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La crisi del ’29

Gli Stati Uniti erano l’unico paese che, pur avendo combattuto la prima guerra mondiale, non aveva registrato un deficit economico al termine del conflitto. Infatti gli Stati Uniti erano i maggiori creditori di tutti i paesi d’Europa tanto che nel corso del primo dopoguerra si trovarono a recuperare progressivamente il denaro prestato ai paesi belligeranti oltreoceano. Ma forse proprio quell’ingente flusso di denaro che contribuì a far esplodere la più grande crisi economica del Novecento, una crisi destinata ad avere ripercussioni sull’economia mondiale.

Per comprendere le cause della crisi occorre considerare l’andamento dell’economia statunitense negli anni Venti. 

Quello vissuto dagli USA era stato un boom economico senza precedenti: tra il 1922 e il 1929 il reddito nazionale era cresciuto in modo importante:

Reddito nazionale+ 4% all’anno
Produzione+ 64%
Profitti+ 76%
Produttività del lavoro + 43%
Salari + 30%

Nel marzo del 1929, poco prima del grande crollo, il presidente repubblicano Calvin Coolidge aveva affermato: 

“Noi in America siamo più vicini al trionfo finale sulla miseria di quanto lo siamo mai stati nella storia di questa terra.
Quella che si prospetta al mondo di oggi è la più grande epoca di espansione commerciale della storia.”

Queste  parole però furono disilluse pochi mesi dopo quando con il 24 ottobre 1929 inizia una recessione destinata a concludersi solo con la Seconda Guerra Mondiale. 

Le cause della crisi

Nel cercare di comprendere gli eventi che hanno provocato questa crisi gli storici individuano tre grandi cause:  

  • la debolezza della domanda causata dalla sovrapproduzione,
  • la crisi agricola, 
  • le speculazioni e i facili guadagni. 

Primo: la debolezza della domanda

In tutto il decennio precedente, la crescita di produzione e dei profitti era aumentato molto; il potere d’acquisto della popolazione era aumentato sì, ma in misura decisamente minore. Quindi la popolazione non poteva acquistare tutto quello che l’aumento di produzione aveva messo sul mercato.

Questo provocò alla lunga un indebolimento della domanda: il mercato, dopo una lunga fase di espansione favorita dal sistema delle vendite rateali entrò in una condizione vicina alla saturazione.

Anche se i consumi dei ceti alti e medio alti continuavano a crescere in modo importante, questo non fu sufficiente per mantenere costantemente alto il potere d’acquisto complessivo dell’economia. Il potere d’acquisto infatti dipende soprattutto dal livello dei salari.  

Secondo: la crisi agricola 

Nel corso della seconda metà degli anni Venti emersero delle difficoltà nel settore agricolo.

Durante la Grande guerra l’agricoltura statunitense (assieme a quella argentina, australiana e canadese) aveva accresciuto la propria produzione e innalzato il livello di rendimento dei suoli per sostenere la richiesta europea. 

Per i paesi produttori di cereali la guerra era stata un buon affare: la riduzione della produzione interna europea aveva garantito un mercato più ampio e prezzi crescenti. Questo aveva indotto i coltivatori americani ad effettuare grossi investimenti mettendo a coltura nuove terre e intensificando la meccanizzazione delle lavorazioni agricole. Furono impiegati, ad esempio, su larga scala i trattori. Ma per fare questo le aziende agricole si erano fortemente indebitate con le banche.

Negli anni Venti la ripresa dell’agricoltura europea fece venir meno queste condizioni favorevoli: i coltivatori statunitensi che esportavano il 30% della loro produzione si trovarono di fronte a:

  • riduzione dei prezzi,
  • diminuzione dei guadagni,
  • conseguente difficoltà o addirittura impossibilità di restituire i prestiti.

Questa situazione provocò, nel corso degli anni Venti, il fallimento di parecchie piccole banche.

Terzo: speculazioni e guadagni facili

Nella seconda metà degli anni Venti, molto denaro girava nel mercato americano. Si incominciò quindi ad investire buona parte dei profitti industriali in operazioni finanziarie. Le banche facevano da intermediarie tra l’industria e la Borsa: una enorme massa di denaro vi veniva investita.

Il termine borsa deriva dal nome di una famiglia fiamminga di mercanti, i Van der Burse, che nel Trecento riunivano altri mercanti per scambiare merci e stabilirne assieme il prezzo. 

In quella fase i finanzieri, inebriati dall’ingente quantità di denaro disponibile, avviarono un gioco di speculazione borsistica al rialzo: si compravano azioni in modo da farne crescere il prezzo, in base al principio della domanda e dell’offerta, per poi rivenderle guadagnando la differenza.

La borsa funziona in questo modo: se la quantità di denaro investita è grande, cioè se ci sono molti acquisti, l’indice della Borsa si mantiene in ascesa (si pensi che l’indice della borsa di Wall Street ha più che raddoppiato il suo valore tra il 1924 e il 1929).

Se l’indice della borsa rimane a lungo in crescita, nei compratori di titoli si genera fiducia. Così accade che molte persone pensano che convenga investire in questo modo il proprio denaro per ottenere un immediato guadagno.

E negli USA, negli anni Venti accadde proprio questo. Si diffuse la convinzione che la borsa garantisse un rapido arricchimento a tutti. Questa convinzione generò euforia. L’euforia coinvolse non solo i ceti più abbienti ma anche una grande quantità di piccoli risparmiatori che preferirono giocare in borsa il proprio denaro piuttosto che risparmiarlo o destinarlo ai consumi. 

Era infatti sufficiente pagare tra il 10 e il 50% del costo iniziale delle azioni per acquistarle e entrare nel gioco del guadagno. Si prevedeva poi di rimborsare quanto non versato nella prima fase a vendita avvenuta. Si consideri che questa corsa al rialzo fu accelerata proprio dal fatto che gli ingenti capitali europee si erano resi disponibili dalla ripresa economica dopo la guerra. Tali capitali presero la via di Wall Street, perché tutti erano attirati dalle fruttuose speculazioni che da anni vi si realizzavano. 

Tutti erano convinti che questa tendenza fosse inarrestabile. Ogni tanto si sentiva qualche voce fuori dal coro come quella di Al Capone che dichiarava: “In borsa sono tutti dei delinquenti”. Oppure quella di chi preannunciava che sarebbe accaduto un crack, ma nessuno li ascoltò. 

Piccoli e grandi investitori furono travolti dal gioco della speculazione finanziaria:  operatori finanziari e uomini dello spettacolo, imprenditori e casalinghe, politici e semplici salariati,  tutti furono illusi da quella bolla speculativa. 

La bolla speculativa

Il valore finanziario dell’economia si gonfiava a dismisura senza una corrispondente crescita dell’economia reale. A questa enorme crescita del mercato dei titoli azionari, non corrispondeva un aumento della ricchezza prodotta e consumata. Il valore delle aziende aumentava virtualmente, ma non aumentava il valore reale delle aziende.

Il 24 ottobre 1929 l’indice di Wall Street iniziò a scendere. Come mai? Bastò pochissimo, una piccola flessione causata dal fatto che venivano offerte alla vendita più azioni di quante ne venissero richieste. Questo cambio di tendenza, causò un cambio di comportamento: risparmiatori e speculatori iniziarono a vendere per timore di subire perdite. Si diffuse il panico. Più si vendeva più diminuiva il valore delle azioni. Più diminuiva, più gli azionisti tentavano di sbarazzarsi delle azioni, prima che il loro valore fosse inferiore rispetto al valore che avevano quando loro avevano acquistato. Questo determinò una nuova ondata di vendite, una spirale negativa, un vortice impossibile da fermare.

E così accadde che il crollo fu progressivo e inarrestabile. Tutti i tentativi compiuti dalle autorità monetarie e dalle banche per tentare di invertire la tendenza, di arginare il crollo risultarono inutili.

L’indice della borsa iniziò a cadere verticalmente il 24 ottobre 1929, il giovedì nero, e nel 1932 raggiunse la sua quota minima.

Nel ’29 oltre 16 milioni di azioni furono vendute in pochi giorni. Prese quindi l’avvio una spirale di caduta dell’economia che durò ben 4 anni, prima che si avessero i primi segni di ripresa.

Dalla Borsa la crisi si allargò a macchia d’olio fino a coinvolgere tutto il sistema economico. 

Inoltre quelli che avevano affidato i loro risparmi alle banche, per timore di perdere i loro risparmi, presi dal panico, si precipitarono a ritirare i loro depositi. Ma quando le banche avevano esaurito la liquidità erano costrette a chiudere. Una catena di fallimenti investì le banche coinvolte nelle speculazioni. Oltre 5000 banche chiuse i battenti e quasi 2300 chiusero nel 1931. 

La recessione nell’economia

Le banche che non avevano chiuso i battenti cambiarono comunque i loro protocolli.

