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Educazione civica

Da quest’anno è stata reinserita nella scuola l’Educazione civica, come disciplina obbligatoria.

In questa sezione saranno inseriti gli argomenti che possono essere assimilati a tale disciplina.

Il primo proposto riguarda l’Unione europea –Unione europea 1 e Unione europea 2, con la sua storia, le sue strutture e i valori a cui si ispira.

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L’Unione europea 2

Come funziona l’Unione europea?

Il Parlamento europeo, che rappresenta i cittadini dell’Unione, condivide il potere legislativo e di bilancio con il Consiglio. Il Parlamento europeo è eletto ogni cinque anni con votazione a suffragio universale diretto.

I capi di Stato o di governo dell’UE si riuniscono, in sede di Consiglio europeo, per fissare l’indirizzo politico generale dell’Unione e adottare decisioni importanti su questioni chiave.

Il Consiglio, formato dai ministri degli Stati membri dell’UE, si riunisce frequentemente per adottare le decisioni politiche ed esercitare la funzione legislativa.

La Commissione europea, che rappresenta l’interesse comune dell’UE, è il principale organo esecutivo dell’Unione. Presenta proposte legislative e garantisce la corretta attuazione delle politiche europee.

L’Unione europea non è uno Stato federale ma è qualcosa di più di una semplice confederazione di paesi. La sua struttura non rientra in nessuna categoria giuridica classica. L’UE ha creato un modello unico e il suo sistema decisionale è in costante evoluzione da sessant’anni a questa parte.

Gli organi decisionali

L’Unione europea non è uno Stato federale ma è qualcosa di più di una semplice confedera­zione di paesi. La sua struttura non rientra in nessuna categoria giuridica classica. L’UE ha creato un modello unico e il suo sistema decisionale è in costante evoluzione da sessant’anni a questa parte.

I trattati (che costituiscono il «diritto primario») sono la base di un vasto corpo di atti normativi (il cosiddetto «diritto derivato») che incide direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini europei. Il diritto derivato comprende principalmente regolamenti, direttive e raccomandazioni adottate dalle istituzioni europee.

Questi atti legislativi e, in maniera più generale, le politiche dell’Unione sono il risultato delle decisioni adottate dal Parlamento europeo (che rappresenta i cittadini), dal Consiglio (che rappresenta i governi nazionali) e dalla Commissione europea (l’organo esecutivo indipendente dai governi e garante dell’in­teresse comune degli europei). Anche altre istituzioni e organismi svolgono un ruolo preciso, come indicato di seguito.

Il Parlamento europeo

Il Parlamento europeo è l’organo eletto che rappresenta i cittadini dei paesi membri dell’Unione. Esercita un controllo sulle attività dell’UE e, congiuntamente al Consiglio, produce la legislazione dell’Unione. Dal 1979 i deputati europei sono eletti a suffragio universale diretto ogni cinque anni.

Il Parlamento tiene i suoi principali dibattiti nel corso di riunioni mensili, le sessioni plena­rie, a cui partecipano tutti i deputati europei. Le sessioni plenarie si tengono normalmente a Strasburgo, in Francia, mentre le eventuali sessioni aggiuntive si svolgono a Bruxelles. Anche i lavori preparatori sono generalmente condotti a Bruxelles: la «Conferenza dei presi­denti» — composta dai presidenti dei gruppi politici unitamente al presidente del Parlamento — stabi­lisce l’ordine del giorno delle sessioni plenarie, mentre le 20 commissioni parlamentari elaborano gli emendamenti legislativi che devono essere discussi.

Il lavoro amministrativo giornaliero del Parlamento è svolto dal segretariato generale, con sede a Lussemburgo e Bruxelles. Anche i gruppi politici hanno il proprio segretariato.

Il Parlamento europeo esercita la funzione legislativa in base a due procedure:

  • procedura di codecisione – procedura legislativa ordinaria: il Parlamento condivide con il Consiglio la responsabilità di legiferare su tutte le aree politiche che necessitano di un voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio.
Si raggiunge la maggioranza qualificata soltanto se sono soddisfatte due condizioni: il 55% degli Stati membri vota a favore – in pratica ciò equivale a 15 paesi su 27 gli Stati membri che appoggiano la proposta rappresentano almeno il 65% della popolazione totale dell’UE Questa procedura è nota anche come regola della “doppia maggioranza”.
  • mediante la procedura del parere conforme, il Parlamento deve ratificare gli accordi internazio­nali dell’UE (negoziati dalla Commissione), ivi compreso qualsivoglia nuovo trattato di allargamento dell’Unione.
Il principio del parere conforme si basa su una lettura unica. Il Parlamento può accettare o respingere una proposta ma non può modificarla. In mancanza del parere conforme, l’atto non può essere adottato.

