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La rivoluzione americana

Nord America tra 500 e 600

L’immenso territorio degli Stati Uniti al momento dell’inizio delle conquiste coloniali nel secolo XVI era abitato da tribù indiane che ammontavano complessivamente, a circa un milione di persone.

Tra esse, le principali erano gli irokesi, i muskhogee e gli algonchini, dediti alla caccia e alla pesca e solo secondariamente all’agricoltura.

La colonizzazione europea ebbe il carattere di una conquista progressiva dei territori degli indiani nordamericani da cui gli indiani stessi furono cacciati. Questo accadde perché, a differenza degli indios sudamericani, gli indiani d’America non si adattarono a un processo di integrazione nel sistema sociale dei bianchi.

L’immensa parte del Nord America divenuta poi gli Stati Uniti vide fra i secoli XVI e XVIII la penetrazione di quattro potenze: la Spagna, la Francia, l’Olanda e l’Inghilterra.

Spagna

Gli spagnoli, alla ricerca dell’oro che non trovarono e spinti dall’ansia di convertire alla fede gli indigeni, esplorarono una parte assai ampia del territorio – California, Arizona, Nuovo Messico, Virginia, Carolina, Florida – giungendo a penetrare a fine Settecento anche nel Michigan, dove vennero stabilite colonie e missioni.

Francia

La colonizzazione francese, iniziata nella prima metà del Cinquecento, si sviluppò fra Cinque e Seicento partendo dal Canada e penetrando nell’Acadia (poi Nuova Scozia), nella baia di Hudson, a Terranova, fino a comprendere l’immensa fascia a ovest del Mississippi – chiamata Louisiana in onore di Luigi XIV – che giungeva fino a Nuova Orléans.

L’impero coloniale francese nel territorio che poi divenne degli Stati Uniti fu tuttavia interamente perduto a favore dell’Inghilterra in seguito ai trattati del 1713 e del 1763 che posero fine, rispettivamente, alla guerra di Successione spagnola e alla guerra dei Sette anni.

Olanda

L’Olanda ebbe un ruolo minore ma non certo trascurabile nella regione. Ad essa fu dovuta la costituzione della Nuova Olanda, il cui primo nucleo fu formato da Nuova Amsterdam (dal 1664 New York), fondata nel 1624, che fu popolata anche da protestanti francesi, inglesi e tedeschi.

Nel 1667 i possedimenti olandesi, che si erano estesi agli insediamenti svedesi nel Delaware, vennero ceduti all’Inghilterra.

Inghilterra

L’impronta determinante alle zone della costa orientale che costituirono il nucleo iniziale degli Stati Uniti fu data dalla colonizzazione inglese.

La formazione dell’America anglosassone va fatta risalire a cavallo fra i secoli XVI e XVII, con la costituzione, definitivamente conclusa nel 1607, della colonia della Virginia. Poco dopo, nella parte settentrionale della costa atlantica, e cioè nella Nuova Inghilterra, l’arrivo nel 1620 di un centinaio di dissidenti puritani inglesi, i “padri pellegrini”, sbarcati dalla Mayflower nel Massachusetts con l’intento di fondare una società cristiana di eletti, segnò l’inizio di insediamenti che portarono alla creazione di altre colonie quali il New Hampshire, il Connecticut e il Rhode Island (fu in quest’ultima che vennero affermati i principi della libertà politica, della libertà di coscienza e della separazione fra stato e chiesa).

Nel 1634 sorse il Maryland. E l’estendersi della colonizzazione portò alla formazione della Carolina, poi divisa nel 1689 fra Carolina del Nord e Carolina del Sud.

Nel 1681 William Penn ottenne da Carlo II il territorio che poi prese da lui il nome di Pennsylvania.

Le tredici colonie

Alla metà del Settecento, le colonie apparivano divise in tre grandi regioni.

Nord – New Hampshire, Massachusetts, Rhode Island, Connecticut

Il territorio agricolo era suddiviso in proprietà prevalentemente di media e piccola dimensione. Erano ben sviluppate la pesca e il commercio. La religione praticata era il puritanesimo. La popolazione era a grande maggioranza inglese.

Centro – New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware

L’attività economica prevalente era l’agricoltura e il primato sociale era saldamente tenuto dal ceto commerciale. Qui risultava maggioritaria la componente non inglese della popolazione (assai forti le componenti tedesca e olandese) e era prevalente lo spirito di tolleranza religiosa in relazione alla varietà delle sette protestanti.

Sud – Maryland, Virginia, Carolina del Nord e Carolina del Sud, Georgia

Sul territorio povero di centri urbani, predominava l’economia delle piantagioni: qui la popolazione bianca, anglicana, dominava sugli schiavi neri. La religione praticata negli stati del Sud era quella anglicana e vigeva un certo autoritarismo.

