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Nazismo

Lo stato nazista si costituisce dopo il 1933. Tra il 1919 e il 1933 il potere è in mano alla Repubblica di Weimar. Hitler comincia a cercare di arrivare al potere già dagli anni 20.

Ammira Benito Mussolini, lo considera il suo modello e cerca di imitarlo.

Dopo la crisi del 1929 Hitler cavalca il malcontento; la sua popolarità aumenta progressivamente. Nel 1933 Hitler diventa cancelliere e nel ’34, alla morte del presidente Hindenburg assume su di sé anche i poteri del capo di Stato diventando dittatore.

La Germania di Hitler è un paese nel quale avviene l’identificazione tra il partito e lo stato. Hitler non cambia le leggi lentamente come fa Mussolini, ma improvvisamente impone la sua volontà, assume su di sé tutti i poteri, annulla lo stato di diritto, annulla le autonomie degli organi istituzionali e crea la dittatura.

Lo stato nazista si costituisce subito dopo l’incendio del Reichstag, sede del parlamento tedesco. Hitler accusa i comunisti del rogo, arresta gli esponenti del partito comunista e ne approfitta per assumere i pieni poteri e per instaurare la sua dittatura. Il 20 marzo del 1933 avviene l’apertura del primo lager a Dachau, il primo campo di concentramento nel quale dovevano andare tutti gli esponenti dell’opposizione. La scusa per realizzare tali luoghi era quella di rieducare chi non era in linea con il pensiero nazista.

Il 14 luglio del 1933 vengono sciolti tutti i partiti e il 30 giugno del 1934 si ricorda la Notte dei lunghi coltelli, la notte nella quale vengono assassinati tutti i dirigenti delle SA le squadre d’assalto.  In questo modo lui assume il potere totale e assoluto dopo aver eliminato chiunque avrebbe limitare o controllare la sua attività.

Quali sono gli elementi del totalitarismo nazista?

  1. L’ideologia della propaganda delle organizzazioni di massa, come il fascismo, con l’obiettivo di costruire il consenso;
  2. Uno dei principi su cui si basa il potere nazista è quello del razzismo. Le leggi di Norimberga dichiarano l’intenzione di annientare la diversità di ogni di ogni tipo. In Germania si usa violenza contro tutte le forme di diversità: si sterilizzano prima e si uccidono poi malati psichiatrici, anziani, disabili, omosessuali, Rom. Gli ebrei poi saranno l’obiettivo della violenza di Hitler.
  3. Il terrore è uno degli strumenti di controllo sociale. Le SS, la Gestapo e i lager sono strumenti di repressione del dissenso.
  4. Il Fuhrer ha il controllo assoluto sull’economia. L’economia viene organizzata direttamente dall’alto. L’economia tedesca è funzionale alla guerra. L’obiettivo è quello di aumentare lo spazio vitale (Lebensraum) in cui permettere lo sviluppo della società tedesca. Si vuole garantire la piena occupazione dei tedeschi. Si creano grandi opere pubbliche e si investe tantissimo nelle spese militari.

In questa immagine possiamo vedere come sono cambiate le spese nel bilancio dello stato germanico dalla Repubblica di Weimar al regime nazista, tra il 1928 e il 1938. Come potete notare c’è stato un incremento degli investimenti nell’ambito dei trasporti e un incremento decisamente considerevole per quanto riguarda le spese per gli armamenti.

Vie di comunicazione e armamenti sono funzionali alla guerra. Questo ci chiarisce in modo inequivocabile quali fossero le intenzioni del dittatore.

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Fascismo

I Fasci di combattimento

Nel 1919 Benito Mussolini, ex direttore dell’Avanti, giornale di ispirazione socialista fondò i Fasci di combattimento.

I Fasci nacquero come antipartito e proponevano il seguente programma.

FASCI ITALIANI DI COMBATTIMENTO – Comitato Centrale
MILANO – Via Paolo da Cannobbio, 37 – Telefono 7156

Italiani!
Ecco il programma nazionale di un movimento sanamente italiano.
Rivoluzionario, perchè antidogmatico e antidemagogico; fortemente innovatore perchè antipregiudizievole.
Noi poniamo la valorizzazione della guerra rivoluzionaria al di sopra di tutto e di tutti.
Gli altri problemi: burocrazia, amministrativi, giuridici, scolastici, coloniali, ecc. li tracceremo quando avremo creata la classe dirigente.

Per questo NOI VOGLIAMO:
Per il problema politico
a) — Suffragio universale a scrutinio di Lista regionale, con rappresentanza proporzionale, voto ed eleggibilità per le donne.
b) — Il minimo di età per gli elettori abbassato ai 18 anni; quello per i Deputati abbassato ai 25 anni.
c) — L’abolizione del Senato.
d) — La convocazione di una Assemblea Nazionale per la durata di tre anni, il cui primo compito sia quello di stabilire la forma di costituzione dello Stato.
e) — La formazione di Consigli Nazionali tecnici del lavoro, dell’industria, dei trasporti, dell’igiene sociale, delle comunicazioni ecc. eletti dalle collettività professionali o di mestiere, con poteri legislativi, e col diritto di eleggere un Commissario Generale con poteri di Ministro.

Per il problema sociale:
NOI VOGLIAMO:
a) — La sollecita promulgazione di una Legge dello Stato che sancisca per tutti i lavoratori la giornata legale di otto ore di lavoro.
b) — I minimi di paga.
c) — La partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori al funzionamento tecnico dell’industria.
d) — L’affidamento alle stesse organizzazioni proletarie (che ne siano degne moralmente e tecnicamente) della gestione di industrie o servizi pubblici.
e) — La rapida e completa sistemazione dei ferrovieri e di tutte le industrie dei trasporti.
f) — Una necessaria modificazione del progetto di legge di assicurazione sull’invalidità e sulla vecchiaia, abbassando il limite di età, proposto attualmente a 65 anni, a 55 anni.

Per il problema militare:
NOI VOGLIAMO:
a) — L’istituzione di una milizia nazionale con brevi servizi di istruzione e compito esclusivamente difensivo.
b) — La nazionalizzazione di tutte le Fabbriche di Armi e di esplosivi.
c) — Una politica estera nazionale intesa a valorizzare nelle competizioni pacifiche della civiltà, la nazione italiana nel mondo.

Per il problema finanziario:
NOI VOGLIAMO:
a) — Una forte imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo, che abbia la forma di vera ESPROPRIAZIONE PARZIALE di tutte le ricchezze.
b) — Il sequestro di tutti i beni delle Congregazioni religiose e l’abolizione di tutte le mense Vescovili, che costituiscono una enorme passività per la Nazione, e un privilegio di pochi.
c) — La revisione di tutti i contratti di forniture di guerra, ed il sequestro dell’85% dei profitti di guerra.
Dopo aver letto il programma dei Fasci di combattimento quale immagine di questo movimento emerge?

Il programma era repubblicano e ultrademocratico col diritto di voto per le donne, la giornata lavorativa di otto ore e la tassazione straordinaria dei capitali.

Queste proposte verranno poi dimenticate dal regime fascista. Si osservi che il programma proponeva anche il mito della violenza «rigeneratrice» elemento che invece rimarrà nei programmi del Duce.

La prima azione compiuta dai fasci di combattimento fu la distruzione della sede dell’Avanti, nell’aprile del 1919.

Nel 1914 – 1915 Mussolini era direttore dell’Avanti, testata giornalistica che sosteneva le idee socialiste.
In Italia era acceso il dibattito tra interventisti e neutralisti. Il partito socialista sosteneva in maniera decisa il neutralismo: l’Italia non avrebbe dovuto entrare in guerra.
Mussolini, nonostante l’orientamento del suo partito, abbracciava le proposte degli interventisti.
Sicuro di essere seguito dal partito egli chiede alla direzione nazionale del Partito Socialista Italiano di sostenere la sua nuova linea.
Non ascoltato Mussolini rassegnò le sue dimissioni.

Il fascismo arrivò al governo dopo un periodo di instabilità politica. Nel 1919 i Fasci contavano 31 sezioni e 870 iscritti e alle elezioni del 1919 i Fasci ottennero 4000 voti, ma nessun seggio.

In questa prima fase avevano un potere marginale, ma progressivamente divennero sempre più importanti.

Acquisirono infatti sempre più potere perché:

  • abbandonarono l’iniziale radicalismo,
  • si proposero come strumento di organizzazione politica della borghesia produttiva e dei ceti medi – questi non si riconoscevano nei partiti tradizionali e nello stato liberale,
  • fecero un uso “sapiente” della violenza politica.

Operazioni squadriste

Nel 1920 iniziarono le spedizioni delle squadre d’azione fasciste. Le squadre erano composte da:

  • giovani ex combattenti,
  • ufficiali appena congedati,
  • arditi,
  • studenti,
  • disoccupati al soldo degli agrari.

Spesso gli squadristi provenivano dal ceto piccolo borghese e dal ceto medio. Si muovevano rapidamente da un borgo all’altro a bordo di un camion, di notte.

L’obiettivo delle squadre era:

  • disarticolare il sistema sindacale,
  • intimidire l’avversario politico,
  • attirare nuovi proseliti.

Le squadre delle camicie nere, questa la divisa degli appartenenti ai fasci di combattimento, attaccavano simboli dei partiti comunisti e socialisti. Nelle aree agricole gli imprenditori agrari assoldavano le squadre di fascisti contro le conquiste ottenute dai movimenti contadini di matrice socialista o cattolica.

Tra 1921-1922 le violenze aumentarono, arrivando ad occupare anche intere città come Bologna.

E cosa fecero le forze dell’ordine?

Nulla! Le forze dell’ordine e la magistratura non intervennero, ma tollerarono, senza cercare in alcun modo di reprimere tali movimenti violenti. E così il fascismo agì indisturbato, senza dover fare i conti con le forze dell’ordine.

GLI STRUMENTI DELLO SQUADRISMO
• Camicia nera
• Fascio littorio di origine etrusca – insegna del potere dei magistrati
• Manganello – Simbolo di forza e vitalità
• Olio di ricino somministrato con forza dopo l’uso dei manganelli

Lo squadrismo si rafforzò progressivamente; all’interno nel movimenti si designavano i capi del fascismo locale, i dirigenti del futuro Partito Fascista. Questi costruirono il loro potere attraverso la violenza e il terrore.

I simboli del fascismo:
FASCIO LITTORIO nell’antica Roma il fascio era il simbolo del potere dei magistrati
SALUTO ROMANO diventa simbolo ufficiale del regime, reso obbligatorio dal 1932 al posto della stretta di mano perché considerata segno di eccessiva familiarità e mollezza.
Quanto corrisponde l’immagine che emergeva dal programma dei Fasci con le azioni da loro compiute?

Governi italiani tra il 18 e il 22

Tra novembre 1918 e ottobre 1922 si susseguirono sei diversi governi. L’instabilità politica mostrava la fragilità dello Stato. I partiti al potere non riuscivano a trovare un accordo: liberali, socialisti e popolari non erano in grado di governare il paese.

Per questo la classe dirigente ipotizzò un’alleanza elettorale che comprendesse anche fascisti e nazionalisti; lo stesso Giolitti sostenne una maggioranza parlamentare con i fascisti. Il progetto di Giolitti era quello di «parlamentizzare» il movimento fascista, renderlo più moderato.

Mussolini aderì alla proposta: lui voleva la legittimazione politica e si presentava come «uomo d’ordine». La violenza dei fasci divenne quindi uno strumento politico: i manganelli e l’olio di ricino contro le proteste e le richieste sociali.

Elezioni del 1921

I fascisti si presentarono assieme al Partito Liberale e ad altri partiti di centro; si presentarono nei collegi del nord dove si presumeva una vittoria socialista. Le elezioni si svolsero a maggio dopo una campagna elettorale insanguinata: furono più di cento vittime di scontri nei 40 giorni prima delle consultazioni elettorali.

I risultati delle votazioni registrarono un lieve calo della sinistra, la tenuta dei liberali, un aumento dei popolari. Ai fascisti andarono 31 seggi.

Dalle elezioni emerse un Parlamento ancora più frazionato in cui le forze liberal-democratiche avevano la maggioranza solo con i deputati fascisti, tra cui Benito Mussolini. La conferma politica portò ad un aumento del potere dei fasci, ormai sempre più padroni delle piazze e sempre sostenuti dagli agrari.

PNF – Partito nazionale fascista

Nel novembre del 1921, dopo le elezioni, Mussolini trasformò il movimento dei Fasci nel Partito nazionale fascista PNF: il movimento fascista divenne quindi forza politica, un solido strumento di azione con i suoi 200.000 iscritti, con rappresentanza parlamentare e col radicamento sul territorio.