Il Parlamento europeo condivide inoltre con il Consiglio il potere di adottare il bilancio, proposto dalla Commissione europea, e ha la facoltà di respingere il bilancio proposto. In questo caso l’intera procedura deve ricominciare dal principio. Utilizzando i suoi poteri in materia di bilancio, il Parlamento esercita una considerevole influenza sul processo decisionale dell’UE.

Il Parlamento svolge infine un importante ruolo di controllo democratico sull’Unione e in particolare sulla Commissione europea.

Il Parlamento europeo è eletto ogni cinque anni con votazione a suffragio universale diretto.

Nel maggio del 2019 si sono svolte le elezioni della IX legislatura dell’UE. Dalle tabelle possiamo desumere che il tasso di affluenza alle urne è aumentato sensibilmente rispetto alle votazioni precedenti.

https://europarl.europa.eu/election-results-2019/it/affluenza/

In qualsiasi momento il Parlamento può destituire l’intera Commissione mediante una mozione di censura, che necessita della maggioranza dei due terzi dei voti. Il Parlamento esercita inoltre un controllo sulla gestione quotidiana delle politiche europee mediante interrogazioni orali e scritte alla Commissione e al Consiglio.

I deputati europei e i parlamentari nazionali degli Stati membri spesso operano in stretta collaborazione sia in seno ai partiti politici sia all’interno di organismi specializzati creati per specifiche necessità.

Dal 2009 il trattato sull’Unione europea definisce il ruolo dei parlamenti nazionali nell’UE. Essi possono esprimere un parere su tutte le nuove proposte legislative della Commissione e in tal modo garantiscono il rispetto del principio di sussidiarietà, in base al quale l’Unione deve occuparsi di una determinata questione soltanto quando l’intervento a livello europeo risulti più efficiente che non a livello nazionale o regionale.

Il Consiglio europeo

Il Consiglio europeo è l’istituzione politica principale dell’UE. È composto dai capi di Stato o di governo di tutti gli Stati membri dell’UE, oltre al presidente della Commissione europea.

Il Consiglio europeo:

  • fissa gli obiettivi dell’UE e stabilisce il percorso per conseguirli
  • fornisce impulso alle principali iniziative politiche dell’Unione
  • adotta decisioni su questioni spinose su cui il Consiglio dei ministri non riesce a trovare un accordo
  • affronta gli attuali problemi internazionali attraverso la «politica estera e di sicurezza comune», un meccanismo di coordinamento delle politiche estere degli Stati membri dell’UE.

Il Consiglio dei ministri

È composto dai ministri provenienti dai governi nazionali dell’UE. Ogni Stato membro ne assume a turno la presidenza per un periodo di sei mesi. Ad ogni riunione del Consiglio partecipa un ministro per Stato membro, quello competente a seconda dei temi all’ordine del giorno.

Il compito principale del Consiglio è

  • approvare gli atti legislativi dell’UE,
  • adottare il bilancio dell’Unione europea
  • sottoscrivere gli accordi internazionali negoziati dalla Commissione.

La Commissione europea

La Commissione è un’istituzione chiave dell’UE. È l’organo esecutivo dell’UE e i suoi membri devono costantemente prestare ascolto alle richieste dei cittadini. Da sola ha la facoltà di presentare nuove proposte legi­slative in ambito UE, che invia al Consiglio e al Parlamento per le discussioni e l’adozione. I suoi membri restano in carica per cinque anni, sono nominati di comune accordo dagli Stati membri e devono ottenere l’approvazione del Parlamento europeo. La Commis­sione risponde del suo operato dinanzi al Parlamento europeo ed è costretta alle dimissioni collettive qualora quest’ultimo voti una mozione di censura nei suoi confronti.

La Commissione:

  • gode di notevole indipendenza nell’esercizio delle sue funzioni
  • agisce nel solo interesse generale dell’Unione, non riceve quindi istruzioni dai governi degli Stati membri
  • vigila sull’attuazione dei regolamenti e delle direttive adottati dal Consiglio e dal Parlamento
  • può ricorrere alla Corte di giustizia per esigere il rispetto del diritto dell’U­nione da parte degli Stati membri
  • attua le decisioni del Consiglio
  • dispone di ampi poteri nella gestione delle politiche comuni dell’UE
  • ne amministra il bilancio.