La religione nelle tredici colonie atlantiche

Nelle colonie inglesi vennero a incontrarsi e a scontrarsi diverse fedi religiose. A nord prevalevano i puritani e i quaccheri (i quali ultimi ebbero la loro roccaforte nel New Jersey); a sud gli anglicani. Una piccola minoranza erano i cattolici. Fu proprio il pluralismo religioso, l’assenza di una consolidata casta aristocratica, la necessità di regolare differenze religiose e culturali e di dare espressione agli interessi emergenti in un territorio aperto e nuovo a favorire il sorgere nelle colonie inglesi d’America di istituti di relativo autogoverno. Tali organi di autogoverno non vennero scossi neppure dopo che, a partire dalla fine del Seicento, la corona subordinò strettamente l’economia coloniale agli interessi di Londra, senza però imporre un controllo burocratico centralistico sulla loro vita politica e sociale.

Il sistema coloniale

Maggiore libertà religiosa, opportunità di riscatto e di lavoro, territori ampi e inesplorati: questi furono i motivi per cui le colonie erano meta di un costante flusso di immigrati alla ricerca di migliori condizioni di vita.

Lo sviluppo demografico era intenso, tanto che gli abitanti passarono da meno di 300.000 agli inizi del XVII secolo a 1.700.000 nel cinquantennio successivo. Nel 1790, conquistata l’indipendenza, sarebbero diventati 4 milioni.

Anche la popolazione nera, in virtù del commercio triangolare, aumentò passando da circa 20.000 a oltre 400.000 presenze

Nel Nuovo Mondo il potere sociale dominante non era quello dell’aristocrazia di sangue ma quello del denaro.

Il mondo intellettuale, pur mantenendo un forte legame con la cultura europea, era comunque ormai autonomo e originale. Uno dei suoi più tipici rappresentanti fu il grande Benjamin Franklin (1706-1790), uomo fattosi da sé, giornalista, inventore, imprenditore, uomo politico.

Per la propria formazione, l’élite poteva contare su college come Harvard, Yale, Princeton. Anche l’istruzione era assai diffusa nelle colonie settentrionali e centrali, in maniera superiore rispetto all’Europa.

Una caratteristica dominante della vita americana era la spinta verso ovest, alla conquista di nuove terre da occupare e coltivare. In questa corsa, i bianchi furono indotti a scontrarsi sistematicamente con gli indiani, i quali, in quanto popolazioni di nomadi e cacciatori, erano ostili all’insediamento nelle proprie terre di popolazioni estranee e sedentarie. Ci furono anche tentativi di stabilire accordi pacifici, ma i bianchi si sentivano superiori alle popolazioni indigene ed erano dotati di una maggiore forza materiale, e gli indiani rifiutavano ogni idea di integrazione nella società dei coloni. Per questo gli scontri tra bianchi e pellerossa furono improntati alla violenza.

Benjamin Franklin – Di Da Joseph Duplessis – http://www.npg.si.edu/exh/brush/ben.htm, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=52076

Le relazioni commerciali tra Inghilterra e colonie

L’economia delle colonie doveva essere asservita a quella della madrepatria che aveva il monopolio su ogni prodotto: le colonie cioè potevano commerciare solo con l’Inghilterra.

Il sistema produttivo coloniale forniva alla madre patria prodotti agricoli, pellicce, indaco, materiali per i cantieri navali. Si pensi che il 40% della flotta inglese, a metà Settecento, proviene dai cantieri delle colonie.

In terra coloniale era proibito avviare attività manifatturiere e importare manufatti da altri paesi che non fosse l’Inghilterra.

In cambio l’Inghilterra forniva protezione e l’inserimento in un sistema commerciale dinamico come quello inglese. Inoltre il governo inglese tollerava il contrabbando degli americani con le vicine colonie francesi e olandesi

Dopo la guerra dei Sette anni (1756-63), conclusa con la sconfitta della Francia da parte dell’Inghilterra, le colonie furono liberate dalla presenza francese. I coloni inglesi, più sicuri di sé, sentirono sempre più acuta l’esigenza di rinegoziare i loro rapporti con la madrepatria, affermando il diritto di parità e chiedendo di essere rappresentati nel parlamento di Londra. Ma Londra, che aveva contratto grossi debiti durante la guerra dei sette anni, voleva ribadire la propria autorità per beneficiare dei vantaggi coloniali. Per questo tra il 1763 e il 1765 il governo inglese inasprì il carico fiscale e impose il mantenimento di un esercito stanziale di 10 mila uomini.

Stamp act

L’evento che il 22 marzo 1765 aprì il contenzioso fra i coloni americani e l’Inghilterra fu l’approvazione da parte del parlamento di Londra di una legge sul bollo “Stamp Act”. Questa legge introduceva una nuova tassa a carico degli americani imponendo una tassa su:

  • giornali,
  • carte da gioco,
  • dadi,
  • almanacchi e calendari
  • sulle licenze di vendita delle bevande alcoliche.

Venne inoltre imposta l’applicazione del bollo su un gran numero di documenti:

  • affitti,
  • testamenti, 
  • atti di compravendita,
  • gli atti notarili,
  • diplomi scolastici.
Marca da bollo da un penny (1765) – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:1765_one_penny_stamp.jpg

La legge precisava inoltre che le somme così raccolte sarebbero servite alle spese di difesa, protezione e sicurezza delle colonie. Queste novità ovviamente non vennero apprezzate dagli americani.