  • Le banche ridussero drasticamente i finanziamenti sia alle imprese per investimenti sia ai privati (per esempio i mutui per l’acquisto della casa).
  • Tutto il sistema entrò in una grave crisi di liquidità: mancava cioè il denaro per finanziare le attività economiche. 
  • La domanda di beni di consumo, che si stava già indebolendo, diminuì ulteriormente. Le industrie quindi dovettero ridurre la produzione, licenziare e chiudere. Lo stesso fecero anche le imprese edili.
  • Si avviò quindi una sempre più accelerata recessione dell’economia

La crisi fu lunga e profonda tutti gli indicatori economici registrarono tra il 1929 e il 1933 una grave flessione. In quattro anni gli Stati Uniti persero metà della loro ricchezza, 13 milioni di persone rimasero senza lavoro, un quarto della forza lavoro era disoccupata.

La dimensione internazionale della crisi 

Sul piano internazionale le conseguenze della crisi di Wall Street furono gravissime a causa della percentuale di produzione mondiale detenuta dagli Stati Uniti e dei legami finanziari con l’Europa e l’America Latina. Si pensi che gli Stati Uniti detenevano circa il 45%  della produzione mondiale.

Con la crisi le importazioni statunitensi diminuire drasticamente.

Tra il ’29 e il ’32 il 70% delle importazioni statunitensi fu sospeso. Si interruppe. Inoltre si interruppe il flusso di capitali statunitensi verso l’Europa. Questo provocò una recessione economica in tutti i paesi industrializzati. Causò:

  • aumento della disoccupazione,
  • caduta dei prezzi dei prodotti agricoli e delle materie prime.

Penalizzò massicciamente i paesi esportatori dell’America Latina.

In Europa la crisi fu particolarmente grave in Germania e in Austria che stavano lavorando alla ricostruzione dopo la Grande guerra grazie ai capitali statunitensi.

L’interruzione degli aiuti USA causò una violenta crisi. La Germania che si stava faticosamente risollevando ripiombò nel baratro della crisi e questo costituì un terreno fertile alla rapida ascesa del nazismo.

Riduzione dei commerci e protezionismo

Per effetto della crisi, il commercio internazionale cominciò a ridursi. Questo comportò non solo un rallentamento nell’attività economica a livello mondiale, ma anche una minore apertura nei rapporti tra i diversi paesi. La crisi fu infatti un fattore di grave instabilità internazionale sia economica che politica perché spinse tutti gli stati a rinchiudersi economicamente. Furono adottate politiche protezionistiche da tutti gli Stati per cercare una via d’uscita dalla difficile situazione e venne accentuata la concorrenza con gli altri paesi.

Fonti

  • M. Fossati, G. Luppi, E. Zanette, PARLARE DI STORIA, Pearson
  • https://keynes.scuole.bo.it/sitididattici/farestoria/index.html
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Nazismo

Lo stato nazista si costituisce dopo il 1933. Tra il 1919 e il 1933 il potere è in mano alla Repubblica di Weimar. Hitler comincia a cercare di arrivare al potere già dagli anni 20.

Ammira Benito Mussolini, lo considera il suo modello e cerca di imitarlo.

Dopo la crisi del 1929 Hitler cavalca il malcontento; la sua popolarità aumenta progressivamente. Nel 1933 Hitler diventa cancelliere e nel ’34, alla morte del presidente Hindenburg assume su di sé anche i poteri del capo di Stato diventando dittatore.

La Germania di Hitler è un paese nel quale avviene l’identificazione tra il partito e lo stato. Hitler non cambia le leggi lentamente come fa Mussolini, ma improvvisamente impone la sua volontà, assume su di sé tutti i poteri, annulla lo stato di diritto, annulla le autonomie degli organi istituzionali e crea la dittatura.

Lo stato nazista si costituisce subito dopo l’incendio del Reichstag, sede del parlamento tedesco. Hitler accusa i comunisti del rogo, arresta gli esponenti del partito comunista e ne approfitta per assumere i pieni poteri e per instaurare la sua dittatura. Il 20 marzo del 1933 avviene l’apertura del primo lager a Dachau, il primo campo di concentramento nel quale dovevano andare tutti gli esponenti dell’opposizione. La scusa per realizzare tali luoghi era quella di rieducare chi non era in linea con il pensiero nazista.

Il 14 luglio del 1933 vengono sciolti tutti i partiti e il 30 giugno del 1934 si ricorda la Notte dei lunghi coltelli, la notte nella quale vengono assassinati tutti i dirigenti delle SA le squadre d’assalto.  In questo modo lui assume il potere totale e assoluto dopo aver eliminato chiunque avrebbe limitare o controllare la sua attività.

Quali sono gli elementi del totalitarismo nazista?

  1. L’ideologia della propaganda delle organizzazioni di massa, come il fascismo, con l’obiettivo di costruire il consenso;
  2. Uno dei principi su cui si basa il potere nazista è quello del razzismo. Le leggi di Norimberga dichiarano l’intenzione di annientare la diversità di ogni di ogni tipo. In Germania si usa violenza contro tutte le forme di diversità: si sterilizzano prima e si uccidono poi malati psichiatrici, anziani, disabili, omosessuali, Rom. Gli ebrei poi saranno l’obiettivo della violenza di Hitler.
  3. Il terrore è uno degli strumenti di controllo sociale. Le SS, la Gestapo e i lager sono strumenti di repressione del dissenso.
  4. Il Fuhrer ha il controllo assoluto sull’economia. L’economia viene organizzata direttamente dall’alto. L’economia tedesca è funzionale alla guerra. L’obiettivo è quello di aumentare lo spazio vitale (Lebensraum) in cui permettere lo sviluppo della società tedesca. Si vuole garantire la piena occupazione dei tedeschi. Si creano grandi opere pubbliche e si investe tantissimo nelle spese militari.

In questa immagine possiamo vedere come sono cambiate le spese nel bilancio dello stato germanico dalla Repubblica di Weimar al regime nazista, tra il 1928 e il 1938. Come potete notare c’è stato un incremento degli investimenti nell’ambito dei trasporti e un incremento decisamente considerevole per quanto riguarda le spese per gli armamenti.

Vie di comunicazione e armamenti sono funzionali alla guerra. Questo ci chiarisce in modo inequivocabile quali fossero le intenzioni del dittatore.

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Conflitti del Novecento fascismo Novecento regimi totalitari

Fascismo

I Fasci di combattimento

Nel 1919 Benito Mussolini, ex direttore dell’Avanti, giornale di ispirazione socialista fondò i Fasci di combattimento.

I Fasci nacquero come antipartito e proponevano il seguente programma.

FASCI ITALIANI DI COMBATTIMENTO – Comitato Centrale
MILANO – Via Paolo da Cannobbio, 37 – Telefono 7156

Italiani!
Ecco il programma nazionale di un movimento sanamente italiano.
Rivoluzionario, perchè antidogmatico e antidemagogico; fortemente innovatore perchè antipregiudizievole.
Noi poniamo la valorizzazione della guerra rivoluzionaria al di sopra di tutto e di tutti.
Gli altri problemi: burocrazia, amministrativi, giuridici, scolastici, coloniali, ecc. li tracceremo quando avremo creata la classe dirigente.

Per questo NOI VOGLIAMO:
Per il problema politico
a) — Suffragio universale a scrutinio di Lista regionale, con rappresentanza proporzionale, voto ed eleggibilità per le donne.
b) — Il minimo di età per gli elettori abbassato ai 18 anni; quello per i Deputati abbassato ai 25 anni.
c) — L’abolizione del Senato.
d) — La convocazione di una Assemblea Nazionale per la durata di tre anni, il cui primo compito sia quello di stabilire la forma di costituzione dello Stato.
e) — La formazione di Consigli Nazionali tecnici del lavoro, dell’industria, dei trasporti, dell’igiene sociale, delle comunicazioni ecc. eletti dalle collettività professionali o di mestiere, con poteri legislativi, e col diritto di eleggere un Commissario Generale con poteri di Ministro.

Per il problema sociale:
NOI VOGLIAMO:
a) — La sollecita promulgazione di una Legge dello Stato che sancisca per tutti i lavoratori la giornata legale di otto ore di lavoro.
b) — I minimi di paga.
c) — La partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori al funzionamento tecnico dell’industria.
d) — L’affidamento alle stesse organizzazioni proletarie (che ne siano degne moralmente e tecnicamente) della gestione di industrie o servizi pubblici.
e) — La rapida e completa sistemazione dei ferrovieri e di tutte le industrie dei trasporti.
f) — Una necessaria modificazione del progetto di legge di assicurazione sull’invalidità e sulla vecchiaia, abbassando il limite di età, proposto attualmente a 65 anni, a 55 anni.

Per il problema militare:
NOI VOGLIAMO:
a) — L’istituzione di una milizia nazionale con brevi servizi di istruzione e compito esclusivamente difensivo.
b) — La nazionalizzazione di tutte le Fabbriche di Armi e di esplosivi.
c) — Una politica estera nazionale intesa a valorizzare nelle competizioni pacifiche della civiltà, la nazione italiana nel mondo.

Per il problema finanziario:
NOI VOGLIAMO:
a) — Una forte imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo, che abbia la forma di vera ESPROPRIAZIONE PARZIALE di tutte le ricchezze.
b) — Il sequestro di tutti i beni delle Congregazioni religiose e l’abolizione di tutte le mense Vescovili, che costituiscono una enorme passività per la Nazione, e un privilegio di pochi.
c) — La revisione di tutti i contratti di forniture di guerra, ed il sequestro dell’85% dei profitti di guerra.
Dopo aver letto il programma dei Fasci di combattimento quale immagine di questo movimento emerge?