La Corte di giustizia

La Corte di giustizia dell’Unione europea, con sede a Lussemburgo, è composta da un giudice per Stato membro e da undici avvocati generali, che sono nominati di comune accordo dai governi degli Stati membri per un mandato di sei anni rinnovabile. La loro indipendenza è garantita. La Corte ha il compito di garantire il rispetto del diritto dell’Unione e la corretta interpretazione e applicazione dei trattati.

La Banca centrale europea

La Banca centrale europea, con sede a Francoforte, gestisce l’euro e la politica monetaria dell’Unione (cfr. il capitolo 7: «L’euro»). Il suo Consiglio direttivo è composto dai sei membri del Comitato esecutivo e dai governatori delle banche centrali nazionali dei 19 paesi della zona euro. I compiti principali della Banca centrale sono mantenere la stabilità dei prezzi e vigilare sulle banche dell’eurozona. Mario Draghi, ex governatore della Banca d’Italia, ricopre la carica di presidente della Banca centrale europea dal 2011.

La Corte dei conti

La Corte dei conti europea, istituita nel 1975 e avente sede a Lussemburgo, è composta da un membro per ogni paese dell’Unione, nominato di comune accordo dagli Stati membri per un mandato di sei anni previa consultazione del Parlamento europeo. La Corte dei conti assicura la legittimità e la regolarità delle entrate e delle spese dell’Unione e accerta la sana gestione finanziaria del bilancio dell’UE.

Di cosa si occupa l’UE

L’Unione europea interviene in una vasta gamma di settori nei quali i leader europei ritengono vantaggiosa un’azione comune

  • mercato unico
  • euro
  • promozione della crescita economica
  • sicurezza
  • giustizia e affari esteri

L’UE si occupa anche di

  • politiche di innovazione, che promuovono il ricorso a nuove soluzioni in settori quali il clima e la protezione dell’ambiente, la ricerca e l’energia;
  • politiche di solidarietà in ambito regionale, agricolo e sociale.

L’Unione finanzia queste politiche mediante un bilancio annuale che le consente di integrare l’azione dei governi nazionali e di aggiungervi valore. Il bilancio dell’UE è modesto rispetto alla ricchezza complessiva dei suoi Stati membri, in quanto rappresenta non più dell’1,04 % del reddito nazionale lordo della totalità dei paesi.

Cosa significa essere cittadini europei

  • I cittadini dell’Unione europea possono viaggiare, vivere e lavorare ovunque nell’UE.
  • L’UE promuove e finanzia programmi che avvicinano i suoi cittadini, soprattutto nel campo dell’istruzione e della cultura.
  • Le persone riconoscono i simboli dell’identità europea condivisa, quali la moneta unica nonché la bandiera e l’inno europei.
  • Sta iniziando a emergere una «sfera pubblica europea», con partiti politici di respiro europeo. I cittadini votano ogni cinque anni per un nuovo Parlamento europeo, che a sua volta vota per la nuova Commissione europea.
  • Il sentimento di appartenenza all’Unione europea si svilupperà gradualmente via via che l’UE raggiungerà risultati tangibili e spiegherà più chiaramente che cosa sta facendo per i suoi cittadini.

Un’Europa di libertà, sicurezza e giustizia

  • L’apertura delle frontiere interne tra gli Stati membri dell’UE costituisce un evidente vantaggio per i cittadini, che possono circolare liberamente senza essere sottoposti a controlli. Gli Stati membri possono reintrodurre alcuni controlli ove ciò sia necessario al mantenimento dell’ordine pubblico.
  • La libertà di circolazione entro i confini dell’UE deve essere accompagnata da un rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne dell’Unione e dalla cooperazione giudiziaria e di polizia, al fine di lottare efficacemente contro la criminalità organizzata, il terrorismo, l’immigrazione clandestina nonché il traffico di droga e di esseri umani.
  • Il massiccio afflusso di richiedenti asilo provenienti da zone di guerra quali la Siria induce l’Europa a predisporre con urgenza una politica coesa in materia di asilo e un controllo efficiente delle frontiere esterne dell’Unione.

