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Il Risorgimento

Il processo che porta l’Italia all’unificazione nazionale e alla creazione del Regno d’Italia. Le guerre di indipendenza. Nell’Immagine di Baldassare Verazzi (1819-1886) un episodio delle cinque giornate di Milano,

Premesse

www.combattentiliberazione.it/guerra-dindipendenza-1848-1849

Il Risorgimento è il processo che ha portato all’unificazione nazionale e all’organizzazione dello Stato unitario.
Protagonisti del Risorgimento sono i patrioti, principalmente intellettuali e borghesi. Gli obiettivi del movimento risorgimentale sono:

  • l’indipendenza,
  • l’unità nazionale,
  • lo sviluppo sociale ed economico del Paese.

La prima fase del Risorgimento è quella della cospirazione clandestina contro i sovrani assoluti, che prende il via con al Restaurazione, dopo il 1815 con le società segrete e la divulgazione delle idee patriottiche.

Nella parola Risorgimento (ri-sorgere=nascere ancora) c’è innanzitutto la convinzione che sia esistita una unità culturale e politica italiana da far rinascere: da quella lontana dell’Italia romana a quella cristiana del Medioevo, a quella della civiltà rinascimentale.
Il concetto nuovo che riassume tutto il programma del Risorgimento è quello di patria, intesa come “casa comune” di tutto il popolo italiano, che da secoli viveva frazionato in tanti Stati separati e in parte sotto il dominio straniero

La Prima Guerra d’Indipendenza


Durante i moti rivoluzionari del 1848 a Milano la popolazione insorge. Nelle cinque giornate di Milano i milanesi portano alla fuga l’esercito austriaco. I patrioti italiani esortano allora Carlo Alberto di Savoia, re del regno di Sardegna, a dichiarare guerra all’Austria.

Carlo Alberto, desideroso di estendere i confini del proprio Regno, decide così di dichiarare guerra all’Austria, anche perché sostenuto da numerosi volontari e altri sovrani italiani, che gli accordano il loro sostegno. Inizia così la Prima Guerra d’Indipendenza italiana.

Presto, però, dubbi e invidie verso i Savoia spingono gli altri sovrani a ritirare le loro truppe.

Rimasto quindi solo, Carlo Alberto è sconfitto a Custoza e rientra in Piemonte firmando un armistizio con l’Austria.
Il disimpegno dei monarchi italiani rafforza però il movimento dei rivoluzionari democratici. La guerra riprende l’anno successivo, ma l’esercito piemontese viene sconfitto a Novara. Carlo Alberto abdica allora in favore del figlio Vittorio Emanuele II, che sarà quindi il re dell’unificazione dell’Italia. Viene trattata la resa con gli austriaci, ma viene mantenuto in vigore lo Statuto albertino, che rimarrà la carta costituzionale italiana per un secolo.

In Toscana e a Roma, l’iniziativa dei democratici porta, nel febbraio 1849, alla fuga di Leopoldo II e di Pio IX e alla proclamazione della repubblica. Il papa, però, ottiene l’appoggio di Luigi Napoleone Bonaparte e riesce
a riconquistare la città. Gli Austriaci inoltre pongono fine alla Repubblica toscana e sconfiggono la resistenza opposta da Venezia.

Anche i moti del ’48 quindi sembrano concludersi con un nulla di fatto. Ma ormai i tempi sono maturi, le idee di unità nazionale sono sempre più diffuse.

Camillo Benso conte di Cavour

Il processo di unificazione italiana prosegue soprattutto grazie all’azione diplomatica di Camillo Benso, conte di Cavour.

Cavour:

  • è a capo del governo del Regno di Sardegna dal 1852 fino al 1861;
  • fa del regno sabaudo lo Stato-guida del processo di unificazione dell’Italia;
  • dà vita a un’abile azione diplomatica finalizzata a suscitare l’attenzione delle grandi potenze europee nei confronti della questione italiana.
Camillo Benso conte di Cavour

http://www.ovovideo.com/cavour/

La guerra di Crimea

L’occasione per presentare alle potenze europee la questione italiana si presenta allo scoppio della Guerra di Crimea. Il Piemonte decide di parteciparvi con un contingente di soldati.

