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Ludovico Ariosto

Biografia

Ludovico Ariosto è il poeta che maggiormente incarna i canoni del Rinascimento. Uomo di lettere e di armi, di arte e di politica, di chiesa e di vita mondana, in Ariosto troviamo caratteri e contraddizioni dell’uomo rinascimentale.

Ludovico Ariosto nasce a Reggio Emilia nel 1474. Suo padre Niccolò lavora al servizio degli estensi come il capitano della città di Reggio Emilia che appartiene al ducato di Ferrara.

Durante la giovinezza, Ariosto segue il padre che svolge incarichi per il duca d’Este in diverse città del Nord Est della penisola come Rovigo, Modena e Ferrara. Per attendere alla sua formazione il padre fa affiancare Ludovico il più grande dei suoi dieci figli a maestri, pedagoghi e grammatici. La famiglia Ariosto ha dei possedimenti terrieri ma non è abbastanza ricca per garantire il sostentamento della famiglia. Ludovico quindi è chiamato agli studi giuridici che permettono di avere una professione ben remunerata.

Nel 1490 gliAriosto si trasferiscono definitivamente a Ferrara. Qui Ludovico viene iscritto all’università per attendere agli studi giuridici, ma le sue passioni sono altre: il teatro e la letteratura. Come Aristo moltissimi sono i letterati che sono stati spinti dalla famiglia a studiare legge; probabimente è convinzione dei padri di ogni tempo che si mangi di più maneggiando codici che scrivendo poemi e terzine!

Quando può Ludovico Ariosto frequenta l’ambiente teatrale, segue iun compagnia e, quando può, recita.

Dopo alcuni anni però il padre si rende conto che la passione del figlio è orientata altrove e gli concede di lasciare il diritto per le lettere. Inizia quindi il suo percorso letterario e conosce il più famoso poeta italiano dell’epoca, Pietro Bembo, che diventerà un suo caro amico.

Ludovico Ariosto si dedica con tale passione e estro alla poesia che i risultati non tardano a venire: infatti qualche anno dopo viene invitato alla corte di Ercole I d’Este, il signore di Ferrara. Ercole I è un uomo di armi e di arte, un mecenate che vuole dare lustro alla sua corte attraverso la bellezza. Per questo, nel Cinquecento, invita alla sua corte i più grandi artisti dell’epoca.

Nel 1500 muore Niccolò Ariosto e per il suo primogenito Ludovico la vita si fa difficile. Non solo deve trovare una via di sostentamento per sé, non avendo più il sostegno economico del padre, ma, edssendo il più vecchio dei dieci figli deve curarsi della formazione dei fratelli e della dote delle sorelle. Inoltre, anche se i possedimenti della famiglia non bastano al loro sostentamento, vanno comunque gestiti e curati.

Ludovico Ariosto è quindi costretto ad allontanarsi da Ferrara per organizzare la gestione dei poderi di famiglia Quindi nel 1502 deve accettare un incarico che gli viene offerto dalla famiglia Este: capitano presso La Rocca di Canossa.

Nella gestione degli affari politici e militari Ludivico manifesta grande capacità e si fa molto apprezzare. Gli viene quindi offertauna nuova opportunità: mettersi al servizio del Cardinale Ippolito d’Este. Il Crdinale aveva bisgno di un segretario personale, ma era necessario che questi fosse un chierico; suo malgrado quindi Ludovico Ariosto prende gli ordini minori e entra a servizion del cardinale.

Anche Francesco Petrarca, due secoli prima, aveva deciso di prendere gli ordini minori dopo che suo padre era morto: senza più il sostegno economico garantito dal padre aveva dovuto entrare nelle braccia di Santa Madre Chiesa. Una sorte simile li accomuna: entrambi hanno bisogno di una nuova protezione.


ludovico Ariosto però non è molto soddisfatto perchè non ha avuto in dono una vocazione e non ama neppure attendere agli incarichi che il cardinale gli impone. Lui vuole solo dedicarsi all’otium letterario, allo studio, alla lettura dei classici.

Ma un altro motivo lo rende insofferente alla sua condizione: l’amore. Ludovico si innamora di una giovane donna, Alessandra Benucci, una fanciulla sposata che però lo corrisponde. la loro relazione inizia in gran segreto e dura molti anni. Quando la donna resterà vedova Ludovico Ariosto la sposerà, ma sempre segretamente per non perdere i benefici economici garantiti dalla sua condizione di chierico.

Quando nel 1517 il cardinale Ippolito d’Este decide di partire per un lungo viaggio in Ungheria, Ludovico Ariosto lascia il suo servizio: non intende lasciare Ferrara e la donna che ama. Questo gli costa la perdita dell’impiego, ma l’anno dopo viene richiamato alla corte estense dal duca Alfonso d’Este.

Nel 1522 il duca d’Este conquista la Garfagnana; lì la situazione è complessa perchè la regione è lacerata da conflitti interni. Decide allora di inviare l’Ariosto: lo nomina governatore e lo incarica di pacificare la zona. Ludivico Ariosto porta brillantemente a termine l’incarico assegnatogli: la pace è ristabilita grazie alla fermezza e all’equilibrio del suo governatore. Il duca d’Este è molto soddisfatto del lavoro di Ariosto e vorrebbe offrirgli altri incarichi, ma Ludovico rifiuta ogni proposta: vuole solo dedicarsi alla scrittura e essere circondato dalla sua amata e dagli amici.

