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Duecento italiano Poesia

La nascita della cultura italiana

Affermazione del volgare in Italia

Nel corso del medioevo la solidità della tradizione latina ritardò lo sviluppo di una letteratura in lingua volgare. Non si parlava più in latino ma non si scriveva ancora nella lingua utilizzata dal popolo. Il termine volgare deriva dalla parola volgo che identificava il popolo.

Indovinello veronese

In Italia la prima testimonianza scritta in volgare è l’Indovinello veronese, scritto tra la fine dell’VIII secolo e l’inizio del IX.

La lingua, ad un occhio inesperto, sembra latino, ma non lo è già più. Infatti la lingua latina utilizza le desinenze delle parole per riconoscere la sintassi della frase. Qui ormai le desinenze sono cadute.

I primi documenti che attestano l’uso letterario dei volgari italiani risalgono alla fine del XII secolo. Si trovano testi di trovatori provenzali raffinati che erano in cerca di fortuna nella penisola, ma la produzione autoctona ci mostra un livello inferiore. Una delle più antiche testimonianze in lingua volgare è il Ritmo laurenziano.

Ritmo laurenziano


Parafrasi
Salva il vescovo di Jesi (“iesenate”), il migliore che mai sia nato, che da quando è stato consacrato illumina tutto il clero. Né l’autore del Phisiologus (un noto opuscolo scientifico di origine greca, capostipite dei ‘bestiari’ medievali) né Catone (l’autore del trattato Disticha Catonis) furono più dotati, e il papa lo tiene alla propria destra come suo confidente più intimo. Il suo nobile vescovato è divenuto migliore e più prospero.
Il papa romano lo ha consacrato vescovo in (San Giovanni in) Laterano. San Benedetto e san Germano lo hanno destinato a essere sovrano di tutto il regno cristiano: infatti venne da Lornano (vicino a Macerata, feudo della famiglia del vescovo di Iesi), dal paradiso terrestre (delle delizie). E certo questo non fu un uomo di bassa condizione sociale! Da quando esistette il mondo, anche (nel periodo) pagano, non conosco che sia esistito un marchigiano (o anche ‘un gran signore’) come lui. Se mi dà un cavallo balzano, lo mostrerò al buon toscano (forse Ildebrandino dei Pannocchieschi, vescovo di Volterra dal 1184 al 1211), al quale bacio la mano che mi benedice.
Al vescovo Grimaldesco non dispiace avere alla sua tavola cento cavalieri per volta, anzi gli fanno piacere e gli sono graditi. Né un italiano, né un tedesco, né uno dell’Italia settentrionale, né un francese potrei incoronare (che sia) migliore di lui, tanto è sempre prontamente generoso. Vado da lui per (ottenere) un cavallo veloce, giovane (‘puledresco’), di due colori (‘disparesco’, disuguale). Gli arcieri si aggirano minacciosamente (qui intorno), e io sbigottisco perché mi fanno paura. Rispose e disse in latino: “Mettigli la sella e vai”; e io, tutto contento (‘come a nozze’), non finirò di benedirlo finché starò a ballare in questo mondo.

Commento

L’autore anonimo di questa famosa composizione “ritmica” è un giullare.

Giullare – London, British Library, Psalter of Luttrell (1320-40 c.)

I giullari erano artisti che si guadagnavano da vivere esibendosi davanti ad un pubblico. Erano abili in diverse arti: ballare, cantare, suonare, fare acrobazie e mimi. Spesso dovevano essere in grado di far divertire la corte e soprattutto il re. Nel Duecento e nel Trecento i giullari, considerati i primi veri professionisti delle lettere perché vivevano della loro arte, divennero il maggior elemento di unione tra la letteratura colta e quella popolare e ebbero un ruolo molto importante nella diffusione di notizie, idee, forme di spettacolo e di intrattenimento vario.

Il ritmo laurenziano è uno tra i più antichi esempi della poesia italiana più antica. È chiamato così perché registrato unicamente su un manoscritto della Biblioteca Mediceo Laurenziana di Firenze. È stato scritto probabilmente tra il 1188 e il 1207. È suddiviso in tre strofe monorime, cioè in ogni strofa le rime sono le stesse, tipico delle filastrocche popolari. L’autore mostra di saper usare con maestria il volgare ormai autonomo dal latino.