Il programma era repubblicano e ultrademocratico col diritto di voto per le donne, la giornata lavorativa di otto ore e la tassazione straordinaria dei capitali.

Queste proposte verranno poi dimenticate dal regime fascista. Si osservi che il programma proponeva anche il mito della violenza «rigeneratrice» elemento che invece rimarrà nei programmi del Duce.

La prima azione compiuta dai fasci di combattimento fu la distruzione della sede dell’Avanti, nell’aprile del 1919.

Nel 1914 – 1915 Mussolini era direttore dell’Avanti, testata giornalistica che sosteneva le idee socialiste.
In Italia era acceso il dibattito tra interventisti e neutralisti. Il partito socialista sosteneva in maniera decisa il neutralismo: l’Italia non avrebbe dovuto entrare in guerra.
Mussolini, nonostante l’orientamento del suo partito, abbracciava le proposte degli interventisti.
Sicuro di essere seguito dal partito egli chiede alla direzione nazionale del Partito Socialista Italiano di sostenere la sua nuova linea.
Non ascoltato Mussolini rassegnò le sue dimissioni.

Il fascismo arrivò al governo dopo un periodo di instabilità politica. Nel 1919 i Fasci contavano 31 sezioni e 870 iscritti e alle elezioni del 1919 i Fasci ottennero 4000 voti, ma nessun seggio.

In questa prima fase avevano un potere marginale, ma progressivamente divennero sempre più importanti.

Acquisirono infatti sempre più potere perché:

  • abbandonarono l’iniziale radicalismo,
  • si proposero come strumento di organizzazione politica della borghesia produttiva e dei ceti medi – questi non si riconoscevano nei partiti tradizionali e nello stato liberale,
  • fecero un uso “sapiente” della violenza politica.

Operazioni squadriste

Nel 1920 iniziarono le spedizioni delle squadre d’azione fasciste. Le squadre erano composte da:

  • giovani ex combattenti,
  • ufficiali appena congedati,
  • arditi,
  • studenti,
  • disoccupati al soldo degli agrari.

Spesso gli squadristi provenivano dal ceto piccolo borghese e dal ceto medio. Si muovevano rapidamente da un borgo all’altro a bordo di un camion, di notte.

L’obiettivo delle squadre era:

  • disarticolare il sistema sindacale,
  • intimidire l’avversario politico,
  • attirare nuovi proseliti.

Le squadre delle camicie nere, questa la divisa degli appartenenti ai fasci di combattimento, attaccavano simboli dei partiti comunisti e socialisti. Nelle aree agricole gli imprenditori agrari assoldavano le squadre di fascisti contro le conquiste ottenute dai movimenti contadini di matrice socialista o cattolica.

Tra 1921-1922 le violenze aumentarono, arrivando ad occupare anche intere città come Bologna.

E cosa fecero le forze dell’ordine?

Nulla! Le forze dell’ordine e la magistratura non intervennero, ma tollerarono, senza cercare in alcun modo di reprimere tali movimenti violenti. E così il fascismo agì indisturbato, senza dover fare i conti con le forze dell’ordine.

GLI STRUMENTI DELLO SQUADRISMO
• Camicia nera
• Fascio littorio di origine etrusca – insegna del potere dei magistrati
• Manganello – Simbolo di forza e vitalità
• Olio di ricino somministrato con forza dopo l’uso dei manganelli

Lo squadrismo si rafforzò progressivamente; all’interno nel movimenti si designavano i capi del fascismo locale, i dirigenti del futuro Partito Fascista. Questi costruirono il loro potere attraverso la violenza e il terrore.

I simboli del fascismo:
FASCIO LITTORIO nell’antica Roma il fascio era il simbolo del potere dei magistrati
SALUTO ROMANO diventa simbolo ufficiale del regime, reso obbligatorio dal 1932 al posto della stretta di mano perché considerata segno di eccessiva familiarità e mollezza.
Quanto corrisponde l’immagine che emergeva dal programma dei Fasci con le azioni da loro compiute?

Governi italiani tra il 18 e il 22

Tra novembre 1918 e ottobre 1922 si susseguirono sei diversi governi. L’instabilità politica mostrava la fragilità dello Stato. I partiti al potere non riuscivano a trovare un accordo: liberali, socialisti e popolari non erano in grado di governare il paese.

Per questo la classe dirigente ipotizzò un’alleanza elettorale che comprendesse anche fascisti e nazionalisti; lo stesso Giolitti sostenne una maggioranza parlamentare con i fascisti. Il progetto di Giolitti era quello di «parlamentizzare» il movimento fascista, renderlo più moderato.

Mussolini aderì alla proposta: lui voleva la legittimazione politica e si presentava come «uomo d’ordine». La violenza dei fasci divenne quindi uno strumento politico: i manganelli e l’olio di ricino contro le proteste e le richieste sociali.

Elezioni del 1921

I fascisti si presentarono assieme al Partito Liberale e ad altri partiti di centro; si presentarono nei collegi del nord dove si presumeva una vittoria socialista. Le elezioni si svolsero a maggio dopo una campagna elettorale insanguinata: furono più di cento vittime di scontri nei 40 giorni prima delle consultazioni elettorali.

I risultati delle votazioni registrarono un lieve calo della sinistra, la tenuta dei liberali, un aumento dei popolari. Ai fascisti andarono 31 seggi.

Dalle elezioni emerse un Parlamento ancora più frazionato in cui le forze liberal-democratiche avevano la maggioranza solo con i deputati fascisti, tra cui Benito Mussolini. La conferma politica portò ad un aumento del potere dei fasci, ormai sempre più padroni delle piazze e sempre sostenuti dagli agrari.

PNF – Partito nazionale fascista

Nel novembre del 1921, dopo le elezioni, Mussolini trasformò il movimento dei Fasci nel Partito nazionale fascista PNF: il movimento fascista divenne quindi forza politica, un solido strumento di azione con i suoi 200.000 iscritti, con rappresentanza parlamentare e col radicamento sul territorio.

Programma del partito fascista

Il programma del partito fascista era ben diverso da quello dei fasci di combattimento, un programma di impronta conservatrice e nazionalista apprezzato da borghesia industriale, agraria e commerciale. Il programma prevedeva:

  • Stato forte,
  • Limitazione poteri del Parlamento,
  • Esaltazione della nazione e della competizione tra le nazioni,
  • Restituzione all’industria privata di servizi gestiti dallo stato (ferrovie e telefonia)
  • Divieto di sciopero.

Scissioni nei partiti di maggioranza

Mentre il partito fascista aumentava progressivamente il suo potere, gli altri partiti registravano delle lacerazioni interne.

Il movimento socialista e il partito comunista PCI

Il movimento socialista era

  • sempre più diviso tra Massimalisti e Riformisti,
  • indebolito nelle fabbriche per l’esito deludente delle lotte operaie,
  • inerme di fronte alla violenza squadrista

Nel gennaio del 1921, al congresso di Livorno, avvenne una scissione all’interno del Partito socialista. Nacque così il Partito Comunista d’Italia.

Bordiga, Gramsci, Togliatti e Terracini volevano costruire in Italia una prospettiva rivoluzionaria, che promuovesse la rivoluzione per arrivare, come in Russia, alla dittatura del proletariato.

Nell’ottobre del 1922 all’interno del movimento socialista si assistette ad una seconda scissione: si formò il Partito Socialista Unitario, che aveva come segretario Giacomo Matteotti. Il maggior partito italiano si era quindi diviso in tre parti; questo accadde alla vigilia della marcia su Roma.

Video su scissione partito socialista

https://www.ilsole24ore.com/art/pci-cento-anni-scissione-che-segno-destino-sinistra-italiana-ADXekCEB

Scissione partito popolare

Ma non solo il movimento socialista era lacerato al suo interno, anche il Partito Popolare, pur rimanendo unito, registrava al suo interno delle divisioni. C’erano tre orientamenti:

  • la Destra moderata
  • il Centro con don Luigi Sturzo e Alcide Degasperi
  • la Sinistra più vicina ai movimenti sindacali.

Film e video di approfondimento

Crollo delle istituzioni democratiche

Alla fine dell’estate del 1922 Mussolini ritenne che fosse giunto il momento di agire con forza. Iniziò quindi ad occupare diversi edifici pubblici nelle città dell’Italia settentrionale. Mussolini aveva organizzato le sue squadre, erano una vera e propria milizia fascista gestita direttamente dal vertice.

Marcia su Roma

Forte del controllo di molte città del Nord, nella notte tra il 27 e il 28 gli squadristi iniziarono ad affluire a Roma, sebbene la resistenza degli Arditi del popolo li bloccasse a Civitavecchia e l’esercito a Orte. Alle cinque del mattino del 28 ottobre il presidente del consiglio Facta decise di proclamare lo stato d’assedio, ma il re rifiutò di firmare il decreto. Facta si dimise. Le camicie nere di Mussolini entrarono dunque in Roma senza colpo ferire.

