Categorie
Antico regime Settecento storia

La società dell’Antico regime

Ordini e privilegi della società del Settecento

La società dell’antico regime non era divisa in classi, ma in ordini. Il concetto di classe è un concetto economico e sociale, mentre il concetto di ordine è un concetto di tipo giuridico, che è regolato quindi da un sistema di leggi.

Appartenere ad un ordine garantiva dei privilegi come non pagare determinate imposte, oppure essere giudicato in particolari tribunali, i cui membri appartengono alla stessa classe sociale di chi è sottoposto a giudizio, oppure ancora accedere a cariche pubbliche o militari.

La struttura per ordini ispirava anche forme di rappresentanza politica per cui ciascun ordine, o stato, dava vita ad istituzioni indicate a rappresentarne gli interessi presso il sovrano, che incarnava il potere centrale.

La società era quindi divisa in tre ordini o tre stati il primo stato era costituito dal clero il secondo dalla nobiltà e il terzo stato era quello che riuniva Borghesi e contadini. Tutti e tre gli ordini, o gli stati, erano comunque stratificati al loro interno. Questa ripartizione ricorda ancora l’antica tradizione medievale della gerarchia sociale divisa in tre livelli in base alle tre funzioni a cui ognuno era preposto: pregare per il clero, combattere per la nobiltà, lavorare per il terzo stato.

Immagine: https://slideplayer.it/slide/3289759/

Il prestigio e il privilegio si concentrano esclusivamente nei primi due ordini. È importante ricordare che quello che è definito il terzo stato nel corso dei secoli si è diversificato e stratificato in maniera importante. Il terzo stato quindi, che riunisce borghesi, contadini e artigiani (e comprende quindi banchieri, avvocati, imprenditori, mercanti, proprietari terrieri, pellicciai, tessitori, braccianti agricoli, mendicanti …) è lo strato più ampio della popolazione e corrisponde in percentuale circa al 98% della popolazione.  

Versailles, 5 maggio 1789, apertura degli Stati Generali (Auguste Couder, olio su tela, 1839).
Di Louis-Charles-Auguste Couder – Joconde database: entry 000PE005448, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6194250

Comunità e individui

La società dell’antico regime non considera l’individuo ma la comunità, l’individuo non vale come persona, ma vale solo in quanto è membro di un ordine. Privilegi, diritti e doveri, vincoli o “libertà” sono concessi, non ad un individuo, ma a un ordine o a una comunità. Per noi oggi è inconcepibile pensare che il concetto di libertà non sia collegato all’individuo. Infatti le democrazie moderne garantiscono ad ogni cittadino le libertà fondamentali, ma questo non accadeva nella società dell’Antico regime. La società del diritto è una conquista del mondo contemporaneo, successivo all’Illuminismo e alle Rivoluzioni del Settecento e dell’Ottocento.

La società dell’Antico Regime è quindi una società molto rigida, statica, in cui la gerarchia non è modificabile. I privilegi potevano toccare anche a città o categorie sociali. In quest’epoca non esiste uguaglianza giuridica.

Giustizia

La giustizia nell’Antico regime è regolata da un complesso sistema di norme, da una pluralità di giurisdizioni, di fonti di diritto e di organi di giustizia. Editti reali, statuti corporativi, giustizie signorili, leggi e tribunali ecclesiastici costituivano un intreccio indissolubile e caotico anche perché, accanto alle norme scritte, spesso si ricorreva alle regole della consuetudine. A quell’epoca il sistema giuridico era quindi regolamentato da una selva di norme che si intrecciavano e si sovrapponevano l’un l’altra.

Clero

Il clero si divide in due parti:

  • il clero regolare, costituito dagli ordini religiosi spesso dotati di grande forza economica e culturale come gesuiti;
  • il clero secolare o diocesano cioè legato strettamente alla diocesi, i cui vertici provenivano dall’alta aristocrazia.

