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Le rivoluzioni russe

Nel 1917 scoppiarono le rivoluzioni russe che rovesciarono lo zar e avviarono il processo di nascita dell’Unione Sovietica, la super-potenza comunista che sarà protagonista di tutto il Novecento.

Il 1917 fu un anno di svolta per l’intera storia mondiale. In quell’anno infatti, con la Grande Guerra che impazzava nel cuore dell’Europa, si verificarono due eventi che avrebbero cambiato il destino della politica internazionale per tutto il XX secolo.

  • Il primo fu l’ingresso nel conflitto da parte degli Stati Uniti i quali, schieratisi al fianco di Inghilterra, Francia e Italia, prepararono il terreno per diventare la nuova guida del mondo occidentale.
  • Il secondo invece avvenne molto più a est e sancì la nascita della super-potenza che avrebbe conteso proprio agli USA il ruolo di leader mondiale: la rivoluzione russa.

Andiamo a guardare cosa era accaduto prima.

La Russia del XIX secolo

Per tutto l’Ottocento la Russia fu uno Stato estremamente arretrato dal punto di vista economico e politico.

Gli zar esercitavano un potere assoluto senza il controllo di nessun parlamento.

L’élite della società era composta dall’aristocrazia, dagli ufficiali dell’esercito, dai vertici della Chiesa ortodossa e dalla burocrazia imperiale. Questi costituivano il 5% della popolazione.

La borghesia mercantile e imprenditoriale era presente quasi solo a Mosca e nei porti del Baltico, ma non aveva nessun reale potere politico ed economico.

Almeno fino al 1860 nel Paese non venne tollerato nessun tipo di opposizione.

La Russia era uno Stato multinazionale. I russi non erano più del 45% della popolazione. Molte erano le problematiche che attraversavano il paese.

  • Finlandesi, polacchi, georgiani, lettoni, estoni, …, tutte le minoranze chiedevano autonomia e indipendenza.
  • Il 90% della terra apparteneva a chiese, monasteri e a poche famiglie aristocratiche.
  • Le campagne, nelle quali viveva la stragrande maggioranza della popolazione, erano profondamente arretrate.
  • I contadini erano ancora sottoposti alla servitù della gleba e disponevano a malapena del necessario per vivere.

Questa situazione sfociò in innumerevoli rivolte (350 tra il 1840 e il 1855) sempre represse nel sangue.

Nel 1855 salì al trono lo zar Alessandro II che tentò una cauta politica di riforme.

Abolizione servitù della gleba

Il provvedimento più importante fu, nel 1861, l’abolizione della servitù della gleba.

In realtà la riforma non migliorò le condizioni di vita della massa dei contadini. Infatti i braccianti per poter continuare a lavorare la terra su cui erano stati servi dovevano versare un riscatto al padrone; dal momento che pochissimi erano in grado di farlo, la situazione rimase praticamente immutata, ma il malcontento aumentò.

Arretratezza industriale

Dal punto di vista industriale l’arretratezza della Russia era ancora più evidente: il Paese esportava materie prime e cereali importando macchinari e prodotti industriali.

Solo a partire dal 1870 si può dire che iniziò il processo di industrializzazione russo, appoggiato da capitali stranieri e da finanziamenti statali.

Verso la fine del secolo la produzione industriale crebbe del 400% concentrata nelle maggiori realtà urbane: Mosca (tessile), la capitale San Pietroburgo (metallurgia) e Baku (petrolio).

Il dibattito politico

L’intellighenzia, la classe intellettuale russa di quest’epoca, era divisa sostanzialmente in due orientamenti occidentalisti e slavofili.

Gli occidentalisti ritenevano che per svilupparsi la Russia dovesse imitare il modello occidentale, accogliendo l’economia capitalista e la democrazia.

Gli slavofili sostenevano che la Russia dovesse approfittare del suo “ritardo” di sviluppo per non commettere gli errori commessi dall’Occidente, evitando i guasti della Rivoluzione Industriale e del capitalismo. Gli slavofili ritenevano che fosse necessario promuovere lo sviluppo sociale e politico a partire dalle campagne:

  • bisognava alfabetizzare i contadini e renderli coscienti della loro condizione;
  • bisognava abbattere lo Stato e sostituirlo con un insieme di comunità agricole.

Questo movimento prese il nome di movimento social rivoluzionario.

Lo sviluppo industriale e le sue conseguenze sociali spinsero alcuni intellettuali russi ad avvicinarsi al marxismo. I marxisti, a differenza dei social rivoluzionari, vedevano nel proletariato urbano e non nei contadini la classe che avrebbe potuto guidare la rivoluzione.

