Due sono le forme di governo che troviamo nell’Europa tra XVII e XVIII secolo: assolutismo e monarchia costituzionale.

L’assolutismo è un sistema di governo in cui il potere è accentrato nelle mani del sovrano. Negli stati europei si sono sviluppati diversi tipi di assolutismo e la forza di questo accentramento era diversa nelle diverse realtà statali.

La monarchia costituzionale è un sistema di governo in cui il potere del sovrano è limitato dalla presenza di una costituzione e di un parlamento, che ha il compito di controllare il sovrano. L’unica monarchia costituzionale in Europa è l’Inghilterra.

Guardiamo ora nello specifico ai diversi assolutismi europei.

Polonia – Lituania

In Polonia il re viene eletto da una dieta, cioè un’assemblea, un parlamento, costituito dalla nobiltà polacca. In tale dieta le decisioni devono essere prese solo all’unanimità. Per questo spesso il parlamento si trova paralizzato da contrasti di fazioni.

Purtroppo se non è facile riuscire a prendere decisioni all’unanimità nella gestione dello stato, lo è ancora di meno quando si tratta di designare il futuro sovrano tra i nobili polacchi. La nobiltà infatti non riesce mai a trovare un accordo e finisce sempre un principe straniero come sovrano della Polonia.

Il primo effetto negativo di questa situazione è legato al fatto che un principe eletto all’estero non garantisce nessuna continuità dinastica, il secondo è un tale sovrano non ha alcuna forza. Infatti, nella Polonia del Settecento, la dieta polacca ha un potere molto forte sul Re.  

Infatti la dieta aveva potere decisionale su diverse questioni:

  • decise in merito alla imposizione fiscale,
  • sovrintende alla chiamata delle armi dei nobili,
  • controlla gli atti della pubblica amministrazione
  • può addirittura esigere, dal re eletto, di provvedere con fondi propri ai bisogni dello stato,
  • il suo parere è determinante nelle questioni di politica estera
  • poteva rifiutarsi di obbedire al re nel caso in cui egli non rispettasse i privilegi dei nobili polacchi.

Da tutto questo è facile capire quanto fosse fragile il governo polacco e quanto fosse vulnerabile la compagine territoriale polacca.

Fu proprio per questo che, nel corso del Settecento, il regno polacco vedrà la propria disgregazione.

La Russia di Pietro il Grande Romanov

Pietro il Grande Romanov (1672 – 1725)

Tra il XVII e XVIII secolo la Russia vive un periodo di grande splendore sotto il regno di Pietro il Grande della dinastia Romanov.

Pietro il Grande attiva la sua forma di assolutismo di tipo dispotico. Lui governa un paese arretrato in cui non esistono attività industriali e in cui l’agricoltura è gestita dal latifondo. Inoltre a quell’epoca la Russia è isolata intellettualmente.

Pietro il Grande inaugura una politica culturale di grande apertura verso l’occidente e si attiva per modernizzare il paese e lavora per rafforzare l’autorità dello zar sia nella politica estera che nella politica interna.

Per aumentare il suo prestigio e la sua fama decide di stabilire delle ambasciate russe nei diversi stati europei.

Per aumentare il suo potere in Russia opera una riforma della Duma. La Duma è l’assemblea dei boiari, gli aristocratici russi. Lui sostituisce questa assemblea con un Senato costituito da pochi membri nominati dallo stesso zar.

Per migliorare la gestione dello stato favorisce l’accesso ai più alti gradi della burocrazia statale solo a individui competenti, a cui concede dei titoli nobiliari, come ricompensa. È in questo periodo che si sviluppa anche in Russia la nobiltà di toga.

Per quanto riguarda il sistema di difesa del suo immenso regno, Pietro Romanov riorganizza l’esercito, ristruttura gli armamenti e la flotta.

Opera delle riforme anche nella Chiesa: abolisce il patriarcato di Mosca e lo sostituisce con un Santo Sinodo a nomina regia.

L’espansione territoriale russa, iniziata con Ivan il terribile con Michele Romanov continua con Pietro il Grande che aggiunge al già enorme impero Russo altri territori, quelli colorati in giallo nella carta, sia nelle nell’Europa settentrionale che nell’asia centrale è nell’estremo Oriente. La carta rappresenta la situazione fino alla fine dell’800 e permette di comprendere come l’espansionismo sia stato anche in seguito una scelta di fondo della politica estera russa.

Per favorire lo sviluppo culturale e la formazione della gioventù aristocratica russa, invita a Mosca esponenti di diverse religioni.

Per quanto riguarda la politica economica chiama dall’estero dei tecnici che gli permettano di riorganizzare le attività produttive. Inoltre centralizza nelle sue mani il controllo di tutte le attività produttive, anche di quelle gestite dai privati allo scopo di garantirne competitività e qualità. Il disegno di modernizzazione della grande Russia prevede anche la fondazione di una nuova capitale che prende il nome di San Pietroburgo.