Solo negli ultimi anni Ludovico Ariostoo può dedicarsi all’otium letterario, tanto sognato durante tutta la vita. Egli viene riconosciuto come grande poeta e le sue opere sono apprezzate ovunque.

Muore a Ferrara nel 1533.

Periodo storico e letterario

Ludovico Ariosto nasce in pieno Rinascimento, il periodo che segna la rinascita delle lettere e delle arti.

La rinascita culturale e artistico si colloca tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’Era Moderna.

Tra Quattrocento e Cinquecento diverse sono le novità:

  • 1453 – La caduta di Costantinopoli
  • 1455 – L’invenzione della stampa a caratteri mobili fatta da Johannes Gutenberg.
  • 1492 – Cristoforo Colombo sbarca nel Nuovo mondo, evento che cambia gli equilibri dell’Europa.
  • 1492 muore Lorenzo il Magnifico. Era il Signore di Firenze, massimo esponente della famiglia Medici. Politico brillante com’era aveva permesso che gli stati italiani vivessero in pace per molte decine di anni. La sua morte riapre tensioni e conflitti che portano a un ventennio di guerre che si concludono con la pace di Noyon e il dominio francese nel Nord e quello spagnolo nel Sud della penisola.
  • 1517 – Martin Lutero pubblica le sue 95 tesi sul duomo di Wittenberg. Da questo atto di denuncia deriveranno una serie di conseguenze che porteranno alla Riforma Protestante e alla conseguente dvisione tra cattolici e protestanti.

Dal punto di vista culturale le varie corti italiane conquistano i territori con le armi ma poi investono molto denaro per mostrare il loro potere attraverso varie forme di arte. Per questo invitano alle loro corti pittori, scultori, poeti architetti, artisti che possano esaltare la loro potenza.

Una delle corti più ricche del Cinquecento eè quella degli Este a Ferrara. Alla loro corte soggiornano molti dei più autorevoli artisti del Cinquecento.

Le opere più importanti di Ludovico Ariosto

Ludovico Ariosto scrive lungo tutta la vita soprattutto in lingua volgare.

Rime

Il titolo generico identifica tutte i componimenti poetici scritti da Ariosto in volgare.

Non fu mai curata dall’autore la raccolta per la pubblicazione ma vennero pubblicati postumi nel 1546.

Le Rime sono composte da:

  • 41 sonetti,
  • 12 madrigali,
  • 5 canzoni,
  • 27 capitoli in terza rima.

Aventuroso carcere soave

Aventuroso carcere soave,
dove né per furor né per dispetto,
ma per amor e per pietà distretto
la bella e dolce mia nemica m’ave;

gli altri prigioni al volger de la chiave
s’attristano, io m’allegro: ché diletto
e non martir, vita et non morte aspetto;
né giudice sever né legge grave,

ma benigne accoglienze, ma complessi
licenziosi, ma parole sciolte
da ogni fren, ma risi, vezzi e giochi;

ma dolci baci, dolcemente impressi
ben mille e mille e mille e mille volte;
e, se potran contarsi, anche fien pochi.
PARAFRASI
La mia bella e dolce nemica, cioè la mia amata, mi ha rinchiuso in un fortunato, delizioso, soave carcere. Non mi ha rinchiuso per rabbia, per odio o per farmi un dispetto, mi ha rinchiuso lì solo per amore.
Quando gli altri innamorati, che sono prigionieri del loro amore, sentono girare la chiave che è nelle mani dell’amata, quando cioè sentono stringere il lacci d’amore, quell’aamore che li fa soffrire, tutti si rattristano, si intrisstiscono; io invece ne sono molto rallegrato. Infatti per me l’amore è un piaacere e non un tormento, io aspetto la vita che viene dall’amore, non mi aspetto la morte. Per me l’amore non coincide nè con un severo giudice e neppure con un legame troppo stretto o troppo serio.
Per me l’amore è fatto di accoglienza benevola e di abbracci sensuali e audaci, di discorsi liberi da ogni freno, da sorrisi e risate, da carezze e da giochi; è fatto di dolci baci impressi mille e mille volte ancora e, se questi baci potranno essere contati, saranno ancora pochi rispetto a quelli che ci saremo scambiati.

Il sonetto è caratterizzato da una sintassi ampia che non si lascia contenere dallo schema di terzine e quartine. Anche se la sintassi non rispetta lo schema del sonetto, il testo è ritmato.

Dalla prigionia amorosa che lega tutti gli innamorati emerge l’unicità del poeta: lui attende fiducioso l’amore e si lascia travolgere, nell’attesa dalla sensuale fervida immaginazione.

FIGURE RETORICHE
Ossimoro – v. 1 “carcere soave”
Antitesi – v. 4 “bella e dolce mia nemica”
Anafora vv. 9- 11 “ma … ma …” – “mille … mille” vv. 13-14

Satire

Ludovico Ariosto ama smasscherare i difetti e le fragilità dell’uomo e della sua società. Le Satire sono composizioi a carattere opere a carattere morale e comico che hanno lo scopo di criticare i comportamenti e la politica. Si tratta di un genere reso famoso dai poeti latino come Giovenale e Orazio, che sono stati studiat e commentati dagli umanisti.

