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Totalitarismo

Il termine totalitarismo è stato coniato dagli antifascisti italiani nella prima metà degli anni ’20. Fu poi utilizzato dagli stessi fascisti per autodefinirsi e per definire la loro aspirazione: volevano l’identificazione totale tra Stato e società.

Il termine fu utilizzato anche da Hanna Arendt per definire le forme di governo antidemocratiche del ventesimo secolo.

Caratteri dei regimi totalitari

  • Ideologia ufficiale assoluta e indiscutibile
  • Potere assoluto del partito unico di massa
  • Partito con capo assoluto al vertice
  • Uso sistematico del terrore e della violenza
  • Monopolio dei mezzi di comunicazione di massa
  • Propaganda censura
  • Controllo della vita quotidiana del cittadino
  • Obiettivo di forgiare uomini nuovi

I regimi totalitari sono un fenomeno della società di massa in quanto è un tipo di regime che tende a:

  • mobilitare le masse,
  • a politicizzare le masse,
  • a creare un’idea di cittadinanza alternativa a quella liberale.

La cittadinanza totalitaria si fonda sul primato di identità totali

  • lo stato,
  • la razza,
  • la classe,
  • il partito.

Il potere totalitario si fonda:

  • sull’esercizio potenzialmente illimitato del potere,
  • sul tentativo di omogeneizzare il corpo sociale nel quadro di un’ideologia unica,
  • sul tentativo di costruire la cittadinanza totalitaria.

I fondamenti dei sistemi totalitari sono:

  • violenza,
  • terrore,
  • consenso popolare,
  • odio nei confronti del nemico,
  • odio nei confronti del diverso.

Il potere dei regimi totalitari è contrassegnato da:

  • la supremazia della classe dirigente sugli organi rappresentativi;
  • la lotta senza esclusione di colpi alla libertà di stampa, pensiero e associazione;
  • l’ossessionante sollecitazione ideologica delle masse come strumento di controllo della nazione ad uso e consumo di un leader, rappresentativo e carismatico,
  • la presenza di un partito unico;
  • la deresponsabilizzazione morale degli uomini nell’esecuzione di ordini e disposizioni del potere.

Il progetto politico dei regimi totalitari

  • Accentramento dei poteri nelle mani di un capo indiscusso,
  • Struttura gerarchica dello stato basata sul merito e sulla aderenza alla morale del regime,
  • Inquadramento forzato del popolo nelle organizzazioni di massa,
  • Censura e rigido controllo su riviste, quotidiani e giornali d’informazione, ma anche radio, cinema, manifestazioni pubbliche, scuola e cultura, tramite cui controllare la stessa popolazione,
  • Soppressione della libertà sindacali di scioperare e chiedere diritti,
  • Dirigismo economico: potenziamento delle manovre statali in campo economico.
Adunate oceaniche durante il fascismo

Reazioni della società ai totalitarismi

  • Le classi sociali intermedie, il ceto medio, aderirono con entusiasmo alle iniziative e alle associazioni dei governi totalitari.
  • Nelle classi popolari, provocò, uno scontento generale nei confronti dell’autoritarismo e dell’intromissione statale nella vita privata.
  • La borghesia si allineò ai cambiamenti per puro utilitarismo.

Se guardiamo la cartina dell’Europa vediamo che nel nord Europa troviamo le democrazie liberali: Irlanda, Regno Unito, Norvegia, Finlandia, Svezia, Belgio e Paesi Bassi, con Svizzera e Cecoslovacchia. Troviamo invece i regimi comunisti nell’URSS.

I regimi fascisti sono Germania e Italia. Ma possiamo vedere altri regimi autoritari e altri che hanno avuto un governo di fronte popolare come la Spagna e la Francia.

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La crisi del ’29

Gli Stati Uniti erano l’unico paese che, pur avendo combattuto la prima guerra mondiale, non aveva registrato un deficit economico al termine del conflitto. Infatti gli Stati Uniti erano i maggiori creditori di tutti i paesi d’Europa tanto che nel corso del primo dopoguerra si trovarono a recuperare progressivamente il denaro prestato ai paesi belligeranti oltreoceano. Ma forse proprio quell’ingente flusso di denaro che contribuì a far esplodere la più grande crisi economica del Novecento, una crisi destinata ad avere ripercussioni sull’economia mondiale.