Programma del partito fascista

Il programma del partito fascista era ben diverso da quello dei fasci di combattimento, un programma di impronta conservatrice e nazionalista apprezzato da borghesia industriale, agraria e commerciale. Il programma prevedeva:

  • Stato forte,
  • Limitazione poteri del Parlamento,
  • Esaltazione della nazione e della competizione tra le nazioni,
  • Restituzione all’industria privata di servizi gestiti dallo stato (ferrovie e telefonia)
  • Divieto di sciopero.

Scissioni nei partiti di maggioranza

Mentre il partito fascista aumentava progressivamente il suo potere, gli altri partiti registravano delle lacerazioni interne.

Il movimento socialista e il partito comunista PCI

Il movimento socialista era

  • sempre più diviso tra Massimalisti e Riformisti,
  • indebolito nelle fabbriche per l’esito deludente delle lotte operaie,
  • inerme di fronte alla violenza squadrista

Nel gennaio del 1921, al congresso di Livorno, avvenne una scissione all’interno del Partito socialista. Nacque così il Partito Comunista d’Italia.

Bordiga, Gramsci, Togliatti e Terracini volevano costruire in Italia una prospettiva rivoluzionaria, che promuovesse la rivoluzione per arrivare, come in Russia, alla dittatura del proletariato.

Nell’ottobre del 1922 all’interno del movimento socialista si assistette ad una seconda scissione: si formò il Partito Socialista Unitario, che aveva come segretario Giacomo Matteotti. Il maggior partito italiano si era quindi diviso in tre parti; questo accadde alla vigilia della marcia su Roma.

Video su scissione partito socialista

https://www.ilsole24ore.com/art/pci-cento-anni-scissione-che-segno-destino-sinistra-italiana-ADXekCEB

Scissione partito popolare

Ma non solo il movimento socialista era lacerato al suo interno, anche il Partito Popolare, pur rimanendo unito, registrava al suo interno delle divisioni. C’erano tre orientamenti:

  • la Destra moderata
  • il Centro con don Luigi Sturzo e Alcide Degasperi
  • la Sinistra più vicina ai movimenti sindacali.

Film e video di approfondimento

Crollo delle istituzioni democratiche

Alla fine dell’estate del 1922 Mussolini ritenne che fosse giunto il momento di agire con forza. Iniziò quindi ad occupare diversi edifici pubblici nelle città dell’Italia settentrionale. Mussolini aveva organizzato le sue squadre, erano una vera e propria milizia fascista gestita direttamente dal vertice.

Marcia su Roma

Forte del controllo di molte città del Nord, nella notte tra il 27 e il 28 gli squadristi iniziarono ad affluire a Roma, sebbene la resistenza degli Arditi del popolo li bloccasse a Civitavecchia e l’esercito a Orte. Alle cinque del mattino del 28 ottobre il presidente del consiglio Facta decise di proclamare lo stato d’assedio, ma il re rifiutò di firmare il decreto. Facta si dimise. Le camicie nere di Mussolini entrarono dunque in Roma senza colpo ferire.

A quel punto il re Vittorio Emanuele III, dopo aver ipotizzato un governo Salandra-Mussolini, decise che «sola soluzione politica accettabile» era un governo Mussolini. Questi, partito da Milano la sera stessa, giunse a Roma il 30 mattina per ricevere formalmente l’incarico. E così il 30 ottobre Mussolini venne incaricato di formare un nuovo governo.

Il 16 novembre con la formazione del governo di Mussolini – di cui facevano parte, con i fascisti, esponenti liberali, popolari, democratici e nazionalisti – iniziava il lungo ventennio della dittatura fascista. Si segnò così la fine dello stato liberale.

La marcia su Roma – immagini di repertorio dell’Istituto LUCE
L’atto con cui Mussolini prese il potere fu un atto violento, anche se non era stata compiuta violenza, almeno in quel momento.
Dopo l’invasione della capitale da una moltitudine di camicie nere, Mussolini arrivò al potere grazie all’alleanza del partito fascista col partito liberale.

https://www.focus.it/cultura/storia/28-ottobre-1922-marcia-su-roma-che-cosa-e-successo

https://www.treccani.it/enciclopedia/marcia-su-roma_%28Dizionario-di-Storia%29/

Sintesi – Le tappe dello squadrismo

Primavera 1919 – estate 1920 – Squadrismo urbano matrice futurista e arditista,
Autunno 1920 – elezioni maggio 1921 – Squadrismo agrario con centro irradiatore Bologna,
Primavera – estate 1921 Crescono i numeri delle violenze squadriste: le spedizioni punitive allargano il loro raggio d’azione, si spostano da una regione all’altra.
Novembre 1921 – Viene fondato il PNF il Partito Nazionale Fascista. Si completa così la distruzione delle organizzazioni rosse, aumenta la violenza contro le organizzazioni bianche. Lo squadrismo è sempre più un movimento di massa.
Ottobre 1922 – Marcia su Roma

Video RAI STORIA dallo squadrismo al fascismo

https://www.facebook.com/watch/?v=1604074333100219

La fascistizzazione dello stato italiano

Tra l’ottobre del 1922 e il gennaio del 1925 l’Italia si trovava in una fase di transizione, che portò progressivamente verso il regime fascista, verso la dittatura fascista, verso il regime totalitario.

Furono costituiti:

  • Gran consiglio del fascismo composto dai massimi esponenti del partito. Questo era l’unico organo in cui esisteva un vero dibattito politico, unico organo che esercitava forte influenza sul governo. Sarà proprio il Gran consiglio del fascismo, nel ’43, a destituire Benito Mussolini.
  • Milizia volontaria per la sicurezza nazionale: un esercito parallelo agli ordini del capo del governo, Benito Mussolini.

Mussolini si sentiva minacciato dai partiti non fascisti, la stabilità di governo era minacciata da socialisti, comunisti e popolari. Ma le lacerazioni interne a tali partiti andarono a vantaggio della politica di Mussolini. Infatti anche i Popolari erano sempre più divisi: sia i moderati che il papa erano favorevoli a Mussolini, per questo don Sturzo si dimise.

Legge maggioritaria 1923

Per evitare che il parlamento potesse mettere in crisi il governo, Mussolini riuscì a far approvare una legge elettorale maggioritaria, la legge Acerbo, che assegnava i 2/3 dei seggi alla coalizione che avesse ottenuto più del 25% dei voti. Questa legge sarà poi applicata alle elezioni del 1924.

Listone

Nel 1924 il partito Fascista si presentò alle elezioni all’interno del «listone» assieme a nazionalisti, liberali, cattolici moderati. I partiti antifascisti invece, si presentano in ordine sparso: le idee antifasciste non compresero che l’unione fa la forza, mentre questo fu chiaro ai fascisti che non si presentarono mai alle elezioni da soli!

La campagna elettorale e le votazioni del 1924 si svolsero in un clima di intimidazioni e furono caratterizzate anche da brogli elettorali.

Alle elezioni il successo di Mussolini fu innegabile: il listone ottenne il 65% dei voti, mentre i Popolari e partiti di sinistra dimezzarono i loro seggi. Mussolini era stato ampiamente sostenuto dalla borghesia e dalla classe dirigente conservatrice a cui si era proposto come forza politica in grado di garantire stabilità politica e ordine sociale.

E così Mussolini si trovò in Parlamento 374 deputati su 535, di cui 275 erano fascisti. Questo strapotere fu permesso proprio grazie alla legge maggioritaria, fatta approvare dai fascisti nel 1923.

Delitto Matteotti

Giacomo Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario, dopo le elezioni, tenne un discorso alla Camera dei Deputati in cui denunciava i brogli e le violenze elettorali che avevano caratterizzato la campagna elettorale.

Testimonianza di Giorgio Amendola, presente quel giorno alla Camera
Testo del Discorso di Giacomo Matteotti alla Camera

Ma il 10 giugno del 1924, pochi giorni dopo il suo intervento, Giacomo Matteotti sparì misteriosamente. Venne rapito. A fine agosto fu ritrovato il suo cadavere, che era stato mal seppellito.

I responsabili, che appartenevano alle milizie fasciste, vennero ben presto individuati e arrestati. L’indignazione popolare nei confronti del fascismo crebbe. Al processo i magistrati dichiararono che le squadre fasciste avevano agito all’insaputa di Mussolini. I colpevoli furono condannati; ma poco dopo anche condonati!

Quello di Matteotti fu un delitto politico, venne eliminato un oppositore troppo scomodo per i programmi di Mussolini.

Film completo Il delitto Matteotti

Con il delitto Matteotti l’opinione pubblica rimane molto scossa tanto che si aprì una profonda crisi politica. Forse questo fu il momento in cui il potere di Mussolini sembrò davvero vacillare sotto il peso di una condanna generale.

Secessione Aventino

In seguito al delitto Matteotti, in segno di protesta, le opposizioni parlamentari decisero di non partecipare più ai lavori delle camere. Affermarono di non riconoscere la legittimità morale e politica a quel parlamento dominato dai fascisti. Perché la loro protesta fosse più efficace decisero di compiere un’azione molto forte: lasciare l’aula.

L’atto di protesta fu attuato a partire dal 26 giugno 1924 da 123 deputati del Regno d’Italia. L’intenzione era quella di astenersi dai lavori parlamentari fino a che i responsabili del rapimento Matteotti non fossero stati processati.

La protesta prese il nome del colle Aventino dove, secondo la storia romana, si ritiravano i plebei nei periodi di acuto conflitto con i patrizi romani.

La protesta non ebbe successo! Infatti l’abbandono dell’aula parlamentare lasciò campo libero al potere fascista. I deputati aventiniani speravano che il re avrebbe tolto l’incarico a Mussolini, vista la situazione. Invece il re non fece nulla, d’altra parte aveva permesso alle forze fasciste di invadere la capitale!!!

Mussolini riprese gradatamente il pugno della situazione. Il 3 gennaio 1925 tenne un discorso alla Camera in cui si assunse la responsabilità politica della violenza fascista e del delitto Matteotti. Iniziò così il percorso che portò l’Italia alla dittatura fascista.

Discorso del 3 gennaio 1925, tratto dal film Delitto Matteotti

Leggi fascistissime

Tra il ‘25 e il ‘26 Mussolini emana le leggi fascistissime che trasformano progressivamente l’Italia da un paese democratico a una dittatura. Mussolini è un grande leader capace di coinvolgere la popolazione, di farsi ubbidire. La struttura della dittatura fascista prevede che venga negato lo stato di diritto. Le leggi fascistissime rafforzano il potere esecutivo eliminando le libertà civili e libertà politiche.

  • Il capo del governo è responsabile solo di fronte al re e non al Parlamento. Il parlamento non può discutere leggi senza approvazione del governo, è solo un organo formale.
  • Viene soppressa libertà di associazione.
  • Sono soppressi partiti politici
  • Abolisce tutti i sindacati e ammette solo i contratti stipulati con sindacati socialisti. Ovviamente lo sciopero è proibito per legge. Al posto dei sindacati istituisce le corporazioni: ogni settore dell’economia è rappresentato all’interno dello stato. Ma il progetto non sarà mai attuato.
  • L’amministrazione dello stato è sottratta al parlamento.
  • Sono abolite le autonomie locali: il podestà sostituisce il sindaco.
  • Sono abolite le elezioni amministrative.
  • Vengono chiusi i giornali antifascisti e tutta la stampa è sottoposta a censura.
  • Si reintroduce la pena di morte.
  • Viene istituito un “Tribunale speciale per la difesa dello stato contro gli oppositori del regime”. Tra il 1926 e il 1943 sono stati mandati al confino 17.000 italiani e sono state inflitte condanne per 28.000 anni di carcere.

Le leggi fascistissime quindi :

  • aboliscono la libertà democratica,
  • aboliscono il dialettica politica,
  • reprimono il dissenso,
  • affidano il potere esecutivo al Duce.

Nel 1928, con la legge elettorale plebiscitaria, si conclude il processo di fascistizzazione dello stato italiano. I cittadini potevano approvare o respingere una lista di 400 candidati scelti dal fascismo. Da quel momento le elezioni furono senza valore perché effettuate senza alcuna libertà politica.

Dopo il 1925 non era stata più necessaria la violenza squadrista. Nel ’27 Mussolini fonda anche la polizia segreta con la quale si garantisce il pieno controllo delle forze dell’ordine. Mussolini ha quindi trasformato il partito in una struttura burocratica gerarchica controllata dal vertice. I gerarchi fascisti sono i dirigenti dello stato.

