volevano fra i piedi.
Ma almeno stavano al caldo.
E se lo godevano quel caldo, accumulandolo per la sera, per quando tornati al capannone trovavano un freddo che gelava l’acqua da bere nel secchio.
D’estate era l’inferno. In vetreria e nel capannone.
Prima di aprire il tegame che il caporione consegnava alla partenza, i ragazzi già sapevano cosa ci avrebbero trovato dentro: maccheroni, sempre.
Neppure la gioia della sorpresa.
Maccheroni poco o niente conditi e stracotti e impastati fra loro.
Se mangiavano in fretta restava un po’ di tempo per chiacchierare. Per
risentire la loro voce e una parlata comprensibile. Poco tempo e poi:
«Allez, allez, macaronis! Au travail, vite, vite [Andiamo, andiamo, “maccheroni”. Al lavoro, svelti, svelti!].»
Non sapevano che significasse, ma, sapevano che il tempo delle chiacchiere era finito e si doveva tornare ai forni.
Appena ritirati, i soldi della paga andavano consegnati al caporione che si teneva la sua parte per vitto, alloggio e vestiti.
Poco e male di tutto.
Il resto lo metteva da parte.
Sempre lui, il caporione.

Fonti

www.2duerighe.com/attualita/103652-italiani-emigranti-indesiderati.html

www.museoemigrazioneitaliana.org

AUGUSTA MOLINARI, Le navi di Lazzaro. Aspetti sanitari dell’emigrazione transoceanica italiana: il viaggio per mare, Milano 1988, pp.139-142. 

www.repubblica.it/cronaca/2019/12/16/news/il_rapporto_istat_sulle_migrazioni_piu_italiani_emigrati_meno_arrivi_dall_africa_-243613030/

Francesco Guccini, Loriano Macchiavelli – Macaronis. Romanzo di santi e delinquenti. – Mondadori, Milano, 2007.

Categorie
educazione alla cittadinanza Educazione civica storia Unione europea

Educazione civica

Da quest’anno è stata reinserita nella scuola l’Educazione civica, come disciplina obbligatoria.

In questa sezione saranno inseriti gli argomenti che possono essere assimilati a tale disciplina.

Il primo proposto riguarda l’Unione europea –Unione europea 1 e Unione europea 2, con la sua storia, le sue strutture e i valori a cui si ispira.

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Basso Medioevo educazione alla cittadinanza Educazione civica italiano Letteratura italiana Medioevo Poesia Prosa Trecento

La Divina Commedia

La composizione e la trama

La Commedia è un poema allegorico-didascalico in lingua volgare, composto da più di 14 mila endecasillabi in terzine in rima incatenata.

Dante compone la sua opera più autorevole durante gli anni dell’esilio di Dante e ci lavora dal 1306 fino alla morte del poeta (1321).

Nel 1314 l’autore rende pubblico a Verona l’Inferno; nell’autunno del 1315 è la volta del Purgatorio, mentre il Paradiso viene diffuso postumo dai suoi figli.

L’aggettivo “divina” non è dantesco a viene utilizzato da Giovanni Boccaccio, il suo primo commentatore autorevole.

Il poeta racconta il suo viaggio compiuto nei tre regni dell’oltretomba, avvenuto tra la notte del 7 e quella del 14 aprile del 1300, in corrispondenza della Pasqua che, quell’anno, cadeva il 10 aprile.

La scansione temporale prevede una notte e un giorno in una selva oscura; una notte e un giorno nell’Inferno; una notte e un giorno nella salita alla spiaggia del Purgatorio; tre notti e tre giorni per la visita del Purgatorio; un giorno e mezzo nel Paradiso.

Il viaggio corrisponde a un itinerario spirituale: Dante parte da una situazione di colpa, percorre il mondo del peccato, passa attraverso il modo dell’espiazione per arrivare alla contemplazione di Dio.

Dante racconta il suo viaggio allo scopo di indicare anche agli altri uomini la via per uscire dal peccato: ogni personaggio incontrato diventa per il lettore un “esempio” morale, di vizio nell’Inferno, di debolezza e espiazione nel Purgatorio, ora di virtù nel Paradiso.

La cosmologia aristotelico-tolemaica

La cosmologia aristotelico-tolemaica

La descrizione dei tre regni in cui Dante compie il suo viaggio fa riferimento alla concezione geografica e astronomica fissata dall’astronomo greco Tolomeo, reinterpretata poi da san Tommaso e dalla filosofia scolastica medioevale.

Dante considera la Terra come un corpo sferico collocato al centro dell’universo; attorno a essa ruotano nove cieli: sette corrispondono ai sette pianeti (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove e Saturno), uno è il cielo delle stelle fisse e uno il primo mobile. La Terra, immobile e al centro dell’universo, è divisa nell’emisfero boreale, abitato e occupato da terre emerse, al centro del quale si trova Gerusalemme, e nell’emisfero australe interamente sommerso dall’oceano. Al polo Sud Dante colloca la montagna del purgatorio, formatasi a seguito della caduta di Lucifero.

Dante-personaggio e Dante-autore

Prima di entrare nell’opera è importante considerare la doppia funzione di Dante. Infatti Dante non è solo l’autore della Commedia, ma ne è anche il personaggio principale.

Pur coincidendo in un solo individuo, le due funzioni di autore e di protagonista sono distinte: lo si comprende dal diverso uso dei tempi verbali e dai diversi atteggiamenti. Dante autore, a posteriori giustifica, rimprovera, spiega reazioni e stati d’animo del Dante personaggio.

È interessante notare le coincidenze e le differenze tra Dante-autore e Dante personaggio, ma è altrettanto interessante cogliere l’evoluzione che entrambi hanno avuto nel corso del viaggio ultraterreno.

Mappa concettuale – B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara Letterautori – Zanichelli

L’allegoria nella Divina Commedia

L’allegoria è una figura retorica per cui, in letteratura, qualcosa di astratto viene espresso attraverso un’immagine concreta; una definiziona antica dice che l’allegoria consiste nel ” dire altro ” da ciò che significa quello che si dice.

La Divina Commedia è l’allegoria del processo di perfezionamento, di elevazione morale e spirituale, compiuto da Dante. Il poeta era passato da una situazione di peccato e di difficoltà in cui era sprofondato, lo smarrimento nella selva oscura, per arrivare alla redenzione morale e alla riconquista della fede, con l’ascesa a Dio.

La Divina Commedia va quindi vista alla luce di un viaggio allegorico di Dante: un viaggio di salvezza che conduce dall’oscurità alla luce. Il viaggio prevede di passare dallo smarrimento alla comprensione degli errori compiuti, dal male al bene, dalla bestialità rappresentata dalle tre fiere, alla spiritualità, fino ad arrivare a Dio.

In questo viaggio, per giungere alla beatitudine, occorre dapprima aver compreso le conseguenze negative del male e degli errori, viste nell’inferno, quindi è necessario intraprendere un cammino di purificazione che comporta sofferenza, in Purgatorio, per giungere infine alla fase finale della beatitudine del Paradiso. 

L’allegoria nel Medioevo era una prassi, perchè si riteneva che tutto quello che è in terra fosse rappresentazione del divino.

Attualità della Commedia

Dante è l’intellettuale del medioevo che più di tutti è riuscito a interpretare e a raccontare la civiltà medioevale. La Commedia è l’opera che ha saputo rappresentare il Medioevo.

Infatti in essa ne troviamo:

  • – i modelli culturali,
  • – le teorie cosmologiche,
  • – le interpretazioni storico-filosofiche,
  • – i cardini teologici.

Ma nonostante l’opera sia strettamente collegata con il suo tempo, la Commedia si rivela essere un’opera di straordinaria attualità che tratta temi di valore universale.

Il valore storico del poema

Nella Commedia è fondata la nostra identità nazionale, linguistica e culturale. L’opera dantesca infatti contribuisce a porre le basi dell’italiano: « leggendo la Divina Commedia, il pubblico colto italiano ebbe per la prima volta la netta sensazione di appartenere a una civiltà che, pur nella sua varietà, possedeva dei fondamenti comuni» (Giuliano Procacci, Storia degli italiani, Laterza, Bari, 1971).

La missione morale

Dante concepì la poesia come un mezzo per indicare agli uomini la via del rinnovamento e del riscatto. Egli volle mostrare la possibilità di una civile convivenza fondata sull’ordine, sulla pace e sulla giustizia. Dante si considerava un esule senza colpa.

Anche se le idee dantesche sulla pacificazione della penisola si rifanno al sogno ormai tramontato di monarchia universale, restano attuali i valori cui Dante si ispirò, valori che lui voleva trasmettere: libertà, coerenza morale, razionalità, senso di responsabilità.

La nobiltà d’animo, lo studio come contributo alla civiltà, la pacifica convivenza degli uomini sono ideali che Dante vedeva minacciati dall’ascesa della borghesia mercantile, animata solo dalla logica del profitto.

Il viaggio della sua anima, che dalla condizione “oscura” di peccato sale, attraverso un faticoso processo di riflessione, di penitenza e di purificazione, alla conquista della libertà morale, rappresenta il faticoso cammino dell’umanità dal tempo della vita terrena all’eterno, dalla schiavitù alla libertà, dalla tentazione e dal peccato alla salvezza.

La composizione dell’opera

L’inizio della composizione potrebbe risalire al 1304, quando Dante si ritirò in esilio forse a Treviso.