Per comprendere le cause della crisi occorre considerare l’andamento dell’economia statunitense negli anni Venti. 

Quello vissuto dagli USA era stato un boom economico senza precedenti: tra il 1922 e il 1929 il reddito nazionale era cresciuto in modo importante:

Reddito nazionale+ 4% all’anno
Produzione+ 64%
Profitti+ 76%
Produttività del lavoro + 43%
Salari + 30%

Nel marzo del 1929, poco prima del grande crollo, il presidente repubblicano Calvin Coolidge aveva affermato: 

“Noi in America siamo più vicini al trionfo finale sulla miseria di quanto lo siamo mai stati nella storia di questa terra.
Quella che si prospetta al mondo di oggi è la più grande epoca di espansione commerciale della storia.”

Queste  parole però furono disilluse pochi mesi dopo quando con il 24 ottobre 1929 inizia una recessione destinata a concludersi solo con la Seconda Guerra Mondiale. 

Le cause della crisi

Nel cercare di comprendere gli eventi che hanno provocato questa crisi gli storici individuano tre grandi cause:  

  • la debolezza della domanda causata dalla sovrapproduzione,
  • la crisi agricola, 
  • le speculazioni e i facili guadagni. 

Primo: la debolezza della domanda

In tutto il decennio precedente, la crescita di produzione e dei profitti era aumentato molto; il potere d’acquisto della popolazione era aumentato sì, ma in misura decisamente minore. Quindi la popolazione non poteva acquistare tutto quello che l’aumento di produzione aveva messo sul mercato.

Questo provocò alla lunga un indebolimento della domanda: il mercato, dopo una lunga fase di espansione favorita dal sistema delle vendite rateali entrò in una condizione vicina alla saturazione.

Anche se i consumi dei ceti alti e medio alti continuavano a crescere in modo importante, questo non fu sufficiente per mantenere costantemente alto il potere d’acquisto complessivo dell’economia. Il potere d’acquisto infatti dipende soprattutto dal livello dei salari.  

Secondo: la crisi agricola 

Nel corso della seconda metà degli anni Venti emersero delle difficoltà nel settore agricolo.

Durante la Grande guerra l’agricoltura statunitense (assieme a quella argentina, australiana e canadese) aveva accresciuto la propria produzione e innalzato il livello di rendimento dei suoli per sostenere la richiesta europea. 

Per i paesi produttori di cereali la guerra era stata un buon affare: la riduzione della produzione interna europea aveva garantito un mercato più ampio e prezzi crescenti. Questo aveva indotto i coltivatori americani ad effettuare grossi investimenti mettendo a coltura nuove terre e intensificando la meccanizzazione delle lavorazioni agricole. Furono impiegati, ad esempio, su larga scala i trattori. Ma per fare questo le aziende agricole si erano fortemente indebitate con le banche.

Negli anni Venti la ripresa dell’agricoltura europea fece venir meno queste condizioni favorevoli: i coltivatori statunitensi che esportavano il 30% della loro produzione si trovarono di fronte a:

  • riduzione dei prezzi,
  • diminuzione dei guadagni,
  • conseguente difficoltà o addirittura impossibilità di restituire i prestiti.

Questa situazione provocò, nel corso degli anni Venti, il fallimento di parecchie piccole banche.

Terzo: speculazioni e guadagni facili

Nella seconda metà degli anni Venti, molto denaro girava nel mercato americano. Si incominciò quindi ad investire buona parte dei profitti industriali in operazioni finanziarie. Le banche facevano da intermediarie tra l’industria e la Borsa: una enorme massa di denaro vi veniva investita.

Il termine borsa deriva dal nome di una famiglia fiamminga di mercanti, i Van der Burse, che nel Trecento riunivano altri mercanti per scambiare merci e stabilirne assieme il prezzo. 

In quella fase i finanzieri, inebriati dall’ingente quantità di denaro disponibile, avviarono un gioco di speculazione borsistica al rialzo: si compravano azioni in modo da farne crescere il prezzo, in base al principio della domanda e dell’offerta, per poi rivenderle guadagnando la differenza.

La borsa funziona in questo modo: se la quantità di denaro investita è grande, cioè se ci sono molti acquisti, l’indice della Borsa si mantiene in ascesa (si pensi che l’indice della borsa di Wall Street ha più che raddoppiato il suo valore tra il 1924 e il 1929).