Arisoto che ama la satira nel 1517 inaugura la tradizione satirica in volgare.

Sette sono le satire ariostesche, tutt edestinate ad amici e conoscenti; tutte trattano di un episodio autobiografico e rivendicano delle ragioni morali.

Per tutte la forma è epistolare.

Satira
num.
Destinatario Episodio
autobiografico
Ragioni morali
1Il fratello Alessandro
l’amico Ludovico
Rifiuto di seguire il Cardinal Ippolito in UngheriaRivendica il diritto ad avere la propria libertà e di vivere negli affetti dedicandosi ai suoi studi
2il fratello GalassoNecessità di un alloggio a RomaDenuncia la corruzione e l’avidità della corte pontificia
3il cugino AnnibaleNuovo impego presso il duca AlfonsoEsprime i vantaggi di una vita sobria e tranquilla; parla della ricchezza che deriva dalla fantasia e dall’interiorità
4il cugino SigismondoDifficili mansioni come governatore della GargagnanaEsprime la nostalgia per la mancanza dell’amata Alessandra e della poesia
5 il cugino Annibale Nozze di AnnibaleEsprime scettico distacco dal matrimonio e parla della volubilità femminile
6Pietro BemboRichiesta di un insegnante di greco per suo figlioEsprime la difficoltà di trovare insegnanti di elevata moralità e consider che spesso l’erudizione conduce al vizio invece che alla virtù
7il cancelliere BonaventuraRifiuto dell’incarico come ambasciatore estenze presso Clemente VIIRibadisce la sua distanza dale ambizioni mondane e esprime la preferenza per il proprio mondo

Le commedie

Il Rinascimento segna sia la rinascita del teatro classico la nascita del teatro moderno.

Ludovico Ariosto aveva iniziato prestissimo ad appassionarsi al teatro tanto che a soli 19 anni si cimenta nella scrittura di un’opera ora perduta, la Tragedia di Tisbe.

Ma il genere teatrale che ha successo nelle corti è la commedia che si inserisce perfettamente nel contesto cenebrativo e festoso della vita cortigiana. Vanno molto di moda i testi dei commediografi latini e anche Ariosto inizia col tradurre e mettere in scena diverse opere di Plauto e alcune di Terenzio.

Poi si cimenta con la scrittura di opere originali e scrive in prosa

  • La cassaria,
  • I suppositi,
  • Il negromante

Scrive in versi

  • I studenti, che però rimane incompiuta,
  • La Lena.

I protagonisti di queste commedie sono popolani, servi, prostitute e furfanti. Il poeta racconta le vicende e i vizi dei ferraresi e li descrive come un popolo senza virtù, egoista e diffidente. L’unico interesse che sembra abbiano i suoi concittadini è il profitto.

Le sue commedie diventano presto un modello per il genere teatrale comico a cui si riferiranno gli autori successivi. I cinque atti in cui è articolata la commedia hanno uno spettacolare apparato scenografico spettacolare. Non si bada a spese pittura, scultura musica e danza concorrono a realizzare uno spettacolo tanto divertente quanto sfarzoso.

L’Orlando Furioso

La corte di Ferrara è ricca e solida e il potere militare degli estensi è riconosciuto; le narrazioni legate alla vita militare, le regole della cavalleria e gli onori guerrieri attirano l’attenzione della corte anche perchè le guerre d’Italia vedono frequenti scontri tra casate italiane e eserciti stranieri.

L’argomento cavalleresco è quindi un argomento sentito e amato. Si diffondono diversi poemi cavallereschi che traggono ispirazione sia dal ciclo bretone che da quello carolingio.

Il ciclo carolingio narra le gesta dei Paladini di Carlo Magno: Famosa è la Chanson de Roland in cui si narra delle imprese del prode paladino di Carlo Magno.

Il ciclo bretone racconta le imprese di Re Artù e del cavalieri della tavola rotonda, ma anche gli incantesimi di mago Merlino e gli amori dei prodi.

A fine Quattrocento Matteo Maria Boiardo, feudatario di un piccolo emiliano e poeta alla corte ferrarese aveva scritto l’Orlando innamorato, un’opera cavalleresca che riprende i temi e i personaggi del mondo cortese mescolando tra loro elementi tratti sia dal ciclo bretone che dal carolingio. L’opera però rimane incompiuta per la morte improvvisa dell’autore.

Ludovico Ariosto, anche lui alla corte estense come Boiardo, decide di portare avanti il racconto e iniziando da dove era stato interrotto.

Il poema è scritto in 46 canti in ottave. Il verso usato è l’endecasillabo. La forma delle ottave è rigida e le rime sono ABABABCC.. Questa struttura metrica è molto usata all’epoca.

Questa la prima strofa.

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, A
le cortesie, l’audaci imprese io canto, B
che furo al tempo che passaro i Mori A
d’Africa il mare, e in Francia nocquer tanto, B
seguendo l’ire e i giovenil furori A
d’Agramante lor re, che si diè vanto B
di vendicar la morte di Troiano C
sopra re Carlo imperator romano. C

La vicenda narrata è molto complessa in quanto ruota attorno a tre filoni narrativi.

