Categorie
Età delle rivoluzioni Letteratura tedesca Romanticismo, Settecento

Johann Wolfgang Goethe I dolori del giovane Werther

Cenni sulla biografia

Johann Wolfgang Goethe  fu un poeta, un narratore, un filosofo e un insigne drammaturgo tedesco.

La sua firma

È considerato un genio fra i più grandi e della storia moderna. Lui espresse la libertà di sentimenti e di espressione e segnò un cambiamento radicale nella coscienza culturale tedesca ed europea. Tra le sue opere più famose troviamo il romanzo epistolare “I dolori del giovane Werther” del 1774, il dramma poetico “Faust” e il romanzo “Le affinità elettive”.

Ritratto di Johann Wolfgang Goethe

Johann Wolfgang von Goethe nacque a Francoforte sul Meno, primogenito di un avvocato Johann Caspar e Katherine la figlia del sindaco della città. Goethe ebbe un’infanzia agiata e fu influenzato da sua madre che lo indirizzò verso le sue aspirazioni letterarie.

Ricevette una formazione eterogenea. A 16 anni cominciò a studiare legge e pittura e nel 1774 pubblicò il suo primo romanzo “I dolori del giovane Werther”

Werther è il prototipo dell’eroe romantico. Vive una gioventù molto avventurosa. Dopo un viaggio in Svizzera, egli operò una rottura decisiva con il suo passato. Nel 1775 fu accolto dal duca Karl nella piccola corte di Weimar dove lavorò in diversi uffici governativi. Tra gli altri impegni e passioni, si dedicò anche allo studio delle scienze naturali. Scriveva testi che leggeva, occasionalmente, ad alta voce ad un gruppo selezionato di persone – fra loro il duca e le due duchesse.

Nel 1786 Goethe, a 37 anni, intraprese il suo primo viaggio in Italia, durato quasi due anni: arrivò a Trento il 10 settembre e poi continuò il suo viaggio verso Rovereto e Torbole.

«Eccomi a Rovereto, punto divisorio della lingua; più a nord si oscilla ancora fra il tedesco e l’italiano.
Qui per la prima volta ho trovato un postiglione italiano autentico; il locandiere non parla tedesco, e io devo porre alla prova le mie capacità linguistiche.
Come sono contento che questa lingua amata diventi ormai la lingua viva, la lingua dell’uso!»

Tratto da Viaggio in Italia, 1829.

Ma cosa vuol dire viaggiare nel Settecento?

Nel Settecento, viaggiare comportava il dover sopportare vere torture fisiche.

“Si dice le strade tedesche siano in ottimo stato, ma non è vero.
Solo alcune di esse sono veramente agibili.
I passeggeri soffrono, e tremano quando la carrozza passa accanto ai burroni.
Ci sono torrenti da guadare, paludi inospitali… spesso non resta che scendere e proseguire a piedi”.
Christian Friedrich von Lüder – 1780

Chi viaggiava?

Nel settecento il “turismo” come lo conosciamo oggi non esisteva. Viaggiare era pericoloso, i l ladri erano sempre presenti nelle strade. Le carrozze si rompevano facilmente per il cattivo stato delle strade. Per i viaggi all’estero c’era un ulteriore problema: la lingua. Pochissimi conoscevano una lingua straniera.

I viaggi erano lenti e lunghi, in una settimana si riuscivano a fare forse 500-600 chilometri

Ma chi poteva viaggiare? Solo poche categorie:

  • i più ricchi che potevano permettersi di non lavorare a disponevano delle risorse necessarie per affrontare lunghi viaggi;
  • i commercianti per necessità;
  • i pellegrini che andavano a Roma per ottenere l’indulgenza;
  • scrittori, pittori architetti che volevano imparare presso maestri stranieri o che cercavano ispirazioni artistiche.

Ad esempio Albrecht Dürer, massimo esponente della pittura tedesca rinascimentale, andò in Italia e in Olanda per imparare l’arte pittorica.

Il ricco banchiere Fugger mandò suo figlio a Venezia per conoscere il sistema bancario italiano.

Il piccolo Mozart fu portato in giro per l’Europa e venne anche in Italia per farsi conoscere.

Architetti e pittori italiani andarono in Germania, perché lì l’arte italiana era richiesta e c’erano buone possibilità di guadagnare.

Tra il XVIII e il XIX secolo il viaggio in Italia, il bel paese, diventò tappa quasi obbligatoria nell’educazione dei giovani delle ricche famiglie inglesi, francesi e tedesche, per completare l’istruzione tradizionale da parte degli insegnanti privati.

