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Eroi della Seconda guerra mondiale

La seconda guerra mondiale ha mostrato quanto l’umanità potesse essere brutale e irrispettosa. Ma nel dilagare della violenza, molti uomini si sono distinti per umanità e hanno operato per il bene. In questo articolo vi invito a mettere gli occhi sul bene fatto, durante il terribile conflitto, da uomini “normali”.

Giorgio Perlasca

Giorgio Perlasca – Perlasca con il presidente della Repubblica Francesco Cossiga il 30 giugno 1990

Giorgio Perlasca, tra il 1944 e il 1945 a Budapest riuscì a salvare dallo sterminio nazista migliaia di ungheresi di religione ebraica spacciandosi per Console spagnolo: ma lui non era nè diplomatico nè tanto meno spagnolo.

Giorgio Perlasca nasce a Como il 31 gennaio 1910. Da giovanissimo coltiva una grande ammirazione per le idee e le imprese di Gabriele D’Annunzio e negli anni Venti aderisce con entusiasmo al fascismo.

Negli anni Trenta si arruola nell’esercito fascista e parte come volontario per l’Africa Orientale prima e per la Spagna poi. Qui si trova a combattere in un reggimento di artiglieria proprio al fianco del generale Franco.

Al termine della guerra civile spagnola rientra in Italia e inizia a mettere in discussione la sua appartenenza al fascismo. Non condivide alcune scelte del regime come l’alleanza con la Germania, nazione contro cui l’Italia aveva combattuto solo vent’anni prima e l’emanazione delle leggi razziali entrate in vigore nel 1938. La discriminazione degli ebrei italiani lo porta ad allontanarsi dal fascismo, senza però entrare nelle fila dei movimenti antifascisti.

Durante la seconda guerra mondiale viene inviato nell’Est europeo, con un incarico di tipo diplomatico, con lo scopo di acquistare carne per l’Esercito italiano.
Quando nel ’43 il nuovo governo italiano firma l’Armistizio con gli Alleati Giorgio Perlasca è a Budapest. Dal momento che egli si sente fedele al Re si rifiuta di aderire alla Repubblica Sociale Italiana. Per questo viene internato, per alcuni mesi, in un castello riservato ai diplomatici, in Ungheria.

A metà ottobre del 1944, in accordo con i tedeschi, i nazisti ungheresi, iniziano le persecuzioni, le violenze e le deportazioni degli ebrei ungheresi.

Giorgio Perlasca è destinato ad essere internato in Germania, ma approfittando di un permesso a Budapest per visita medica riesce a scappare.

Grazie a un documento firmato da Francisco Franco in persona, ricevuto al momento del congedo in Spagna, Giorgio Perlasca trova rifugio presso l’Ambasciata spagnola. Quindi si dischiara cittadino spagnolo, ottiene un regolare passaporto intestato a Jorge Perlasca e inizia a collaborare con l’Ambasciatore spagnolo.

La Spagna, come altre potenze neutrali presenti in Ungheria quali Svezia, Portogallo, Svizzera e Città del Vaticano, può rilasciare salvacondotti per proteggere i cittadini ungheresi di religione ebraica.

Alla fine di novembre l’Ambasciatore spagnolo deve lasciare Budapest e l’Ungheria. Inoltre il Ministero degli Interni ungherese ordina di sgomberare le case protette dall’ambasciata spagnola perché é venuto a conoscenza della partenza dell’Ambasciatore Sanz Briz.

In quel momoneto Giorgio Jorge Perlasca prende in mano la situazione. Dichiara che Sanz Briz si è recato a Berna per questioni diplomatiche e che ha incaricato proprio lui Jorge Perlasca di sostituirlo. Quindi, su carta intestata e con timbri autentici, compila di suo pugno la sua nomina a rappresentante diplomatico spagnolo e la presenta al Ministero degli Esteri dove le sue credenziali vengono accolte senza riserve.

Inizia così a gestire l’Ambasciata spagnola, riuscendo non solo a proteggere, ma anche a salvare e a sfamare, giorno dopo giorno migliaia di ebrei ungheresi inserendoli in “case protette” lungo il Danubio.

Inizia un febbrile lavoro per recuperare i protetti sottraendoli alle autorità tedesche di occupazione, per rilasciare salvacondotti e così Giorgio Perlasca, riesce a portare in salvo 5218 ebrei ungheresi.

Dopo l’entrata in Budapest dell’Armata Rossa, Giorgio Perlasca viene prima fatto prigioniero, poi liberato; affronta quindi un lungo e avventuroso viaggio attravesro i Balcani e la Turchia prima di rientrare in Italia.

Il finto ambasciatore torna a casa e non racconta a nessuno, nemmeno in famiglia, la sua storia.

Solo negli anni Ottanta, alcune donne ebree ungheresi, ragazzine all’epoca delle persecuzioni, iniziano a cercare notizie del diplomatico spagnolo che durante la seconda guerra mondiale le aveva salvate. In quel momento la straordinaria storia di Giorgio Perlasca esce dal silenzio.

Non più giovane Giorgio Perlasca accetta di parlare, di farsi intervistare, di recarsi nelle scuole per raccontare la sua storia. Non lo fa per protagonismo, ma solo perché ritiene necessario affidare ai giovani l’incarico di non permettere più che tali follie non abbiano mai più a ripetersi.

Giorgio Perlasca muore il 15 agosto del 1992. È sepolto nel cimitero di Maserà vicino a Padova, sulla sua tomba la frase scritta in ebraico “Giusto tra le Nazioni”.

https://www.amazon.it/banalit%C3%A0-bene-Storia-Giorgio-Perlasca/dp/8807812339

A chi gli chiedeva perché lo aveva fatto, rispondeva semplicemente: “. . . ma lei, avendo la possibilità di fare qualcosa, cosa avrebbe fatto vedendo uomini, donne e bambini massacrati senza un motivo se non l’odio e la violenza?

Video su Giorgio Perlasca

Intervista a Perlasca
Lucarelli racconta la vita di Perlasca
Un eroe italiano

Il film “Perlasca un eroe italiano”

La ministerie televisiva con protagonista Luca Zingaretti per la regia di Alberto Negrin.

Parte 1

https://www.raiplay.it/video/2017/01/Perlasca—Un-eroe-italiano–Ep-1-bcab78e0-e4ad-40a8-93fd-3cef293bced0.html

Parte 2

https://www.raiplay.it/video/2017/01/Perlasca—Un-eroe-italiano-Ep-2-02c86c47-7504-4449-9894-d8effe60f6ae.html

Gino Bartali

Gino Bartali nasce a Ponte di Ema, un paesino vicino a Firenze nel 1914, dove trascorre la sua infanzia. Conosce da giovane Adriana e se ne innamora. Dal loro matrimonio nascono tre figli.

Appassionato di ciclismo da quando era poco più che un bambino, diventa professionista negli anni Trenta.  Dal 1935 Gino Bartali colleziona una vittoria dietro l’altra e nel 1936 vince il giro d’Italia.

Le numerosissime vittorie lo rendono famoso: diventa un eroe agli occhi degli italiani.

Purtroppo la guerra interrompe la sua carriera, ma gli permette di mostrare la sua straordinaria umanità.

Gino Bartali, durante la Seconda guerra mondiale, si adoperò contro la persecuzione degli ebrei. Infatti entrò a far parte dell’organizzazione clandestina DELASEM (Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei e collaborò con il rabbino e il vescovo di Firenze. Tra il 1943 e il 1944, con la scusa di allenarsi, trasportò documenti falsi destinati a famiglie ebraiche, da Firenze al convento francescano di Assisi.

Come fece? Li nascose nel telaio della sua bicicletta e così garantì a centinaia di ebrei una nuova identità ai perseguitati e gli permise di espatriare.

Per questo è insignito del titolo di Giusto tra le nazioni.

Paolo Conte dedica questa canzone al celebre ciclista – Bartali

Il film Bartali l’intramontabile

Il film narra la vita di Gino Bartali attraverso le sue vicende personali e sportive, dagli esordi fino alla fine della carriera avvenuta nel 1954. La regia è di Alberto Negrin e Bartali è interpretato da Pierfrancesco Favino.

https://www.raiplay.it/video/2019/07/Gino-Bartali-lIntramontabile-b3abbb2a-8b5f-42a9-be8e-45a0cca04d3d.html

Oskar Schindler

Oskar Schindler fu l’impreditore tedesco che salvò la vita a centinaia di ebrei con la scusa di farli lavorare nelle sue fabbriche.

Oskar Schindler e la sua fabbrica a Cracovia

Oskar Schindler nasce il 28 aprile del 1908 a Zwittau, in Moravia, una regione che a quel tempo faceva parte dell’impero austro-ungarico.

Giovane di intelligenza vivace, ma insofferente alle regole, Oskar Schindler frequenta la scuola dell’obbligo; quindi si iscrive a un istituto tecnico, da cui viene presto espulso per avere contraffatto il proprio libretto. Successivamente riesce comunque a diplomarsi, ma non sostiene gli esami necessari per andare all’università o al college. Impara diversi mestieri tra cui quello di parrucchiere. Lavora per tre anni per suo padre.

Con i primi soldi guadagnati acquista una moto, una Guzzi da competizione e comincia a gareggiare su percorsi di montagna.

Nel 1928 si sposa con Emilie Pelzl, figlia di un importante e benestante industriale. I due vivono per alcuni anni presso la casa dei genitori di Schindler, e qui vive per i sette anni seguenti.

Dopo il matrimonio Oskar Schindler lascia il lavoro con suo padre e si dedica a diverse mansioni: lavora per la Moravian Electrotechnic, per una scuola guida, per l’esercito ceco, dove raggiunge il grado di caporale.

Nel corso degli anni Trenta chiude sia la Moravian Electrotechnic che l’impresa di suo padre e così Oskar Schindler, dopo un periodo di disoccupazione viene assunto dalla Banca di Praga dove rimarrà per sette anni.

In quel periodo Oskar Schindler viene arrestato più volte per ubriachezza. Inoltre ha una relazione extraconiugale da cui ha due figli.

A metà degli anni Trenta Oskar Schindler si aggrega al Partito Tedesco dei Sudeti e pur essendo un cittadino della Cecoslovacchia, nel 1936 diventa una spia per l’Abwehr, i servizi segreti nazisti, scelta dettata, secondo quanto rivelato da lui successivamente, dal fatto di essere alcolizzato e pieno di debiti.

I suoi compiti prevedono che lui raccolga informazioni sulle ferrovie e sulle installazioni militari nel suo paese, sui movimenti delle truppe, sul reclutamento delle spie. In Cecoslovacchia infatti si teme un’invasione nazista.

Il 18 luglio del 1938, Schindler viene arrestato dal governo ceco per spionaggio e viene incarcerato. Ma viene ben presto rilasciato perchè la regione dei Sudeti viene annessa alla Germania il 1° ottobre 1938.

Nel 1939 Oskar Schindler entra ufficialmente nel partito nazista e viene trasferito con sua moglie sul confine tra la Repubblica Ceca e la Polonia. Qui viene coinvolto in affari di spionaggio e si fa aiutare dalla moglie a raccogliere e nascondere i documenti segreti nel suo appartamento. Il governo tedesco sta preparando l’invasione della Polonia.

Schindler continua a lavorare per l’Abwehr fino all’autunno del 1940 quando viene spedito in Turchia, per conto dei servizi segreti tedeschi, per indagare su presunti casi di corruzione.

Nel 1942 torna in Polonia dove assiste all’orrore della violenza nazista contro gli ebrei a Cracovia. Rimane sconcertato dalla mancanza di scrupoli dei soldati tedeschi nei confonti della popolazione civile inerme: chi cerca di scappare o di nascondersi viene ucciso barbaramente.

La vista della ferocia nazista trasforma il giovane scialacquatoree Oskar Schindler decide di dare il suo contributo a favore della popolazione ebrea.

Sfruttando le sue doti di diplomatico, Oskar Schindlerriesce ad ottenere che novecento ebrei vengano lasciati nel complesso industriale di sua proprietà; ufficialmente per avere forza lavoro gratuita (gli ebrei non avevano diritto ad un salario) ma con lo scopo reale di metterli al riparo dalla brutalità nazista. Questi sono gli uomini che vengono definiti i Schindlerjuden, cioè gli ebrei di Schindler:

Quando nel 1944 i tedeschi distruggono i campi di concentramento e uccidono le persone internate perchè la Polonia sta per essere liberata dall’Armata Rossa, Oskar Schindler riesce a trasferire più di mille ebrei in una fabbrica in Cecoslovacchia

Con la fine della guerra ‘uscita di scena di Hitler e del suo regime, conclusa la Seconda guerra mondiale, Schindler si trasferisce dapprima in Argentina poi ritorna in Germania. Non riesce però a riprendere la professione di imprenditore e si trova quasi in miseria.

Quando nel 1961 va in Israele, viene accolto con entusiasmo dai sopravvissuti all’Olocausto. Nel 1965 Oskar Schindler riceve la Croce al Merito di I Classe dell’Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca.

Oskar Schindler muore nel 1974, la salma viene trasferita a Gerusalemme e sulla lapide viene incisa la scritta “Giusto tra i giusti”.

Il vero potere non è poter uccidere, ma avere tutti i diritti di farlo, e trattenersi.

Oskar Schindler

Su di lui è stato fatto, nel 1993, il film “Schindler’s List“, la lista di Schindler, film di Steven Spielberg che ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Il film si ispira al romanzo, “La lista di Schindler” scritto nel 1982 dall’australiano Thomas Keneally.

Video su Schindler

Chi è Oskar Schindler
La fabbrica di Schindler

Lucillo Merci

Lucillo merci – Il Perlaasca trentino – foto it.gariwo.net e www.altoadige.it
Lucillo merci ha falsificato più di 600 certificati attestanti la cittadinanza o la discendenza italiana: per salvare gli ebrei, non solo italiani, da Auschwitz e dalla morte.

Lucillo Merci nasce a Riva del Garda nel 1899. Dopo il diploma trova impiego come maestro elementare a Salorno.

Iscritto al partito fascista, nel 1923 è nominato direttore didattico a Malles Venosta. Qui diventa un punto di riferimento per le trecento maestre inviate da Mussolini con lo scopo di italianizzare gli altoatesini.

Lucillo Merci negli anni Trenta insegna alle scuole di Bronzolo e Malles, dove è anche nominato podestà. Nel 1938 è direttore alle “Rosmini” di Bolzano. Nel 1940 è chiamato alle armi: prima col grado di tenente sul fronte francese e poi viene assegnato, come capitano in Albania e Grecia, alla Divisione Aqui, quella divisione che sarà massacrata a Cefalonia.

Gli viene assegnato il grado di Capitano e combatte prima in Albania, poi in Grecia. 

Arrivato a Salonicco, nella zona greca occupata dai nazisti, il suo ottimo tedesco gli vale il distacco in qualità di interprete presso il Consolato. Salonicco era chiamata la Gerusalemme dei Balcani per l’alto numero di ebrei residenti, il 60 % circa della popolazione cittadina. Tra loro, migliaia sono gli italiani di fede ebraica.

Merci arriva nella città greca ai primi di ottobre del ’42, quando è già in corso l’occupazione tedesca. Il console italiano Guelfo Zamboni gli affida il compito di interprete e di ufficiale di collegamento con le autorità militari tedesche.

Entrambi sono fascisti, ma entrambi non hanno dubbi e non esitano a organizzare un piano per salvare gli ebrei, non solo italiani.

I nazisti a Salonicco vogliono ripulire la città dagli ebrei; per questo mandano temibili capitani delle SS Dieter Wisliceny e Alois Brunner, due fra i più terribili ed esperti organizzatori della “Soluzione finale”.

Merci scrive nel suo diario: “Abbiamo capito che sono stati mandati per liquidare definitivamente il problema degli ebrei”. Atene è sotto l’influenza italiana ed è un luogo sicuro per gli ebrei. E così Lucillo Merci e Consoli Guelfo Zamboni e Giuseppe Castruccio si adoperano per fornire documenti falsi che attestino la cittadinanza italiana agli ebrei destinati alla deportazione. Questi possono così salvarsi partendo per Atene o raggiungendo l’Italia. Lucillo Merci distribuisce personalmente i certificati all’interno dei campi di concentramento. 

Durante una licenza nel luglio 1943 Merci accompagna in Italia una quarantina di ebrei. Una ventina di questi riesce a salvarsi a Firenze; gli altri vengono scoperti e trucidati nella prima strage nazista di ebrei in Italia. Lucillo Merci grazie al suo perfetto tedesco e ad un carattere franco ed estroverso, riesce ad ammorbidire i tedeschi e se serve a tener testa agli ufficiali nazisti, che potrebbero punire con la morte l’aiuto che lui ha fornito agli ebrei. Dopo l’8 settembre viene arrestato dai tedeschi, ma il Console Castruccio riesce a farlo liberare. 

Nel settembre ’43,  dopo la chiusura del Consolato e la cessazione dei suoi incarichi ufficiali, Merci continua ad adoperarsi per salvare i perseguitati. In abiti borghesi, si impegna per i fuggiaschi italiani. Distribuisce cibo ai soldati prigionieri dei tedeschi per alleviarne i disagi e ne salva alcuni spacciandoli per insegnanti della comunità italiana di Salonicco. 

Dopo la guerra Lucillo Merci mantiene il più stretto riserbo sui suoi atti di salvataggio. Diventa ispettore scolastico nelle scuole in Alto Adige fino alla pensione nel 1964. Muore a Bolzano nel 1984. 

Brani tratti dal Diario di Lucillo Merci

Merci è autore di un diario i cui contenuti sono stati resi noti nel 2007 dallo storico Gianfranco Moscati e dagli studiosi dell’Archivio storico del Comune di Bolzano.

“Da circa due settimane prosegue la deportazione degli Ebrei greci in Polonia su treni formati da 40 carri bestiame, su ciascuno dei quali vengono pigiate 60 persone di ogni età. Ogni trasporto è di 2.400 persone.”
6 aprile 1943
“Continua in Consolato il rilascio di cittadinanza italiana agli Ebrei coniugi di cui uno di origine italiana che abbiano consanguinei, ascendenti, discendenti o collaterali (…) fra i quali ci sia o ci sia stato un congiunto di qualsiasi grado di parentela già italiano o con cognome italiano. Esempio specifico: quello dei coniugi Daniele e Bella Mentesch, contadini con tre figlioletti. Ignorano la lingua italiana. Tra gli ascendenti ci fu un cognome italiano”
7 maggio 1943
“Dal campo ‘Baron Hirsch’ sono stati liberati oggi 60 ebrei nati italiani o dichiarati italiani. Il 26 ne uscirono altri 5 e il 27 altri 4. Anche la famiglia di Rachele Modiano è stata liberata. Tutti insieme si sono dati appuntamento al nostro Consolato e fecero una grande dimostrazione di gratitudine al Signor Console e a me”.
25 – 28 maggio 1943
“Non nascondo che in taluni casi mi tremavano le vene e i polsi presentando taluni certificati agli Uffici tedeschi, indi, ogni volta l’elenco al Campo di concentramento per prendere in consegna gli ebrei liberati”.

Scrivere

Fonti

  • www.treccani.it/enciclopedia/giorgio-perlasca/
  • www.giorgioperlasca.it
  • https://biografieonline.it/biografia-oskar-schindler
  • https://it.gariwo.net/giusti/shoah-e-nazismo/lucillo-merci-1536.html
  • http://www.bolzano-scomparsa.it/lucillo_merci.html
  • https://www.giornaletrentino.it/cronaca/trento/lucillo-merci-il-perlasca-trentino-che-strapp%C3%B2-oltre-600-ebrei-alla-morte-1.2262176
  • https://biografieonline.it/biografia-gino-bartali
  • https://www.focus.it/cultura/storia/gino-bartali-doodle
  • https://www.elasticinterface.com/it/magazine/gino-bartali-shoah/
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Totalitarismo

Il termine totalitarismo è stato coniato dagli antifascisti italiani nella prima metà degli anni ’20. Fu poi utilizzato dagli stessi fascisti per autodefinirsi e per definire la loro aspirazione: volevano l’identificazione totale tra Stato e società.

Il termine fu utilizzato anche da Hanna Arendt per definire le forme di governo antidemocratiche del ventesimo secolo.

Caratteri dei regimi totalitari

  • Ideologia ufficiale assoluta e indiscutibile
  • Potere assoluto del partito unico di massa
  • Partito con capo assoluto al vertice
  • Uso sistematico del terrore e della violenza
  • Monopolio dei mezzi di comunicazione di massa
  • Propaganda censura
  • Controllo della vita quotidiana del cittadino
  • Obiettivo di forgiare uomini nuovi

I regimi totalitari sono un fenomeno della società di massa in quanto è un tipo di regime che tende a:

  • mobilitare le masse,
  • a politicizzare le masse,
  • a creare un’idea di cittadinanza alternativa a quella liberale.

La cittadinanza totalitaria si fonda sul primato di identità totali

  • lo stato,
  • la razza,
  • la classe,
  • il partito.

Il potere totalitario si fonda:

  • sull’esercizio potenzialmente illimitato del potere,
  • sul tentativo di omogeneizzare il corpo sociale nel quadro di un’ideologia unica,
  • sul tentativo di costruire la cittadinanza totalitaria.

I fondamenti dei sistemi totalitari sono:

  • violenza,
  • terrore,
  • consenso popolare,
  • odio nei confronti del nemico,
  • odio nei confronti del diverso.

Il potere dei regimi totalitari è contrassegnato da:

  • la supremazia della classe dirigente sugli organi rappresentativi;
  • la lotta senza esclusione di colpi alla libertà di stampa, pensiero e associazione;
  • l’ossessionante sollecitazione ideologica delle masse come strumento di controllo della nazione ad uso e consumo di un leader, rappresentativo e carismatico,
  • la presenza di un partito unico;
  • la deresponsabilizzazione morale degli uomini nell’esecuzione di ordini e disposizioni del potere.

Il progetto politico dei regimi totalitari

  • Accentramento dei poteri nelle mani di un capo indiscusso,
  • Struttura gerarchica dello stato basata sul merito e sulla aderenza alla morale del regime,
  • Inquadramento forzato del popolo nelle organizzazioni di massa,
  • Censura e rigido controllo su riviste, quotidiani e giornali d’informazione, ma anche radio, cinema, manifestazioni pubbliche, scuola e cultura, tramite cui controllare la stessa popolazione,
  • Soppressione della libertà sindacali di scioperare e chiedere diritti,
  • Dirigismo economico: potenziamento delle manovre statali in campo economico.
Adunate oceaniche durante il fascismo

Reazioni della società ai totalitarismi

  • Le classi sociali intermedie, il ceto medio, aderirono con entusiasmo alle iniziative e alle associazioni dei governi totalitari.
  • Nelle classi popolari, provocò, uno scontento generale nei confronti dell’autoritarismo e dell’intromissione statale nella vita privata.
  • La borghesia si allineò ai cambiamenti per puro utilitarismo.

Se guardiamo la cartina dell’Europa vediamo che nel nord Europa troviamo le democrazie liberali: Irlanda, Regno Unito, Norvegia, Finlandia, Svezia, Belgio e Paesi Bassi, con Svizzera e Cecoslovacchia. Troviamo invece i regimi comunisti nell’URSS.

I regimi fascisti sono Germania e Italia. Ma possiamo vedere altri regimi autoritari e altri che hanno avuto un governo di fronte popolare come la Spagna e la Francia.