  1. La guerra tra i cristiani guidati da Carlo Magno e i saraceni comandati da Agramante.
  2. L’amore di Orlando per la principessa Angelica e la follia che travolge il paladino quando si rende conto che la sua amata lo ha tradito.
  3. L’unico amore che avrà un lieto fine, quello di Ruggiero e Bradamante, dalla cui uinone ha origine la casata degli estensi. Qui è racchiuso il tema encomiastico.

Quali sono la caratteristiche che sanciscono il successo dell’Orlando Furioso?

  • Innanzitutto l’Orlando Furioso è scritto nella lingua di uso del popolo. il volgare.
  • La narrazione procede con uno stile leggero e divertente, spesso addirittura comico. Questo affascina non solo i popolani ma anche la nobiltà.
  • Ludovico Ariosto inventa la suspense, sa creare attesa. Infatti la coesistenza dei tre filoni narrativi gli consente di interrompere gli episodi del Furioso nei momenti più adatti a tenere i lettori col fiato sospeso.
  • L’Ariosto sa che la magia affascina da sempre e quindi inserisce con saggezza maghi, pozioni e incantesimo con cui incantare anche noi.
  • Scrive in modo semplice, immediato, con naturalezza e riesce creare sfondi e ambienti in cui il lettore si trova inserito.

Pensiero e poetica dell’Ariosto

Ludovico Ariosto è uomo del Rinascimento: vorrebbe dedicare la sua vita allo studio, all’otium che hanno teorizzato i latini, una condizione di tranquillità in cui leggere, studiare, riflettere e scrivere. Per dedicarsi all’otium letterario però è necessaria una rendita che i poderi degli Ariosto non gli forniscono.

Così alla morte del padre, accetta di prendere gli ordini minori, entra al servizio del cardinale Ipplito d’Este e beneficia di uno stipendio regolare. Non ama attandere alle incombenze diplomatiche o politiche che gli vengono assegnate, ma nello svolgere i lavoro che gli vengono assegnati viene molto apprezzato sia dagli estensi che dalle popolazioni presso cui è chiamato a svolgere le sue attività.

Nella vita deve adempiere a degli obblighi ma quando scrive può togliere le briglie ai cavalli dellal sua fantasia. E così nelle Satire e nell’Orlando Furioso affida alla penna sogni e riflessioni, desideri e magia, fantasuia e comicità.

Scrivere gli consente di astrarsi dalle incombenze e di volare. E così i suoi personaggi, vittime del destino a volte impietoso, percorrono le labirintiche vie del suo romanzo regalando al lettore emozioni e divertimento.

Ottiene questo intrecciando diverse linee narrative, tradizioni antiche e consuetudini moderne, in un gioco pirotecnico e sfavillante.

Ma sotto la patina di allegria e di leggerezza passano le riflessioni esistenziali del poeta. Che cosa è importante?

  • Le ricchezze e il successo sono spesso gestite dalla Dea bendata, la Fortuna, e l’uomo non ha potere su di essa.
  • Le vicende della vita sono imprevedibili e disorientano gli uomini.

E allora cosa possiamo fare?

Ludovico Ariosto ritiene che per vivere felici sia molti più utile

  • moderare i propri desideri,
  • godere degli affetti che si è riusciti a costruire,
  • cercare la pace interiore.

Per Ludovico Ariosto l’otium, l’attività intellettuale, è la via semplice e sicura per trovare la pace interiore e raggiungere la felicità, felicità che è impossibile trovare fuori da sé stessi, ma che ricercata nel profondo dell’animo umano schiude la possibilità di godere di una vita serena.

Angelica è la metafora della ricerca vana della felicità: tutti la rincorrono ma lei fugge altrove. Orlando addirittura perde il senno e impazzisce. Ma anche Angelica segue i proncipi di Ariosot: non le interessano le ricchezze e lo sfarzo, si innamora di un semplice fante, senza ricchezze materiali, ma colpo di amore per lei.

Quando Astolfo si reca sulla luna per recuperare il senno perso da Orlando, vi trova molte virtù morali che gli uomini hanno perso e dimenticato. Ariosto ci invita quindi a riprendere contatto con i beni immateriali di cui ci siamo scordati. E ci invita parimenti a cercare valori e virtù per godere delle piccole cose quotidiane e degli affetti preziosi.

Ma Ludovico Ariosto ci dà un’altra ricetta per la felicità: la fantasia, la comincità e l’ironia. A volte la vita smette di sorriderci, ma se sappiamo guardare la realtà attraverso le lenti dell’ironia e della fantasia, sarà più facile affrontare i magici intrecci che al quotidianità ci riserva.

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Niccolò Machiavelli

Biografia

Nicolò Machiavelli, autore de Il principe, ha saputo guardare le modalità di gestione del potere con spregiudicatezza.  Nella sua opera racconta con schiettezza e lucidità quali siano i meccanismi che si muovono nelle stanze del potere.

Per questo Machiavelli è considerato il fondatore della moderna scienza politica

Nicolò Machiavelli nacque a Firenze nel 1469. La sua era una famiglia che apparteneva alla ricca borghesia. Il padre operava in ambito giuridico, ma era appassionato di letteratura. La madre coltivava la stessa passione del marito per le lettere tanto che quando Niccolò è un bambino lei scrive alcune laude sacre e le dedica proprio al figlioletto.  