Nota 1 – La guerra di Crimea
La guerra di Crimea (all’epoca chiamata Guerra d’Oriente) viene combattuta dal 4 ottobre 1853 al 1 febbraio 1856 fra l’Impero russo da un lato e un’alleanza composta da Impero ottomano, Francia, Gran Bretagna e Regno di Sardegna dall’altro. 

Il conflitto ha origine da una disputa fra Russia e Francia sul controllo dei luoghi santi della cristianità in territorio ottomano.
Entrambe, Russia e Francia, vogliono esercitare il loro controllo sui luoghi della cristianità. Quando la Turchia accetta le proposte francesi viene attaccata dalla Russia, luglio 1853. 
La Gran Bretagna, impegnata nei lavori al canale di Suez, è attenta a salvaguardare i suoi interessi economici. Temendo l’espansione russa verso il Mediterraneo, si unisce alla Francia.
Insieme si muovono per difendere la Turchia e dichiarano quindi guerra alla Russia nel marzo del 1854.
L’Austria appoggia politicamente le potenze occidentali.
Il Regno di Sardegna vede nell’Austria il suo più grande nemico, anche perché dopo il Congresso di Vienna il territorio italiano era governato in maniera più o meno diretta dagli Asburgo di Austria.
Nel timore che la Francia si legasse troppo all’Austria, nel gennaio 1855 il Regno di Sardegna invia un contingente militare al fianco dell’esercito anglo-francese dichiarando a sua volta guerra alla Russia.
Il conflitto si svolge soprattutto nella penisola russa di Crimea, dove le truppe alleate mettono sotto assedio la città di Sebastopoli, principale base navale russa del mar Nero.
Nella decisiva battaglia di Sebastopoli l’esercito sabaudo, cioè l’esercito piemontese, è determinante per il successo dell’intera guerra.
Grazie a questo intervento il regno di Sardegna può sedersi al tavolo dei vincitori al congresso di Parigi.

Se vuoi approfondire questo è il link di un video sulla guerra di Crimea.   https://www.youtube.com/watch?v=egZfRE9x0_I 

Per un ulteriore approfondimento sulla guerra di Crimea

https://library.weschool.com/lezione/guerra-crimea-1853-riassunto-sintesi-balaklava-risorgimento-17447.html

Il Congresso di Parigi del 1856 stabilisce le condizioni di pace dopo la guerra in Crimea e avvicina, politicamente, il Regno di Sardegna alla Francia. Questo favorisce la crescita di stima reciproca che porterà nel 1859 alla seconda guerra di indipendenza.

Al congresso Cavour espone il proprio punto di vista, facendo rilevare che solo sotto la guida del Regno di Sardegna il processo dell’indipendenza nazionale può essere compiuto, evitando pericolose rivoluzioni.

Accordi di Plombières

La Gran Bretagna non pone ostacoli e la Francia dichiara il proprio appoggio. L’abilità di Cavour porta Napoleone III a stipulare con il Piemonte un’alleanza difensiva: gli accordi di Plombières.

Gli accordi di Plombières vengono stipulati il 21 luglio 1858.
Con essi la Francia s’impegna ad intervenire in aiuto del Piemonte in caso di aggressione austriaca.
A partire dalle insurrezioni del 1848, il clima di insofferenza nei confronti delle monarchie regnanti sugli Stati dell’Italia, si fa sempre più accentuato.
In particolare nel Lombardo-Veneto la presenza austriaca è causa di forti tensioni. In Piemonte viene invece avviata dal presidente del Consiglio Cavour una politica che punta all’indipendenza e all’unità dell’Italia.
Secondo Cavour per ottenere l’unificazione è necessario che il Piemonte, dopo essere diventato il punto di riferimento dei movimenti liberali italiani, trovi un alleato che gli permetta di combattere contro l’Austria.
Il progetto di Cavour è quello di attirare l’attenzione degli Stati europei sulla condizione italiana per ottenere l’appoggio di uno di questi.
L’occasione si presenta nel 1856 con il Congresso di Parigi, alla fine della Guerra di Crimea, quando le potenze che hanno partecipato al conflitto si siedono al tavolo delle trattative per stabilire le condizioni di pace.
È in questa occasione che Cavour attira l’attenzione sulla questione italiana, caratterizzata dalle tensioni dovute alla presenza dell’Austria.
Nella stessa circostanza Cavour riesce ad ottenere anche il sostegno della Francia di Napoleone III.