Alcuni mesi dopo si riunirono a New York alcuni delegati di nove colonie dichiararono di ritenere che il parlamento inglese non avesse il diritto di imporre tali tasse in virtù del principio “no taxation without representation”. Infatti le colonie americane, che già avevano grossi vincoli commerciali che con la madre patria, non erano rappresentati nel parlamento londinese. Secondo loro il parlamento non aveva il diritto di imporre tasse a fasce di cittadini che non erano rappresentati.

La fermezza delle prese di posizione non fece che crescere, inducendo il parlamento inglese a ritirare lo Stamp Act, ma senza far marcia indietro sulla vera questione di principio.ù

Doc. 1 – Dichiarazione sullo Stamp Act

Appena la notizia dell’approvazione della legge sul bollo ebbe raggiunto le colonie americane, si riunirono assemblee di delegati che approvarono dichiarazioni di protesta contro quel provvedimento o ne dichiararono senz’altro l’illegittimità. L’assemblea tenuta a New York nell’ottobre 1765 poté quasi rivendicare di essere un congresso di tutti gli americani, perché vi parteciparono i delegati di nove colonie (quelle assenti erano New Hampshire, Virginia, North Carolina, Georgia).
 
[“Noi membri di questo congresso” formuliamo “le seguenti enunciazioni del nostro umile parere”:]
I. Che i sudditi di sua Maestà in questo colonie devono la stessa fedeltà alla Corona di Gran Bretagna che è dovuta dai suoi sudditi nati nel regno, ed ogni debita soggezione a quell’augusta assemblea che è il Parlamento di Gran Bretagna.
II. Che ai fedeli sudditi di sua Maestà in queste colonie spettano tutti i diritti innati e tutte le libertà dei sudditi nati naturalmente nel regno di Gran Bretagna.
III. Che è inseparabile dalla libertà di un popolo, e indiscusso diritto degli inglesi, che non siano imposte tasse senza il loro consenso, espresso direttamente o per mezzo dei loro rappresentanti.
IV. Che il popolo di queste colonie non è, e non può per le sue circostanze locali, essere rappresentato nella Camera dei Comuni in Gran Bretagna.
V. Che i soli rappresentanti del popolo di queste colonie, sono le persone ivi scelte da esse; che non sono mai state imposte tasse, né possono esserlo costituzionalmente, se non dalle loro rispettive assemblee legislative.
VI. Che poiché tutte le forniture inviate alla Corona sono libere donazioni del popolo, è irragionevole e incompatibile con i principi e lo spirito della costituzione britannica che il popolo di Gran Bretagna conceda a sua Maestà ciò che è proprietà dei coloni […].
X. Che, poiché i profitti del commercio di queste colonie si accumulano in ultima analisi in Gran Bretagna per il pagamento dei manufatti che sono obbligate ad acquistare da essa, le colonie di fatto concorrono in misura assai ampia ai contributi stanziati a favore della Corona.
XI. Che le restrizioni imposte da vari recenti provvedimenti del Parlamento sul commercio di queste colonie le metteranno nell’impossibilità di acquistare i manufatti della Gran Bretagna […].
XIII. Che è diritto dei sudditi di queste colonie di indirizzare petizioni al re o ad una delle due Camere del Parlamento.

La formazione degli Stati Uniti d’America, a c. di A. Aquarone, G. Negri, G. Scelba, Nistri Lischi, Pisa 1961, vol. I, pp. 257-259.
 
Rispondi
Quale diritto tradizionale degli inglesi viene rivendicato dai coloni americani?
A chi spetta il compito di rappresentare i coloni americani?
https://keynes.scuole.bo.it/sitididattici/farestoria/percorsi/p07_01_01.html

Doc. 2 – Deliberazione sullo Stamp Act

Nei giorni che precedettero e seguirono il 1° novembre, data prevista per l’entrata in vigore della legge sul bollo, gruppi di manifestanti che si attribuivano il nome di “Figli della libertà” cominciarono a sollecitare energicamente le assemblee delle colonie perché proclamassero il totale boicottaggio delle merci inglesi. Il 31 ottobre i mercanti di New York stipularono fra di loro un patto per cessare di importare merci inglesi, qualora la legge sul bollo non fosse stata revocata. Dieci giorni dopo l’assemblea del Connecticut, anche per le forti pressioni dei “Figli della libertà”, approvò una dichiarazione assai più radicale di quella già adottata dai congressisti di New York.

I. Tutte le forme di governo legittimo derivano dal consenso del popolo.
II. I limiti posti dal popolo in tutte le costituzioni sono i soli limiti entro i quali i funzionari possono legalmente esercitare la loro autorità.
III. Ogni qualvolta vengano oltrepassati tali limiti, il popolo ha il diritto di riassumere direttamente l’esercizio di quell’autorità che aveva precedentemente delegato a determinati individui.
IV. Ogni tassa imposta su sudditi inglesi senza il loro consenso è contraria ai diritti naturali ed ai limiti prescritti dalla costituzione inglese.
V. Lo Stamp Act in particolare è una tassa imposta alla colonia senza il suo consenso.
VI. È dovere di ogni persona nelle colonie di opporsi con ogni mezzo legittimo all’esecuzione di queste leggi loro imposte e, ove non possa liberarsene altrimenti, di invocare i propri diritti naturali e l’autorità di cui le leggi di natura e di Dio li hanno investiti.

