La religione islamica fu fondata nel VII secolo d. C. da Maometto. È una religione monoteista e basata sui testi dei profeti.

Dopo il Cristianesimo l’Islam è la religione più diffusa al mondo. Nel mondo, i fedeli di Maometto sono quasi un miliardo e mezzo.

Nella lingua araba la parola Dio si traduce con il termine Allah.

Maometto

Maometto nasce circa nel 571 d.C. a La Mecca, una grande città dell’Arabia.

Rimasto orfano all’età di sei anni, viene adottato da uno zio. Di carattere chiuso e schivo, fin da bambino Maometto ama ritirarsi da solo nel deserto.

In età adulta racconterà di aver ricevuto più volte delle visioni, come quella di un grande uccello di fuoco che sarebbe sceso dal cielo e si sarebbe conficcato dentro al suo petto.

Viaggiò molto in compagnia dello zio ed ebbe così l’occasione di conoscere diverse comunità ebraiche e cristiane.

Un giorno incontrò un monaco cristiano che gli raccontò alcuni episodi della vita di Gesù Cristo; a lui Maometto raccontò la sua visione dell’uccello di fuoco.

L’arcangelo Gabriele riferisce la Rivelazione di Dio a Maometto, velato (antica miniatura). Di Painter unknown – http://www.zombietime.com/mohammed_image_archive/islamic_mo_face_hidden/, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=94903563

Divenuto grande, passò al servizio di una ricca vedova di nome Khadija che poi sposò. Da questo matrimonio nacquero otto figli, quattro dei quali però morirono molto presto.

Ma Maometto non era felice: spesso l’angoscia lo assillava e sentiva sempre più forte il richiamo della solitudine. Una notte, mentre se ne stava tutto solo nel deserto disse di aver visto l’Arcangelo Gabriele che gli mostrava la prima sura, il primo capitolo del Corano, scritto a caratteri di fuoco.

Col passare del tempo queste visioni si moltiplicarono fino a quando Maometto smise di credere nelle divinità pagane e iniziò a credere nell’esistenza di un unico Dio.

Cominciò a manifestare i suoi convincimenti e incontrò il favore dei suoi familiari. Quando però decise di far conoscere a tutti la sua dottrina, si scontrò con l’ostilità dei responsabili pagani della città. Dapprima essi cercarono di contrastare la predicazione di Maometto, ma poco tempo dopo tentarono di ucciderlo.

Nel 622 Maometto fuggì dalla città e trovò rifugio in un’oasi chiamata in seguito Medina. Questa fuga, da lui definita emigrazione (egira), segnò un punto molto importante per la fede islamica. A partire da questa data i Musulmani iniziano a contare gli anni del calendario.

A Medina Maometto convertì alla nuova religione moltissime persone e quindi poté ritornare nella sua città natale e diffondervi la nuova religione.

In questa miniatura del XVI secolo, tratta dall’Athār al-baqiya (Tracce dei secoli passati) di al-Bīrūnī (manoscritto della Bibliothèque nationale de France, Arabe 1489 fol. 5v), Maometto è invece raffigurato senza velo sul volto. https://it.wikipedia.org/wiki/Maometto#/media/File:Maome.jpg

Maometto morì nel 632 d. C. a Medina, quando ormai la fede islamica si era diffusa in tutta la penisola.

Video Maometto

Maometto fu un uomo che condusse una vita piuttosto semplice. Amò molto la sua famiglia e fu anche un buon padre per i suoi figli. Non cercò la ricchezza e non portò mai con sé oro e argento.

Lui stesso riconobbe di non aver compiuto miracoli. Si considerò un uomo come tutti e non pretese mai di essere considerato un essere divino. Si proclamò, invece, grande profeta di Dio, incaricato di portare nel mondo la sua Parola.

Con la nuova religione, Maometto riuscì a raggiungere il suo intento: riunire in una sola fede tutte le differenti tribù del suo Paese. Sconfisse per sempre l’orrenda pratica dell’infanticidio e il culto pagano. Trasformò La Mecca nella città santa della sua religione e la rese meta di pellegrinaggi. Vietò l’uso di bevande alcoliche e della carne di maiale e permise la poligamia.