L’UE sulla scena mondiale

  • L’Unione europea ha più influenza sulla scena mondiale quando si esprime con un’unica voce negli affari internazionali, come nel caso dei negoziati commerciali. A questo fine, oltre che per migliorare la visibilità dell’Unione a livello internazionale, nel 2009 il Consiglio europeo ha eletto un presidente permanente e ha nominato il primo alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.
  • Nel settore della difesa ogni Stato mantiene la propria sovranità, che sia membro dell’Organizzazione del trattato dell’Atlantico del Nord (North Atlantic Treaty Organisation, NATO) o neutrale. Gli Stati membri dell’UE stanno tuttavia sviluppando cooperazioni militari per missioni di pace.
  • L’Unione europea è uno dei grandi protagonisti del commercio internazionale e sta operando nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) per assicurare l’esistenza di mercati aperti e di un sistema di scambio fondato su un insieme di norme.
  • Per ragioni storiche e geografiche l’UE guarda all’Africa con un’attenzione particolare (tramite politiche d’aiuto allo sviluppo, preferenze commerciali, aiuti alimentari e la promozione del rispetto dei diritti umani).
  • I gravi problemi di sicurezza in zone contigue come l’Ucraina, la Siria e il Sahara costituiscono un ulteriore motivo perché l’Unione rafforzi la cooperazione nel settore della politica estera e di sicurezza al fine di tutelare i suoi valori comuni, i suoi interessi e la sua sicurezza.

Fonti

http://europa.eu/teachers-corner/home_it

L’Europa in 12 lezioni di Pascal Fontaine, Commissione europea, Direzione generale della Comunicazione, Informazione dei cittadini, 1049 Bruxelles, BELGIO

https://it.wikipedia.org/

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L’Unione europea – 1

Il mito di Europa

Europa era la bellissima figlia di Agenore, re della città di Tiro. Un giorno, la principessa andò sulla spiaggia a giocare con le sue amiche. La ragazza era talmente bella che Zeus, il re degli dei, la vide e se innamorò all’istante.

Per non farla spaventare e per non ingelosire sua moglie, apparendo alla giovane nelle sue sembianze divine, Zeus decise di avvicinarsi a lei con le sembianze di un bellissimo toro bianco. La giovane vide quello splendido animale e rimase colpita dai suoi occhi che erano particolarmente mansueti. L’animale si avvicinò docilmente alla giovane e si accucciò ai suoi piedi. 

La fanciulla, un po’ spaventata ma un po’ incuriosita, cominciò ad accarezzare il toro.

Il ratto di Europa, Johan König  (Norimberga, 1586 – 1635 circa)

L’animale era così tranquillo che la ragazza decise di salire sulla sua groppa. Non si aspettava però quella reazione dal toro! L’animale infatti, in un balzo, si allontanò dal gruppo e si diresse verso il mare. La fanciulla, colta alla sprovvista, si trovò all’improvviso in mezzo alle onde. Zeus, nelle sue sembianze taurine, condusse la bella Europa verso l’isola di Creta e solo quando furono giunti sulla terraferma, le rivelò la sua natura divina.

La giovane ne rimase ammaliata tanto che si innamorò di lui. Per dimostrarle il suo affetto, Zeus le fece due regali: per prima cosa chiamò Europa l’isola dove erano sbarcati e, per ricordare l’animale in cui si era tramutato, diede il nome del toro a una costellazione che pose poi tra i segni dello zodiaco.

Obiettivi dell’UE

  1. Mantenere la pace tra i suoi Stati membri e i paesi vicini;
  2. Porre la pace alla base di ogni iniziativa futura;
  3. Promuovere la cooperazione concreta tra i paesi europei;
  4. Garantire la sicurezza dei cittadini europei;
  5. Promuovere la solidarietà economica e sociale;
  6. Preservare l’identità e la diversità europee in un mondo globalizzato;
  7. Promuovere i valori che gli europei condividono.

Costruire e mantenere la pace

Prima di concretizzarsi in un vero e proprio progetto politico, l’idea di un’Europa unita è soltanto il sogno di filosofi e visionari. Victor Hugo (1802 – 1885 – poeta, drammaturgo, politico francese), ad esempio, immagina gli «Stati Uniti d’Europa» ispirandosi a ideali pacifisti e umanisti. Ma questo sogno viene brutalmente infranto dalle terribili guerre che dilaniano l’Europa nella prima metà del XX secolo.