La formazione degli Stati Uniti d’America, a c. di A. Aquarone, G. Negri, G. Scelba, Nistri Lischi, Pisa 1961, vol. I, pp. 261-263.
 
Quesito – Quale diritto viene posto a fondamento dell’esercizio dell’autorità politica da parte dei funzionari a ciò preposti?

Tratto da https://keynes.scuole.bo.it/sitididattici/farestoria/percorsi/p07_01_02.html

Le tappe della guerra di indipendenza

1773 – In risposta al continuo innalzamento delle tasse, promosse dal governo britannico, un gruppo di giovani americani, appartenenti al gruppo patriottico dei Figli della libertà – Sons of Liberty, travestiti da indiani Mohawk, si imbarcò a bordo delle navi inglesi ancorate nel porto di Boston. Una volta a bordo gettarono in mare le casse di tè destinate al mercato delle colonie. L’episodio divenne famoso col nome di “Boston tea party” e fu alle origini di una nuova dichiarazione degli americani, in cui si esprimevano sempre più intenzioni indipendentiste.

Il governo inglese reagì duramente imponendo nuove leggi restrittive – chiusura del porto di Boston, riduzione delle autonomie del Massachusetts con revoca del diritto di amministrare la giustizia – e accusando di alto tradimento alcuni cittadini delle colonie americane.

Il Tea Party fu considerato da molti come la scintilla della rivoluzione americana.

16/12/1763: “Boston tea party”.
I “Figli della libertà” distruggono un carico di tè inglese nel porto di Boston.

1774 – Il governo inglese attuò dei provvedimenti con cui furono sottratti alle colonie i poteri di governo e l’amministrazione della giustizia che furono riassegnati ai tribunali inglesi. I coloni reagirono convocando a Filadelfia il I Congresso continentale, che proclamò nulle le “leggi intollerabili”, organizzò il boicottaggio economico contro l’Inghilterra e diede vita a una Associazione continentale per la politica economica. Le assemblee coloniali incominciarono a costituirsi come poteri indipendenti.

Doc. 3 – I diritti delle colonieCongresso continentale

Nell’ottobre 1774 si riunirono a Filadelfia, in Pennsylvania, i delegati di dodici delle colonie americane (erano assenti solo quelli della Georgia), in quello che fu chiamato “congresso continentale”.
Scopo del congresso era stabilire l’atteggiamento comune da tenere nei confronti dei tre provvedimenti repressivi presi dal parlamento inglese contro la città di Boston e l’intera colonia del Massachusetts, accusate di aver tollerato il danneggiamento dei beni della East India Company:
il porto di Boston veniva chiuso fino al risarcimento dei danni,
i poteri dell’assemblea della colonia erano ridotti,
i funzionari denunciati per i recenti disordini sarebbero stati giudicati in un’altra colonia o anche in Gran Bretagna.

Il 14 ottobre il congresso approvò una dichiarazione dei diritti delle colonie con una portata politica che andava ben al di là della protesta antifiscale degli anni precedenti.
 
Premesso che dalla fine dell’ultima guerra in poi il parlamento britannico, rivendicando il diritto di vincolare i popoli d’America mediante leggi su qualsivoglia materia, ha, con alcuni suoi provvedimenti, espressamente imposto tributi su di essi, mentre con altri, sotto svariati pretesti, ma di fatto allo scopo di ricavare delle entrate, ha imposto dazi e diritti da pagarsi in queste colonie […]. Premesso che nel corso dell’ultima sessione del parlamento sono state approvate tre leggi […].
I delegati riuniti in piena e libera rappresentanza di queste colonie, avendo preso nella più seria considerazione i mezzi più idonei a conseguire i fini sopra menzionati, hanno deciso in primo luogo, come gli inglesi loro avi hanno solitamente fatto per affermare e sostenere i loro diritti e le loro libertà, di dichiarare, che gli abitanti delle colonie inglesi del Nord-America, in virtù delle immutabili leggi della natura, dei principi della costituzione inglese, e delle varie carte o pattuizioni, possiedono i seguenti diritti.

Risoluzione unanime 1
Che essi hanno diritto alla vita, alla libertà e alla proprietà: e che non hanno mai ceduto ad alcun potere esterno il diritto di disporre di queste senza il loro consenso.

Risoluzione unanime 2
Che i nostri avi, i quali per primi si sono stabiliti in queste colonie, godevano, al tempo della loro emigrazione dalla madrepatria, di tutti i diritti, libertà ed immunità dei sudditi nati liberi nel regno d’Inghilterra.

Risoluzione unanime 3
Che in seguito a questa emigrazione essi non hanno in alcun modo ceduto, abbandonato o perduto quale che sia di questi diritti, ma essi avevano, ed i loro discendenti hanno presentemente, piena facoltà di esercitarli e goderne, così come è loro consentito di esercitarli e goderne dalle circostanze del luogo, ed altre.