http://www.ovovideo.com/accordi-plombieres/

Lettura lettera di Cavour sugli accordi di Plombières

https://keynes.scuole.bo.it/sitididattici/farestoria/percorsi/p08_04_01.html

La seconda guerra d’Indipendenza

Forte degli accordi di Plombières, Cavour fa di tutto per provocare un attacco da parte dell’Austria, e ci riesce. Così l’Austria dichiara guerra al
Piemonte.

Grazie agli accordi di Plombières la dichiarazione di guerra impone l’intervento della Francia a fianco del Regno di Sardegna. Fin da subito l’esercito franco-piemontese ottiene importanti vittorie contro gli Austriaci. Alla luce dei successi franco piemontesi alcuni Stati dell’Italia centrale chiedono l’annessione al regno sabaudo.

Il sogno di un’Italia unita era sempre più vicino alla realizzazione!

Ma la richiesta di annessione degli Stati dell’Italia centrale al Regno di Sardegna sconvolge i piani di Napoleone III.

Il sovrano francese è sottoposto a pressioni: da un lato teme l’allargamento del conflitto, dall’altro è consapevole che il suo esercito abbia subito perdite eccessive. Inoltre la campagna in Italia è molto criticata dall’opinione pubbilca francese.

La disapprovazione di Cavour non impedisce a Napoleone III di ritirarsi dal conflitto e concludere, con gli Austriaci l’armistizio, di Villafranca. La Seconda guerra di indipendenza si conclude con il passaggio della Lombardia al Regno di Sardegna.

Nel marzo del 1860, Toscana, Emilia, Romagna, Parma e Modena, attraverso un plebiscito, vengono annesse al Regno di Sardegna.

1860 Mappa dell’Impero Austriaco, Stati Italiani, Turchia in Europa e Grecia – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:1860_Map_Of_The_Austrian_Empire,_Italian_States,_Turkey_In_Europe_and_Greece.jpg

La spedizione dei Mille

Itinerario della spedizione garibaldina

Il 5 maggio 1860 Garibaldi parte da Quarto assieme a un migliaio di uomini: vengono chiamati i Mille. Sbarca a Marsala, dopo una tappa a Talamone. Libera la Sicilia dalle truppe borboniche. Non intende favorire alcuna lotta sociale, quindi reprime con durezza le rivolte popolari. Attraversa lo stretto di Messina, risale la penisola a strappa ai Borboni l’Italia meridionale. Quindi punta su Roma.

Cavour non vede di buon occhio l’impresa garibaldina. Teme:

  • che il generale crei una repubblica mazziniana nel Mezzogiorno,
  • che le truppe garibaldine arrivino a Roma e provochino l’intervento della Francia a favore del papa.

Per questo Cavour convince Vittorio Emanuele II ad assumere il controllo della situazione, recandosi nell’Italia centrale.

Il 26 ottobre 1860, a Teano, Garibaldi consegna le terre conquistate a Vittorio Emanuele II, re d’Italia.

Nell’arco di breve tempo, una serie di plebisciti sancisce l’annessione al Regno di Sardegna di tutta l’Italia meridionale, delle Marche e dell’Umbria.

Nel gennaio 1861 si svolgono le elezioni per il nuovo Parlamento, che ha sede a Torino. Il 17 marzo viene proclamato ufficialmente il Regno d’Italia.

