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Novecento Racconto

Mabel e George

Il personaggio-narratore è in viaggio su un battello. Durante una sosta decide di scendere a terra. In quell’occasione si ferma a conversare in un club e viene a conoscenza della singolare vicenda di Mabel e George

Il racconto è scritto dallo scrittore inglese William Somerset Maugham (1864-1965) Tratto da Tutti i racconti, trad. di M. Bocci, Mondadori, 1959.

Il personaggio-narratore è in viaggio su un battello. Durante una sosta decide di scendere a terra. In quell’occasione si ferma a conversare in un club e viene a conoscenza di una singolare vicenda. La struttura del racconto è a incastro, in quanto esiste una situazione (la conversazione fra il protagonista e altri due personaggi al club) che fa da cornice alla storia di Mabel e George che viene narrata in flashback.

Da Pagan, in Birmania, dove mi trovavo, presi il piroscafo per Mandalay.
Due giorni prima del mio arrivo, approfittando di una breve sosta del battello per la notte accanto a un villaggio sulla riva del fiume, decisi di scendere a terra.
Il capitano mi aveva detto che nel villaggio c’era un piccolo club nel quale mi sarei trovato come in casa mia, visto che la gente del luogo era abituata a ricevere gli ospiti di passaggio. Inoltre mi disse che il segretario del club era un tipo simpatico e io avrei potuto giocare a bridge.
Non avevo niente da fare, cosicché montai su un carro tirato da buoi e mi feci portare al club. Appena entrato, un uomo seduto nella veranda mi salutò chiedendomi se preferivo un whisky e soda oppure un gin. Sembrava che non gli passasse neanche per la mente che io potessi rifiutare, perciò accettai una bibita e mi sedetti.
L’uomo era alto, magro, abbronzato dal sole, con lunghi baffi. Portava pantaloncini e camicia color kaki. Non ho mai saputo il suo nome ma, mentre stavo chiacchierando, entrò un tale che mi si presentò come il segretario del club e si rivolse al mio vicino di tavolo chiamandolo George.
– Hai avuto notizie di tua moglie? – gli domandò.
Gli occhi di George brillarono.
– Sì, mi sono giunte lettere con l’ultimo piroscafo. Si diverte moltissimo.
– Non ti ha detto di non preoccuparti? George ridacchiò, ma in quel suo viso mi parve di intuire l’ombra di un singhiozzo.
– Effettivamente me l’ha detto. Ma è più facile dirlo che farlo. Capisco naturalmente che desiderasse una vacanza, e sono contento che l’abbia avuta, ma è assai duro per me. E poi – seguitò rivolgendosi a me – lo credereste? Questa è la prima volta che sono lontano da mia moglie, e senza di lei mi pare di essere un cane randagio.
– Da quanto tempo siete sposati?
– Da cinque minuti.
Il segretario del club si mise a ridere.
– Non fare lo sciocco, George. Sono passati otto anni dal tuo matrimonio.

Dopo aver chiacchierato un po’ di tempo insieme, George, data un’occhiata all’orologio, disse che doveva andare a cambiarsi per il pranzo, e ci lasciò.
Il segretario lo osservò mentre spariva nel buio della notte e lo accompagnò con un sorriso ironico ma garbato.
– Lo invitiamo più spesso che possiamo, ora che è solo – disse. – È così triste da quando sua moglie è andata a casa.
– Dev’essere piacevole per lei sapere che suo marito le è così devoto.
– Mabel è una donna straordinaria.
Il segretario chiamò il boy e fece portare altre bibite. In quei luoghi ospitali non vi chiedono mai se gradite qualche cosa: è sottointeso.
Si sistemò meglio nella sua sedia a sdraio, accese un sigaro e cominciò a raccontare le storia di George.  