Risoluzione unanime 4
Che il fondamento della libertà inglese, e di ogni governo libero, è il diritto del popolo di partecipare al proprio consesso legislativo; e siccome i coloni inglesi non sono rappresentati nel parlamento britannico, e per circostanze di luogo ed altre non vi possono convenientemente essere rappresentati, essi hanno diritto ad un pieno ed esclusivo potere di legislazione nelle loro rispettive assemblee legislative provinciali, nelle quali sole può essere salvaguardato il loro diritto di rappresentanza, in materia di tassazione e di politica interna, salvo soltanto il diritto di veto del loro sovrano, nei modi che sono stati fino ad ora consueti, ma, tenendo conto dell’imperio delle circostanze, ed in considerazione dell’interesse reciproco di entrambi i paesi, di buon grado acconsentiamo all’applicazione di quelle leggi del parlamento britannico che sono in buona fede limitate alla disciplina del nostro commercio esterno e che abbiano lo scopo di assicurare alla madrepatria i benefici commerciali di tutto l’impero, nonché il vantaggio commerciale dei rispettivi membri di questo; escluso però ogni concetto di tassazione interna od esterna, avente il fine di ricavare entrate dai sudditi d’America senza il loro consenso.

Risoluzione unanime 5
Che le singole colonie hanno diritto alla Common law inglese, e più particolarmente a quel grande e inestimabile privilegio di essere giudicati dai propri pari del luogo che è da essa garantito […].
Risoluzione unanime 8
Che essi hanno il diritto di riunirsi pacificamente, di deliberare sui torti subiti, e di inviare petizioni al re; e che tutti i procedimenti penali, i divieti e gli arresti a questo riguardo sono illegali.
Risoluzione unanime 9
Che il mantenere in tempo di pace un esercito stanziale in queste colonie, senza il consenso delle colonie nelle quali tale esercito è stanziato, è contro la legge.

La formazione degli Stati Uniti d’America, a c. di A. Aquarone, G. Negri, G. Scelba, Nistri Lischi, Pisa 1961, vol. I, pp. 354-358.
 
Rispondi
Quali sono, secondo la dichiarazione, i contenuti fondamentali del diritto naturale?
Quale diritto viene posto a fondamento della Costituzione inglese? 
https://keynes.scuole.bo.it/sitididattici/farestoria/percorsi/p07_01_04.html

1775-1776 – Il sovrano Giorgio III fece valere in risposta una linea intransigente. La situazione precipitò con il confronto armato a Lexington nell’aprile del 1775. Il 10 maggio il Congresso continentale organizzò la resistenza armata, pur sperando ancora nella conciliazione con l’Inghilterra. Comandante dell’esercito americano fu nominato George Washington (1732-99). Re Giorgio fece proclamare gli americani “ribelli”.

 Nell’aprile 1776 il Congresso invitò le colonie a costituire governi indipendenti. Il 4 luglio del 1776, il secondo Congresso continentale di Filadelfia approva una “Dichiarazione d’indipendenza”, redatta da Thomas Jefferson (1743-1826).

Dichiarazione di indipendenza

Testo tradotto

Quando nel corso di eventi umani, sorge la necessità che un popolo sciolga i legami politici che lo hanno stretto a un altro popolo e assuma tra le potenze della terra lo stato di potenza separata e uguale a cui le Leggi della Natura e del Dio della Natura gli danno diritto, un conveniente riguardo alle opinioni dell’umanità richiede che quel popolo dichiari le ragioni per cui è costretto alla secessione. 

Noi riteniamo che sono per sé stesse evidenti queste verità:
·        che tutti gli uomini sono creati eguali;
·        che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti,
·        che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità;
·        che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati;
·        che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità. 

Certamente, prudenza vorrà che i governi di antica data non siano cambiati per ragioni futili e peregrine; e in conseguenza l’esperienza di sempre ha dimostrato che gli uomini sono disposti a sopportare gli effetti d’un malgoverno finché siano sopportabili, piuttosto che farsi giustizia abolendo le forme cui sono abituati.

Ma quando una lunga serie di abusi e di malversazioni, volti invariabilmente a perseguire lo stesso obiettivo, rivela il disegno di ridurre gli uomini all’assolutismo, allora è loro diritto, è loro dovere rovesciare un siffatto governo e provvedere nuove garanzie alla loro sicurezza per l’avvenire. Tale è stata la paziente sopportazione delle Colonie e tale è ora la necessità che le costringe a mutare quello che è stato finora il loro ordinamento di governo.

Quella dell’attuale re di Gran Bretagna è una storia caratterizzata da ripetuti torti e usurpazioni, diretti a fondare un’assoluta tirannia su questi Stati.