A quel punto il re Vittorio Emanuele III, dopo aver ipotizzato un governo Salandra-Mussolini, decise che «sola soluzione politica accettabile» era un governo Mussolini. Questi, partito da Milano la sera stessa, giunse a Roma il 30 mattina per ricevere formalmente l’incarico. E così il 30 ottobre Mussolini venne incaricato di formare un nuovo governo.

Il 16 novembre con la formazione del governo di Mussolini – di cui facevano parte, con i fascisti, esponenti liberali, popolari, democratici e nazionalisti – iniziava il lungo ventennio della dittatura fascista. Si segnò così la fine dello stato liberale.

La marcia su Roma – immagini di repertorio dell’Istituto LUCE
L’atto con cui Mussolini prese il potere fu un atto violento, anche se non era stata compiuta violenza, almeno in quel momento.
Dopo l’invasione della capitale da una moltitudine di camicie nere, Mussolini arrivò al potere grazie all’alleanza del partito fascista col partito liberale.

https://www.focus.it/cultura/storia/28-ottobre-1922-marcia-su-roma-che-cosa-e-successo

https://www.treccani.it/enciclopedia/marcia-su-roma_%28Dizionario-di-Storia%29/

Sintesi – Le tappe dello squadrismo

Primavera 1919 – estate 1920 – Squadrismo urbano matrice futurista e arditista,
Autunno 1920 – elezioni maggio 1921 – Squadrismo agrario con centro irradiatore Bologna,
Primavera – estate 1921 Crescono i numeri delle violenze squadriste: le spedizioni punitive allargano il loro raggio d’azione, si spostano da una regione all’altra.
Novembre 1921 – Viene fondato il PNF il Partito Nazionale Fascista. Si completa così la distruzione delle organizzazioni rosse, aumenta la violenza contro le organizzazioni bianche. Lo squadrismo è sempre più un movimento di massa.
Ottobre 1922 – Marcia su Roma

Video RAI STORIA dallo squadrismo al fascismo

https://www.facebook.com/watch/?v=1604074333100219

La fascistizzazione dello stato italiano

Tra l’ottobre del 1922 e il gennaio del 1925 l’Italia si trovava in una fase di transizione, che portò progressivamente verso il regime fascista, verso la dittatura fascista, verso il regime totalitario.

Furono costituiti:

  • Gran consiglio del fascismo composto dai massimi esponenti del partito. Questo era l’unico organo in cui esisteva un vero dibattito politico, unico organo che esercitava forte influenza sul governo. Sarà proprio il Gran consiglio del fascismo, nel ’43, a destituire Benito Mussolini.
  • Milizia volontaria per la sicurezza nazionale: un esercito parallelo agli ordini del capo del governo, Benito Mussolini.

Mussolini si sentiva minacciato dai partiti non fascisti, la stabilità di governo era minacciata da socialisti, comunisti e popolari. Ma le lacerazioni interne a tali partiti andarono a vantaggio della politica di Mussolini. Infatti anche i Popolari erano sempre più divisi: sia i moderati che il papa erano favorevoli a Mussolini, per questo don Sturzo si dimise.

Legge maggioritaria 1923

Per evitare che il parlamento potesse mettere in crisi il governo, Mussolini riuscì a far approvare una legge elettorale maggioritaria, la legge Acerbo, che assegnava i 2/3 dei seggi alla coalizione che avesse ottenuto più del 25% dei voti. Questa legge sarà poi applicata alle elezioni del 1924.

Listone

Nel 1924 il partito Fascista si presentò alle elezioni all’interno del «listone» assieme a nazionalisti, liberali, cattolici moderati. I partiti antifascisti invece, si presentano in ordine sparso: le idee antifasciste non compresero che l’unione fa la forza, mentre questo fu chiaro ai fascisti che non si presentarono mai alle elezioni da soli!

La campagna elettorale e le votazioni del 1924 si svolsero in un clima di intimidazioni e furono caratterizzate anche da brogli elettorali.

Alle elezioni il successo di Mussolini fu innegabile: il listone ottenne il 65% dei voti, mentre i Popolari e partiti di sinistra dimezzarono i loro seggi. Mussolini era stato ampiamente sostenuto dalla borghesia e dalla classe dirigente conservatrice a cui si era proposto come forza politica in grado di garantire stabilità politica e ordine sociale.

E così Mussolini si trovò in Parlamento 374 deputati su 535, di cui 275 erano fascisti. Questo strapotere fu permesso proprio grazie alla legge maggioritaria, fatta approvare dai fascisti nel 1923.

Delitto Matteotti

Giacomo Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario, dopo le elezioni, tenne un discorso alla Camera dei Deputati in cui denunciava i brogli e le violenze elettorali che avevano caratterizzato la campagna elettorale.

Testimonianza di Giorgio Amendola, presente quel giorno alla Camera
Testo del Discorso di Giacomo Matteotti alla Camera

Ma il 10 giugno del 1924, pochi giorni dopo il suo intervento, Giacomo Matteotti sparì misteriosamente. Venne rapito. A fine agosto fu ritrovato il suo cadavere, che era stato mal seppellito.

I responsabili, che appartenevano alle milizie fasciste, vennero ben presto individuati e arrestati. L’indignazione popolare nei confronti del fascismo crebbe. Al processo i magistrati dichiararono che le squadre fasciste avevano agito all’insaputa di Mussolini. I colpevoli furono condannati; ma poco dopo anche condonati!

Quello di Matteotti fu un delitto politico, venne eliminato un oppositore troppo scomodo per i programmi di Mussolini.

Film completo Il delitto Matteotti

Con il delitto Matteotti l’opinione pubblica rimane molto scossa tanto che si aprì una profonda crisi politica. Forse questo fu il momento in cui il potere di Mussolini sembrò davvero vacillare sotto il peso di una condanna generale.

Secessione Aventino

In seguito al delitto Matteotti, in segno di protesta, le opposizioni parlamentari decisero di non partecipare più ai lavori delle camere. Affermarono di non riconoscere la legittimità morale e politica a quel parlamento dominato dai fascisti. Perché la loro protesta fosse più efficace decisero di compiere un’azione molto forte: lasciare l’aula.

L’atto di protesta fu attuato a partire dal 26 giugno 1924 da 123 deputati del Regno d’Italia. L’intenzione era quella di astenersi dai lavori parlamentari fino a che i responsabili del rapimento Matteotti non fossero stati processati.

La protesta prese il nome del colle Aventino dove, secondo la storia romana, si ritiravano i plebei nei periodi di acuto conflitto con i patrizi romani.

La protesta non ebbe successo! Infatti l’abbandono dell’aula parlamentare lasciò campo libero al potere fascista. I deputati aventiniani speravano che il re avrebbe tolto l’incarico a Mussolini, vista la situazione. Invece il re non fece nulla, d’altra parte aveva permesso alle forze fasciste di invadere la capitale!!!

Mussolini riprese gradatamente il pugno della situazione. Il 3 gennaio 1925 tenne un discorso alla Camera in cui si assunse la responsabilità politica della violenza fascista e del delitto Matteotti. Iniziò così il percorso che portò l’Italia alla dittatura fascista.

Discorso del 3 gennaio 1925, tratto dal film Delitto Matteotti

Leggi fascistissime

Tra il ‘25 e il ‘26 Mussolini emana le leggi fascistissime che trasformano progressivamente l’Italia da un paese democratico a una dittatura. Mussolini è un grande leader capace di coinvolgere la popolazione, di farsi ubbidire. La struttura della dittatura fascista prevede che venga negato lo stato di diritto. Le leggi fascistissime rafforzano il potere esecutivo eliminando le libertà civili e libertà politiche.

  • Il capo del governo è responsabile solo di fronte al re e non al Parlamento. Il parlamento non può discutere leggi senza approvazione del governo, è solo un organo formale.
  • Viene soppressa libertà di associazione.
  • Sono soppressi partiti politici
  • Abolisce tutti i sindacati e ammette solo i contratti stipulati con sindacati socialisti. Ovviamente lo sciopero è proibito per legge. Al posto dei sindacati istituisce le corporazioni: ogni settore dell’economia è rappresentato all’interno dello stato. Ma il progetto non sarà mai attuato.
  • L’amministrazione dello stato è sottratta al parlamento.
  • Sono abolite le autonomie locali: il podestà sostituisce il sindaco.
  • Sono abolite le elezioni amministrative.
  • Vengono chiusi i giornali antifascisti e tutta la stampa è sottoposta a censura.
  • Si reintroduce la pena di morte.
  • Viene istituito un “Tribunale speciale per la difesa dello stato contro gli oppositori del regime”. Tra il 1926 e il 1943 sono stati mandati al confino 17.000 italiani e sono state inflitte condanne per 28.000 anni di carcere.

Le leggi fascistissime quindi :

  • aboliscono la libertà democratica,
  • aboliscono il dialettica politica,
  • reprimono il dissenso,
  • affidano il potere esecutivo al Duce.

Nel 1928, con la legge elettorale plebiscitaria, si conclude il processo di fascistizzazione dello stato italiano. I cittadini potevano approvare o respingere una lista di 400 candidati scelti dal fascismo. Da quel momento le elezioni furono senza valore perché effettuate senza alcuna libertà politica.