La biblioteca paterna era molto fornita e qui Niccolò ebbe l’opportunità di conoscere molti testi della letteratura e della storiografia latina. Si appassionò soprattutto alle opere degli storici latini.

Firenze a quel tempo non era una città pacifica. Era stata governata fino al 1492 dalla sapiente mano di Lorenzo de’ Medici, ma alla morte del Magnifico la pace era finita.

Infatti nel 1494 Girolamo Savonarola guidò un’insurrezione popolare che portò all’allontanamento della famiglia Medici da Firenze. Venne così istituito un governo repubblicano.

L‘attività politica di Niccolò Machiavelli incominciò prima dei trent’anni. Infatti nel 1498 entrò al servizio della Repubblica Fiorentina come Segretario della Seconda Cancelleria. Il suo compito inizialmente era solo quello di redigere i documenti ufficiali, ma questo lo portò a incominciare a vedere come funzionava il sistema amministrativo fiorentino. Le cancellerie erano uffici molto importanti a quell’epoca poiché si occupavano della gestione amministrativa della città.

Le sue capacità lo portarono ben presto ad essere incaricato di svolgere attività diplomatica per conto della Repubblica fiorentina. Ben presto iniziò a girare al servizio di signori e sovrani, sia italiani che europei.

I viaggi di Niccolò Machiavelli:

  • 1500 – inviato presso la corte francese di Luigi XII;
  • 1502 – inviato presso Cesare Borgia, duca di Valentinois, detto il Valentino, un abile condottiero e politico ambizioso Che Machiavelli prese poi a modello come Principe;
  • 1503 – a Roma in occasione dell’elezione papale di Giulio II;
  • 1504 – inviato presso la corte francese di Luigi XII;
  • 1506 e 1507 – inviato nuovamente a Roma;
  • 1510 – – inviato presso la corte francese di Luigi XII;

Nel 1506 Niccolò Machiavelli venne investito del titolo di Cancelliere della milizia. Si trattava diun incarico che aveva come scopo la riorganizzazione dell’esercito della Repubblica Fiorentina. 

In questa sua veste ufficiale Machiavelli diventa il braccio destro del gonfaloniere (colui che porta il gonfalone) di Firenze. Pier Soderini era stato nominato gonfaloniere a vita ed era l’uomo politico più importante della Firenze repubblicana. Niccolò Machiavelli si trovò ad affiancare il gonfaloniere e ad essere quindi al corrente di ogni dettaglio della politica fiorentina.

La situazione politica della penisola era sempre instabile. Infatti nel 1512 la repubblica fiorentina venne attaccata e sconfitta dalle milizie pontificie e spagnole a Prato. Così la famiglia Medici poté riprendere il comando della città.

I Medici riorganizzarono la gestione politica della città e allontanarono tutti quelli che avevano collaborato col governo repubblicano.

Niccolò Macchiavelli si trovò quindi non solo ad essere estromesso dalle funzioni pubbliche, ma fu anche arrestato e torturato. I nuovi signori di Firenze non solo diffidavano del Machiavelli perché era stato Cancelliere, ma sospettavano anche che egli avesse partecipato ad una delle congiure che erano state ordite contro di loro.

Per Machiavelli quello fu un periodo davvero difficile e durissimo che lo spinse ad andarsene: scelse l’esilio e si ritirò in una villa di proprietà della sua famiglia vicino a San Casciano.

Come era stato per Dante, anche per Machiavelli l’allontanamento dall’amata Firenze costituì una svolta. Machiavelli attraversò una profonda crisi di cui resta traccia nelle lettere scritte all’amico Francesco Vettori, ambasciatore fiorentino presso la corte papale a Roma.

Ma la vita ritirata consentì anche al Machiavelli di dedicarsi alla scrittura.

Vennero scritte in questo periodo le sue opere più importanti come Il principe, I discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, La mandragola e la novella Belfagor arcidiavolo.

La sorte però periodicamente si volge e, a partire dal 1516, Machiavelli si sentì libero di rientrare un po’ alla volta in Firenze. Iniziò a frequentare un gruppo di giovani intellettuali che si riunivano nei giardini di palazzo Rucellai vicino a Santa Maria Novella. Questi giovani ammiravano Machiavelli e vedevano il lui un maestro, un modello.

Questa relazione con il gruppo infuse nuova fiducia nello scrittore. Infatti un po’ alla volta Niccolò Machiavelli si riavvicinò ai Medici e

  • venne assunto come storico ufficiale della città,
  • gli vennero affidati nuovi incarichi diplomatici,
  • fu incaricato di scrivere le Istorie fiorentine.

Ma l’instabilità politica che imperversava sulla penisola colpì nuovamente il comune toscano nel 1527: i Medici vennero nuovamente cacciati e venne restaurato di nuovo il regime repubblicano.

E la storia si ripeté ancora: Machiavelli, che era riuscito a riavvicinarsi faticosamente ai Medici venne considerato traditore della Repubblica e venne nuovamente allontanato.

Questa volta non ebbe più alcuna possibilità di rientrare e di mostrare le sue competenze. Morì esiliato, amareggiato e ammalato il 21 giugno del 1527.