Per dimostrarlo ecco i fatti che si sottopongono all’esame di tutti gli uomini imparziali e in buona fede. 
1) Egli ha rifiutato di approvare leggi sanissime e necessarie al pubblico bene.
2) Ha proibito ai suoi governatori di approvare leggi di immediata e urgente importanza, se non a condizione di sospenderne l’esecuzione finché non si ottenesse l’assentimento di lui, mentre egli trascurava del tutto di prenderle in considerazione.
3) Ha rifiutato di approvare altre leggi per la sistemazione di vaste zone popolate, a meno che quei coloni rinunziassero al diritto di essere rappresentati nell’assemblea legislativa – diritto di inestimabile valore per essi e temibile solo da un tiranno.
4) Ha convocato assemblee legislative in luoghi insoliti, incomodi e lontani dalla sede dei loro archivi, al solo scopo di indurre i coloni, affaticandoli, a consentire in provvedimenti da lui proposti.
5) Ha ripetutamente disciolte assemblee legislative solo perché si opponevano con maschia decisione alle sue usurpazioni dei diritti del popolo.
6) Dopo lo scioglimento di quelle assemblee si è opposto all’elezione di altre: ragion per cui il Potere legislativo, che non può essere soppresso, è ritornato, per poter funzionare, al popolo nella sua collettività, – mentre lo Stato è rimasto esposto a tutti i pericoli di invasioni dall’esterno, e di agitazioni all’interno.
7) Ha tentato di impedire il popolamento di questi Stati, opponendosi a tal fine alle leggi di naturalizzazione di forestieri rifiutando di approvarne altre che incoraggiassero la immigrazione, e ostacolando le condizioni per nuovi acquisti di terre.
8) Ha fatto ostruzionismo all’amministrazione della giustizia rifiutando l’assentimento a leggi intese a rinsaldare il potere giudiziario.
9) Ha reso i giudici dipendenti solo dal suo arbitrio per il conseguimento e la conservazione della carica, e per l’ammontare e il pagamento degli stipendi.
10) Ha istituito una quantità di uffici nuovi, e mandato qui sciami di impiegati per vessare il popolo e divorarne gli averi.
11) Ha mantenuto tra noi, in tempo di pace, eserciti stanziali senza il consenso dell’autorità legislativa.
12) Ha cercato di rendere il potere militare indipendente dal potere civile, e a questo superiore.
13) Si è accordato con altri per assoggettarci a una giurisdizione aliena dalla nostra costituzione e non riconosciuta dalle nostre leggi, dando il suo assentimento alle loro pretese disposizioni legislative miranti a:
a) acquartierare tra noi grandi corpi di truppe armate;
b) proteggerle, con processi da burla, dalle pene in cui incorressero per assassinii commessi contro gli abitanti di questi Stati;
c) interrompere il nostro commercio con tutte le parti del mondo;
d) imporci tasse senza il nostro consenso;
e) privarci in molti casi dei benefici del processo per mezzo di giuria;
f) trasportarci oltremare per esser processati per pretesi crimini;
g) abolire il libero ordinamento dileggi inglesi in una provincia attigua, istituendovi un governo arbitrario, ed estendendone i confini così da farne nello stesso tempo un esempio e un adatto strumento per introdurre in queste Colonie lo stesso governo assoluto;
h) sopprimere le nostre carte statutarie, abolire le nostre validissime leggi, e mutare dalle fondamenta le forme dei nostri governi;
i) sospendere i nostri corpi legislativi, e proclamarsi investito del potere di legiferare per noi in ogni e qualsiasi caso.

Egli ha abdicato al suo governo qui, dichiarandoci privati della sua protezione e facendo guerra contro di noi. 
Egli ha predato sui nostri mari, ha devastato le nostre coste, ha incendiato le nostre città, ha distrutto le vite del nostro popolo. 
Egli sta trasportando, in questo stesso momento, vasti eserciti di mercenari stranieri per completare l’opera di morte, di desolazione e di tirannia già iniziata con particolari casi di crudeltà e di perfidia che non trovano eguali nelle più barbare età, e sono del tutto indegni del capo di una nazione civile. 
Egli ha costretto i nostri concittadini fatti prigionieri in alto mare a portare le armi contro il loro paese, a diventare carnefici dei loro amici e confratelli, o a cadere uccisi per mano di questi.
Egli ha incitato i nostri alla rivolta civile, e ha tentato di istigare contro gli abitanti delle nostre zone di frontiera i crudeli selvaggi indiani la cui ben nota norma di guerra è la distruzione indiscriminata di tutti gli avversari, di ogni età, sesso e condizione. 

A ogni momento mentre durava questa apprensione noi abbiamo chiesto, nei termini più umili, che fossero riparati i torti fattici; alle nostre ripetute petizioni non si è risposto se non con rinnovate ingiustizie. Un principe, il cui carattere si distingue così per tutte quelle azioni con cui si può definire un tiranno, non è adatto a governare un popolo libero. 
E d’altra parte non abbiamo mancato di riguardo ai nostri fratelli britannici.
Di tanto in tanto li abbiamo avvisati dei tentativi fatti dal loro parlamento di estendere su di noi una illegale giurisdizione.
Abbiamo ricordato ad essi le circostanze della nostra emigrazione e del nostro stanziamento in queste terre.
Abbiamo fatto appello al loro innato senso di giustizia e alla loro magnanimità, e li abbiamo scongiurati per i legami dei nostri comuni parenti di sconfessare queste usurpazioni che inevitabilmente avrebbero interrotto i nostri legami e i nostri rapporti.

