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Rivoluzione francese Settecento storia

Il dominio napoleonico in Italia

La presenza francese in Italia

La presenza francese in Italia fu suddivisa in due fasi.

  • Tra il 1797 e il 1799 – le repubbliche giacobine
  • Tra il 1800 e il 1814 – l’età dell’Impero

La presenza francese non si configurò come una semplice occupazione ma fu una presenza incisiva sul piano economico, giuridico e politico.

Ebbe dunque conseguenze profonde sulla vita civile del nostro paese.

Repubbliche giacobine

La rivoluzione francese era stata salutata anche in Italia come l’inizio di una nuova era.

Si era formato un movimento giacobino italiano la cui base sociale era costituita non solo da esponenti del ceto medio borghese (avvocati, medici, militari, intellettuali, artigiani) ma anche da aristocratici innovatori e da rappresentanti dei ceti più bassi.

Dal punto di vista ideologico si andava da un polo moderato con idee liberali a un’ala estrema che proponeva un programma di rivoluzione sociale.

Tutti i patrioti avevano alcuni obiettivi in comune; volevano:

  • rompere definitivamente con l’antico regime,
  • aprire un’epoca nuova,
  • aderire agli ideali di libertà civile, politica e religiosa proclamati dalla rivoluzione,
  • riconoscere il diritto di proprietà,
  • ridurre le disuguaglianze sociali,
  • favorire l’istruzione della popolazione per favorire il rinnovamento della società.

Nel 1796 l’arrivo delle armate napoleoniche ruppe gli antichi equilibri fra gli stati italiani.

Si aprì la strada alla costituzione di nuove repubbliche (Cispadana, Cisalpina, Ligure, Romana e Partenopea). Inizialmente i patrioti videro Napoleone Bonaparte come un liberatore.

Però con il Trattato di Campoformio, con il quale Napoleone cedette Venezia e il Veneto all’Austria, fu evidente a tutti che l’azione napoleonica si configurava come una conquista.

La delusione di patrioti e di intellettuali fu bruciante. Ne abbiamo una testimonianza nel romanzo di Foscolo intitolato Ultime lettere di Jacopo Ortis.

Inoltre non si può negare che il dominio francese impose alle repubbliche italiane requisizioni e pesanti tributi in denaro, beni e opere d’arte.

Ma per la penisola l’arrivo di Napoleone non fu solo negativo. La presenza francese portò con sé novità di rilievo. Innanzitutto fu esportata la forma repubblicana, una novità nel panorama dell’assolutismo dei regimi della penisola. Portò anche l’adozione di carte costituzionali modellate sulla forma di quella francese del 1795.

Vennero emanate importanti leggi modernizzatrici come

  • l’istituzione del matrimonio civile,
  • l’abolizione di vecchi istituti giuridici che non favorivano la compravendita dei beni mobili (fidecommesso, mano morta e vendita beni ecclesiastici).

Nel corso del 1799 maturò al fine delle repubbliche giacobine italiane.

Le sconfitte militari dell’armata francese nella penisola e le sollevazioni popolari contro i governi repubblicani favorirono il ripristino del potere asburgico sulla penisola.

Vincenzo Cuoco (patriota partenopeo) spiega il fallimento delle repubbliche giacobine.

Cuoco parla di “rivoluzione passiva”.

 Lui ritiene che questa rivoluzione, che è stata importata, non abbia trovato le masse della penisola pronte a una tale novità. Pertanto le repubbliche giacobine erano state sostenute dagli intellettuali e dalla borghesia ma non erano state appoggiate dalle masse. Tale rivoluzione era stata subita dal popolo che era distante socialmente e culturalmente dal ristretto gruppo dei patrioti.

In Francia invece la rivoluzione era partita dal popolo e in diversi momenti la massa era diventata una forza politica.

Il ritorno di Napoleone

Nel corso del 1800 Napoleone tornò però sulla penisola.