Dopo il 1925 non era stata più necessaria la violenza squadrista. Nel ’27 Mussolini fonda anche la polizia segreta con la quale si garantisce il pieno controllo delle forze dell’ordine. Mussolini ha quindi trasformato il partito in una struttura burocratica gerarchica controllata dal vertice. I gerarchi fascisti sono i dirigenti dello stato.

Si arriva all’identificazione tra partito e stato. Lo stato Italiano e il partito fascista sono la stessa cosa nel sogno di Mussolini: vuole che gli italiani possono essere identificati tutti con la parola fascista.

Dittatura o regime totalitario fascista

Come tutte le dittature totalitarie anche il fascismo ha un sistema di repressione molto forte e un controllo sociale molto elevato grazie a:

  • la milizia,
  • la polizia segreta,
  • il tribunale speciale.

Manipolazione del consenso

Un altro strumento di potere utilizzato dalle dittature è la manipolazione del consenso. Il consenso è uno strumento importante e prezioso per tutti i regimi totalitari: il consenso è necessario al dittatore.

Per ottenere il consenso il regime si attiva per manipolare il consenso attraverso la censura e il controllo dell’informazione. Si utilizza e si controlla:

  • la radio, EIAR,
  • la stampa,
  • il cinema, viene creato l’Istituto luce.

Si istituisce il Ministero della cultura popolare e si controllano tutti gli aspetti della cultura popolare. Si realizzano organizzazioni di massa per tutti.

Organizzazioni dell’infanzia fascista

Un sistema di organizzazione del consenso e quello di organizzazione della gioventù dai bambini agli adulti. Tutti sono coinvolti in attività di formazione sociale e culturale in linea con gli ideali del fascismo.

  • Gioventù italiana del Littorio,
  • Opera nazionale balilla,
  • Giovani fascisti,
  • Gruppi universitari fascisti.

Non solo i giovani, ma tutti gli uomini e le donne hanno attività organizzate per il tempo libero. Questo garantisce al regime un controllo capillare dei suoi cittadini.

  • Opera nazionale dopolavoro,
  • Federazione massaie rurali.

Video Balilla

Video – saggio ginnico Balilla

FONTE www. wikipedia.org
Immagini di repertorio Istituto Luce

Viene inoltre resa obbligatoria l’iscrizione al partito fascista: per dipendenti pubblici prima, per liberi professionisti poi.

Patti lateranensi

Con i Patti lateranensi Mussolini attua la conciliazione tra stato e chiesa e sana una ferita non era mai realmente chiusa dopo la Breccia di Porta Pia. I Patti Lateranensi riescono ad accrescere quindi in modo importante il consenso del popoli italiano. Sono costituiti da tre documenti.

  • Trattato: prevede il riconoscimento reciproco Roma capitale e sovranità pontificia sulla Stato del Vaticano
  • Convenzione finanziaria: lo stato versa al Vaticano una quota a titolo di indennità.
  • Concordato che regola i rapporti tra stato e chiesa. Si stabilisce, ad esempio che il matrimonio religioso ha effetti civili. In esso viene anche proclamata la religione cattolica come «fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica».

Video sul concordato

Il rapporto tra stato e chiesa dall’Unità di Italia

https://www.facebook.com/watch/?v=314740975897035

Video sulla Questione romana

https://www.raiplay.it/video/2016/04/Il-tempo-e-la-Storia-Unit224-daposItalia-e-chiesa-La-questione-romana-Con-il-Prof-Ernesto-Galli-Della-Loggia-del-05042016-3438bb5d-0f16-4403-b929-def8e3913310.html

La conciliazione tra Stato e Chiesa

https://www.archivioluce.com/2021/02/11/la-conciliazione-fra-litalia-e-il-vaticano/

Il Backstage dei Patti lateranensi

https://video.repubblica.it/vaticano/la-propaganda-dietro-i-patti-lateranensi-i-video-storici-in-un-webdoc-della-filmoteca-vaticana/348125/348711

Organizzazioni non fasciste

Lo stato riconosce l’autonomia di due associazioni legate alla Chiesa: lo Scoutismo e l’Azione Cattolica.

Riforma della scuola

Giovanni Gentile riforma la scuola italiana. Mussolini dirà che questa è la più fascista delle riforme perché è studiata per creare cittadini ubbidienti e pronti a servire la patria.

La scuola di Gentile prevedeva la formazione classica e umanistica come unico mezzo di istruzione per formare le future classi dirigenti fasciste. Al Liceo classico venne attribuita molta importanza, ricopriva un ruolo fondamentale quindi, nella formazione dirigenziale e amministrativa. Solo il Liceo Classico dava accesso a tutte le facoltà universitarie.

Giovanni Gentile è un intellettuale al servizio del regime. Lui scrisse il Manifesto degli intellettuali fascisti.

In risposta alla posizione di Gentile, un altro intellettuale, Benedetto Croce, filosofo, si pose a capo della cordata di intellettuali antifascisti. Anche Eugenio Montale fu tra i firmatari di questo documento.

Video La scuola nel fascismo

Politica economica

Tra 1922 e 1925 l’economia è di stampo liberista. Dal ’26 in poi il consolidamento del regime fascista porta a un crescente intervento dello stato.

Con l’aumento dell’inflazione Mussolini operò una rivalutazione della moneta e rafforzò l’industria siderurgica per il mercato interno. Questo rese i prodotti italiani meno competitivi all’estero ma diede forza alla grande industria interna. La crisi americana del ’29 ebbe conseguenze negative anche in Italia. Causò

  • una riduzione della produzione industriale,
  • riduzione del commercio estero,
  • aumento della disoccupazione.

La crisi internazionale portò il regime a intensificare il suo ruolo di direzione dell’economia.

Venne creato l’IRI, Istituto di Ricostruzione Industriale, che acquistava le aziende in crisi e le risanava. Lo stato divenne così proprietario di oltre il 20% del capitale azionario nazionale, divenne il maggior imprenditore italiano.

L’intreccio tra potere politico e grandi gruppi industriali aumentò nella seconda metà anni Trenta.

Video autarchia

Allevamento conigli

Lavorazione dal latte alla lana

La pesca

Lavorazione del baccalà

Enti pubblici

Furono creati

  • diversi enti pubblici economici come Iri, Imi, Agip;
  • enti assistenziali e pensionistici come Inps, Inail, Enpas. Si venne a creare quindi lo stato assistenziale.

Tutti i  settori della vita economica e sociale vennero interessati dalla creazione di enti con la sua estesissima burocrazia, una burocrazia che rimase come eredità pesante del secondo dopoguerra.

Strategie demografiche

Il regime incentivò una politica demografica espansiva. La crescita della popolazione portava a un aumento potenza nazione. D’altra parte uno stato aggressivo ha bisogno di carne da macello da giocare sui fronti in cui vuole combattere!

Quello della famiglia numerosa è rappresentato dalla propaganda del regime come un ideale morale e patriottico e venne sostenuto da specifici provvedimenti:

  • imposta sul celibato, una tassa che colpiva i maschi tra i 25 e i 65 anni,
  • assegni familiari e sgravi fiscali per le famiglie,
  • Opera Nazionale maternità e infanzia.

Inoltre nel 1930 qualsiasi pratica volta al controllo della natalità venne classificato come crimine contro l’integrità della stirpe. Questi provvedimenti non registrarono un reale aumento natalità ma favorirono la maturazione dell’ideologia totalitaria fascista.

Il regime inoltre, per ragioni di prestigio internazionale, proibì l’emigrazione.

Politica agricola

L’agricoltura assunse per il regime un ruolo centrale non solo economico, ma anche politico ideologico e propagandistico. Le campagne erano viste come l’ambito privilegiato per realizzare la crescita della popolazione e dell’occupazione, ma anche per affermare un modello di vita stabile, conservatore, centrata sulla famiglia patriarcale, lontano dalle inquietudini, dei conflitti, delle complessità della vita urbana.

Mussolini quindi fu un infaticabile propugnatore di ideologia ruralista. Questa ideologia si tradusse in diverse battaglie propagandate con grande forza del regime.

La Battaglia del grano

Si noti la metafora militare. 

La battaglia del grano fu lanciata nel 1926 con l’obiettivo di migliorare la bilancia dei pagamenti per raggiungere l’autosufficienza in campo agricolo. La campagna ebbe successo nell’ottenere l’aumento della produzione nazionale di grano, la diminuzione dell’importazione di grano dall’estero e la conseguente diminuzione del disavanzo della bilancia commerciale. Andò però a scapito di altre colture, come quelle di nicchia e quelle basilari per l’industria zootecnica e non tenne conto delle specificità del territorio italiano. La battaglia del grano incise negativamente sullo sviluppo dell’agricoltura nazionale.

Il Duce impegnato alla produzione del grano

La bonifica integrale

La bonifica integrale fu lanciata nel 1928 con un vasto progetto di bonifiche idrauliche e di risistemazione dei comparti agricoli. Era finalizzata ad aumentare l’occupazione nelle campagne. Tale opera fu propagandata con veemenza ma nella realtà le opere di bonifica attuate furono circa un decimo di quelle previste.