Le date di composizione dovrebbero essere:

  • fra il 1304 e il 1308 l’Inferno,
  • fra il 1308 e il 1312 il Purgatorio,
  • fra il 1316 e il 1321 il Paradiso.

Il titolo

Dante intitolò il poema Comedìa in relazione sia alla materia trattata e che allo stile.

Per quanto riguarda la materia, in base alle regole della trattatistica medievale si definisce “tragedia” l’opera “meravigliosa” nel suo inizio e “paurosa” nella conclusione, mentre nella “commedia” avviene l’opposto. Questo è il caso della “commedia” dantesca che inizia nell’inferno e si muove verso il paradiso.

Per quanto riguarda lo stile, può esser definito “comico” in quanto dimesso e umile; l’opera infatti non utilizza il latino, ma il volgare parlato dal popolo, dal volgo, «dalle donnette», come Dante stesso afferma nell’Epistola a Cangrande.

L’aggettivo divina compare per la prima volta nel frontespizio dell’edizione veneziana del 1555, ma era già stato usato da Boccaccio.

La struttura e l’argomento

La Commedia è un poema suddiviso in tre parti dette cantiche, per un totale di 100 canti (1+33+33+33).

Il verso utilizzato è l’endecasillabo, organizzato in terzine a rima incatenata.

La lunghezza dei singoli canti varia da un minimo di 115 a un massimo di 160 versi.

L’argomento è il resoconto del viaggio compiuto da Dante nell’aldilà in occasione della Pasqua del 1300, all’età di trentacinque anni, fra il 7 e il 13 aprile (o fra il 25 e il 31 marzo, secondo altri studiosi).

Tre personaggi si affiancano al “poeta pellegrino” in qualità di guide:

  • Virgilio, autore dell’Eneide, simbolo della ragione poetica, fino al paradiso terrestre;
  • Beatrice, la donna amata in gioventù dal poeta e simbolo della teologia e della grazia;
  • san Bernardo di Chiaravalle, mistico e devoto mariano.

Inferno

Al di sotto di Gerusalemme si apre la voragine infernale. Ha una forma di cono rovesciato, suddivisa in nove cerchi:

  • il primo cerchio ospita il limbo;
  • i cerchi dal secondo al quinto ospitano i peccatori di incontinenza, suddivisi in lussuriosi, golosi, avari e prodighi, iracondi e accidiosi;
  • il sesto cerchio, intermedio, è occupato dagli eretici;
  • gli ultimi tre cerchi sono occupati dai maliziosi che sono suddivisi in:
    • violenti (ospitati nel cerchio settimo, a sua volta diviso in tre gironi),
    • fraudolenti verso chi non si fida (accolti nel cerchio VIII, diviso in dieci bolge)
    • fraudolenti verso chi si fida,
    • traditori (si trovano nel cerchio nono, diviso in quattro zone).

Al centro della Terra è conficcato Lucifero. Le pene sono regolate dalla legge del contrappasso che si basa o sull’opposizione o sulla corrispondenza tra la pena da scontare e il peccato commesso in vita.

Caetani, Michelangelo. La materia della Divina commedia di Dante Alighieri dichiarata in VI tavole da Michelangelo Caetani. Montecassino: Monaci benedettini di Montecassino. Plate IVCornell University: Persuasive Cartography: The PJ Mode Collection, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=44542325

Purgatorio

Dante immagina il purgatorio come un monte diviso in tre parti:

  • alla base c’è l’antipurgatorio;
  • poi si trova il purgatorio vero e proprio che è suddiviso in sette cornici. In ognuna di esse si espia uno dei sette vizi capitali che in successione sono: superbia, invidia, ira, accidia, avarizia e prodigalità, gola, lussuria;
  • sulla cima della montagna si trova infine il paradiso terrestre.

Al contrario dell’inferno, nel purgatorio si procede dal peccato più grave a quello meno grave da espiare: più lontano da Dio il peccato più grave, più vicino a Dio il meno grave.

Tutte le anime del purgatorio, non sostano in un solo girone ma attraversano tutte le cornici seguendo un percorso di purificazione.

Di Michelangelo Caetani – La materia della Divina commedia di Dante Alighieri dichiarata in VI tavole da Michelangelo Caetani. Montecassino: Monaci benedettini di Montecassino. Plate IVCornell University: Persuasive Cartography: The PJ Mode Collection, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=44542325

Il paradiso

Le anime dei beati risiedono nell’empireo, il cielo infinito che si estende oltre le nove sfere celesti; Dante però immagina che, in occasione del suo viaggio, esse si distribuiscano momentaneamente nei vari cieli in relazione al corpo celeste di cui hanno subito l’influsso in vita.

Così il cielo della Luna ospita le anime di quanti mancarono ai voti, il cielo di Mercurio le anime che operarono per conseguire fama e onore, quello del Sole gli spiriti sapienti.

Gli ultimi due cieli, quello delle stelle fisse e il primo mobile, non ospitano anime: in essi Dante può contemplare il trionfo di Cristo, quello della Vergine Maria e degli Angeli.

Nell’empireo Dante contemplerà tutte le anime beate riunite a formare la «candida rosa», prima di essere ammesso alla mistica visione di Dio.

Caetani, Michelangelo. La materia della Divina commedia di Dante Alighieri dichiarata in VI tavole da Michelangelo Caetani. Montecassino: Monaci benedettini di Montecassino. Plate IVCornell University: Persuasive Cartography: The PJ Mode Collection, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=44575855

I quattro sensi della Divina Commedia

Come Dante stesso spiegò, la Commedia è un’opera polisemica, un’opera cioè che è organizzata in diversi livelli di significato:

  • quello letterale, che è la chiave di lettura prima e immediata – in questo senso il poema è una cronaca di viaggio;
  • quello allegorico, nel modo in cui i teologi si accostavano i testi biblici, cercando simboli e significati legati alla teologia cristiana;
  • quello morale, la Commedia è un manuale di comportamento per la vita di ciascun uomo;
  • quello anagogico, ogni evento “reale” va inteso come segno di realtà eterne e spirituali.

Un’altra chiave di lettura della Commedia è quella fondata sull’interpretazione figurale“: secondo la lettura medievale della realtà, gli avvenimenti e i personaggi storici, non esauriscono la loro funzione nel mondo terreno ma trovano il loro compimento nell’oltretomba, sono quindi prefigurazione di verità trascendenti.

La lingua

La Commedia è un esempio evidente di plurilinguismo. La base lessicale è la lingua fiorentina del suo tempo; ad essa Dante mescola forme toscane non fiorentine, forme settentrionali, francesismi, provenzalismi e latinismi; ricchissima infine è la serie dei neologismi, in particolare nella terza cantica.

Lo stile

A livello stilistico il poema è assai variegato.

Lo stile medio, o comico, secondo la classificazione medievale, che lo caratterizza, si sposta spesso verso l’alto, cioè verso lo stile tragico o sublime, ma anche verso il basso, a seconda delle circostanze, del personaggio in scena, e dell’interpretazione che Dante vuol dare del singolo episodio.

Dante nella Commedia ricorre largamente ad alcune figure retoriche:

  • similitudine
  • metafora
  • anafora
  • perifrasi
  • metonimia e sineddoche
  • allitterazione

Profezie e invettive

Dante fa spesso ricorso al tono dell’invettiva e a un linguaggio profetico, in particolare quando si scaglia contro la degenerazione della Chiesa e dell’impero. Si trovano diverse “profezie post eventum” che avevano affascinato i contemporanei di Dante: il viaggio è ambientato nella primavera nel 1300, mentre il poema venne composto nel ventennio successivo. Tutti i fatti accaduti fra il 1300 e il 1321 sono stati inseriti nella Commedia solamente sotto forma di profezie di eventi futuri.

Canto primo – Inferno

Nel primo canto dell’Inferno, Dante si trova nella paurosa “selva oscura”, che è simbolo di una profonda crisi esistenziale e spirituale. La crisi è così grave che Dante rischia addirittura la morte.

Il personaggio Dante scorge, ad un tratto, un colle rischiarato dalla luce mattutina. Questo è colto da lui come un segno della luce divina che lo accompagnerà verso l’uscita da questa crisi, verso la salvezza.

Ma non appena Dante si incammina verso la luce, tre animali feroci, tre fiere gli impediscono di procedere. Una lonza, un leone, e una lupa lo spingono indietro e lo costringono ad un lungo viaggio nelle tenebre infernali.

Ma Dante non farà il viaggio da solo, sarà guidato da un altro “poeta”, il buon Virgilio, che diverrà la sua guida morale.

1.                Nel mezzo del cammin di nostra vita
2.                mi ritrovai per una selva oscura,
3.                ché la diritta via era smarrita.
 
4.                Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
5.                esta selva selvaggia e aspra e forte
6.                che nel pensier rinova la paura!
 
7.                Tant’è amara che poco è più morte;
8.                ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
9.                dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.
 
10.             Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,
11.             tant’era pien di sonno a quel punto
12.             che la verace via abbandonai.
 
13.             Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,
14.             là dove terminava quella valle
15.             che m’avea di paura il cor compunto,
 
16.             guardai in alto, e vidi le sue spalle
17.             vestite già de’ raggi del pianeta
18.             che mena dritto altrui per ogne calle.
 
19.             Allor fu la paura un poco queta,
20.             che nel lago del cor m’era durata
21.             la notte ch’i’ passai con tanta pieta.
 