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Stalinismo

Per quanto riguarda il l’Unione sovietica abbiamo una situazione per certi versi simile per altri diversa.  L’URSS con Stalin vuole costruire un nuovo stato, una grande potenza industriale.

Per fare questo organizzerà un piano di industrializzazione a tappe forzate per piani quinquennali. Il primo piano quinquennale va dal 1928 al 1933 prevede l’industrializzazione massiccia e la collettivizzazione dell’agricoltura. Il processo di collettivizzazione dell’agricoltura si rivelerà ben presto disastroso. Stalin abbandonerà la NEP, la nuova politica economica inaugurata da Lenin dopo la guerra civile. E passerà all’economia pianificata.

In questo manifesto si inneggia al piano quinquennale varato nel 1528.

L’economia pianificata ottiene grandi risultati nel settore industriale mentre fallisce miseramente in quello agricolo. In ogni caso i costi umani e sociali di questa politica sono altissimi: sfruttamento, deportazioni, riduzione dei consumi e milioni di morti nella più grande carestia della storia causata dalla requisizione forzata dei cereali nelle aziende agricole. urss_piano_quinquennale_1928

La collettivizzazione forzata delle terre e di tutti i beni e le strutture di produzione agricola prevede anche l’eliminazione fisica, o la deportazione, dei kulaki cioè dei piccoli proprietari terrieri.

Anche nell’Unione sovietica il partito e la burocrazia detengono il potere assoluto.

Gli strumenti utilizzati dal partito comunista sono:

– il terrore

– la violenza

– l’eliminazione fisica degli avversari politici

– un controllo capillare della società

– un sistema ideologico basato sull’ideologia del partito comunista: tutti coloro che non sono d’accordo con il regime rischiano di finire nel gulag.

I gulag sono campi di concentramento dove i prigionieri sono obbligati ai lavori forzati.

L’Unione sovietica negli anni ‘30 non nasconde il sistema concentrazionario, come invece fa la Germania. L’Unione sovietica esibisce questi luoghi come luoghi di rieducazione attraverso il lavoro ma la realtà è un’altra. In questi campi di concentramento ci saranno milioni di morti, la vita viene vissuta in condizioni disumane.

Dal 1926 assistiamo alla deportazione di cittadini comuni che vengono accusati o sospettati di reati contro lo stato comunista.

L’industrializzazione forzata degli anni ‘30 porterà all’impiego dei prigionieri in grandi opere come ad esempio la costruzione di un canale navigabile tra il Baltico e il mare del Nord.

Tra il 1930 il 1932 assistiamo alla deportazione dei kulaki – piccoli proprietari terrieri che avevano avuto un buono sviluppo nel periodo della NEP.

Tra il ’36 e il ‘38 assistiamo alle purghe staliniane. Stalin elimina fisicamente tutte le persone di cui non si fida; arriverà ad eliminare anche molte persone che sono state molto vicine nell’organizzazione del sistema gerarchico comunista.

Arriverà ad eliminare anche molti ufficiali dell’esercito, tanto che, quando Hitler invaderà la Russia, l’esercito russo sarà in grande difficoltà a causa della mancanza dei vertici dell’esercito.

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Nazismo

Lo stato nazista si costituisce dopo il 1933. Tra il 1919 e il 1933 il potere è in mano alla Repubblica di Weimar. Hitler comincia a cercare di arrivare al potere già dagli anni 20.

Ammira Benito Mussolini, lo considera il suo modello e cerca di imitarlo.

Dopo la crisi del 1929 Hitler cavalca il malcontento; la sua popolarità aumenta progressivamente. Nel 1933 Hitler diventa cancelliere e nel ’34, alla morte del presidente Hindenburg assume su di sé anche i poteri del capo di Stato diventando dittatore.

La Germania di Hitler è un paese nel quale avviene l’identificazione tra il partito e lo stato. Hitler non cambia le leggi lentamente come fa Mussolini, ma improvvisamente impone la sua volontà, assume su di sé tutti i poteri, annulla lo stato di diritto, annulla le autonomie degli organi istituzionali e crea la dittatura.

Lo stato nazista si costituisce subito dopo l’incendio del Reichstag, sede del parlamento tedesco. Hitler accusa i comunisti del rogo, arresta gli esponenti del partito comunista e ne approfitta per assumere i pieni poteri e per instaurare la sua dittatura. Il 20 marzo del 1933 avviene l’apertura del primo lager a Dachau, il primo campo di concentramento nel quale dovevano andare tutti gli esponenti dell’opposizione. La scusa per realizzare tali luoghi era quella di rieducare chi non era in linea con il pensiero nazista.

Il 14 luglio del 1933 vengono sciolti tutti i partiti e il 30 giugno del 1934 si ricorda la Notte dei lunghi coltelli, la notte nella quale vengono assassinati tutti i dirigenti delle SA le squadre d’assalto.  In questo modo lui assume il potere totale e assoluto dopo aver eliminato chiunque avrebbe limitare o controllare la sua attività.

Quali sono gli elementi del totalitarismo nazista?

  1. L’ideologia della propaganda delle organizzazioni di massa, come il fascismo, con l’obiettivo di costruire il consenso;
  2. Uno dei principi su cui si basa il potere nazista è quello del razzismo. Le leggi di Norimberga dichiarano l’intenzione di annientare la diversità di ogni di ogni tipo. In Germania si usa violenza contro tutte le forme di diversità: si sterilizzano prima e si uccidono poi malati psichiatrici, anziani, disabili, omosessuali, Rom. Gli ebrei poi saranno l’obiettivo della violenza di Hitler.
  3. Il terrore è uno degli strumenti di controllo sociale. Le SS, la Gestapo e i lager sono strumenti di repressione del dissenso.
  4. Il Fuhrer ha il controllo assoluto sull’economia. L’economia viene organizzata direttamente dall’alto. L’economia tedesca è funzionale alla guerra. L’obiettivo è quello di aumentare lo spazio vitale (Lebensraum) in cui permettere lo sviluppo della società tedesca. Si vuole garantire la piena occupazione dei tedeschi. Si creano grandi opere pubbliche e si investe tantissimo nelle spese militari.

In questa immagine possiamo vedere come sono cambiate le spese nel bilancio dello stato germanico dalla Repubblica di Weimar al regime nazista, tra il 1928 e il 1938. Come potete notare c’è stato un incremento degli investimenti nell’ambito dei trasporti e un incremento decisamente considerevole per quanto riguarda le spese per gli armamenti.

Vie di comunicazione e armamenti sono funzionali alla guerra. Questo ci chiarisce in modo inequivocabile quali fossero le intenzioni del dittatore.

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Fascismo

I Fasci di combattimento

Nel 1919 Benito Mussolini, ex direttore dell’Avanti, giornale di ispirazione socialista fondò i Fasci di combattimento.

I Fasci nacquero come antipartito e proponevano il seguente programma.

FASCI ITALIANI DI COMBATTIMENTO – Comitato Centrale
MILANO – Via Paolo da Cannobbio, 37 – Telefono 7156

Italiani!
Ecco il programma nazionale di un movimento sanamente italiano.
Rivoluzionario, perchè antidogmatico e antidemagogico; fortemente innovatore perchè antipregiudizievole.
Noi poniamo la valorizzazione della guerra rivoluzionaria al di sopra di tutto e di tutti.
Gli altri problemi: burocrazia, amministrativi, giuridici, scolastici, coloniali, ecc. li tracceremo quando avremo creata la classe dirigente.

Per questo NOI VOGLIAMO:
Per il problema politico
a) — Suffragio universale a scrutinio di Lista regionale, con rappresentanza proporzionale, voto ed eleggibilità per le donne.
b) — Il minimo di età per gli elettori abbassato ai 18 anni; quello per i Deputati abbassato ai 25 anni.
c) — L’abolizione del Senato.
d) — La convocazione di una Assemblea Nazionale per la durata di tre anni, il cui primo compito sia quello di stabilire la forma di costituzione dello Stato.
e) — La formazione di Consigli Nazionali tecnici del lavoro, dell’industria, dei trasporti, dell’igiene sociale, delle comunicazioni ecc. eletti dalle collettività professionali o di mestiere, con poteri legislativi, e col diritto di eleggere un Commissario Generale con poteri di Ministro.

Per il problema sociale:
NOI VOGLIAMO:
a) — La sollecita promulgazione di una Legge dello Stato che sancisca per tutti i lavoratori la giornata legale di otto ore di lavoro.
b) — I minimi di paga.
c) — La partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori al funzionamento tecnico dell’industria.
d) — L’affidamento alle stesse organizzazioni proletarie (che ne siano degne moralmente e tecnicamente) della gestione di industrie o servizi pubblici.
e) — La rapida e completa sistemazione dei ferrovieri e di tutte le industrie dei trasporti.
f) — Una necessaria modificazione del progetto di legge di assicurazione sull’invalidità e sulla vecchiaia, abbassando il limite di età, proposto attualmente a 65 anni, a 55 anni.

Per il problema militare:
NOI VOGLIAMO:
a) — L’istituzione di una milizia nazionale con brevi servizi di istruzione e compito esclusivamente difensivo.
b) — La nazionalizzazione di tutte le Fabbriche di Armi e di esplosivi.
c) — Una politica estera nazionale intesa a valorizzare nelle competizioni pacifiche della civiltà, la nazione italiana nel mondo.

Per il problema finanziario:
NOI VOGLIAMO:
a) — Una forte imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo, che abbia la forma di vera ESPROPRIAZIONE PARZIALE di tutte le ricchezze.
b) — Il sequestro di tutti i beni delle Congregazioni religiose e l’abolizione di tutte le mense Vescovili, che costituiscono una enorme passività per la Nazione, e un privilegio di pochi.
c) — La revisione di tutti i contratti di forniture di guerra, ed il sequestro dell’85% dei profitti di guerra.
Dopo aver letto il programma dei Fasci di combattimento quale immagine di questo movimento emerge?

Il programma era repubblicano e ultrademocratico col diritto di voto per le donne, la giornata lavorativa di otto ore e la tassazione straordinaria dei capitali.

Queste proposte verranno poi dimenticate dal regime fascista. Si osservi che il programma proponeva anche il mito della violenza «rigeneratrice» elemento che invece rimarrà nei programmi del Duce.

La prima azione compiuta dai fasci di combattimento fu la distruzione della sede dell’Avanti, nell’aprile del 1919.

Nel 1914 – 1915 Mussolini era direttore dell’Avanti, testata giornalistica che sosteneva le idee socialiste.
In Italia era acceso il dibattito tra interventisti e neutralisti. Il partito socialista sosteneva in maniera decisa il neutralismo: l’Italia non avrebbe dovuto entrare in guerra.
Mussolini, nonostante l’orientamento del suo partito, abbracciava le proposte degli interventisti.
Sicuro di essere seguito dal partito egli chiede alla direzione nazionale del Partito Socialista Italiano di sostenere la sua nuova linea.
Non ascoltato Mussolini rassegnò le sue dimissioni.

Il fascismo arrivò al governo dopo un periodo di instabilità politica. Nel 1919 i Fasci contavano 31 sezioni e 870 iscritti e alle elezioni del 1919 i Fasci ottennero 4000 voti, ma nessun seggio.

In questa prima fase avevano un potere marginale, ma progressivamente divennero sempre più importanti.

Acquisirono infatti sempre più potere perché:

  • abbandonarono l’iniziale radicalismo,
  • si proposero come strumento di organizzazione politica della borghesia produttiva e dei ceti medi – questi non si riconoscevano nei partiti tradizionali e nello stato liberale,
  • fecero un uso “sapiente” della violenza politica.

Operazioni squadriste

Nel 1920 iniziarono le spedizioni delle squadre d’azione fasciste. Le squadre erano composte da:

  • giovani ex combattenti,
  • ufficiali appena congedati,
  • arditi,
  • studenti,
  • disoccupati al soldo degli agrari.

Spesso gli squadristi provenivano dal ceto piccolo borghese e dal ceto medio. Si muovevano rapidamente da un borgo all’altro a bordo di un camion, di notte.

L’obiettivo delle squadre era:

  • disarticolare il sistema sindacale,
  • intimidire l’avversario politico,
  • attirare nuovi proseliti.

Le squadre delle camicie nere, questa la divisa degli appartenenti ai fasci di combattimento, attaccavano simboli dei partiti comunisti e socialisti. Nelle aree agricole gli imprenditori agrari assoldavano le squadre di fascisti contro le conquiste ottenute dai movimenti contadini di matrice socialista o cattolica.

Tra 1921-1922 le violenze aumentarono, arrivando ad occupare anche intere città come Bologna.

E cosa fecero le forze dell’ordine?

Nulla! Le forze dell’ordine e la magistratura non intervennero, ma tollerarono, senza cercare in alcun modo di reprimere tali movimenti violenti. E così il fascismo agì indisturbato, senza dover fare i conti con le forze dell’ordine.

GLI STRUMENTI DELLO SQUADRISMO
• Camicia nera
• Fascio littorio di origine etrusca – insegna del potere dei magistrati
• Manganello – Simbolo di forza e vitalità
• Olio di ricino somministrato con forza dopo l’uso dei manganelli

Lo squadrismo si rafforzò progressivamente; all’interno nel movimenti si designavano i capi del fascismo locale, i dirigenti del futuro Partito Fascista. Questi costruirono il loro potere attraverso la violenza e il terrore.

I simboli del fascismo:
FASCIO LITTORIO nell’antica Roma il fascio era il simbolo del potere dei magistrati
SALUTO ROMANO diventa simbolo ufficiale del regime, reso obbligatorio dal 1932 al posto della stretta di mano perché considerata segno di eccessiva familiarità e mollezza.
Quanto corrisponde l’immagine che emergeva dal programma dei Fasci con le azioni da loro compiute?

Governi italiani tra il 18 e il 22

Tra novembre 1918 e ottobre 1922 si susseguirono sei diversi governi. L’instabilità politica mostrava la fragilità dello Stato. I partiti al potere non riuscivano a trovare un accordo: liberali, socialisti e popolari non erano in grado di governare il paese.

Per questo la classe dirigente ipotizzò un’alleanza elettorale che comprendesse anche fascisti e nazionalisti; lo stesso Giolitti sostenne una maggioranza parlamentare con i fascisti. Il progetto di Giolitti era quello di «parlamentizzare» il movimento fascista, renderlo più moderato.

Mussolini aderì alla proposta: lui voleva la legittimazione politica e si presentava come «uomo d’ordine». La violenza dei fasci divenne quindi uno strumento politico: i manganelli e l’olio di ricino contro le proteste e le richieste sociali.

Elezioni del 1921

I fascisti si presentarono assieme al Partito Liberale e ad altri partiti di centro; si presentarono nei collegi del nord dove si presumeva una vittoria socialista. Le elezioni si svolsero a maggio dopo una campagna elettorale insanguinata: furono più di cento vittime di scontri nei 40 giorni prima delle consultazioni elettorali.

I risultati delle votazioni registrarono un lieve calo della sinistra, la tenuta dei liberali, un aumento dei popolari. Ai fascisti andarono 31 seggi.

Dalle elezioni emerse un Parlamento ancora più frazionato in cui le forze liberal-democratiche avevano la maggioranza solo con i deputati fascisti, tra cui Benito Mussolini. La conferma politica portò ad un aumento del potere dei fasci, ormai sempre più padroni delle piazze e sempre sostenuti dagli agrari.

PNF – Partito nazionale fascista

Nel novembre del 1921, dopo le elezioni, Mussolini trasformò il movimento dei Fasci nel Partito nazionale fascista PNF: il movimento fascista divenne quindi forza politica, un solido strumento di azione con i suoi 200.000 iscritti, con rappresentanza parlamentare e col radicamento sul territorio.

Programma del partito fascista

Il programma del partito fascista era ben diverso da quello dei fasci di combattimento, un programma di impronta conservatrice e nazionalista apprezzato da borghesia industriale, agraria e commerciale. Il programma prevedeva:

  • Stato forte,
  • Limitazione poteri del Parlamento,
  • Esaltazione della nazione e della competizione tra le nazioni,
  • Restituzione all’industria privata di servizi gestiti dallo stato (ferrovie e telefonia)
  • Divieto di sciopero.

Scissioni nei partiti di maggioranza

Mentre il partito fascista aumentava progressivamente il suo potere, gli altri partiti registravano delle lacerazioni interne.

Il movimento socialista e il partito comunista PCI

Il movimento socialista era

  • sempre più diviso tra Massimalisti e Riformisti,
  • indebolito nelle fabbriche per l’esito deludente delle lotte operaie,
  • inerme di fronte alla violenza squadrista

Nel gennaio del 1921, al congresso di Livorno, avvenne una scissione all’interno del Partito socialista. Nacque così il Partito Comunista d’Italia.

Bordiga, Gramsci, Togliatti e Terracini volevano costruire in Italia una prospettiva rivoluzionaria, che promuovesse la rivoluzione per arrivare, come in Russia, alla dittatura del proletariato.

Nell’ottobre del 1922 all’interno del movimento socialista si assistette ad una seconda scissione: si formò il Partito Socialista Unitario, che aveva come segretario Giacomo Matteotti. Il maggior partito italiano si era quindi diviso in tre parti; questo accadde alla vigilia della marcia su Roma.

Video su scissione partito socialista

https://www.ilsole24ore.com/art/pci-cento-anni-scissione-che-segno-destino-sinistra-italiana-ADXekCEB

Scissione partito popolare

Ma non solo il movimento socialista era lacerato al suo interno, anche il Partito Popolare, pur rimanendo unito, registrava al suo interno delle divisioni. C’erano tre orientamenti:

  • la Destra moderata
  • il Centro con don Luigi Sturzo e Alcide Degasperi
  • la Sinistra più vicina ai movimenti sindacali.

Film e video di approfondimento

Crollo delle istituzioni democratiche

Alla fine dell’estate del 1922 Mussolini ritenne che fosse giunto il momento di agire con forza. Iniziò quindi ad occupare diversi edifici pubblici nelle città dell’Italia settentrionale. Mussolini aveva organizzato le sue squadre, erano una vera e propria milizia fascista gestita direttamente dal vertice.

Marcia su Roma

Forte del controllo di molte città del Nord, nella notte tra il 27 e il 28 gli squadristi iniziarono ad affluire a Roma, sebbene la resistenza degli Arditi del popolo li bloccasse a Civitavecchia e l’esercito a Orte. Alle cinque del mattino del 28 ottobre il presidente del consiglio Facta decise di proclamare lo stato d’assedio, ma il re rifiutò di firmare il decreto. Facta si dimise. Le camicie nere di Mussolini entrarono dunque in Roma senza colpo ferire.

A quel punto il re Vittorio Emanuele III, dopo aver ipotizzato un governo Salandra-Mussolini, decise che «sola soluzione politica accettabile» era un governo Mussolini. Questi, partito da Milano la sera stessa, giunse a Roma il 30 mattina per ricevere formalmente l’incarico. E così il 30 ottobre Mussolini venne incaricato di formare un nuovo governo.

Il 16 novembre con la formazione del governo di Mussolini – di cui facevano parte, con i fascisti, esponenti liberali, popolari, democratici e nazionalisti – iniziava il lungo ventennio della dittatura fascista. Si segnò così la fine dello stato liberale.

La marcia su Roma – immagini di repertorio dell’Istituto LUCE
L’atto con cui Mussolini prese il potere fu un atto violento, anche se non era stata compiuta violenza, almeno in quel momento.
Dopo l’invasione della capitale da una moltitudine di camicie nere, Mussolini arrivò al potere grazie all’alleanza del partito fascista col partito liberale.

https://www.focus.it/cultura/storia/28-ottobre-1922-marcia-su-roma-che-cosa-e-successo

https://www.treccani.it/enciclopedia/marcia-su-roma_%28Dizionario-di-Storia%29/

Sintesi – Le tappe dello squadrismo

Primavera 1919 – estate 1920 – Squadrismo urbano matrice futurista e arditista,
Autunno 1920 – elezioni maggio 1921 – Squadrismo agrario con centro irradiatore Bologna,
Primavera – estate 1921 Crescono i numeri delle violenze squadriste: le spedizioni punitive allargano il loro raggio d’azione, si spostano da una regione all’altra.
Novembre 1921 – Viene fondato il PNF il Partito Nazionale Fascista. Si completa così la distruzione delle organizzazioni rosse, aumenta la violenza contro le organizzazioni bianche. Lo squadrismo è sempre più un movimento di massa.
Ottobre 1922 – Marcia su Roma

Video RAI STORIA dallo squadrismo al fascismo

https://www.facebook.com/watch/?v=1604074333100219

La fascistizzazione dello stato italiano

Tra l’ottobre del 1922 e il gennaio del 1925 l’Italia si trovava in una fase di transizione, che portò progressivamente verso il regime fascista, verso la dittatura fascista, verso il regime totalitario.

Furono costituiti:

  • Gran consiglio del fascismo composto dai massimi esponenti del partito. Questo era l’unico organo in cui esisteva un vero dibattito politico, unico organo che esercitava forte influenza sul governo. Sarà proprio il Gran consiglio del fascismo, nel ’43, a destituire Benito Mussolini.
  • Milizia volontaria per la sicurezza nazionale: un esercito parallelo agli ordini del capo del governo, Benito Mussolini.

Mussolini si sentiva minacciato dai partiti non fascisti, la stabilità di governo era minacciata da socialisti, comunisti e popolari. Ma le lacerazioni interne a tali partiti andarono a vantaggio della politica di Mussolini. Infatti anche i Popolari erano sempre più divisi: sia i moderati che il papa erano favorevoli a Mussolini, per questo don Sturzo si dimise.

Legge maggioritaria 1923

Per evitare che il parlamento potesse mettere in crisi il governo, Mussolini riuscì a far approvare una legge elettorale maggioritaria, la legge Acerbo, che assegnava i 2/3 dei seggi alla coalizione che avesse ottenuto più del 25% dei voti. Questa legge sarà poi applicata alle elezioni del 1924.

Listone

Nel 1924 il partito Fascista si presentò alle elezioni all’interno del «listone» assieme a nazionalisti, liberali, cattolici moderati. I partiti antifascisti invece, si presentano in ordine sparso: le idee antifasciste non compresero che l’unione fa la forza, mentre questo fu chiaro ai fascisti che non si presentarono mai alle elezioni da soli!

La campagna elettorale e le votazioni del 1924 si svolsero in un clima di intimidazioni e furono caratterizzate anche da brogli elettorali.

Alle elezioni il successo di Mussolini fu innegabile: il listone ottenne il 65% dei voti, mentre i Popolari e partiti di sinistra dimezzarono i loro seggi. Mussolini era stato ampiamente sostenuto dalla borghesia e dalla classe dirigente conservatrice a cui si era proposto come forza politica in grado di garantire stabilità politica e ordine sociale.

E così Mussolini si trovò in Parlamento 374 deputati su 535, di cui 275 erano fascisti. Questo strapotere fu permesso proprio grazie alla legge maggioritaria, fatta approvare dai fascisti nel 1923.

Delitto Matteotti

Giacomo Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario, dopo le elezioni, tenne un discorso alla Camera dei Deputati in cui denunciava i brogli e le violenze elettorali che avevano caratterizzato la campagna elettorale.

Testimonianza di Giorgio Amendola, presente quel giorno alla Camera
Testo del Discorso di Giacomo Matteotti alla Camera

Ma il 10 giugno del 1924, pochi giorni dopo il suo intervento, Giacomo Matteotti sparì misteriosamente. Venne rapito. A fine agosto fu ritrovato il suo cadavere, che era stato mal seppellito.