George e Mabel si fidanzarono mentre George era in licenza in patria, e quando egli tornò in Birmania, decisero che lei l’avrebbe raggiunto di lì a sei mesi.
Ma insorsero difficoltà di ogni genere; il padre di Mabel morì, poi scoppiò la guerra e George fu inviato in un centro non certo adatto per una donna bianca; infine, passarono sette anni prima che Mabel potesse lasciare l’Inghilterra.
George fece tutti i preparativi per il matrimonio, che doveva avvenire il giorno stesso dell’arrivo della fidanzata, e partì per Rangoon, per ricevere la promessa sposa. Il mattino dell’arrivo del bastimento, noleggiò una macchina e si recò al porto.
Nell’attesa si mise a passeggiare lungo il molo.
Allora, subitamente, senza il minimo preavviso, i suoi nervi cedettero.

  Non vedeva Mabel da sette anni, e forse non l’avrebbe neanche riconosciuta.
Sentì un dolore acuto in fondo allo stomaco e le ginocchia gli cominciarono a tremare.
Non resisteva più. Doveva dire a Mabel che era assai spiacente ma che assolutamente non poteva sposarla. Ma come fare a dirle una cosa simile dopo che lei aveva aspettato sette anni e percorso seimila miglia per sposarlo?
George fu preso dal coraggio della disperazione.

Vi era sulla banchina un battello in partenza per Singapore: egli scrisse in tutta fretta una lettera a Mabel e senza bagaglio, con il solo vestito che aveva addosso, saltò a bordo.
La lettera che Mabel ricevette diceva così: «Carissima Mabel, sono costretto ad allontanarmi improvvisamente per ragioni di affari. Non posso precisare la data del mio ritorno. Penso sarebbe più saggio che tu ritornassi in Inghilterra. I miei progetti sono molto incerti. Tuo affezionatissimo George».
Ma quando arrivò a Singapore trovò un telegramma: «Capisco. Non darti pensiero. Baci. Mabel.»
Il terrore rese George perspicace[1].  
«Per Giove» si disse «credo che Mabel mi stia inseguendo.»
Telegrafò all’agenzia di navigazione a Rangoon, e infatti il nome di Mabel figurava sulla lista di passeggeri del bastimento diretto a Singapore.
Non c’era un minuto da perdere. George saltò sul treno per Bangkok, ma non si sentiva a suo agio. Mabel avrebbe facilmente scoperto che egli era partito per Bangkok e prendere il treno sarebbe stato per lei altrettanto agevole come lo era stato per lui.
Fortunatamente vi era un veliero francese che il giorno dopo doveva partire per Saigon. George lo prese.
A Saigon sarebbe stato salvo, perché Mabel non avrebbe mai pensato che lui si dirigesse laggiù, e anche se lo avesse pensato, certo a quell’ora avrebbe capito l’antifona[2].
Da Bangkok a Saigon s’impiegano cinque giorni su un vapore sporco e scomodo. George fu contento di arrivare; si fece subito portare in rickshaw[3]3 all’albergo.
Subito dopo scritte le sue generalità sul registro, gli fu consegnato un telegramma, nel quale lesse due sole parole: «Baci. Mabel».
Bastarono per farlo sudar freddo.
– Quando parte il prossimo battello per Hong-Kong? – domandò.

La sua fuga diventava veramente frenetica.
Partì per Hong-Kong, senza però neanche sostarvi, proseguì per Manila e da Manila a Shanghai.
Ma anche qui aveva paura: ogni volta che usciva dall’albergo George temeva di trovarsi nelle braccia di Mabel.
No, Shanghai non era il posto adatto. L’unica cosa da fare era di andare a Yokohama.
Al Grand Hotel gli consegnarono un telegramma.
«Spiacente non averti trovato a Manila. Abbracci. Mabel.»