Dalle macerie della Seconda guerra mondiale emerge tuttavia una nuova speranza. Alcuni degli uomini che hanno combattuto i regimi totalitari sono ormai decisi a superare gli odi e gli antagonismi tra le nazioni e a porre le basi per una pace duratura.

Fra il 1945 e il 1950 statisti coraggiosi come Robert Schuman (francese 1886 – 1963), Konrad Adenauer (tedesco 1876 – 1967), Alcide De Gasperi (italiano 1881 – 1954) e Winston Churchill (inglese 1874 – 1965) si impegnano a guidare i popoli dell’Europa occidentale verso una nuova era: si vuole dare vita a nuove strutture europee, fondate su interessi comuni e su trattati comuni, con lo scopo di garantire il rispetto delle leggi e l’uguaglianza fra le nazioni.

Il 9 maggio 1950 il ministro degli Esteri francese Robert Schuman propone di istituire la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, la CECA.

Con questo primo atto la produzione di carbone e di acciaio di paesi che un tempo erano stati in guerra fra loro, passa sotto il controllo di un’autorità comune, l’Alta Autorità. Accade così che proprio le materie che avevano contribuito a scatenare i conflitti del Novecento, diventano strumenti di riconciliazione e di pace. L’accordo, di grande utilità pratica, assume un notevole valore simbolico.

Oggi i cittadini dell’Unione europea (UE) vivono in pace, in regimi democratici che rispettano lo Stato di diritto e i diritti fondamentali. Inoltre i paesi della ex Jugoslavia, che fino a poco tempo fa, negli anni novanta, erano in guerra tra loro, hanno ormai aderito o si preparano ad aderire all’UE.

La pace, tuttavia, non deve mai essere data per scontata. Nel corso della recente crisi economica e sociale, e nella attuale crisi sanitaria, l’Europa vede emergere tendenze estremiste che minacciano la democrazia e il processo di integrazione europea. Molti movimenti a livello sia nazionale sia europeo nutrono scetticismo nei confronti delle istituzioni attuali.

Resta da vedere se una nuova crescita economica basata su soluzioni comuni sarà in grado di allentare tali tensioni.

Promuovere la cooperazione

Dopo la caduta del muro di Berlino, avvenuta nel 1989, l’Unione europea incoraggia la riunificazione della Germania.

Con il crollo dell’impero sovietico nel 1991, anche i paesi dell’Europa centrale e orientale, costretti per decenni a vivere al di là della «cortina di ferro», riacquistano la libertà di scegliere il proprio destino. Molti decidono che il loro futuro sarebbe stato accanto alle nazioni democratiche europee.

Otto di loro entrano nell’Unione europea nel 2004, altri due paesi nel 2007 e dalla Croazia nel 2013. Anche gli Stati mediterranei di Cipro e Malta sono membri dell’Unione dal 2004. Il processo di allargamento dell’UE è ancora in corso. Attualmente 27 sono i paesi membri dell’UE e cinque paesi si trovano in diverse fasi di preparazione in vista di un’eventuale adesione e nel gennaio del 2020 la Gran Bretagna è uscita dall’UE.

https://europa.eu/european-union/about-eu/easy-to-read_it

Garantire la sicurezza

L’Europa del XXI secolo continua a dover affrontare importanti questioni legate alla sicurezza.

A sud dell’Europa il fanatismo religioso è in aumento che è all’origine di attacchi terroristici. Gli attentati compiuti in Europa hanno indotto i paesi dell’Unione a intensificare lo scambio di informazioni e di intelligence. I cittadini auspicano che l’UE provveda con efficacia alla sicurezza dei suoi Stati membri.

L’Unione deve collaborare in modo costruttivo con le regioni situate fuori dai suoi confini: Russia, Nord Africa, Balcani, Caucaso, Medio Oriente. Deve inoltre tutelare i suoi interessi militari e strategici collaborando con i suoi alleati, in particolar modo nell’ambito della NATO, e definendo una politica europea in materia di sicurezza e difesa.

La sicurezza interna e la sicurezza esterna rappresentano due facce della stessa medaglia.

Per lottare contro il terrorismo e la criminalità organizzata è necessario che le forze di polizia di tutti i paesi dell’Unione europea operino in stretta collaborazione.

Dal 2015 la ricerca di soluzioni comuni a livello europeo nei settori dell’asilo e dell’immigrazione è una priorità dell’agenda UE, in quanto l’Europa deve far fronte a un afflusso senza precedenti di rifugiati in fuga dalla fame, dalla guerra e da regimi dittatoriali.

