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Dove posso imparare la gratitudine?

Quante volte nella vita ci accadono cose spiacevoli davanti alle quali abbiamo la sensazione di non riuscire a reagire?

Quante volte gli eventi esterni, eventi che non dipendono da noi, ci fanno sprofondare in uno stato di malessere, ci spingono in una spirale negativa da cui poi fatichiamo ad uscire? Quando ci troviamo di fronte a situazioni che ci sembrano irrisolvibili, che ci schiacciano e in confronto alle quali non riusciamo a reagire, possiamo cadere in uno stato di dolorosa prostrazione.  

Quante volte abbiamo permesso al mondo esterno di invadere la nostra anima? Quante volte, guardando il telegiornale, sentendo notizie di cronaca nera o di eventi bellicosi ci siamo sentiti male?

Questo accade normalmente, può accadere a tutti. Ma, la buona notizia è che non si tratta di una situazione senza via d’uscita. Non è vero che non possiamo farci niente.

La nostra cultura ci porta a pensare che gli eventi esterni segnino inesorabilmente il nostro stato d’animo. Siamo indotti a pensare che il nostro stato emotivo non dipenda da noi ma dagli eventi esterni. E, se siamo convinti di questo, allora questo accade davvero. 

Ma non è così: a volte, se lo vogliamo è possibile cambiare qualcosa. 

Un aiuto straordinario ci viene offerto da un atteggiamento che Francesco d’Assisi ha celebrato nel suo Cantico delle Creature.

Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e ’honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli che ’l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali;
Beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ’l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate et serviateli cum grande humilitate

Parafrasi
Altissimo, Onnipotente Buon Signore, tue sono le lodi, la gloria, l’onore e ogni benedizione.
A te solo, o Altissimo, si addicono e nessun uomo è degno neppure di parlare di te, di menzionarti.
Sii lodato o mio Signore, insieme a tutte le creature; sii lodato specialmente per il signor fratello sole, il quale è la luce del giorno, e attraverso il quale tu ci dai la luce. E lui è bello e raggiante con grande splendore, il sole rappresenta Te mio Signore, è simbolo di Te.
Sii lodato o mio Signore, per sorella luna e per le stelle: tu le hai create e poste in cielo, illuminate e preziose e belle.
Sii lodato o mio Signore, per fratello vento, e per l’aria e per le nubi e per il cielo sereno e per ogni tempo meteorologico, grazie al quale tu dai vita e sostegno alle tue creature.
Sii lodato o mio Signore, per sorella acqua, che è molto utile e umile, preziosa e pura.
Sii lodato o mio Signore, per fratello fuoco, attraverso il quale illumini la notte. Egli è bello, giocondo, robusto e forte.
Sii lodato o mio Signore, per nostra sorella madre terra, la quale ci dà nutrimento e ci mantiene: produce diversi frutti, con fiori variopinti ed l’erba.
Sii lodato o mio Signore, per quelli che perdonano in nome del tuo amore, e sopportano malattie e sofferenze. Beati saranno quelli che le sopporteranno serenamente, perché saranno premiati dall’Altissimo.
Sii lodato o mio Signore per la nostra sorella morte corporale, dalla quale nessun essere umano può scappare, guai a quelli che moriranno mentre sono in peccato mortale. Beati quelli che troveranno la morte mentre stanno rispettando le tue volontà, perché il giorno del Giudizio Universale non avranno a temere alcun male.
Lodate e benedite il mio Signore, e ringraziatelo e servitelo con grande umiltà.

Ma cosa voleva dire?

Il poverello d’Assisi scrive questo inno per insegnarci il potere della gratitudine. A dire il vero Francesco non dice grazie, ma fa ben di più: trasforma questo grazie in una lode. Per questo le parole che costituiscono il ritmo di questo inno sono Laudate, perché trasforma la gratitudine in lode.

E lui loda il divino, loda quel Dio che permea tutta la cultura della sua epoca e che lui fa suo.

Il cantico delle creature, scritto da Francesco e cantato per secoli, è innegabilmente un testo religioso. Ma il messaggio che arriva a noi non è necessariamente ascrivibile all’ambito religioso; è piuttosto un messaggio di valore per chiunque, indipendentemente dal credo religioso. 

Francesco ci presenta il suo pensiero: l’universo è un mondo armonioso e sereno e la natura non è il luogo del peccato e della tentazione ma il luogo della manifestazione di Dio. 

Questa visione gioiosa e pacificata del Creato è vista come un dono di cui essere grati. Da qui si alza la sua umile lode e il suo grazie.  

La gratitudine di Francesco esalta tutte la fratellanza di tutte le creature, che sono dono per l’uomo.

Qualcuno potrebbe obiettare che solo un santo può ringraziare per ogni cosa e che noi, comuni mortali, non ce la facciamo. E sicuramente questa obiezione è sensata. Eppure Francesco ci dà una lezione straordinaria. 

Quante cose, che noi riteniamo scontate, rendono bella la nostra vita? Di quante cose ogni giorno noi potremo essere grati? 