I responsabili, che appartenevano alle milizie fasciste, vennero ben presto individuati e arrestati. L’indignazione popolare nei confronti del fascismo crebbe. Al processo i magistrati dichiararono che le squadre fasciste avevano agito all’insaputa di Mussolini. I colpevoli furono condannati; ma poco dopo anche condonati!

Quello di Matteotti fu un delitto politico, venne eliminato un oppositore troppo scomodo per i programmi di Mussolini.

Film completo Il delitto Matteotti

Con il delitto Matteotti l’opinione pubblica rimane molto scossa tanto che si aprì una profonda crisi politica. Forse questo fu il momento in cui il potere di Mussolini sembrò davvero vacillare sotto il peso di una condanna generale.

Secessione Aventino

In seguito al delitto Matteotti, in segno di protesta, le opposizioni parlamentari decisero di non partecipare più ai lavori delle camere. Affermarono di non riconoscere la legittimità morale e politica a quel parlamento dominato dai fascisti. Perché la loro protesta fosse più efficace decisero di compiere un’azione molto forte: lasciare l’aula.

L’atto di protesta fu attuato a partire dal 26 giugno 1924 da 123 deputati del Regno d’Italia. L’intenzione era quella di astenersi dai lavori parlamentari fino a che i responsabili del rapimento Matteotti non fossero stati processati.

La protesta prese il nome del colle Aventino dove, secondo la storia romana, si ritiravano i plebei nei periodi di acuto conflitto con i patrizi romani.

La protesta non ebbe successo! Infatti l’abbandono dell’aula parlamentare lasciò campo libero al potere fascista. I deputati aventiniani speravano che il re avrebbe tolto l’incarico a Mussolini, vista la situazione. Invece il re non fece nulla, d’altra parte aveva permesso alle forze fasciste di invadere la capitale!!!

Mussolini riprese gradatamente il pugno della situazione. Il 3 gennaio 1925 tenne un discorso alla Camera in cui si assunse la responsabilità politica della violenza fascista e del delitto Matteotti. Iniziò così il percorso che portò l’Italia alla dittatura fascista.

Discorso del 3 gennaio 1925, tratto dal film Delitto Matteotti

Leggi fascistissime

Tra il ‘25 e il ‘26 Mussolini emana le leggi fascistissime che trasformano progressivamente l’Italia da un paese democratico a una dittatura. Mussolini è un grande leader capace di coinvolgere la popolazione, di farsi ubbidire. La struttura della dittatura fascista prevede che venga negato lo stato di diritto. Le leggi fascistissime rafforzano il potere esecutivo eliminando le libertà civili e libertà politiche.

  • Il capo del governo è responsabile solo di fronte al re e non al Parlamento. Il parlamento non può discutere leggi senza approvazione del governo, è solo un organo formale.
  • Viene soppressa libertà di associazione.
  • Sono soppressi partiti politici
  • Abolisce tutti i sindacati e ammette solo i contratti stipulati con sindacati socialisti. Ovviamente lo sciopero è proibito per legge. Al posto dei sindacati istituisce le corporazioni: ogni settore dell’economia è rappresentato all’interno dello stato. Ma il progetto non sarà mai attuato.
  • L’amministrazione dello stato è sottratta al parlamento.
  • Sono abolite le autonomie locali: il podestà sostituisce il sindaco.
  • Sono abolite le elezioni amministrative.
  • Vengono chiusi i giornali antifascisti e tutta la stampa è sottoposta a censura.
  • Si reintroduce la pena di morte.
  • Viene istituito un “Tribunale speciale per la difesa dello stato contro gli oppositori del regime”. Tra il 1926 e il 1943 sono stati mandati al confino 17.000 italiani e sono state inflitte condanne per 28.000 anni di carcere.

Le leggi fascistissime quindi :

  • aboliscono la libertà democratica,
  • aboliscono il dialettica politica,
  • reprimono il dissenso,
  • affidano il potere esecutivo al Duce.

Nel 1928, con la legge elettorale plebiscitaria, si conclude il processo di fascistizzazione dello stato italiano. I cittadini potevano approvare o respingere una lista di 400 candidati scelti dal fascismo. Da quel momento le elezioni furono senza valore perché effettuate senza alcuna libertà politica.

Dopo il 1925 non era stata più necessaria la violenza squadrista. Nel ’27 Mussolini fonda anche la polizia segreta con la quale si garantisce il pieno controllo delle forze dell’ordine. Mussolini ha quindi trasformato il partito in una struttura burocratica gerarchica controllata dal vertice. I gerarchi fascisti sono i dirigenti dello stato.

Si arriva all’identificazione tra partito e stato. Lo stato Italiano e il partito fascista sono la stessa cosa nel sogno di Mussolini: vuole che gli italiani possono essere identificati tutti con la parola fascista.

Dittatura o regime totalitario fascista

Come tutte le dittature totalitarie anche il fascismo ha un sistema di repressione molto forte e un controllo sociale molto elevato grazie a:

  • la milizia,
  • la polizia segreta,
  • il tribunale speciale.

Manipolazione del consenso

Un altro strumento di potere utilizzato dalle dittature è la manipolazione del consenso. Il consenso è uno strumento importante e prezioso per tutti i regimi totalitari: il consenso è necessario al dittatore.

Per ottenere il consenso il regime si attiva per manipolare il consenso attraverso la censura e il controllo dell’informazione. Si utilizza e si controlla:

  • la radio, EIAR,
  • la stampa,
  • il cinema, viene creato l’Istituto luce.

Si istituisce il Ministero della cultura popolare e si controllano tutti gli aspetti della cultura popolare. Si realizzano organizzazioni di massa per tutti.

Organizzazioni dell’infanzia fascista

Un sistema di organizzazione del consenso e quello di organizzazione della gioventù dai bambini agli adulti. Tutti sono coinvolti in attività di formazione sociale e culturale in linea con gli ideali del fascismo.

  • Gioventù italiana del Littorio,
  • Opera nazionale balilla,
  • Giovani fascisti,
  • Gruppi universitari fascisti.

Non solo i giovani, ma tutti gli uomini e le donne hanno attività organizzate per il tempo libero. Questo garantisce al regime un controllo capillare dei suoi cittadini.

  • Opera nazionale dopolavoro,
  • Federazione massaie rurali.

Video Balilla

Video – saggio ginnico Balilla

FONTE www. wikipedia.org
Immagini di repertorio Istituto Luce

Viene inoltre resa obbligatoria l’iscrizione al partito fascista: per dipendenti pubblici prima, per liberi professionisti poi.

Patti lateranensi

Con i Patti lateranensi Mussolini attua la conciliazione tra stato e chiesa e sana una ferita non era mai realmente chiusa dopo la Breccia di Porta Pia. I Patti Lateranensi riescono ad accrescere quindi in modo importante il consenso del popoli italiano. Sono costituiti da tre documenti.

  • Trattato: prevede il riconoscimento reciproco Roma capitale e sovranità pontificia sulla Stato del Vaticano
  • Convenzione finanziaria: lo stato versa al Vaticano una quota a titolo di indennità.
  • Concordato che regola i rapporti tra stato e chiesa. Si stabilisce, ad esempio che il matrimonio religioso ha effetti civili. In esso viene anche proclamata la religione cattolica come «fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica».

Video sul concordato

Il rapporto tra stato e chiesa dall’Unità di Italia

https://www.facebook.com/watch/?v=314740975897035

Video sulla Questione romana

https://www.raiplay.it/video/2016/04/Il-tempo-e-la-Storia-Unit224-daposItalia-e-chiesa-La-questione-romana-Con-il-Prof-Ernesto-Galli-Della-Loggia-del-05042016-3438bb5d-0f16-4403-b929-def8e3913310.html

La conciliazione tra Stato e Chiesa

https://www.archivioluce.com/2021/02/11/la-conciliazione-fra-litalia-e-il-vaticano/

Il Backstage dei Patti lateranensi

https://video.repubblica.it/vaticano/la-propaganda-dietro-i-patti-lateranensi-i-video-storici-in-un-webdoc-della-filmoteca-vaticana/348125/348711

Organizzazioni non fasciste

Lo stato riconosce l’autonomia di due associazioni legate alla Chiesa: lo Scoutismo e l’Azione Cattolica.

Riforma della scuola

Giovanni Gentile riforma la scuola italiana. Mussolini dirà che questa è la più fascista delle riforme perché è studiata per creare cittadini ubbidienti e pronti a servire la patria.

La scuola di Gentile prevedeva la formazione classica e umanistica come unico mezzo di istruzione per formare le future classi dirigenti fasciste. Al Liceo classico venne attribuita molta importanza, ricopriva un ruolo fondamentale quindi, nella formazione dirigenziale e amministrativa. Solo il Liceo Classico dava accesso a tutte le facoltà universitarie.

Giovanni Gentile è un intellettuale al servizio del regime. Lui scrisse il Manifesto degli intellettuali fascisti.

In risposta alla posizione di Gentile, un altro intellettuale, Benedetto Croce, filosofo, si pose a capo della cordata di intellettuali antifascisti. Anche Eugenio Montale fu tra i firmatari di questo documento.

Video La scuola nel fascismo

Politica economica

Tra 1922 e 1925 l’economia è di stampo liberista. Dal ’26 in poi il consolidamento del regime fascista porta a un crescente intervento dello stato.

Con l’aumento dell’inflazione Mussolini operò una rivalutazione della moneta e rafforzò l’industria siderurgica per il mercato interno. Questo rese i prodotti italiani meno competitivi all’estero ma diede forza alla grande industria interna. La crisi americana del ’29 ebbe conseguenze negative anche in Italia. Causò

  • una riduzione della produzione industriale,
  • riduzione del commercio estero,
  • aumento della disoccupazione.

La crisi internazionale portò il regime a intensificare il suo ruolo di direzione dell’economia.

Venne creato l’IRI, Istituto di Ricostruzione Industriale, che acquistava le aziende in crisi e le risanava. Lo stato divenne così proprietario di oltre il 20% del capitale azionario nazionale, divenne il maggior imprenditore italiano.

L’intreccio tra potere politico e grandi gruppi industriali aumentò nella seconda metà anni Trenta.

Video autarchia

Allevamento conigli

Lavorazione dal latte alla lana

La pesca

Lavorazione del baccalà

Enti pubblici

Furono creati

  • diversi enti pubblici economici come Iri, Imi, Agip;
  • enti assistenziali e pensionistici come Inps, Inail, Enpas. Si venne a creare quindi lo stato assistenziale.

Tutti i  settori della vita economica e sociale vennero interessati dalla creazione di enti con la sua estesissima burocrazia, una burocrazia che rimase come eredità pesante del secondo dopoguerra.

Strategie demografiche

Il regime incentivò una politica demografica espansiva. La crescita della popolazione portava a un aumento potenza nazione. D’altra parte uno stato aggressivo ha bisogno di carne da macello da giocare sui fronti in cui vuole combattere!

Quello della famiglia numerosa è rappresentato dalla propaganda del regime come un ideale morale e patriottico e venne sostenuto da specifici provvedimenti:

  • imposta sul celibato, una tassa che colpiva i maschi tra i 25 e i 65 anni,
  • assegni familiari e sgravi fiscali per le famiglie,
  • Opera Nazionale maternità e infanzia.

Inoltre nel 1930 qualsiasi pratica volta al controllo della natalità venne classificato come crimine contro l’integrità della stirpe. Questi provvedimenti non registrarono un reale aumento natalità ma favorirono la maturazione dell’ideologia totalitaria fascista.

Il regime inoltre, per ragioni di prestigio internazionale, proibì l’emigrazione.

Politica agricola

L’agricoltura assunse per il regime un ruolo centrale non solo economico, ma anche politico ideologico e propagandistico. Le campagne erano viste come l’ambito privilegiato per realizzare la crescita della popolazione e dell’occupazione, ma anche per affermare un modello di vita stabile, conservatore, centrata sulla famiglia patriarcale, lontano dalle inquietudini, dei conflitti, delle complessità della vita urbana.

Mussolini quindi fu un infaticabile propugnatore di ideologia ruralista. Questa ideologia si tradusse in diverse battaglie propagandate con grande forza del regime.

La Battaglia del grano

Si noti la metafora militare. 

La battaglia del grano fu lanciata nel 1926 con l’obiettivo di migliorare la bilancia dei pagamenti per raggiungere l’autosufficienza in campo agricolo. La campagna ebbe successo nell’ottenere l’aumento della produzione nazionale di grano, la diminuzione dell’importazione di grano dall’estero e la conseguente diminuzione del disavanzo della bilancia commerciale. Andò però a scapito di altre colture, come quelle di nicchia e quelle basilari per l’industria zootecnica e non tenne conto delle specificità del territorio italiano. La battaglia del grano incise negativamente sullo sviluppo dell’agricoltura nazionale.

Il Duce impegnato alla produzione del grano

La bonifica integrale

La bonifica integrale fu lanciata nel 1928 con un vasto progetto di bonifiche idrauliche e di risistemazione dei comparti agricoli. Era finalizzata ad aumentare l’occupazione nelle campagne. Tale opera fu propagandata con veemenza ma nella realtà le opere di bonifica attuate furono circa un decimo di quelle previste.

Solo nell’agro Pontino si realizzò un intervento di vaste dimensioni in cui furono prosciugati circa 60 km di palude e furono creati nuovi centri  come Sabaudia e Littoria. 

FONTE www.wikipedia.org

Politica coloniale

Premesse

Quando Mussolini arriva al potere l’Italia ha delle colonie in Africa:

  • Eritrea, prima regione a essere colonizzata dagli italiani, è colonia italiana dal 1890.
  • Somalia, dopo essere stata un protettorato italiano dal 1889, è colonia dal 1908.
  • Libia, colonizzata sotto il governo Giolitti nel 1911. L’Italia aveva dichiarato guerra alla Turchia per il possesso della Tripolitania (così si chiamava la Libia). Il governo italiano aveva ritenuto che le terre libiche fossero necessarie all’Italia per conquistarsi un “posto al sole” come le altre grandi potenze coloniali europee. L’occupazione integrale della colonia avvenne però solo nel 1934, dopo che Badoglio e Graziani ebbero stroncato la resistenza libica con i metodi più brutali.
  • Etiopia era oggetto delle mire europee sin dall’apertura del Canale di Suez nel 1869. Nel 1896 l’Italia aveva subito una pesante sconfitta ad Adua, durante la Guerra d’Abissinia, sotto il governo di Crispi.

Nel 1935, Mussolini riprende la politica coloniale lasciata incompiuta da Crispi e Giolitti e si lancia alla conquista dell’Etiopia.

Le motivazioni che mossero Mussolini erano diverse:

  • aumentare il suo prestigio internazionale,
  • stimolare la produzione industriale,
  • ridurre la disoccupazione in Italia,
  • aumentare il consenso interno al regime.

Mussolini era consapevole che Francia e Gran Bretagna non avrebbero approvato la sua politica coloniale. Infatti l’Etiopia era parte della Società delle nazioni e il suo gesto sarebbe stati considerato un’aggressione. Il Duce confidava nel fatto che nessuno avrebbe voluto entrare in conflitto con l’Italia.

«Anche prendendo in considerazione le esigenze politiche, strategiche e commerciali dell’epoca, non c’era un solo motivo valido perché un paese come l’Italia, che aveva raggiunto l’unità nazionale solo nel 1861 e aveva una miriade di problemi urgenti da risolvere, stornasse una parte cospicua delle sue già scarse risorse per partecipare alla spartizione dell’Africa, un’impresa di cui non si potevano valutare né gli esiti né i costi, né tantomeno i vantaggi». (Angelo Del Boca)
Angelo Del Boca è uno storico, giornalista e scrittore italiano; è considerato il maggiore storico del colonialismo italiano. È stato il primo studioso italiano ad occuparsi della ricostruzione critica e sistematica della storia politico-militare dell’espansione italiana in Africa orientale e in Libia, e fu il primo fra gli storici a denunciare i numerosi crimini di guerra compiuti dalle truppe italiane durante le guerre coloniali fasciste.

La conquista dell’Etiopia

Il 3 ottobre 1935 l’esercito italiano invase l’Etiopia. L’aggressione fu violenta, furono usati anche i Gas tossici che erano stati proibiti dopo 1918.

Il 5 maggio 1936  Badoglio entraòad Addis Abeba. Il negus, sovrano dell’Etiopia, riuscì a fuggire. Il paese passò così sotto il controllo dell’esercito fascista, ma le popolazioni continuarono delle azioni di guerriglia.

Il 9 maggio Mussolini annunciò la fondazione dell’Impero dell’Africa Orientale AOI: Vittorio Emanuele III è anche re di Etiopia.

La propaganda coloniale fascista

Nel 1937 ci fu un attentato contro il maresciallo Graziani. La reazione dell’esercito fu durissima: migliaia di persone vennero passate per le armi. Furono uccisi più di mille persone, tra monaci e studenti della città cristiano copta di Debrà Libanòs.

Le sanzioni all’Italia

Il regolamento della Società delle Nazioni, fondata nell’ambito della conferenza di pace di Parigi del 1919-1920, recitava così:

«se un membro della Lega ricorre alla guerra, infrangendo quanto stipulato negli articoli XII, XIII e XV, sarà giudicato [ … ] come se avesse commesso un atto di guerra contro tutti i membri della Lega, che qui prendono impegno di sottoporlo alla rottura immediata di tutte le relazioni commerciali e finanziarie, alla proibizione di relazioni tra i cittadini propri e quelli della nazione che infrange il patto, e all’astensione di ogni relazione finanziaria, commerciale o personale tra i cittadini della nazione violatrice del patto e i cittadini di qualsiasi altro paese, membro della Lega o no.»

Sia l’Italia che l’Etiopia erano membri della Società delle Nazioni.

Il 6 ottobre 1935, il Consiglio della Società della Nazioni condannò ufficialmente l’Italia, che fu punita con sanzioni economiche.

Le sanzioni, varate il 18 novembre, vietarono l’esportazione all’estero di prodotti italiani e proibirono di importare materiali utili per la causa bellica.. Le sanzioni però non riguardarono materie di vitale importanza, come ad esempio il petrolio e il carbone.

Le sanzioni non furono efficaci, ma scatenarono una forte reazione propagandistica da parte del regime. Per rispondere alle sanzioni l’Italia, sanzioni diede il via alla campagna “Oro alla Patria”. Il 18 dicembre fu proclamata la “Giornata della fede“, giorno in cui gli italiani furono chiamati a donare le proprie fedi nuziali d’oro per sostenere i costi della guerra e far fronte alle difficoltà delle sanzioni.

A Palermo la cerimonia fu organizzata nella Piazza Vittorio Veneto, proprio sotto la statua della Libertà e la gente accorse da tutta la provincia donando decine di migliaia di anelli che andarono ad aumentare le riserve auree nazionali. Altre manifestazioni simili avvennero, seppur in misura inferiore, anche in altre città siciliane.
https://www.palermoviva.it/la-giornata-della-fede-quando-palermo-dono-oro-alla-patria/

Guglielmo Marconi donò la propria medaglia da senatore, Luigi Pirandello la medaglia del Premio Nobel, Gabriele D’Annunzio la fede e una cassa d’oro.

L’autarchia

Le sanzioni imposte all’Italia furono una delle ragioni che portarono alla svolta autarchica. Con il discorso del 23 marzo 1936 Mussolini lanciò la parola d’ordine “autarchia”: una forma di protezionismo a oltranza che impose un enorme sforzo industriale per produrre le merci che prima venivano importate. Lo Stato era ora consumatore, produttore e finanziatore.

Conseguenze della politica coloniale

L’impresa etiope ottenne consenso al regime. Nel periodo delle sanzioni gli italiani donarono con grande entusiasmo e generosità i loro preziosi per sostenere l’Italia proletaria «strangolata dalle nazioni ricche». Dal punto di vista politico l’aggressione all’Etiopia portò l’allontanamento dell’Italia dalle potenze democratiche e un avvicinamento alla Germania nazista.

Ma l’accelerazione della tendenza all’autarchia proclamata nel 36 portò un raffreddamento del consenso. Infatti nel ’38 Mussolini lancia una violenta campagna antiborghese, nella quale accusava la borghesia italiana di scetticismo e di apatia.

L’invasione dell’Albania

L’Albania era già stata occupata da un corpo di spedizione italiano nel giugno 1917, durante la Grande Guerra, ed era stata sottoposta al protettorato italiano. Con il trattato di Tirana del 1920 però, Giolitti aveva rinunciato al protettorato sullo stato balcanico riconoscendone la piena indipendenza in cambio dell’isolotto di Saseno.

Ma, Galeazzo Ciano, ministro degli esteri Italiano, si rese conto che l’Albania, così vicina all’Italia e al tempo stesso così ricca, avrebbe potuto garantire lavoro a molte famiglie Italiane. Decise allora, in accordo col Duce, di invadere questa terra e di annetterla all’Italia. Non avrebbe però dovuto semobrare un’occupazione, ma un’unione.

Le tappe della conquista dell’Albania

  • Il 25 marzo 1939 fu presentato al re d’Albania una proposta di annessione all’Italia. Il re Zogu non diede alcuna risposta.
  • Il 2 aprile la proposta fu presentata di nuovo, ma questa volta sotto forma di ultimatum: era necessario dare una risposta entro il 6 aprile, 4 giorni dopo.
  • Il 5 Aprile il governo Albanese rese nota la sua opposizione e lo stesso fece il parlamento il giorno seguente. In quasi tutte le città albanesi il popolo chiedeva di essere armato per combattere il nemico che stava invadendo l’Albania.
  • La resistenza armata albanese si rivelò però insufficiente contro le forze armate italiane. Il re e il governo fuggirono in Grecia.
  • Gli invasori instaurarono un nuovo governo, un governo fantoccio, con una nuova Costituzione; l’Albania divenne colonia italiana. Il trono albanese fu assunto da Re Vittorio Emanuele III, che vi regnò fino all’armistizio dell’8 settembre 1943.

La fine dei successi coloniali fascisti

  • Il 10 giugno 1940 l’Italia entrò nella seconda guerra mondiale.
  • Nel 1941 l’Italia perse l’AOI (Africa Orientale Italiana).
  • Nel 1943: scomparve la dominazione italiana in Africa. L’Italia perse la Libia.
  • Nel 1947 il Trattato di pace sancì la perdita delle colonie africane e dell’Albania.

Politica razziale

Nell’estate del 1938 viene pubblicato su “Il Giornale d’Italia” il «Manifesto degli scienziati razzisti» che anticipa di poche settimane la promulgazione della legislazione razziale fascista. Firmato da alcuni dei principali scienziati italiani, il Manifesto diviene la base ideologica e pseudo-scientifica della politica razzista dell’Italia fascista.

Vengono promulgate quindi delle leggi discriminatorie nei confronti degli ebrei che prevedono:

  • divieto di matrimonio con ariani,
  • divieto degli ariani di lavorare per gli ebrei,
  • esclusione dei giovani dalla scuola pubblica,
  • esclusione dal servizio militare,
  • esclusione dalle cariche pubbliche,
  • limitazione nell’esercizio delle attività economiche.

Per la prima volta, nella storia dell’Italia, un gruppo sociale viene discriminato su base biologica. Si tratta di un gruppo sociale perfettamente integrato nel tessuto sociale italiano.

La legislazione razziale non va attribuita solo alla dipendenza di Mussolini da Hitler, ma va collegata alla mentalità antidemocratica che è stata carattere distintivo dell’ideologia fascista. Infatti si può osservare con quale violenza i soldati fascisti si sono rapportati con le popolazioni coloniali.