Se l’indice della borsa rimane a lungo in crescita, nei compratori di titoli si genera fiducia. Così accade che molte persone pensano che convenga investire in questo modo il proprio denaro per ottenere un immediato guadagno.

E negli USA, negli anni Venti accadde proprio questo. Si diffuse la convinzione che la borsa garantisse un rapido arricchimento a tutti. Questa convinzione generò euforia. L’euforia coinvolse non solo i ceti più abbienti ma anche una grande quantità di piccoli risparmiatori che preferirono giocare in borsa il proprio denaro piuttosto che risparmiarlo o destinarlo ai consumi. 

Era infatti sufficiente pagare tra il 10 e il 50% del costo iniziale delle azioni per acquistarle e entrare nel gioco del guadagno. Si prevedeva poi di rimborsare quanto non versato nella prima fase a vendita avvenuta. Si consideri che questa corsa al rialzo fu accelerata proprio dal fatto che gli ingenti capitali europee si erano resi disponibili dalla ripresa economica dopo la guerra. Tali capitali presero la via di Wall Street, perché tutti erano attirati dalle fruttuose speculazioni che da anni vi si realizzavano. 

Tutti erano convinti che questa tendenza fosse inarrestabile. Ogni tanto si sentiva qualche voce fuori dal coro come quella di Al Capone che dichiarava: “In borsa sono tutti dei delinquenti”. Oppure quella di chi preannunciava che sarebbe accaduto un crack, ma nessuno li ascoltò. 

Piccoli e grandi investitori furono travolti dal gioco della speculazione finanziaria:  operatori finanziari e uomini dello spettacolo, imprenditori e casalinghe, politici e semplici salariati,  tutti furono illusi da quella bolla speculativa. 

La bolla speculativa

Il valore finanziario dell’economia si gonfiava a dismisura senza una corrispondente crescita dell’economia reale. A questa enorme crescita del mercato dei titoli azionari, non corrispondeva un aumento della ricchezza prodotta e consumata. Il valore delle aziende aumentava virtualmente, ma non aumentava il valore reale delle aziende.

Il 24 ottobre 1929 l’indice di Wall Street iniziò a scendere. Come mai? Bastò pochissimo, una piccola flessione causata dal fatto che venivano offerte alla vendita più azioni di quante ne venissero richieste. Questo cambio di tendenza, causò un cambio di comportamento: risparmiatori e speculatori iniziarono a vendere per timore di subire perdite. Si diffuse il panico. Più si vendeva più diminuiva il valore delle azioni. Più diminuiva, più gli azionisti tentavano di sbarazzarsi delle azioni, prima che il loro valore fosse inferiore rispetto al valore che avevano quando loro avevano acquistato. Questo determinò una nuova ondata di vendite, una spirale negativa, un vortice impossibile da fermare.

E così accadde che il crollo fu progressivo e inarrestabile. Tutti i tentativi compiuti dalle autorità monetarie e dalle banche per tentare di invertire la tendenza, di arginare il crollo risultarono inutili.

L’indice della borsa iniziò a cadere verticalmente il 24 ottobre 1929, il giovedì nero, e nel 1932 raggiunse la sua quota minima.

Nel ’29 oltre 16 milioni di azioni furono vendute in pochi giorni. Prese quindi l’avvio una spirale di caduta dell’economia che durò ben 4 anni, prima che si avessero i primi segni di ripresa.

Dalla Borsa la crisi si allargò a macchia d’olio fino a coinvolgere tutto il sistema economico. 

Inoltre quelli che avevano affidato i loro risparmi alle banche, per timore di perdere i loro risparmi, presi dal panico, si precipitarono a ritirare i loro depositi. Ma quando le banche avevano esaurito la liquidità erano costrette a chiudere. Una catena di fallimenti investì le banche coinvolte nelle speculazioni. Oltre 5000 banche chiuse i battenti e quasi 2300 chiusero nel 1931. 

La recessione nell’economia

Le banche che non avevano chiuso i battenti cambiarono comunque i loro protocolli.