Pensiamo un po’ alla nostra giornata: 

  • abbiamo un letto in cui riposare, c’è chi non lo ha, 
  • abbiamo cibo per nutrirci, anche questo non è per tutti, 
  • abbiamo magari un lavoro e anche degli affetti,
  • abbiamo vestiti da indossare e potrei continuare …

Ma anche, semplicemente 

  • posso respirare, 
  • ci vedo, 
  • posso camminare … 

 … e anche qui potrei continuare per ore. 

Se io ho queste cose, posso esserne grata? 

La gratitudine non mi chiede nulla, mi ricorda solo che esistono dei motivi per cui io posso dire grazie. 

Sono consapevole che a fianco delle cose che abbiamo, noi sentiamo sicuramente la mancanza per  quello di cui non disponiamo. 

Magari io non ho una casa, e devo farmi ospitare, magari mi mancano gli affetti, magari la mia vita è segnata dai lutti o dai debiti, e anche qui l’elenco potrebbe continuare, ma tutto quello che ci manca non cancella quello di cui invece siamo ricchi. 

La gratitudine quindi è un atteggiamento che è a disposizione di tutti, gratuito, e sempre pronto, che porta immediati benefici a chi lo prende in mano. 

Che cosa succede quando io inizio a dire grazie, quando io inizio a praticare la gratitudine?

Innanzitutto succede che io inizio a guardare quello che ho e non quello che mi manca. Mentre sto scrivendo al computer apprezzo il mio pc e non penso che sia vecchio, che sia ora di cambiarlo, che sia lento eccetera eccetera. Ringrazio il pc che mi permette di scrivere. 

Quando io accendo la gratitudine, inizio a 

  • cercare il lato positivo delle cose, 
  • guardare il diritto della medaglia, 
  • vedere le cose che funzionano.

Non dico che questo sia una cosa facile, non lo è per niente, È una cosa da imparare da praticare.

Non si può dire però: “Ma io non sono capace, non è nel mio carattere”.

La gratitudine non è nel carattere di nessuno. Si tratta di una virtù di un atteggiamento, di una scelta che noi facciamo quotidianamente e che può diventare un’abitudine di vita.

E come si fa a praticare la gratitudine?

Prima di rispondere a questa domanda, voglio fare una riflessione su una cosa.

L’atteggiamento della gratitudine non è quello che mi fa dire che va bene ogni cosa.

Se nella mia vita c’è un dolore, se ho problemi economici, se vivo delle mancanze affettive, non le nascondo e non le nego. Tutto quello che fa parte della mia realtà lo devo vedere. e non lo posso negare.

Ma nonostante la mia vita possa essere travolta da mille sventure, io posso trovare qualche motivo per cui dire grazie.

E se ci riesco, se io riesco a trovare dei motivi per cui dire grazie, la mia vita può subire una gradevole svolta.

E come si fa ad acquisire il potere della gratitudine? 

A volte, se non abbiamo le parole, possiamo fare un piccolissimo gesto, un sorriso. 

Il grande Jim Morrison, leader carismatico e frontman della band statunitense The Doors è famoso anche per i suoi scritti.  

Una delle sue frasi famose che probabilmente tutti avete sentito “La vita è come uno specchio, ti sorride se la guardi sorridendo” ci offre una preziosa indicazione. 

Il sorriso infatti è un potente mezzo di benessere. Infatti quando il nostro viso si atteggia a sorridere, il cervello aumenta il rilascio di endorfine, l’ormone magico che ci fa sentire bene e che funziona anche come antidolorifico naturale. 

Quindi la prima indicazione che ne deriva è che sorridere aumenta il nostro benessere. 

One response

  1. Credo che la mancanza di soddisfazione personale sia spesso alla base del “bicchiere mezzo vuoto”. Il luogo comune espresso da una frase come: siamo compressi da mille problematiche che il mondo contemporaneo genera automaticamente, che ci tolgono persino la capacità di apprezzare la semplicità di un gesto apparentemente banale come il sorriso, alla luce di quello che scrivi assume uno spessore tutt’altro che mediatico.
    Alessandro Corrado Baila esprime questo concetto in: Lontano dal tramonto, dove la semplicità di un gesto è il momento di rinascita della speranza per chi è alla fine. Il concetto di gratitudine mi spaventa. Così come il concetto di perdono. Riuscire a cogliere gli aspetti positivi nella nostra esistenza non dovrebbe comportare obbligatoriamente la necessità di ringraziare qualcuno o qualcosa. Le considero facoltà autodeterminate dall’individuo, che deve trovare la forza in se stesso, senza porre al di fuori di se l’origine della propria felicità o infelicità. Altrimenti rischia la ricaduta ad ogni nuovo ostacolo e a trovarsi a dover ringraziare tutto e tutti per una scelta che in realtà proviene dall’autodeterminazione. E’ più facile ringraziare e perdonare, che essere obbiettivi e attribuire colpe e qualità a se stessi. Come hai detto tu è una questione di atteggiamento e di scelta quotidiana di autodeterminazione, la cui unica motivazione è il volersi bene.

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