Solo nell’agro Pontino si realizzò un intervento di vaste dimensioni in cui furono prosciugati circa 60 km di palude e furono creati nuovi centri  come Sabaudia e Littoria. 

FONTE www.wikipedia.org

Politica coloniale

Premesse

Quando Mussolini arriva al potere l’Italia ha delle colonie in Africa:

  • Eritrea, prima regione a essere colonizzata dagli italiani, è colonia italiana dal 1890.
  • Somalia, dopo essere stata un protettorato italiano dal 1889, è colonia dal 1908.
  • Libia, colonizzata sotto il governo Giolitti nel 1911. L’Italia aveva dichiarato guerra alla Turchia per il possesso della Tripolitania (così si chiamava la Libia). Il governo italiano aveva ritenuto che le terre libiche fossero necessarie all’Italia per conquistarsi un “posto al sole” come le altre grandi potenze coloniali europee. L’occupazione integrale della colonia avvenne però solo nel 1934, dopo che Badoglio e Graziani ebbero stroncato la resistenza libica con i metodi più brutali.
  • Etiopia era oggetto delle mire europee sin dall’apertura del Canale di Suez nel 1869. Nel 1896 l’Italia aveva subito una pesante sconfitta ad Adua, durante la Guerra d’Abissinia, sotto il governo di Crispi.

Nel 1935, Mussolini riprende la politica coloniale lasciata incompiuta da Crispi e Giolitti e si lancia alla conquista dell’Etiopia.

Le motivazioni che mossero Mussolini erano diverse:

  • aumentare il suo prestigio internazionale,
  • stimolare la produzione industriale,
  • ridurre la disoccupazione in Italia,
  • aumentare il consenso interno al regime.

Mussolini era consapevole che Francia e Gran Bretagna non avrebbero approvato la sua politica coloniale. Infatti l’Etiopia era parte della Società delle nazioni e il suo gesto sarebbe stati considerato un’aggressione. Il Duce confidava nel fatto che nessuno avrebbe voluto entrare in conflitto con l’Italia.

«Anche prendendo in considerazione le esigenze politiche, strategiche e commerciali dell’epoca, non c’era un solo motivo valido perché un paese come l’Italia, che aveva raggiunto l’unità nazionale solo nel 1861 e aveva una miriade di problemi urgenti da risolvere, stornasse una parte cospicua delle sue già scarse risorse per partecipare alla spartizione dell’Africa, un’impresa di cui non si potevano valutare né gli esiti né i costi, né tantomeno i vantaggi». (Angelo Del Boca)
Angelo Del Boca è uno storico, giornalista e scrittore italiano; è considerato il maggiore storico del colonialismo italiano. È stato il primo studioso italiano ad occuparsi della ricostruzione critica e sistematica della storia politico-militare dell’espansione italiana in Africa orientale e in Libia, e fu il primo fra gli storici a denunciare i numerosi crimini di guerra compiuti dalle truppe italiane durante le guerre coloniali fasciste.

La conquista dell’Etiopia

Il 3 ottobre 1935 l’esercito italiano invase l’Etiopia. L’aggressione fu violenta, furono usati anche i Gas tossici che erano stati proibiti dopo 1918.

Il 5 maggio 1936  Badoglio entraòad Addis Abeba. Il negus, sovrano dell’Etiopia, riuscì a fuggire. Il paese passò così sotto il controllo dell’esercito fascista, ma le popolazioni continuarono delle azioni di guerriglia.

Il 9 maggio Mussolini annunciò la fondazione dell’Impero dell’Africa Orientale AOI: Vittorio Emanuele III è anche re di Etiopia.

La propaganda coloniale fascista

Nel 1937 ci fu un attentato contro il maresciallo Graziani. La reazione dell’esercito fu durissima: migliaia di persone vennero passate per le armi. Furono uccisi più di mille persone, tra monaci e studenti della città cristiano copta di Debrà Libanòs.

Le sanzioni all’Italia

Il regolamento della Società delle Nazioni, fondata nell’ambito della conferenza di pace di Parigi del 1919-1920, recitava così:

«se un membro della Lega ricorre alla guerra, infrangendo quanto stipulato negli articoli XII, XIII e XV, sarà giudicato [ … ] come se avesse commesso un atto di guerra contro tutti i membri della Lega, che qui prendono impegno di sottoporlo alla rottura immediata di tutte le relazioni commerciali e finanziarie, alla proibizione di relazioni tra i cittadini propri e quelli della nazione che infrange il patto, e all’astensione di ogni relazione finanziaria, commerciale o personale tra i cittadini della nazione violatrice del patto e i cittadini di qualsiasi altro paese, membro della Lega o no.»

Sia l’Italia che l’Etiopia erano membri della Società delle Nazioni.

Il 6 ottobre 1935, il Consiglio della Società della Nazioni condannò ufficialmente l’Italia, che fu punita con sanzioni economiche.

Le sanzioni, varate il 18 novembre, vietarono l’esportazione all’estero di prodotti italiani e proibirono di importare materiali utili per la causa bellica.. Le sanzioni però non riguardarono materie di vitale importanza, come ad esempio il petrolio e il carbone.

Le sanzioni non furono efficaci, ma scatenarono una forte reazione propagandistica da parte del regime. Per rispondere alle sanzioni l’Italia, sanzioni diede il via alla campagna “Oro alla Patria”. Il 18 dicembre fu proclamata la “Giornata della fede“, giorno in cui gli italiani furono chiamati a donare le proprie fedi nuziali d’oro per sostenere i costi della guerra e far fronte alle difficoltà delle sanzioni.

A Palermo la cerimonia fu organizzata nella Piazza Vittorio Veneto, proprio sotto la statua della Libertà e la gente accorse da tutta la provincia donando decine di migliaia di anelli che andarono ad aumentare le riserve auree nazionali. Altre manifestazioni simili avvennero, seppur in misura inferiore, anche in altre città siciliane.
https://www.palermoviva.it/la-giornata-della-fede-quando-palermo-dono-oro-alla-patria/

Guglielmo Marconi donò la propria medaglia da senatore, Luigi Pirandello la medaglia del Premio Nobel, Gabriele D’Annunzio la fede e una cassa d’oro.

L’autarchia

Le sanzioni imposte all’Italia furono una delle ragioni che portarono alla svolta autarchica. Con il discorso del 23 marzo 1936 Mussolini lanciò la parola d’ordine “autarchia”: una forma di protezionismo a oltranza che impose un enorme sforzo industriale per produrre le merci che prima venivano importate. Lo Stato era ora consumatore, produttore e finanziatore.

Conseguenze della politica coloniale

L’impresa etiope ottenne consenso al regime. Nel periodo delle sanzioni gli italiani donarono con grande entusiasmo e generosità i loro preziosi per sostenere l’Italia proletaria «strangolata dalle nazioni ricche». Dal punto di vista politico l’aggressione all’Etiopia portò l’allontanamento dell’Italia dalle potenze democratiche e un avvicinamento alla Germania nazista.

Ma l’accelerazione della tendenza all’autarchia proclamata nel 36 portò un raffreddamento del consenso. Infatti nel ’38 Mussolini lancia una violenta campagna antiborghese, nella quale accusava la borghesia italiana di scetticismo e di apatia.

L’invasione dell’Albania

L’Albania era già stata occupata da un corpo di spedizione italiano nel giugno 1917, durante la Grande Guerra, ed era stata sottoposta al protettorato italiano. Con il trattato di Tirana del 1920 però, Giolitti aveva rinunciato al protettorato sullo stato balcanico riconoscendone la piena indipendenza in cambio dell’isolotto di Saseno.

Ma, Galeazzo Ciano, ministro degli esteri Italiano, si rese conto che l’Albania, così vicina all’Italia e al tempo stesso così ricca, avrebbe potuto garantire lavoro a molte famiglie Italiane. Decise allora, in accordo col Duce, di invadere questa terra e di annetterla all’Italia. Non avrebbe però dovuto semobrare un’occupazione, ma un’unione.

Le tappe della conquista dell’Albania

  • Il 25 marzo 1939 fu presentato al re d’Albania una proposta di annessione all’Italia. Il re Zogu non diede alcuna risposta.
  • Il 2 aprile la proposta fu presentata di nuovo, ma questa volta sotto forma di ultimatum: era necessario dare una risposta entro il 6 aprile, 4 giorni dopo.
  • Il 5 Aprile il governo Albanese rese nota la sua opposizione e lo stesso fece il parlamento il giorno seguente. In quasi tutte le città albanesi il popolo chiedeva di essere armato per combattere il nemico che stava invadendo l’Albania.
  • La resistenza armata albanese si rivelò però insufficiente contro le forze armate italiane. Il re e il governo fuggirono in Grecia.
  • Gli invasori instaurarono un nuovo governo, un governo fantoccio, con una nuova Costituzione; l’Albania divenne colonia italiana. Il trono albanese fu assunto da Re Vittorio Emanuele III, che vi regnò fino all’armistizio dell’8 settembre 1943.

La fine dei successi coloniali fascisti

  • Il 10 giugno 1940 l’Italia entrò nella seconda guerra mondiale.
  • Nel 1941 l’Italia perse l’AOI (Africa Orientale Italiana).
  • Nel 1943: scomparve la dominazione italiana in Africa. L’Italia perse la Libia.
  • Nel 1947 il Trattato di pace sancì la perdita delle colonie africane e dell’Albania.