22.             E come quei che con lena affannata,
23.             uscito fuor del pelago a la riva,
24.             si volge a l’acqua perigliosa e guata,
 
25.             così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,
26.             si volse a retro a rimirar lo passo
27.             che non lasciò già mai persona viva.
 
28.             Poi ch’èi posato un poco il corpo lasso,
29.             ripresi via per la piaggia diserta,
30.             sì che ‘l piè fermo sempre era ‘l più basso.
 
31.             Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta,
32.             una lonza leggera e presta molto,
33.             che di pel macolato era coverta;
 
34.             e non mi si partia dinanzi al volto,
35.             anzi ‘mpediva tanto il mio cammino,
36.             ch’i’ fui per ritornar più volte vòlto.
 
37.             Temp’era dal principio del mattino,
38.             e ‘l sol montava ‘n sù con quelle stelle
39.             ch’eran con lui quando l’amor divino
 
40.             mosse di prima quelle cose belle;
41.             sì ch’a bene sperar m’era cagione
42.             di quella fiera a la gaetta pelle
 
43.             l’ora del tempo e la dolce stagione;
44.             ma non sì che paura non mi desse
45.             la vista che m’apparve d’un leone.
 
46.             Questi parea che contra me venisse
47.             con la test’alta e con rabbiosa fame,
48.             sì che parea che l’aere ne tremesse.
 
49.             Ed una lupa, che di tutte brame
50.             sembiava carca ne la sua magrezza,
51.             e molte genti fé già viver grame,
 
52.             questa mi porse tanto di gravezza
53.             con la paura ch’uscia di sua vista,
54.             ch’io perdei la speranza de l’altezza.
 
55.             E qual è quei che volontieri acquista,
56.             e giugne ‘l tempo che perder lo face,
57.             che ‘n tutti suoi pensier piange e s’attrista;
 
58.             tal mi fece la bestia sanza pace,
59.             che, venendomi ‘ncontro, a poco a poco
60.             mi ripigneva là dove ‘l sol tace.
 
61.             Mentre ch’i’ rovinava in basso loco,
62.             dinanzi a li occhi mi si fu offerto
63.             chi per lungo silenzio parea fioco.
 
64.             Quando vidi costui nel gran diserto,
65.             “Miserere di me”, gridai a lui,
66.             “qual che tu sii, od ombra od omo certo!”
 
67.             Rispuosemi: “Non omo, omo già fui,
68.             e li parenti miei furon lombardi,
69.             mantoani per patrïa ambedui.
 
70.             Nacqui sub Iulio, ancor che fosse tardi,
71.             e vissi a Roma sotto ‘l buono Augusto
72.             nel tempo de li dèi falsi e bugiardi.
 
73.             Poeta fui, e cantai di quel giusto
74.             figliuol d’Anchise che venne di Troia,
75.             poi che ‘l superbo Ilïón fu combusto.
 
76.             Ma tu perché ritorni a tanta noia?
77.             perché non sali il dilettoso monte
78.             ch’è principio e cagion di tutta gioia?”
 
79.             “Or se’ tu quel Virgilio e quella fonte
80.             che spandi di parlar sì largo fiume?”,
81.             rispuos’io lui con vergognosa fronte.
 
82.             “O de li altri poeti onore e lume,
83.             vagliami ‘l lungo studio e ‘l grande amore
84.             che m’ha fatto cercar lo tuo volume.
 
85.             Tu se’ lo mio maestro e ‘l mio autore,
86.             tu se’ solo colui da cu’ io tolsi
87.             lo bello stilo che m’ha fatto onore.
 
88.             Vedi la bestia per cu’ io mi volsi;
89.             aiutami da lei, famoso saggio,
90.             ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi”.
 
91.             “A te convien tenere altro vïaggio”,
92.             rispuose, poi che lagrimar mi vide,
93.             “se vuo’ campar d’esto loco selvaggio;
 
94.             ché questa bestia, per la qual tu gride,
95.             non lascia altrui passar per la sua via,
96.             ma tanto lo ‘mpedisce che l’uccide;
 
97.             e ha natura sì malvagia e ria,
98.             che mai non empie la bramosa voglia,
99.             e dopo ‘l pasto ha più fame che pria.
 
100.         Molti son li animali a cui s’ammoglia,
101.         e più saranno ancora, infin che ‘l veltro
102.         verrà, che la farà morir con doglia.
 
103.         Questi non ciberà terra né peltro,
104.         ma sapïenza, amore e virtute,
105.         e sua nazion sarà tra feltro e feltro.
 
106.         Di quella umile Italia fia salute
107.         per cui morì la vergine Cammilla,
108.         Eurialo e Turno e Niso di ferute.
 
109.         Questi la caccerà per ogne villa,
110.         fin che l’avrà rimessa ne lo ‘nferno,
111.         là onde ‘nvidia prima dipartilla.
 
112.         Ond’io per lo tuo me’ penso e discerno
113.         che tu mi segui, e io sarò tua guida,
114.         e trarrotti di qui per loco etterno;
 
115.         ove udirai le disperate strida,
116.         vedrai li antichi spiriti dolenti,
117.         ch’a la seconda morte ciascun grida;
 
118.         e vederai color che son contenti
119.         nel foco, perché speran di venire
120.         quando che sia a le beate genti.
 
121.         A le quai poi se tu vorrai salire,
122.         anima fia a ciò più di me degna:
123.         con lei ti lascerò nel mio partire;
 
124.         ché quello imperador che là sù regna,
125.         perch’i’ fu’ ribellante a la sua legge,
126.         non vuol che ‘n sua città per me si vegna.
 
127.         In tutte parti impera e quivi regge;
128.         quivi è la sua città e l’alto seggio:
129.         oh felice colui cu’ ivi elegge!”.
 
130.         E io a lui: “Poeta, io ti richeggio
131.         per quello Dio che tu non conoscesti,
132.         acciò ch’io fugga questo male e peggio,
 
133.         che tu mi meni là dov’or dicesti,
134.         sì ch’io veggia la porta di san Pietro
135.         e color cui tu fai cotanto mesti”.
 
136.         Allor si mosse, e io li tenni dietro.

Lettura e commento del canto

Canto secondo – Inferno

Dante, pronto per iniziare il suo viaggio, chiede aiuto alle Muse affinché sostengano il suo ingegno nel difficile compito di descrivere quello che lui ha visto.

è il tramonto e l’animo di Dante è di nuovo in preda ai dubbi: sarà all’altezza dell’impresa che finora è stata compiuta solo da personaggi molto più importanti di lui? Enea e San Paolo.

Enea è stato scelto da Dio perché fondatore di Roma, capitale dell’Impero e futura sede del papato.

San Paolo È stato scelto perché lui Dio affidò  l’incarico di diffondere la fede in Cristo.

 Dante si chiede chi lo autorizzi  a fare un simile viaggio e per quale scopo.

 Virgilio Guarda la fragilità di Dante e usa un’espressione bellissima; dice Vedo che il tuo animo è offeso dalla viltà.  Un bellissimo modo per mettere in luce lo stato d’animo del poeta senza infierire.

Virgilio quindi racconta a Dante In quale modo egli abbia avuto l’incarico di scortarlo. Era nel Limbo quando Beatrice, inviata da Santa Lucia, Su ordine della Vergine Maria, lo esortò ad andare in soccorso a Dante che si era smarrito. 

 Quindi Virgilio invita Dante a lasciar andare ogni timore e ad avere fiducia nelle tre donne benedette che in cielo si prendono cura di lui punto a capo Dante rinfrancata da queste parole si rinvigorisce ed è pronto per iniziare il suo viaggio.

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Giovanni Boccaccio

Perché si studia ancora Boccaccio?

  • Perché la sua opera si colloca tra Medioevo e Umanesimo.
  • Perché lui porta le istanze sia dell’aristocrazia cortese che quelle del ceto mercantile emergente.
  • Perché la sua opera, pervasa da un profondo sentimento religioso proietta l’esistenza dell’uomo verso un destino ultraterreno.
  • Perché esprime una curiosità insaziabile verso tutti gli aspetti della
    realtà terrena.
  • Perché il suo Decameron racconta la società trecentesca, con i suoi stili di vita e il suo sistema di valori e disvalori.
  • Perché ha dato un contributo importante al genere della novella.
  • Perché ha saputo offrire una visione realistica e disincantata della realtà.
  • Perché la sua opera è pervasa di moralità.
  • Perché la sua ironia è pungente.
  • Perché ha presentato una ricca umanità e ha saputo ironizzare su essa.

Biografia – 1313-1375

Giovanni Boccaccio nasce a Firenze o a Certaldo tra giugno e luglio del 1313, figlio illegittimo di Boccaccio di Chellino, un ricco uomo d’affari; l’identità della madre è sconosciuta. Nel 1327 si trasferisce a Napoli con il padre, che è stato eletto consigliere e ciambellano del re Roberto d’Angiò.

A Napoli Giovanni viene introdotto nel mondo della finanza dal padre, che lo spinge agli studi di giurisprudenza; il giovane Boccaccio vive un’appassionata storia d’amore con Fiammetta, pseudonimo di una donna la cui identità è nascosta. Boccacci frequenta la corte angioina, frequenta la biblioteca reale e l’università, entra in contatto con gli intellettuali del tempo. Scopre così che il suo mondo non è quello della giurisprudenza, ma quello delle arti letterarie.