Nel 1898 i socialisti fondarono il Partito Operaio Socialdemocratico Russo che già nel 1903 si divise in due correnti contrapposte:

1. bolscevichi (“maggioranza”) capeggiati da LENIN – sostenevano che una ristretta élite di intellettuali doveva guidare operai e lavoratori alla presa rivoluzionaria del potere per giungere all’abolizione della proprietà privata e alla messa in comune dei mezzi di produzione (comunismo)

2. menscevichi (“minoranza”) capeggiati da Martov – sostenevano che bisognava realizzare riforme politiche e sociali alleandosi con la borghesia e utilizzando le elezioni politiche per arrivare al potere.

Le tre rivoluzioni russe

La rivoluzione del 1905

Nel 1905 la Russia uscì clamorosamente sconfitta da una guerra con il Giappone.

La guerra aggravò le già misere condizioni di vita del proletariato e dei contadini, senza che essi avessero nessun mezzo legale per esprimersi.

Il 9 gennaio del 1905 ben 140.000 persone sfilarono a San Pietrobugo in una manifestazione pacifica verso il Palazzo d’Inverno, la residenza dello zar, per invocarne l’aiuto e la protezione.

L’esercito aprì il fuoco sulla folla provocando un migliaio di morti. Questa giornata venne definita la domenica di sangue e provocò in tutto il Paese scioperi e rivolte nelle fabbriche e nelle campagne.

Persino l’esercito, tradizionalmente fedele alla monarchia, si ribellò.

In giugno si ribellò la corazzata Potëmkin e gli equipaggi mandati a reprimere la rivolta si rifiutarono di sparare sui rivoltosi.

Questa la locandina del film “La corazzata Potëmkin”, film del regista russo Sergej Eizenstein, dedicato alla rivoluzione del 1905.

La vicenda che è diventata una leggenda

L’incrociatore corazzato Potëmkin era una delle più belle unità della flotta russa del mar Nero: 12 000 tonnellate di stazza, più di 700 uomini di equipaggio.
Il 26 giugno 1905, mentre la nave si stava dirigendo verso il porto di Odessa, alcuni marinai si rifiutarono di consumare il rancio in segno di protesta: era stata servita a mensa carne avariata.
Il comandante, per evitare che una tale protesta potesse aver seguito, impartì l’ordine di fucilare alcuni uomini.
A quel punto la protesta si trasformò in vero e proprio ammutinamento.
L’ordine fu rifiutato e un marinaio venne ucciso per mano di un ufficiale.
Gli ammutinati quindi si impadronirono della nave, uccisero il capitano e gran parte degli ufficiali.

Sull’incrociatore venne issata la bandiera rossa e continuò la sua rotta.
Il giorno seguente giunse davanti al porto di Odessa. La città era da tempo in preda ai disordini. Anche lì, nella notte, il generale Khokanov aveva risposto agli scioperi degli operai e alle manifestazioni della popolazione con le cariche dei cosacchi.
I cosacchi avevano sparato sulla folla provocando centinaia di morti.

L’arrivo della nave fu salutato con entusiasmo dai manifestanti, che speravano di ricevere aiuto nella lotta contro le forze governative.
La presenza della cannoniera, però, non fu sufficiente per rovesciare la situazione, anzi, alcuni colpi di cannone sparati dalla nave rischiarono di colpire la popolazione civile.
Quando, pochi giorni dopo, giunse la notizia che tre corazzate della marina zarista si stavano avvicinando al porto, al Potëmkin non rimase che prendere il largo.
La nave però era a corto di rifornimenti, di viveri e di carbone. Si pensò quindi di cercare asilo in un porto straniero.
Dapprima la corazzata approdò nel porto di Teodosia, in Crimea, dove i marinai tentarono vanamente di convincere la popolazione a unirsi alla causa rivoluzionaria, poi si diresse verso la costa rumena e il 7 luglio attraccò al porto di Costanza.
In base a un accordo con le autorità locali, la maggior parte dei marinai ottenne asilo in Romania, alcuni chiesero di essere reintegrati nella marina dello zar, dopo aver dichiarato di essere stati costretti con la forza ad aderire alla ribellione, altri ebbero un passaporto per l’America.
Il Potëmkin infine fu restituito dai rumeni alla marina russa.