Anch’essi sono stati sordi alla voce della giustizia, alla voce del sangue comune.

Noi dobbiamo, perciò, rassegnarci alla necessità che denuncia la nostra separazione, e dobbiamo considerarli, come consideriamo gli altri uomini, nemici in guerra, amici in pace.
Noi pertanto, Rappresentanti degli Stati Uniti d’America, riuniti in Congresso generale, appellandoci al Supremo Giudice dell’Universo per la rettitudine delle nostre intenzioni, nel nome e per l’autorità del buon popolo di queste Colonie, solennemente rendiamo di pubblica ragione e dichiariamo:
che queste Colonie Unite sono, e per diritto devono essere, stati liberi e indipendenti;
che esse sono sciolte da ogni sudditanza alla Corona britannica,
che ogni legame politico tra esse e lo Stato di Gran Bretagna è, e deve essere, del tutto sciolto;
che, come Stati liberi e indipendenti, essi hanno pieno potere di far guerra, concludere pace, contrarre alleanze, stabilire commercio e compilare tutti gli altri atti e le cose che gli stati indipendenti possono a buon diritto fare.

E in appoggio a questa dichiarazione, con salda fede nella protezione della Divina Provvidenza, reciprocamente impegniamo le nostre vite, i nostri beni e il nostro sacro onore. 

Seguono 55 firme di Rappresentanti dei 13 Stati
Dichiarazione indipendenza americana

La Dichiarazione d’Indipendenza fu un documento rivoluzionario che ha un’importanza storica fondamentale.
Essa è interamente ispirata ai princìpi stabiliti dall’Illuminismo che hanno motivato un’azione politica completamente nuova, non più basata sui diritti dinastici di una famiglia reale, ma sui diritti naturali dell’uomo.
I principi a cui si ispira sono:
  – uguaglianza
  – libertà
  – ricerca della felicità
Queste parole entrano per la prima volta in un documento politico.

Il re d’Inghilterra, Giorgio III, viene denunciato come un tiranno che vuole imporre alle colonie una norma ingiusta, mentre le Leggi di Dio e della natura danno diritto al popolo americano di proclamarsi indipendente e di decidere in autonomia il proprio destino.
 

Confronto con l’Articolo 3 della Costituzione italiana.
 
Art. 3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

1777 – Washington, dopo molte difficoltà iniziali, ottenne un’importante vittoria a Saratoga nell’ottobre del 1777. Un aiuto determinante agli americani venne dall’intervento nella guerra della Francia nel febbraio del 1778, della Spagna nel 1779 e dell’battaglia di Olanda nel 1780.

1781 Con la battaglia di Yorktown in Virginia, la guerra si concluse con la vittoria delle forze congiunte franco-americane.

1783 – La pace di Parigi conclude la vittoriosa guerra dei coloni americani contro la Gran Bretagna, che riconosce l’indipendenza degli Stati Uniti d’America.

Il nuovo stato americano

Il nuovo stato fu

  • il primo stato “borghese” della storia moderna,
  • senza gerarchie nobiliari,
  • con un’idea dell’eguaglianza fondata sugli eguali diritti di tutti alla corsa al benessere,
  • basato su istituzioni parlamentari, sulla subordinazione dei militari al potere civile e sulla separazione fra stato e chiese.

Il diritto di voto rimase limitato ai soli contribuenti.

Queste straordinarie innovazioni però sono in conflitto con un’eredità dei sistemi più tradizionali: l’istituto della schiavitù. Il sistema degli schiavi, la tratta dei negri, erano a fondamento dell’economia degli stati del sud. Il problema della schiavitù rimarrà una pesante eredità nella storia degli USA e troverà soluzione, se possiamo ora sostenere che davvero oggi sia risolto, solo nel corso del XX secolo.

1787 – Viene approvata la Costituzione degli Stati Uniti d’America, uno stato di tipo federale.

1789 – George Washington, un grande possidente divenuto capo militare dell’esercito indipendentista, viene eletto presidente della repubblica degli Stati Uniti d’America.

Federazione o confederazione?

Quando l’indipendenza fu riconosciuta, il nuovo stato dovette definire la propria identità. Si aprì un dibattito: bisognava decidere se diventare uno stato federale o una confederazione di stati.

La Confederazione di stati è un’associazione di stati sovrani che detengono la maggior parte del potere. Solo una parte dei poteri è ceduta ad organi confederali che non esercitano direttamente la sovranità sui cittadini. Tutti gli stati confederati mantengono la propria sovranità e quindi prevale autonomia dei singoli stati.

Lo stato federale prevede la realizzazione di uno stato unitario, in cui i cittadini siano soggetti sia a poteri federali che a quelli dei singoli stati. La sovranità singoli stati è limitata perché prevalgono i poteri stato federale. Solo lo stato centrale, cioè federale, è soggetto al diritto internazionale e esercita la politica estera. Prevale quindi la sovranità dello stato federale su autonomia singoli stati.

Il dibattito fu acceso. Gli stati del Nord optavano per una federazione di stati, mentre il Sud preferiva le libertà concesse dalla confederazione.