  • Le banche ridussero drasticamente i finanziamenti sia alle imprese per investimenti sia ai privati (per esempio i mutui per l’acquisto della casa).
  • Tutto il sistema entrò in una grave crisi di liquidità: mancava cioè il denaro per finanziare le attività economiche. 
  • La domanda di beni di consumo, che si stava già indebolendo, diminuì ulteriormente. Le industrie quindi dovettero ridurre la produzione, licenziare e chiudere. Lo stesso fecero anche le imprese edili.
  • Si avviò quindi una sempre più accelerata recessione dell’economia

La crisi fu lunga e profonda tutti gli indicatori economici registrarono tra il 1929 e il 1933 una grave flessione. In quattro anni gli Stati Uniti persero metà della loro ricchezza, 13 milioni di persone rimasero senza lavoro, un quarto della forza lavoro era disoccupata.

La dimensione internazionale della crisi 

Sul piano internazionale le conseguenze della crisi di Wall Street furono gravissime a causa della percentuale di produzione mondiale detenuta dagli Stati Uniti e dei legami finanziari con l’Europa e l’America Latina. Si pensi che gli Stati Uniti detenevano circa il 45%  della produzione mondiale.

Con la crisi le importazioni statunitensi diminuire drasticamente.

Tra il ’29 e il ’32 il 70% delle importazioni statunitensi fu sospeso. Si interruppe. Inoltre si interruppe il flusso di capitali statunitensi verso l’Europa. Questo provocò una recessione economica in tutti i paesi industrializzati. Causò:

  • aumento della disoccupazione,
  • caduta dei prezzi dei prodotti agricoli e delle materie prime.

Penalizzò massicciamente i paesi esportatori dell’America Latina.

In Europa la crisi fu particolarmente grave in Germania e in Austria che stavano lavorando alla ricostruzione dopo la Grande guerra grazie ai capitali statunitensi.

L’interruzione degli aiuti USA causò una violenta crisi. La Germania che si stava faticosamente risollevando ripiombò nel baratro della crisi e questo costituì un terreno fertile alla rapida ascesa del nazismo.

Riduzione dei commerci e protezionismo

Per effetto della crisi, il commercio internazionale cominciò a ridursi. Questo comportò non solo un rallentamento nell’attività economica a livello mondiale, ma anche una minore apertura nei rapporti tra i diversi paesi. La crisi fu infatti un fattore di grave instabilità internazionale sia economica che politica perché spinse tutti gli stati a rinchiudersi economicamente. Furono adottate politiche protezionistiche da tutti gli Stati per cercare una via d’uscita dalla difficile situazione e venne accentuata la concorrenza con gli altri paesi.

Fonti

  • M. Fossati, G. Luppi, E. Zanette, PARLARE DI STORIA, Pearson
  • https://keynes.scuole.bo.it/sitididattici/farestoria/index.html
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Attualità educazione alla cittadinanza Educazione civica

La lotta contro le mafie

Percorso tematico con spunti di approfondimento

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

 È il 23 maggio del 1992, un caldo sabato di maggio che annuncia la bella stagione siciliana. Sull’autostrada che collega l’aeroporto di Punta Raisi con Palermo, vicino All’uscita per Capaci, alle 17:56 un’esplosione squarcia l’autostrada. Le auto che si trovavano in quel punto  vengono spazzate via. L’esplosione è tale che viene registrata dai sismografi dell’Istituto nazionale di geofisica.

L’esplosione è stata provocata da 500 kg di tritolo. L’obiettivo dell’attentato è Giovanni Falcone. Con lui muore la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani.

È il 19 luglio 1992. Paolo Borsellino va a trovare sua madre in via  Mariano D’Amelio a Palermo. 100 kg di tritolo erano stati nascosti in un auto.  Alle 16:58  un’altra esplosione . L’obiettivo dell’attentato era Paolo Borsellino. Con lui morirono i 5 agenti della sua scorta.

Ma chi erano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino?

Biografia di Giovanni Falcone

https://www.archivioantimafia.org/bio_falcone.php#:~:text=Giovanni%20Falcone%20nasce%20a%20Palermo%20il%2018%20maggio%201939.&text=Dopo%20aver%20frequentato%20il%20liceo,anni%20sostituto%20procuratore%20a%20Trapani.