L’opposizione al fascismo

Per tutto il ventennio fascista fu attivo un movimento di opposizione al fascismo. Fu ovviamente ostacolato dal regime, ma nonostante le persecuzioni fasciste, mantenne vivi gli ideali che saranno alla base dell’Italia repubblicana.

… fino al 1926

Prima che il fascismo avesse in mano tutto il potere, l’opposizione fu a carattere spontaneo: operai, contadini, socialisti, comunisti, cattolici, tutti coloro che erano stati investiti dalla violenza dello squadrismo.

Molti italiani, non fascisti, non avevano chiaro dove sarebbe arrivato il fascismo e lo considerarono, in quegli anni, solo un estremismo politico. Si resero conto poi della triste realtà.

… dal 1926 in poi

Dopo l’attuazione delle leggi fascistissime molti dirigenti dell’opposizione fuggirono all’estero: comunisti, cattolici, socialisti, liberali. Il fenomeno è detto fuoriuscitismo.

Dall’estero i fuoriusciti fecero propaganda contro il fascismo; i comunisti mantennero una organizzazione clandestina in Italia, ma molti degli attivisti furono condannati dal tribunale speciale. La direzione del movimento comunista era tenuta a Parigi da Palmiro Togliatti.

Purtroppo le diverse forze politiche, che si opponevano al fascismo, rimasero separate fino al 1944, anno in cui comunisti e socialisti si unirono in un Patto di unità per la difesa della repubblica.

Tra i movimenti antifascisti si ricorda Giustizia e libertà, un movimento cospirativo antifascista attivo a Nord, a Milano e a Torino, che contribuì a far maturare l’opposizione antifascista.

Benedetto Croce

L’opposizione intellettuale al fascismo fu guidata da Benedetto Croce che redige il “Manifesto degli intellettuali antifascisti” in opposizione al Manifesto degli intellettuali fascisti redatto da Giovanni Gentile. Il filosofo italiano critica con decisione la povertà culturale dell’ideologia di Mussolini. La sua opposizione fu legata solo al mondo intellettuale e il regime non prese provvedimenti nei suoi confronti, nonostante l’aperta critica, ma la tollerò. Il motivo di tale tolleranza fu legato al prestigio internazionale di cui godeva il filosofo.

Cattolici

Le forze cattoliche non attuarono un’opposizione organizzata. I patti lateranensi avevano accresciuto il consenso al regime.

Pochi quindi i cattolici che si opposero dopo i patti lateranensi. Tra le voci fuori dal coro ci fu Alcide De Gasperi, futuro fondatore della Democrazia Cristiana, che manifestò il suo dissenso. Per questo fu condannato a 4 anni di carcere. Due movimenti in seno alla chiesa, l’Azione cattolica e la Fuci, costituirono centri di autonomia culturale rispetto al regime e rimasero fuori dal controllo fascista.

Video di approfondimento

Cineforum

Concorrenza sleale

Concorrenza sleale è un film del 2001 diretto da Ettore Scola, interpretato da Diego Abatantuono e Sergio Castellitto.

Questo film è riconosciuto come d’interesse culturale nazionale dalla Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo italiano.

Trama – La vicenda si svolge a Roma. Umberto Melchiorri e Leone Della Rocca sono due commercianti di stoffa che lavorano sulla stessa via. Il primo, originario di Milano, prepara abiti su misura mentre il secondo, un ebreo romano, vende capi confezionati. I due commercianti sono in concorrenza tra loro. Entrambi cercano di modificare le proprie strategie di vendita per attrarre i clienti nei propri negozi e spesso litigano per futili motivi. Il loro rapporto bellicoso subisce un cambiamento radicale dopo la promulgazione delle leggi razziali. Infatti le leggi razziali rendono sleale la concorrenza tra i due.

https://www.mediasetplay.mediaset.it/movie/concorrenzasleale/concorrenza-sleale_F010828301000101

De Gasperi – L’uomo della speranza

Miniserie – La vicenda umana e politica di Alcide De Gasperi, personaggio chiave della nascita della Repubblica e della Costituzione italiana, si intreccia con la storia d’Italia della prima metà del Novecento.

  • Regia: Liliana Cavani
  • Interpreti: Fabrizio Gifuni, Sonia Bergamasco, Stefano Scandaletti, Ana Caterina Morariu, Camilla Filippi

https://www.raiplay.it/programmi/degasperi-luomodellasperanza

Don Sturzo. Liberi e forti

Il 18 gennaio del 1919, un sacerdote siciliano, don Luigi Sturzo, con il suo “Appello ai liberi e forti” e la fondazione del Partito Popolare, dà vita al cattolicesimo politico italiano del Novecento. Allo Stato dell’epoca, centralista e autoritario, don Sturzo oppone una nuova idea di istituzione, basata sulle autonomie locali e sulla centralità della persona. Nell’Italia appena uscita dalla prima guerra mondiale, l’Appello ai liberi e forti è un manifesto rivoluzionario che segna l’impegno civile dei cattolici in una nuova chiave, laica e autonoma rispetto alle gerarchie ecclesiali. Il racconto di quella esperienza fa rivivere l’epopea del Paese uscito vincitore dalla Grande Guerra, ma piegato dagli altissimi prezzi umani e sociali pagati al lungo conflitto bellico. Il Partito popolare a sua volta si trova a combattere ben presto un’altra dura battaglia interna, quella col fascismo di Mussolini. Per Sturzo si apre la via di un lungo esilio durato 22 anni, che non piega il temperamento e la capacità di presenza di uno dei nostri maggiori intellettuali e difensori della democrazia del secolo scorso.

https://www.raiplay.it/video/2019/02/Italiani-con-Paolo-Mieli—Don-Sturzo-Liberi-e-forti-16c0db06-3de7-4475-9599-2721a185c159.html

Don Luigi Sturzo

https://www.raiplay.it/video/2018/01/Don-Luigi-Sturzo-S1E1-9651c453-7f8e-44ff-9a17-b44b40bf3416.html

“Don Luigi Sturzo” è una miniserie televisiva in 3 puntate andata in onda su Rai1 nel 1981. Lo sceneggiato raccontava la vita di uno dei più importanti protagonisti del cattolicesimo democratico del ‘900: Don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare, antifascista, esule, ispiratore della Democrazia Cristiana. Interpretato da un convincente Flavio Bucci, la regia era di Giovanni Fago.
Regia: Giovanni Fago
Interpreti: Flavio Bucci, Rita Forzano, Enzo Spitaleri, Renato Scarpa

Il delitto Matteotti

Il delitto Matteotti è un film del 1973, diretto da Florestano Vancini.

Fonti

  • M. Fossati, G. Luppi, E. Zanette, PARLARE DI STORIA, Pearson
  • https://slideplayer.it/slide/12357444/
  • https://it.wikisource.org/wiki/Manifesto_dei_Fasci_italiani_di_combattimento,pubblicato_su%22Il_Popolo_d%27Italia%22_del_6_giugno_1919
  • https://keynes.scuole.bo.it/sitididattici/farestoria/index.html
  • https://www.focus.it
  • https://www.treccani.it/
  • https://www.anpi.it/storia/114/il-manifesto-della-razza-1938
  • Materiale didattico del prof. Isacco Tognon
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Tra le due guerre

La situazione economica

Il  primo conflitto mondiale ebbe un altissimo costo economico. 

Il dopoguerra vide tutti i paesi belligeranti, ad esclusione degli Stati Uniti , alle prese con gravi problemi 

  • di inflazione,
  • di deficit di bilancio pubblico,
  • di riconversione alla produzione di pace. 

Ma l’impatto della guerra sulle economie del mondo occidentale non si riduce solo a questi effetti negativi: Al contrario nel medio periodo Essa si rivelò un potente fattore propulsivo dello sviluppo economico.

Sotto la pressione delle esigenze belliche infatti in tutte le economie industriali si manifestarono tendenze destinate a segnare anche il dopoguerra:

  • Lo sviluppo della concentrazione industriale, con la crescita di grandi imprese capaci di realizzare enormi investimenti per la produzione bellica,  prendo neanche lauti profitti;
  •  l’accelerata innovazione tecnologica  e organizzativa delle grandi imprese industriali che le portò ad effettuare il grande balzo verso la produzione di massa;
  • dell’intervento dello Stato nell’economia, per la necessità di orientare la produzione sia militare che civile agli obiettivi della guerra.

L’insieme di questi fattori spiega perché non appena superate le difficoltà del primo dopoguerra nei principali paesi capitalistici si avviò una fase di intensa crescita e trasformazione economica in tutto il mondo occidentale.

Caratteristiche fondamentali di tale andamento furono:

  • l’aumento della domanda collegata con l’ampliamento dei consumi;
  • L’aumento dell’offerta con lo sviluppo di una  produzione di massa collegata con la diminuzione dei prezzi.

Questi due fattori sono in correlazione reciproca: Infatti i consumi privati si possono espandere fino a diventare di massa solo se i  Ben mercato a accessibili punto.it accessibili su realizzabili solo se le industrie riescono ad aumentare la produttività cioè a produrre un maggior numero di beni per unità di lavoro e di capitale. Questo permette di ridurre i costi E quindi i prezzi anche mantenendo o innalzando i profitti. Dall’altra parte l’esistenza di un mercato potenziale di consumatori è necessario per avviare produzione su larga scala la, produzione di serie in modo da aumentare la produttività.

La nuova organizzazione del lavoro 

Nell’età  tra le due guerre iniziò ad affermarsi l’idea che fosse necessario migliorare il rapporto tra tecnologia e lavoro umano:  non era infatti possibile costringere  gli operai a lavorare di più era necessario innovare il sistema produttivo. l’organizzazione scientifica del lavoro teorizzata da Taylor messa in pratica un grande successo negli stabilimenti  di Henry Ford.  consisteva nella scomposizione delle mansioni di lavoro in unità minime e nella fissazione rigida dei tempi necessari a svolgere ogni mansione. questi tempi nelle officine di Ford venivano dettati dalla catena di montaggio. In sostanza si trattava di uno sviluppo dell’originaria induzione di Adam Smith che metteva la divisione del Lavoro come elemento centrale nella produzione della ricchezza. 

L’intuizione di Taylor vedi Ford si realizzò nella produzione delle automobili, il bene simbolo della seconda rivoluzione industriale. l’industria automobilistica si avviò a svolgere un ruolo economico di importanza centrale sia come bene in sé sia per l’indotto di produzioni che stimolò come pneumatici, batterie, fanali, vernici, tappezzeria, cristalli. 

L’automobile: il simbolo della modernità
Il modello T: la prima utilitaria, immagine-simbolo del consumo di massa
La Ford T, fu progettata per il consumo di massa. Ford voleva che ognuno dei suoi operai potesse acquistare la sua macchina.
In tabella si vede l’anno dal quale è iniziata la produzione sulla catena di montaggio.

Accanto all’automobile nel corso degli anni Venti e trenta si sviluppò anche un altro bene particolarmente importante: la radio. L’innovazione che portò questo apparecchio prima che economica fu culturale e politica, perché assieme al Cinematografo con senti un immediatezza un’estensione e una capillarità di informazione di propaganda molto superiori a quelle consentite dai giornali. 

In questa situazione alla fine degli anni ’20 negli USA esplose una crisi che ebbe ripercussioni a livello globale. La crisi del 29 fu la più grave crisi mai conosciuta dal sistema capitalistico industriale: fu un fenomeno che ebbe enormi conseguenze sia sul piano economico-sociale che sul piano politico. Vedi articolo La crisi del 29

Tre tipologie di governi in Europa

I regimi politici in Europa tra le due guerre sono fondamentalmente di tre tipi:

  1. i regimi totalitari che si ispirano a un’ideologia di destra: fascismo italiano e nazismo germanico.
  2. la dittatura totalitaria di Stalin che si ispira ad un’ideologia di sinistra
  3. le democrazie

Il primo dopoguerra

Tutta l’Europa porta con sé un’eredità molto pesante che è quella della Prima Guerra Mondiale. Si è trattato di una guerra totale che ha reso ancora più profondo l’odio per il nemico. La Prima Guerra mondiale era stata una guerra di tutti contro tutti e alla conclusione le tensioni tra i vari paesi europei non erano placate, anzi! La fine della guerra aveva acceso nuove tensioni: infatti i trattati di Pace della Prima Guerra Mondiale sono da considerare tra le cause principali dello scoppio della seconda Guerra Mondiale.

Nel corso del ventennio in tutta Europa si assiste alla restrizione delle libertà democratiche, si assiste all’aumento di intolleranza e dell’autoritarismo che si manifestano progressivamente in diversi stati europei.

Dopo la prima guerra mondiale con il crollo degli imperi centrali e la disillusione dei movimenti nazionalistici aumenta l’adesione ai partiti di ispirazione marxista.

In Ungheria si instaura una repubblica sovietica, si creano movimenti di tipo filo marxisti sia a Vienna che a Berlino. In Italia si assiste a quello che viene definito il biennio rosso in cui le masse si lasciano ispirare e coinvolgere dalle idee socialiste.

In Russia scoppia la rivoluzione bolscevica. Il partito bolscevico prende il potere nell’URSS dopo la guerra civile.

Lenin riteneva che il nuovo regime sovietico avrebbe costituito un modello per tutti gli altri paesi d’Europa. Lui prevedeva che la rivoluzione bolscevica sarebbe dilagata negli altri paesi. La storia dimostrerà che le sue previsioni erano errate.

In quel periodo comunque la frase “fare come la Russia” diventa il motto di tutti i partiti marxisti che sognano la rivoluzione marxista.

Ma se per i partiti marxisti la rivoluzione bolscevica è un sogno, per gli altri partiti invece è un incubo. Gli altri partiti temono l’aumento del potere dei partiti socialisti e la società capitalista si sente minacciata dall’ideologia comunista.

In Italia durante il biennio rosso si assiste alle richieste del popolo tramite sollevazioni popolari, ma le sollevazioni popolari si verificano in molti paesi e la reazione non si lascia attendere.

In risposta alle richieste dei partiti proletari vengono organizzati partiti e formazioni paramilitari con l’obiettivo di bloccare i movimenti popolari e di realizzare regimi autoritari che allontanino la minaccia di una rivoluzione comunista.

In Austria si sviluppano dei gruppi paramilitari. In Ungheria poco dopo la realizzazione della Repubblica sovietica si assiste all’instaurazione di un regime autoritario. In Germania nasce la Repubblica di Weimar, una repubblica che manifesta subito la sua debolezza e la sua fragilità. Nelle crepe di questa struttura si insinua la polemica che favorirà l’instaurarsi della dittatura nazista.

In Italia le istituzioni sono fragili; il potere non è in grado di gestire le sollevazioni popolari e in poco tempo il fascismo prende il potere.

Dalle democrazie ai totalitarismi

Tra le due guerre mondiali la crisi dei sistemi liberali e democratici comportò quindi l’affermazione di regimi autoritari dittatoriali, come il Fascismo in Italia, il Nazismo in Germania, il Comunismo detto anche Stalinismo in URSS. Il fascismo e il nazismo sono ispirate a un’ideologia di destra mentre la dittatura di Stalin è ispirata un’ideologia di sinistra. Questi tre regimi totalitari diventeranno il modello di altri regimi che diventeranno a loro volta totalitarismi.

I paesi democratici

In questa situazione in cui regimi totalitari imperversano in Europa, alcuni paesi cercano di rafforzare la democrazia.

Inghilterra

L’Inghilterra nel corso della prima guerra mondiale ha perso la centralità economica mondiale che deteneva dal XVII secolo. Attiverà una coalizione politica per l’unità nazionale. Il parlamento cercherà di ottenere il consenso anche attraverso una nuova politica economica. Lo stato entrò nel sistema economico del paese per favorire la ripresa economica dopo la prima guerra mondiale.

Francia

In Francia il fronte popolare funzionerà da arbitro nei conflitti sociali. La Francia e rimane un paese democratico fino all’invasione di Hitler

USA

Negli Stati Uniti la crisi del ‘29 metterà in scacco l’economia. Dopo 3 anni di crisi viene eletto il presidente Roosevelt. Egli inaugura il New Deal il nuovo corso. Attiverà delle misure di controllo del capitalismo, favorirà il sostegno della domanda con grandi opere pubbliche, farà un grande investimento nella spesa pubblica per favorire l’occupazione, attiverà delle misure di controllo del sistema finanziario.

Le riforme attuate da Roosevelt saranno funzionali alla ripresa economica e sociale. Tutte le manovre economiche del presidente vengono potenziate da un’efficace propaganda.

In questo modo Roosevelt ottiene il consenso che manterrà tanto da essere rieletto per tre legislature.

Barbero – Confronto tra fascismo nazismo e comunismo

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Seconda guerra mondiale

Le radici della guerra

Negli anni Venti e Trenta del Ventesimo secolo in Europa si sono instaurati diversi regimi totalitari, basati su violenza e nazionalismo aggressivo. L’ordine internazionale che era stato definito dopo la prima guerra mondiale è fallito. Anche la Società delle Nazioni è fallita: quell’organismo si era rivelato poco efficiente perché era stato concepito in funzione europea quando ormai l’Europa aveva perso la propria posizione di assoluta centralità.

Quella posizione venne assunta, dopo la prima guerra mondiale, dagli Stati Uniti, che però non facevano parte della Società delle Nazioni.

Inoltre la crisi economica degli anni Trenta aveva segnato la fine dell’economia liberale. Tutte le nazioni principali avevano iniziato a chiudersi entro le loro aree di influenza o di dominio coloniale. Contemporaneamente crebbe l’aggressività di paesi che erano privi di colonie e di paesi che spingono nella direzione di un nazionalismo violento come la Germania il Giappone e l’Italia.

L’invasione giapponese della Manciuria del 1931 e l’attacco italiano al Etiopia del 1935, che furono sanzionate molto debolmente dalla società delle Nazioni, inflissero un duro colpo al già debole sistema di sicurezza internazionale elaborato dal dopoguerra.

In questa cartina in verde vediamo le democrazie liberali le troviamo nel nord Europa in Francia in Svizzera Belgio Paesi Bassi in Cecoslovacchia e nel nord dell’Africa.
In questi paesi, quelli segnati con la stellina color lilla, sono quelli in cui ci sono gruppi o movimenti fascisti che sono attivi nelle democrazie liberali.
In color albicocca sono colorati i regimi autoritari: Spagna Portogallo e nord del Marocco Estonia Lettonia Lituania e Polonia tutta l’Europa centrale Austria Ungheria Romania Jugoslavia Bulgaria Albania e Turchia.
Il color lilla indica le dittature fasciste: vediamo l’Italia e la Germania al centro dell’Europa.
I regimi comunisti sono segnalati dal color rosa.
In rosso sono segnate le date in cui sono stati istituiti i regimi totalitari.

Dalla cartina si evince l’Europa era attraversata da una profonda crisi politica economica e culturale: tanti erano i regimi dittatoriali e i movimenti nazionalisti e filofascisti.

Conflitti di ideologie

In quel perido si assistette alla frattura ideologica tra i diversi sistemi:

  • La Democrazia liberale si opponeva da una parte a fascismo e nazismo e dall’altra si opponeva anche al comunismo.
  • I regimi di destra, fascista e nazista, si opponevano a quello comunista.

In questo quadro va collocata la politica aggressiva condotta dai regimi nazifascisti e dal Giappone che provocò lo scontro più distruttivo e spietato di cui l’umanità abbia mai fatto esperienza. Occorre aggiungere che la guerra era legata all’ideologia e alla pratica politica di regimi come il fascismo e il nazismo, regimi fondati

  • sull’uso della violenza,
  • sul culto della violenza,
  • sui miti di un nazionalismo esasperato,
  • sulla ricerca del consenso di massa in nome di ideali di potenza.

Questi regimi concepivano la guerra come sbocco naturale della loro politica e come mezzo per conservare il loro potere autoritario.

Fasi e obiettivi della politica di Hitler

La politica di destabilizzazione dell’ordine internazionale condotta da Hitler dal 1935 fu accompagnata da un altissimo consenso tedesco.

La soluzione definitiva della questione tedesca consiste in un’estensione del nostro Spazio Vitale, in un aumento delle risorse in materie prime e in prodotti alimentari per la nostra nazione.

Adolf Hitler 1934

La guerra civile spagnola

La guerra civile spagnola fu una guerra civile che portò all’istaurazione di un regime totalitario di destra e che diede all’Italia e alla Germania l’occasione di fare la prova generale per la guerra imminente.

Nel 1931 in Spagna venne proclamata la repubblica. Vennero attuate delle riforme utili per la massa del popolo:

  • la laicizzazione dello stato,
  • la riforma agraria.

Questa politica non piacque però agli esponenti della destra.

Nel 1933 elezioni venero fatte nuove elezioni. Nella storia della Spagna, per la prima volta, le donne furono ammesse al voto.

Dalla consultazione popolare il centro destra ottiene il potere.

Il nuovo governo smantella le riforme del precedente governo. Si assistette allora allo scoppio di insurrezioni e scioperi. Le manifestazioni popolari vennero però soffocate dal governo con estrema violenza.

Sono anni di maggioranze fragili. Nel 1936, alle elezioni la destra si oppone alla sinistra del Fronte popolare. I risultati consegnano la vittoria alla Sinistra, anche se a stretta maggioranza. Viene costituito così un governo di centro-sinistra, ma si tratta di un governo fragile.

Ma le destre non accettano gli esiti delle votazioni e, in accordo con le gerarchie militari, progettano di conquistare il potere.

Il generale Francisco Franco, capo dell’esercito spagnolo, in accordo con la destra, si oppone al Governo democratico. È guerra civile.

La guerra di spagnoli contro spagnoli, dura tre anni, una guerra caratterizzata da atrocità, terrore, fucilazioni.  

La Gran Bretagna e la Francia non intervengono. Germania invia aerei e dieci mila soldati. L’Italia invia sessanta mila uomini.

A fronte del sostegno delle destre arrivano in Spagna quarantamila volontari antifascisti da tutta Europa per sostenere il fronte popolare.

Guernica – Pablo Picasso
L’ispirazione per l’opera arrivò dopo il bombardamento di Guernica. Picasso compose il grande quadro in soli due mesi e lo fece esporre nel padiglione spagnolo dell’esposizione universale di Parigi. 
Guernica fece poi il giro del mondo, fu molto acclamata e soprattutto servì a farconoscere la storia del conflitto fratricida che si stava consumando nel Paese iberico.

Alleanze internazionali

Asse Roma Berlino – ottobre 1936

Nell’ottobre del 1936 si costituisce l’Asse Roma Berlino. Prima della conquista dell’Etiopia, Mussolini cercava di assumere posizioni di equilibrio all’interno dell’Europa. Dopo l’aggressione all’Etiopia però, l’Italia si era allontanata da Francia e Gran Bretagna, che avevano condannato l’aggressione. Fu così che si allineò alla politica hitleriana.

Asse Roma Tokyo Berlino – Novembre 1936

Si tratta di un’alleanza contro il potere russo, nemico dei regimi di destra e del Giappone. L’idea è quella di accerchiare l’Unione Sovietica.

1938 – Politica aggressiva della Germania

La politica tedesca prevedeva:

  • una politica aggressiva,
  • il culto della violenza,
  • il nazionalismo.