Al vertice delle gerarchie ecclesiastiche si trovavano persone colte, istruite e gratificate con benefici e privilegi di vario genere. Ad essi si contrapponeva la vasta platea del basso clero, o clero parrocchiale, che era reclutato prevalentemente tra la popolazione contadina e piccolo-borghese. Il basso clero di solito era caratterizzato da un tenore di vita decisamente modesto e anche il suo livello culturale non era elevato: la cultura dei parroci era discreta nelle parrocchie cittadine ma era spesso quasi inesistente nelle campagne.

Il clero del Settecento nel suo insieme aveva una presenza capillare all’interno della società. Anche se il processo di laicizzazione aveva investito la società europea negli ultimi due secoli, il prestigio e l’autorità della chiesa erano ancora grandi, soprattutto presso i ceti bassi.

Il clero deteneva il monopolio totale dell’istruzione e della pubblica assistenza. Il parroco anche se talvolta impreparato e rozzo costituiva la figura fondamentale di riferimento per le popolazioni contadine: era sacerdote ma anche protettore paciere consigliere.

Il clero inoltre godeva di particolari immunità:

  • l’immunità personale per cui sacerdote veniva giudicato da un tribunale ecclesiastico anche per reati comuni,
  • l’immunità locale, o diritto d’asilo, che sottraeva i luoghi considerati sacri all’autorità della polizia e delle magistrature dello stato,
  • l’immunità reale che esentava i beni della chiesa dal pagamento delle imposte.

Il clero non pagava vere e proprie tasse ma erogava solo donazioni allo stato.

Se le prime due immunità costituivano una forte limitazione dell’autorità dello stato, la terza aveva anche un importante risvolto economico.  Infatti sottraeva dal fisco una quota importante della rendita fondiaria se pensiamo che l’estensione della proprietà ecclesiastica, alla metà del Settecento è stimabile nel 6% dei territori della Francia, nel 9% dei territori in Polonia, nel 14% dei territori in Spagna nel 23% nel regno di Lombardia è molto ancora di più nel Regno di Napoli.

Inoltre, i beni di proprietà di enti ecclesiastici erano soggetti al vincolo della “manomorta”, che ne impediva la divisione e la vendita.

Il termine manomorta indica il patrimonio immobiliare degli enti, civili o ecclesiastici, la cui esistenza è perpetua. Tali beni, solitamente fondiari, erano inalienabili (cioè non trasmissibili ad altri) secondo un istituto giuridico di origine longobarda.

Questi elementi ci fanno comprendere perché l’immunità reale fu uno dei principali terreni di scontro tra stato e chiesa nel Settecento.

Nobiltà

Colbert – Presentazione i membri dell’Accademia Reale delle Scienze a Luigi XIV

Nella società dell’Antico regime era evidente a tutti, e nessuno lo metteva in discussione, che ci fosse un gruppo sociale superiore a tutti gli altri, la nobiltà. Questo ceto sociale era consapevole di questa superiorità, superiorità che era il primo carattere distintivo della nobiltà.

Nella definizione di “nobiltà” confluivano diverse componenti costituite da prerogative giuridiche e da valori simbolici. Era nobile chi disponeva di un titolo che lo riconosceva come tale e il titolo dava diritto a determinati privilegi, piccoli o grandi.

Privilegi dei nobili

I privilegi dei nobili erano articolati:

  • portare la spada,
  • avere posti speciali riservati nelle cerimonie pubbliche,
  • essere giudicati da tribunale di pari,
  • avere accesso esclusivo alle più alte cariche dell’esercito e delle magistrature,
  • godere di particolari immunità fiscali,
  • esercitare potere di comando all’interno dei feudi.

Essere nobili voleva dire avere:

  • natali illustri,
  • alta reputazione sociale,
  • stile di vita splendido estremamente agiato,
  • un codice di valori legato alla forza al prestigio e all’onore.

Un nobile si distingueva quindi dai “plebei” cioè dai “non nobili” e ovviamente si distingueva anche dai ricchi borghesi. Infatti una delle prerogative della borghesia era legata alle attività professionali, che erano invece precluse alla nobiltà. Si pensi che uno dei motivi fondamentali per cui un nobile poteva venir privato del titolo nobiliare era proprio l’esercizio di attività lavorative proibite, come quelle legate al commercio.