Si arriva all’identificazione tra partito e stato. Lo stato Italiano e il partito fascista sono la stessa cosa nel sogno di Mussolini: vuole che gli italiani possono essere identificati tutti con la parola fascista.

Dittatura o regime totalitario fascista

Come tutte le dittature totalitarie anche il fascismo ha un sistema di repressione molto forte e un controllo sociale molto elevato grazie a:

  • la milizia,
  • la polizia segreta,
  • il tribunale speciale.

Manipolazione del consenso

Un altro strumento di potere utilizzato dalle dittature è la manipolazione del consenso. Il consenso è uno strumento importante e prezioso per tutti i regimi totalitari: il consenso è necessario al dittatore.

Per ottenere il consenso il regime si attiva per manipolare il consenso attraverso la censura e il controllo dell’informazione. Si utilizza e si controlla:

  • la radio, EIAR,
  • la stampa,
  • il cinema, viene creato l’Istituto luce.

Si istituisce il Ministero della cultura popolare e si controllano tutti gli aspetti della cultura popolare. Si realizzano organizzazioni di massa per tutti.

Organizzazioni dell’infanzia fascista

Un sistema di organizzazione del consenso e quello di organizzazione della gioventù dai bambini agli adulti. Tutti sono coinvolti in attività di formazione sociale e culturale in linea con gli ideali del fascismo.

  • Gioventù italiana del Littorio,
  • Opera nazionale balilla,
  • Giovani fascisti,
  • Gruppi universitari fascisti.

Non solo i giovani, ma tutti gli uomini e le donne hanno attività organizzate per il tempo libero. Questo garantisce al regime un controllo capillare dei suoi cittadini.

  • Opera nazionale dopolavoro,
  • Federazione massaie rurali.

Video Balilla

Video – saggio ginnico Balilla

FONTE www. wikipedia.org
Immagini di repertorio Istituto Luce

Viene inoltre resa obbligatoria l’iscrizione al partito fascista: per dipendenti pubblici prima, per liberi professionisti poi.

Patti lateranensi

Con i Patti lateranensi Mussolini attua la conciliazione tra stato e chiesa e sana una ferita non era mai realmente chiusa dopo la Breccia di Porta Pia. I Patti Lateranensi riescono ad accrescere quindi in modo importante il consenso del popoli italiano. Sono costituiti da tre documenti.

  • Trattato: prevede il riconoscimento reciproco Roma capitale e sovranità pontificia sulla Stato del Vaticano
  • Convenzione finanziaria: lo stato versa al Vaticano una quota a titolo di indennità.
  • Concordato che regola i rapporti tra stato e chiesa. Si stabilisce, ad esempio che il matrimonio religioso ha effetti civili. In esso viene anche proclamata la religione cattolica come «fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica».

Video sul concordato

Il rapporto tra stato e chiesa dall’Unità di Italia

https://www.facebook.com/watch/?v=314740975897035

Video sulla Questione romana

https://www.raiplay.it/video/2016/04/Il-tempo-e-la-Storia-Unit224-daposItalia-e-chiesa-La-questione-romana-Con-il-Prof-Ernesto-Galli-Della-Loggia-del-05042016-3438bb5d-0f16-4403-b929-def8e3913310.html

La conciliazione tra Stato e Chiesa

https://www.archivioluce.com/2021/02/11/la-conciliazione-fra-litalia-e-il-vaticano/

Il Backstage dei Patti lateranensi

https://video.repubblica.it/vaticano/la-propaganda-dietro-i-patti-lateranensi-i-video-storici-in-un-webdoc-della-filmoteca-vaticana/348125/348711

Organizzazioni non fasciste

Lo stato riconosce l’autonomia di due associazioni legate alla Chiesa: lo Scoutismo e l’Azione Cattolica.

Riforma della scuola

Giovanni Gentile riforma la scuola italiana. Mussolini dirà che questa è la più fascista delle riforme perché è studiata per creare cittadini ubbidienti e pronti a servire la patria.

La scuola di Gentile prevedeva la formazione classica e umanistica come unico mezzo di istruzione per formare le future classi dirigenti fasciste. Al Liceo classico venne attribuita molta importanza, ricopriva un ruolo fondamentale quindi, nella formazione dirigenziale e amministrativa. Solo il Liceo Classico dava accesso a tutte le facoltà universitarie.

Giovanni Gentile è un intellettuale al servizio del regime. Lui scrisse il Manifesto degli intellettuali fascisti.

In risposta alla posizione di Gentile, un altro intellettuale, Benedetto Croce, filosofo, si pose a capo della cordata di intellettuali antifascisti. Anche Eugenio Montale fu tra i firmatari di questo documento.

Video La scuola nel fascismo

Politica economica

Tra 1922 e 1925 l’economia è di stampo liberista. Dal ’26 in poi il consolidamento del regime fascista porta a un crescente intervento dello stato.

Con l’aumento dell’inflazione Mussolini operò una rivalutazione della moneta e rafforzò l’industria siderurgica per il mercato interno. Questo rese i prodotti italiani meno competitivi all’estero ma diede forza alla grande industria interna. La crisi americana del ’29 ebbe conseguenze negative anche in Italia. Causò

  • una riduzione della produzione industriale,
  • riduzione del commercio estero,
  • aumento della disoccupazione.

La crisi internazionale portò il regime a intensificare il suo ruolo di direzione dell’economia.

Venne creato l’IRI, Istituto di Ricostruzione Industriale, che acquistava le aziende in crisi e le risanava. Lo stato divenne così proprietario di oltre il 20% del capitale azionario nazionale, divenne il maggior imprenditore italiano.

L’intreccio tra potere politico e grandi gruppi industriali aumentò nella seconda metà anni Trenta.

Video autarchia

Allevamento conigli

Lavorazione dal latte alla lana

La pesca

Lavorazione del baccalà

Enti pubblici

Furono creati

  • diversi enti pubblici economici come Iri, Imi, Agip;
  • enti assistenziali e pensionistici come Inps, Inail, Enpas. Si venne a creare quindi lo stato assistenziale.

Tutti i  settori della vita economica e sociale vennero interessati dalla creazione di enti con la sua estesissima burocrazia, una burocrazia che rimase come eredità pesante del secondo dopoguerra.

Strategie demografiche

Il regime incentivò una politica demografica espansiva. La crescita della popolazione portava a un aumento potenza nazione. D’altra parte uno stato aggressivo ha bisogno di carne da macello da giocare sui fronti in cui vuole combattere!

Quello della famiglia numerosa è rappresentato dalla propaganda del regime come un ideale morale e patriottico e venne sostenuto da specifici provvedimenti:

  • imposta sul celibato, una tassa che colpiva i maschi tra i 25 e i 65 anni,
  • assegni familiari e sgravi fiscali per le famiglie,
  • Opera Nazionale maternità e infanzia.

Inoltre nel 1930 qualsiasi pratica volta al controllo della natalità venne classificato come crimine contro l’integrità della stirpe. Questi provvedimenti non registrarono un reale aumento natalità ma favorirono la maturazione dell’ideologia totalitaria fascista.

Il regime inoltre, per ragioni di prestigio internazionale, proibì l’emigrazione.

Politica agricola

L’agricoltura assunse per il regime un ruolo centrale non solo economico, ma anche politico ideologico e propagandistico. Le campagne erano viste come l’ambito privilegiato per realizzare la crescita della popolazione e dell’occupazione, ma anche per affermare un modello di vita stabile, conservatore, centrata sulla famiglia patriarcale, lontano dalle inquietudini, dei conflitti, delle complessità della vita urbana.

Mussolini quindi fu un infaticabile propugnatore di ideologia ruralista. Questa ideologia si tradusse in diverse battaglie propagandate con grande forza del regime.

La Battaglia del grano

Si noti la metafora militare. 

La battaglia del grano fu lanciata nel 1926 con l’obiettivo di migliorare la bilancia dei pagamenti per raggiungere l’autosufficienza in campo agricolo. La campagna ebbe successo nell’ottenere l’aumento della produzione nazionale di grano, la diminuzione dell’importazione di grano dall’estero e la conseguente diminuzione del disavanzo della bilancia commerciale. Andò però a scapito di altre colture, come quelle di nicchia e quelle basilari per l’industria zootecnica e non tenne conto delle specificità del territorio italiano. La battaglia del grano incise negativamente sullo sviluppo dell’agricoltura nazionale.

Il Duce impegnato alla produzione del grano

La bonifica integrale

La bonifica integrale fu lanciata nel 1928 con un vasto progetto di bonifiche idrauliche e di risistemazione dei comparti agricoli. Era finalizzata ad aumentare l’occupazione nelle campagne. Tale opera fu propagandata con veemenza ma nella realtà le opere di bonifica attuate furono circa un decimo di quelle previste.

Solo nell’agro Pontino si realizzò un intervento di vaste dimensioni in cui furono prosciugati circa 60 km di palude e furono creati nuovi centri  come Sabaudia e Littoria. 

FONTE www.wikipedia.org

Politica coloniale

Premesse

Quando Mussolini arriva al potere l’Italia ha delle colonie in Africa:

  • Eritrea, prima regione a essere colonizzata dagli italiani, è colonia italiana dal 1890.
  • Somalia, dopo essere stata un protettorato italiano dal 1889, è colonia dal 1908.
  • Libia, colonizzata sotto il governo Giolitti nel 1911. L’Italia aveva dichiarato guerra alla Turchia per il possesso della Tripolitania (così si chiamava la Libia). Il governo italiano aveva ritenuto che le terre libiche fossero necessarie all’Italia per conquistarsi un “posto al sole” come le altre grandi potenze coloniali europee. L’occupazione integrale della colonia avvenne però solo nel 1934, dopo che Badoglio e Graziani ebbero stroncato la resistenza libica con i metodi più brutali.
  • Etiopia era oggetto delle mire europee sin dall’apertura del Canale di Suez nel 1869. Nel 1896 l’Italia aveva subito una pesante sconfitta ad Adua, durante la Guerra d’Abissinia, sotto il governo di Crispi.

Nel 1935, Mussolini riprende la politica coloniale lasciata incompiuta da Crispi e Giolitti e si lancia alla conquista dell’Etiopia.

Le motivazioni che mossero Mussolini erano diverse:

  • aumentare il suo prestigio internazionale,
  • stimolare la produzione industriale,
  • ridurre la disoccupazione in Italia,
  • aumentare il consenso interno al regime.

Mussolini era consapevole che Francia e Gran Bretagna non avrebbero approvato la sua politica coloniale. Infatti l’Etiopia era parte della Società delle nazioni e il suo gesto sarebbe stati considerato un’aggressione. Il Duce confidava nel fatto che nessuno avrebbe voluto entrare in conflitto con l’Italia.

«Anche prendendo in considerazione le esigenze politiche, strategiche e commerciali dell’epoca, non c’era un solo motivo valido perché un paese come l’Italia, che aveva raggiunto l’unità nazionale solo nel 1861 e aveva una miriade di problemi urgenti da risolvere, stornasse una parte cospicua delle sue già scarse risorse per partecipare alla spartizione dell’Africa, un’impresa di cui non si potevano valutare né gli esiti né i costi, né tantomeno i vantaggi». (Angelo Del Boca)
Angelo Del Boca è uno storico, giornalista e scrittore italiano; è considerato il maggiore storico del colonialismo italiano. È stato il primo studioso italiano ad occuparsi della ricostruzione critica e sistematica della storia politico-militare dell’espansione italiana in Africa orientale e in Libia, e fu il primo fra gli storici a denunciare i numerosi crimini di guerra compiuti dalle truppe italiane durante le guerre coloniali fasciste.

La conquista dell’Etiopia

Il 3 ottobre 1935 l’esercito italiano invase l’Etiopia. L’aggressione fu violenta, furono usati anche i Gas tossici che erano stati proibiti dopo 1918.

Il 5 maggio 1936  Badoglio entraòad Addis Abeba. Il negus, sovrano dell’Etiopia, riuscì a fuggire. Il paese passò così sotto il controllo dell’esercito fascista, ma le popolazioni continuarono delle azioni di guerriglia.

Il 9 maggio Mussolini annunciò la fondazione dell’Impero dell’Africa Orientale AOI: Vittorio Emanuele III è anche re di Etiopia.

La propaganda coloniale fascista

Nel 1937 ci fu un attentato contro il maresciallo Graziani. La reazione dell’esercito fu durissima: migliaia di persone vennero passate per le armi. Furono uccisi più di mille persone, tra monaci e studenti della città cristiano copta di Debrà Libanòs.