Nel 1935, in opposizione agli accordi di Versailles la Germania:

  • diede inizio al riarmo
  • impose la coscrizione obbligatoria
  • occupò la Renania,
  • ottenne dall’Inghilterra il diritto di allestire una flotta navale, nella misura di un terzo rispetto a quella inglese

Anschluss – annessione di Austria

Sempre in opposizione agli accordi di Versailles Hitler volle annettere l’Austria. In Europa dilagava la consapevolezza che gli accordi di Versailles fossero stati particolarmente ingiusti nei confronti della Germania. I nuovi esponenti della politica estera di Francia e Inghilterra si sentivano quindi abbastanza disponibili nei confronti delle richieste di Hitler.

E così, quando il Fuhrer operò delle annessioni per unificare il popolo tedesco, in un primo momento, la cosa non sembrò troppo minacciosa. Mussolini, che ormai era alleato con Hitler accettò di buon grado, Inghilterra e Francia tollerarono.

1938 – Annessione dell’Austria al Terzo Reich – Nazisti nelle strade di Vienna

Annessione dei Sudeti

L’area dei Sudeti era un’area cecoslovacca abitata da popolazioni di lingua tedesca. Anche in questo caso Hitler ritenne fosse un suo diritto quello di annettere queste terre per creare una nazione germanica, costituita da tutti i popoli di lingua tedesca.

Anche questa operazione venne accettata dagli altri paesi d’Europa, o quantomeno nessuno osò opporsi a Hitler.

La Cecoslovacchia era travagliata da diverse tensioni:
– la componente boema di religione protestante ra in conflitto con  quella slovacca di religione cattolica;
– la forte minoranza tedesca, che abitava nella regione dei Sudeti, contava 3 milioni di persone e spingeva verso l’autonomia. Questa minoranza si mostra sempre più attratta dalla Germania di Hitler.

Conferenza di Monaco

Nel 1938, alla conferenza di Monaco, alla presenza di Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia, vengono ratificate le annessioni tedesche. Francia e Gran Bretagna optano per la moderazione politica: sono convinti che sia la via migliore per evitare il conflitto.

D’altra parte non dobbiamo dimenticare che Francia e Gran Bretagna, come tutti gli altri paesi europei, temevano il comunismo di Stalin. E siccome anche anche Hitler era contro Stalin, questo lo reneva, agli occhi degli anclo francesi un po’ meno pericoloso.

Brutti scherzi fa la paura!

Solo qualche mese dopo si sarebbe scoperto quanto invece sarebbe diventato pericoloso Hitler.

Alla conferenza di Monaco Hitler garantì che si sarebbe accontentato delle mosse compiute e che non avrebbe invaso nessun altro stato.

Al loro rientro in patria i ministri degli esteri inglese e francese erano convinti di aver adottato la strategia più adatta ad evitare la guerra; si sentirono i garanti della pace europea. Capirono pochi mesi dopo quel fosse la realtà.

Dopo la conferenza di Monaco Chirchill commentò: “Dovevano scegliere tra il disonore e la guerra; hanno sclto il disonore e ora avranno la guerra!”

La politica dell’appeasement
Molte discussioni ha sollevato la politica dell’appeasement, ovvero della conservazione della pace ad ogni costo seguita dal primo ministro inglese Arthur Chamberlain fino alla conferenza di Monaco del 1938.
Le sue ragioni sono complesse:
– l’orientamento nettamente pacifista dell’opinione pubblica britannica,
– la consapevolezza che la Gran Bretagna non era in condizioni di affrontare un conflitto.
Per questo il governo di Londra ritenne che fosse opportuno trattare con Hitler per contenere le pretese tedesche entro una forma di regolamentazione pacifica internazionale.
Inoltre la diffidenza verso l’URSS, considerata ancora il nemico principale dei paesi europei, impediva al governo inglese di allearsi con altri.
Sta di fatto che questa politica fu seguita ad oltranza anche quando fu chiaro che il compromesso e il negoziato con la Germania di Hitler erano impossibili.
Questo atteggiamento si dimostrò un  clamoroso errore perché venne sottovalutata l’aggressività del totalitarismo nazista.

1939

Invasione Cecoslovacchia

Ma nel 1939 la Germania invase la Cecoslovacchia che venne divisa in due parti:

  • la Slovacchia divenne vassallo della Germania,
  • la Boemia venne integrata nella Germania.

Invasione italiana dell’Albania

Nel 1939 l’Italia, per non essere da meno dei fratelli tedeschi, invase l’Albania.

La firma del patto di Acciaio

Il 22 maggio del 1939 Germania e Italia firmano il Patto d’Acciaio, un accordo che garantisce reciprocamente appoggio incondizionato.

Hitler manifesta interessi sulla Polonia 

Il passo successivo per la conquista dello spazio vitale tedesco si muove verso Est. Hitler manifesta interesse verso la Polonia: rivendica la città di Danzica. La città di Danzica era stata formalmente dichiarata “città libera” sotto il controllo della Società delle Nazioni, dopo il primo conflitto mondiale, ma era praticamente sotto controllo polacco. La cittò di Danzica era abitata in maggior parte da tedeschi, i quali, al censimento del 1910, costituivano anche il 42% della popolazione delle terre definte il corridoio di Danzica.

Alla minaccia tedesca Francia e Gran Bretagna ribadiscono il loro sostegno alla Polonia. Intanto Gran Bretagna e Francia cercano di trovare un accordo in finzione antitedesca, ma nono riescono.

Il patto Molotov – Ribbentrop

La firma del patto. dietro si vede Stalin visibilmente soddisfatto dell’accordo concluso

Il patto Molotov – Ribbentrop fu un patto segreto stipulato tra la Germania di Hilter e l’URSS di Stalin, un patto di non aggressione, che avrebbe dovuto avere durata decennale e che prevedeva anche la spartizione della Polonia.

Questo accordo lasciò tutta l’Europa assolutamente attonita. Nessuno poteva immaginare che Stalin avrebbe fatto un patto con Hitler.

Infatti Hitler non aveva mai negato di considerare i popoli slavi come inferiori e aveva anche affermato di voler espandere il proprio dominio verso est. Ma allora per quale motivo Stalin accetta un tale patto?

L’accordo era utile per entrambi.

  • Era utile a Hitler che intendeva dichiarare guerra a tutti gli altri Stati europei. Questo patto gli dava la certezza che non avrebbe dovuto combattere, almeno in un primo momento, sul fronte orientale.
  • Era utile a Stalin il quale era consapevole che la politica aggressiva di Hitler non avrebbe risparmiato l’Unione sovietica. Questo patto gli concedeva del tempo, tempo prezioso che avrebbe portato la Germania a procrastinare le ostilità con la Russia. Così Stalin aveva del tempo prezioso per prepararsi all’inevitabile conflitto con la Germania. Stalin era sicuro che Hitler avrebbe rotto il patto prima dei 10 anni concordati, ma era certo di avere almeno cinque anni di tempo. Ma si sbagliava!

1939 – Lo scoppio della guerra

Il patto Molotov – Ribbentropp prevedeva la divisiine della Polonia tra URSS e Germania.

Invasione Polonia

Come era prevedibile quindi, il 1 settembre del 1939 la Germania invade la Polonia. La politica aggressiva di Hitler ha portato l’Europa è arrivata ad un punto di non ritorno.

Blitzkrieg

La strategia di Hitler è quella della guerra lampo, la Blitz Krieg.

La prima fase prevede di abbattere le linee nemiche con gli aerei, la seconda sfondarle tali linee con l’artiglieria pesante, i Panzer, nella terza le truppe seguono l’artiglieria e penetrano rapidamente nel cuore dello stato da invadere.

Nel momento dell’invasione, la maggior parte delle forze polacche erano concentrate lungo il confine con la Germania, mentre il confine sovietico era in gran parte sguarnito. I polacchi avevano disposto le truppe seguendo la logica della prima guerra mondiale, avevano immaginato che ci sarebbe stato uno scontro su una linea ma non immaginavano un attacco come quello tedesco che li colpì inaspettato.

Inoltre lasciando il fronte russo sguarnito, la loro resistenza fu subto fiaccata.

Il 27 settembre del 1939 le forze tedesche entrarono in Varsavia. oontemporaneamente i sovietici invadevano il paese da Oriente in base agli accordi segreti stipulati in agosto.

La Polonia venne spartita tra le due potenze: in Polonia emerse per la prima volta il carattere totale e barbarico di questa guerra, una guerra che non avrebbe conosciuto alcun rispetto delle convenzioni internazionali e dei diritti umani.

  • Le SS eliminarono oltre 50 mila civili per lo più appartenenti alle classi dirigenti e al clero.
  • L’Armata Rossa fucilò diverse migliaia di ufficiali polacchi e li seppellì in fosse comuni.

Come anunciato, l’invasione della Polonia portò il 3 settembre alle dichiarazioni di guerra di Francia e Inghilterra.

Poi per qualche mese, tutto tace. L’Europa rimase in attesa, sembrava che tutti avessero paura di fare qualsiasi cosa.

La realizzazione della grande Germania

1940

Dopo alcuni mesi di attesa, nell’aprile del ’40 Hitler riprese la sua offensiva e le armate tedesche aggredirono la Danimarca e la Norvegia. La Danimarca si arrese il giorno stesso dell’inizio dell’attacco. La scelta del Re fu quella di difendere la popolazione. Infatti la Danimarca non disponeva di un esercito. Invece la Norvegia provò a resistere e capitoò il 9 giugno. La Norvegia interessava alla Germania per l’abbondanza di miniere di minerali ferrosi.

La Bessarabia  è una regione compresa tra i fiumi Prut che è un affluente di sinistra del Danubio e il Nistro. Oggi è suddivisa tra la parte settentrionale della Moldavia e e la parte meridionale dell’Ucraina.

Invasione della Francia

Il 10 maggio, dopo aver aggirato la linea Maginot, le truppe germaniche sfondarono le difese francesi a Sedan.

La Linea Maginot è un complesso integrato di fortificazioni militari e postazioni armate realizzati dal 1928 al 1940 dal Governo francese a protezione dei confini che la Francia aveva in comune con il Belgio, il Lussemburgo, la Germania, la Svizzera e l’Italia.

Come era accaduto poco più di 20 anni prima esattamente nel 1914 la Germania invase un territorio che si era dichiarato neutrale, il Belgio, per raggiungere la Francia.

La strategia di guerra fu, come in Polonia, la Blitzkrieg, la guerra lampo. La prima fase prevedeva di abbattere le linee nemiche con gli aerei, la seconda di sfondarle con i Panzer, i carri armati tedeschi, la terza fase di penetrare rapidamente nel cuore della Francia.

Il 14 giugno Hitler entrò a Parigi. Questa è la foto storica che ha fatto il giro del mondo. Hitler e la Torre Eiffel, simbolo della Francia, che ora era nelle sue mani. Il 22 giugno venne firmato l’armistizio franco – tedesco.

I tre quinti del territorio francese rimanevano sotto l’occupazione militare tedesca mentre nel sud si formò il governo filofascista e collaborazionista comandato dal maresciallo Philippe Pétain. Questo era il nuovo governo francese che il 22 giugno aveva firmato l’armistizio con la Germania nazista. Il successivo 10 luglio il Congresso Nazionale fu convocato a Vichy. Per questo l’area a Sud della Francia fu chiamata Repubblica di Vichy.

Il 18 giugno generale francese Charles de Gaulle lanciò da Radio Londra il primo appello alla resistenza contro il potere nazista. Al momento dello scoppio della seconda guerra mondiale nel 1939, alla vigilia dell’entrata in guerra della Francia, de Gaulle aveva sottolineato l’insufficienza della difesa, ma non era stato preso in considerazione. De Gaulle fu promosso generale di brigata il 6 giugno 1940 e nominato sottosegretario di Stato alla Difesa nazionale.

De Gaulle, che si era opposto all’armistizio con i tedeschi, aveva lasciato la Francia per la Gran Bretagna il 15 giugno 1940.

Intanto l’Unione Sovietica aveva occupato la bessarabia delle Repubbliche baltiche è attaccato la Finlandia dopo un duro conflitto.

Europa a metà del 1940

A metà del 1940 la guerra sembra quasi finita. La Germania controlla l’Europa. Come possiamo vedere dalla cartina la Germania possiede una parte considerevole dell’Europa centrale e dell’Europa del nord. Ma non dimentichiamo che è alleata della Spagna, perché ha aiutato il generale Francisco Franco a prendere il potere, ed è alleato anche dell’Italia.

Praticamente quasi tutta l’Europa è sotto il suo controllo.

L’Europa nel 1940

La battaglia di Inghilterra, la prima sconfitta di Hitler

Re Giorgio IV e il primo ministro Winston Churchill

Con gran parte dell’Europa nelle sue mani, Hitler vorrebbe firmare un accordo di pace con l’Inghilterra. Era già accaduto nel 1938 a Monaco che l’Inghilterra ratificasse le sue conquiste territoriali. Pertanto il Fuhrer propose al governo di Londra un nuovo accordo.

Il sovrano inglese è re Giorgio IV e il primo ministro è il conservatore Winston Churchill. Churchill che già aveva espresso il suo disappunto dopo la conferenza di Monaco è sempre più deciso a non negoziare nulla con il dittatore nazista. Egli rifiuta categoricamente ogni accordo.

Nel suo primo discorso come primo ministro Churchill invitò gli inglesi a difendere la propria patria. Il discorso venne pronunciato nei giorni difficili della seconda guerra mondiale quando la furia bellica dei nazisti imperversava in Europa.

Dico al Parlamento come ho detto ai ministri di questo governo, che non ho nulla da offrire se non sangue fatica lacrime e sudore. Abbiamo di fronte a noi la più terribile delle ordalie. Abbiamo davanti a noi molti mesi di lotta e di sofferenza.

Voi chiedete: qual è il nostro obiettivo? Posso rispondere con una parola Vittoria! Vittoria a tutti i costi. Vittoria malgrado qualunque terrore punto Vittoria per quanto lunga e dura possa essere la strada, perché senza Vittoria non c’è sopravvivenza.

Winston Churchill – primo discorso come primo ministro – Camera dei Comuni

Dal momento che l’Inghilterra si rifiutò di scendere a patti con la Germania, Hitler decise di attaccare l’Inghilterra. Si rese conto però che attaccare via mare non era sensato in quanto la flotta inglese era di molto superire alla flotta germanica.

I tedeschi decisero quindi di percorrere la via del cielo.

Lo scontro tra RAF, la Royal Air Force britannica a la Luftwaffe, l’aeronautica tedesca, passò alla storia come la battaglia di Inghilterra. Il mondo assistette così alla prima grande battaglia aerea della storia. La Germania attaccò i cieli inglesi con bombardamenti a tappeto. Inizialmente gli obiettivi erano di tipo militare, ma ben presto vennero colpite anche molte città.

Mentre le vedette scrutavano il cielo, i londinesi si rifugiavano nelle gallerie della metropolitana.

L’intenzione di Hitler era quella di fiaccare la resistenza inglese con i bombardamenti, ma l’Inghilterra resistette e la battaglia di Ingliterra segnò la prima sconfitta della prepotenza nazista.

Come mai la RAF prevalse?

Due sonoi motivi principali:

  • RADAR: l’Inghilterra potè contare su una tecnologia innovative. Infatti gli inglesi disponevano del radar, uno strumento in grado di segnalare l’arrivo di aerei anche al buio.
  • DETERMINAZIONE: la popolazione inglese, unita al suo governo e al suo sovrano resistette all’attacco nazista.

E mentre l’Inghilterra deve fare i conti con i danni causati dai bombardamenti, Hitler è costretto ad abbandonare l’idea di invadere l’Inghilterra.

Un aereo tedesco abbattuto e le macerie a Londra

Italia in guerra

Quando Hitler invase la Polonia, Benito Mussolini era rimasto spiazzato: non si aspettava che il suo agguerrito alleato avrebbe iniziato la sua politica aggressiva così presto!

Dopo l’attacco compiuto dai fascisti in Etiopia, Mussolini sapeva che l’esercito italiano non era pronto per affrontare una guerra; serviva ancora del tempo! Il Duce aveva bisogno di aspettare almeno un paio d’anni. Era però legato alla Germania dal Patto d’accaio. Scelse così di dichiarare la “non belligeranza”, cioè sosteneva la guerra ma per ora non l’Italia prendeva parte attiva nel conflitto. La formula era ambigua, lui intendeva non entrare in guerra senza però restare neutrale.

Questa era l’intenzione del Duce nel 1939.

Ma nel 1940, colpito dai successi della Germania, Mussolini decise di entrare in guerra, decise di avviare una guerra parallela alla guerra nazista, la guerra fascista.

Il duce era certo che la vittoria tedesca fosse inevitabile e che l aguerra si sarebbe conclusa a breve con la vittoria tedesca. Per questo ritenne necessario entrare in guerra prima della vittoria nazista: non voleva rischiare di perdere l’occasione di sedersi al tavolo dei vincenti. Dichiarò quindi di essere disposto a mettere “qualche migliaio di morti” da far pesare sul tavolo delle trattative.

Quindi il 10 giugno del 1940 Mussolini decise di entrare in guerra e attaccò l’agonizzante Francia. L’attacco italiano cosnistette in una serie di disordinate offensive lungo la frontiera che furono efficacemente contrastate dall’esercito francese. Ma la Germania impose alla Francia di arrendersi anche all’Italia e il 22 giugno fu firmato l’armistizio.

La strategia di Mussolini era quella di una guerra parallela a quella già avviata da Hitler con l’obiettivo di ampliare il potere italiano sui Balcani e sul Mediterraneo. Dopo l’attacco alla Francia, Mussolini decise di attaccare la Grecia, il 29 ottobre del 1940, senza avvertire l’alleato tedesco. L’attacco alla Grecia partì dalle postazioni albanesi.

Successe però un fatto che Mussolini non aveva previsto: la Grecia resistette e i reparti italiani dovettero piegare in Albania. E fu così che il Regio esercito italiano si ritrovò in ritirata a doversi porre sulla difensiva con un grande sacrificio di italiche vite umane.

Ma la strategia italiana subì un duro colpo quando nel marzo del 1941 le truppe inglese sbarcarono a Salonicco in Grecia.

Hitler aveva guardato con diffidenza gli attacchi italiani, ma venne messo in allarme dallo sbarco inglese: temeva infatti di perdere il controllo sui Balcani, che erano al centro delle sue mire espansionistiche.

Così il 6 aprile del 1941 Hitler decise di invadere la Jugoslavia per garantirsi il controllo sui Balcani. Quando le truppe tedesche si unirono a quelle italiane, l’esercito nazifascista riuscì a respingere gli inglesi. La Grecia fu occupata e venne posta sotto l’amministrazione italo-tedesca.

L’intera operazione non durò più di un mese e si concluse con il controllo di Hitler sui Balcani sulla Romania, ricca di petrolio sull’Ungheria e sulla Bulgaria.

Italia fascista perse il controllo della Jugoslavia e dimostrò chiaramente di non essere in grado di condurre una guerra autonoma dalla Germania. Tutta l’operazione balcanica sancì quindi, in maniera inequivocabile, la subordinazione della politica militare italiana a quella tedesca.

Campagna d’Africa

Anche sul Mediterraneo e sul fronte africano la guerra parallela si trasformò, di fatto, in una guerra diretta dalla Germania. Le armi italiane risultarono inferiori anche in quest’ambito, sia in campo aeronavale che nei mezzi corazzati. Sul Mediterraneo la pur efficiente flotta italiana cercò invano di contrastare la supremazia aerea navale britannica. Le offensive italiane nella Somalia britannica e in Egitto furono bloccate e si conclusero con la perdita della Cirenaica nel febbraio del 41.

Nell’africa orientale le truppe britanniche arrivarono ad occupare la capitale dell’Etiopia nel 1941. Il negus venne restaurato sul trono con la conseguenza che l’impero italiano di Africa orientale si potè così considerare concluso.

Sul fronte libico egiziano le truppe corazzate tedesche del generale Rommel riuscirono a reggere il confronto con gli inglesi. Le truppe italo-tedesche condussero un’offensiva che consentì loro di respingere gli inglesi oltre il confine egiziano.

1941

Nella seconda metà del 41 avvennero due fatti particolarmente importanti che impressero alla guerra una svolta decisiva:

  • l’attacco tedesco all’Unione sovietica
  • l’entrata degli Stati Uniti nel conflitto.

L’operazione Barbarossa

Operazione Barbarossa, così si chiamava il piano di invasione dell’Unione sovietica. Hitler non aveva mai nascosto la sua intenzione di invadere le terre di Stalin. Il piano era stato definito già nel dicembre del 40. Si ricordi che il patto di non aggressione firmato nel ’39 rispondeva ad esigenze puramente tattiche e l’invasione dell’Unione sovietica rientrava naturalmente nella strategia del nazismo.

Hitler considerava l’est europeo come un territorio abitato da popoli inferiori; era quindi meta privilegiata per la conquista dello spazio Vitale tedesco.

Inoltre l’Unione sovietica era la patria del comunismo, un’ideologia contro la quale Hitler aveva condotto sin dall’inizio la sua crociata.

Inoltre l’Unione sovietica era particolarmente importante per le risorse:

  • il grano,
  • il petrolio,
  • braccia da sfruttare per il lavoro.

Queste risorse rappresentavano per la Germania una condizione necessaria per poter continuare il conflitto.

Questi elementi ci aiutano a comprendere perché l’invasione dell’Unione sovietica non fu una normale campagna militare ma fu strutturata come una vera e propria guerra di sterminio. L’attacco all’URSS assunse infatti i caratteri della guerra di sterminio e non della campagna militare.

Il 22 giugno 1941 i tedeschi entrarono in Russia; la strategia di guerra era la consolidata sempre la Blitzkrieg, la Guerra lampo.

Direttrici d’attacco dell’operazione Barbarossa

Nel settembre 1941 la Germania ha conquistato:

  • Repubbliche baltiche
  • Ucraina
  • Bielorussia

Con la conquista di tali territori Hitler ha messo a disposizione del Reich un terzo delle terre produttrici di grano e metà delle risorse minerarie dell’Unione sovietica.

A settembre 41 il terzo Reich, l’Impero di Hitler, raggiunse la sua massima espansione.  

https://dizionaripiu.zanichelli.it/storiadigitale/p/mappastorica/215/l-invasione-dell-unione-sovietica

L’avanzata nazista si bloccò in autunno. Il fronte orientale andava da Leningrado al Mar Nero.

Stalin non si aspettava così presto l’attacco tedesco e l’Armata si era trovata impreparata. Questo provocò, in una prima fase, uno sbandamento dell’esercito. La debolezza delle forze armate russe era da attribuire alle “purghe staliniane”. Le grandi purghe furono una vasta repressione avvenuta nell’URSS nella seconda metà degli anni trenta, voluta e diretta da Stalin per ripulire il partito comunista da presunti cospiratori.

Le purghe avevano colpito anche moltissimi ufficiali dell’esercito russo che si trovò quindi in grossa difficoltà.

https://www.museodelcomunismo.it/glossario-comunismo/purghe-staliniane

In autunno la Russia contava

  • 3 milioni di soldati morti o feriti
  • 3 milioni di prigionieri

Ma nonostante la violenza con cui i tedeschi affrontarono questa invasione, la Russia resistette. Infatti l’esercito, pur in difficoltà, non venne sconfitto. Le tattiche utilizzate contro l’esercito di Hitler furono:

  • Terra bruciata – I russi bruciarono le terre per evitare che l’esercito tedesco trovasse rifornimenti.Una strategia analoga era stata usata durante l’invasione della Russia operata da Napoleone.
  • Guerriglia – Le azioni di guerriglia dei partigiani disorientarono l’esercito tedesco. I partigiani conoscevano il territorio meglio degli invasori e avevano una motivazione altissima alla difesa delle loro terre.
  • Riorganizzazione – L’esercito russo si riorganizzò e lanciò una controffensiva, che fece retrocedere l’esercito nazista.