In questo periodo compone alcune opere:

  • Caccia di Diana (1334),
  • Filocolo (1336-1338),
  • Filostrato (1335 o 1339),
  • Teseida (1339-1340).

Nel 1340 la famiglia si trova in serie difficoltà finanziarie. Per questo è costretta a rientrare a Firenze. Firenze è una città dilaniata dai confitti politici e sociali che sono resi ancora più feroci dalla crisi economica. Siamo al culmine della crisi del Trecento.

A questi anni risalgono le opere:

  • Comedia delle ninfe fiorentine (1341-1342),
  • Amorosa visione (1342-1343),
  • Elegia di Madonna Fiammetta (1343-1344),
  • Ninfale fiesolano (1344-1346).

Nel 1348 Firenze viene colpita da una terribile epidemia di peste e Giovanni perde il padre e altri familiari. Divenuto capofamiglia, si impegna nella vita civile e politica, svolge missioni diplomatiche in Italia e Europa, in Romagna, a Napoli, in Tirolo e ad Avignone.

Nel periodo della pestilenza lui decide di scrivere il Decameron, un’opera ambientata proprio nel periodo della peste di Firenze; conclude il Decameron intorno al 1353.

Boccaccio conosce personalmente Francesco Petrarca a Firenze nel 1350, mentre è in viaggio per Roma per il giubileo. L’anno successivo Boccaccio lo raggiunge a Padova inviato dal comune di Firenze: gli offre una cattedra nello Studio fiorentino che Petrarca non accetta.

In quel periodo, forse anche proprio grazie all’incontro con Petrarca, inizia a comporre opere in latino:

  • Genealogie deorum gentilium,
  • De casibus virorum illustrium,
  • De mulieribus claris.

In volgare scrive:

  • il Corbaccio,
  • il Trattatello in laude di Dante.

Dal 1360 Boccaccio ospita Leonzio Pilato, un maestro calabrese chiamato a Firenze per insegnare il greco antico e per tradurre in latino le opere di Omero e Platone. Sempre nel 1360 prende gli ordini ecclesiastici minori per poter continuare serenamente i propri studi. Dopo un breve allontanamento da Firenze, riprende l’attività diplomatica come
ambasciatore ad Avignone, Roma e Napoli.

Dal 1371 si trasferisce a Certaldo, dove si dedica agli studi e alla meditazione.

Nel 1373, su incarico del comune di Firenze, inizia a leggere e commentare in pubblico la Commedia di Dante. Purtroppo, giunto al canto XVII dell’Inferno, deve interrompere le sue lezioni per le cattive condizioni di salute. Muore a Certaldo il 21 dicembre del 1375.

Caratteristiche comuni delle sue opere

Giovanni Boccaccio si è formato da autodidatta.

Personalità ricca e sfaccettata

Egli ha vissuto in ambienti diversi tanto che si sente a proprio agio sia nel mondo della finanza che circoli universitari e nell’aristocratica società di
corte. I diversi ambienti frequentati lo portano a essere

  • profondamente legato alla tradizione medievale,
  • conoscitore esperto del mondo mercantile,
  • aperto alle istanze preumanistiche,
  • ammiratore appassionato di Dante,
  • amico fraterno di Petrarca.

La sua è quindi una personalità decisamente sfaccettata tanto da sembrare, a tratti quasi contraddittoria.

Valore della poesia

Boccaccio ama la creazione letteraria, tanto da farne la sua ragione di vita. Egli ritiene che la «nobile poesia» abbia valenza estetica, consolatoria ed educativa.
Il valore della letteratura appare metaforicamente illustrato nella rappresentazione simbolica di un gruppo di giovani riuniti a dialogare amabilmente nello spazio circoscritto di un giardino.

Negli ultimi anni la letteratura è considerata sempre più da Boccaccio un dono di Dio, una forma di conoscenza che può essere paragonata alla teologia.

Una scrittura con molti significati

Tutte le opere di Boccaccio si propongono di offrire insegnamenti. Verità filosofiche e morali sono nascoste sotto una scrittura leggera e brillante, oppure volgare e oscena. Ad una lettura superficiale la sua scrittura può apparire destinata solo ad un divertimento giocoso. Ma il lettore attento può trovare messaggi profondi, nascosti abilmente sotto la superficie del testo.

Lo sperimentalismo

Boccaccio, uomo curioso e attento alle varie sfumature della varia umanità, continua a sperimentare. Infatti la mentalità mercantile lo porta a guardare gli uomini con spietato realismo, mentre la sua cultura letteraria lo invita ad andare oltre la superficie delle cose, oltre le apparenze, per ricercare il significato più profondo della realtà. E così Boccaccio pratica diversi generi letterari come il romanzo, il poema epico, la satira, il genere pastorale e, naturalmente, la novellistica.

Opere

La Caccia di Diana [1334]

La Caccia di Diana è un poema allegorico. Costituito da diciotto canti scritti in terzine dantesche. L’argomento trattato è quello di una battuta di caccia che coinvolge alcune nobildonne napoletane.

Queste si ribellano alla dea Diana, divinità vergine, per seguire Venere, dea dell’amore. Per questo sono premiate da Venere che trasforma gli animali catturati in giovani amanti.

Work in progress

Il Filocolo [1336-1338]

Il Filocolo è un romanzo in prosa in cinque libri. Nella cornice del romanzo appare Fiammetta, ovvero Maria d’Aquino, figlia di re Roberto d’Angiò, la donna amata dal Boccaccio. Fiammetta prega Giovanni Boccaccio di narrare la vicenda di Florio, un principe di stirpe regale, e Biancifiore, un’orfana.

La storia ha origine orientale ed è già diffusa in Francia e in Italia in numerose versioni. L’amore tra i due giovani è ostacolato dai genitori del ragazzo per ragioni di convenienza sociale. Quando Biancifiore viene venduta a dei mercanti, Florio cambia il proprio nome in Filocolo e si mette alla ricerca della sua amata. Dopo averla ritrovata, scopre che anche lei è di nobili natali e può dunque, finalmente sposarla.

Tre sono i messaggi principali dell’opera:

l’amore nasce dalla nobiltà dell’animo e non è vincolato da situazioni economiche o sociali;

la fedeltà è la sostanza del vero amore;

la concupiscenza e la lussuria sono da condannare;

il vero amore non solo supera ogni ostacolo, ma cresce e si rafforza nelle prove e nelle difficoltà.

Il Filostrato [1335 o 1339]

Poema epico in nove canti, in ottave, il Filostrato è ispirato a un episodio della guerra di Troia. Racconta dell’amore fra Troilo, figlio di Priamo, re di Troia, e Criseida. Lui ha un temperamento introspettivo e sentimentale, lei invece appare più spigliata e disinvolta. Quando lei lo tradisce con il
greco Diomede, Troilo si getta in battaglia cercando vendetta e muore per mano di Achille.

Boccaccio, in quest’opera, parla della lontananza in amore. Lui ritiene che il distacco e la lontananza possano incrinare anche l’amore più felice. L’amore ha bisogno del contatto fisico, non può sopravvivere in una dimensione puramente spirituale. In quest’opera venne introdotta
forse per la prima volta l’ottava, strofa composta da otto endecasillabi, i primi sei a rima alternata e gli ultimi
due a rima baciata, soluzione metrica che nel Quattro e
Cinquecento diverrà canonica nel poema cavalleresco

Fonti

G. Langella, P. Frare, P. Gresti, U. Motta, Letteratura.it, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori

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L’Unione europea 2

Come funziona l’Unione europea?

Il Parlamento europeo, che rappresenta i cittadini dell’Unione, condivide il potere legislativo e di bilancio con il Consiglio. Il Parlamento europeo è eletto ogni cinque anni con votazione a suffragio universale diretto.

I capi di Stato o di governo dell’UE si riuniscono, in sede di Consiglio europeo, per fissare l’indirizzo politico generale dell’Unione e adottare decisioni importanti su questioni chiave.

Il Consiglio, formato dai ministri degli Stati membri dell’UE, si riunisce frequentemente per adottare le decisioni politiche ed esercitare la funzione legislativa.

La Commissione europea, che rappresenta l’interesse comune dell’UE, è il principale organo esecutivo dell’Unione. Presenta proposte legislative e garantisce la corretta attuazione delle politiche europee.

L’Unione europea non è uno Stato federale ma è qualcosa di più di una semplice confederazione di paesi. La sua struttura non rientra in nessuna categoria giuridica classica. L’UE ha creato un modello unico e il suo sistema decisionale è in costante evoluzione da sessant’anni a questa parte.

Gli organi decisionali

L’Unione europea non è uno Stato federale ma è qualcosa di più di una semplice confedera­zione di paesi. La sua struttura non rientra in nessuna categoria giuridica classica. L’UE ha creato un modello unico e il suo sistema decisionale è in costante evoluzione da sessant’anni a questa parte.

I trattati (che costituiscono il «diritto primario») sono la base di un vasto corpo di atti normativi (il cosiddetto «diritto derivato») che incide direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini europei. Il diritto derivato comprende principalmente regolamenti, direttive e raccomandazioni adottate dalle istituzioni europee.