Le sanzioni all’Italia

Il regolamento della Società delle Nazioni, fondata nell’ambito della conferenza di pace di Parigi del 1919-1920, recitava così:

«se un membro della Lega ricorre alla guerra, infrangendo quanto stipulato negli articoli XII, XIII e XV, sarà giudicato [ … ] come se avesse commesso un atto di guerra contro tutti i membri della Lega, che qui prendono impegno di sottoporlo alla rottura immediata di tutte le relazioni commerciali e finanziarie, alla proibizione di relazioni tra i cittadini propri e quelli della nazione che infrange il patto, e all’astensione di ogni relazione finanziaria, commerciale o personale tra i cittadini della nazione violatrice del patto e i cittadini di qualsiasi altro paese, membro della Lega o no.»

Sia l’Italia che l’Etiopia erano membri della Società delle Nazioni.

Il 6 ottobre 1935, il Consiglio della Società della Nazioni condannò ufficialmente l’Italia, che fu punita con sanzioni economiche.

Le sanzioni, varate il 18 novembre, vietarono l’esportazione all’estero di prodotti italiani e proibirono di importare materiali utili per la causa bellica.. Le sanzioni però non riguardarono materie di vitale importanza, come ad esempio il petrolio e il carbone.

Le sanzioni non furono efficaci, ma scatenarono una forte reazione propagandistica da parte del regime. Per rispondere alle sanzioni l’Italia, sanzioni diede il via alla campagna “Oro alla Patria”. Il 18 dicembre fu proclamata la “Giornata della fede“, giorno in cui gli italiani furono chiamati a donare le proprie fedi nuziali d’oro per sostenere i costi della guerra e far fronte alle difficoltà delle sanzioni.

A Palermo la cerimonia fu organizzata nella Piazza Vittorio Veneto, proprio sotto la statua della Libertà e la gente accorse da tutta la provincia donando decine di migliaia di anelli che andarono ad aumentare le riserve auree nazionali. Altre manifestazioni simili avvennero, seppur in misura inferiore, anche in altre città siciliane.
https://www.palermoviva.it/la-giornata-della-fede-quando-palermo-dono-oro-alla-patria/

Guglielmo Marconi donò la propria medaglia da senatore, Luigi Pirandello la medaglia del Premio Nobel, Gabriele D’Annunzio la fede e una cassa d’oro.

L’autarchia

Le sanzioni imposte all’Italia furono una delle ragioni che portarono alla svolta autarchica. Con il discorso del 23 marzo 1936 Mussolini lanciò la parola d’ordine “autarchia”: una forma di protezionismo a oltranza che impose un enorme sforzo industriale per produrre le merci che prima venivano importate. Lo Stato era ora consumatore, produttore e finanziatore.

Conseguenze della politica coloniale

L’impresa etiope ottenne consenso al regime. Nel periodo delle sanzioni gli italiani donarono con grande entusiasmo e generosità i loro preziosi per sostenere l’Italia proletaria «strangolata dalle nazioni ricche». Dal punto di vista politico l’aggressione all’Etiopia portò l’allontanamento dell’Italia dalle potenze democratiche e un avvicinamento alla Germania nazista.

Ma l’accelerazione della tendenza all’autarchia proclamata nel 36 portò un raffreddamento del consenso. Infatti nel ’38 Mussolini lancia una violenta campagna antiborghese, nella quale accusava la borghesia italiana di scetticismo e di apatia.

L’invasione dell’Albania

L’Albania era già stata occupata da un corpo di spedizione italiano nel giugno 1917, durante la Grande Guerra, ed era stata sottoposta al protettorato italiano. Con il trattato di Tirana del 1920 però, Giolitti aveva rinunciato al protettorato sullo stato balcanico riconoscendone la piena indipendenza in cambio dell’isolotto di Saseno.

Ma, Galeazzo Ciano, ministro degli esteri Italiano, si rese conto che l’Albania, così vicina all’Italia e al tempo stesso così ricca, avrebbe potuto garantire lavoro a molte famiglie Italiane. Decise allora, in accordo col Duce, di invadere questa terra e di annetterla all’Italia. Non avrebbe però dovuto semobrare un’occupazione, ma un’unione.

Le tappe della conquista dell’Albania

  • Il 25 marzo 1939 fu presentato al re d’Albania una proposta di annessione all’Italia. Il re Zogu non diede alcuna risposta.
  • Il 2 aprile la proposta fu presentata di nuovo, ma questa volta sotto forma di ultimatum: era necessario dare una risposta entro il 6 aprile, 4 giorni dopo.
  • Il 5 Aprile il governo Albanese rese nota la sua opposizione e lo stesso fece il parlamento il giorno seguente. In quasi tutte le città albanesi il popolo chiedeva di essere armato per combattere il nemico che stava invadendo l’Albania.
  • La resistenza armata albanese si rivelò però insufficiente contro le forze armate italiane. Il re e il governo fuggirono in Grecia.
  • Gli invasori instaurarono un nuovo governo, un governo fantoccio, con una nuova Costituzione; l’Albania divenne colonia italiana. Il trono albanese fu assunto da Re Vittorio Emanuele III, che vi regnò fino all’armistizio dell’8 settembre 1943.

La fine dei successi coloniali fascisti

  • Il 10 giugno 1940 l’Italia entrò nella seconda guerra mondiale.
  • Nel 1941 l’Italia perse l’AOI (Africa Orientale Italiana).
  • Nel 1943: scomparve la dominazione italiana in Africa. L’Italia perse la Libia.
  • Nel 1947 il Trattato di pace sancì la perdita delle colonie africane e dell’Albania.

Politica razziale

Nell’estate del 1938 viene pubblicato su “Il Giornale d’Italia” il «Manifesto degli scienziati razzisti» che anticipa di poche settimane la promulgazione della legislazione razziale fascista. Firmato da alcuni dei principali scienziati italiani, il Manifesto diviene la base ideologica e pseudo-scientifica della politica razzista dell’Italia fascista.

Vengono promulgate quindi delle leggi discriminatorie nei confronti degli ebrei che prevedono:

  • divieto di matrimonio con ariani,
  • divieto degli ariani di lavorare per gli ebrei,
  • esclusione dei giovani dalla scuola pubblica,
  • esclusione dal servizio militare,
  • esclusione dalle cariche pubbliche,
  • limitazione nell’esercizio delle attività economiche.

Per la prima volta, nella storia dell’Italia, un gruppo sociale viene discriminato su base biologica. Si tratta di un gruppo sociale perfettamente integrato nel tessuto sociale italiano.

La legislazione razziale non va attribuita solo alla dipendenza di Mussolini da Hitler, ma va collegata alla mentalità antidemocratica che è stata carattere distintivo dell’ideologia fascista. Infatti si può osservare con quale violenza i soldati fascisti si sono rapportati con le popolazioni coloniali.

L’opposizione al fascismo

Per tutto il ventennio fascista fu attivo un movimento di opposizione al fascismo. Fu ovviamente ostacolato dal regime, ma nonostante le persecuzioni fasciste, mantenne vivi gli ideali che saranno alla base dell’Italia repubblicana.

… fino al 1926

Prima che il fascismo avesse in mano tutto il potere, l’opposizione fu a carattere spontaneo: operai, contadini, socialisti, comunisti, cattolici, tutti coloro che erano stati investiti dalla violenza dello squadrismo.

Molti italiani, non fascisti, non avevano chiaro dove sarebbe arrivato il fascismo e lo considerarono, in quegli anni, solo un estremismo politico. Si resero conto poi della triste realtà.

… dal 1926 in poi

Dopo l’attuazione delle leggi fascistissime molti dirigenti dell’opposizione fuggirono all’estero: comunisti, cattolici, socialisti, liberali. Il fenomeno è detto fuoriuscitismo.

Dall’estero i fuoriusciti fecero propaganda contro il fascismo; i comunisti mantennero una organizzazione clandestina in Italia, ma molti degli attivisti furono condannati dal tribunale speciale. La direzione del movimento comunista era tenuta a Parigi da Palmiro Togliatti.

Purtroppo le diverse forze politiche, che si opponevano al fascismo, rimasero separate fino al 1944, anno in cui comunisti e socialisti si unirono in un Patto di unità per la difesa della repubblica.

Tra i movimenti antifascisti si ricorda Giustizia e libertà, un movimento cospirativo antifascista attivo a Nord, a Milano e a Torino, che contribuì a far maturare l’opposizione antifascista.

Benedetto Croce

L’opposizione intellettuale al fascismo fu guidata da Benedetto Croce che redige il “Manifesto degli intellettuali antifascisti” in opposizione al Manifesto degli intellettuali fascisti redatto da Giovanni Gentile. Il filosofo italiano critica con decisione la povertà culturale dell’ideologia di Mussolini. La sua opposizione fu legata solo al mondo intellettuale e il regime non prese provvedimenti nei suoi confronti, nonostante l’aperta critica, ma la tollerò. Il motivo di tale tolleranza fu legato al prestigio internazionale di cui godeva il filosofo.

Cattolici

Le forze cattoliche non attuarono un’opposizione organizzata. I patti lateranensi avevano accresciuto il consenso al regime.

Pochi quindi i cattolici che si opposero dopo i patti lateranensi. Tra le voci fuori dal coro ci fu Alcide De Gasperi, futuro fondatore della Democrazia Cristiana, che manifestò il suo dissenso. Per questo fu condannato a 4 anni di carcere. Due movimenti in seno alla chiesa, l’Azione cattolica e la Fuci, costituirono centri di autonomia culturale rispetto al regime e rimasero fuori dal controllo fascista.

Video di approfondimento

Cineforum

Concorrenza sleale

Concorrenza sleale è un film del 2001 diretto da Ettore Scola, interpretato da Diego Abatantuono e Sergio Castellitto.

Questo film è riconosciuto come d’interesse culturale nazionale dalla Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo italiano.

Trama – La vicenda si svolge a Roma. Umberto Melchiorri e Leone Della Rocca sono due commercianti di stoffa che lavorano sulla stessa via. Il primo, originario di Milano, prepara abiti su misura mentre il secondo, un ebreo romano, vende capi confezionati. I due commercianti sono in concorrenza tra loro. Entrambi cercano di modificare le proprie strategie di vendita per attrarre i clienti nei propri negozi e spesso litigano per futili motivi. Il loro rapporto bellicoso subisce un cambiamento radicale dopo la promulgazione delle leggi razziali. Infatti le leggi razziali rendono sleale la concorrenza tra i due.

https://www.mediasetplay.mediaset.it/movie/concorrenzasleale/concorrenza-sleale_F010828301000101

De Gasperi – L’uomo della speranza

Miniserie – La vicenda umana e politica di Alcide De Gasperi, personaggio chiave della nascita della Repubblica e della Costituzione italiana, si intreccia con la storia d’Italia della prima metà del Novecento.

  • Regia: Liliana Cavani
  • Interpreti: Fabrizio Gifuni, Sonia Bergamasco, Stefano Scandaletti, Ana Caterina Morariu, Camilla Filippi

https://www.raiplay.it/programmi/degasperi-luomodellasperanza

Don Sturzo. Liberi e forti

Il 18 gennaio del 1919, un sacerdote siciliano, don Luigi Sturzo, con il suo “Appello ai liberi e forti” e la fondazione del Partito Popolare, dà vita al cattolicesimo politico italiano del Novecento. Allo Stato dell’epoca, centralista e autoritario, don Sturzo oppone una nuova idea di istituzione, basata sulle autonomie locali e sulla centralità della persona. Nell’Italia appena uscita dalla prima guerra mondiale, l’Appello ai liberi e forti è un manifesto rivoluzionario che segna l’impegno civile dei cattolici in una nuova chiave, laica e autonoma rispetto alle gerarchie ecclesiali. Il racconto di quella esperienza fa rivivere l’epopea del Paese uscito vincitore dalla Grande Guerra, ma piegato dagli altissimi prezzi umani e sociali pagati al lungo conflitto bellico. Il Partito popolare a sua volta si trova a combattere ben presto un’altra dura battaglia interna, quella col fascismo di Mussolini. Per Sturzo si apre la via di un lungo esilio durato 22 anni, che non piega il temperamento e la capacità di presenza di uno dei nostri maggiori intellettuali e difensori della democrazia del secolo scorso.

https://www.raiplay.it/video/2019/02/Italiani-con-Paolo-Mieli—Don-Sturzo-Liberi-e-forti-16c0db06-3de7-4475-9599-2721a185c159.html

Don Luigi Sturzo

https://www.raiplay.it/video/2018/01/Don-Luigi-Sturzo-S1E1-9651c453-7f8e-44ff-9a17-b44b40bf3416.html

“Don Luigi Sturzo” è una miniserie televisiva in 3 puntate andata in onda su Rai1 nel 1981. Lo sceneggiato raccontava la vita di uno dei più importanti protagonisti del cattolicesimo democratico del ‘900: Don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare, antifascista, esule, ispiratore della Democrazia Cristiana. Interpretato da un convincente Flavio Bucci, la regia era di Giovanni Fago.
Regia: Giovanni Fago
Interpreti: Flavio Bucci, Rita Forzano, Enzo Spitaleri, Renato Scarpa

Il delitto Matteotti

Il delitto Matteotti è un film del 1973, diretto da Florestano Vancini.