Inoltre l’inverno russo congelò la situazione.

La resistenza russa

Le streghe della notte

Streghe della Notte fu il soprannome col quale vennero definite le donne pilota del 588º Reggimento bombardamento notturno. Le avevano definite Nachthexen, streghe della notte, i soldati tedeschi che si erano trovati sotto il fuoco notturno di questi velivoli. Caratteristica di questa unità militare fu di essere composta esclusivamente da donne. L’unità venne formata su iniziativa di Marina Raskova e condotta dal maggiore Evdokija Davidovna Beršanskaja. L’avanzata tedesca stava mettendo in ginocchio Russia. Contro l’invasore i russi si impegnarono in quella che è stata definita La grande guerra patriottica.

Ritanna Armeni, Una donna può tutto, ISBN: 8868338106, Casa Editrice: Ponte alle Grazie, Pagine: 240

Sinossi
Le chiamavano Streghe della notte. Nel 1941, un gruppo di ragazze sovietiche riesce a conquistare un ruolo di primo piano nella battaglia contro il Terzo Reich. Rifiutando ogni  presenza maschile, su fragili ma agili biplani, mostrano l’audacia, il coraggio di una guerra che può avere anche il volto delle donne.
La loro battaglia comincia ben prima di alzarsi in volo e continua dopo la vittoria. Prende avvio nei corridoi del Cremlino, prosegue nei duri mesi di addestramento, esplode nei cieli del Caucaso, si conclude con l’ostinata riproposizione di una memoria che la Storia al maschile vorrebbe cancellare.
 Il loro vero obiettivo è l’emancipazione, la parità a tutti i costi con gli uomini. Il loro nemico, prima ancora dei tedeschi, il pregiudizio, la diffidenza dei loro compagni, l’oblio in cui vorrebbero confinarle.
Contro questo oblio scrive Ritanna Armeni, che sfida tutti i «net» della nomenclatura fino a trovare l’ultima strega ancora in vita e ricostruisce insieme a lei la loro incredibile storia.
È Irina Rakobolskaja, 96 anni, la vice comandante del 588° reggimento, a raccontarci il discorso, ardito e folle, con cui l’eroina nazionale Marina Raskova convince Stalin in persona a costituire i reggimenti di sole aviatrici. È lei a descriverci il freddo e la paura, il coraggio e perfino l’amore dietro i 23.000 voli e le 1100 notti di combattimento. E a narrare la guerra come solo una donna potrebbe fare: «Ci sono i sentimenti, la sofferenza e il lutto, ma c’è anche la patria, il socialismo, la disciplina e la vittoria. C’è il patriottismo ma anche l’ironia; la rabbia insieme alla saggezza. C’è l’amicizia. E c’è – fortissima – la spinta alla conquista della parità con l’uomo, desiderata talmente tanto – e questa non è retorica – da scegliere di morire pur di ottenerla».

Usa in guerra

Il 7 dicembre 1941 il Giappone attacca, senza preavviso, senza aver inviato la dichiarazione di guerra, il porto di Pearl Harbour alle Hawaii.

Le perdite sono gravissime:

  • 16 navi distrutte,
  • più di 2500 tra morti e feriti.

L’8 dicembre USA e Inghilterra dichiarano guerra al Giappone.

Il 12 dicembre Germania e Italia dichiarano guerra agli USA.

Da quel momento la guerra si configura come Guerra Mondiale. Le nuove alleanze vedono USA URSS Ge Gran Bretagna contro Germana e Italia.

Gli Stati Uniti riorganizzano la loro industria in funzione dell’economia bellica: viene potenziata l’industria pesante grazie ad un accordo tra imprenditori, governo, sindacati.

Tra il 1940 e il 1945 negli Stati Uniti vengono prodotti:

  • 300 mila aerei
  • 86 mila carri armati
  • 71 mila navi da guerra
  • 3 milioni di mitragliatrici

1942

Le forze dell’Asse ebbero all metà del 1942 la loro massima espansione. La coalizione nazi-fascista comandava su due milioni e mezzo di chilometri quadrati e su circa 250 milioni di persone.

Fu uesto il periodo in cui si scatenò in Europa l’inferno dello sterminio degli ebrei. Vedi

1942 – L’Europa sotto il dominio diretto o indiretto della Germania nazista
In blu scuro: Germania, Italia e nazioni alleate o “satelliti”;
in azzurro: territori occupati direttamente dagli eserciti tedeschi o italiani;
in azzurro chiaro: stati non occupati ma dipendenti dalla Germania;
https://it.wikipedia.org/wiki/Fortezza_Europa

Offensiva nel Caucaso

Nel giugno 1942 tedeschi e italiani lanciarono un’offensiva verso le regioni petrolifere del Caucaso.

L’offensiva tedesca venne bloccata a Stalingrado, si combattè fino al febbraio del 1943; ma già con l’inverno del ’42 – ’43 iniziò il declino dell’Asse.

Africa settentrionale

Nell’ottobre 1942 gli USA intervennero anche nell’Africa settentrionale. L’offensiva italo tedesca si bloccò a El – Alamein e si concluse nel maggio del ’43 in Tunisia.

Carri armati nel deserto – Di Chetwyn – https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=21480608

1943

Conferenza di Casablanca

Nel gennaio del 1943 Stati Uniti, Unione Sovietica e Regno Unito si ritrovarono in Marocco alla Conferenza di Casablanca.

Furono presenti 

  • il presidente americano Franklin Delano Roosevelt, 
  • il primo ministro inglese Winston Churchill,
  • il generale inglese Harold Alexander,
  • i generali francesi Henri Giraud e Charles de Gaulle,
  • il presidente degli Stati Uniti Dwight Eisenhower.

A Casablanca venen deciso che la guerra si sarebbe fermata solo alla resa incondizionata della Germania.

E mentre a Casablanca si discute, in URSS si resiste.

Nonostante le ingenti forze spiegate dalla Germania, Il poplo russo resiste grazie a:

  • un enorme sforzo economico industriale
  • la mobilitazione della popolazione urbana e rurale, donne, adolescenti e vecchi.

Si pensa che forse proprio la crudeltà e la barbarie tedesca esercitata nei confronti dei russi, stimolarono la reazione di tutti i russi contro l’attacco italotedesco, dando origine ad una guerra patriottica che porterà alla sconfitta delle forze naziste.

Infatti le forze dell’asse furono in parte distrutte, con la la resa dell’armata tedesca e dell’ARMIR (armata italiana). Questa fu la prima ritirata dell’Asse.

Sbarco alleato Sicilia

Il 10 luglio 1943 gli alleati anglo americani sbarcarono in Sicilia.

L’arrivo sul suolo italiano di truppe nemiche portò ad aprire una crisi in seno al regime fascista. Il regime non era più sostenuto né dal Re, né dall’esercito, né dal popolo. E fu così che il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del fascismo votò destituzione di Mussolini 1943, con la conseguente caduta del fascismo.

Il duce venne così arrestato e il nuovo governo era presieduto dal maresciallo Pietro Badoglio, fedele collaboratore di Mussolini.

Il 25 luglio Badoglio dichiarò che «La guerra continua senza Mussolini», ma segretamente trattava con gli alleati. In Italia si festeggiava la fine del fascismo, ma non si immaginava che per altri due anni si sarebeb combattuto.

Le truppe tedesche, intanto, non fidandosi dell’alleato italiano, cominciano a entrare in Italia.

Le trattative segrete di Badoglio andarono a buon fine, tanto che l’8 settembre 1943 venne annunciato l’armistizio tra Italia e alleati anglo-americani.

In Italia si festeggiava per le strade e sulle piazze. La gente era convitna che laguerra fosse finita, ma la realtà era ben diversa. Badoglio, attraverso la radio parlò agli italiani, ma non diede nessun ordine per difendere Roma, nè diede alcune indicazione ai soldati dell’esercito italiano. I soldati italiani che fino al giorno prima erano alleati dei tedeschi, si ritrovarono loro nemici.

Il 9 settembre gli alleati sbarcarono a Salerno e Badoglio e il Re si rifugiano a Brindisi.

Intanto i Nazisti occuparono il centro nord del paese, bloccando l’avanzata anglo-americana.

Si aprì uno dei periodi più drammatici della storia d’Italia. I soldati che si rifiutarono di arrendersi ai tedeschi vennero trucidati dopo la resa. Tristemente famosa fu la strage di Cefalonia.

https://www.facebook.com/watch/?v=701056697343607

Film – Il mandolino del capitano Corelli

Racconta le vicende dell’esercito italiano a Cefalonia

Il 12 settembre Mussolini venne liberato dai nazisti e condotto a Salò. Hitler decise di fondare la Repubblica Sociale Italiana, uno stato fascista fantoccio, sotto il diretto controllo tedesco.

Il territorio della Repubblica Sociale Italiana

In quel momento in Italia iniziò una seconda guerra: la resistenza al nazifascismo detta anche guerra partigiana.

Il 9 settembre 1943 gli alleati arrivano a Salerno. Qui dovettero affrontare l’esercito tedesco che aveva occupato la penisola. A Napoli la popolazione insorse contro i tedeschi e il primo ottobre gli alleati entrarono a Napoli.

In autunno si definì la linea Gustav a Cassino, che segnava il confine tra il territorio controllato dai nazifascisti e quello liberato dagli alleati.

A Sud della linea Gustav stava il Regno di Italia del Sud col Re Vittorio Emanuele III e il maresciallo Badoglio sotto la guida degli alleati.

Il 13 ottobre ’43 il Regno del Sud dichiarò guerra alla Germania. A Nord la Nuova Repubblica Sociale Italiana era guidata da Mussolini ma era controllata dalla Germania. Le province di Trento Bolzano e Belluno erano controllate direttamente dai tedeschi.

Crisi istituzionale in Italia

Dopo l’8 settembre si aprì un problema istituzionale.

Da una parte c’era il Regno del Sud con IL re e Badoglio, mentre dall’altra c’era il CLN, il Comitato di Liberazione Nazionale, che intendeva affermarsi come nucleo dirigente della nuova Italia, ma che era privo di vera base sociale.

Gli alleati non riconoscevano il CLN, riconoscevano solo l’autorità di Badoglio. Il CLN non riconosceva il Re perché aveva sostenuto Mussolini e ne chiedeva l’abdicazione. Questo conflitto portò ad un blocco tra le forze di liberazione della penisola.

Svolta di Salerno

Nel 1944 l’intervento di Palmiro Togliatti, segretario del partito comunista, rientrato dall’URSS permise di uscire dall’empasse. La mediazione di Togliatti permise che si realizzasse la “svolta di Palermo”.

Togliatti convinse il suo partito e le altre forze politiche del CLN a superare contrarietà e opposizioni per il bene del paese e a collaborare con il governo Badoglio. Propose quindi di rinviare la questione sul destino della monarchia solo dopo la liberazione avvenuta. Togliatti mise l’accento sul fatto che era importante prima liberare il paese e solo dopo si sarebbe affidata al CLN l’autorità politica per guidare il paese.

Le conseguenze della Svolta di Salerno fecero Sì che il Re Vittorio Emanuele III trasferisse i suoi poteri al figlio Umberto I e che al posto di Badoglio fosse nominato Bonomi, Presidente del CLN, alla guida del governo che comprendeva diversi esponenti dei partiti antifascisti, tra cui Palmiro Togliatti. Da quel momento partigiani goverlo e alleati collaborarono attivamente alla liberazione dell’Italia.

L’occupazione tedesca in Italia

Hitler aveva bisogno che in Italia ci fosse un potere fascista. Alla Germania infatti serviva sia la manodopera italiana che la collaborazione di un governo per mantenere la forma dell’Asse. Le forze armate tedesche non ertano in grado di gestire l’Italia con la forza.: questo sia per non perdere credibilità a livello internazionale che per le risorse militari che sarebbero state necessarie.

Il controllo diretto con sfruttamento e terrore sarebbero stati troppo onerosi per Hitler; il Fuhrer optò quindi per attivare una collaborazione col governo della Repubblica di Salò e non assumere il dominio militare della penisola.

L’ambasciatore del Reich in Italia cercò di influire sull’opinione pubblica con la stampa e la propaganda perchè l’Italia era strategicamente importante. I nazisti assunsero quindi il controllo del territorio attraverso il governo fascista.

Ma questo non impedì ai tedeschi di far arrivare in Italia le loro istituzioni come la Wermacht, l’esercito tedesco, le SS le forze di polizia di Hitler e la Todt, le imprese di costruzioni tedesche. E anche se l’Italia era alleata, l’azione repressiva della Wermacht e delle SS fu particolarmente feroce in Italia.

Repubblica di Salò

Si trattava di un governo fantoccio che non aveva autonomie ma che fu molto repressiva nei confronti di ogni espressione di dissenso. Una delle prime azioni che ordinò fu la condanna dei membri del Gran Consiglio del Fascismo che avevano destituito Mussolini.

Gli italiani non avevano gran voglia di collaborare con i tedeschi, ma le imprese italiane collaborarono con le tedesche con l’obiettivo di salvare le proprie aziende. Ma se collaborò la borghesia non collaborarono invece le popolazioni. Il reclutamento di manodopera volontaria per la Germania fu fallimentare e gli unici lavoratori italiani all’estero furono prigionieri o da partigiani arrestati. Ebbe poco successo il tentativo di costruire un esercito nazionale fascista. Nel 1944, alla chiamata di leva, si ingrossarono le file dei partigiani.

Affiancati all’esercito nazista c’erano le Brigate Nere e la Guardia Nazionale Repubblicana, le camicie nere del fascismo.

Conferenza di Teheran

Tra iil 28 novembre e l’11 dicembre del 1943, a Teheran si incontrano i tre grandi della seconda guerra mondiale:

  • Iosif Stalin, per l’Unione Sovietica,
  • Franklin D. Roosevelt, per gli Stati Uniti d’America,
  • Winston Churchill per il Regno Unito.

In quell’occasione decidono

  • l’apertura di un nuovo fronte in Europa,
  • la divisione della Germania dopo la conclusione del conflitto.

La conferenza era identificata nei documenti con il nome in codice “Eureka”.

Sbarco in Normandia

www.youtube.com/watch?v=mY5c0Wq9F3w

Lo Sbarco in Normandia fu l’operazione aeronavale comandata dal generale Dwight Eisenhower.

Il 6 giugno 1944 le truppe anglo americane sbarcano in Normandia. Il numero dei soldati è così elevato che travolge le difese tedesche.

L’esercito alleato libera prima il Belgio, poi la Francia. Il 19 agosto gli alleati entrano a Parigi.

Film sullo sbarco in Normandia

Il giorno più lungo (The Longest Day) è un film di guerra del 1962 basato sull’omonimo saggio storico del 1959 di Cornelius Ryan sullo sbarco in Normandia durante la seconda guerra mondiale.

Salvate il solato Ryan (Saving Private Ryan) è un film del 1998 diretto da Steven Spielberg., che con questo film vinse l’Oscar per la miglior regia. Il film è ispirato alla vera storia dei Fratelli Niland ed è ambientato in particolare nei giorni del D-Day, il giorno dello sbarco in Normandia.

Di grande interesse sono i primi 24 minuti del film, che dipingono in maniera cruda e realistica lo sbarco dei soldati a Omaha Beach.

Fine della guerra

Mentre gli alleati muovono da Ovest, l’Armata rossa avanza da Est fino a Varsavia prima e verso la Germania poi. I russi rioccupano le Repubbliche Baltiche. Intanto i paesi satelliti del Reich, Ungheria, Bulgaria e Romania, firmano armistizio con i sovietici.

La Jugoslavia insorge vittoriosamente contro i tedeschi e la Grecia viene occupata dagli inglesi.

Di fronte all’imminente e ormai inevitabile disfatta Hitler ordina la mobilitazione generale, non intende arrendersi. Intensifica lo sfruttamento e il terrore; morte e distruzione aumentano vertiginosamente.

L’aviazione angloamericana intanto prosegue i bombardamenti a tappeto sulla Germania. Molte città sono ridotte ad un cumulo di macerie.

Dresda
  • Nella primavera del ’45 la stretta finale portò alla conflusione del conflitto.
  • Il 13 aprile gli alleati occuparono Vienna.
  • Il 25 aprile ’45 avvenne l’incontro tra russi e angloamericani sul fiume Elba.
  • Il 28 aprile Mussolini venne arrestato e fu ucciso dalla folla.
  • Il 30 aprile Hitler si toglie la vita.
  • Il 2 maggio i russi entrano a Berlino.
  • L’8 maggio LA Germania firma la resa, senza condizioni.

Sul fronte Pacifico

I kamikaze giapponesi continuavano le azioni di guerriglia contro le navi americane. Gli Stati Uniti si erano imposti sul Giappone dal momento che la superiorità di mezzi degli americani era assoluta. Ma sembrava che nulla riuscisse a interrompere lo stillicidio di navi nel Pacifico causato dai kamikaze giapponesi.

Truman, eletto presidente dopo Roosevelt, dopo aver inviato un Ultimatum al Giappone, decide di lanciare bomba atomica. Il 6 agosto 1945 venne colpita Hiroshima e il 9 agosto Nagasaki. Più di 100 mila fuono i morti in quei giorni, ma le conseguenze della bomba atomica duranono anni.

Il 2 settembre 1945 venne firmata la resa del Giappone.

Bilancio del conflitto

La seconda guerra mondiale provocò più di 50 milioni di vittime, la metà dei quali erano civili. Questo accadde perchè durante tutta la guerra gli aerei bombardarono le città. I bombardamenti erano terribili perchè minavano i nervi, terrorizzavano molta più gente di quanta ne uccidessero, didtruggevano le risorse.

Oltre alle vittime questa guerra contò circa 40 milioni di persone sradicate dalle loro terre

Fu una guerra di sterminio che portò alla morte di 6 milioni gli ebrei. Hitler organizzò un genocidio, eliminazione di un’intera etnia. Ma, oltre agli ebrei, il nazismo uccise mezzo milione di zingari. Da non dimenticare neppure che anche in Russia e in Giappone furono compiute violenze inaudite.

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Eugenio Montale

È uno dei poeti più amati del Novecento.

Perché Montale è famoso?

  1. Montale è famoso innanzitutto perché ha saputo raccontare le paure, i sogni e le speranze degli uomini del suo tempo.
  2. In secondo luogo egli ha saputo testimoniare il disagio degli intellettuali del Novecento, che si trovano disarmati di fronte ad una realtà nuova, che non riconoscono. Infatti nel corso del ventesimo secolo molte certezze sono crollate, si sono dissolte le illusioni che provenivano dalla religione – lui si dichiara ateo – ma anche quelle che provengono dalle ideologie, che hanno fatto sperimentare all’Europa il dramma di due guerre. Montale è sato chiamato alle armi in entrambe.
  3. Il poeta, attraverso le sue poesie, ha raccontato gli aspetti essenziali della condizione umana di ogni tempo.
  4. Nonostante il periodo storico nel quale vive, il poeta riesce a porre nei suoi testi una straordinaria lezione di libertà e di dignità. Con le sue liriche Montale testimonia la sua costante ricerca della via d’uscita, del varco nel muro che ci chiude, la maglia che non tiene, della realtà che non si vede.

Biografia

Eugenio Montale nacque a Genova nel 1896 da famiglia borghese. Si diplomò in ragioneria nel 1915. A causa di grossi problemi di salute da giovane Eugenio non collaborò con l’azienda di famiglia e non potè frequentare la scuola. Si formò così da autodidatta con l’aiuto della sorella.

Amava la letteratura e studiò i poeti simbolisti francesi, conobbe i romanzi di Svevo e approfondì il pensero di Nietzsche e Schopenhauer. Di indole artistica prese lezioni di canto dall’infanzia e coltivò, per tutta la vita, la passione della pittura. Trascorse la sua giovinezza in Liguria e le estati nella casa di famiglia alle Cinque Terre. Il paesaggio delle Cinque Terre fa da sfondo alle liriche della sua prima raccolta poetica.

Curioso e vivace Montale, attento alla cultura contemporanea italiana ed europea, Montale si confrontò con la grande poesia del passato. In particolare amò Dante, Petrarca, Foscolo e Leopardi, al cui pensiero si sentiva particolarmente affine.

Alle armi 1917

Nel 1917 fu chiamato alle armi e svolse il servizio militare in Vallagarina come sottotenente di fanteria.

Dopo la guerra iniziò a pubblicare, nel 1922-23, le sue prime poesie. Qui prevaleva un forte senso di smarrimento di fronte ai misteriosi meccanismi che governano l’esistenza umana.

Nel 1925 pubblicò la raccolta Ossi di seppia.

Durante il Fascismo

Nel 1925 prese le distanze dal fascismo firmando il Manifesto degli intellettuali antifascisti, di Benedetto Croce. Nel 1927 si trasferì a Firenze, dove trovò lavoro presso l’editore Bemporad. Qui conobbe Drusilla Tanzi, con la quale si legò sentimentalmente. In quegli anni conobbe Gadda, Vittorini, Palazzeschi, Gatto e Quasimodo ed entrò a far parte del gruppo di “Solaria”. In questo periodo approfondì la lettura di Pound, Proust, Valéry, Kafka e, soprattutto, Eliot. Fu proprio riflettendo sul rapporto fra linguaggio quotidiano e linguaggio poetico che trovò ispirazione poetica e riflessione filosofica.

Nel 1929 ottenne la direzione del Gabinetto Vieusseux, una delle più pre-
stigiose istituzioni culturali fiorentine. Fu però allontanato da tale incarico dieci anni dopo per non aver voluto aderire al fascismo. Fu così sottoposto a regime di sorveglianza speciale dalle autorità fasciste.

In quegli anni aveva conosciuto la studiosa americana, di origini ebraiche, Irma Brandeis, alla quale si legò. Con il nome di Clizia, la Brandeis fu la musa ispiratrice a cui dedicò molte liriche della nuova raccolta Le occasioni (1939). Questa relazione, importante per Eugenio, si interruppe bruscamente alla partenza di lei per gli Stati Uniti, dopo che in Italia erano state emanate le leggi razziali.

La seconda guerra

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale Montale fu dapprima costretto a lavori saltuari, come collaborazioni editoriali, traduzioni;
poi, nel 1940, venne richiamato alle armi e fu infine congedato nel 1942.

Nel 1943 uscì la raccolta Finisterre. Venne stampata in Svizzera per aggirare la censura, dal momento che molte liriche avevano carattere decisamente polemico di diverse liriche.

Furono anni dolorosi sotto il profilo personale: perse la madre, la sorella e Irma. Eugenio aveva previsto di seguire Irma, ma i due non si incontrarono mai più.

Il secondo dopoguerra

Finita la guerra Montale militò nelle file del Partito d’azione, fra il 1944 e il 1946. Nel 1948 si trasferì a Milano, prese le distanze da ogni idelogia e dalla vita pubblica. A Milano collaborò con il “Corriere della sera”, conobbe la poetessa Maria Luisa Spaziani, pubblicò la raccolta di poesie La bufera e altro e le prose della Farfalla di Dinard (1956) e nel 1962 sposò Drusilla Tanzi. La loro relazione, pur tra alterne vicende, era iniziata negli anni Vent; finalmente si sposarono. Purtroppo pochi mesi dopo Drusilla morì lasciando il poeta bnello sconfonto.