Il libro sacro

Il libro sacro dei Musulmani è il “Corano” che nella lingua araba significa recitare a voce alta. Ogni seguace di Maometto crede che in questo libro sia contenuta la Parola di Dio. Il Corano è composto di 114 sure, capitoli, e tutti i Musulmani sono chiamati a leggerlo, a conoscerlo e a utilizzarlo durante la preghiera.

Il Corano non fu scritto da Maometto, ma dai suoi discepoli, dopo la sua morte.

Il contenuto del libro è piuttosto vario. In esso si trovano le leggi che regolano ogni ambito della vita dei Musulmani. Inoltre sono narrate anche le vicende di alcuni grandi patriarchi della religione ebraica, come Abramo e Mosè. Si parla anche di Gesù Cristo e di Maria.

Il credo

Il credo musulmano è molto semplice e può essere riassunto in una frase: Allah è uno e Maometto è il suo profeta.

La parola Islam deriva dalla parola muslim che significa colui che è sottomesso. Ogni musulmano dunque si considera sottomesso alla volontà di Allah.

Secondo la fede islamica non è possibile che l’uomo abbia un contatto diretto con Dio, perché fra Dio e l’uomo esiste un enorme baratro che rende impossibile ogni vicinanza.

La religione musulmana crede anche nella vita ultraterrena organizzata in Paradiso, Purgatorio e Inferno.

Il Paradiso viene descritto come un luogo di delizie terrene con acqua alberi e prati verdi.

L’Inferno è visto come un luogo di sofferenza. Se l’uomo nella vita non si è meritato subito il paradiso, dovrà scontare, un periodo di tempo in una sorta di Purgatorio.

Il simbolo

Il simbolo dell’Islam è la mezzaluna. La luna, con la sua luce, era vitale per le popolazioni del deserto sia per spostarsi che per conoscere il cammino. Allo stesso modo il credente confida che Dio diriga il cammino del fedele.

I pilastri del culto islamico

Cinque sono le pratiche che ogni musulmano osservante deve seguire:

1. Credere in un solo Dio e riconoscere che Maometto è il suo profeta.

2. Elevare la preghiera ad Allah cinque volte al giorno con il capo rivolto verso La Mecca: al levare del sole, verso mezzogiorno, nel pomeriggio, al calare del sole, durante la notte. Ogni venerdì, giorno festivo della religione islamica, il musulmano si reca alla moschea, per la preghiera comunitaria. Le donne, invece, pregano a casa.

3. Osservare il mese del Ramadan, digiuno, durante il quale ci si astiene dal cibo per tutto il giorno e si mangia soltanto dopo il calare del sole.

4. Offrire l’elemosina ai poveri.

5. Compiere il santo pellegrinaggio verso La Mecca, almeno una volta nella vita.

La Mecca è la città santa dell’Islam, insieme a Medina e a Gerusalemme. Presso La Mecca è custodita la Kaaba. Si tratta di un edificio quadrangolare a forma di cubo, di nove metri per dodici, collocato al centro della Grande Moschea. Essa contiene la “pietra nera” che, secondo Maometto, sarebbe il più antico altare innalzato a Dio. Solo i Musulmani possono entrare nella Kaaba per venerare la pietra nera, ai fedeli delle altre religioni questo non è permesso.

Il culto islamico non prevede sacerdoti né sacrifici. Vi sono però alcuni ministri che guidano il popolo nelle pratiche religiose. Essi sono: il muezzin, che dall’alto del minareto annuncia le cinque ore della preghiera quotidiana e la funzione del venerdì; l’imam, che guida la preghiera nella moschea ogni giorno e tiene la predica il venerdì; il mufti e il cadi, che amministrano la giustizia, interpretano le leggi e giudicano il popolo.

La conquista araba

Nel VII secolo dopo Cristo l’Islam muovi passi verso la conquista dell’area araba. Tra il settimo e l’ottavo secolo dopo cristo i califfi conquistano un vasto impero.

ll califfo è il successore di Maometto, guida politica e spirituale della comunità islamica universale.

Dopo aver conquistato l’Africa del Nord nell’area mediterranea, avanzano anche verso il territorio europeo occupando la quasi totalità della penisola iberica. I musulmani conquistano il Magreb, la penisola arabica arrivando fino alle coste del Mar Caspio, all’Afghanistan e all’Uzbekistan.

Immagine https://it.wikipedia.org/wiki/Espansione_islamica

All’arrivo degli arabi nel Mediterraneo Occidentale i regni cristiani provano paura e si chiudono. Molti sono stati gli scontri tra musulmani e cristiani.

