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Il monachesimo

Caratteri generali

Il monachesimo è un complesso fenomeno religioso, che appartiene a diverse religioni, per cui alcuni individui si allontanano dalla consueta vita sociale, per realizzare nel modo più completo i principi della fede in vita solitaria o in vita di comunità.

Le diverse religioni hanno visto nascere diverse forme di monachesimo: gli Indù con i guru, il buddismo con i bonzi, i sufi nell’Islam, i monaci nel cristianesimo.

Il monachesimo pratica l’ascesi [parola che deriva dal greco askesis, che significa esercizio] e predica il distacco dagli eventi del mondo, dalle passioni, dagli istinti, attraverso le pratiche

  • dell’isolamento,
  • della meditazione,
  • della preghiera,
  • del digiuno.

Attraverso l’ascesi l’uomo abbandona il superfluo per concentrarsi sulla propria interiorità e sulla propria spiritualità.  La stessa parola, ascendere, porta a pensare a salire verso il cielo, verso il Paradiso, verso Dio.

L’ascetismo nasce prima come pratica individuale, successivamente si trasforma in fenomeno comunitario.

Nasce, per il cristianesimo, dall’esempio di Cristo, che era stato 40 giorni da solo nel deserto e che aveva resistito alle tentazioni del demonio. Per i primi cristiani questa fu un’indicazione della preparazione del Cristo alla vita pubblica.

La parola Cristo deriva dal greco Kristos che vuol dire unto, prescelto da Dio.
Il prescelto poteva diventare Re dei Re, come voleva un’antica tradizione ebraica.
Il futuro Re sarebbe stato unto con olio sacro.

Come qualsiasi altra forma del vivere umano anche il monachesimo ha risentito delle influenze esteriori ma il concetto di una perfezione da raggiungere attraverso l’isolamento, la rinuncia, il lavoro e la preghiera è rimasto nel monachesimo cristiano.

Il Monachesimo nel Medioevo

Eremiti

All’inizio troviamo gli eremiti, persone che vivevano per scelta personale in isolamento assoluto dalla società, spesso in un luogo remoto. Le ragioni principali che possono portare ad una scelta del genere sono di solito spirituali e religiose.

Il più famoso tra questi eremiti, considerato il primo, fu un giovane egiziano Paolo di Tebe (Egitto 230 – Tebaide 335 circa), venerato dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e da quella copta. Si narra che, appartenente ad una ricca famiglia, avesse abbracciato la religione cristiana. Denunciato come cristiano da un parente avido dei suoi beni, si rifugia in una caverna rimanendovi sino alla morte.

San Gerolamo, di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio

Anacoreti

In seguito troviamo gli anacoreti, che costituiscono la prima forma di vita monastica.

Pur vivendo in isolamento, talvolta gli anacoreti si incontravano e trascorrevano qualche momento assieme, dividendo qualche pasto e praticando qualche rito religioso.

Non avevano però regole comuni.

Stiliti

Stiliti – http://www.redemptorists.org.uk/red/mag/syrian1.htm, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1646958

Gli stiliti compivano una fuga dal mondo in verticale. Infatti avevano la particolarità di trascorrere la propria vita di preghiera e di penitenza su di una piattaforma posta in cima ad una colonna rimanendovi per molti anni anche fino alla morte.

Questa pratica voleva essere una testimonianza, una pubblica dimostrazione di fede, per essere un monito vivente per chiunque vedesse la sua condizione di vita.

Il più famoso fu sicuramente San Simeone che nacque ad Antiochia che visse sopra una colonna per ben 45 anni.

Cenobiti

I cenobiti rappresentano la prima forma di monaci cristiani.

Le loro prime comunità risalgono al IV secolo.

Praticano una forma comunitaria di ascetismo nei cenobi, luoghi circondati da un alto muro perimetrale che diveniva il confine invalicabile.

Al di là del muro c’era il mondo, con i suoi peccati e con le tentazioni del demonio.

A guida dei cenobiti era un’autorità spirituale.

Il fondatore del cenobitismo è considerato San Pacomio Monaco egiziano vissuto tra i 292 e il 348.

San Pacomio

I monaci e la regola

Quando nelle comunità religiose si cominciano a stabilire delle regole ha inizio il monachesimo. La regola viene posta dal maestro e ha lo scopo di organizzare la vita comunitaria.

Il monastero è una residenza religiosa stabile destinata a monaci, canonici regolari, o alle monache.

  • È detta sui iuris se è una casa religiosa governata in maniera autonoma da un superiore eletto dal monastero stesso.
  • È chiamata abbazia se il superiore è un abate.
  • Si chiama priorato conventuale se è gestita da un priore.