Molte erano state le donne che avevano inciso sul cuore di Eugenio, ma Drusilla era stata la presenza più forte e costante.

Montale ricevette prestigiosi riconoscimenti: la laurea in lettere honoris causa (1961), il premio internazionale Feltrinelli dell’Accademia dei Lincei (1962), la nomina a senatore a vita (1967), infine il premio Nobel (1975).

Nel frattempo andava pubblicando le ultime raccolte di prose – Auto da fé (1966) e Fuori di casa (1969) – e di poesia – Satura (1971), Diario del ‘71 e del ‘72 (1973), Quaderno di quattro anni (1977), Altri versi (1980) –.

Morì nel 1981 a Milano ed ebbe l’onore dei funerali di stato in Duomo.

Raccolte poetiche
Il primo Montale: la Liguria e gli Ossi di seppia (1896-1926)
Il secondo Montale: Le Occasioni e il periodo fiorentino (1927-1948)
Il terzo Montale: La Bufera e altro, il giornalismo a Milano (1948-1964)
Il quarto Montale: Satura, senatore a vita (1964-1971)
Il quinto Montale: Diari e altri versi, il premio Nobel (1972-1981)

Per un approfondimento sulla vita https://biografieonline.it/biografia-montale

La poesia di Montale

Montale in diverse occasioni sostiene che la letteratura ha valore morale e conoscitivo, come proposto dai grandi della letteratura che lui amava di più Dante e Leopardi. Il poeta è uomo disincantato, saggio, chiamato a
capire e a interpretare il presente.

Classicismo montaliano

Montale riteneva che le forme della tradizione possono assicurare alla scrittura la tenacia e la solidità necessaria per potersi far carico dei drammi dell’uomo contemporaneo. Il classicismo per Montale diventa una sorta di antidoto contro ogni eccesso, per assicurare alla poesia obiettività e resistenza al tempo e alle mode.

Il “correlativo oggettivo”

Il “correlativo oggettivo” è la tecnica espressiva che Montale utilizzò a partire dalle poesie inserite nella seconda edizione di Ossi di seppia del 1928.

Gli oggetti hanno il potere di trasmettere, oltre al loro significato elementare, un senso ulteriore: gli oggetti quotidiani possono diventare delle manifestazioni, delle epifanie, che fanno riferimento ad elementi che la sensibilità del poeta non riesce a esprimere altrimenti.

Montale trae questa tecnica in particolare da Eliot.

Il linguaggio poetico di Montale è estremamente ricco e articolato. I suoi modelli sono Dante e gli stilnovisti, Petrarca, Leopardi, fra gli italiani; Shakespeare, Donne, Browning, Baudelaire, fra gli stranieri.

I temi montaliani

L’ispirazione del poeta ruota attorno a tre poli:

  • il rapporto con la natura,
  • l’esperienza dell’amore,
  • il miracolo, ossia il desiderio di libertà, la via d’uscita.

La ricerca della verità porta Montale a rifiutare

  • sia la visione materialistico-positivistica della realtà
  • che quella derivante dalla religione cattolica o dalle ideologie ottocentesche.

La domanda centrale è l’uomo è libero oppure è costretto a obbedire a forze superiori?

A questa domanda la risposta non è semplice, nè univoca. Montale quindi ci propone una polarità.

Da un lato ci mostra il «male di vivere», il disagio esistenziale dell’uomo, e dall’altra testimonia la sua ricerca del varco, della via d’uscita, della via di fuga, del «miracolo».

La scrittura del poeta segue queste direzioni rimanendo nell’orizzonte concreto segnato dal paesaggio, dalla natura, dalla storia dell’uomo

La “via d’uscita” dal “male di vivere”

Il «male di vivere» raccontato in Ossi di seppia è, per Montale, sia malattia individuale che frutto del disorientamento in cui la cultura europea è franata nella prima metà del Ventesimo secolo. Questo «male di vivere» porta insicurezza, isolamento, incomunicabilità.

Ma questo «male di vivere», testimoniato nelle liriche di Ossi di seppia, è sempre associato alla sua ricerca della via d’uscita.

Nelle Occasioni la rottura dell’ordine negativo è affidata all’avvento di un personaggio esterno, un “fantasma salvifico”, capace di comprendere e dominare la realtà. Questo “fantasma” assume tratti femminili; è la donna che sa condividere la sofferenza umana per il male del mondo, ma che ne rimane incontaminata: sembra quasi una nuova Beatrice dantesca.

Questa donna angelo permette al poeta di coltivare speranza pur nel timore.

Nelle poesie di Satura la figura femminile che prevale è quella della
moglie defunta,

Ossi di seppia

La raccolta ebbe quattro edizioni: nel 1925, 1928, 1931 e 1948. Le
poesie sono riunite in quattro sezioni:

  • Movimenti,
  • Ossi di seppia,
  • Mediterraneo,
  • Meriggi e ombre.
  • Sono inoltre inserita due liriche isolate, In limine e Riviere.

L’espressione che dà il titolo alla raccolta, «ossi di seppia», allude a quei residui di seppia che rimangono abbandonati sulla spiaggia. Questa immgine ci racconta quell’essenziale che si rivela una volta consumato il superfluo.

In queste liriche il poeta sceglie una poesia antiretorica, che aderisce alla realtà quotidiana. Qui Montale cerca La verità nascosta dietro le apparenze. A differenza di D’Annunzio Montale rifiuta il prototipo dannunziano del poeta vate: non ha nessuna pretesa ideologica.

In attesa di certezze che non ci sono il poeta esprime quantomeno le sue distanze «ciò che non siamo, ciò che non vogliamo» (da Non chiederci la parola). La raccolta è attraversata dall’immagine del disagio esistenziale, quel «male di vivere» che affligge chi non trova, nella realtà, nulla in cui riporre fiducia.

Il poeta che soffre quella situazione di disorientamento attuale, ha una sola possibilità: la ricerca del «varco» che gli apra una via di fuga. E il suo compito è quello di testimoniare tale ricerca. In questo suo lavoro di ricerca il poeta si riferisce spesso a un “tu”, quasi sempre femminile, una figura impalpabile e legata alla memoria più che alla realtà. Si tratta infatti di donne che sono state presenti nella vita del poeta e che entrano nelle sue liriche nel momento in cui occupano uno spazio nella sua memoria. Il poeta affida a queste “donne angelo” speranze, ideali e aspirazioni, per averne forza, fiducia, sostegno.

Stile di Ossi di seppia

Il lessico è semplice, i termini sono tratti dall’uso comune. Non cerca facile musicalità, talvolta traduce con forme secche e dure la disarmonia del mondo. La sintassi è prevalentemente di tipo ipotattico. Le incertezze esistenziali del poeta sono testimoniate dall’uso di frasi condizionali e ipotetiche.

Per quanto riguarda la forma Montale sceglie soluzioni metriche tradizionali e rifiuta la strada ungarettiana della dissoluzione delle forme.

Non chiederci la parola

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
PARAFRASI

Prima strofa – Anche in questa lirica il poeta si rivolge direttamente al lettore, all’ascoltatore. Non chiedere a noi – noi intellettuali, noi poeti, noi uomini di quest’epoca – la parola, la spiegazione che possa dare una definizione precisa – che squadri – dei segreti del nostro animo indecifrabile, informe; non chiederci quella parola che potrebbe essere scolpita con lettere indelebili, marchiata a fuoco, quella parola che sappia dare delle spiegazioni in modo chiaro e lucente, come risplende un fiore di zafferano, il croco, con il suo colore vivido che risplende anche in mezzo a un campo polveroso.

Seconda strofa – Ah, è un’interiezione di sospiro, di disappunto! C’è anche chi, in questa fase storica – siamo in pieno fascismo e Montale è un antifascista – in questo momento, va dritto per la sua strada, procede senza preoccupazioni, perché è molto sicuro di sé stesso e del suo prossimo; quest’uomo non si preoccupa dell’ombra che proietta sul muro senza intonaco nella calura estiva, procede dritto certo senza dubbi.

Terza strofa – Qui nuovamente il poeta si rivolge di nuovo a noi, lettori e ascoltatori, chiede di nuovo di non pretendere, di non chiedere a lui, ai poeti, agli intellettuali, di rivelare la formula che possa spiegare le nuove prospettive, di conoscere il mondo, che possa aprire nuovi mondi, che possa dare nuove interpretazioni.
L’unica cosa che ci si può aspettare in questo momento è qualche sillaba distorta e secca come un ramo. Dal momento che in questo momento non ci sono certezze, il poeta può solo chiarire quello che non vuole, quello che non è, quello da cui vuole prendere distanza. Ma non è solo, altri con lui possono almeno prendere distanza da ciò che non condividono: quindi oggi i poeti possono dire quello che non sono e quello che non vogliono.

Il componimento Non chiederci la parola apre la raccolta Ossi di seppia. Montale scrive questa raccolta negli anni in cui si sta affermando il Fascismo. Il messaggio contenuto in questa lirica è quindi anche rivolto contro la veemenza e le false certezze ostentate dal regime. E di fronte alla sicumera del fascismo che fa paura, il poeta non ha certezze da rivelare.

Negli anni Venti, dopo i drammi della guerra e l’affermarsi del fascismo, con la sua diffusa violenza, il poeta non ha certezze da comunicare.

Nel momento in cui la situazione è difficile, quando sembra svanita ogni certezza, l’unica cosa che il poeta può fare è testimoniare la sua ricerca di una via d’uscita dalla situazione, la ricerca di un varco.

In questo componimento, nella strofa centrale, il poeta si pone in chiara polemica contro coloro che ostentano le loro sicurezze con forza e violenza, coloro che non si preoccupano dell’ombra che diffondono nel mondo scalcinato, perché ancora stremato dalla Grande Guerra. Montale, che era dichiaratamente antifascista, esprime il suo dubbio, nei confronti di questi nuovi potenti pieni di certezze.

Dopo aver dichiarato di non aver parole certe per spiegare la realtà di oggi, dopo aver preso distanza da chi non si preoccupa di calpestare gli altri, esprime la sua ricerca, racconta la sua verità. Se il poeta non può dire la formula magica che apra il mondo, che spieghi il mondo, che possa dare certezze, il poeta può comunque esprimersi, anche se solo tramite qualche storta sillaba, qualche parola secca come un ramo.

Ma rimane una certezza: il desiderio di prendere distanza e dichiarare quello che essi non sono, quello che non vogliono.

Noi impariamo a conoscere il mondo e, facendo esperienze, decidiamo quello che non ci piace, per capire quello che ci piace.

Ecco questo è il procedimento che utilizza Eugenio Montale.

Per ora, in questo componimento poetico, lui può dire quello che non vuole, quello che non è.

Riflessioni sul testo

  • E oggi, che cosa non sei, che cosa non vuoi?
  • Da cosa prendi distanza?
  • A che cosa non ti associ?

Meriggiare pallido e assorto

Trascorrere le ore del pomeriggio immersi in una luce accecante e nel torpore della calura presso un muro d’orto arroventato; ascoltare tra i rovi e la sterpaglia i rumori improvvisi e secchi prodotti dai merli e i fruscii delle serpi.
Spiare nelle fessure del terreno arido e sulla veccia (erba) le file di formiche rosse che ora si spezzano e ora si incrociano sulla sommità dei minuscoli mucchietti di terra a lato dei formicai.
Osservare da lontano tra le fronde degli alberi la superficie tremolante del mare,  che scintilla  come una distesa di rilucenti frammenti di metallo simili alle squame dei pesci, mentre dall’alto delle colline arse,  prive di vegetazione, si innalzano i tremuli scricchiolii delle cicale che friniscono.
E procedendo sotto il sole abbagliante avvertire, con triste stupore, il tormento continuo e il dolore di un’esistenza arida e solitaria, mentre si continua a costeggiare un muro invalicabile disseminato, sulla cima, di cocci di bottiglia taglienti.

Un ambiente assolato, caldo, metafora del disagio esistenziale, del grigiore della vita fa da sfondo a questa poesia montaliana. Ma anche qui, appare pur nella fatica la presenza di uno spiraglio. Per ora siamo nella fase della ricerca, che il poeta testimonia con il suo “seguitare”.

Temi

  • Muro e muraglia con cocci aguzzi di bottiglia costituiscono il limite invalicabile che condanna l’uomo all’isolamento.
  • L’orto è la prigione dell’esistenza.
  • Le crepe del suolo, i pruni, gli sterpi, i calvi picchi le formiche rosse raccontano l’aridità e il grigiore della vita.
  • Il palpitare lontano delle scaglie di mare è l’unica immagine positiva, perché suggerisce idea di infinito, di speranza.

Il sole è troppo caldo e troppo luminoso, non illumina ma abbaglia, non riscalda ma arroventa. Inoltre il meriggio è l’ora del torpore, in cui la mente non è lucida. Quindi è quella meno adatta alla conoscenza.

Eppure … Eppure il poeta non si arrende, continua a seguire quel muro alla ricerca del varco, della via d’uscita.

Sintassi e suoni

Perché l’aggettivo qualificativo è collocato prima del sostantivo? Il poeta mette in risalto le qualità dell’oggetto, spesso negative, rispetto  all’oggetto stesso, correlativo oggettivo del disagio esistenziale.

Perché la maggior parte dei verbi è coniugata all’infinito? Il tempo indeterminato connota l’azione in senso durativo. Questo permette di esprimere la situazione come assoluta, universale e non soggettiva. L’uso dell’infinito esprime senso di monotonia, di dolorosa immutabilità del destino dell’uomo.

La sonorità è dura con la frequenza di consonanti doppie, di suoni spinosi come l’ambiente descritto: “i”, “r”, i gruppi consonantici “st”, “sc”, “sch”.

Conclusione

Il disagio esistenziale è innegabile. La situazione dell’intellettuale, del poeta, dell’uomo a inizio Novecento è caratterizzata da un profondo disagio. Ma la dimensione vitale è presente, pur lontana. C’è, il mare laggiù, che scintilla, con l’acqua che si contrappone all’aridità della terra. Certo quella vitalità appare lontana, eppure la fatica della condizione esistenziale arida e non impedisce al poeta di cercare la sua ricerca, di proseguire nel suo cammino ripetitivo, alla ricerca della via d’uscita, del varco, che permetterà di superare quella muraglia coperta di cocci di bottiglia.

Figure retoriche

Figure retoriche

  • Allitterazioni  della “r” ” pResso “; ” tRa i pRuni “; “meRli”; “fRusci”; “cRepi”; “intRecciano”; “fRondi”; “scRicchi”; “spiaR le file di Rosse foRmiche/ ch’oRa si Rompono ed oRa si intRecciano”; del gruppo “tr”: “menTRe”; “TRemuli”; “TRiste”, “Travaglio; della “c”:”sCriCChi di CiCale dai Calvi piCChi”; di “c” e “z”: “Che ha in Cima CoCCi aguZZi”; di “s” e “sc”: “SchioCChi di merli, fruSCi di Serpi”
  • Analogie  “il palpitare / lontano di scaglie di mare” (vv.9-10): l’andirivieni della marea, è paragonato al battito di un cuore e l’intero mare sotto il sole cocente a un animale con scaglie luminose e scintillanti. Inoltre “si levano tremuli scricchi / di cicale dai calvi picchi” (vv. 11-12): i picchi delle alture prive di vegetazione sono paragonati a teste calve.
  • Climax  “crepe del suolo” (v. 5) – “minuscole biche” (v. 8) – “calvi picchi” (v. 12) – muraglia (v. 16): la poesia fa partire la sua descrizione dal di sotto del livello del terreno e man mano innalza la sua prospettiva sino ad arrivare alla cima della muraglia finale.
  • Enjambements  “palpitare / lontano di scaglie di mare” (vv. 9-10); “scricchi / di cicale” (vv. 10-11): l’unità di senso si completa nel verso successivo.
  • Metafore  “com’è tutta la vita e il suo travaglio / in questo seguitare una muraglia / che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.” (vv.15-17): l’asprezza della vita è accostata, attraverso l’utilizzo della tecnica del correlativo oggettivo, a un cammino sulla cima di una muraglia piena di vetri rotti.
  • Onomatopea  “schiocchi” (v. 4); “fruscii” (v. 4); “scricchi” (v. 11): i termini riproducono i suoni prodotti dagli animali della riviera ligure (uccelli, serpenti e cicale).
  • Ossimori  “triste meraviglia” (v.13): il paesaggio suscita nel poeta la metafora finale, che è una rivelazione stupefacente ma allo stesso tempo malinconica.
  • Sineddoche  “e andando nel sole” (v.13): (il tutto per la parte) propriamente il cammino non è verso il sole ma verso la luce prodotta dal suo raggio che illumina il terreno.

I limoni

La poesia I limoni può essere considerata come una dichiarazione di poetica dell’autore. Il poeta infatti si rivolge direttamente al lettore e dichiara di rifiutare le poesie difficili dei poeti laureati, che hanno ottenuto l’alloro poetico, un prestigioso riconoscimento, per raccontare, invece, la realtà comune, il paesaggio della sua terra, con le sue asperità e col la fragrante esplosione di gioia e di colore di un giardino di limoni.

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.
PARAFRASI
Ascoltami, i poeti laureati, cioè i poeti che hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento della laurea poetica, come D’Annunzio ad esempio, a cui Montale si contrappone, scrivono poesie usando nomi altisonanti, usano termini difficili, elevati, come bossi ligustri o acanti.
Il poeta invece dichiara di amare le strade di campagna, tra erba e fossi, addirittura nelle pozzanghere mezze prosciugate i ragazzi possono anche agguantare qualche anguilla, che può essere rimasta dopo le piene estive.
Il poeta dichiara di apprezzare le vie che corrono lungo gli argini, le vie che passano tra canneti e portano fino agli orti dove si coltivano gli alberi dei limoni.
 
È meglio quando le gazzarre degli uccelli tacciono, si spengono perché i volatili si sono alzati e sono spariti nel cielo. È meglio perché in quel momento si può ascoltare il sussurro dei rami amici, rami che sussurrano nella aria ferma. E in quel silenzio si accendono le percezioni sensoriale e si percepiscono ancora di più gli odori, la fragranza penetrante dei limoni che permea la terra e che arriva all’animo dell’uomo e lo travolge con una dolcezza inquieta. L’inquietudine dolce è preludio di qualcosa di magico, di qualcosa che sta per arrivare.
In questa situazione di divertimento di entusiasmo in cui le passioni sono accese, come per miracolo la guerra tace. E non solo tace la guerra ma qui anche i poveri possono godere di una straordinaria ricchezza, una ricchezza per tutti, lo straordinario odore dei limoni
 
Nella terza strofa il poeta si rivolge di nuovo a noi ascoltatori e si apre ad una riflessione. Quando il silenzio ci avvolge, quando le cose sono nella loro essenza, sembra che possano raccontare, tradire il loro segreto. In quel momento di magica sospensione, può accadere qualcosa di strano:
In quel momento ci si può aspettare di scoprire qualcosa di inaspettato, uno sbaglio di Natura, il punto morto del mondo, l’anello che non tiene, ci si può aspettare di scoprire la verità; è come se quello che noi vediamo fosse un’illusione, mentre la verità, quella vera è nascosta. Ma in quel preciso momento, l’aria rarefatta ci permette di passare oltre. E allora lo sguardo si accende, si guarda attorno, fruga d’intorno, la mente indaga, per capire, cogliere comprendere. E questa ricerca è permessa dal dilagante profumo dei limoni.
In quell’atmosfera magica, in quel silenzio, si può vedere al di là del materiale. Il Divino che si nasconde in ogni uomo emerge e può capitare di vedere nelle ombre che si allontanano le luce delle divinità evocate.
 
Nella quarta strofa però il poeta decide di porci di fronte alla realtà materiale. Sembra dirci: mi spiace, era tutta un’illusione e questa illusione se ne va via. Il tempo, la vita ci riporta nelle città rumorose, perché la realtà vera è quella delle città rumorose. Il resto è illusione tanto che l’azzurro è visibile solo a pezzi, sopra gli stipiti di porte e finestre. In città, nel grigio, il nostro animo si intristisce, la pioggia sfinisce l’uomo e la città.
Sembra che la luce intuita prima sia ormai persa …
Ma, accade invece l’inaspettato. Un giorno, da un portone malchiuso, lì tra il grigiore della città, tra gli alberi di un cortile appaiono agli occhi i gialli dei limoni. Ma allora era tutto vero, il potere della luce, dell’energia della forza dei limoni si impone alla vista e a tutti i sensi. I limoni infatti fioriscono e fruttificano sempre, tutto l’anno. E così e il gelo del cuore si scioglie perché il canto colorato e profumato dei limoni esplode e riempie il nostro petto, le trombe d’oro della solarità.

Nella prima strofa il poeta innanzitutto afferma di rifiutare le poesie difficili, per raccontare, invece, la realtà comune, il paesaggio semplice e colorato della sua terra, che si accende all’interno di un giardino di limoni. Qui compare per la prima volta il riferimento ai limoni, che rappresentano lo stato d’animo del poeta.

Nella seconda strofa il paesaggio Ligure diventa l’occasione per un’esperienza meravigliosa: la calma dell’estate, l’azzurro del cielo, il profumo dei limoni, tutti questi elementi creano un’atmosfera di sospensione che sembra preannunciare un evento miracoloso, quello che è anticipato dalla “dolcezza inquieta”. Ma quell’inquietudine è mitigata dalla fragranza delle piante di limone che rassicura l’uditore.

La terza strofa si apre invece alla magia, alla dimensione immateriale, spirituale forse, al miracolo laico di cui parla Montale. Il poeta afferma, con certezza, che si può vedere al di là della realtà che tutti vedono. Lui sembra dirci: “attenti, la realtà non è solo quella che vedete”! E sono magici i momenti in cui si può accedere a quella realtà. Sono quelli i momenti in cui la dimensione divina dell’uomo si mostra, perché è stata evocata, è stata disturbata e quindi è emersa.

La quarta strofa è giocata come l’antitesi in un testo argomentativo. Non c’è nulla di vero, sembra dire il poeta. Quella magia evocata dai limoni è solo un’illusione, un’illusione che è sfumata. La verità è un’altra, la realtà è triste e grigia, monotona. Era tutto finto, solo il grigiore e la tristezza sono reali. Ma … un giorno, nel grigiore appare di nuovo il colore dei limoni. Eccolo qui il varco, la via d’uscita, la verità … e allora, qual era l’illusione?  Qui il poeta sembrqa volerci chiedere di scegliere, ma ribadisce che, proprio in mezzo al grigiore, esplodono le trombe d’oro della solarità.

La realtà è un’illusione, benché persistente.

Albert Einstein

  • E io, quale via d’uscita io posso trovare? 
  • Cosa voglio fare? A quale illusione decido di credere? 
  • In coda voglio credere?

Spesso il male di vivere ho incontrato

Questa è una delle più famose poesie di Montale nella quale il poeta utilizza la tecnica del correlativo oggettivo per esprimere uno stato d’animo.

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

La poesia è costituita da due strofe le due strofe sono introdotte da due parole in antitesi, in polarità: male e bene.

Nella prima strofa in cui il poeta ci parla del male di vivere egli ci mostra tre immagini del male di vivere, nella seconda invece egli ci mostra la via d’uscita.