Biografia di Paolo Borsellino

https://biografieonline.it/biografia-paolo-borsellino#:~:text=Paolo%20Borsellino%20nasce%20a%20Palermo,Entrambe%20i%20genitori%20sono%20farmacisti.&text=La%20professione%20di%20magistrato%20nella,il%20tribunale%20civile%20di%20Enna.

https://www.focus.it/cultura/storia/giovanni-falcone-paolo-borsellino-il-coraggio-di-essere-eroi

La strage di Capaci

https://www.raicultura.it/storia/articoli/2019/01/Giovanni-Falcone-e-Paolo-Borsellino-dd2d113a-0490-4679-9e4d-73ee72e13cea.html

Film sulla lotta alla mafia

Giovanni Falcone – C’era una volta a Palermo

Regia: Graziano Conversano

Il film racconta del rapporto di Giovanni Falcone con Paolo Borsellino, gli anni del pool di Palermo, il periodo dei veleni, l’anno alla Direzione dell’Ufficio Affari Penali al Ministero di Grazia e Giustizia, a Roma.

https://www.raiplay.it/programmi/giovannifalcone-ceraunavoltaapalermo

Due magistrati antimafia in esilio – Era d’estate

Regia: Fiorella Infascelli – Interpreti: Beppe Fiorello, Massimo Popolizio, Valeria Solarino, Claudia Potenza, Francesco Acquaroli

Estate 1985. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vengono trasferiti d’urgenza all’Asinara insieme alle loro famiglie in seguito ad una minaccia più allarmante del solito. I giudici stanno lavorando al maxiprocesso penale che, la storia insegna, porterà in carcere molti dei protagonisti della criminalità organizzata.

https://www.raiplay.it/programmi/eradestate

Paolo Borsellino

Regia: Gianluca Maria Tavarelli – “Paolo Borsellino” è una miniserie televisiva in due puntate che racconta quindici anni di lotta alla mafia.

Propone un affresco di una parte importante della storia d’Italia, con il tentativo di tratteggiare anche la normalità del Giudice nella sua vita in famiglia, con la moglie e i suoi figli.

La prima parte della miniserie si conclude con il maxi processo di Palermo, mentre la seconda è dedicata agli ultimi mesi di vita di Borsellino, i mesi in cui il giudice cercava di svolgere il suo lavoro il più in fretta possibile, sapendo di avere i giorni contati.

https://www.mediasetplay.mediaset.it/fiction/paoloborsellino_b9462394

Paolo Borsellino I 57 giorni

Regia: Alberto Negrin – Interpreti: Luca Zingaretti, Lorenza Indovina, Enrico Ianniello, Davide Giordano

Questa è la storia dei cinquantasette giorni che separano la morte di Falcone da quella di Borsellino. Giorni in cui il giudice intuisce il suo destino e fa i conti con la propria vita, con gli affetti. Traccia il bilancio di un’esistenza, del suo impegno, come magistrato e come uomo. Giorni di tenerezza e d’amore con la moglie, con i figli, con i colleghi, gli amici, ma anche, ancora di lotta. Colonna sonora di Ennio Morricone.

https://www.raiplay.it/programmi/paoloborsellino-i57giorni

Io una giudice popolare al maxiprocesso

Regia: Francesco Miccichè – Interpreti: Donatella Finocchiaro, Nino Frassica, Francesco Foti

È la vigilia di Natale del 1985 quando Caterina, insegnante che si divide tra scuola e famiglia, riceve una telefonata: è stata sorteggiata come giudice popolare del Maxiprocesso indetto dallo Stato contro Cosa Nostra. Attraverso i suoi occhi assistiamo al racconto di una pagina cruciale della storia della nostra Repubblica.

https://www.raiplay.it/programmi/iounagiudicepopolarealmaxiprocesso

I cento passi

Film del 2000 diretto da Marco Tullio Giordana. Il film è dedicato alla storia di Peppino Impastato, alla sua vita e al suo omicidio. Peppino Impastato è stato un attivista impegnato nella lotta alla mafia in Sicilia, la sua terra.