Iniziò una campagna di conquista dell’Italia che gli garantì, in breve tempo, il controllo dell’intera penisola. I territori italiani si trovarono così divisi in tre tipologie:

  • territori appartenenti al regno d’Italia
  • territori annessi all’Impero francese
  • territori affidati a membri della famiglia imperiale.

Questa soluzione, adottata da Napoleone, spense tutte le speranze unitarie che i patrioti italiani coltivavano, ma cambiò la frammentazione regionale che aveva caratterizzato la penisola per molti secoli.

Il governo napoleonico impose un dominio pesante all’Italia:

  • pesanti tributi in denaro
  • leva obbligatoria
  • politica doganale a favore della Francia
  • requisizioni

Tale situazione provocò un movimento di opposizione antinapoleonica sia di carattere popolare che politica. Gli oppositori cominciarono a organizzarsi in società segrete che avranno poi grande importanza nel corso del Risorgimento.

Eredità del regime napoleonico

In Italia Napoleone introdusse una serie di riforme, alcune delle quali avranno conseguenze anche dopo la fine del suo impero che portarono a razionalizzare le amministrazioni e il sistema fiscale. Il governo napoleonico:

  • impose tasse anche ai ceti facoltosi, per esempio. sulle rendite dei terreni
  • impose tasse sui bolli, sui pedaggi, sul sale e sul tabacco, mettendo in difficoltà la popolazione;
  • istituì il demanio pubblico, che amministrava i beni statali;
  • istituì un ufficio del registro e della conservazione delle ipoteche per custodire i contratti pubblici e privati;
  • istituì una banca, chiamata Monte Napoleone, che raccoglieva i ricavi delle confische per far fronte alle spese dello Stato italiano;
  • favorì il ripianamento del debito pubblico grazie al miglioramento del sistema fiscale e alla messa in vendita dei beni ecclesiastici favorì la bonifica delle paludi, grazie alla confisca delle terre dei monasteri;
  • favorì la distribuzione di terreni incolti ai contadini;
  • introdusse la figura del prefetto;
  • introdusse i Codici appena approvati: il codice civile, il codice di procedura penale, il codice penale e il codice di commercio;
  • obbligò l’Italia a esportare tutta la propria seta grezza in Francia, sfavorendo uno sviluppo industriale autonomo del tessile;
  • vietò l’importazione delle macchine;
  • abolì le dogane interne che ostacolavano lo sviluppo del commercio;
  • unificò monete, pesi e misure;
  • creò ospedali e manicomi;
  • favorì l’istruzione superiore;
  • introdusse la vaccinazione contro il vaiolo;
  • impose la costruzione extra-urbana di nuovi cimiteri, vietando le sepolture nelle parrocchie delle città;
  • fece costruire strade, canali, ponti, e fece fare il traforo del Sempione.

Questi provvedimenti favorirono prevalentemente le classi possidenti perché furono funzionali alla concentrazione della proprietà terriera e allo sviluppo di sistemi capitalistici.

La crescita della burocrazia favorì lo sviluppo di un ceto intermedio e aprì la strada alla creazione di nuove carriere nel campo della pubblica amministrazione.

Domande prima parte 

  1. Quali caratteri ebbe il dominio francese in Italia?
  2. Che cosa intendeva Vincenzo Cuoco con l’espressione “rivoluzione passiva”?
  3. Quale assetto politico fu imposto alle regioni italiane da Napoleone?
  4. Che conseguenze ebbe il primo dominio napoleonico nel Regno d’Italia?
  5. Quale classe sociale ebbe benefici dalle riforme napoleoniche?

Fonti

http://www.homolaicus.com/storia/moderna/napoleone.htm

https://dizionaripiu.zanichelli.it/storiadigitale/p/mappastorica/149/l-italia-agli-inizi-del-1799

Fossati, Luppi, Zanette, Parlare di storia, 2 Dall’antico regime alla società di massa., Pearson.

Bertini, Storia è … fatti, collegamenti, interpretazioni, Mursia Scuola.

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