Questi atti legislativi e, in maniera più generale, le politiche dell’Unione sono il risultato delle decisioni adottate dal Parlamento europeo (che rappresenta i cittadini), dal Consiglio (che rappresenta i governi nazionali) e dalla Commissione europea (l’organo esecutivo indipendente dai governi e garante dell’in­teresse comune degli europei). Anche altre istituzioni e organismi svolgono un ruolo preciso, come indicato di seguito.

Il Parlamento europeo

Il Parlamento europeo è l’organo eletto che rappresenta i cittadini dei paesi membri dell’Unione. Esercita un controllo sulle attività dell’UE e, congiuntamente al Consiglio, produce la legislazione dell’Unione. Dal 1979 i deputati europei sono eletti a suffragio universale diretto ogni cinque anni.

Il Parlamento tiene i suoi principali dibattiti nel corso di riunioni mensili, le sessioni plena­rie, a cui partecipano tutti i deputati europei. Le sessioni plenarie si tengono normalmente a Strasburgo, in Francia, mentre le eventuali sessioni aggiuntive si svolgono a Bruxelles. Anche i lavori preparatori sono generalmente condotti a Bruxelles: la «Conferenza dei presi­denti» — composta dai presidenti dei gruppi politici unitamente al presidente del Parlamento — stabi­lisce l’ordine del giorno delle sessioni plenarie, mentre le 20 commissioni parlamentari elaborano gli emendamenti legislativi che devono essere discussi.

Il lavoro amministrativo giornaliero del Parlamento è svolto dal segretariato generale, con sede a Lussemburgo e Bruxelles. Anche i gruppi politici hanno il proprio segretariato.

Il Parlamento europeo esercita la funzione legislativa in base a due procedure:

  • procedura di codecisione – procedura legislativa ordinaria: il Parlamento condivide con il Consiglio la responsabilità di legiferare su tutte le aree politiche che necessitano di un voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio.
Si raggiunge la maggioranza qualificata soltanto se sono soddisfatte due condizioni: il 55% degli Stati membri vota a favore – in pratica ciò equivale a 15 paesi su 27 gli Stati membri che appoggiano la proposta rappresentano almeno il 65% della popolazione totale dell’UE Questa procedura è nota anche come regola della “doppia maggioranza”.
  • mediante la procedura del parere conforme, il Parlamento deve ratificare gli accordi internazio­nali dell’UE (negoziati dalla Commissione), ivi compreso qualsivoglia nuovo trattato di allargamento dell’Unione.
Il principio del parere conforme si basa su una lettura unica. Il Parlamento può accettare o respingere una proposta ma non può modificarla. In mancanza del parere conforme, l’atto non può essere adottato.

Il Parlamento europeo condivide inoltre con il Consiglio il potere di adottare il bilancio, proposto dalla Commissione europea, e ha la facoltà di respingere il bilancio proposto. In questo caso l’intera procedura deve ricominciare dal principio. Utilizzando i suoi poteri in materia di bilancio, il Parlamento esercita una considerevole influenza sul processo decisionale dell’UE.

Il Parlamento svolge infine un importante ruolo di controllo democratico sull’Unione e in particolare sulla Commissione europea.

Il Parlamento europeo è eletto ogni cinque anni con votazione a suffragio universale diretto.

Nel maggio del 2019 si sono svolte le elezioni della IX legislatura dell’UE. Dalle tabelle possiamo desumere che il tasso di affluenza alle urne è aumentato sensibilmente rispetto alle votazioni precedenti.

https://europarl.europa.eu/election-results-2019/it/affluenza/

In qualsiasi momento il Parlamento può destituire l’intera Commissione mediante una mozione di censura, che necessita della maggioranza dei due terzi dei voti. Il Parlamento esercita inoltre un controllo sulla gestione quotidiana delle politiche europee mediante interrogazioni orali e scritte alla Commissione e al Consiglio.

I deputati europei e i parlamentari nazionali degli Stati membri spesso operano in stretta collaborazione sia in seno ai partiti politici sia all’interno di organismi specializzati creati per specifiche necessità.

Dal 2009 il trattato sull’Unione europea definisce il ruolo dei parlamenti nazionali nell’UE. Essi possono esprimere un parere su tutte le nuove proposte legislative della Commissione e in tal modo garantiscono il rispetto del principio di sussidiarietà, in base al quale l’Unione deve occuparsi di una determinata questione soltanto quando l’intervento a livello europeo risulti più efficiente che non a livello nazionale o regionale.

Il Consiglio europeo

Il Consiglio europeo è l’istituzione politica principale dell’UE. È composto dai capi di Stato o di governo di tutti gli Stati membri dell’UE, oltre al presidente della Commissione europea.

Il Consiglio europeo:

  • fissa gli obiettivi dell’UE e stabilisce il percorso per conseguirli
  • fornisce impulso alle principali iniziative politiche dell’Unione
  • adotta decisioni su questioni spinose su cui il Consiglio dei ministri non riesce a trovare un accordo
  • affronta gli attuali problemi internazionali attraverso la «politica estera e di sicurezza comune», un meccanismo di coordinamento delle politiche estere degli Stati membri dell’UE.

Il Consiglio dei ministri

È composto dai ministri provenienti dai governi nazionali dell’UE. Ogni Stato membro ne assume a turno la presidenza per un periodo di sei mesi. Ad ogni riunione del Consiglio partecipa un ministro per Stato membro, quello competente a seconda dei temi all’ordine del giorno.

Il compito principale del Consiglio è

  • approvare gli atti legislativi dell’UE,
  • adottare il bilancio dell’Unione europea
  • sottoscrivere gli accordi internazionali negoziati dalla Commissione.

La Commissione europea

La Commissione è un’istituzione chiave dell’UE. È l’organo esecutivo dell’UE e i suoi membri devono costantemente prestare ascolto alle richieste dei cittadini. Da sola ha la facoltà di presentare nuove proposte legi­slative in ambito UE, che invia al Consiglio e al Parlamento per le discussioni e l’adozione. I suoi membri restano in carica per cinque anni, sono nominati di comune accordo dagli Stati membri e devono ottenere l’approvazione del Parlamento europeo. La Commis­sione risponde del suo operato dinanzi al Parlamento europeo ed è costretta alle dimissioni collettive qualora quest’ultimo voti una mozione di censura nei suoi confronti.

La Commissione:

  • gode di notevole indipendenza nell’esercizio delle sue funzioni
  • agisce nel solo interesse generale dell’Unione, non riceve quindi istruzioni dai governi degli Stati membri
  • vigila sull’attuazione dei regolamenti e delle direttive adottati dal Consiglio e dal Parlamento
  • può ricorrere alla Corte di giustizia per esigere il rispetto del diritto dell’U­nione da parte degli Stati membri
  • attua le decisioni del Consiglio
  • dispone di ampi poteri nella gestione delle politiche comuni dell’UE
  • ne amministra il bilancio.

La Corte di giustizia

La Corte di giustizia dell’Unione europea, con sede a Lussemburgo, è composta da un giudice per Stato membro e da undici avvocati generali, che sono nominati di comune accordo dai governi degli Stati membri per un mandato di sei anni rinnovabile. La loro indipendenza è garantita. La Corte ha il compito di garantire il rispetto del diritto dell’Unione e la corretta interpretazione e applicazione dei trattati.

La Banca centrale europea

La Banca centrale europea, con sede a Francoforte, gestisce l’euro e la politica monetaria dell’Unione (cfr. il capitolo 7: «L’euro»). Il suo Consiglio direttivo è composto dai sei membri del Comitato esecutivo e dai governatori delle banche centrali nazionali dei 19 paesi della zona euro. I compiti principali della Banca centrale sono mantenere la stabilità dei prezzi e vigilare sulle banche dell’eurozona. Mario Draghi, ex governatore della Banca d’Italia, ricopre la carica di presidente della Banca centrale europea dal 2011.

La Corte dei conti

La Corte dei conti europea, istituita nel 1975 e avente sede a Lussemburgo, è composta da un membro per ogni paese dell’Unione, nominato di comune accordo dagli Stati membri per un mandato di sei anni previa consultazione del Parlamento europeo. La Corte dei conti assicura la legittimità e la regolarità delle entrate e delle spese dell’Unione e accerta la sana gestione finanziaria del bilancio dell’UE.

Di cosa si occupa l’UE

L’Unione europea interviene in una vasta gamma di settori nei quali i leader europei ritengono vantaggiosa un’azione comune

  • mercato unico
  • euro
  • promozione della crescita economica
  • sicurezza
  • giustizia e affari esteri

L’UE si occupa anche di

  • politiche di innovazione, che promuovono il ricorso a nuove soluzioni in settori quali il clima e la protezione dell’ambiente, la ricerca e l’energia;
  • politiche di solidarietà in ambito regionale, agricolo e sociale.

L’Unione finanzia queste politiche mediante un bilancio annuale che le consente di integrare l’azione dei governi nazionali e di aggiungervi valore. Il bilancio dell’UE è modesto rispetto alla ricchezza complessiva dei suoi Stati membri, in quanto rappresenta non più dell’1,04 % del reddito nazionale lordo della totalità dei paesi.