San Pietroburgo, una città costruita nello stile occidentale, sulle coste del mar Baltico
La cattedrale di San Pietro e Paolo a San Pietroburgo

 San Pietroburgo è una città elegante e raffinata che viene costruita sul gusto occidentale per diventare la vetrina della nuova Russia moderna.

La Russia di Pietro il Grande è quindi pronta per giocare un ruolo da protagonista nello scenario europeo.

Il teatro Mariinsky https://it.wikipedia.org/wiki/San_Pietroburgo#/media/File:Mariinsky_Theatre001.jpg

Ma non basta: nonostante le riforme dello zar la grande Russia mantiene ancora elementi di grande arretratezza che non le permetteranno di fare il salto di qualità a cui aspira Pietro il Grande. Infatti l’aristocrazia, che conserva dei privilegi che Pietro non riesce a smantellare, mantiene un predominio indiscusso nel panorama economico e politico. Inoltre le plebi vivono in condizione di grande arretratezza anche grazie al fatto che l’istituto giuridico della servitù della gleba è ancora in vigore e quindi le popolazioni rurali non hanno alcuna possibilità di migliorare la loro condizione.

Il fiume Neva Di Panther – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5910576

Prussia

La Prussia è governata dalla dinastia degli Hohenzollern il suo territorio è unito a quello del Brandeburgo. Tra il 1640 il 1688, Federico Guglielmo di Brandeburgo intraprende un programma  assolutistico con cui opera l’accentramento del potere e la riorganizzazione dello stato. Per operare tale programma il sovrano deve fare accordi con i gruppi sociali più influenti. Infatti la sua opera di riforma non piace ai parlamenti cittadini che lo osteggiano.

Federico Guglielmo di Brandeburgo.
Di Govert Flinck – Scan from 1620-1688 Der Große Kurfürst, Sammler – Bauherr – Mäzen, Ausstellung 1988 Neues Palais Sanssouci p.18, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=48027912

Federico Guglielmo però riesce a farsi sostenere dalla grande aristocrazia terriera degli Junker (il nome deriva da Jung Herr, che significa giovane signore). Grazie all’accordo con la nobiltà terriera riesce quindi ad imporre il suo potere; gli Junker, in cambio, ottengono libertà nei rapporti con i contadini, autonomia nella gestione delle proprietà signorili e si assicurano privilegi fiscali.

Il successore è Federico l (1688-1713), che continua il programma assolutistico di Federico Guglielmo e che rinsalda l’alleanza con la burocrazia, l’esercito, l’aristocrazia e gli Junker, perno dell’assolutismo prussiano.

Federico I
Di Friedrich Wilhelm Weidemann – Cropped from File:Frederick I of Prussia.jpg, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=28505299

L’Austria degli Asburgo

Fra il Seicento e il Settecento l’Austria amplia il suo territorio: i suoi possedimenti vanno dall’Europa centro-orientale ai Balcani, con l’Ungheria, la Croazia, la Serbia, la Lombardia e le Fiandre.

Il territorio da governare è ampio ed è soprattutto complesso dal punto di vista culturale. La varietà e la grande dimensione rendono questo impero impossibile da governare con un sistema centralizzato. Diventa quindi necessario che il sovrano responsabilizzi le aristocrazie dominanti nei vari paesi, legandole agli Asburgo e riconoscendo loro prerogative e autonomie.

Per favorire la coesione dell’Impero, la casa d’Austria attiva programmi di ri-cattolicizzazione verso le popolazioni protestanti consolidando così i legami con la cristianità. Due grandi ordini monastici, i gesuiti e i cappuccini, sostengono con forza la causa austriaca e la dinastia degli Asburgo.

Spagna

Nella seconda metà del Seicento la Spagna ha ormai perso quasi tutti i possedimenti che aveva sul continente europeo e deve quindi rinunciare alle sue ambizioni egemoniche. La Spagna è un paese in decadenza, il sistema produttivo spagnolo è arretrato e i privilegi dell’aristocrazia bruciano le risorse che vengono dalle colonie. Nella prima metà del Settecento il sovrano Filippo V cerca di avviare delle riforme, ma non riesce ad invertire il corso della ormai inevitabile decadenza.

La Francia dopo il Re Sole

La Francia è il paese più popoloso d’Europa; il potere in Francia è accentrato nelle mani del re e della nobiltà e la Francia è una potenza economica e militare importante.

Però in Francia ci sono anche molti problemi: innanzitutto il clero e l’aristocrazia, che possiedono ampi territori, godono di privilegi e di immunità tali per cui la loro ricchezza non va a rimpinguare le casse dello stato.

Le classi popolari vivono in miseria e la borghesia lamenta il fatto di dover pagare un sacco di tasse ma non aver nessun riconoscimento politico.