Fonti

  • M. Fossati, G. Luppi, E. Zanette, PARLARE DI STORIA, Pearson
  • https://slideplayer.it/slide/12357444/
  • https://it.wikisource.org/wiki/Manifesto_dei_Fasci_italiani_di_combattimento,pubblicato_su%22Il_Popolo_d%27Italia%22_del_6_giugno_1919
  • https://keynes.scuole.bo.it/sitididattici/farestoria/index.html
  • https://www.focus.it
  • https://www.treccani.it/
  • https://www.anpi.it/storia/114/il-manifesto-della-razza-1938
  • Materiale didattico del prof. Isacco Tognon
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Documenti Europa fascismo nazismo Novecento seconda guerra mondiale stalinismo storia

Seconda guerra mondiale

Le radici della guerra

Negli anni Venti e Trenta del Ventesimo secolo in Europa si sono instaurati diversi regimi totalitari, basati su violenza e nazionalismo aggressivo. L’ordine internazionale che era stato definito dopo la prima guerra mondiale è fallito. Anche la Società delle Nazioni è fallita: quell’organismo si era rivelato poco efficiente perché era stato concepito in funzione europea quando ormai l’Europa aveva perso la propria posizione di assoluta centralità.

Quella posizione venne assunta, dopo la prima guerra mondiale, dagli Stati Uniti, che però non facevano parte della Società delle Nazioni.

Inoltre la crisi economica degli anni Trenta aveva segnato la fine dell’economia liberale. Tutte le nazioni principali avevano iniziato a chiudersi entro le loro aree di influenza o di dominio coloniale. Contemporaneamente crebbe l’aggressività di paesi che erano privi di colonie e di paesi che spingono nella direzione di un nazionalismo violento come la Germania il Giappone e l’Italia.

L’invasione giapponese della Manciuria del 1931 e l’attacco italiano al Etiopia del 1935, che furono sanzionate molto debolmente dalla società delle Nazioni, inflissero un duro colpo al già debole sistema di sicurezza internazionale elaborato dal dopoguerra.

In questa cartina in verde vediamo le democrazie liberali le troviamo nel nord Europa in Francia in Svizzera Belgio Paesi Bassi in Cecoslovacchia e nel nord dell’Africa.
In questi paesi, quelli segnati con la stellina color lilla, sono quelli in cui ci sono gruppi o movimenti fascisti che sono attivi nelle democrazie liberali.
In color albicocca sono colorati i regimi autoritari: Spagna Portogallo e nord del Marocco Estonia Lettonia Lituania e Polonia tutta l’Europa centrale Austria Ungheria Romania Jugoslavia Bulgaria Albania e Turchia.
Il color lilla indica le dittature fasciste: vediamo l’Italia e la Germania al centro dell’Europa.
I regimi comunisti sono segnalati dal color rosa.
In rosso sono segnate le date in cui sono stati istituiti i regimi totalitari.

Dalla cartina si evince l’Europa era attraversata da una profonda crisi politica economica e culturale: tanti erano i regimi dittatoriali e i movimenti nazionalisti e filofascisti.

Conflitti di ideologie

In quel perido si assistette alla frattura ideologica tra i diversi sistemi:

  • La Democrazia liberale si opponeva da una parte a fascismo e nazismo e dall’altra si opponeva anche al comunismo.
  • I regimi di destra, fascista e nazista, si opponevano a quello comunista.

In questo quadro va collocata la politica aggressiva condotta dai regimi nazifascisti e dal Giappone che provocò lo scontro più distruttivo e spietato di cui l’umanità abbia mai fatto esperienza. Occorre aggiungere che la guerra era legata all’ideologia e alla pratica politica di regimi come il fascismo e il nazismo, regimi fondati

  • sull’uso della violenza,
  • sul culto della violenza,
  • sui miti di un nazionalismo esasperato,
  • sulla ricerca del consenso di massa in nome di ideali di potenza.

Questi regimi concepivano la guerra come sbocco naturale della loro politica e come mezzo per conservare il loro potere autoritario.

Fasi e obiettivi della politica di Hitler

La politica di destabilizzazione dell’ordine internazionale condotta da Hitler dal 1935 fu accompagnata da un altissimo consenso tedesco.

La soluzione definitiva della questione tedesca consiste in un’estensione del nostro Spazio Vitale, in un aumento delle risorse in materie prime e in prodotti alimentari per la nostra nazione.

Adolf Hitler 1934

La guerra civile spagnola

La guerra civile spagnola fu una guerra civile che portò all’istaurazione di un regime totalitario di destra e che diede all’Italia e alla Germania l’occasione di fare la prova generale per la guerra imminente.

Nel 1931 in Spagna venne proclamata la repubblica. Vennero attuate delle riforme utili per la massa del popolo:

  • la laicizzazione dello stato,
  • la riforma agraria.

Questa politica non piacque però agli esponenti della destra.

Nel 1933 elezioni venero fatte nuove elezioni. Nella storia della Spagna, per la prima volta, le donne furono ammesse al voto.

Dalla consultazione popolare il centro destra ottiene il potere.

Il nuovo governo smantella le riforme del precedente governo. Si assistette allora allo scoppio di insurrezioni e scioperi. Le manifestazioni popolari vennero però soffocate dal governo con estrema violenza.

Sono anni di maggioranze fragili. Nel 1936, alle elezioni la destra si oppone alla sinistra del Fronte popolare. I risultati consegnano la vittoria alla Sinistra, anche se a stretta maggioranza. Viene costituito così un governo di centro-sinistra, ma si tratta di un governo fragile.

Ma le destre non accettano gli esiti delle votazioni e, in accordo con le gerarchie militari, progettano di conquistare il potere.

Il generale Francisco Franco, capo dell’esercito spagnolo, in accordo con la destra, si oppone al Governo democratico. È guerra civile.

La guerra di spagnoli contro spagnoli, dura tre anni, una guerra caratterizzata da atrocità, terrore, fucilazioni.  

La Gran Bretagna e la Francia non intervengono. Germania invia aerei e dieci mila soldati. L’Italia invia sessanta mila uomini.

A fronte del sostegno delle destre arrivano in Spagna quarantamila volontari antifascisti da tutta Europa per sostenere il fronte popolare.

Guernica – Pablo Picasso
L’ispirazione per l’opera arrivò dopo il bombardamento di Guernica. Picasso compose il grande quadro in soli due mesi e lo fece esporre nel padiglione spagnolo dell’esposizione universale di Parigi. 
Guernica fece poi il giro del mondo, fu molto acclamata e soprattutto servì a farconoscere la storia del conflitto fratricida che si stava consumando nel Paese iberico.

Alleanze internazionali

Asse Roma Berlino – ottobre 1936

Nell’ottobre del 1936 si costituisce l’Asse Roma Berlino. Prima della conquista dell’Etiopia, Mussolini cercava di assumere posizioni di equilibrio all’interno dell’Europa. Dopo l’aggressione all’Etiopia però, l’Italia si era allontanata da Francia e Gran Bretagna, che avevano condannato l’aggressione. Fu così che si allineò alla politica hitleriana.

Asse Roma Tokyo Berlino – Novembre 1936

Si tratta di un’alleanza contro il potere russo, nemico dei regimi di destra e del Giappone. L’idea è quella di accerchiare l’Unione Sovietica.

1938 – Politica aggressiva della Germania

La politica tedesca prevedeva:

  • una politica aggressiva,
  • il culto della violenza,
  • il nazionalismo.

Nel 1935, in opposizione agli accordi di Versailles la Germania:

  • diede inizio al riarmo
  • impose la coscrizione obbligatoria
  • occupò la Renania,
  • ottenne dall’Inghilterra il diritto di allestire una flotta navale, nella misura di un terzo rispetto a quella inglese

Anschluss – annessione di Austria

Sempre in opposizione agli accordi di Versailles Hitler volle annettere l’Austria. In Europa dilagava la consapevolezza che gli accordi di Versailles fossero stati particolarmente ingiusti nei confronti della Germania. I nuovi esponenti della politica estera di Francia e Inghilterra si sentivano quindi abbastanza disponibili nei confronti delle richieste di Hitler.

E così, quando il Fuhrer operò delle annessioni per unificare il popolo tedesco, in un primo momento, la cosa non sembrò troppo minacciosa. Mussolini, che ormai era alleato con Hitler accettò di buon grado, Inghilterra e Francia tollerarono.

1938 – Annessione dell’Austria al Terzo Reich – Nazisti nelle strade di Vienna

Annessione dei Sudeti

L’area dei Sudeti era un’area cecoslovacca abitata da popolazioni di lingua tedesca. Anche in questo caso Hitler ritenne fosse un suo diritto quello di annettere queste terre per creare una nazione germanica, costituita da tutti i popoli di lingua tedesca.

Anche questa operazione venne accettata dagli altri paesi d’Europa, o quantomeno nessuno osò opporsi a Hitler.

La Cecoslovacchia era travagliata da diverse tensioni:
– la componente boema di religione protestante ra in conflitto con  quella slovacca di religione cattolica;
– la forte minoranza tedesca, che abitava nella regione dei Sudeti, contava 3 milioni di persone e spingeva verso l’autonomia. Questa minoranza si mostra sempre più attratta dalla Germania di Hitler.

Conferenza di Monaco

Nel 1938, alla conferenza di Monaco, alla presenza di Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia, vengono ratificate le annessioni tedesche. Francia e Gran Bretagna optano per la moderazione politica: sono convinti che sia la via migliore per evitare il conflitto.

D’altra parte non dobbiamo dimenticare che Francia e Gran Bretagna, come tutti gli altri paesi europei, temevano il comunismo di Stalin. E siccome anche anche Hitler era contro Stalin, questo lo reneva, agli occhi degli anclo francesi un po’ meno pericoloso.

Brutti scherzi fa la paura!

Solo qualche mese dopo si sarebbe scoperto quanto invece sarebbe diventato pericoloso Hitler.

Alla conferenza di Monaco Hitler garantì che si sarebbe accontentato delle mosse compiute e che non avrebbe invaso nessun altro stato.

Al loro rientro in patria i ministri degli esteri inglese e francese erano convinti di aver adottato la strategia più adatta ad evitare la guerra; si sentirono i garanti della pace europea. Capirono pochi mesi dopo quel fosse la realtà.

Dopo la conferenza di Monaco Chirchill commentò: “Dovevano scegliere tra il disonore e la guerra; hanno sclto il disonore e ora avranno la guerra!”

La politica dell’appeasement
Molte discussioni ha sollevato la politica dell’appeasement, ovvero della conservazione della pace ad ogni costo seguita dal primo ministro inglese Arthur Chamberlain fino alla conferenza di Monaco del 1938.
Le sue ragioni sono complesse:
– l’orientamento nettamente pacifista dell’opinione pubblica britannica,
– la consapevolezza che la Gran Bretagna non era in condizioni di affrontare un conflitto.
Per questo il governo di Londra ritenne che fosse opportuno trattare con Hitler per contenere le pretese tedesche entro una forma di regolamentazione pacifica internazionale.
Inoltre la diffidenza verso l’URSS, considerata ancora il nemico principale dei paesi europei, impediva al governo inglese di allearsi con altri.
Sta di fatto che questa politica fu seguita ad oltranza anche quando fu chiaro che il compromesso e il negoziato con la Germania di Hitler erano impossibili.
Questo atteggiamento si dimostrò un  clamoroso errore perché venne sottovalutata l’aggressività del totalitarismo nazista.

1939

Invasione Cecoslovacchia

Ma nel 1939 la Germania invase la Cecoslovacchia che venne divisa in due parti:

  • la Slovacchia divenne vassallo della Germania,
  • la Boemia venne integrata nella Germania.

Invasione italiana dell’Albania

Nel 1939 l’Italia, per non essere da meno dei fratelli tedeschi, invase l’Albania.

La firma del patto di Acciaio

Il 22 maggio del 1939 Germania e Italia firmano il Patto d’Acciaio, un accordo che garantisce reciprocamente appoggio incondizionato.