Si è discusso a lungo se l’ammutinamento dell’incrociatore sia stato frutto di una rivolta spontanea o sia stato preparato e guidato in modo consapevole.
In effetti episodi di insubordinazione si verificarono in quelle settimane anche su altre navi che incrociavano nel mar Nero. Inoltre, in base alle memorie di alcuni capi bolscevichi, si sa che alcune cellule rivoluzionarie erano presenti fra gli equipaggi della flotta russa e che, per il mese di luglio, in occasione delle grandi manovre navali, era stata progettata un’azione.
Diversi anni più tardi Lenin, a proposito dell’ammutinamento, dichiarò: «Il passaggio del Potëmkin dalla parte dell’insurrezione fu il primo passo verso la trasformazione della rivoluzione in una forza internazionale».
L’incrociatore Potëmkin

Per placare la rivolta lo zar Nicola II promise libertà politiche e l’elezione di un Parlamento, la Duma (dal verbo russo dumat’ = pensare).

In realtà le Dume elette tra il 1906 e il 1917 non ebbero alcun potere effettivo: vennero infatti sciolte ogniqualvolta assumevano posizioni critiche nei confronti dello zarismo.

Sia l’inutilità effettiva della Duma che l’incapacità del governo di risolvere i problemi delle masse più povere accrebbe le tensioni interne al Paese e rafforzò i socialisti, in particolare i menscevichi.

La rivoluzione di febbraio 1917

Nel 1917 la Russia era un Paese ancora arretrato e sull’orlo del collasso. Era rimasta una monarchia dai tratti medievali:

  • sistemi amministrativi e giudiziari antiquati
  • industria quasi assente
  • Parlamento (chiamato Duma) privo di poteri effettivi 
  • popolazione numerosa, estremamente povera, legata quasi esclusivamente all’attività agricola.

La partecipazione della Russia alla Prima Guerra Mondiale fece precipitare la già drammatica situazione.  

Dal punto di vista militare la Russia aveva subito pesanti sconfitte; questo incideva sul morale dei civili e dei soldati.

Lo stato faticava a sostenere il numeroso esercito, mal equipaggiato e mal addestrato.

La produzione del grano scendeva e i prezzi schizzavano alle stelle. Sia i civili che gli eserciti erano stremati dalla fame.

L’esasperazione del popolo cresceva, la guerra era sempre più impopolare e le tensioni sfociarono in un’ondata di scioperi.

A febbraio gli operai di Pietrogrado insorsero in massa.

Lo zar ordinò di disperdere i manifestanti, ma le truppe rifiutarono di ubbidire: iniziava così la rivoluzione di febbraio che presto si estese anche a Mosca.

Le parole d’ordine erano:

  • equa distribuzione della terra ai contadini  
  • democrazia.

Incapace di controllare la situazione lo zar Nicola II si vide costretto ad abdicare.

Nel marzo del 1917 venne instaurata la REPUBBLICA.

Venne formato un governo provvisorio detentore del potere legittimo.

Nel 1917, in tutta la Russia furono distrutte le immagini degli zar, come questa statua dello zar Alessandro III, padre dello zar Nicola appena destituito

Principi che orientano i lavori del governo provvisorio

  • Amnistia per i reati di natura politica e religiosa
  • Libertà di parola, stampa e riunione, di associazione e di sciopero
  • Abolizione di tutte le restrizioni legati al rango sociale
  • L’immediata convocazione di un’Assemblea Costituente a suffragio universale e diretto a scrutinio segreto
  • La sostituzione della polizia con la milizia popolare
  • Tutte le forze militari che prendono parte alla rivoluzione non saranno disarmate
  • Tutti i soldati in servizio saranno esonerati da ogni restrizione che impedisca loro di usufruire dei diritti politici di libero cittadino.

Nel frattempo però si era andato a costituire il SOVIET DI PIETROGRADO, cioè il “consiglio di deputati operai e soldati” formato da rappresentanti eletti nelle fabbriche e nell’esercito. Tale organismo più andava prendendo funzioni di direzione politica.

Nel soviet avevano un ruolo dominante esponenti social rivoluzionari e menscevichi.

Con la caduta dello zarismo si diffuse una maggior libertà di espressione e di associazione: i lavoratori delle fabbriche cominciarono a riunirsi in “consigli” (o soviet) e a portare avanti le loro rivendicazioni:

  • condizioni di lavoro più umane,
  • salario più adeguato,

riduzione della giornata lavorativa a 8 ore.