Una delle nuove sfide è fare dell’Europa uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia, in cui i cittadini abbiano pari accesso alla giustizia e siano uguali di fronte alla legge; per vincerla occorre una cooperazione rafforzata fra gli Stati.

Anche organi quali Europol (l’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione nell’attività di contrasto) ed Eurojust (che promuove il coordinamento fra magistrati, giudici e funzionari di polizia dei diversi paesi dell’UE) possono assumere un ruolo più attivo.

Solidarietà economica e sociale

L’Unione europea è stata creata per conseguire obiettivi politici, che persegue mediante la cooperazione economica.

Per garantire la crescita economica e far fronte alla concorrenza delle altre grandi economie mondiali, i paesi europei devono restare uniti, perché il peso demografico dei cittadine dell’UE è in costante diminuzione su scala globale. Nessuno Stato membro dell’Unione europea è, da solo, sufficientemente forte da influire sulle decisioni politiche che riguardano l’economia mondiale. Per conseguire economie di scala e conquistare nuovi clienti, le imprese europee necessitano di una base più ampia rispetto al proprio mercato interno nazionale, ed il mercato unico europeo può fornirla.

Per permettere a quante più persone di beneficiare di questo mercato europeo di oltre 510 milioni di consumatori, l’UE sta cercando di rimuovere gli ostacoli al commercio adoperandosi per liberare le imprese da un’eccessiva burocrazia.

Ma una concorrenza libera a livello europeo deve essere controbilanciata da una solidarietà a pari livello.

I vantaggi per i cittadini europei sono tangibili: ad esempio, in caso di alluvioni o di altre catastrofi naturali, si può attingere al bilancio dell’Unione per portare assistenza alle persone colpite.

I Fondi strutturali, gestiti dalla Commissione europea, favoriscono ed integrano gli interventi delle singole nazioni per ridurre le disparità fra le diverse regioni d’Europa.

Il bilancio dell’Unione europea e i prestiti della Banca europea per gli investimenti contribuiscono a sviluppare le infrastrutture di trasporto europee. Ad esempio grazie all’ampliamento della rete autostradale e della rete ferroviaria ad alta velocità si favoriscono gli scambi transeuropei, rompendo l’isolamento delle regioni periferiche.

La grande sfida per i paesi europei negli anni a venire sarà quella di uscire dalla recessione in maniera tale che nascano nuovi posti di lavoro sostenibili, in particolare nei settori delle tecnologie digitali e delle tecnologie verdi.

Identità e diversità nel mondo globalizzato

L’Europa in 12 lezioni

Le società postindustriali europee diventano sempre più complesse. Il tenore di vita continua a crescere, ma persiste un notevole divario fra ricchi e poveri, che può aumentare per colpa di fattori come la recessione economica, la delocalizzazione dell’industria, l’invecchiamento della popolazione e i problemi riguardanti le finanze pubbliche.

È importante che gli Stati membri dell’Unione collaborino per far fronte a queste sfide. Ma collaborare non significa cancellare l’identità culturale e linguistica dei singoli paesi. Al contrario, molte attività dell’Unione promuovono una crescita economica basata proprio su elementi regionali unici e sulla ricchezza delle diverse tradizioni e culture d’Europa, dalla gastronomia regionale al turismo e all’arte.

Grazie alle tecnologie digitali la diversità culturale può essere valorizzata in quanto diventa sempre più facile distribuire prodotti culturali a carattere locale.

Sessantacinque anni di integrazione europea insegnano che l’unione fa davvero la forza: con iniziative comuni ed esprimendosi con un’unica voce l’Unione europea ha molto più peso economico, sociale, tecnologico, commerciale e politico di quanto ne avrebbe se i suoi Stati membri agissero singolarmente.

Grandi potenze mondiali tentano di influenzare le regole dell’economia mondiale. È dunque più importante che mai che gli Stati membri dell’UE si riuniscano tra loro dando vita a una «massa critica» e mantenendo così la loro influenza sulla scena mondiale. Nella pratica tale influenza è esercitata ad esempio attraverso il ruolo svolto dall’UE nei negoziati internazionali sulle regole commerciali.

I paesi dell’Unione hanno definito di comune accordo molti principi e norme tecniche che incidono sulla vita quotidiana dei loro cittadini e che fungono da modello per molte altre regioni del mondo. Ne sono un esempio le norme in materia di salute e sicurezza, la promozione delle fonti di energia rinnovabili, il «principio di precauzione» per la sicurezza alimentare, gli aspetti etici delle nuove tecnologie.