Hitler manifesta interessi sulla Polonia 

Il passo successivo per la conquista dello spazio vitale tedesco si muove verso Est. Hitler manifesta interesse verso la Polonia: rivendica la città di Danzica. La città di Danzica era stata formalmente dichiarata “città libera” sotto il controllo della Società delle Nazioni, dopo il primo conflitto mondiale, ma era praticamente sotto controllo polacco. La cittò di Danzica era abitata in maggior parte da tedeschi, i quali, al censimento del 1910, costituivano anche il 42% della popolazione delle terre definte il corridoio di Danzica.

Alla minaccia tedesca Francia e Gran Bretagna ribadiscono il loro sostegno alla Polonia. Intanto Gran Bretagna e Francia cercano di trovare un accordo in finzione antitedesca, ma nono riescono.

Il patto Molotov – Ribbentrop

La firma del patto. dietro si vede Stalin visibilmente soddisfatto dell’accordo concluso

Il patto Molotov – Ribbentrop fu un patto segreto stipulato tra la Germania di Hilter e l’URSS di Stalin, un patto di non aggressione, che avrebbe dovuto avere durata decennale e che prevedeva anche la spartizione della Polonia.

Questo accordo lasciò tutta l’Europa assolutamente attonita. Nessuno poteva immaginare che Stalin avrebbe fatto un patto con Hitler.

Infatti Hitler non aveva mai negato di considerare i popoli slavi come inferiori e aveva anche affermato di voler espandere il proprio dominio verso est. Ma allora per quale motivo Stalin accetta un tale patto?

L’accordo era utile per entrambi.

  • Era utile a Hitler che intendeva dichiarare guerra a tutti gli altri Stati europei. Questo patto gli dava la certezza che non avrebbe dovuto combattere, almeno in un primo momento, sul fronte orientale.
  • Era utile a Stalin il quale era consapevole che la politica aggressiva di Hitler non avrebbe risparmiato l’Unione sovietica. Questo patto gli concedeva del tempo, tempo prezioso che avrebbe portato la Germania a procrastinare le ostilità con la Russia. Così Stalin aveva del tempo prezioso per prepararsi all’inevitabile conflitto con la Germania. Stalin era sicuro che Hitler avrebbe rotto il patto prima dei 10 anni concordati, ma era certo di avere almeno cinque anni di tempo. Ma si sbagliava!

1939 – Lo scoppio della guerra

Il patto Molotov – Ribbentropp prevedeva la divisiine della Polonia tra URSS e Germania.

Invasione Polonia

Come era prevedibile quindi, il 1 settembre del 1939 la Germania invade la Polonia. La politica aggressiva di Hitler ha portato l’Europa è arrivata ad un punto di non ritorno.

Blitzkrieg

La strategia di Hitler è quella della guerra lampo, la Blitz Krieg.

La prima fase prevede di abbattere le linee nemiche con gli aerei, la seconda sfondarle tali linee con l’artiglieria pesante, i Panzer, nella terza le truppe seguono l’artiglieria e penetrano rapidamente nel cuore dello stato da invadere.

Nel momento dell’invasione, la maggior parte delle forze polacche erano concentrate lungo il confine con la Germania, mentre il confine sovietico era in gran parte sguarnito. I polacchi avevano disposto le truppe seguendo la logica della prima guerra mondiale, avevano immaginato che ci sarebbe stato uno scontro su una linea ma non immaginavano un attacco come quello tedesco che li colpì inaspettato.

Inoltre lasciando il fronte russo sguarnito, la loro resistenza fu subto fiaccata.

Il 27 settembre del 1939 le forze tedesche entrarono in Varsavia. oontemporaneamente i sovietici invadevano il paese da Oriente in base agli accordi segreti stipulati in agosto.

La Polonia venne spartita tra le due potenze: in Polonia emerse per la prima volta il carattere totale e barbarico di questa guerra, una guerra che non avrebbe conosciuto alcun rispetto delle convenzioni internazionali e dei diritti umani.

  • Le SS eliminarono oltre 50 mila civili per lo più appartenenti alle classi dirigenti e al clero.
  • L’Armata Rossa fucilò diverse migliaia di ufficiali polacchi e li seppellì in fosse comuni.

Come anunciato, l’invasione della Polonia portò il 3 settembre alle dichiarazioni di guerra di Francia e Inghilterra.

Poi per qualche mese, tutto tace. L’Europa rimase in attesa, sembrava che tutti avessero paura di fare qualsiasi cosa.

La realizzazione della grande Germania

1940

Dopo alcuni mesi di attesa, nell’aprile del ’40 Hitler riprese la sua offensiva e le armate tedesche aggredirono la Danimarca e la Norvegia. La Danimarca si arrese il giorno stesso dell’inizio dell’attacco. La scelta del Re fu quella di difendere la popolazione. Infatti la Danimarca non disponeva di un esercito. Invece la Norvegia provò a resistere e capitoò il 9 giugno. La Norvegia interessava alla Germania per l’abbondanza di miniere di minerali ferrosi.

La Bessarabia  è una regione compresa tra i fiumi Prut che è un affluente di sinistra del Danubio e il Nistro. Oggi è suddivisa tra la parte settentrionale della Moldavia e e la parte meridionale dell’Ucraina.

Invasione della Francia

Il 10 maggio, dopo aver aggirato la linea Maginot, le truppe germaniche sfondarono le difese francesi a Sedan.

La Linea Maginot è un complesso integrato di fortificazioni militari e postazioni armate realizzati dal 1928 al 1940 dal Governo francese a protezione dei confini che la Francia aveva in comune con il Belgio, il Lussemburgo, la Germania, la Svizzera e l’Italia.

Come era accaduto poco più di 20 anni prima esattamente nel 1914 la Germania invase un territorio che si era dichiarato neutrale, il Belgio, per raggiungere la Francia.

La strategia di guerra fu, come in Polonia, la Blitzkrieg, la guerra lampo. La prima fase prevedeva di abbattere le linee nemiche con gli aerei, la seconda di sfondarle con i Panzer, i carri armati tedeschi, la terza fase di penetrare rapidamente nel cuore della Francia.

Il 14 giugno Hitler entrò a Parigi. Questa è la foto storica che ha fatto il giro del mondo. Hitler e la Torre Eiffel, simbolo della Francia, che ora era nelle sue mani. Il 22 giugno venne firmato l’armistizio franco – tedesco.

I tre quinti del territorio francese rimanevano sotto l’occupazione militare tedesca mentre nel sud si formò il governo filofascista e collaborazionista comandato dal maresciallo Philippe Pétain. Questo era il nuovo governo francese che il 22 giugno aveva firmato l’armistizio con la Germania nazista. Il successivo 10 luglio il Congresso Nazionale fu convocato a Vichy. Per questo l’area a Sud della Francia fu chiamata Repubblica di Vichy.

Il 18 giugno generale francese Charles de Gaulle lanciò da Radio Londra il primo appello alla resistenza contro il potere nazista. Al momento dello scoppio della seconda guerra mondiale nel 1939, alla vigilia dell’entrata in guerra della Francia, de Gaulle aveva sottolineato l’insufficienza della difesa, ma non era stato preso in considerazione. De Gaulle fu promosso generale di brigata il 6 giugno 1940 e nominato sottosegretario di Stato alla Difesa nazionale.

De Gaulle, che si era opposto all’armistizio con i tedeschi, aveva lasciato la Francia per la Gran Bretagna il 15 giugno 1940.

Intanto l’Unione Sovietica aveva occupato la bessarabia delle Repubbliche baltiche è attaccato la Finlandia dopo un duro conflitto.

Europa a metà del 1940

A metà del 1940 la guerra sembra quasi finita. La Germania controlla l’Europa. Come possiamo vedere dalla cartina la Germania possiede una parte considerevole dell’Europa centrale e dell’Europa del nord. Ma non dimentichiamo che è alleata della Spagna, perché ha aiutato il generale Francisco Franco a prendere il potere, ed è alleato anche dell’Italia.

Praticamente quasi tutta l’Europa è sotto il suo controllo.

L’Europa nel 1940

La battaglia di Inghilterra, la prima sconfitta di Hitler

Re Giorgio IV e il primo ministro Winston Churchill

Con gran parte dell’Europa nelle sue mani, Hitler vorrebbe firmare un accordo di pace con l’Inghilterra. Era già accaduto nel 1938 a Monaco che l’Inghilterra ratificasse le sue conquiste territoriali. Pertanto il Fuhrer propose al governo di Londra un nuovo accordo.

Il sovrano inglese è re Giorgio IV e il primo ministro è il conservatore Winston Churchill. Churchill che già aveva espresso il suo disappunto dopo la conferenza di Monaco è sempre più deciso a non negoziare nulla con il dittatore nazista. Egli rifiuta categoricamente ogni accordo.

Nel suo primo discorso come primo ministro Churchill invitò gli inglesi a difendere la propria patria. Il discorso venne pronunciato nei giorni difficili della seconda guerra mondiale quando la furia bellica dei nazisti imperversava in Europa.

Dico al Parlamento come ho detto ai ministri di questo governo, che non ho nulla da offrire se non sangue fatica lacrime e sudore. Abbiamo di fronte a noi la più terribile delle ordalie. Abbiamo davanti a noi molti mesi di lotta e di sofferenza.

Voi chiedete: qual è il nostro obiettivo? Posso rispondere con una parola Vittoria! Vittoria a tutti i costi. Vittoria malgrado qualunque terrore punto Vittoria per quanto lunga e dura possa essere la strada, perché senza Vittoria non c’è sopravvivenza.

Winston Churchill – primo discorso come primo ministro – Camera dei Comuni

Dal momento che l’Inghilterra si rifiutò di scendere a patti con la Germania, Hitler decise di attaccare l’Inghilterra. Si rese conto però che attaccare via mare non era sensato in quanto la flotta inglese era di molto superire alla flotta germanica.

I tedeschi decisero quindi di percorrere la via del cielo.

Lo scontro tra RAF, la Royal Air Force britannica a la Luftwaffe, l’aeronautica tedesca, passò alla storia come la battaglia di Inghilterra. Il mondo assistette così alla prima grande battaglia aerea della storia. La Germania attaccò i cieli inglesi con bombardamenti a tappeto. Inizialmente gli obiettivi erano di tipo militare, ma ben presto vennero colpite anche molte città.

Mentre le vedette scrutavano il cielo, i londinesi si rifugiavano nelle gallerie della metropolitana.

L’intenzione di Hitler era quella di fiaccare la resistenza inglese con i bombardamenti, ma l’Inghilterra resistette e la battaglia di Ingliterra segnò la prima sconfitta della prepotenza nazista.

Come mai la RAF prevalse?

Due sonoi motivi principali:

  • RADAR: l’Inghilterra potè contare su una tecnologia innovative. Infatti gli inglesi disponevano del radar, uno strumento in grado di segnalare l’arrivo di aerei anche al buio.
  • DETERMINAZIONE: la popolazione inglese, unita al suo governo e al suo sovrano resistette all’attacco nazista.

E mentre l’Inghilterra deve fare i conti con i danni causati dai bombardamenti, Hitler è costretto ad abbandonare l’idea di invadere l’Inghilterra.

Un aereo tedesco abbattuto e le macerie a Londra

Italia in guerra

Quando Hitler invase la Polonia, Benito Mussolini era rimasto spiazzato: non si aspettava che il suo agguerrito alleato avrebbe iniziato la sua politica aggressiva così presto!

Dopo l’attacco compiuto dai fascisti in Etiopia, Mussolini sapeva che l’esercito italiano non era pronto per affrontare una guerra; serviva ancora del tempo! Il Duce aveva bisogno di aspettare almeno un paio d’anni. Era però legato alla Germania dal Patto d’accaio. Scelse così di dichiarare la “non belligeranza”, cioè sosteneva la guerra ma per ora non l’Italia prendeva parte attiva nel conflitto. La formula era ambigua, lui intendeva non entrare in guerra senza però restare neutrale.

Questa era l’intenzione del Duce nel 1939.

Ma nel 1940, colpito dai successi della Germania, Mussolini decise di entrare in guerra, decise di avviare una guerra parallela alla guerra nazista, la guerra fascista.

Il duce era certo che la vittoria tedesca fosse inevitabile e che l aguerra si sarebbe conclusa a breve con la vittoria tedesca. Per questo ritenne necessario entrare in guerra prima della vittoria nazista: non voleva rischiare di perdere l’occasione di sedersi al tavolo dei vincenti. Dichiarò quindi di essere disposto a mettere “qualche migliaio di morti” da far pesare sul tavolo delle trattative.