Il titolo prende il nome dal numero di passi che occorre fare a Cinisi, il suo paese, per colmare la distanza tra la casa della famiglia Impastato e quella del boss mafioso Gaetano Badalamenti, mandante del suo omicidio.

https://www.facebook.com/watch/?v=1001809013356065

Felicia Impastato

Il 9 maggio 1978 Peppino Impastato viene ucciso dalla mafia. Sua madre Felicia non si rassegna e decide di gridare al mondo i nomi dei colpevoli. Negli anni troverà un magistrato disposto ad aiutarla, Rocco Chinnici.

https://www.raiplay.it/programmi/feliciaimpastato

La mafia uccide solo d’estate

1992. Arturo – 20 anni – lavora come pianista in un’emittente locale. La vita di Arturo è da sempre segnata dagli omicidi di mafia ed in passato aveva una passione per Flora che era stata sua compagna di classe. Figlia di un noto avvocato legato alla politica più collusa Flora torna dalla Svizzera dopo dieci anni.

https://www.raiplay.it/programmi/lamafiauccidesolodestate

Il traditore 

È un film del 2019 diretto da Marco Bellocchio. La pellicola narra le vicende di Tommaso Buscetta, mafioso e successivamente collaboratore di giustizia, coinvolto da Giovanni Falcone nel Maxiprocesso contro la mafia in Sicilia. Il film interpretato egregiamente da Pierfrancesco Favino, è stato selezionato per rappresentare l’Italia agli Oscar 2020 nella sezione del miglior film in lingua straniera. È visibile su Netflix e su altri siti a pagamento.

Trailer – https://www.youtube.com/watch?v=CIusC1WorT4

Il giudice istruttore

Regia: Florestano Vancini, Gian Luigi Calderone

“Il giudice Istruttore” è uno sceneggiato trasmesso nel maggio del 1990 su Rai Due, ispirato alle reali vicende giudiziarie del giudice Ferdinando Imposimato. Si tratta di uno dei pochi esempi di fiction-verità italiana: le storie vengono trattate con efficace realismo, contemplando anche la possibilità dell’errore giudiziario.

Nel cast Erland Josephson, Vittorio Gassman, Francesca Marchegiani, Luca Zingaretti.

https://www.raiplay.it/programmi/ilgiudiceistruttore?wt_mc%3D2.app.wzp.raiplay_prg_Il+giudice+istruttore.%26wt

Alla luce del sole

Alla luce del sole è un film del 2005 diretto da Roberto Faenza.

È la storia di don Giuseppe Puglisi, detto “Pino” (interpretato da Luca Zingaretti), il parroco assassinato da Cosa Nostra a Palermo nel quartiere Brancaccio il giorno del suo 56º compleanno, il 15 settembre 1993.

Trailer

ANTEPRIMA DEL FILM

In guerra per amore

In guerra per amore è un film del 2016 diretto e interpretato da Pif.

Il film prende spunto da fatti documentati sullo sbarco degli americani per romanzare una storia d’amore inventata, quella tra Arturo e Flora.

Trailer

Libri sulla lotta contro la mafia

Per questo mi chiamo Giovanni. Da un padre a un figlio il racconto della vita di Giovanni Falcone, di Luigi Garlando.

Per Questo mi Chiamo Giovanni – A Fumetti – Luigi Garlando, Claudio Stassi.

Discorso in occasione del trentennale dell’uccisione Generale Dalla Chiesa

Testo tratto dal discorso del Prefetto Dottor Luigi Viana, in occasione delle celebrazioni del trentennale dell’uccisione del Prefetto Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, della signora Emanuela Setti Carraro e dell’Agente della Polizia di Stato Domenico Russo.