Anche i soldati incominciarono a inviare le loro rivendicazioni al soviet di Pietrogrado, l’unico organismo che permetteva loro di esprimersi:

  • si lamentavano dell’autoritarismo degli ufficiali,
  • chiedevano un miglioramento della paga e garanzie di sostegno per le famiglie qualora le ferite di guerra li avessero resi inabili al lavoro.

Nell’estate del 1917 il governo costituì un Comitato Centrale Terriero che diede risposta alle richieste formulate da generazioni dai contadini:

  • la terra doveva appartenere a chi la lavorava,
  • doveva essere distribuita gratuitamente alle famiglie di ogni villaggio,
  • nessun indennizzo era dovuto a chi possedeva più terra del consentito.

Il ritorno di Lenin

Vladimir Il’ič Ul’janov detto Lenin

Intanto nell’aprile del 1917, dalla Svizzera in cui si trovava in esilio, giunse a Pietrogrado Lenin, il leader della corrente bolscevica.

Lenin era un carismatico intellettuale che aveva fatto proprie le idee di Karl Marx e che dunque professava l’avvento di un nuovo ordine comunista, in cui tutto il potere sarebbe andato al popolo e a i lavoratori, e non più a pochi ricchi e nobili.

Esiliato per le sue idee sovversive, Lenin era un punto di riferimento per coloro che lottavano per maggiori riforme sociali, specialmente i bolscevichi, i quali infatti prepararono il suo ritorno non appena la situazione divenne propizia. La stessa Germania contribuì al rientro di Lenin in patria.

Lenin presentò ai suoi compagni di partito le cosiddette Tesi di aprile, un programma politico che esplicitava gli immediati compiti da svolgere:

  • abbattere il governo provvisorio, costituito da borghesi “parassiti”
  • affidare tutto il potere ai soviet
  • porre fine immediatamente alla guerra con la Germania
  • confiscare le terre e distribuirle ai contadini (iniziativa che era già stata avviata dal governo provvisorio).

In questo decalogo Lenin introdusse anche l’aggettivo “comunista” per definire il nuovo partito che si sarebbe venuto a creare.

Intanto la guerra continuava in maniera sempre più disastrosa: in giugno le truppe mandate all’assalto senza che l’azione fosse stata adeguatamente preparata si rifiutarono di combattere.

Il luglio 1917 però fu l’occasione per nuovi tumulti. Contadini, operai e soldati chiedevano a gran voce l’uscita dalla Grande Guerra. Sedato il focolaio di rivolta, il governo provvisorio esiliò nuovamente Lenin, ritenuto ormai troppo pericoloso. Alcuni capi bolscevichi furono arrestati e Lenin dovette fuggire.

In agosto però ci fu un tentativo di colpo di Stato da parte del generale Kornilov, che voleva far tornare i conservatori al potere e isolare i bolscevichi.

Il colpo di mano fallì, ma la debolezza del governo provvisorio era ormai evidente mentre i bolscevichi apparivano sempre più forti.

A settembre un tentativo di colpo di stato volto ad abbattere il governo repubblicano fu sventato grazie all’appoggio di contadini, operai e bolscevichi.

Questo accrebbe la popolarità degli stessi bolscevichi che conquistarono la maggioranza nel soviet di Pietrogrado.

La rivoluzione di ottobre 1917

La disfatta militare, la disoccupazione e la miseria dilaganti e l’appoggio delle masse spinsero i bolscevichi alla decisione di rovesciare con la forza il governo provvisorio.

A questo scopo venne creato un apparato militare, la Guardia Rossa.

Il 24 ottobre 1917, senza spargimento di sangue, le guardie rosse occuparono i punti strategici della capitale.

Da quel momento in avanti si sarebbero eseguiti gli ordini del soviet.

La rivoluzione bolscevica ebbe successo anche grazie all’appoggio della guarnigione militare di Pietrogrado che si dichiarò neutrale.

Il 25 ottobre i bolscevichi conquistarono il Palazzo d’Inverno, sede del governo provvisorio.

Immediatamente venne aperto il Congresso pan russo dei soviet che, come primi atti, votò:

– il decreto sulla pace: le potenze belligeranti erano invitate a una pace immediata senza annessioni territoriali

– il decreto sulla terra: abolizione della proprietà privata e confisca delle grandi proprietà

Un nuovo governo rivoluzionario, il Consiglio dei commissari del popolo, composto da soli bolscevichi, venne presieduto da Lenin.

Le fabbriche vennero consegnate alla gestione degli operai.

In novembre si tennero le elezioni per l’Assemblea Costituente in cui i bolscevichi conquistarono solo il 25% a fronte del 58% dei social rivoluzionari.