Nobiltà di spada e di toga

Un’importante differenziazione interna al ceto aristocratico era quella tra nobiltà di sangue e nobiltà di spada e la nobiltà di toga

La nobiltà di sangue, o di spada, apparteneva a coloro che discendevano da antiche famiglie feudali, per questi la nobiltà era legata appunto al sangue. È necessario ricordare che ormai, nel Settecento, le antiche famiglie feudali erano decisamente ridotte di numero.

La nobiltà di toga era costituita da coloro che avevano ottenuto il titolo acquistando una carica pubblica, oppure compiendo dei servizi al favore del re. Fu questa la via che permise a molti ricchi borghesi, soprattutto in Francia di conquistare l’agognata nobilitazione.

La nobiltà di spada non apprezzava la nobiltà di toga e quindi cercò per tanto tempo di bloccare l’introduzione di questi nuovi nobili, ma il fenomeno si rivelò irreversibile.

Nel Settecento le due aristocrazie ormai si erano ampiamente integrate anche se mantenevano forti differenze reciproche.

Il ceto aristocratico tra Sei e Settecento viveva ormai in una situazione di crisi dovuta a due principali fattori:

  • l’emergere di nuove fonti di potere e di ricchezza, legate alle attività borghesi del commercio e dell’Industria
  • l’affermazione dello stato moderno centralizzato e assolutista che gli aveva sottratto sfere di potere e di autonomia.

Ma la nobiltà era comunque ancora il ceto dominante, perché

  • deteneva gran parte della terra,
  • monopolizzava le cariche pubbliche e gli uffici di governo,
  • imponeva i suoi valori e i suoi stili di vita.

Non a caso i borghesi che avevano fatto fortuna cercavano in tutti i modi di acquisire un titolo nobiliare.

Curiosità

Montesquieu, autore delle “Lettere persiane” e teorizzatore della separazione dei poteri, apparteneva alla nobiltà di toga.

La base del potere nobiliare

Nei diversi paesi europei la percentuale degli appartenenti alla classe nobiliare è molto varia.

In Polonia il 10% della popolazione apparteneva alla classe nobiliare, in Spagna il 7, 5%, in Ungheria il 5%, Russia 2,5%, in Francia 1%. In Inghilterra i nobili erano in percentuale decisamente minima tanto che i Lord erano meno di duecento.

Nei diversi paesi europei, l’atteggiamento dell’aristocrazia verso le attività produttive o lavorative in genere era molto diversificato. Mentre la nobiltà inglese e il patriziato olandese si impegnavano spesso nella conduzione di imprese agricole, manifatturiere o commerciali, l’aristocrazia dei paesi latini giudicava indegne e infamanti tali occupazioni.

Ma nonostante queste specificità, era comunque la terra che forniva alla nobiltà la maggior parte della propria ricchezza e del proprio prestigio. Infatti nella proprietà immobiliare si realizzava un intreccio di potere univa allo sfruttamento economico l’esercizio del potere personale sui subalterni: il potere sulle persone costituiva il carattere distintivo della nobiltà fin dalla nascita della feudalità.

Il signore ricavava rendite in modalità diversificate. Infatti ricavava un reddito:

  • dalle terre coltivate dai suoi affittuari, dai suoi mezzadri,
  • dagli apprezzamenti lavorati dai contadini che gli pagavano il canone in denaro o in natura,
  • dal monopolio di mulini, frantoi, forni, torchi, su cui i contadini pagavano un dazio,
  • dal diritto di caccia
  • dall’esercizio dei poteri giurisdizionali – poteva infatti esercitare funzioni di giustizia e di polizia all’interno del feudo.

Contadini

Nel Settecento in Europa il potere nobiliare aveva caratteristiche diverse e possiamo fare una distinzione tra il potere nobiliare in area occidentale e quello in area orientale, orientativamente a Est e Ovest rispetto al fiume Elba. Ricordiamo inoltre che in Inghilterra la feudalità era quasi del tutto estinta.

Est e Ovest europeo

Nella parte occidentale del continente erano per lo più scomparsi i due istituti fondamentali del sistema feudale, la servitù della gleba, e le corvée, prestazioni di lavoro obbligatorio. I contadini cioè erano giuridicamente liberi e le corvée erano ridotte di molto e, in alcuni casi, erano state trasformate in tributi di denaro. Nell’Europa orientale invece, dove le terre di proprietà del feudatario erano estesissime, la servitù della gleba e le corvée erano ancora una regola diffusa ovunque.