Alcune battaglie tra cristiani e musulmani sono diventate molto famose e l’epica cavalleresca le ha trasformate in scontri leggendari, in cui vengono esaltate le virtù dei principi della croce.

Tra le sconfitte della cristianità ricordiamo la battaglia di Roncisvalle del 778 che viene ricordata nel celebre episodio della Chanson de Roland scritto da Chretien de Troyes.

Due sono le grandi battaglie che la storia registra in cui i regni occidentali riuscirono a fermare l’avanzata islamica. Si tratta della battaglia di Bisanzio, nel 719, in cui le armate bizantine riescono a fermare l’avanzata islamica e della battaglia di Poitiers, nel 732, in cui l’esercito di Carlo Martello, re dei Franchi, predecessore di Carlo Magno, riesce a fermare l’avanzata araba. L’Islam quindi non raggiunge il regno dei Franchi, ma rimane nella penisola iberica.

Queste due battaglie sono considerate importanti sia per il successo da parte del mondo occidentale sia per il fatto che l’avanzata islamica in area Europea viene fermata per diversi secoli.

Relativamente alla storia di Carlo Martello il cantastorie italiano Fabrizio de André, scriva una ballata in cui ironizza con la figura del celebre sovrano.

Video canzoni Carlo Martelo – De André

I pirati saraceni

Un altro problema che l’Europa deve affrontare, ma che non trova facile soluzione è quello dei pirati saraceni. Infatti i pirati Saraceni terrorizzano le popolazioni dell’Europa costiera; arrivano dal mare, razziano, uccidono, impalano, distruggono. Per questo vengono costruite delle torri di avvistamento su tutte le coste per avvistare le navi in arrivo e per avvisare le popolazioni dell’entroterra affinché possano trarsi in salvo.

I saraceni erano popolazioni semite che avevano abbracciato l’Islam poiché il loro atavico istinto di predoni aveva trovato sollecitazioni nella nuova fede. Per cinque secoli, milioni di cristiani subirono inenarrabili sofferenze che sconvolsero il tradizionale modo di vita, incidendo profondamente sui caratteri, le abitudini, e sull’assetto economico-politico sud-Europeo. Lo spopolamento delle città, la fuga dalle riviere, la nascita dei castelli e di borghi costruiti su inaccessibili dirupi, sono ancora una testimonianza visiva che rammenta lo stravolgimento sociale causato dalla pirateria saracena.
[…]
I saraceni avevano le loro basi in Tunisia e in Libia; lo scopo dei pirati, che non avevano alcun senso dell’onore militare, era quello di saccheggiare, uccidere, e catturare schiavi d’ambo i sessi. Queste azioni erano necessarie per indebolire le parti più ricche dell’impero bizantino, presupposto per un’occupazione militare con relativo trasferimento di popolazioni arabe, operazione che riuscì in Sicilia ma fallì in Sardegna.
I capi saraceni erano di una crudeltà inaudita come si ricava dalle stesse fonti arabe; il racconto delle efferatezze generava un terrore tale da provocare esodi massicci nei boschi o sulle montagne. I briganti arabi nel 934 assalirono Genova catturando un migliaio di donne. La sorte degli schiavi era quanto di più inumano si possa immaginare; anche i cristiani sconfiggendo i musulmani li rendevano schiavi incatenandoli alle galere, ma la sorte di questi ultimi era immensamente migliore dei disgraziati che finivano a Tunisi o ad Algeri. La condizione dei prigionieri catturati dai genovesi, ad esempio, benché dura era più umana, e soprattutto i cristiani non catturavano donne. La sorte dei cristiani caduti nelle mani dei saraceni era invece spaventosa.
Ciò si ricava dai racconti dei laici e dei religiosi che dedicarono la vita al riscatto dei poveretti caduti in cattività. Le più attive congregazioni sorte per questo nobile scopo furono quelle dei “Trinitari” del provenzale San Giovanni Matha, e dei “Mercedari” fondati dallo spagnolo San Pietro Nolasco. I primi religiosi giunti nel 1199 a Tunisi trovarono una condizione da inferno dantesco, una situazione di avvilimento e frustrazione che conduceva i miseri ad uno stato di follia. La cattura degli schiavi in Europa era molto selettiva; le donne, alcune già violentate durante le razzie, dovevano essere avvenenti e gli uomini giovani e robusti; gli europei, infatti, si dimostravano più laboriosi degli schiavi neri, anch’essi catturati nell’avanzata islamica verso l’Africa sub-sahariana.
La sorte delle donne era di diventare concubine di emiri o di personaggi facoltosi, gli uomini erano impiegati nei campi e nelle miniere; la destinazione dei prigionieri erano i mercati dell’Arabia e della Mesopotamia. Nessuno può dire con esattezza quanti furono i deportati; sicuramente decine di migliaia, considerando che i numeri disponibili sono quelli delle grandi città siciliane da cui era più difficile fuggire. Il fenomeno iniziato nel settimo secolo toccò il culmine nell’XI secolo, poi i saraceni passarono la mano ai turchi (barbareschi).
Fonte https://www.pinomiscione.it/historica/culto/saraceni/

