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Figure retoriche

Elenco delle principali figure retoriche, spiegate in modo semplice, con esempi.

Le spiegazioni vogliono essere semplici e di immediata comprensione.

Allegoria

È una figura retorica per cui, in letteratura, qualcosa di astratto viene espresso attraverso un’immagine concreta; una definiziona antica dice che l’allegoria consiste nel ” dire altro ” da ciò che significa quello che si dice.

Allitterazione

Si verifica quando si trova, in due o più parole, la ripetizione delle stesse sillabe o delle stesse lettere (Il tuo trillo sembra la brina / che sgrigiola, il vetro che incrina, Pascoli).

Anacoluto

Costruzione sintattica consistente nel susseguirsi di due costruzioni diverse in uno stesso periodo, la prima delle quali resta incompiuta e sospesa, mentre la seconda completa dei suoi elementi essenziali porta a compimento il pensiero.

Anafora

È la ripetizione di una o più parole all’inizio di due o più versi (Per me si va nella città dolente, per me si va nell’eterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Dante). Quando la parola ripetuta è alla fine del verso si parla di epifora. 

Analogia

È una figura retorica che consiste nell’accostamento tra due o più parole simili tra loro per significato. Nella poesia simbolista l’analogia non collega due elementi di pari grado, ma collega sempre una parte con il tutto.

Anastrofe

Consiste in un’inversione sintattica: quando nella frase gli elementi sintattici – soggetto verbo e complementi – invece che essere posti in ordine vengono collocati con ordine diverso (all’opre femminili intenta sedevi, Leopardi).

Antitesi

si realizza quando vengono accostate due parole o due frasi di significato opposto in una stessa proposizione (temo e spero, e ardo e son un ghiaccio, Petrarca).

Apostrofe

Si realizza quando chi parla interrompe la forma espositiva del suo discorso per rivolgere direttamente la parola

  • a concetti personificati,
  • a soggetti assenti, lontani o scomparsi,

oppure quando si rivolge direttamente al lettore.

Quando è accompagnata da toni violenti, ironia o sarcasmo, è detta invettiva.

Assonanza

Si realizza quando all’interno di due parole, a partire dalla vocale accentata le vocali sono uguali, mentre le consonanti sono diverse (temo e spero).

Chiasmo

Quando due termini di un enunciato sono ripetuti in ordine inverso, nello stesso verso o in verso successivo si verifica un chiasmo.

L’inversione può essere

  • di tipo sintattico – soggetto verbo, verbo soggetto, sostantivo aggettivo, aggettivo sostantivo –
  • o semantico  ( … splende nel sole/nella notte splende, Aleramo –  Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori, Ariosto).

Climax

Si verifica alla presenza di un’enumerazione, un elenco, in cui i termini sono disposti in ordine di intensità crescente (… la terra ansante, livida, in sussulto; il cielo ingombro, tragico, disfatto. Pascoli). Se sono posti in ordine di intensità decrescente si parla di anticlimax.

Consonanza

Quando all’interno di due parole, a partire dalla vocale accentata le consonanti sono uguali mentre le vocali sono diverse (abbaglia / travaglio / bottiglia) abbiamo una consonanza.

Endiadi

Quando uno stesso concetto viene espresso attraverso due termini diversi che hanno signficato uguale o analogo, si realizza una endiadi. I due termini sono solitamente legati da una coordinazione (fuoco e fiamme)

Enjambement

Si tratta di un procedimento stilistico frequente nella poesia che consistente nel dividere una breve frase, o un gruppo sintattico (come un sostantivo e il suo attributo, il predicato e il soggetto o il complemento oggetto), tra la fine di un verso e l’inizio del verso successivo.

Accade così che il senso della frase non si concluda a fine verso ma solo nel verso successivo.

In altre parole abbiamo un enjambement quando l’unità di senso non coincide con l’unità di verso.

Epifora

vedi anafora.

Eufemismo

Figura retorica che prevede la sostituzione di un’espressione troppo dura o pesante, con una più gradevole.

Ad esempio dire: «Questo piatto lascia a desiderare» per non dire “questo piatto è cattivo.

Iperbole

L’iperbole è un’esagerazione. Es.: è un secolo che non ci vediamo.