San Benedetto da Norcia

San Benedetto da Norcia – ritrattto di Andrea Mantegna

Nel 529 San Benedetto da Norcia fonda il primo monastero a Montecassino, in Lazio, scrive la prima regola e dà vita al monachesimo occidentale.

Monastero do Mintecassino – Lazio – Italia

Benedetto è il primo che trasforma il luogo di vita dei monaci.

Infatti fino a quel momento si utilizzavano edifici precedentemente costruiti e poi abbandonati a causa della restrizione del numero degli abitanti o a causa dei saccheggi dei barbari; talvolta, come nel caso spesso degli eremiti, si utilizzavano dei ripari naturali come le grotte.

Ma Benedetto fonda alcuni monasteri in cui accoglie i suoi monaci.

San Benedetto da Norcia – opera di Pietro Vannucci, detto il Perugino – https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f2/Pietro_Perugino_cat48l.jpg

I compiti del monaco

Il primo è quello di praticare la sua fede religiosa, secondo una forma rituale e ripetitiva che sottolinea la sua adesione quotidiana alle proprie convinzioni.

Questa prima regola è importante perché la vita monastica è più agevole di quanto sia la vita nel mondo esterno. Il monastero offe delle sicurezze che non sempre ci sono fuori.

Basilica di san Pietro, Tuscania.

Ma la vita del monaco è comunque dura e i monaci possono aver la tentazione di abbandonare il monastero. Benedetto capisce che il mondo esterno può lusingare i monaci e al punto da indebolirne la vocazione. Per evitare questo, circoscrive l’area del monastero con un muro e dispone che ci sia un solo varco, la portineria. Nella portineria c’è sempre un monaco “di provata esperienza” come dice Benedetto, “deve essere” che ha il compito di verificare se i confratelli sono autorizzati ad uscire e di controllare chi vuole entrare.

Per garantire la qualità della vita dei monaci la regola benedettina prevede che all’interno del recinto monastico ci sia il necessario per il sostentamento del monastero:

  • un orto,
  • un frutteto,
  • un mulino.

Nei campi del monastero si coltivano prodotti vari:

  • il frumento per la produzione del pane monastico,
  • gli altri cereali utilizzati per produrre il pane delle popolazioni esterne.

Infatti i monaci si preoccupano anche del sostentamento dei poveri.

La conseguenza di questa chiusura del monastero è che tutto quello che serve per vivere deve essere prodotto all’interno del recinto monastico.

Il monastero quindi deve essere autosufficiente e devono trovare spazio tutte le attività economiche necessarie alla vita.

Questo significa che la maggior parte dei materiali e delle attrezzature necessarie alla produzione sono del monastero.

Ovviamente determinati prodotti devono venir acquistati, ad esempio quando ci deve procurare il “blu oltremare” per una miniatura, qualcuno deve andare ad acquistare il colore fuori dal monastero. Infatti il “blu oltremare” è fatto con i lapislazzuli che si possono acquistare a Damasco, unico centro di commercio di tale pietra. Ma si tratta di eccezioni.

La vita economica sociale culturale della popolazione si svolgeva attorno al monastero, considerato una vera e propria città.

I monasteri erano protetti da alte mura e venivano costruiti in zona e facili da difendere.

Era la chiesa luogo di preghiera dei monaci. Il chiostro attorno al cortile con giardino e fontana era il centro della vita dei monaci, luogo in cui potevano leggere, passeggiare, incontrarsi prima e dopo il lavoro.

Se negli orti e nei campi i monaci si avvalevano anche dell’aiuto di contadini, il lavoro di copiatura dei codici antichi era svolto esclusivamente dai monaci.

È grazie al lavoro dei monaci se la cultura antica è arrivata ai giorni nostri.

La regola benedettina è sintetizzata nel famoso motto “ora et labora” prega e lavora.

Rispondi

  1. Cosa si intende per monachesimo?
  2. Qual è il significato della parola ‘ascesi’ e che vita praticano gli asceti?
  3. Quale vantaggio produce la vita ascetica?
  4. Da dove nasce l’idea dela vita ascetica?
  5. Chi sono gli eremiti?
  6. Chi sono gli stiliti?
  7. Chi sono i cenobiti?
  8. Cosa si intende per ‘regola’ quando si parla di monaci?
  9. Che differenza c’è tra clero regolare e clero secolare?
  10. Chi ha dato l’avvio al monachesimo?
  11. Qual è la regola dei benedettini?
  12. A quali attività attendevano i monaci?
  13. Come è strutturato un monastero?
  14. Per quale motivo attorno al monastoro ci sono alte mura?
  15. Quale merito indiscutibile va attribuito ai monaci medievali?

Fonti

https://www.treccani.it/enciclopedia/monachesimo/