Cosa significa essere cittadini europei

  • I cittadini dell’Unione europea possono viaggiare, vivere e lavorare ovunque nell’UE.
  • L’UE promuove e finanzia programmi che avvicinano i suoi cittadini, soprattutto nel campo dell’istruzione e della cultura.
  • Le persone riconoscono i simboli dell’identità europea condivisa, quali la moneta unica nonché la bandiera e l’inno europei.
  • Sta iniziando a emergere una «sfera pubblica europea», con partiti politici di respiro europeo. I cittadini votano ogni cinque anni per un nuovo Parlamento europeo, che a sua volta vota per la nuova Commissione europea.
  • Il sentimento di appartenenza all’Unione europea si svilupperà gradualmente via via che l’UE raggiungerà risultati tangibili e spiegherà più chiaramente che cosa sta facendo per i suoi cittadini.

Un’Europa di libertà, sicurezza e giustizia

  • L’apertura delle frontiere interne tra gli Stati membri dell’UE costituisce un evidente vantaggio per i cittadini, che possono circolare liberamente senza essere sottoposti a controlli. Gli Stati membri possono reintrodurre alcuni controlli ove ciò sia necessario al mantenimento dell’ordine pubblico.
  • La libertà di circolazione entro i confini dell’UE deve essere accompagnata da un rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne dell’Unione e dalla cooperazione giudiziaria e di polizia, al fine di lottare efficacemente contro la criminalità organizzata, il terrorismo, l’immigrazione clandestina nonché il traffico di droga e di esseri umani.
  • Il massiccio afflusso di richiedenti asilo provenienti da zone di guerra quali la Siria induce l’Europa a predisporre con urgenza una politica coesa in materia di asilo e un controllo efficiente delle frontiere esterne dell’Unione.

L’UE sulla scena mondiale

  • L’Unione europea ha più influenza sulla scena mondiale quando si esprime con un’unica voce negli affari internazionali, come nel caso dei negoziati commerciali. A questo fine, oltre che per migliorare la visibilità dell’Unione a livello internazionale, nel 2009 il Consiglio europeo ha eletto un presidente permanente e ha nominato il primo alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.
  • Nel settore della difesa ogni Stato mantiene la propria sovranità, che sia membro dell’Organizzazione del trattato dell’Atlantico del Nord (North Atlantic Treaty Organisation, NATO) o neutrale. Gli Stati membri dell’UE stanno tuttavia sviluppando cooperazioni militari per missioni di pace.
  • L’Unione europea è uno dei grandi protagonisti del commercio internazionale e sta operando nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) per assicurare l’esistenza di mercati aperti e di un sistema di scambio fondato su un insieme di norme.
  • Per ragioni storiche e geografiche l’UE guarda all’Africa con un’attenzione particolare (tramite politiche d’aiuto allo sviluppo, preferenze commerciali, aiuti alimentari e la promozione del rispetto dei diritti umani).
  • I gravi problemi di sicurezza in zone contigue come l’Ucraina, la Siria e il Sahara costituiscono un ulteriore motivo perché l’Unione rafforzi la cooperazione nel settore della politica estera e di sicurezza al fine di tutelare i suoi valori comuni, i suoi interessi e la sua sicurezza.

Fonti

http://europa.eu/teachers-corner/home_it

L’Europa in 12 lezioni di Pascal Fontaine, Commissione europea, Direzione generale della Comunicazione, Informazione dei cittadini, 1049 Bruxelles, BELGIO

https://it.wikipedia.org/

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L’Unione europea – 1

Il mito di Europa

Europa era la bellissima figlia di Agenore, re della città di Tiro. Un giorno, la principessa andò sulla spiaggia a giocare con le sue amiche. La ragazza era talmente bella che Zeus, il re degli dei, la vide e se innamorò all’istante.

Per non farla spaventare e per non ingelosire sua moglie, apparendo alla giovane nelle sue sembianze divine, Zeus decise di avvicinarsi a lei con le sembianze di un bellissimo toro bianco. La giovane vide quello splendido animale e rimase colpita dai suoi occhi che erano particolarmente mansueti. L’animale si avvicinò docilmente alla giovane e si accucciò ai suoi piedi. 

La fanciulla, un po’ spaventata ma un po’ incuriosita, cominciò ad accarezzare il toro.

Il ratto di Europa, Johan König  (Norimberga, 1586 – 1635 circa)

L’animale era così tranquillo che la ragazza decise di salire sulla sua groppa. Non si aspettava però quella reazione dal toro! L’animale infatti, in un balzo, si allontanò dal gruppo e si diresse verso il mare. La fanciulla, colta alla sprovvista, si trovò all’improvviso in mezzo alle onde. Zeus, nelle sue sembianze taurine, condusse la bella Europa verso l’isola di Creta e solo quando furono giunti sulla terraferma, le rivelò la sua natura divina.

La giovane ne rimase ammaliata tanto che si innamorò di lui. Per dimostrarle il suo affetto, Zeus le fece due regali: per prima cosa chiamò Europa l’isola dove erano sbarcati e, per ricordare l’animale in cui si era tramutato, diede il nome del toro a una costellazione che pose poi tra i segni dello zodiaco.

Obiettivi dell’UE

  1. Mantenere la pace tra i suoi Stati membri e i paesi vicini;
  2. Porre la pace alla base di ogni iniziativa futura;
  3. Promuovere la cooperazione concreta tra i paesi europei;
  4. Garantire la sicurezza dei cittadini europei;
  5. Promuovere la solidarietà economica e sociale;
  6. Preservare l’identità e la diversità europee in un mondo globalizzato;
  7. Promuovere i valori che gli europei condividono.

Costruire e mantenere la pace

Prima di concretizzarsi in un vero e proprio progetto politico, l’idea di un’Europa unita è soltanto il sogno di filosofi e visionari. Victor Hugo (1802 – 1885 – poeta, drammaturgo, politico francese), ad esempio, immagina gli «Stati Uniti d’Europa» ispirandosi a ideali pacifisti e umanisti. Ma questo sogno viene brutalmente infranto dalle terribili guerre che dilaniano l’Europa nella prima metà del XX secolo.

Dalle macerie della Seconda guerra mondiale emerge tuttavia una nuova speranza. Alcuni degli uomini che hanno combattuto i regimi totalitari sono ormai decisi a superare gli odi e gli antagonismi tra le nazioni e a porre le basi per una pace duratura.

Fra il 1945 e il 1950 statisti coraggiosi come Robert Schuman (francese 1886 – 1963), Konrad Adenauer (tedesco 1876 – 1967), Alcide De Gasperi (italiano 1881 – 1954) e Winston Churchill (inglese 1874 – 1965) si impegnano a guidare i popoli dell’Europa occidentale verso una nuova era: si vuole dare vita a nuove strutture europee, fondate su interessi comuni e su trattati comuni, con lo scopo di garantire il rispetto delle leggi e l’uguaglianza fra le nazioni.

Il 9 maggio 1950 il ministro degli Esteri francese Robert Schuman propone di istituire la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, la CECA.

Con questo primo atto la produzione di carbone e di acciaio di paesi che un tempo erano stati in guerra fra loro, passa sotto il controllo di un’autorità comune, l’Alta Autorità. Accade così che proprio le materie che avevano contribuito a scatenare i conflitti del Novecento, diventano strumenti di riconciliazione e di pace. L’accordo, di grande utilità pratica, assume un notevole valore simbolico.

Oggi i cittadini dell’Unione europea (UE) vivono in pace, in regimi democratici che rispettano lo Stato di diritto e i diritti fondamentali. Inoltre i paesi della ex Jugoslavia, che fino a poco tempo fa, negli anni novanta, erano in guerra tra loro, hanno ormai aderito o si preparano ad aderire all’UE.

La pace, tuttavia, non deve mai essere data per scontata. Nel corso della recente crisi economica e sociale, e nella attuale crisi sanitaria, l’Europa vede emergere tendenze estremiste che minacciano la democrazia e il processo di integrazione europea. Molti movimenti a livello sia nazionale sia europeo nutrono scetticismo nei confronti delle istituzioni attuali.

Resta da vedere se una nuova crescita economica basata su soluzioni comuni sarà in grado di allentare tali tensioni.

Promuovere la cooperazione

Dopo la caduta del muro di Berlino, avvenuta nel 1989, l’Unione europea incoraggia la riunificazione della Germania.

Con il crollo dell’impero sovietico nel 1991, anche i paesi dell’Europa centrale e orientale, costretti per decenni a vivere al di là della «cortina di ferro», riacquistano la libertà di scegliere il proprio destino. Molti decidono che il loro futuro sarebbe stato accanto alle nazioni democratiche europee.

Otto di loro entrano nell’Unione europea nel 2004, altri due paesi nel 2007 e dalla Croazia nel 2013. Anche gli Stati mediterranei di Cipro e Malta sono membri dell’Unione dal 2004. Il processo di allargamento dell’UE è ancora in corso. Attualmente 27 sono i paesi membri dell’UE e cinque paesi si trovano in diverse fasi di preparazione in vista di un’eventuale adesione e nel gennaio del 2020 la Gran Bretagna è uscita dall’UE.

https://europa.eu/european-union/about-eu/easy-to-read_it

Garantire la sicurezza

L’Europa del XXI secolo continua a dover affrontare importanti questioni legate alla sicurezza.

A sud dell’Europa il fanatismo religioso è in aumento che è all’origine di attacchi terroristici. Gli attentati compiuti in Europa hanno indotto i paesi dell’Unione a intensificare lo scambio di informazioni e di intelligence. I cittadini auspicano che l’UE provveda con efficacia alla sicurezza dei suoi Stati membri.