CIMITERO DELLA VILLETTA PARMA, 3 SETTEMBRE 2012

«Quando trascorre un periodo così lungo da un fatto che, insieme a tanti altri, ha segnato la storia di un Paese, è opportuno e a volte necessario indicare a chi ci seguirà il profilo della persona di cui ricordiamo la figura e l’opera, il contributo che egli ha dato alla società ed alle istituzioni anche, se possibile, in una visione non meramente retrospettiva ma storica ed evolutiva, per stabilire il bilancio delle cose fatte e per mettere in campo le iniziative nuove, le cose che ancora restano da fare. […] A questo proposito, ho fissa nella memoria una frase drammatica e che ancora oggi sconvolge per efficacia e simbolismo: “Qui è morta la speranza dei palermitani onesti“. Tutti ricordiamo queste parole che sono apparse nella mattinata del 4 settembre 1982 su di un cartello apposto nei pressi del luogo dove furono uccisi Carlo Alberto Dalla Chiesa, Emanuela Setti Carraro e Domenico Russo.
[…] Ricordare la figura del Prefetto Dalla Chiesa è relativamente semplice. Integerrimo Ufficiale dei Carabinieri, dal carattere sicuro e determinato, eccelso professionista, investigatore di prim’ordine, autorevole guida per gli uomini, straordinario comandante.
Un grande Servitore dello Stato, come Lui stesso amava definirsi.
Tra le tante qualità che il Generale Dalla Chiesa possedeva, mi vorrei soffermare brevemente su una Sua dote speciale, che ho in qualche modo riscoperto grazie ad alcune letture della Sua biografia e che egli condivide con altri personaggi di grande spessore come, solo per citare i più noti, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (naturalmente non dimenticando i tanti altri che, purtroppo, si sono immolati nella lotta alle mafie).
Mi riferisco alle Sue intuizioni operative.
Il Generale Dalla Chiesa nel corso della Sua prestigiosa ed articolata carriera ha avuto idee brillanti e avveniristiche, illuminazioni concretizzate poi in progetti e strutture investigative che, in alcuni casi, ha fortemente voluto tanto da insistere, talora anche energicamente, con le stesse organizzazioni statuali centrali affinché venissero prontamente realizzati. […]
Come diremmo oggi, è stato un uomo che ha saputo e voluto guardare avanti, ha valicato i confini della ritualità, ha oltrepassato il territorio della sterile prassi, ha immaginato nuovi scenari ed impieghi operativi ed ha innovato realizzando, anche grazie al Suo carisma ed alla Sua autorevolezza, modelli virtuosi e vincenti soprattutto nell’investigazione e nella repressione.
Giunse a Palermo, nominato Prefetto di quella Provincia, il 30 aprile del 1982, lo stesso giorno, ci dicono le cronache, dell’uccisione di Pio La Torre (1).
Arriva in una città la cui comunità appare spaventata e ferita […].
Carlo Alberto Dalla Chiesa non si scoraggia e comincia a immaginare un nuovo modo di fare il Prefetto: scende sul territorio, dialoga con la gente, visita fabbriche, incontra gli studenti e gli operai. Parla di legalità, di socialità, di coesione, di fronte comune verso la criminalità e le prevaricazioni piccole e grandi.
E parla di speranza nel futuro.
Mostra la vicinanza dello Stato, e delle sue Istituzioni.
Desidera che la Prefettura sia vista come un terminale di legalità, a sostegno della comunità e delle istituzioni sane che tale comunità rappresentano democraticamente.
Ma non dimentica di essere un investigatore, ed accanto a questa attività comincia ad immaginare una figura innovativa di Prefetto che sia funzionario di governo ma che sia anche un coordinatore delle iniziative antimafia, uno stratega intelligente ed attento alle dinamiche criminali, anticipando di fatto le metodologie di ricerca dei flussi finanziari utilizzati dalla mafia. […]
Concludo rievocando la speranza.
Credo che la speranza, sia pure nella declinazione dello sdegno, dello sconforto e nella dissociazione vera, già riappaia sul volto piangente dell’anonima donna palermitana che, il 5 settembre 1982, al termine della pubblica cerimonia funebre officiata dal Cardinale Pappalardo, si rivolse a Rita e Simona Dalla Chiesa, come da esse stesse riportato, per chiedere il loro perdono dicendo, “… non siamo stati noi.”
1. Politico e sindacalista siciliano impegnato nella lotta alla mafia.

Carlo Alberto Dalla Chiesa, quindi, si inserisce a pieno titolo tra i Martiri dello Stato […] ovvero tra coloro che sono stati barbaramente uccisi da bieche menti e mani assassine ma il cui sacrificio è valso a dare un fulgido esempio di vita intensa, di fedeltà certa ed incrollabile nello Stato e nelle sue strutture democratiche e che rappresentano oggi, come ieri e come domani, il modello da emulare e da seguire, senza incertezze e senza indecisioni, nella lotta contro tutte le mafie e contro tutte le illegalità.»

Sono trascorsi quasi quaranta anni dall’uccisione del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ma i valori richiamati nel discorso di commemorazione sopra riportato rimangono di straordinaria attualità.

Riflessione

Rifletti sulle tematiche che si evincono dal brano, traendo spunto dalle vicende narrate, dalle considerazioni in esso contenute e dalle tue letture, dalle tue conoscenze, dalle tue esperienze personali.

Puoi articolare il tuo elaborato in paragrafi opportunamente titolati e presentarlo con un titolo complessivo che ne esprima sinteticamente il contenuto.

Contro le logiche della mafia 

https://www.addiopizzo.org/

https://www.liberaterra.it/it/