Ma un viaggio restava comunque sempre un’impresa notevole, costosa e pericolosa, tanto che il 95% della gente non lasciava mai la città dove viveva e lavorava.

Perché Goethe venne in Italia

Il suo viaggio fu una specie di fuga. Il lavoro come ministro a Weimar aveva soffocato la sua creatività e lui sentiva la necessità di cambiare.

L’Italia era sempre stata il suo sogno, la Magna Grecia, Roma. Tuffandosi in quell’ambiente classico sperava di poter rinascere come artista.

Ma non voleva che nessuno gli impedisse di partire, quindi preparò questa fuga di nascosto.

Il 3 settembre, alle tre di notte, partì con la carrozza della posta, senza salutare nessuno.

All’inizio viaggiava sotto un falso nome perché non voleva essere riconosciuto, voleva godersi l’Italia senza dover rendere conto a nessuno.

Brano tratto da Viaggio in Italia – Incipit

Ratisbona, 4 settembre 1786.

Alle tre del mattino me la svignai da Karlsbad temendo che altrimenti non mi avrebbero lasciato partire.
Gli amici, che il 28 agosto avevano voluto così cordialmente festeggiare il mio compleanno, si erano con ciò acquistato il diritto di trattenermi, ma io non potevo rimanere più lungamente.
Portando con me soltanto un portamantello ed una valigia mi buttai, solo, in una carrozza postale e giunsi a Zwoda alle sette e mezzo in un mattino nebbioso, ma bello e calmo.
Le nubi più in alto erano come strisce lanose, quelle più in basso erano dense.
Mi apparvero di buon augurio: speravo di poter godere d’un piacevole autunno dopo una così cattiva stagione estiva.

Cosa cercava Goethe in Italia?

Goethe cercava tracce dell’antichità greca e romana.

Quando a Verona, vide per la prima volta un monumento romano “dal vivo”, cioè l’Arena, fu davvero felice.

Una volta arrivato a Roma, si sentì subito a casa. Si comportava come se non fosse mai vissuto da un’altra parte.

Il viaggio sarebbe dovuto durare solo alcuni mesi, ma lui rimase quasi due anni in Italia. Più che un viaggio lui visse una vita in Italia; più si fermava, più cominciava ad interessarsi anche della vita italiana.

Goethe si innamorò per la prima volta in Italia!

Lui, che aveva scritto innumerevoli poesie d’amore e romanzi pieni di passione, in Italia, a 37 anni, scopre l’amore, quello fisico, sensuale.

Nel suo soggiorno nel bel paese lui dipinse tantissimo: portò a casa circa mille disegni.

Inoltre ricominciò a scrivere il suo diario che fu pubblicato nel 1829. Si tratta di un libro interessante ma insolito. Nel suo diario Goethe descrive le impressioni sul paese e sulla gente, mescolate con riflessioni su arte, cultura e letteratura. Leggendo il libro si capisce più di Goethe che dell‘Italia. È un libro sull‘Italia di Goethe, la sua Italia, un‘Italia che nessun’altro poteva vivere così.

Al suo secondo viaggio scrive:

L’Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade, ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole.
Onestà tedesca ovunque cercherai invano, c’è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina; ognuno pensa per sé, è vano, dell’altro, diffida, e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé.
Bello è il paese! Ma Faustina, ahimè, più non ritrovo.
Non è più questa l’Italia che lasciai con dolore.  

Alcuni frammenti del suo diario di viaggio

A Napoli

27 febbraio 1787 Oggi mi son dato alla pazza gioia, dedicando tutto il mio tempo a queste incomparabili bellezze. Si ha un bel dire, raccontare, dipingere; ma esse sono al disopra di ogni descrizione. La spiaggia, il golfo, le insenature del mare, il Vesuvio, la città, i sobborghi, i castelli, le ville! Questa sera ci siamo recati alla Grotta di Posillipo, nel momento in cui il sole, passa con i suoi raggi alla parte opposta. Ho perdonato a tutti quelli che perdono la testa per questa città e mi sono ricordato con tenerezza di mio padre, che aveva conservato un’impressione incancellabile proprio degli oggetti da me visti oggi per la prima volta.  