L’Unione deve collaborare in modo costruttivo con le regioni situate fuori dai suoi confini: Russia, Nord Africa, Balcani, Caucaso, Medio Oriente. Deve inoltre tutelare i suoi interessi militari e strategici collaborando con i suoi alleati, in particolar modo nell’ambito della NATO, e definendo una politica europea in materia di sicurezza e difesa.

La sicurezza interna e la sicurezza esterna rappresentano due facce della stessa medaglia.

Per lottare contro il terrorismo e la criminalità organizzata è necessario che le forze di polizia di tutti i paesi dell’Unione europea operino in stretta collaborazione.

Dal 2015 la ricerca di soluzioni comuni a livello europeo nei settori dell’asilo e dell’immigrazione è una priorità dell’agenda UE, in quanto l’Europa deve far fronte a un afflusso senza precedenti di rifugiati in fuga dalla fame, dalla guerra e da regimi dittatoriali.

Una delle nuove sfide è fare dell’Europa uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia, in cui i cittadini abbiano pari accesso alla giustizia e siano uguali di fronte alla legge; per vincerla occorre una cooperazione rafforzata fra gli Stati.

Anche organi quali Europol (l’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione nell’attività di contrasto) ed Eurojust (che promuove il coordinamento fra magistrati, giudici e funzionari di polizia dei diversi paesi dell’UE) possono assumere un ruolo più attivo.

Solidarietà economica e sociale

L’Unione europea è stata creata per conseguire obiettivi politici, che persegue mediante la cooperazione economica.

Per garantire la crescita economica e far fronte alla concorrenza delle altre grandi economie mondiali, i paesi europei devono restare uniti, perché il peso demografico dei cittadine dell’UE è in costante diminuzione su scala globale. Nessuno Stato membro dell’Unione europea è, da solo, sufficientemente forte da influire sulle decisioni politiche che riguardano l’economia mondiale. Per conseguire economie di scala e conquistare nuovi clienti, le imprese europee necessitano di una base più ampia rispetto al proprio mercato interno nazionale, ed il mercato unico europeo può fornirla.

Per permettere a quante più persone di beneficiare di questo mercato europeo di oltre 510 milioni di consumatori, l’UE sta cercando di rimuovere gli ostacoli al commercio adoperandosi per liberare le imprese da un’eccessiva burocrazia.

Ma una concorrenza libera a livello europeo deve essere controbilanciata da una solidarietà a pari livello.

I vantaggi per i cittadini europei sono tangibili: ad esempio, in caso di alluvioni o di altre catastrofi naturali, si può attingere al bilancio dell’Unione per portare assistenza alle persone colpite.

I Fondi strutturali, gestiti dalla Commissione europea, favoriscono ed integrano gli interventi delle singole nazioni per ridurre le disparità fra le diverse regioni d’Europa.

Il bilancio dell’Unione europea e i prestiti della Banca europea per gli investimenti contribuiscono a sviluppare le infrastrutture di trasporto europee. Ad esempio grazie all’ampliamento della rete autostradale e della rete ferroviaria ad alta velocità si favoriscono gli scambi transeuropei, rompendo l’isolamento delle regioni periferiche.

La grande sfida per i paesi europei negli anni a venire sarà quella di uscire dalla recessione in maniera tale che nascano nuovi posti di lavoro sostenibili, in particolare nei settori delle tecnologie digitali e delle tecnologie verdi.

Identità e diversità nel mondo globalizzato

L’Europa in 12 lezioni

Le società postindustriali europee diventano sempre più complesse. Il tenore di vita continua a crescere, ma persiste un notevole divario fra ricchi e poveri, che può aumentare per colpa di fattori come la recessione economica, la delocalizzazione dell’industria, l’invecchiamento della popolazione e i problemi riguardanti le finanze pubbliche.

È importante che gli Stati membri dell’Unione collaborino per far fronte a queste sfide. Ma collaborare non significa cancellare l’identità culturale e linguistica dei singoli paesi. Al contrario, molte attività dell’Unione promuovono una crescita economica basata proprio su elementi regionali unici e sulla ricchezza delle diverse tradizioni e culture d’Europa, dalla gastronomia regionale al turismo e all’arte.

Grazie alle tecnologie digitali la diversità culturale può essere valorizzata in quanto diventa sempre più facile distribuire prodotti culturali a carattere locale.

Sessantacinque anni di integrazione europea insegnano che l’unione fa davvero la forza: con iniziative comuni ed esprimendosi con un’unica voce l’Unione europea ha molto più peso economico, sociale, tecnologico, commerciale e politico di quanto ne avrebbe se i suoi Stati membri agissero singolarmente.

Grandi potenze mondiali tentano di influenzare le regole dell’economia mondiale. È dunque più importante che mai che gli Stati membri dell’UE si riuniscano tra loro dando vita a una «massa critica» e mantenendo così la loro influenza sulla scena mondiale. Nella pratica tale influenza è esercitata ad esempio attraverso il ruolo svolto dall’UE nei negoziati internazionali sulle regole commerciali.

I paesi dell’Unione hanno definito di comune accordo molti principi e norme tecniche che incidono sulla vita quotidiana dei loro cittadini e che fungono da modello per molte altre regioni del mondo. Ne sono un esempio le norme in materia di salute e sicurezza, la promozione delle fonti di energia rinnovabili, il «principio di precauzione» per la sicurezza alimentare, gli aspetti etici delle nuove tecnologie.

L’UE inoltre rimane all’avanguardia negli sforzi internazionali per combattere il riscaldamento globale.

In tutto il mondo i valori europei si manifestano anche attraverso la cooperazione allo sviluppo e gli aiuti umanitari gestiti dall’Unione.

L’antico detto «l’unione fa la forza» è più pertinente che mai per gli europei di oggi.

I valori dell’Europa

L’Unione europea promuove valori umanitari e di progresso e si adopera affinché l’umanità possa beneficiare dei grandi cambiamenti planetari.

Le forze del mercato o l’azione unilaterale dei singoli paesi non bastano a soddisfare le esigenze dei cittadini. L’Unione sostiene quindi una visione umanista e un modello sociale che la maggioranza dei suoi cittadini sente di condividere.

I diritti umani, la solidarietà sociale, la libertà d’impresa, l’equa distribuzione della ricchezza, il diritto a un ambiente tutelato, il rispetto delle diversità culturali, linguistiche e religiose, un’armoniosa combinazione di progresso e tradizioni costituiscono per gli europei un ricco patrimonio di valori comuni.

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, proclamata a Nizza nel dicembre 2000, è uno strumento giuridicamente vincolante che sancisce tutti i diritti attualmente riconosciuti da tutti gli Stati membri e dai loro cittadini. I valori e i diritti condivisi contribuiscono ad accomunare gli europei in un sentimento di fratellanza. A titolo di esempio: tutti i paesi dell’Unione europea hanno abolito la pena di morte.

Carta dei diritti fondamentali dell’UE
Scopo della carta – definisce una serie di diritti personali, civili, politici, economici e sociali dei cittadini
Contenuto
Preambolo introduttivo e 54 articoli – suddivisi in sette capi:
capo I: dignità (dignità umana, diritto alla vita, diritto all’integrità della persona, proibizione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti, proibizione della schiavitù e del lavoro forzato);
capo II: libertà (diritto alla libertà e alla sicurezza, rispetto della vita privata e della vita familiare, protezione dei dati di carattere personale, diritto di sposarsi e di costituire una famiglia, libertà di pensiero, di coscienza e di religione, libertà di espressione e d’informazione, libertà di riunione e di associazione, libertà delle arti e delle scienze, diritto all’istruzione, libertà professionale e diritto di lavorare, libertà d’impresa, diritto di proprietà, diritto di asilo, protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione);
capo III: uguaglianza (uguaglianza davanti alla legge, non discriminazione, diversità culturale, religiose e linguistica, parità tra uomini e donne, diritti del bambino, diritti degli anziani, inserimento dei disabili);
capo IV: solidarietà (diritto dei lavoratori all’informazione e alla consultazione nell’ambito dell’impresa, diritto di negoziazione e di azioni collettive, diritto di accesso ai servizi di collocamento, tutela in caso di licenziamento ingiustificato, condizioni di lavoro giuste ed eque, divieto del lavoro minorile e protezione dei giovani sul luogo di lavoro, vita familiare e vita professionale, sicurezza sociale e assistenza sociale, protezione della salute, accesso ai servizi d’interesse economico generale, tutela dell’ambiente, protezione dei consumatori);
capo V: cittadinanza (diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo e alle elezioni comunali, diritto ad una buona amministrazione, diritto d’accesso ai documenti, Mediatore europeo, diritto di petizione, libertà di circolazione e di soggiorno, tutela diplomatica e consolare);
capo VI: giustizia (diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale, presunzione di innocenza e diritti della difesa, principi della legalità e della proporzionalità dei reati e delle pene, diritto di non essere giudicato o punito due volte per lo stesso reato);
capo VII: disposizioni generali.

Le tappe dell’UE

1951: nascita della CECA

Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Repubblica federale di Germania

1957 i paesi della CECA

Il 9 maggio 1950 viene proposta, con la dichiarazione Schuman, la creazione di una Comunità europea del carbone e dell’acciaio, che viene definita dal trattato di Parigi del 18 aprile 1951. Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Repubblica federale di Germania, i sei paesi fondatori, creano un mercato comune del carbone e dell’acciaio. Con questa operazione intendono anzitutto garantire la pace fra i vincitori e i vinti della Seconda guerra mondiale, associandoli e inducendoli a cooperare in un quadro istituzionale comune improntato al principio dell’uguaglianza.