Video sulla Seconda guerra di indipendenza, Battaglia di Solferino e San Martino e la fondazione della Croce Rossa

https://www.raicultura.it/articoli/2020/11/La-seconda-guerra-dIndipendenza-del-1859-aace1e75-8402-439f-bbc8-df80908a3cb0.html

La terza guerra d’Indipendenza

Nel 1866 all’Italia si presenta l’occasione propizia per conquistare il Veneto. La Prussia, stato che sta aumentando la sua forza, vuole spezzare il predominio austriaco sull’Europa. Propone quindi al nuovo regno italiano di intervenire nella guerra contro l’Austria. In cambio all’Italia viene promesso il Veneto.
L’Italia quindi entra in guerra a fianco della Prussia. L’esercito italiano registra molte sconfitte, ad eccezione dei Cacciatori delle Alpi, l’unità di volontari che operò al comando di Garibaldi nel Trentino sud-occidentale fra giugno e luglio 1866.

Il 9 agosto 1866 Garibaldi si trova nel piccolo centro trentino di Bezzecca dove, tre settimane prima, aveva respinto un contrattacco austriaco guadagnando l’unica vittoria italiana nella Terza guerra d’Indipendenza.
Con i suoi “Cacciatori delle Alpi” il generale si prepara a entrare nella regione che era parte dell’impero austro-ungarico: voleva liberare Trento.
Ma giunge la notizia dell’armistizio tra Italia e Austria e arriva l’ordine del generale La Marmora di sgomberare il Trentino entro 24 ore.
Allora Garibaldi impugnò la penna e, in risposta, scrive la famosa frase: Ho ricevuto il dispaccio n. 1073. Obbedisco.
Il telegramma inviato da Garibaldi. Il celebre Obbedisco!

Pur subendo gravi sconfitte, l’Italia trae comunque vantaggio dalla vittoria finale della Prussia perché ottiene il promesso Veneto.

Per completare l’unificazione italiana mancano ancora Roma, il Lazio, il Trentino e Trieste.

Le tappe dell’unità di Italia

La questione romana

L’annessione del Lazio e di Roma è rimasto un obiettivo prioritario per i patrioti, ma il problema non è di facile soluzione. Infatti per antichissima tradizione che risale ancora a Carlo Magno e a suo padre Pipino il Breve tra corona francese e papato c’era un accordo, un accordo rinnovato più volte tanto che dal 1849 una guarnigione francese difendeva Roma da eventuali attacchi italiani. Cavour ha tentato senza successo una soluzione diplomatica del problema. Garibaldi, nel 1862 e nel 1867, tenta la conquista militare, ma si trova costretto a ritirarsi per la forte opposizione della Francia. Ma nel 1870 si presenta l’occasione per risolvere una volta per tutte le questione romana: la guerra franco – prussiana.

Guerra franco prussiana

Il conflitto viene combattuto nel 1870-71 tra Francia e Prussia. La Prussia, guidata dall’azione politico-diplomatica di Bismarck, vuole completare l’unità tedesca. È però necessario ottenere una vittoria militare sulla Francia. Bismarck approfitta di una questione politica per assumere un atteggiamento apertamente antifrancese che porta alla dichiarazione di guerra da parte della Francia il 19 luglio del 1870.

Ma la Francia, militarmente inferiore alla Prussia e agli altri Stati tedeschi, non è preparata al conflitto ed è senza alleati. Nessuno quindi interviene al suo fianco. Le armate tedesche conseguono immediatamente una serie di vittorie che culminano con la disfatta francese nella battaglia di Sedan. Alla notizia del disastro di Sedan, a Parigi scoppia la rivoluzione: viene proclamata la caduta dell’impero e un governo di difesa nazionale assumeva il potere. Parigi viene assediata dai Tedeschi.

VEDI RACCONTO I DUE AMICI

I francesi resistono eroicamente, ma all’inizio di gennaio del 1871 il comando tedesco bombarda Parigi. Il 28 gennaio viene firmato l’armistizio. La pace si conclude col trattato di Francoforte che comporta l’occupazione temporanea di una parte del territorio, la cessione dell’Alsazia e di una parte della Lorena, e anche la sfilata di una parte delle truppe vittoriose a Parigi, sugli Champs-Elysées.