Sulla gente

Con la gente già mi trovo molto meglio. Solo bisogna pesarla con la bilancia del bottegaio e in nessun modo con quella dell’oro …  Qui l’uno non sa nulla dell’altro e notano appena che corrono qua e là gli uni accanto agli altri. Vanno e vengono ogni giorno in un paradiso, senza troppo guardare attorno a sé. E se l’abisso infernale che hanno vicino va in furore, si ricorre al sangue di San Gennaro …  

Roma

Quando si considera un’esistenza come quella di Roma, vecchia di oltre duemila anni e più, e si pensa che è pur sempre lo stesso suolo, lo stesso colle, sovente perfino le stesse colonne e mura, e si scorgono nel popolo tracce dell’antico carattere, ci si sente compenetrati dei grandi decreti del destino. L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine nello spirito: soltanto qui è la chiave di tutto. Roma è la capitale del mondo! In questo luogo si riallaccia l’intera storia del mondo, e io conto di essere nato una seconda volta, d’essere davvero risorto, il giorno in cui ho messo piede a Roma. Le sue bellezze mi hanno sollevato poco a poco fino alla loro altezza. Si trovano a Roma vestigia di una magnificenza e di uno sfacelo tali, che superano l’una e l’altro, la nostra immaginazione.  

Opere

Poesie

Woher sind wir geboren?Da dove siamo nati?

Lettura della poesia

Faust

Il “Faust” è un dramma in versi scritto da Goethe, nel 1808, considerato una delle opere più importanti della letteratura europea. Si ispira alla leggenda medievale che narra di un tal dottor Fausto che vendette l’anima al diavolo. Si tratta del racconto dell’eterna battaglia tra i vizi e le virtù dell’uomo. Questa leggenda era molto popolare nel medioevo, e venne resa immortale da Goethe.

Il protagonista della tragedia di Goethe è il dottor Faust, uno scienziato mago, vissuto nel XVI secolo. Egli era ossessionato dal desiderio della conoscenza assoluta e decide di vendere l’anima al diavolo in cambio di conoscenza, potere e nuova giovinezza.

Alla fine il Faust muore ma ottiene la salvezza dell’anima grazie alla bontà di Dio e alla sua aspirazione verso l’infinito.

Le affinità elettive

Le affinità elettive è il quarto romanzo di Goethe, pubblicato nel 1809.

Scena tratta dal film “Le affinità elettive” film del 1996 diretto dai fratelli Taviani.

Il romanzo racconta la vita di una coppia sposata che, trovandosi a convivere con un amico di lui e con la nipote di lei, va incontro al disfacimento della propria relazione e alla formazione di due nuove coppie, che in brevissimo tempo si divideranno per colpa di una serie di eventi avversi, che faranno terminare la storia in modo tragico.

I dolori del giovane Werther

I dolori del giovane Werther è un romanzo epistolare di Johann Wolfgang Goethe pubblicato nel 1774. Il Werther (come viene anche riduttivamente chiamato) appartiene all’età giovanile di Goethe ed è considerato opera simbolo del movimento dello Sturm und Drang, anticipando molti temi che saranno propri del romanticismo tedesco.

Il romanzo è composto da una serie di lettere che il protagonista invia al suo amico Guglielmo nel corso di 20 mesi (dal maggio 1771 fino alla fine di dicembre dell’anno successivo).

Il genere epistolare ha un celebre precedente nelle Lettere persiane di Montesquieu, del 1782, e ne Le relazioni pericolose di Laclos, del 1782.

La letteratura epistolare diaristica è una forma particolarmente adatta ad esprimere il nuovo modo di sentire di un’epoca stanca di opere letterarie monumentali e solenni.  Infatti c’è un crescente interesse nell’indagare le pieghe dell’animo umano. Lo stile epistolare infatti favorisce l’uso di un tono intimo, di atteggiamento privato. All’interno dell’opera si vanno a ricercare i valori borghesi come l’autenticità, la sensibilità, l’interiorità, le virtù e l’amicizia.

In questo romanzo troviamo solo le lettere del protagonista, e non quelle del destinatario.

La trama ha spunto autobiografico.

Vengono narrati i tormenti e le sofferenze amorose di un giovane borghese, il ventenne Werther, per la bella Charlotte.

Lei è sorella maggiore di molti fratellini che accudisce amorevolmente come una madre. È già promessa in sposa ad Alberto, uomo generoso e sensibile.

Dopo varie vicissitudini, il protagonistaincapace di affrontare le costrizioni piccolo-borghesi che costellano la sua vita e stufo di sopportare un amore che non può avere altro sbocco se non l’infelicità, si suicida.

Testo in PDF da scaricare

https://ww.liberliber.it/mediateca/libri/g/goethe/i_dolori_del_giovane_werther/pdf/goethe_i_dolori_del_giovane_werther.pdf

Estratto testi