Politica razziale

Nell’estate del 1938 viene pubblicato su “Il Giornale d’Italia” il «Manifesto degli scienziati razzisti» che anticipa di poche settimane la promulgazione della legislazione razziale fascista. Firmato da alcuni dei principali scienziati italiani, il Manifesto diviene la base ideologica e pseudo-scientifica della politica razzista dell’Italia fascista.

Vengono promulgate quindi delle leggi discriminatorie nei confronti degli ebrei che prevedono:

  • divieto di matrimonio con ariani,
  • divieto degli ariani di lavorare per gli ebrei,
  • esclusione dei giovani dalla scuola pubblica,
  • esclusione dal servizio militare,
  • esclusione dalle cariche pubbliche,
  • limitazione nell’esercizio delle attività economiche.

Per la prima volta, nella storia dell’Italia, un gruppo sociale viene discriminato su base biologica. Si tratta di un gruppo sociale perfettamente integrato nel tessuto sociale italiano.

La legislazione razziale non va attribuita solo alla dipendenza di Mussolini da Hitler, ma va collegata alla mentalità antidemocratica che è stata carattere distintivo dell’ideologia fascista. Infatti si può osservare con quale violenza i soldati fascisti si sono rapportati con le popolazioni coloniali.

L’opposizione al fascismo

Per tutto il ventennio fascista fu attivo un movimento di opposizione al fascismo. Fu ovviamente ostacolato dal regime, ma nonostante le persecuzioni fasciste, mantenne vivi gli ideali che saranno alla base dell’Italia repubblicana.

… fino al 1926

Prima che il fascismo avesse in mano tutto il potere, l’opposizione fu a carattere spontaneo: operai, contadini, socialisti, comunisti, cattolici, tutti coloro che erano stati investiti dalla violenza dello squadrismo.

Molti italiani, non fascisti, non avevano chiaro dove sarebbe arrivato il fascismo e lo considerarono, in quegli anni, solo un estremismo politico. Si resero conto poi della triste realtà.

… dal 1926 in poi

Dopo l’attuazione delle leggi fascistissime molti dirigenti dell’opposizione fuggirono all’estero: comunisti, cattolici, socialisti, liberali. Il fenomeno è detto fuoriuscitismo.

Dall’estero i fuoriusciti fecero propaganda contro il fascismo; i comunisti mantennero una organizzazione clandestina in Italia, ma molti degli attivisti furono condannati dal tribunale speciale. La direzione del movimento comunista era tenuta a Parigi da Palmiro Togliatti.

Purtroppo le diverse forze politiche, che si opponevano al fascismo, rimasero separate fino al 1944, anno in cui comunisti e socialisti si unirono in un Patto di unità per la difesa della repubblica.

Tra i movimenti antifascisti si ricorda Giustizia e libertà, un movimento cospirativo antifascista attivo a Nord, a Milano e a Torino, che contribuì a far maturare l’opposizione antifascista.

Benedetto Croce

L’opposizione intellettuale al fascismo fu guidata da Benedetto Croce che redige il “Manifesto degli intellettuali antifascisti” in opposizione al Manifesto degli intellettuali fascisti redatto da Giovanni Gentile. Il filosofo italiano critica con decisione la povertà culturale dell’ideologia di Mussolini. La sua opposizione fu legata solo al mondo intellettuale e il regime non prese provvedimenti nei suoi confronti, nonostante l’aperta critica, ma la tollerò. Il motivo di tale tolleranza fu legato al prestigio internazionale di cui godeva il filosofo.

Cattolici

Le forze cattoliche non attuarono un’opposizione organizzata. I patti lateranensi avevano accresciuto il consenso al regime.

Pochi quindi i cattolici che si opposero dopo i patti lateranensi. Tra le voci fuori dal coro ci fu Alcide De Gasperi, futuro fondatore della Democrazia Cristiana, che manifestò il suo dissenso. Per questo fu condannato a 4 anni di carcere. Due movimenti in seno alla chiesa, l’Azione cattolica e la Fuci, costituirono centri di autonomia culturale rispetto al regime e rimasero fuori dal controllo fascista.

Video di approfondimento

Cineforum

Concorrenza sleale

Concorrenza sleale è un film del 2001 diretto da Ettore Scola, interpretato da Diego Abatantuono e Sergio Castellitto.

Questo film è riconosciuto come d’interesse culturale nazionale dalla Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo italiano.

Trama – La vicenda si svolge a Roma. Umberto Melchiorri e Leone Della Rocca sono due commercianti di stoffa che lavorano sulla stessa via. Il primo, originario di Milano, prepara abiti su misura mentre il secondo, un ebreo romano, vende capi confezionati. I due commercianti sono in concorrenza tra loro. Entrambi cercano di modificare le proprie strategie di vendita per attrarre i clienti nei propri negozi e spesso litigano per futili motivi. Il loro rapporto bellicoso subisce un cambiamento radicale dopo la promulgazione delle leggi razziali. Infatti le leggi razziali rendono sleale la concorrenza tra i due.

https://www.mediasetplay.mediaset.it/movie/concorrenzasleale/concorrenza-sleale_F010828301000101

De Gasperi – L’uomo della speranza

Miniserie – La vicenda umana e politica di Alcide De Gasperi, personaggio chiave della nascita della Repubblica e della Costituzione italiana, si intreccia con la storia d’Italia della prima metà del Novecento.

  • Regia: Liliana Cavani
  • Interpreti: Fabrizio Gifuni, Sonia Bergamasco, Stefano Scandaletti, Ana Caterina Morariu, Camilla Filippi

https://www.raiplay.it/programmi/degasperi-luomodellasperanza

Don Sturzo. Liberi e forti

Il 18 gennaio del 1919, un sacerdote siciliano, don Luigi Sturzo, con il suo “Appello ai liberi e forti” e la fondazione del Partito Popolare, dà vita al cattolicesimo politico italiano del Novecento. Allo Stato dell’epoca, centralista e autoritario, don Sturzo oppone una nuova idea di istituzione, basata sulle autonomie locali e sulla centralità della persona. Nell’Italia appena uscita dalla prima guerra mondiale, l’Appello ai liberi e forti è un manifesto rivoluzionario che segna l’impegno civile dei cattolici in una nuova chiave, laica e autonoma rispetto alle gerarchie ecclesiali. Il racconto di quella esperienza fa rivivere l’epopea del Paese uscito vincitore dalla Grande Guerra, ma piegato dagli altissimi prezzi umani e sociali pagati al lungo conflitto bellico. Il Partito popolare a sua volta si trova a combattere ben presto un’altra dura battaglia interna, quella col fascismo di Mussolini. Per Sturzo si apre la via di un lungo esilio durato 22 anni, che non piega il temperamento e la capacità di presenza di uno dei nostri maggiori intellettuali e difensori della democrazia del secolo scorso.

https://www.raiplay.it/video/2019/02/Italiani-con-Paolo-Mieli—Don-Sturzo-Liberi-e-forti-16c0db06-3de7-4475-9599-2721a185c159.html

Don Luigi Sturzo

https://www.raiplay.it/video/2018/01/Don-Luigi-Sturzo-S1E1-9651c453-7f8e-44ff-9a17-b44b40bf3416.html

“Don Luigi Sturzo” è una miniserie televisiva in 3 puntate andata in onda su Rai1 nel 1981. Lo sceneggiato raccontava la vita di uno dei più importanti protagonisti del cattolicesimo democratico del ‘900: Don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare, antifascista, esule, ispiratore della Democrazia Cristiana. Interpretato da un convincente Flavio Bucci, la regia era di Giovanni Fago.
Regia: Giovanni Fago
Interpreti: Flavio Bucci, Rita Forzano, Enzo Spitaleri, Renato Scarpa

Il delitto Matteotti

Il delitto Matteotti è un film del 1973, diretto da Florestano Vancini.

Fonti

  • M. Fossati, G. Luppi, E. Zanette, PARLARE DI STORIA, Pearson
  • https://slideplayer.it/slide/12357444/
  • https://it.wikisource.org/wiki/Manifesto_dei_Fasci_italiani_di_combattimento,pubblicato_su%22Il_Popolo_d%27Italia%22_del_6_giugno_1919
  • https://keynes.scuole.bo.it/sitididattici/farestoria/index.html
  • https://www.focus.it
  • https://www.treccani.it/
  • https://www.anpi.it/storia/114/il-manifesto-della-razza-1938
  • Materiale didattico del prof. Isacco Tognon
Categorie
fascismo nazismo Novecento regimi totalitari stalinismo storia

Tra le due guerre

La situazione economica

Il  primo conflitto mondiale ebbe un altissimo costo economico. 

Il dopoguerra vide tutti i paesi belligeranti, ad esclusione degli Stati Uniti , alle prese con gravi problemi 

  • di inflazione,
  • di deficit di bilancio pubblico,
  • di riconversione alla produzione di pace. 

Ma l’impatto della guerra sulle economie del mondo occidentale non si riduce solo a questi effetti negativi: Al contrario nel medio periodo Essa si rivelò un potente fattore propulsivo dello sviluppo economico.