Grazie alla guerra franco-prussiana, l’Italia approfitta del ritiro delle truppe francesi dallo Stato della Chiesa. Quindi occupa il Lazio e Roma.

Roma capitale del Regno d’Italia

Roma viene proclamata capitale d’Italia nel 1871. Il Parlamento italiano, per risarcire il pontefice della perdita del suo Stato, approva la Legge delle Guarentigie. Tale legge però viene rifiutata dal papa, il quale reagisce duramente scomunicando il governo italiano e promulgando il Non expedit.

Non éxpedit

Il Non éxpedit fu una disposizione della Santa Sede con la quale si dichiarava inaccettabile la partecipazione dei cattolici italiani alle elezioni politiche del Regno d’Italia e, per estensione, alla vita politica nazionale italiana.
La disposizione fu revocata ufficialmente solo nel 1919 da Papa Benedetto XV.

De Rerum Novarum

L’atteggiamento intransigente della Santa Sede si ammorbidì progressivamente nei decenni successivi.

Infatti nel 1891 papa Leone XIII emanò l’enciclica De rerum novarum.

Enciclica: è una lettera apostolica scritta dal Papa.
Può essere indirizzata ai vescovi, ai fedeli di tutto il mondo o a quelli di una sola regione.
Può trattare argomenti riguardanti la dottrina cattolica o particolari situazioni religiose, politiche, sociali.
Viene chiamata con la citazione delle prime due o tre parole del testo che solitamente anticipano il tema dell’enciclica stessa.
“Rerum novarum” significa “delle cose nuove“.

Con la “Rerum novarum”  Chiesa cattolica affrontava per la prima volta la questione sociale e fondava la moderna dottrina sociale della Chiesa, dottrina necessaria per affrontare le problematiche della nuova società di massa. La “Rerum novarum” volle far sì che il Cattolicesimo non restasse escluso dal processo di trasformazione del nuovo stato italiano. Nel testo inoltre si parlò delle nuove pratiche economiche come le Casse rurali e le Leghe bianche, le organizzazioni sindacali cattoliche.

Punti essenziali
1. Si riconosceva che il conflitto di classe era legato allo sviluppo industriale, alla relazione tra padroni e operai e alla ricchezza accumulata in poche mani.
2. Si poneva contro il pensiero socialista che accresceva l’odio tra poveri e ricchi.
3. Si riconosceva e si difendeva la proprietà privata. Riconosceva il diritto dello stato nella difesa della proprietà privata.
4. Si poneva contro gli scioperi ma anche contro lo sfruttamento degli operai.
5. Sostevena che lo stato doveva garantire a tutti i lavoratori un salario minimo tale da consentire una vita dignitosa a tutti.
6. Inoltre affidava agli operai cristiani il compito di creare società ispirate ala dottrina sociale della chiesa.

Il rapporto tra stato e chiesa dall’Unità di Italia

https://www.facebook.com/watch/?v=314740975897035

La questione romana – Bignomi – Riccardo Rossi

https://www.youtube.com/watch?v=BXRpmfqyfas

La questione romana – prof. Ernesto Galli della Loggia

https://www.raiplay.it/video/2016/04/Il-tempo-e-la-Storia-Unit224-daposItalia-e-chiesa-La-questione-romana-Con-il-Prof-Ernesto-Galli-Della-Loggia-del-05042016-3438bb5d-0f16-4403-b929-def8e3913310.html

Pastor angelicus film

Roma e il papato dopo la seconda guerra

Video – la questione Stato – Chiesa

https://www.facebook.com/raistoria/videos/314740975897035

Fonti

  • © ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS
  • M. Fossati, G. Lupi, E Zanette, Parlare di storia, Pearson
  • www.treccani.it
  • www.focus.it
  • https://www.grin.com/document/55382