Frequentemente esplodono delle ribellioni popolari che vengono sempre represse nel sangue.

Il bilancio dello stato è in passivo, il debito pubblico aumenta costantemente e il governo non riesce a limitare questa tendenza. Purtroppo i regnanti non hanno la forza di attuare le riforme necessarie per modernizzare il paese e alla fine del Settecento la Francia sarà protagonista di uno dei moti rivoluzionari più sanguinosi e violenti di tutta la storia d’Europa.

Inghilterra

All’inizio del 1700 il regno inglese e il regno scozzese vengono unificati. Il governo è gestito da una monarchia parlamentare e il potere del Parlamento è progressivamente in aumento.

Il Parlamento è diviso in Camera dei Lord e Camera dei Comuni.

La Camera dei Lord, detta anche camera alta o camera dei pari, che è costituita dalla nobiltà. Le cariche all’interno della camera sono ereditarie.

La Camera dei Comuni, detta anche camera bassa, ha carica elettiva ed è costituita da grandi proprietari terrieri, cioè da esponenti della borghesia inglese.

Nella prima parte del Settecento si succedono al trono monarchi, con poca leadership, la loro funzione è svolta quindi solo in modo formale; per questo il potere viene gestito esclusivamente dal parlamento. Tra il 1720 e il 1743 la scena politica è dominata dai whig e il loro leader Robert Walpole favorisce il processo di rinnovamento capitalistico dell’economia inglese.

Con la denominazione di tory, nella vita politica e parlamentare dell’Inghilterra si distingue la corrente dei partigiani del re, della chiesa anglicana, delle tradizioni della proprietà fondiaria e del ceto rurale. La corrente contrapposta ad essa è quella dei whig che rappresenta la resistenza al sovrano, il principio di tolleranza religiosa, gli interessi della borghesia londinese, le ambizioni e gli interessi di carattere commerciale, marittimo e coloniale.  

In Inghilterra vige un clima di libertà civile e di tolleranza religiosa come abbiamo letto nelle Lettere filosofiche di Voltaire.

L’impero Ottomano

L’immenso impero Ottomano nel corso del Settecento vede il suo progressivo sfaldamento. Infatti nel 1683 aveva raggiunto il momento di massima espansione: quello era l’anno in cui era arrivato fino ad assediare Vienna senza però riuscire nel suo intento.

Il declino dell’Impero ottomano

Infatti, nel 1699 perde la Transilvania e l’Ungheria che vanno all’Austria, poi perde una parte della Romania che va anche questa all’Austria, quindi anche la Serbia e Belgrado passano agli Asburgo mentre il mar d’Azov e la Crimea vengono assorbiti dall’impero Russo.

Le cause di questo sfaldamento sono da individuarsi nell’economia arretrata nelle istituzioni arcaiche, nell’inefficiente agricoltura dominata dal latifondo, dalla burocrazia inefficace e dal potere centrale, troppo debole per gestire un impero così vasto e così articolato.

Le guerre del Settecento

Nel corso del Settecento in Europa si combattono alcune guerre che vengono combattute per definire gli equilibri tra le diverse potenze. Gli stati coinvolti sono la Francia l’Austria la Russia la Prussia la Gran Bretagna e le guerre sono:

  • la guerra di successione spagnola (1702-14);
  • la guerra di successione polacca (1733-48);
  • la guerra di successione austriaca (1740-48);
  • la guerra dei sette anni (1756-63).

Questi quattro conflitti hanno alcuni elementi che le accomunano:

  • tutte le guerre sono accompagnate da un’intensa attività diplomatica:
  • sono finalizzate a guadagnare posizioni di forza all’interno dell’Europa o nelle aree a dominio europeo:
  • son guerre costose sia sul piano umano che economico;
  • sono prive di fanatismo;
  • vengono combattute da eserciti regolari, da eserciti statali, più disciplinati dagli eserciti mercenari del Seicento;
  • cominciano ad investire le aree coloniali.

Senza entrare nel merito delle singole guerre, sintetizziamo gli esiti di questi conflitti:

  • la Spagna, il Portogallo e le province unite hanno imboccato una via di inesorabile declino;
  • la Polonia vive una grave crisi che la porterà alla disgregazione;
  • la Svezia vede ridotto il suo territorio;
  • la Prussia è uno stato in ascesa:
  • il potere asburgico è in progressivo ampliamento;
  • la Russia è in espansione;
  • le politiche egemoniche francesi falliscono;
  • la Gran Bretagna si prepara ad essere la maggiore potenza internazionale.

Fonti

https://www.treccani.it/

www.wikipedia.org

Fossati, Luppi, Zanette, Parlare di storia, Pearson.

Gianni Gentile – Luigi Ronga, Storia & Geostoria, vol. IV: Dalla metà dei Seicento alla fine dell’Ottocento, La Scuola, Brescia 2005, pp. 64-71