Ironia

Siamo di fronte ad un procedimento ironico quando si attribuisce alle parole un significato contrario o diverso da quello letterale, con un intento critico o derisorio. Ad esempio dire “Che bella macchina!” di fronte a un rottame.

Litote

La litote prevede l’affermazione di un concetto mediante la negazione del suo contrario (Don Abbondio, il lettore se n’è già avveduto, non era nato con un cuor di leone. Manzoni).

Metafora

La metafora è un paragone abbreviato. La metafora consiste nel sostituire una parola con un’altra per rafforzare il concetto. (“Lara ha i capelli d’oro” è una metafora. Il paragone sarebbe “Il colore dei capelli di Lara è come il colore dell’oro”).

Sostituzione di un termine proprio con uno figurato, in seguito a una trasposizione simbolica di immagini: le spighe ondeggiano (come se fossero un mare); il mare mugola (come se fosse un essere vivente); il re della foresta (come se il leone fosse un uomo).

Metonimia

La metonimia è una figura della retorica tradizionale, che consiste nell’usare il nome:

  • della causa per quello dell’effetto (per es. vivere del proprio lavoro ),
  • del contenente per il contenuto ( bere una bottiglia ),
  • della materia per l’oggetto ( sguainare il ferro ),
  • del simbolo per la cosa designata (non tradire la bandiera ),
  • del luogo di produzione o di origine per la cosa prodotta ( un fiasco di Chianti ),
  • dell’astratto per il concreto ( eludere la sorveglianza ).

Onomatopea

L’onomatopea è costituita da parole che imitano un verso, un suono naturale o quello prodotto da un oggetto (chicchirichì, cinguettio, gorgogliare, gracchiare). 

Ossimoro

Si realizza un ossimoro quando viene accostato ad un oggetto (un sostantivo), un aggettivo (attributo) che attribuisce all’oggetto una caratteristica opposta alla sua natura (disgustoso piacere, fredda estate, illustre sconosciuto, silenzio assordante).

Perifrasi

La perifrasi è un giro di parole.

Dante scrive “Colui che tutto move” per dire Dio;.

La perifrasi è usata molto anche nel parlare comune, si dice ad esempio“passare a miglior vita” invece che “morire”).

Personificazione

Quando si attribuiscono comportamenti, pensieri o tratti tipici degli esseri umani a oggetti inanimati si fa una personificazione. Si usa lo stesso termine anche quando le attribuzioni personali vengono fatte ad animali oppure a concetti astratti (“gli alberi danzavano con il vento”, “la paura bussò alla porta”).

Pleonasmo

Il termine pelonasmo si riferisce all’uso superfluo di qualche termine all’interno di una frase. Nella frase “a me mi pare di sì”, il mi è pleonastico, cioè superfluo, inutile per la comprensione della frase.

Polisindeto

Ripetizione della congiunzione tra più periodi, proposizioni o membri di proposizione fra loro coordinati.

Rima

Si ha una rima quando coincidono tutte le lettere, di due parole, a partire dalla vocale tonica (cuore – amore, salute – virtute).

Sarcasmo

Consiste in una forma di ironia amara, tagliente, spesso brutale, che ha lo scopo di schernire o umiliare qualcuno o qualcosa. Ad esempio: “Hai ragione ad affermare che gli asini volano, ne ho visto uno stamattina che volava sopra casa tua”.

Similitudine

La similitudine è la figura retorica con la quale si mettono a confronto due immagini o due concetti: “Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie – Ungaretti.

Sineddoche

La sineddoche consiste nella sostituzione tra due termini che hanno una relazione di quantità: 

  • la parte per il tutto o viceversa – “pupille” per occhi;
  • il genere per la specie o viceversa – “avere le pulci” per indicare i parassiti in generale;
  • il contenuto per il contenitore: “un bicchiere d’acqua” invece che un bicchiere di vetro pieno di acqua;
  • la parte per il tutto: “sono rimasti senza tetto”, invece che senza casa;
  • Il numero determinato per l’indeterminato:” mille baci” invece che tanti baci.

Sinestesia

Si realizza quando vengono associate due parole che fanno riferimenti a campi sensoriali diversi: “di foglie un cader fragilePascoli il cadere è colto dalla vista, la fragilità dal tatto; “lurlo nero della madre” Quasimodo.