Periodo storico e letterario

Niccolò Machiavelli nacque nel periodo della fioritura del Rinascimento e visse la fine dell’autonomia degli stati italiani e la frattura luterana che portò i cristiani a dividersi in Cattolici e Protestanti.

Il Quattrocento e il Cinquecento vedono rinascere la cultura e le arti nell’Umanesimo e nel Rinascimento.  

Gli uomini di quest’epoca operarono un cambiamento nel modo di vedere il mondo di cui furono ben consapevoli.

  • Se nel Medioevo il centro della vita umana era collocato nel Divino, con Umanesimo e Rinascimento il centro dell’uomo è l’uomo stesso, un uomo collocato nel mondo abitato dagli uomini: non più l’oltre, ma il presente, il qui ed ora.
  • Nel Medioevo si costruivano chiese, nel Rinascimento si costruiscono ancora chiese, ma anche palazzi e piazze.
  • Nel Medioevo si dipingevano soggetti sacri, ora si ritraggono sovrani e signori, ma anche soggetti mitologici ed eroici.
  • Si guarda al modo con occhio analitico e si scoprono le leggi della prospettiva.
  • Si leggono i testi del passato per comprendere il passato con occhio filologico.

Dal punto di vista politico l’epoca di Machiavelli fu un’epoca di transizione.

Fino al 1492 Lorenzo il Magnifico, carismatico esponente della famiglia Medici e Signore rispettato dai diversi stati della penisola italiana, aveva perseguito una politica volta a mantenere l’equilibrio tra le diverse signorie italiche.

La sua morte, avvenuta nel 1492 segnò la fine di un’epoca di stabilità. Nel 1494 i Medici persero il predominio su Firenze e nacque la Prima Repubblica Fiorentina.

Ma l’equilibrio garantito nella penisola dal Magnifico crollò e nel 1494 la penisola italica, divisa in molti principati autonomi, divenne terra di conquista da parte delle potenze straniere: la Spagna e Francia si contendevano il predominio della penisola.

Iniziarono così una serie di guerre che si giocarono sulla penisola italica tra i francesi e gli spagnoli.

Solo con la pace di Noyon del 1516 i conflitti si placarono: la Francia aveva il predominio del milanese e la Spagna governava il regno di Napoli.

Così finì l’autonomia degli stati italiani.

Nel 1517 Martin Lutero affisse sulle porte del duomo di Wittenberg le sue 95 tesi. Il monaco agostiniano protestava contro la corruzione della chiesa di Roma. Lo scontro tra Lutero, Carlo V, imperatore dell’Impero Asburgico e il papato fu lungo ed estenuante. La corruzione in cui versava la corte papale fece sì che le proteste luterane fossero accolte oltralpe e dilagassero rapidamente.

Carlo V e il papa fecero molti tentativi per convincere i protestanti a rinunciare alle loro proteste, ma non ci riuscirono.

In seguito a questo la chiesa di Roma si rinnovò grazie alle delibere del Concilio di Trento (1545 – 1563).

Le opere più importanti di Niccolò Macchiavelli

Le opere di Niccolò Machiavelli corono un periodo che va dagli ultimi anni del Quattrocento fino alla sua morte.

  • Le sue lettere furono raccolte dai posteri in un Epistolario. Le lettere non erano state destinate alla da Machiavelli. Gli argomenti trattati sono vari: da riflessioni politiche di alto livello a intime confessioni. Da segnalare la fitta corrispondenza intrattenuta dall’autore con l’amico ambasciatore Francesco Vettori durante il suo esilio volontario a San Casciano.
  • Discorsi sotto la sopra la prima Deca di Tito Livio vennero composti tra il 1513 e il 1520 va vennero resi pubblici solo nel 1531. Niccolò Machiavelli analizzò i primi dieci libri dell’opera dello storico latino Tito Livio convinto che l’analisi delle azioni politiche dell’antichità potesse essere utile per capire le leggi sottese alla gestione del potere politico.
  • La mandragola è una divertente commedia in cinque atti composta intorno al 1518. L’opera, che ancora oggi gode di un certo successo tanto da essere rappresentata regolarmente da diverse compagnie teatrali, è ambientata a Firenze nel 1500.

Qui il link per vederne il fimo realizzato nel 1965 da Alberto Lattuada.

  • Il protagonista della vicenda è Callimaco, affascinante giovane uomo, esponente della nobiltà fiorentina, che si è innamorato della bella Lucrezia. La giovane donna è sposata con Nicia, un anziano notabile. La ragazza è pudica e fedele, quindi inavvicinabile. Ma Nicia, il marito, ha una debolezza: è disposto a qualsiasi cosa pur di avere un figlio.
  • Il ruffiano Ligurio si offre di aiutare Callimaco a raggiungere la ragazza. I due mettono in scena un imbroglio grazie al quale il giovane innamorato raggiungerà la sua bella.
  • La vicenda è spassosa e il messaggio dell’autore si deve intuire sotto il sorriso: tutti i personaggi sono disposti a tutto pur di raggiungere i loro obiettivi. Solo Lucrezia onesta e pura sembra sottrarsi a questa regola, ma, alla fine della vicenda, anche lei sceglierà l’imbroglio!
  • Le istorie fiorentine, commissionate dai Medici raccontano le storie fiorentine tra il 1434, quando Cosimo il vecchio rientrò a Firenze, e il 1492, quando morì Lorenzo il Magnifico.
  • Dell’Arte della guerra è un trattato in cui Machiavelli immagina di dialogare con i giovani intellettuali che lo ammiravano e con i quali si incontrava nei giardini di palazzo Rucellai, vicino a Ponte Vecchio.
  • Clizia è una commedia in cinque atti, in prosa. Machiavelli trae ispirazione da una commedia del commediografo latino Plauto.