Il percorso dell’Elba

Nell’Est europeo anche i poteri giurisdizionali del signore erano molto più estesi. Mentre in occidente l’espansione della sovranità dello stato aveva ridotto la sfera della giurisdizione signorile, a Est il potere del nobile era pressoché assoluto: si pensi che in Polonia i signori conservarono fino al 1768 il diritto di condannare a morte i contadini dei loro feudi!

Da questa realtà derivava una condizione diversa anche per la popolazione delle campagne. A Est gravavano sui servi:

  • il lavoro massacrante delle corvée per più giorni la settimana
  • la completa dipendenza dall’arbitro del signore.

Il contadino non poteva

  • allontanarsi dal feudo,
  • cercare un lavoro migliore,
  • spostarsi senza il permesso del padrone.

Pesantissime erano le punizioni per quelli che tentavano la fuga.

A Ovest invece, la libertà giuridica aveva attenuato le forme più odiose dello sfruttamento feudale e, al di fuori della riserva signorile, il colono si era spesso trasformato in piccolo proprietario di fatto, anche se le terre erano giuridicamente intestate al signore.

Per questo ad Ovest si era anche creato uno strato più agiato di affittuari, mezzadri, coloni insediatisi sulle terre libere. Molti coltivatori godevano di condizioni di privilegio perché lo stato incentiva va la messa a coltura di nuove terre.

Bisogna comunque puntualizzare che le condizioni dei contadini, che costituivano i due terzi della popolazione europea, rimanevano comunque miserabili anche all’ovest. Infatti i contadini dell’Ovest europeo, anche se liberi, erano oberati di tasse. Dovevano pagare:

  • il canone al signore,
  • le decime alla chiesa,
  • le imposte allo stato.

Dopo aver finito di versare tutte le tasse, ai contadini rimaneva un reddito decisamente esiguo.

Per questo motivo i contadini europei guardavano con diffidenza le innovazioni praticate degli agronomi che sconvolgevano l’agricoltura comunitaria di villaggio: queste novità avrebbero reso ancora più difficile la sopravvivenza.

Immagine: https://www.tes.com/lessons/ZQq8U25dLFjaxQ/la-rivoluzione-francese

La borghesia

Un altro gruppo sociale importante attivo nella società dell’Antico regime è la borghesia.

La borghesia comprendeva in questa epoca diverse figure sociali e professionali come

  • il banchiere,
  • il mercante,
  • l’imprenditore
  • l’artigiano,
  • il libero professionista,
  • il titolare di cariche pubbliche non nobilitanti,
  • il funzionario dello stato dell’amministrazione locale,
  • il titolare di rendite fondiarie.

La borghesia è un gruppo sociale multiforme, stratificato al suo interno sia per il reddito che per lo stile di vita. Nelle diverse regioni europee la borghesia era differenziata sia per estensione che per importanza sociale.

Ad esempio, in Inghilterra, in Olanda, in qualche area dell’Italia e della Francia, esisteva già una borghesia imprenditoriale e commerciale. Invece nell’Europa orientale, nella penisola iberica, nella maggior parte dell’Italia meridionale, il ceto borghese aveva consistenza quasi nulla. Qui infatti la società era strutturata in maniera più tradizionale, con l’aristocrazia feudale, che godeva il monopolio della rendita fondiaria, e la massa dei contadini o servi.

Valori della borghesia

La borghesia non era neppure omogenea per quanto riguardava valori e aspirazioni. Infatti, da una parte c’era chi ricercava promozione sociale nella proprietà terriera, nella venalità delle cariche, in uno stile di vita aristocratico, dall’altra parte c’era chi era coinvolto nello sviluppo della vita produttiva e culturale, interessato alla trasformazione delle strutture economiche e sociali dell’Antico regime. Questa borghesia aspirava alla valorizzazione del merito e del talento, alla libertà economica, all’accesso alle cariche pubbliche e alla rappresentanza politica.