La paura dei Saraceni, e la paura degli ungari portano i signori europei a costruire dei castelli per proteggersi. Il fenomeno dell’incastellamento, cioè della costruzione di luoghi fortificati permette ai signori di proteggere le comunità e al sistema feudale di consolidarsi.

Gli Ungari o Magiari sono nomadi che vengono da Est, saccheggiano Italia, Germania e Francia finché vengono sconfitti da Ottone I re di Germania nel 955. Da quel momento si fermano e fondano un regno, l’Ungheria nel 1001.
Con il termine incastellamento si intende il fenomeno verificatosi in gran parte dell’Europa Occidentale durante il Medioevo, in particolare dalla fine del IX sino al XII secolo, che ha determinato la nascita dei castelli, intesi sia come residenza feudale sia come insediamento o villaggio fortificato. I primi castelli realizzati nel IX secolo erano semplici costruzioni in legno fortificate, il cui unico scopo era quello difensivo, mentre alla fine del X secolo si iniziò ad utilizzare materiali più resistenti come la pietra e i mattoni per renderli maggiormente adatti alla funzione di controllo del territorio.

Tra l’ottavo è il nono secolo dopo Cristo gli arabi comprendono le potenzialità economiche della Sicilia, Isola che si colloca nel centro del Mediterraneo. La Sicilia diventa quindi un luogo di diffusione della cultura araba.

Cultura e scienza nell’Islam

All’Islàm si deve la conservazione dell’antica scienza e filosofia greca. I testi antichi sono stati tradotti in arabo dal greco, dal siriaco e dal persiano. Successivamente i testi arabi sono stati tradotti in latino nel basso medioevo. Ma il ruolo degli arabi non fu soltanto quello di traduttori della cultura, perché dopo un periodo iniziale di assimilazione della scienza greca e indiana essi stessi diedero apporti originali, in particolare alla matematica, all’astronomia e alla medicina. A loro si deve sostanzialmente la creazione della trigonometria, dell’algebra e della moderna medicina. È pure da ricordare il loro impegno nella fisica, dove applicarono un approccio empirico alla conoscenza che preludeva al moderno metodo sperimentale.

Arte islamica

L’espressione arte islamica comprende le arti prodotte a partire dal 622, data della egira, emigrazione di Maometto, fino al XIX secolo da artisti, non necessariamente musulmani, che hanno vissuto in territori culturalmente legati alla cultura islamica. Essa riguarda ambiti assai vari, dall’architettura alla calligrafia, dalla pittura all’arte ceramica.

Il Taj Mahal di Agra costruito dall’imperatore musulmano moghul Shah Jahan.
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c8/Taj_Mahal_in_March_2004.jpg
Torre di Hassan, Rabat, Marocco.
Due amanti – https://it.wikipedia.org/wiki/Arte_islamica#/media/File:Reza_Abbasi_-_Two_Lovers_(1630).jpg

Rispondi

  1. Scrivi, in un esto di massimo 20 righe la biografia di Maometto.
  2. Che cos’è il libro sacro? Come è composto e cosa contiene?
  3. Qual è il credo dei musulmani?
  4. Quali sono i pilastri del culto islamico?
  5. Quali erano i rapporti tra islam e cristianesimo nei primi secoli?
  6. Chi erano i saraceni? Che legame avevano con l’Islam?

Fonti

http://www.lezionidireligione.it/joomla3/index.php?option=com_content&view=article&id=33:3-l-islamismo&catid=18

Fossati, Luppi, Zanette, Parlare di storia, Pearson