Il principe

Nel 1512 Niccolò Machiavelli decise di esiliarsi per sfuggire alla situazione spinosa che si era creata in Firenze col rientro dei Medici.

In quel periodo scrisse questo breve trattato, un testo asciutto, dedicato ai Medici e agli altri principi italiani in cui raccontare i segreti dell’arte di gestire lo stato che aveva individuato negli anni in cui lavorava come cancelliere a Firenze e nelle sue missioni diplomatiche.

L’opera venne resa pubblica solo postuma, nel 1532 e subì quindi il rimaneggiamento degli editori. 

L’autore dedicò l’opera a Lorenzo de’ Medici.

Nei primi 11 capitoli Niccolò Machiavelli spiegava le modalità con cui i principi possono acquisire e conservare uno stato. Ci sono infatti diversi tipi di Principato: quello acquisito per via ereditaria, quello conquistato e quello assegnato come privilegio ecclesiastico. 

Il modello di Principe a cui Machiavelli si ispirò fu Cesare Borgia, duca di Valentino. 

L’autori quindi analizzò come il duca di Valentino

  • riuscì ad avere il potere grazie alla fortuna e l’appoggio altrui,
  • seppe conservare tale potere con coraggio ingegno e virtù,
  • abbia usato sapientemente crudeltà e scelleratezze, due abilità che possono anche essere usate al servizio dello stato.

Inoltre Niccolò Machiavelli affronta alcuni temi politici.

Parlando di armi l’autore mostrò l’inaffidabilità delle truppe mercenarie; egli sosteneva infatti che un principe dovesse circondarsi di soldati a lui fedeli e non di truppe disposte a cambiare fazione in base al solo vantaggio economico.

Machiavelli analizzò le qualità dell’uomo di governo e mostrò che, negli uomini di governo, un comportamento immorale garantiva spesso il successo politico.

Questo perché, secondo Machiavelli, l’uomo è egoista e inaffidabile; infatti i rapporti tra uomini sono basati solo su violenza e prevaricazione.

Per questo il Principe che vuole mantenere il potere deve essere risoluto e spietato, furbo e scaltro, capace di usare l’imbroglio se necessario, forte e deciso. Deve farsi temere dai sudditi, non farsi amare!

Dedica

Desiderando io adunque offerirmi alla Vostra Magnificenza con
qualche testimone della servitù mia verso di quella, non ho trovato, tra
la mia suppellettile, cosa, quale io abbia più cara, o tanto stimi, quanto
la cognizione delle azioni degli uomini grandi, imparata da me con una
lunga sperienza delle cose moderne, ed una continova lezione delle
antiche, la quale avendo io con gran diligenza lungamente escogitata
ed esaminata, ed ora in uno piccolo volume ridotta, mando alla
Magnificenza Vostra.
(Il Principe, Dedica)

Il Principe, capitolo 18

Pertanto, a uno principe è necessario sapere bene usare la bestia e
l’uomo.
Questa parte è suta insegnata a’ principi copertamente dagli antichi scrittori; li quali scrivono come Achille e molti altri di quelli principi antichi furono dati a nutrire a Chirone centauro, che sotto la sua disciplina li custodissi.
Il che non vuole dire altro, avere per precettore uno mezzo bestia e mezzo uomo, se non che bisogna a uno principe sapere usare l’una e l’altra natura; e l’una sanza l’altra non è durabile
Sendo, dunque, uno principe necessitato sapere bene usare la bestia, debbe di quelle pigliare la golpe e il lione; perché il lione non si defende da’ lacci, la golpe non si defende da’ lupi.
Bisogna, adunque, essere golpe a conoscere e’ lacci, e lione a bigottire e’ lupi.
Coloro che stanno semplicemente in sul lione, non se ne intendano.
Non può, pertanto, uno signore prudente, né debbe, osservare la fede, quando tale osservanzia li torni contro e che sono spente le cagioni che la feciono promettere.
E se gli uomini fussino tutti buoni, questo precetto non sarebbe buono; ma perché sono tristi, e non la osservarebbono a te, tu etiam non l’hai ad osservare a loro.
Né mai a uno principe mancorono cagioni legittime di colorire la inosservanzia
Et hassi ad intendere questo, che uno principe, e massime
uno principe nuovo, non può osservare tutte quelle cose
per le quali li uomini sono tenuti buoni, sendo spesso
necessitato, per mantenere lo stato, operare contro alla
fede, contro alla carità, contro alla umanità, contro alla
religione. E però bisogna che elli abbi uno animo disposto
a volgersi secondo ch’e’ venti e le variazioni della fortuna li
comandono, e, come di sopra dissi, non partirsi dal bene,
potendo, ma sapere intrare nel male, necessitato.