Il giullare vuole chiedere al vescovo di Iesi un cavallo. La sua richiesta è arricchita da una sfrontata adulazione: il suo “benefattore” è definito confidente del Papa, addirittura destinato a sua volta al papato, considerato il più grande e generoso signore fin dai tempi pagani ed è sceso in terra dal Paradiso Terrestre. Le lusinghe vogliono convincere il vescovo a regalare al giullare un cavallo balzano, cioè un cavallo veloce con delle preziose macchie bianche sulle zampe.

Fonte

http://www.treccani.it/magazine/strumenti/una_poesia_al_giorno/10_14_ritmo_laurenziano.html

Cantico delle creature Francesco d’Assisi

Parafrasi
Altissimo, Onnipotente Buon Signore, tue sono le lodi, la gloria, l’onore e ogni benedizione.
A te solo, o Altissimo, si addicono e nessun uomo è degno neppure di parlare di te, di menzionarti.
Sii lodato o mio Signore, insieme a tutte le creature; sii lodato specialmente per il signor fratello sole, il quale è la luce del giorno, e attraverso il quale tu ci dai la luce. E lui è bello e raggiante con grande splendore, il sole rappresenta Te mio Signore, è simbolo di Te.
Sii lodato o mio Signore, per sorella luna e per le stelle: tu le hai create e poste in cielo, illuminate e preziose e belle.
Sii lodato o mio Signore, per fratello vento, e per l’aria e per le nubi e per il cielo sereno e per ogni tempo meteorologico, grazie al quale tu dai vita e sostegno alle tue creature.
Sii lodato o mio Signore, per sorella acqua, che è molto utile e umile, preziosa e pura.
Sii lodato o mio Signore, per fratello fuoco, attraverso il quale illumini la notte. Egli è bello, giocondo, robusto e forte.
Sii lodato o mio Signore, per nostra sorella madre terra, la quale ci dà nutrimento e ci mantiene: produce diversi frutti, con fiori variopinti ed l’erba.
Sii lodato o mio Signore, per quelli che perdonano in nome del tuo amore, e sopportano malattie e sofferenze. Beati saranno quelli che le sopporteranno serenamente, perché saranno premiati dall’Altissimo.
Sii lodato o mio Signore per la nostra sorella morte corporale, dalla quale nessun essere umano può scappare, guai a quelli che moriranno mentre sono in peccato mortale. Beati quelli che troveranno la morte mentre stanno rispettando le tue volontà, perché il giorno del Giudizio Universale non avranno a temere alcun male.
Lodate e benedite il mio Signore, e ringraziatelo e servitelo con grande umiltà.

Commento

Il cantico delle creature non è solo un testo letterario ma è anche un testo religioso. Il messaggio che Francesco vuole trasmettere è semplice e esprime la sua particolare religiosità: l’universo è un mondo armonioso e sereno e la natura non è il luogo del peccato e della tentazione ma il luogo della manifestazione di Dio. Questa visione gioiosa e pacificata del Creato come dono divino ispira l’umile lode e il ringraziamento a Dio per tutte le cose.

Per lodare il suo Signore Francesco esalta tutte le creature. Inizia col tessere le lodi del sole, della luna, delle stelle e degli elementi: l’aria con gli eventi atmosferici, l’acqua, il fuoco e la terra con tutti i suoi frutti. Poi la sua lode passa agli uomini che perdonano in nome dell’amore di Dio e conclude lodando la morte del corpo, che prepara alla nuova vita dell’anima.

La lode a Dio è espressione della fratellanza di tutte le creature, dell’amore che le lega e dell’umiltà che deve contrassegnare il rapporto tra l’uomo e il creato, tra l’uomo e gli altri uomini, tra l’uomo e Dio. L’intento che Francesco si pone con questa Lauda è quello di offrire un testo da cantare in lode al Signore e da insegnare ai fedeli. Sembra infatti che egli abbia chiamato a sé alcuni dei suoi confratelli e li abbia inviati a cantare il Cantico di frate Sole fra la gente come “giullari di Dio”.

Per questo ha scelto una struttura ripetitiva e un lessico semplice, popolare.

Video sul Cantico di Frate Sole.

https://www.youtube.com/watch?v=g7m22qReEvY