George passò febbrilmente in rivista tutti gli scali che Mabel doveva toccare per raggiungerlo. Dove si trovava in quel momento? Ritornò a Shanghai.
Questa volta andò direttamente al club e chiese se vi fosse un telegramma per lui. Il telegramma gli fu subito consegnato. «Raggiungoti[4] immediatamente. Baci. Mabel.»
No, no, George non era tipo da cedere così facilmente.
Aveva già fatto i suoi piani. Lo Yangtse è un fiume lunghissimo e in quel periodo le acque si stavano ritirando. Avrebbe preso l’ultimo bastimento in partenza per Chungking. Dopo quella partenza, non ce ne sarebbe stata un’altra fino a primavera, a meno che uno non se la sentisse di risalire il fiume in giunca, il che era fuori discussione per una donna.
George andò a Hankov e da qui a Ichang da dove, attraverso le rapide, giunse a Chung-king. Ma ora non aveva più via di scampo, e non doveva andare incontro a nuovi rischi. Vi era un posto chiamato Chengtu, capitale dello Szechwan, distante da Chung-king quattrocento miglia. Ci si poteva arrivare solo per via terra, e la strada era infestata dai briganti. Laggiù un uomo sarebbe stato al sicuro.
George racimolò alcuni portatori e coolies[5] e partì.
Tirò un sospiro di sollievo quando finalmente vide le mura merlate della solitaria città cinese. Al tramonto, da quelle mura, si potevano ammirare le montagne del Tibet coperte di neve.
Poteva finalmente riposarsi. Mabel non l’avrebbe mai scovato, in quell’angolo di mondo.
Fu ospitato dal console che per combinazione era un suo amico, e fu felice di trovarsi in una casa lussuosa dove poteva godere il dolce far niente dopo la precipitosa scorribanda attraverso l’Asia, e dove soprattutto poteva godere la pace, la divina pace. Le settimane scorrevano lentamente, beatamente.  

Una mattina George e il console stavano osservando in cortile alcune curiosità che un cinese aveva portato loro a vedere, quando si udì bussare con energia al portone del consolato.
Il portiere si precipitò ad aprire.
Quattro coolies entrarono con un palanchino[6] che depositarono per terra.
Ne discese Mabel, tutta linda, fresca e riposata nonostante quindici giorni di viaggio.
George restò di pietra e diventò pallido come un morto.
Mabel si fece avanti.
– Salve, George – disse. – Avevo tanta paura di non trovarti!
– Salve, Mabel – balbettò George.
Non sapeva che cosa dire. Guardò a dritta e a manca; fra lui e la porta c’era lei, che lo osservava con i suoi begli occhi azzurri sorridenti.
– Non sei affatto cambiato – disse.
– Generalmente gli uomini in sette anni fanno un crollo pauroso, e temevo tanto che tu fossi ingrassato e avessi perduto i capelli. Ero così nervosa! Sarebbe stato terribile se dopo tutti questi anni non avessi potuto risolvermi a sposarti.
Si rivolse al console.
– Siete voi il console? – domandò.
– Precisamente.
– Va bene. Sono pronta a sposare George subito dopo aver fatto un bagno.
E lo sposò.  
[1] perspicace: che ha intuito e sa giudicare le situazioni.
[2] avrebbe capito l’antifona: avrebbe capito il senso di quanto stava succedendo.
[3] rickshaw: carrozzella a due ruote trainata da un uomo.
[4] Raggiungoti: ti raggiungo; forma che si usa nei telegrammi
[5] coolies: servi.
[6] palanchino: portantina.

Esercizi

  1. Fai un riassunto breve del racconto – Max 5 righe
  2. Fai un riassunto articolato del racconto – tra le 10 e le 30 righe
  3. Fai le tue considerazioni su questo racconto di Maugham, scrivendo un testo che tenga conto delle seguenti sollecitazioni:
  4. Cosa pensi dell’atteggiamento di George?
  5. E di quello di Mabel?
  6. In quale dei due personaggi ti sei identificata/o?
  7. Tu cosa avresti fatto?
  8. Come pensavi che sarebbe finita la novella?
  9. Le avresti messo un altro finale? Come avresti preferito che finisse?

Ricorda che in ogni riassunto devi sempre inserire gli elementi essenziali