La Costituzione degli Stati Uniti

I crescenti dubbi sulla prima Costituzione americana (gli Articoli di confederazione del 1781) condussero alla Convenzione di Filadelfia, l’assemblea incaricata di stendere un nuovo testo e composta da 55 delegati di dodici stati (non volle partecipare il Rhode Island).

La Convenzione svolse i suoi lavori dal 25 maggio 1787 e il 17 settembre approvò i sette articoli della Costituzione federale, sottoposta poi alla ratifica da parte dei singoli stati e completata nel 1791 (seguendo la procedura stabilita dall’articolo V) da dieci emendamenti.

Preambolo
Noi, popolo degli Stati Uniti, allo scopo di perfezionare ancor più la nostra Unione, di garantire la giustizia, di assicurare la tranquillità all’interno, di provvedere alla comune difesa, di promuovere il benessere generale e di salvaguardare per noi stessi e per i nostri posteri il dono della libertà, decretiamo e stabiliamo questa Costituzione degli Stati Uniti d’America.

Articolo 1

Sezione 1.
Tutti i poteri legislativi conferiti col presente atto sono delegati a un Congresso degli Stati Uniti, composto di un Senato e di una Camera dei rappresentanti.

Sezione 2.
1. La Camera dei Rappresentanti sarà composta di membri eletti ogni due anni dal popolo dei vari stati […].
3. I Rappresentanti […] saranno ripartiti fra i diversi Stati che facciano parte dell’Unione secondo il numero degli abitanti; numero che verrà determinato aggiungendo al totale degli uomini liberi – compresi quelli sottoposti a prestazioni di servizio per un periodo limitato ed esclusi gli indiani non soggetti a imposte – tre quinti del rimanente della popolazione. Il censimento deve essere fatto entro tre anni dalla prima riunione del Congresso e successivamente ogni dieci anni […].

Sezione 3
1. Il Senato degli Stati Uniti sarà composto da due senatori per ogni Stato, eletti dalla Legislatura locale per un periodo di sei anni […].
Sezione 8 Il Congresso avrà facoltà di […] dichiarare la guerra; di reclutare e mantenere eserciti: nessuna somma, però, potrà essere stanziata a questo scopo per più di due anni; di creare e mantenere una marina militare […].

Sezione 10
1. Nessuno Stato potrà concludere trattati, alleanze o patti confederali […]; battere moneta o emettere titoli di credito o consentire che il pagamento dei debiti avvenga in altra forma che mediante monete d’oro o d’argento; approvare alcun decreto di limitazione dei diritti del cittadino o alcuna legge penale retroattiva […].

Articolo 2
Sezione 1 1. Il Presidente degli Stati Uniti d’America sarà investito del potere esecutivo. Rimarrà in carica per il periodo di quattro anni […].

Sezione 2 2. Avrà il potere, su parere e con il consenso del Senato, di concludere trattati, purché vi sia l’approvazione di due terzi dei senatori presenti.


Emendamento 1.
Il Congresso non potrà fare alcuna legge per il riconoscimento di qualsiasi religione o per proibirne il libero culto; o per limitare la libertà di parola o di stampa, o il diritto che hanno i cittadini di riunirsi in forma pacifica e di inoltrare petizioni al Governo per la riparazione di torti subiti.

Emendamento 2.
Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben ordinata milizia, il diritto dei cittadini di tenere e portare armi non potrà essere violato.

Emendamento 10.
I poteri non delegati dalla Costituzione degli Stati Uniti, o da essa non vietati agli Stati, sono riservati ai rispettivi Stati, ovvero al popolo.


R. Hofstadter, Le grandi controversie della storia americana, Opere Nuove, Roma 1966, pp. 110-126.

Rispondi
Come vengono ripartiti i poteri fra Congresso e presidente?
Come vengono regolate le competenze del governo federale e degli stati membri?
https://keynes.scuole.bo.it/sitididattici/farestoria/percorsi/p07_01_05.html

Scrivi

Scrivi un testo di 15 righe che metta in luce le cause della rivoluzione americana facendo riferimento a queste parole chiave:

  • tassazione,
  • ideali illuministici,
  • spirito autonomista,
  • intransigenza del sovrano inglese,
  • fine Guerra Sette anni,
  • divieto di espansione verso ovest.

Rispondi

  • 1. Quali sono le caratteristiche delle 13 colonie americane: elementi in comune e differenze.
  • 2. Per quanto riguarda la religione, quali sono le caratteristiche della religione nelle 13 colonie? 
  • 3. Quali erano i diritti e i doveri delle 13 colonie nei confronti della madre patria Inghilterra?
  • 4. Quali sono le tappe dell’indipendenza americana? 
  • 5. Gli Stati Uniti scelgono di essere uno stato federale. Per quale motivo? 
  • 6. Cosa distingue una confederazioen da una federazione di stati?
  • 7. Il nuovo governo si costituisce secondo la teoria della divisione dei poteri di Montesquieu; quale organo esercita il potere legislativo, quale quello esecutivo, quale quello giundiziario? 
  • 8. Quali sono le caratteristiche della Costituzione americana? 
  • 9. Quale è però un punto di assoluta incoerenza?

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