Quindi il 10 giugno del 1940 Mussolini decise di entrare in guerra e attaccò l’agonizzante Francia. L’attacco italiano cosnistette in una serie di disordinate offensive lungo la frontiera che furono efficacemente contrastate dall’esercito francese. Ma la Germania impose alla Francia di arrendersi anche all’Italia e il 22 giugno fu firmato l’armistizio.

La strategia di Mussolini era quella di una guerra parallela a quella già avviata da Hitler con l’obiettivo di ampliare il potere italiano sui Balcani e sul Mediterraneo. Dopo l’attacco alla Francia, Mussolini decise di attaccare la Grecia, il 29 ottobre del 1940, senza avvertire l’alleato tedesco. L’attacco alla Grecia partì dalle postazioni albanesi.

Successe però un fatto che Mussolini non aveva previsto: la Grecia resistette e i reparti italiani dovettero piegare in Albania. E fu così che il Regio esercito italiano si ritrovò in ritirata a doversi porre sulla difensiva con un grande sacrificio di italiche vite umane.

Ma la strategia italiana subì un duro colpo quando nel marzo del 1941 le truppe inglese sbarcarono a Salonicco in Grecia.

Hitler aveva guardato con diffidenza gli attacchi italiani, ma venne messo in allarme dallo sbarco inglese: temeva infatti di perdere il controllo sui Balcani, che erano al centro delle sue mire espansionistiche.

Così il 6 aprile del 1941 Hitler decise di invadere la Jugoslavia per garantirsi il controllo sui Balcani. Quando le truppe tedesche si unirono a quelle italiane, l’esercito nazifascista riuscì a respingere gli inglesi. La Grecia fu occupata e venne posta sotto l’amministrazione italo-tedesca.

L’intera operazione non durò più di un mese e si concluse con il controllo di Hitler sui Balcani sulla Romania, ricca di petrolio sull’Ungheria e sulla Bulgaria.

Italia fascista perse il controllo della Jugoslavia e dimostrò chiaramente di non essere in grado di condurre una guerra autonoma dalla Germania. Tutta l’operazione balcanica sancì quindi, in maniera inequivocabile, la subordinazione della politica militare italiana a quella tedesca.

Campagna d’Africa

Anche sul Mediterraneo e sul fronte africano la guerra parallela si trasformò, di fatto, in una guerra diretta dalla Germania. Le armi italiane risultarono inferiori anche in quest’ambito, sia in campo aeronavale che nei mezzi corazzati. Sul Mediterraneo la pur efficiente flotta italiana cercò invano di contrastare la supremazia aerea navale britannica. Le offensive italiane nella Somalia britannica e in Egitto furono bloccate e si conclusero con la perdita della Cirenaica nel febbraio del 41.

Nell’africa orientale le truppe britanniche arrivarono ad occupare la capitale dell’Etiopia nel 1941. Il negus venne restaurato sul trono con la conseguenza che l’impero italiano di Africa orientale si potè così considerare concluso.

Sul fronte libico egiziano le truppe corazzate tedesche del generale Rommel riuscirono a reggere il confronto con gli inglesi. Le truppe italo-tedesche condussero un’offensiva che consentì loro di respingere gli inglesi oltre il confine egiziano.

1941

Nella seconda metà del 41 avvennero due fatti particolarmente importanti che impressero alla guerra una svolta decisiva:

  • l’attacco tedesco all’Unione sovietica
  • l’entrata degli Stati Uniti nel conflitto.

L’operazione Barbarossa

Operazione Barbarossa, così si chiamava il piano di invasione dell’Unione sovietica. Hitler non aveva mai nascosto la sua intenzione di invadere le terre di Stalin. Il piano era stato definito già nel dicembre del 40. Si ricordi che il patto di non aggressione firmato nel ’39 rispondeva ad esigenze puramente tattiche e l’invasione dell’Unione sovietica rientrava naturalmente nella strategia del nazismo.

Hitler considerava l’est europeo come un territorio abitato da popoli inferiori; era quindi meta privilegiata per la conquista dello spazio Vitale tedesco.

Inoltre l’Unione sovietica era la patria del comunismo, un’ideologia contro la quale Hitler aveva condotto sin dall’inizio la sua crociata.

Inoltre l’Unione sovietica era particolarmente importante per le risorse:

  • il grano,
  • il petrolio,
  • braccia da sfruttare per il lavoro.

Queste risorse rappresentavano per la Germania una condizione necessaria per poter continuare il conflitto.

Questi elementi ci aiutano a comprendere perché l’invasione dell’Unione sovietica non fu una normale campagna militare ma fu strutturata come una vera e propria guerra di sterminio. L’attacco all’URSS assunse infatti i caratteri della guerra di sterminio e non della campagna militare.

Il 22 giugno 1941 i tedeschi entrarono in Russia; la strategia di guerra era la consolidata sempre la Blitzkrieg, la Guerra lampo.

Direttrici d’attacco dell’operazione Barbarossa

Nel settembre 1941 la Germania ha conquistato:

  • Repubbliche baltiche
  • Ucraina
  • Bielorussia

Con la conquista di tali territori Hitler ha messo a disposizione del Reich un terzo delle terre produttrici di grano e metà delle risorse minerarie dell’Unione sovietica.

A settembre 41 il terzo Reich, l’Impero di Hitler, raggiunse la sua massima espansione.  

https://dizionaripiu.zanichelli.it/storiadigitale/p/mappastorica/215/l-invasione-dell-unione-sovietica

L’avanzata nazista si bloccò in autunno. Il fronte orientale andava da Leningrado al Mar Nero.

Stalin non si aspettava così presto l’attacco tedesco e l’Armata si era trovata impreparata. Questo provocò, in una prima fase, uno sbandamento dell’esercito. La debolezza delle forze armate russe era da attribuire alle “purghe staliniane”. Le grandi purghe furono una vasta repressione avvenuta nell’URSS nella seconda metà degli anni trenta, voluta e diretta da Stalin per ripulire il partito comunista da presunti cospiratori.

Le purghe avevano colpito anche moltissimi ufficiali dell’esercito russo che si trovò quindi in grossa difficoltà.

https://www.museodelcomunismo.it/glossario-comunismo/purghe-staliniane

In autunno la Russia contava

  • 3 milioni di soldati morti o feriti
  • 3 milioni di prigionieri

Ma nonostante la violenza con cui i tedeschi affrontarono questa invasione, la Russia resistette. Infatti l’esercito, pur in difficoltà, non venne sconfitto. Le tattiche utilizzate contro l’esercito di Hitler furono:

  • Terra bruciata – I russi bruciarono le terre per evitare che l’esercito tedesco trovasse rifornimenti.Una strategia analoga era stata usata durante l’invasione della Russia operata da Napoleone.
  • Guerriglia – Le azioni di guerriglia dei partigiani disorientarono l’esercito tedesco. I partigiani conoscevano il territorio meglio degli invasori e avevano una motivazione altissima alla difesa delle loro terre.
  • Riorganizzazione – L’esercito russo si riorganizzò e lanciò una controffensiva, che fece retrocedere l’esercito nazista.

Inoltre l’inverno russo congelò la situazione.

La resistenza russa

Le streghe della notte

Streghe della Notte fu il soprannome col quale vennero definite le donne pilota del 588º Reggimento bombardamento notturno. Le avevano definite Nachthexen, streghe della notte, i soldati tedeschi che si erano trovati sotto il fuoco notturno di questi velivoli. Caratteristica di questa unità militare fu di essere composta esclusivamente da donne. L’unità venne formata su iniziativa di Marina Raskova e condotta dal maggiore Evdokija Davidovna Beršanskaja. L’avanzata tedesca stava mettendo in ginocchio Russia. Contro l’invasore i russi si impegnarono in quella che è stata definita La grande guerra patriottica.

Ritanna Armeni, Una donna può tutto, ISBN: 8868338106, Casa Editrice: Ponte alle Grazie, Pagine: 240

Sinossi
Le chiamavano Streghe della notte. Nel 1941, un gruppo di ragazze sovietiche riesce a conquistare un ruolo di primo piano nella battaglia contro il Terzo Reich. Rifiutando ogni  presenza maschile, su fragili ma agili biplani, mostrano l’audacia, il coraggio di una guerra che può avere anche il volto delle donne.
La loro battaglia comincia ben prima di alzarsi in volo e continua dopo la vittoria. Prende avvio nei corridoi del Cremlino, prosegue nei duri mesi di addestramento, esplode nei cieli del Caucaso, si conclude con l’ostinata riproposizione di una memoria che la Storia al maschile vorrebbe cancellare.
 Il loro vero obiettivo è l’emancipazione, la parità a tutti i costi con gli uomini. Il loro nemico, prima ancora dei tedeschi, il pregiudizio, la diffidenza dei loro compagni, l’oblio in cui vorrebbero confinarle.
Contro questo oblio scrive Ritanna Armeni, che sfida tutti i «net» della nomenclatura fino a trovare l’ultima strega ancora in vita e ricostruisce insieme a lei la loro incredibile storia.
È Irina Rakobolskaja, 96 anni, la vice comandante del 588° reggimento, a raccontarci il discorso, ardito e folle, con cui l’eroina nazionale Marina Raskova convince Stalin in persona a costituire i reggimenti di sole aviatrici. È lei a descriverci il freddo e la paura, il coraggio e perfino l’amore dietro i 23.000 voli e le 1100 notti di combattimento. E a narrare la guerra come solo una donna potrebbe fare: «Ci sono i sentimenti, la sofferenza e il lutto, ma c’è anche la patria, il socialismo, la disciplina e la vittoria. C’è il patriottismo ma anche l’ironia; la rabbia insieme alla saggezza. C’è l’amicizia. E c’è – fortissima – la spinta alla conquista della parità con l’uomo, desiderata talmente tanto – e questa non è retorica – da scegliere di morire pur di ottenerla».

Usa in guerra

Il 7 dicembre 1941 il Giappone attacca, senza preavviso, senza aver inviato la dichiarazione di guerra, il porto di Pearl Harbour alle Hawaii.

Le perdite sono gravissime:

  • 16 navi distrutte,
  • più di 2500 tra morti e feriti.

L’8 dicembre USA e Inghilterra dichiarano guerra al Giappone.

Il 12 dicembre Germania e Italia dichiarano guerra agli USA.

Da quel momento la guerra si configura come Guerra Mondiale. Le nuove alleanze vedono USA URSS Ge Gran Bretagna contro Germana e Italia.

Gli Stati Uniti riorganizzano la loro industria in funzione dell’economia bellica: viene potenziata l’industria pesante grazie ad un accordo tra imprenditori, governo, sindacati.

Tra il 1940 e il 1945 negli Stati Uniti vengono prodotti:

  • 300 mila aerei
  • 86 mila carri armati
  • 71 mila navi da guerra
  • 3 milioni di mitragliatrici

1942

Le forze dell’Asse ebbero all metà del 1942 la loro massima espansione. La coalizione nazi-fascista comandava su due milioni e mezzo di chilometri quadrati e su circa 250 milioni di persone.

Fu uesto il periodo in cui si scatenò in Europa l’inferno dello sterminio degli ebrei. Vedi

1942 – L’Europa sotto il dominio diretto o indiretto della Germania nazista
In blu scuro: Germania, Italia e nazioni alleate o “satelliti”;
in azzurro: territori occupati direttamente dagli eserciti tedeschi o italiani;
in azzurro chiaro: stati non occupati ma dipendenti dalla Germania;
https://it.wikipedia.org/wiki/Fortezza_Europa

Offensiva nel Caucaso

Nel giugno 1942 tedeschi e italiani lanciarono un’offensiva verso le regioni petrolifere del Caucaso.

L’offensiva tedesca venne bloccata a Stalingrado, si combattè fino al febbraio del 1943; ma già con l’inverno del ’42 – ’43 iniziò il declino dell’Asse.

Africa settentrionale

Nell’ottobre 1942 gli USA intervennero anche nell’Africa settentrionale. L’offensiva italo tedesca si bloccò a El – Alamein e si concluse nel maggio del ’43 in Tunisia.

Carri armati nel deserto – Di Chetwyn – https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=21480608

1943

Conferenza di Casablanca

Nel gennaio del 1943 Stati Uniti, Unione Sovietica e Regno Unito si ritrovarono in Marocco alla Conferenza di Casablanca.

Furono presenti 

  • il presidente americano Franklin Delano Roosevelt, 
  • il primo ministro inglese Winston Churchill,
  • il generale inglese Harold Alexander,
  • i generali francesi Henri Giraud e Charles de Gaulle,
  • il presidente degli Stati Uniti Dwight Eisenhower.