Il principe capitolo 25

Concludo, adunque, che, variando la fortuna, e stando gli uomini ne’ loro modi ostinati, sono felici mentre concordano insieme, e, come discordano, infelici.
Io iudico bene questo: che sia meglio essere impetuoso che respettivo; perché la fortuna è donna, ed è necessario, volendola tenere sotto, batterla e urtarla.
E si vede che la si lascia più vincere da questi, che da quelli che freddamente procedano; e però sempre, come donna, è amica de’
giovani, perché sono meno respettivi, più feroci e con più audacia la comandano.
(Il Principe, capitolo 25)

Pensiero e poetica di Machiavelli

Nicolò Machiavelli è uomo razionale che scrive con lucidità e competenza. Il suo è l’atteggiamento tipico dell’uomo nuovo, l’Umanista, l’uomo del Rinascimento.

Lui non scrive per sentito dire, lui analizza la realtà che conosce, di cui ha esperienza. Aver lavorato presso la Cancelleria fiorentina e le varie missioni diplomatiche gli hanno permesso di toccare con mano i meccanismi del potere.

 È quindi per l’esperienza fatta che l’autore formula una sua teoria dello stato e individua i criteri dell’azione politica. Al centro del pensiero di Niccolò Machiavelli è la convinzione che si debba partire dalla realtà dei fatti e non da modelli astratti, non da idee etiche e morali che non hanno niente a che fare con la realtà.

Per poter governare in modo efficace secondo l’autore bisogna quindi saper osservare la realtà.

Non serve guardare alla realtà pensando a ciò che si vorrebbe e non a quello che c’è.

Bisogna guardare alla realtà e fare i conti con essa. E Machiavelli sceglie di osservare come hanno agito i governanti per capire cosa funziona e come funziona. E ce lo racconta nel suo principe. L’autore non dà mai giudizi morali: non dice si deve fare così perché è giusto. Dice per mantenere il potere si agisce in questo modo, no perché sia giusto, ma solo perché funziona così.

L’approccio di Machiavelli dunque è pratico e realistico, senza tirare in ballo idee morali o religiose; lui racconta la politica come accade nella realtà.

L’atteggiamento di Machiavelli lo porta a fare della politica una scienza autonoma.

Ma Machiavelli non si limita ad osservare l’agire dei principi della sua epoca, ma studia anche la storia degli antichi romani per trovare anche lì regole e prassi della politica e del potere.

Machiavelli osserva il comportamento dell’uomo e considera la malvagità della natura umana. Dam momento che la natura umana è malvagia, chi governa dev’essere capace anche di compiere il male. Questo non toglie che il principe deve conoscere il bene e tenere il bene come obiettivo centrale del suo agire.

Ma se il Principe si limita ad agire aspirando al bene, egli otterrà solo la rovina del suo stato. E siccome il fine di ogni governo è la conservazione dello stato, il Principe deve agire per la stabilità dello stato, indipendentemente dal suo contenuto morale.

Sull’opera di Machiavelli si è detto molto. Il famoso detto “Il fine giustifica i mezzi” è stato ingiustamente attribuito a lui. La chiesa ha scomunicato questo autore e la sua opera e ha inserito il Principe nell’indice dei libri proibiti. Eppure quella stessa Chiesa che lo ha scomunicato ha agito infinte volte senza etica e senza morale, usando forza e astuzia per mantenere il potere e sottomettere per secoli le popolazioni. Sembra che abbia imparato molto bene le indicazioni di Niccolò Machiavelli.



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cinquecento età moderna Seicento

L’età Moderna

Con questa espressione si intende il periodo che dalla fine del XV secolo arriva alla fine del Settecento. La parola italiana “moderno” deriva dal latino tardo “modernus”, ora, in questo momento. Il termine però ha un significato ambiguo, poiché dal punto di vista lessicale coincide con “contemporaneo”, ma nella periodizzazione propriamente storica l’età moderna sta ad indicare l’età che precede quella contemporanea.

La fine del medioevo e l’avvento dell’età moderna si caratterizzano per un insieme di elementi diversi che portarono gli storici a parlare di “modernità”.

  • La sensazione che l’uomo fosse al centro dell’universo. Umanesimo e Rinascimento testimoniano la progressiva affermazione della centralità dell’uomo.
  • L’interesse appassionato per la natura: la scienza offrirà nuovi strumenti di osservazione.
  • La rivoluzione scientifica.
  • La riforma protestante, partita dalla protesta di Martin Lutero e la controriforma cattolica.
  • L’emergere della coscienza – di cui fu principale interprete a livello teorico Machiavelli – dell’autonomia dalla religione e dalla chiesa della politica.
  • La consapevolezza che la politica ha il compito di obbedire, per essere efficace, alle regole sue proprie, al servizio di progetti di ordine terreno.
  • La formazione di un nuovo strato di intellettuali, alcuni di stato ecclesiastico, altri laici al servizio diretto dei sovrani e dell’alta nobiltà; in questo contesto sociale si sviluppano nuove idee che porteranno a formare e a influenzare una opinione pubblica, opinione pubblica che era impensabelie nel medioevo.
  • Le grandi invenzioni come la stampa e la polvere da sparo.
  • Le nuove scoperte geografiche.
  • La nascita dello stato moderno.
  • Il colonialismo

Fonti

https://dizionaripiu.zanichelli.it/storiadigitale/p/percorso/64/leta-moderna