Il male di vivere è rappresentato da tre immagini:

  • il rivo strozzato che gorgoglia: il corso d’acqua che viene bloccato da qualche ostacolo e che rumoreggia,
  • l’accartocciarsi della foglia riarsa: attenzione qui non si parla di una foglia secca in autunno, quando è naturale che cada, qui il male di vivere è rappresentato da una foglia che si accartoccia perché è senza acqua, è assetata;
  • un cavallo stramazzato, a terra.

Il male di vivere è una condizione di disagio esistenziale che il poeta analizza racconta nelle sue varie liriche, un dolore, un male che è presente nella normalità della vita e che non deriva da alcun atto violento.

Qui però lo mette in polarità con il bene.

Infatti la seconda strofa esordisce con la parola “bene”. “Bene non seppi” cioè non ho trovato altro bene cioè “al di fuori del prodigio”, del miracolo, “che schiude la divina Indifferenza” che è permesso dall’indifferenza sovrumana; al male di vivere il poeta oppone il prodigio della divina Indifferenza.

E come possiamo capire cosa intende quando parla di Divina indifferenza? Il poeta ci offre altre tre immagini:

  • la statua che, alta, impettita, guarda tutto quello che accade, senza lasciarsi influenzare, durante le ore della calura pomeridiana, quando la sonnolenza avvolge la mente dell’uomo;
  • la nuvola che vaga nel cielo, che dall’alto riesce a vedere tutto, che non si lascia coinvolgere, ma che sempre osserva;
  • il falco in alto levato, il falco che parte dal terra e si eleva al di sopra di tutto e guarda le vicende degli uomini dall’alto.

La divina Indifferenza è dunque quell’atteggiamento che ci permette di prendere distanza dalle piccole fatiche quotidiane, per alzare lo sguardo al di là dell’orizzonte, per ampliare il nostro orizzonte, per essere più vicini al cielo, come la statua come la nuvola come il falco.

Quindi qual è la ricetta del … bene di vivere … in opposizione al male di vivere? È quella di riuscire a guardare le cose con distacco, come testimoniano tante tradizioni spirituali.

L’invito del poeta è quindi quello di non lasciarci schiacciare a terra, di puntare verso l’alto, di non farci travolgere dalla piccole cose della vita. E dal momento che questo non è facile il poeta ritene che ci sia del miracoloso nel riuscire a mantenere la divina Indifferenza.

Lettura di Vittorio Gassman

Le occasioni

La raccolta comprende circa cinquanta liriche composte tra il 1926 e il 1939. Il tema di queste liriche è legato all’attesa di una presenza
d’amore capace di salvare l’uomo dal nulla.

Il titolo della raccolta mette in evidenza il fatto che ogni testo sia legato a una particolare occasione. Queste occasioni sono da intendersi come un istante fatale dell’esistenza, uno di quegli istanti in cui appare, all’improvviso, la possibilità:

  • di intravedere una realtà diversa da quella che si vede,
  • di afferrare un senso.

Rispetto a Ossi di seppia, nelle Occasioni

  • cambia il paesaggio, si passa dalla Liguria alla Toscana
  • la riflessione del poeta acquista una maggiore dimensione politica e sociale.

I temi affrontati nella raccolta Occasioni sono:

  • la precarietà del destino,
  • la lacerazione legata alla separazione,
  • la contemplazione,
  • la tragedia della guerra,

Il personaggio femminile che domina le liriche diquesta raccolta è Clizia, pseudonimo di Irma Brandeis, la studiosa americana con cui Montale aveva stretto una relazione.

Clizia – Irma Brandeis

Irma era ebrea. Quando anche in Italia vennero applicate le leggi razziali Irma dovette scappare e tornare negli Stati Uniti. Questa separazione causò una lacerazione nell’anima del poeta.

Le donne incontrate in questa raccolta sono celebrate nel ricordo. Nel ricordo diventano figure angeliche, simbolo di bellezza e purezza ideali, capaci di dare un senso alla vita, di preservare l’uomo dalla follia e di consentirgli di sopravvivere all’inferno.

La raccolta sembra un canzoniere d’amore ambientato nei tempi minacciosi del totalitarismo nazifascista.

Anche in questa raccolta Montale riprende l’uso del «correlativo
oggettivo», cercando di tradurre il proprio mondo interiore in oggetti
e immagini allegoriche.

In alcune liriche il linguaggio è difficile, allusivo e a volte oscuro.

Il lessico in particolare è ricco, ricercato e colto.

Ti libero la fronte dai ghiaccioli

Ti libero la fronte dai ghiaccioli
che raccogliesti traversando l’alte
nebulose; hai le penne lacerate
dai cicloni, ti desti a soprassalti.

Mezzodì: allunga nel riquadro il nespolo
l’ombra nera, s’ostina in cielo un sole
freddoloso; e l’alte ombre che scantonano
nel vicolo non sanno che sei qui.

La poesia è dedicata a Irma Brandeis, il suo angelo salvifico. Lei arriva dal cielo, come per magia, in un giorno freddo.

Clizia, è il suo angelo: la tradizione dell’angelo proviene dalla tradizione stilnovistica, l’uso dello pseudonimo porta con sé la tradizione della lirica cortese e quella più recente di Petrarca.

La presenza dell’angelo libera il poeta dalla mediocrità del presente e porta luce nella terribile oscurità del periodo storico in cui il poeta sta vivendo.

In queste poesie Montale delinea la psicologia di un uomo assediato dalla presenza-assenza della donna amata.

Il messaggio che ne deriva è caratterizzato da una speranza che diventa fiducia nel momento in cui l’angelo arriva. L’angelo è messaggero di salvezza per l’umanità.

Nella conclusione il poeta sembra voler dire che il messaggio salvifico non è per tutti in quanto non tutti sono ancora pronti ad accogliere il miracolo.

Non recidere, forbice, quel volto

Non recidere, forbice, quel volto,
solo nella memoria che si sfolla,
non far del grande suo viso in ascolto
la mia nebbia di sempre.

Un freddo cala… Duro il colpo svetta.
E l’acacia ferita da sé scrolla
il guscio di cicala
nella prima belletta di Novembre.

Tu non ricordi la casa dei doganieri

Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t’attende dalla sera
in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.

Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all’avventura.
e il calcolo dei dadi più non torna
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s’addipana.

Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell’oscurità.

La bufera e altro

La raccolta, pubblicata nel 56, comprende cinquantotto liriche, composte fra il 1940 e il 1954 e suddivise in sette sezioni.

La «bufera» del titolo allude alla guerra, ma diviene anche emblema di tutte le forme che il dolore può assumere nella vita dell’uomo; In questa ottica il nazifascismo appare una manifestazione del male assoluto.

Fu quello un periodo denso di avvenimenti:

  • la morte della madre,
  • la malattia di Drusilla,
  • la guerra,
  • la resistenza,
  • la guerra fredda,
  • la società di massa,
  • la paura per la guerra nucleare

Il poeta sperava nel rinnovamento dopo lal guerra e la resistenza, ma vive la delusione postbellica. Egli assiste all’affermarsi della società di massa e vive la nuova paura che incombe sul mondo: la minaccia della guerra nucleare. La situazione politica mondiale sembra far perdere la speranza a Montale che in questa raccolta affronta i temi

  • della violenza,
  • della follia della guerra,
  • delle speranze deluse nella fase di ricostruzione.

In questa raccolta affronta temi vari, da quelli alti e sublimi a quelli più quotidiani e colloquiali.

•Clizia figura mitologica •Abbandonata da apollo, trasformata in girasole, segue sempre il sole – conduce chi la ama alla verità e alla poesia  à poesia è un momento magico che dura un attimo •Clizia portatrice di valori positivi (moderna beatrice) porta messaggio di speranza •L’io lirico si concentra nella quasi religiosa attesa della salvezza per tutti – una salvezza laica, che ha e porta speranza •Questi valori si oppongono alla barbarie della guerra •Si tratta di una poesia allegorica •Non si può comprendere il significato della poesia bufera se non si conosce il dramma della guerra

Anche qui Clizia rappresenta la speranza e la consolazione: solo la tenacia dell’amore può ribaltare la negatività della storia.

A volte la figura femminile sembra acquisire un valore religioso, di mediazione fra l’uomo e Dio, come la donna angelo di Dante.

Ma non c’è solo Clizia,; a lei si contrappongono altre due figure femminili, più sensuali.

Anche in questa raccolta le scelte formali nascono da un’esigenza
di aderenza al contenuto. La realtà storica è tragica e lacerata, a questa corrisponde un linguaggio poetico caratterizzato da registri diversi che creano una studiata disarmonia.

Montale non è interessato ai fatti concreti, quindi rinuncia alla cronaca e alla descrizione e evoca la guerra solo per via metaforica: la guerra è in realtà il segno di un principio infernale, di un’istanza cattiva e perversa.

La bufera

La bufera che sgronda sulle foglie
dure della magnolia i lunghi tuoni
marzolini e la grandine,
(i suoni di cristallo nel tuo nido
notturno ti sorprendono, dell’oro
che s’è spento sui mogani, sul taglio
dei libri rilegati, brucia ancora
una grana di zucchero nel guscio
delle tue palpebre)
il lampo che candisce
alberi e muro e li sorprende in quella
eternità d’istante – marmo manna
e distruzione – ch’entro te scolpita
porti per tua condanna e che ti lega
più che l’amore a me, strana sorella, –
e poi lo schianto rude, i sistri, il fremere
dei tamburelli sulla fossa fuia,
lo scalpicciare del fandango, e sopra
qualche gesto che annaspa…
Come quando
ti rivolgesti e con la mano, sgombra
la fronte dalla nube dei capelli,
mi salutasti – per entrar nel buio

Satura

La raccolta Satura, pubblicata nel 1971, appartiene all’ultima stagione poetica di Montale. L’ultima stagione poetica di Montale si apre dopo diversi anni di silenzio. Tra il 1971 e il 1980 Montale pubblicò cinque raccolte di versi.

  • Satura nel 1971,
  • Diario del ‘71 e del ‘72 pubblicato nel 1973,
  • Quaderno di quattro anni nel 1977,
  • Altri versi e Poesie disperse nel 1980.

Il titolo rimanda a un genere letterario della poesia latina che mescolava componimenti poetici scritti in forme diverse e che trattavano di argomenti vari, come favole o riflessioni morali o altro ancora. Ma il termine fa anche riferimento a testi, a carattere moralistico, comico, ironico o addirittura sarcastico.

In questa raccolta Montale adotta un linguaggio semplice e quotidiano per parlare, con tono ironico, dei piccoli accadimenti della vita quotidiana.

Lo stile delle poesie di questi anni è radicalmente cambiato. Possiamo dire che in questo periodo si inaugura per Montale una nuova stagione poetica, nella quale le sue poesie si avvicinano sempre di più alla forma della prosa, in cui il linguaggio utilizzato è molto vicino al linguaggio parlato. Montale ritiene infatti che la società di massa non abbia più bisogno di poesia destinata a pochi eletti, ma ritiene che la poesia possa e debba arrivare a tutti.

Gli argomenti delle poesie montaliane sono tratti sia dalla quotidianità che della cronaca. In alcuni casi il poeta si pone in polemica nei confronti del presente. A volte non si distinguono più i valori, non è più chiara la differenza tra il bene e il male; altre volte sembra quasi che sia chiuso ogni varco, ogni via d’uscita, ogni possibilità di salvezza.

Ma noi sappiamo che Montale non smette mai di cercare la via d’uscita, la strada che ci porta ad elevarci al di sopra della quotidianità. Talvolta accade che attraverso la memoria possa far riaffiorare personaggi capaci di elevarci sopra la quotidianità. In questo mondo le ombre sono depositarie dei valori del passato.

Riappare così la donna angelo, Mosca, pseudonimo di Drusilla Tanzi, la moglie defunta, che lo apre a una dimensione metafisica. Molti sono i ricordi relativi alla loro vita in comune. La quotidianità della loro relazione diventa una poesia quotidiana, fatta di piccoli gesti che si riempiono del sentimento che legava Eugenio a Drusilla.

Dai toni sublimi e tragici delle altre raccolte Montale passa a toni umili e comici.

“I primi tre libri sono scritti in frac, gli altri in pigiama”

Eugenio Montale a proposito delle sue ultime raccolte

“Ho voluto suonare il pianoforte in un’altra maniera, più discreta»

Nelle sue liriche Montale ha sempre preso spunto da avvenimenti della sua vita o dell’attualità. In queste poesie molti testi scaturiscono da avvenimenti, minimi che accendono nell’autore l’atteggiamento satirico, tanto che, a volte la realtà viene rappresentata quasi come una farsa.

La raccolta è divisa in 4 sezioni:

  • le prime due Xenia I e Xenia II sono dedicate alla moglie, Drusilla Tanzi, detta anche la Mosca, morta nel 1963
  • le altre due sono Satura I e satura II. In queste liriche l’autore riflette in modo satirico su vicende legate al quotidiano. Le poesie acquistano così caratteristiche di un diario poetico, in connessione con la realtà e la vita di ogni giorno.

Ho sceso dandoti il braccio

Questa poesia è un canto di celebrazione dell’amore quotidiano fatto di piccoli gesti, un amore che lascia un terribile vuoto nel poeta dopo la morte della moglie.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Questo testo è di facile comprensione, perché nell’ultima stagione poetica Eugenio Montale usa un linguaggio che è molto vicino al linguaggio della prosa.

Nel primo verso il poeta si rivolge direttamente a lei e dice Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale. Va detto che Drusilla era affetta da una grave miopia, er questo le scale potevano diventare pericolose. L’espressione almeno un milione di scale è un’espressione decisamente esagerata, un’iperbole, ma permette di farci capire quante volte loro abbiano sceso le scale assieme e ci racconta che la loro storia è stata molto lunga.

Nel secondo verso dice e ora che non ci sei, è il vuoto ad ogni gradino. Attenti! Non dice è vuoto ogni scalino. No Eugenio Montale assolutizza: dice è il vuoto, come se si aprisse una voragine davanti a lui. In questo modo abbiamo la percezione di quanto lui senta la sua mancanza.

Il terzo verso recita anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. Ecco che qui il poeta dichiara che il loro viaggio è stato lungo: si erano conosciuti nel ’27 e lei è morta nel ’63. La loro relazione era durata, tra alterne vicende, più di trent’anni. Eppure anche se lungo, questo viaggio per Montale è stato troppo breve, perché lui ora è rimasto solo.

Nel quarto verso dice il mio dura tutt’ora. Si riferisce ovviamente al viaggio della vita … e poi prosegue dicendo né più mi occorrono – cioè mi bastano – le coincidenze le prenotazioni le trappole gli scorni – cioè le frustrazioni – di chi crede che la realtà sia quella che si vede.

Qui Montale dichiara che non gli bastano più tutte le attività che ha sempre svolto, fatte di coincidenze e di prenotazioni. Lui è un giornalista che ha sempre girato per lavoro. Non gli bastano più quindi le piccole occupazioni della quotidianità, quelle che servono per sentirsi vivi a chi crede che la realtà sia quella che si vede. Ma a che cosa si riferisce con questa espressione? Pur non dicendolo chiaramente qui Montale fa riferimento all’esistenza di un’altra realtà. Ci dice indirettamente: non crederete mica che la realtà sia solo quella che vedete? Ci suggerisce quindi l’idea che esista un’altra realtà, un’altra verità. E questo è un tema frequente nelle poesie di Montale.

Nella seconda strofa riprende dicendo di aver sceso milioni di scale. Aumenta quindi l’esagerazione: non più almeno un milione di scale, ma milioni di scale, dandoti il braccio, ma continua affermando che non lo faceva perché con quattro occhi si vede di più, non lo faceva per evitare che lei cadesse.

Qui Eugenio ci rivela qualcosa di importante. Nel verso seguente dice con te le ho scese perché sapevo che di noi due, le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue.

Da queste parole emerge tutta la profondità del loro legame. Non era lui che sosteneva lei, ma era lei che vedeva di più di Eugenio, era lei che nonostante avesse le pupille offuscate, vedeva al di là della realtà che si vede. Gli occhi della donna infatti avevano la capacità di penetrare il vero senso delle cose al di là delle apparenze. Il poeta quindi riconosce che la moglie rappresentava non solo la compagna della sua quotidianità, ma soprattutto il sostegno e la guida della sua vita.

Commento

Quella cha abbiamo ascoltato è decisamente una poesia d’amore, nella quale emerge la nostalgia per quella persona che era stata particolarmente importante nella sua vita. Lui la chiamava affettuosamente Mosca perché, per colpa della sua grave miopia, indossava lenti molto spesse. Montale era solito attribuire degli pseudonimi alle donne che erano importanti per lui. Ma nonostante molte siano state le figure femminili che lo hanno accompagnato e che gli hanno ispirato poesie, in questo testo emerge con evidenza la profondità del sentimento che lo legava a Drusilla.

Drusilla in questa poesia, non ha il valore simbolico di altre figure femminili viste in altre opere come Clizia o Volpe; qui il ricordo della sua Mosca assume contorni realistici, carichi di affetto, legati a gesti quotidiani, come quello compiuto tante volte, di scendere le scale.

La prospettiva dalla quale Eugenio Montale scrive è quella della saggezza, quella di quando la vita non si lascia più travolgere dalle incombenze quotidiane, da tutte quelle attività futili che danno solo l’illusione di vivere.

In questa lirica Montale accenna, come in molte altre, ad una realtà diversa da quella che si vede, a quella realtà che Drusilla lo aiutava a vedere.

Questa è una poesia che parla di amore, della sopravvivenza dell’amore, di un amore che dura aldilà dei contrattempi della vita, al di là delle avventure o delle disavventure, al di là delle incombenze di ogni giorno.

Questo è un amore che rimane anche dopo la morte. È un amore che nonostante la morte di lei sopravvive ad ogni gradino, che risuona nel vuoto e che riverbera nell’animo del poeta.

Figure retoriche

Anafora v. 1: “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”; v. 8: “Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio”;

Enjambement vv. 4-5: “né più mi occorrono/ le coincidenze”; vv. 5-6: “le coincidenze, le prenotazioni/ le trappole, gli scorni”;

Iperbole v. 1-8: “milioni di scale”; l’esagerazione sottolinea la lunga durata della vita vissuta insieme alla moglie;

Metafora v. 1: “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”; v. 2: “il vuoto ad ogni gradino”; v. 3: “Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio”; vv. 5-6: “le coincidenze, le prenotazioni/ le trappole, gli scorni”; v. 9: “non già perché con quattr’occhi forse si vede di più”; vv. 11-12: “le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue”;

Ossimoro v. 3: Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio;

Sineddoche v. 11: pupille (per occhi)7

“Pregava?” “Sì, pregava Sant’Antonio

La poesia appartiene alla prima sezione Xenia. Si tratta di una poesia che parla di sua moglie Drusilla ed è un po’ particolare in quanto è strutturata in forma dialogata.

Drusilla era stata sua compagna di vita per oltre un trentennio. La loro relazione aveva raggiunto una profonda intesa. 

“Pregava?” “Sì, pregava Sant’Antonio
perché fa ritrovare
gli ombrelli smarriti e altri oggetti
del guardaroba di Sant’Ermete”.
“Per questo solo?” “Anche per i suoi morti
e per me”.
“È sufficiente” disse il prete.

Accanto al letto di morte della Mosca s’instaura un colloquio tra il sacerdote, che l’ha assistita, e il marito – poeta. 

Il sacerdote chiede se la moglie, in vita, fosse solita pregare. Il poeta risponde che Drusilla, sì, pregava, però pregava a modo suo, cioè pregava Sant’Antonio, quando aveva perso qualcosa.

Secondo la tradizione popolare, il Santo di Padova permetteva di ritrovare gli oggetti smarriti. C’è anche una famosa filastrocca infantile che recita Sant’Antonio dalla barba bianca, fammi trovare quel che mi manca.  Sant’Antonio è qui presentato quindi come il santo della superstizione delle donne che lo ritenevano capace di far loro trovare gli oggetti smarriti.

Poi il poeta prosegue facendo riferimento agli altri oggetti del guardaroba di Sant’Ermete. Con queste parole egli si riferisce agli oggetti che venivano dimenticati nella parrocchia di sant’Ermete, parrocchia di Forte dei Marmi dove Eugenio e Drusilla erano soliti trascorrere le vacanze estive. Alla sagra annuale venivano venduti per beneficienza tutti gli oggetti che erano stati dimenticati in parrocchia durante l’anno.

Il riferimento ai due santi è legato più al folklore popolare che alla spiritualità.

Ma dopo questo inizio scanzonato il messaggio si fa più serio. Il sacerdote accoglie la risposta ma lo incalza, vuole andare oltre e chiede:“Per questo solo?”

E la risposta del poeta “Anche per i suoi morti e per me” rivela la spiritualità di sua moglie. Drusilla pregava per i suoi genitori e pregava anche per lui.

“È sufficiente” disse il prete. La risposta del marito soddisfa il sacerdote. Non si parla mai di Dio, ma vi si allude. La donna pregava per i suoi morti, ma pregava anche per il poeta che di fronte a quella morte è smarrito e ha bisogno della preghiera della sua amata. 

Montale è poeta di una religiosità laica. Durante la sua vita, pur manifestando apertamente la sua laicità, ha continuato però a cercare nel mistero della vita umana e ad affermare la presenza di una dimensione spirituale.

Il tema di questa lirica è decisamente impegnativo, tanto che si presterebbe ad essere trattato in forme alte e solenni. Invece Montale sceglie di utilizzare un tono scanzonato, che può essere quasi scambiato per irriverente. 

Costruisce un dialogo, botta e risposta. Sono sette versi in cui due persone si alternano in ben cinque turni di dialogo, con uno scambio di battute serrato. Così abbassa il tono generale della poesia.

La struttura è teatrale. Una conversazione. Ma si tratta di una conversazione in cui ogni parola è anche una rivelazione.

Il tono sembra leggero, inizialmente grazie anche al riferimento agli oggetti di uso comune: gli ombrelli smarriti, gli oggetti del guardaroba di Sant’Ermete

Ma pian piano sembra di assistere ad una confessione rituale: la domanda, la risposta, la sequenza conclusiva. 

Il dialogo è costruito con una progressione ascendente, potremo dire un climax che va dal quotidiano al sublime. 

Ed è straordinario come termini tanto semplici siano carichi di una profonda sacralità.

Alla risposta del poeta, il prete sembra poter pronunciare la sua “sentenza definitiva”, le parole del poeta sembra che lo autorizzino ad aprire le porte del regno dei cieli a questa donna. Il tono scanzonato dell’inizio quindi si eleva nella conclusione che ha il sapore della consolazione dell’anima, una consolazione che è frequente nelle poesie di Montale. 

Fonti

  • Stefano Prandi, La vita immaginata, A. Mondadori Scuola
  • www.libriantichionline.com/divagazioni/eugenio_montale_limoni_1925
  • www.laricerca.loescher.it/letteratura
  • G. Ferroni, Storia della letteratura italiana, Einaudi Scuola
  • M. Magri, V. Vittorini, Tre Storia e testi della letteratura, Paravia Pearson
  • B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, Vivere la letteratura, Zanichelli
  • G. Bellini, T. Gargano, G. Mazzoni, Costellazioni, manuale di Letteratura, Einaudi Laterza
  • G. Barberi Squarotti, I miti e il sacro: poesia del Novecento, Feltrinelli
  • G. Langella, P. Frare, P. Gresti, U. Motta, Letteratura.it, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori
  • www.treccani.it
  • library.weschool.com
  • www.fareletteratura.it