A Casablanca venen deciso che la guerra si sarebbe fermata solo alla resa incondizionata della Germania.

E mentre a Casablanca si discute, in URSS si resiste.

Nonostante le ingenti forze spiegate dalla Germania, Il poplo russo resiste grazie a:

  • un enorme sforzo economico industriale
  • la mobilitazione della popolazione urbana e rurale, donne, adolescenti e vecchi.

Si pensa che forse proprio la crudeltà e la barbarie tedesca esercitata nei confronti dei russi, stimolarono la reazione di tutti i russi contro l’attacco italotedesco, dando origine ad una guerra patriottica che porterà alla sconfitta delle forze naziste.

Infatti le forze dell’asse furono in parte distrutte, con la la resa dell’armata tedesca e dell’ARMIR (armata italiana). Questa fu la prima ritirata dell’Asse.

Sbarco alleato Sicilia

Il 10 luglio 1943 gli alleati anglo americani sbarcarono in Sicilia.

L’arrivo sul suolo italiano di truppe nemiche portò ad aprire una crisi in seno al regime fascista. Il regime non era più sostenuto né dal Re, né dall’esercito, né dal popolo. E fu così che il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del fascismo votò destituzione di Mussolini 1943, con la conseguente caduta del fascismo.

Il duce venne così arrestato e il nuovo governo era presieduto dal maresciallo Pietro Badoglio, fedele collaboratore di Mussolini.

Il 25 luglio Badoglio dichiarò che «La guerra continua senza Mussolini», ma segretamente trattava con gli alleati. In Italia si festeggiava la fine del fascismo, ma non si immaginava che per altri due anni si sarebeb combattuto.

Le truppe tedesche, intanto, non fidandosi dell’alleato italiano, cominciano a entrare in Italia.

Le trattative segrete di Badoglio andarono a buon fine, tanto che l’8 settembre 1943 venne annunciato l’armistizio tra Italia e alleati anglo-americani.

In Italia si festeggiava per le strade e sulle piazze. La gente era convitna che laguerra fosse finita, ma la realtà era ben diversa. Badoglio, attraverso la radio parlò agli italiani, ma non diede nessun ordine per difendere Roma, nè diede alcune indicazione ai soldati dell’esercito italiano. I soldati italiani che fino al giorno prima erano alleati dei tedeschi, si ritrovarono loro nemici.

Il 9 settembre gli alleati sbarcarono a Salerno e Badoglio e il Re si rifugiano a Brindisi.

Intanto i Nazisti occuparono il centro nord del paese, bloccando l’avanzata anglo-americana.

Si aprì uno dei periodi più drammatici della storia d’Italia. I soldati che si rifiutarono di arrendersi ai tedeschi vennero trucidati dopo la resa. Tristemente famosa fu la strage di Cefalonia.

https://www.facebook.com/watch/?v=701056697343607

Film – Il mandolino del capitano Corelli

Racconta le vicende dell’esercito italiano a Cefalonia

Il 12 settembre Mussolini venne liberato dai nazisti e condotto a Salò. Hitler decise di fondare la Repubblica Sociale Italiana, uno stato fascista fantoccio, sotto il diretto controllo tedesco.

Il territorio della Repubblica Sociale Italiana

In quel momento in Italia iniziò una seconda guerra: la resistenza al nazifascismo detta anche guerra partigiana.

Il 9 settembre 1943 gli alleati arrivano a Salerno. Qui dovettero affrontare l’esercito tedesco che aveva occupato la penisola. A Napoli la popolazione insorse contro i tedeschi e il primo ottobre gli alleati entrarono a Napoli.

In autunno si definì la linea Gustav a Cassino, che segnava il confine tra il territorio controllato dai nazifascisti e quello liberato dagli alleati.

A Sud della linea Gustav stava il Regno di Italia del Sud col Re Vittorio Emanuele III e il maresciallo Badoglio sotto la guida degli alleati.

Il 13 ottobre ’43 il Regno del Sud dichiarò guerra alla Germania. A Nord la Nuova Repubblica Sociale Italiana era guidata da Mussolini ma era controllata dalla Germania. Le province di Trento Bolzano e Belluno erano controllate direttamente dai tedeschi.

Crisi istituzionale in Italia

Dopo l’8 settembre si aprì un problema istituzionale.

Da una parte c’era il Regno del Sud con IL re e Badoglio, mentre dall’altra c’era il CLN, il Comitato di Liberazione Nazionale, che intendeva affermarsi come nucleo dirigente della nuova Italia, ma che era privo di vera base sociale.

Gli alleati non riconoscevano il CLN, riconoscevano solo l’autorità di Badoglio. Il CLN non riconosceva il Re perché aveva sostenuto Mussolini e ne chiedeva l’abdicazione. Questo conflitto portò ad un blocco tra le forze di liberazione della penisola.

Svolta di Salerno

Nel 1944 l’intervento di Palmiro Togliatti, segretario del partito comunista, rientrato dall’URSS permise di uscire dall’empasse. La mediazione di Togliatti permise che si realizzasse la “svolta di Palermo”.

Togliatti convinse il suo partito e le altre forze politiche del CLN a superare contrarietà e opposizioni per il bene del paese e a collaborare con il governo Badoglio. Propose quindi di rinviare la questione sul destino della monarchia solo dopo la liberazione avvenuta. Togliatti mise l’accento sul fatto che era importante prima liberare il paese e solo dopo si sarebbe affidata al CLN l’autorità politica per guidare il paese.

Le conseguenze della Svolta di Salerno fecero Sì che il Re Vittorio Emanuele III trasferisse i suoi poteri al figlio Umberto I e che al posto di Badoglio fosse nominato Bonomi, Presidente del CLN, alla guida del governo che comprendeva diversi esponenti dei partiti antifascisti, tra cui Palmiro Togliatti. Da quel momento partigiani goverlo e alleati collaborarono attivamente alla liberazione dell’Italia.

L’occupazione tedesca in Italia

Hitler aveva bisogno che in Italia ci fosse un potere fascista. Alla Germania infatti serviva sia la manodopera italiana che la collaborazione di un governo per mantenere la forma dell’Asse. Le forze armate tedesche non ertano in grado di gestire l’Italia con la forza.: questo sia per non perdere credibilità a livello internazionale che per le risorse militari che sarebbero state necessarie.

Il controllo diretto con sfruttamento e terrore sarebbero stati troppo onerosi per Hitler; il Fuhrer optò quindi per attivare una collaborazione col governo della Repubblica di Salò e non assumere il dominio militare della penisola.

L’ambasciatore del Reich in Italia cercò di influire sull’opinione pubblica con la stampa e la propaganda perchè l’Italia era strategicamente importante. I nazisti assunsero quindi il controllo del territorio attraverso il governo fascista.

Ma questo non impedì ai tedeschi di far arrivare in Italia le loro istituzioni come la Wermacht, l’esercito tedesco, le SS le forze di polizia di Hitler e la Todt, le imprese di costruzioni tedesche. E anche se l’Italia era alleata, l’azione repressiva della Wermacht e delle SS fu particolarmente feroce in Italia.

Repubblica di Salò

Si trattava di un governo fantoccio che non aveva autonomie ma che fu molto repressiva nei confronti di ogni espressione di dissenso. Una delle prime azioni che ordinò fu la condanna dei membri del Gran Consiglio del Fascismo che avevano destituito Mussolini.

Gli italiani non avevano gran voglia di collaborare con i tedeschi, ma le imprese italiane collaborarono con le tedesche con l’obiettivo di salvare le proprie aziende. Ma se collaborò la borghesia non collaborarono invece le popolazioni. Il reclutamento di manodopera volontaria per la Germania fu fallimentare e gli unici lavoratori italiani all’estero furono prigionieri o da partigiani arrestati. Ebbe poco successo il tentativo di costruire un esercito nazionale fascista. Nel 1944, alla chiamata di leva, si ingrossarono le file dei partigiani.

Affiancati all’esercito nazista c’erano le Brigate Nere e la Guardia Nazionale Repubblicana, le camicie nere del fascismo.

Conferenza di Teheran

Tra iil 28 novembre e l’11 dicembre del 1943, a Teheran si incontrano i tre grandi della seconda guerra mondiale:

  • Iosif Stalin, per l’Unione Sovietica,
  • Franklin D. Roosevelt, per gli Stati Uniti d’America,
  • Winston Churchill per il Regno Unito.

In quell’occasione decidono

  • l’apertura di un nuovo fronte in Europa,
  • la divisione della Germania dopo la conclusione del conflitto.

La conferenza era identificata nei documenti con il nome in codice “Eureka”.

Sbarco in Normandia

www.youtube.com/watch?v=mY5c0Wq9F3w

Lo Sbarco in Normandia fu l’operazione aeronavale comandata dal generale Dwight Eisenhower.

Il 6 giugno 1944 le truppe anglo americane sbarcano in Normandia. Il numero dei soldati è così elevato che travolge le difese tedesche.

L’esercito alleato libera prima il Belgio, poi la Francia. Il 19 agosto gli alleati entrano a Parigi.

Film sullo sbarco in Normandia

Il giorno più lungo (The Longest Day) è un film di guerra del 1962 basato sull’omonimo saggio storico del 1959 di Cornelius Ryan sullo sbarco in Normandia durante la seconda guerra mondiale.

Salvate il solato Ryan (Saving Private Ryan) è un film del 1998 diretto da Steven Spielberg., che con questo film vinse l’Oscar per la miglior regia. Il film è ispirato alla vera storia dei Fratelli Niland ed è ambientato in particolare nei giorni del D-Day, il giorno dello sbarco in Normandia.

Di grande interesse sono i primi 24 minuti del film, che dipingono in maniera cruda e realistica lo sbarco dei soldati a Omaha Beach.

Fine della guerra

Mentre gli alleati muovono da Ovest, l’Armata rossa avanza da Est fino a Varsavia prima e verso la Germania poi. I russi rioccupano le Repubbliche Baltiche. Intanto i paesi satelliti del Reich, Ungheria, Bulgaria e Romania, firmano armistizio con i sovietici.

La Jugoslavia insorge vittoriosamente contro i tedeschi e la Grecia viene occupata dagli inglesi.

Di fronte all’imminente e ormai inevitabile disfatta Hitler ordina la mobilitazione generale, non intende arrendersi. Intensifica lo sfruttamento e il terrore; morte e distruzione aumentano vertiginosamente.

L’aviazione angloamericana intanto prosegue i bombardamenti a tappeto sulla Germania. Molte città sono ridotte ad un cumulo di macerie.

Dresda
  • Nella primavera del ’45 la stretta finale portò alla conflusione del conflitto.
  • Il 13 aprile gli alleati occuparono Vienna.
  • Il 25 aprile ’45 avvenne l’incontro tra russi e angloamericani sul fiume Elba.
  • Il 28 aprile Mussolini venne arrestato e fu ucciso dalla folla.
  • Il 30 aprile Hitler si toglie la vita.
  • Il 2 maggio i russi entrano a Berlino.
  • L’8 maggio LA Germania firma la resa, senza condizioni.

Sul fronte Pacifico

I kamikaze giapponesi continuavano le azioni di guerriglia contro le navi americane. Gli Stati Uniti si erano imposti sul Giappone dal momento che la superiorità di mezzi degli americani era assoluta. Ma sembrava che nulla riuscisse a interrompere lo stillicidio di navi nel Pacifico causato dai kamikaze giapponesi.

Truman, eletto presidente dopo Roosevelt, dopo aver inviato un Ultimatum al Giappone, decide di lanciare bomba atomica. Il 6 agosto 1945 venne colpita Hiroshima e il 9 agosto Nagasaki. Più di 100 mila fuono i morti in quei giorni, ma le conseguenze della bomba atomica duranono anni.

Il 2 settembre 1945 venne firmata la resa del Giappone.

Bilancio del conflitto

La seconda guerra mondiale provocò più di 50 milioni di vittime, la metà dei quali erano civili. Questo accadde perchè durante tutta la guerra gli aerei bombardarono le città. I bombardamenti erano terribili perchè minavano i nervi, terrorizzavano molta più gente di quanta ne uccidessero, didtruggevano le risorse.

Oltre alle vittime questa guerra contò circa 40 milioni di persone sradicate dalle loro terre

Fu una guerra di sterminio che portò alla morte di 6 milioni gli ebrei. Hitler organizzò un genocidio, eliminazione di un’intera etnia. Ma, oltre agli ebrei, il nazismo uccise mezzo milione di zingari. Da non dimenticare neppure che anche in Russia e in Giappone furono compiute violenze inaudite.