1957: nascono CEE e Euratom

Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Repubblica federale di Germania

I sei, con i trattati di Roma del 25 marzo 1957, decidono di dare vita alla Comunità europea dell’energia atomica e alla Comunità economica europea. Quest’ultima avrebbe implicato la creazione di un mercato comune più ampio, comprendente tutta una serie di beni e servizi.

Nel corso degli anni Sessanta si perseguono politiche comuni, come la politica agricola e quella commerciale e il 10 luglio 1968 sono aboliti i dazi doganali.

1973: nove stati membri

Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Repubblica federale di Germania, L’Europa in 12 lezioni Danimarca, Irlanda e Regno Unito.

Il successo è tale che Danimarca, Irlanda e Regno Unito decidono di aderire. Il primo allargamento, da sei a nove membri, avviene nel 1973. Ad esso si accompagnano nuove politiche in ambito sociale ed ambientale e l’istituzione, nel 1975, del Fondo europeo di sviluppo regionale.

1973: i nove stati membri

1979: Parlamento europeo

Il giugno del 1979 segna una tappa fondamentale, con la prima elezione del Parlamento europeo a suffragio universale diretto. Queste elezioni si svolgono ogni cinque anni.

1981: entra la Grecia

Nel 1981 la Comunità europea accoglie la Grecia, seguita nel 1986 da Spagna e Portogallo. L’adesione di questi paesi avviene subito dopo la caduta dei rispettivi regimi dittatoriali. Questa espansione delle Comunità nell’Europa meridionale rende ancora più evidente la necessità di attuare i programmi di aiuto alle regioni.

Agli inizi degli anni ottanta la recessione mondiale alimenta una corrente di pessimismo nei confronti della neonata Comunità europea. Nel 1985 la Commissione europea si interroga, decide che è necessario completare il mercato interno; nel febbraio del 1986 viene firmato l’Atto unico europeo – l’accordo con cui è stata istituita Comunità economica europea – che entra in vigore il 10 luglio 1987.

Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 l’assetto politico del continente subisce una radicale trasformazione con i cambiamenti che interessano l’Est europeo:

  • la caduta del muro di Berlino nel 1989,
  • la riunificazione tedesca nell’ottobre 1990,
  • la democratizzazione dei paesi dell’Europa centrale e orientale liberatisi dal controllo sovietico,
  • l’implosione dell’Unione sovietica nel dicembre 1991.4

1992: il mercato unico europeo diviene una realtà

Dopo i negoziati intercorsi tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ’90 gli Stati membri elaborano un nuovo trattato, che viene adottato dai capi di Stato e di governo a Maastricht nel dicembre 1991. Con questo trattato, che istituisce l’Unione europea (UE), viene creato un regime di cooperazione intergovernativa per alcuni settori come la politica estera, la giustizia e gli affari interni.

1993: Trattato di Maastricht- nasce l’Unione europea

Il trattato entra in vigore il 10 novembre 1993 e sancisce la nascita dell’Unione Europea. Col trattato Maastricht l’UE si pone un obiettivo importante: creare una moneta unica per semplificare la vita a imprese, consumatori e viaggiatori.

2002: arriva l’euro

L’obiettivo che si pone l’UE, quello di creare una moneta unica, è quello di semplificare la vita a imprese, consumatori e viaggiatori.

Il 10 gennaio 2002 l’euro sostituisce le vecchie monete di 12 paesi dell’UE, che insieme costituiscono la «zona euro». Da questo momento l’euro figura tra le principali valute internazionali.

https://it.wikipedia.org/wiki/Valute_dell%27Unione_europea

2004 – 2013: da 25 a 28 Stati membri

Verso la metà degli anni novanta erano iniziati i preparativi per il più vasto allargamento dell’Unione europea. Presentano domanda di adesione sei ex paesi del blocco sovietico (Bulgaria, Polonia, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia e Ungheria), i tre Stati baltici dell’ex Unione Sovietica (Estonia, Lettonia e Lituania), una repubblica dell’ex Jugoslavia (Slovenia) e due paesi mediterranei (Cipro e Malta).

Spinta dal desiderio di stabilità sul continente e dall’impulso di estendere a queste giovani democrazie i benefici dell’integrazione europea, l’UE accoglie favorevolmente queste candidature. I negoziati si aprono nel dicembre 1997 e 10 dei paesi candidati fanno il loro ingresso nell’UE il 10 maggio 2004, seguiti da Bulgaria e Romania nel 2007 e dalla Croazia nel 2013. Il numero degli Stati membri dell’UE sale così a 28.

2009: Trattato di Lisbona

Il Trattato di Lisbona, firmato dai Capi di Stato e di Governo, aumenta i poteri del Parlamento europeo e prevede diverse novità per adeguare le Istituzioni europee all’allargamento dell’UE.

2014: i partiti propongono i loro candidati alla presidenza

Le elezioni europee del maggio 2014 segnano una svolta nelle prassi istituzionali dell’UE: per la prima volta i partiti politici propongono i loro candidati alla presidenza della Commissione europea. Il Consiglio europeo designa Jean-Claude Juncker, lussemburghese, candidato del partito che ha ottenuto il maggior numero di seggi. Juncker è candidato del Partito popolare europeo ed è sostenuto da una vasta coalizione di parlamentari filo-europei. Ma alle elezioni del 2014 i partiti euro-scettici guadagnano terreno e ottengono un centinaio dei 751 seggi del parlamento. Questi partiti spesso si oppongono alla linea politica prevalente nelle istituzioni dell’Unione, esprimendo spesso scetticismo nei confronti dell’integrazione dell’UE e usando toni veementi sul tema dell’immigrazione.

2015: modesta crescita economica

La crisi economica del 2008 aveva portato l’UE a costituire nuovi meccanismi per assicurare la stabilità delle banche europee, per ridurre il debito pubblico e per coordinare le politiche economiche degli Stati membri, in particolare di quelli che avevano introdotto l’euro.

A distanza di anni quegli sforzi profusi per realizzare riforme strutturali e apportare miglioramenti ai conti pubblici cominciano finalmente a produrre i loro frutti: nel corso del 2015 si genera quindi una nuova crescita economica.

Nel 2020 la Gran Bretagna esce dall’UE.

Allargare l’UE

L’Unione europea è aperta a tutti i paesi europei che soddisfano i criteri democratici, politici ed economici richiesti per l’adesione. I vari allargamenti hanno portato il numero degli Stati membri dell’UE da 6 a 28 e poi a 27: mentre la Gran Bretagna è uscita dall’UE, sei paesi balcanici e la Turchia stanno preparando l’ingresso.  

Per ogni nuovo trattato di adesione è necessaria l’unanimità di tutti gli Stati membri e prima di ogni allargamento l’UE deve verificare la propria capacità di assorbimento di nuovi Stati membri e la capacità di funzionamento delle sue istituzioni in caso di nuovi ingressi.

Condizioni di adesione all’UE

Il processo politico ed economico dell’integrazione europea è sempre stato aperto a tutti i paesi d’Eu­ropa disposti ad aderire ai trattati e a recepire l’intero acquisdell’UE, cioè l’insieme dei diritti, degli obblighi giuridici e degli obiettivi politici che accomunano e vincolano gli Stati membri dell’UE. L’articolo 49 del trattato di Lisbona dichiara che ogni Stato europeo che rispetti i principi di libertà e democrazia, i diritti umani, le libertà fondamentali e lo Stato di diritto può chiedere di diventare membro dell’Unione. Nel 1993 il Consiglio europeo ha stabilito i criteri che ciascun paese dovrebbe soddisfare per aderire all’UE.

Al momento dell’adesione, i nuovi membri devono possedere:

  • istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani, il rispetto delle minoranze e la loro protezione;
  • un’economia di mercato funzionante e la capacità di far fronte alle pressioni della concorrenza e alle forze di mercato all’interno dell’Unione;
  • la capacità di soddisfare gli obblighi derivanti dall’adesione, contribuendo a perseguire gli obiettivi dell’Unione.
  • un’amministrazione pubblica in grado di applicare e gestire nella pratica la legislazione dell’Unione.

I negoziati di adesione si svolgono tra ciascun paese candidato e la Commissione europea. Una volta terminati i negoziati, la decisione di far entrare nell’UE il paese candidato deve essere presa all’unanimità dagli Stati membri . Anche il Parlamento europeo deve esprimere il proprio consenso con voto a maggioranza assoluta.

Durante il periodo dei negoziati, i paesi candidati ricevono solitamente un aiuto finanziario affinché possano mettere al passo le loro economie. In questa fase l’UE monitora direttamente le riforme economiche e amministrative che devono essere realizzate dai paesi candidati al fine di soddisfare le condizioni di adesione all’UE.

Fonti

http://www.premiocurcio.com/news-e-interviste/52-il-mito-d-europa#:~:text=Chi%20era%20Europa%3F,e%20se%20innamor%C3%B2%20all’istante

https://it.wikipedia.org/

http://europa.eu/teachers-corner/home_it

L’Europa in 12 lezioni di Pascal Fontaine, Commissione europea, Direzione generale della Comunicazione, Informazione dei cittadini, 1049 Bruxelles, BELGIO