Sotto la pressione delle esigenze belliche infatti in tutte le economie industriali si manifestarono tendenze destinate a segnare anche il dopoguerra:

  • Lo sviluppo della concentrazione industriale, con la crescita di grandi imprese capaci di realizzare enormi investimenti per la produzione bellica,  prendo neanche lauti profitti;
  •  l’accelerata innovazione tecnologica  e organizzativa delle grandi imprese industriali che le portò ad effettuare il grande balzo verso la produzione di massa;
  • dell’intervento dello Stato nell’economia, per la necessità di orientare la produzione sia militare che civile agli obiettivi della guerra.

L’insieme di questi fattori spiega perché non appena superate le difficoltà del primo dopoguerra nei principali paesi capitalistici si avviò una fase di intensa crescita e trasformazione economica in tutto il mondo occidentale.

Caratteristiche fondamentali di tale andamento furono:

  • l’aumento della domanda collegata con l’ampliamento dei consumi;
  • L’aumento dell’offerta con lo sviluppo di una  produzione di massa collegata con la diminuzione dei prezzi.

Questi due fattori sono in correlazione reciproca: Infatti i consumi privati si possono espandere fino a diventare di massa solo se i  Ben mercato a accessibili punto.it accessibili su realizzabili solo se le industrie riescono ad aumentare la produttività cioè a produrre un maggior numero di beni per unità di lavoro e di capitale. Questo permette di ridurre i costi E quindi i prezzi anche mantenendo o innalzando i profitti. Dall’altra parte l’esistenza di un mercato potenziale di consumatori è necessario per avviare produzione su larga scala la, produzione di serie in modo da aumentare la produttività.

La nuova organizzazione del lavoro 

Nell’età  tra le due guerre iniziò ad affermarsi l’idea che fosse necessario migliorare il rapporto tra tecnologia e lavoro umano:  non era infatti possibile costringere  gli operai a lavorare di più era necessario innovare il sistema produttivo. l’organizzazione scientifica del lavoro teorizzata da Taylor messa in pratica un grande successo negli stabilimenti  di Henry Ford.  consisteva nella scomposizione delle mansioni di lavoro in unità minime e nella fissazione rigida dei tempi necessari a svolgere ogni mansione. questi tempi nelle officine di Ford venivano dettati dalla catena di montaggio. In sostanza si trattava di uno sviluppo dell’originaria induzione di Adam Smith che metteva la divisione del Lavoro come elemento centrale nella produzione della ricchezza. 

L’intuizione di Taylor vedi Ford si realizzò nella produzione delle automobili, il bene simbolo della seconda rivoluzione industriale. l’industria automobilistica si avviò a svolgere un ruolo economico di importanza centrale sia come bene in sé sia per l’indotto di produzioni che stimolò come pneumatici, batterie, fanali, vernici, tappezzeria, cristalli. 

L’automobile: il simbolo della modernità
Il modello T: la prima utilitaria, immagine-simbolo del consumo di massa
La Ford T, fu progettata per il consumo di massa. Ford voleva che ognuno dei suoi operai potesse acquistare la sua macchina.
In tabella si vede l’anno dal quale è iniziata la produzione sulla catena di montaggio.

Accanto all’automobile nel corso degli anni Venti e trenta si sviluppò anche un altro bene particolarmente importante: la radio. L’innovazione che portò questo apparecchio prima che economica fu culturale e politica, perché assieme al Cinematografo con senti un immediatezza un’estensione e una capillarità di informazione di propaganda molto superiori a quelle consentite dai giornali. 

In questa situazione alla fine degli anni ’20 negli USA esplose una crisi che ebbe ripercussioni a livello globale. La crisi del 29 fu la più grave crisi mai conosciuta dal sistema capitalistico industriale: fu un fenomeno che ebbe enormi conseguenze sia sul piano economico-sociale che sul piano politico. Vedi articolo La crisi del 29

Tre tipologie di governi in Europa

I regimi politici in Europa tra le due guerre sono fondamentalmente di tre tipi:

  1. i regimi totalitari che si ispirano a un’ideologia di destra: fascismo italiano e nazismo germanico.
  2. la dittatura totalitaria di Stalin che si ispira ad un’ideologia di sinistra
  3. le democrazie

Il primo dopoguerra

Tutta l’Europa porta con sé un’eredità molto pesante che è quella della Prima Guerra Mondiale. Si è trattato di una guerra totale che ha reso ancora più profondo l’odio per il nemico. La Prima Guerra mondiale era stata una guerra di tutti contro tutti e alla conclusione le tensioni tra i vari paesi europei non erano placate, anzi! La fine della guerra aveva acceso nuove tensioni: infatti i trattati di Pace della Prima Guerra Mondiale sono da considerare tra le cause principali dello scoppio della seconda Guerra Mondiale.

Nel corso del ventennio in tutta Europa si assiste alla restrizione delle libertà democratiche, si assiste all’aumento di intolleranza e dell’autoritarismo che si manifestano progressivamente in diversi stati europei.

Dopo la prima guerra mondiale con il crollo degli imperi centrali e la disillusione dei movimenti nazionalistici aumenta l’adesione ai partiti di ispirazione marxista.

In Ungheria si instaura una repubblica sovietica, si creano movimenti di tipo filo marxisti sia a Vienna che a Berlino. In Italia si assiste a quello che viene definito il biennio rosso in cui le masse si lasciano ispirare e coinvolgere dalle idee socialiste.

In Russia scoppia la rivoluzione bolscevica. Il partito bolscevico prende il potere nell’URSS dopo la guerra civile.

Lenin riteneva che il nuovo regime sovietico avrebbe costituito un modello per tutti gli altri paesi d’Europa. Lui prevedeva che la rivoluzione bolscevica sarebbe dilagata negli altri paesi. La storia dimostrerà che le sue previsioni erano errate.

In quel periodo comunque la frase “fare come la Russia” diventa il motto di tutti i partiti marxisti che sognano la rivoluzione marxista.

Ma se per i partiti marxisti la rivoluzione bolscevica è un sogno, per gli altri partiti invece è un incubo. Gli altri partiti temono l’aumento del potere dei partiti socialisti e la società capitalista si sente minacciata dall’ideologia comunista.

In Italia durante il biennio rosso si assiste alle richieste del popolo tramite sollevazioni popolari, ma le sollevazioni popolari si verificano in molti paesi e la reazione non si lascia attendere.

In risposta alle richieste dei partiti proletari vengono organizzati partiti e formazioni paramilitari con l’obiettivo di bloccare i movimenti popolari e di realizzare regimi autoritari che allontanino la minaccia di una rivoluzione comunista.

In Austria si sviluppano dei gruppi paramilitari. In Ungheria poco dopo la realizzazione della Repubblica sovietica si assiste all’instaurazione di un regime autoritario. In Germania nasce la Repubblica di Weimar, una repubblica che manifesta subito la sua debolezza e la sua fragilità. Nelle crepe di questa struttura si insinua la polemica che favorirà l’instaurarsi della dittatura nazista.

In Italia le istituzioni sono fragili; il potere non è in grado di gestire le sollevazioni popolari e in poco tempo il fascismo prende il potere.

Dalle democrazie ai totalitarismi

Tra le due guerre mondiali la crisi dei sistemi liberali e democratici comportò quindi l’affermazione di regimi autoritari dittatoriali, come il Fascismo in Italia, il Nazismo in Germania, il Comunismo detto anche Stalinismo in URSS. Il fascismo e il nazismo sono ispirate a un’ideologia di destra mentre la dittatura di Stalin è ispirata un’ideologia di sinistra. Questi tre regimi totalitari diventeranno il modello di altri regimi che diventeranno a loro volta totalitarismi.

I paesi democratici

In questa situazione in cui regimi totalitari imperversano in Europa, alcuni paesi cercano di rafforzare la democrazia.

Inghilterra

L’Inghilterra nel corso della prima guerra mondiale ha perso la centralità economica mondiale che deteneva dal XVII secolo. Attiverà una coalizione politica per l’unità nazionale. Il parlamento cercherà di ottenere il consenso anche attraverso una nuova politica economica. Lo stato entrò nel sistema economico del paese per favorire la ripresa economica dopo la prima guerra mondiale.

Francia

In Francia il fronte popolare funzionerà da arbitro nei conflitti sociali. La Francia e rimane un paese democratico fino all’invasione di Hitler

USA

Negli Stati Uniti la crisi del ‘29 metterà in scacco l’economia. Dopo 3 anni di crisi viene eletto il presidente Roosevelt. Egli inaugura il New Deal il nuovo corso. Attiverà delle misure di controllo del capitalismo, favorirà il sostegno della domanda con grandi opere pubbliche, farà un grande investimento nella spesa pubblica per favorire l’occupazione, attiverà delle misure di controllo del sistema finanziario.

Le riforme attuate da Roosevelt saranno funzionali alla ripresa economica e sociale. Tutte le manovre economiche del presidente vengono potenziate da un’efficace propaganda.

In questo modo Roosevelt ottiene il consenso che manterrà tanto da essere rieletto per tre legislature.

Barbero – Confronto tra fascismo nazismo e comunismo