Colpo di stato bolscevico

I lavori dell’assemblea durarono solo un giorno perché, constatatane l’ostilità, il governo bolscevico la sciolse immediatamente.

Con questo atto si concluse l’unico periodo in cui in Russia ci fu un acceso dibattito politico. Con l’avvento del bolscevismo si sperimentò un nuovo tipo di dittatura.

In seguito a questo nuovo atto di forza il partito bolscevico concentrò nelle sue mani tutto il potere, ridimensionando fortemente il ruolo degli stessi soviet.

Questo atto alienò ai bolscevichi le simpatie di vasti strati popolari, tanto che moltissimi aristocratici ed intellettuali abbandonarono la Russia (1 milione di emigrati tra il 1918 e il 1926).

Lenin costituì quindi un nuovo governo rivoluzionario Bolscevico e cominciò a porre le basi del nuovo ordine nazionalizzando le banche, le fabbriche e le proprietà agricole (che divennero proprietà dello Stato).

Parallelamente vennero arrestati tutti gli oppositori del nuovo regime e si diede inizio ad una serie di colloqui diplomatici per porre fine alla guerra.

La pace di Brest-Litovsk, una pace separata

Nel marzo del 1918 il governo bolscevico affrontò il problema della pace: – a Brest-Litovsk venne siglata con i tedeschi una pace durissima che imponeva alla Russia di rinunciare a terre fertili, popolose e ricche di risorse minerarie: Ucraina, Polonia, Finlandia, Estonia, Lettonia e altri vasti territori uscivano dall’orbita russa.

A questo punto le stesse potenze dell’Intesa (ex-alleati della Russia) decisero di intervenire contro lo Stato bolscevico per due motivi:

– ricostruire una repubblica democratica che continuasse la guerra contro gli Imperi Centrali

– eliminare un pericoloso esempio di governo rivoluzionario che avrebbe potuto alimentare l’opposizione socialista e operaia negli stessi Stati occidentali.

La Russia dopo la pace di Brest-Litovsk (1918) – https://dizionaripiu.zanichelli.it/storiadigitale

Le truppe dell’Intesa invasero quindi il territorio russo affiancandosi alle armate bianche costituite dalle forze che si opponevano ai bolscevichi (truppe fedeli al regime zarista, piccoli proprietari, etc.).

Le Armate Bianche, nome tratto dal colore della divisa delle ex truppe zariste, si opposero all’Armata Rossa, l’esercito bolscevico.

Russi contro russi: la guerra civile

 La guerra civile durò fino al 1920 e costò 3 milioni di morti. Anche lo zar e la sua famiglia vennero giustiziati perché si temeva che potessero essere liberati dai controrivoluzionari.

Dopo due anni di lotte acerrime che devastarono il territorio russo e la sua popolazione la guerra fu vita dai bolscevichi.

Le sorti della guerra furono favorite dall’appoggio dei contadini che temevano, in caso di vittoria dei bianchi, di perdere quel poco che avevano ottenuto: tra il ritorno alla schiavitù del regime zarista e la proposta bolscevica, alla fine prevalse quest’ultima.

Il triumvirato dei rivoluzionari. Da destra verso sinistra: Stalin, Lenin e Kalinin

La nascita dell’URSS

Dopo la vittoria bolscevica nella guerra civile nacque un nuovo Stato federale: l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

I bolscevichi accentuarono i tratti autoritari del loro governo:

  • tutti gli oppositori, compresi menscevichi e social rivoluzionari, vennero dichiarati fuorilegge
  • fu reintrodotta la pena di morte che era stata abolita dopo la rivoluzione d’ottobre
  • venne creata la Ceka, una polizia politica tristemente famosa per i suoi metodi violenti e arbitrari.

Quando uscì dal conflitto mondiale, la Russia avrà pagato il prezzo della guerra con oltre 3 milioni e mezzo di morti, tra militari e popolazione civile.

Il triumvirato dei rivoluzionari. Da destra verso sinistra: Stalin, Lenin e Kalinin

La falce e martello, simboli delle classi dei lavoratori, è il il simbolo del comunismo e identificherà la futura Unione Sovietica.

Un nuovo ordine era nato e la Russia, che dal 1922 si chiamerà Unione Sovietica, sarebbe cambiata per sempre.

FONTI: 

www.focusjunior.it

www.treccani.it

http://laspada.altervista.org/la-rivoluzione-russa/

https://it.wikipedia.org

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