L’UE inoltre rimane all’avanguardia negli sforzi internazionali per combattere il riscaldamento globale.

In tutto il mondo i valori europei si manifestano anche attraverso la cooperazione allo sviluppo e gli aiuti umanitari gestiti dall’Unione.

L’antico detto «l’unione fa la forza» è più pertinente che mai per gli europei di oggi.

I valori dell’Europa

L’Unione europea promuove valori umanitari e di progresso e si adopera affinché l’umanità possa beneficiare dei grandi cambiamenti planetari.

Le forze del mercato o l’azione unilaterale dei singoli paesi non bastano a soddisfare le esigenze dei cittadini. L’Unione sostiene quindi una visione umanista e un modello sociale che la maggioranza dei suoi cittadini sente di condividere.

I diritti umani, la solidarietà sociale, la libertà d’impresa, l’equa distribuzione della ricchezza, il diritto a un ambiente tutelato, il rispetto delle diversità culturali, linguistiche e religiose, un’armoniosa combinazione di progresso e tradizioni costituiscono per gli europei un ricco patrimonio di valori comuni.

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, proclamata a Nizza nel dicembre 2000, è uno strumento giuridicamente vincolante che sancisce tutti i diritti attualmente riconosciuti da tutti gli Stati membri e dai loro cittadini. I valori e i diritti condivisi contribuiscono ad accomunare gli europei in un sentimento di fratellanza. A titolo di esempio: tutti i paesi dell’Unione europea hanno abolito la pena di morte.

Carta dei diritti fondamentali dell’UE
Scopo della carta – definisce una serie di diritti personali, civili, politici, economici e sociali dei cittadini
Contenuto
Preambolo introduttivo e 54 articoli – suddivisi in sette capi:
capo I: dignità (dignità umana, diritto alla vita, diritto all’integrità della persona, proibizione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti, proibizione della schiavitù e del lavoro forzato);
capo II: libertà (diritto alla libertà e alla sicurezza, rispetto della vita privata e della vita familiare, protezione dei dati di carattere personale, diritto di sposarsi e di costituire una famiglia, libertà di pensiero, di coscienza e di religione, libertà di espressione e d’informazione, libertà di riunione e di associazione, libertà delle arti e delle scienze, diritto all’istruzione, libertà professionale e diritto di lavorare, libertà d’impresa, diritto di proprietà, diritto di asilo, protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione);
capo III: uguaglianza (uguaglianza davanti alla legge, non discriminazione, diversità culturale, religiose e linguistica, parità tra uomini e donne, diritti del bambino, diritti degli anziani, inserimento dei disabili);
capo IV: solidarietà (diritto dei lavoratori all’informazione e alla consultazione nell’ambito dell’impresa, diritto di negoziazione e di azioni collettive, diritto di accesso ai servizi di collocamento, tutela in caso di licenziamento ingiustificato, condizioni di lavoro giuste ed eque, divieto del lavoro minorile e protezione dei giovani sul luogo di lavoro, vita familiare e vita professionale, sicurezza sociale e assistenza sociale, protezione della salute, accesso ai servizi d’interesse economico generale, tutela dell’ambiente, protezione dei consumatori);
capo V: cittadinanza (diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo e alle elezioni comunali, diritto ad una buona amministrazione, diritto d’accesso ai documenti, Mediatore europeo, diritto di petizione, libertà di circolazione e di soggiorno, tutela diplomatica e consolare);
capo VI: giustizia (diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale, presunzione di innocenza e diritti della difesa, principi della legalità e della proporzionalità dei reati e delle pene, diritto di non essere giudicato o punito due volte per lo stesso reato);
capo VII: disposizioni generali.

Le tappe dell’UE

1951: nascita della CECA

Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Repubblica federale di Germania

1957 i paesi della CECA

Il 9 maggio 1950 viene proposta, con la dichiarazione Schuman, la creazione di una Comunità europea del carbone e dell’acciaio, che viene definita dal trattato di Parigi del 18 aprile 1951. Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Repubblica federale di Germania, i sei paesi fondatori, creano un mercato comune del carbone e dell’acciaio. Con questa operazione intendono anzitutto garantire la pace fra i vincitori e i vinti della Seconda guerra mondiale, associandoli e inducendoli a cooperare in un quadro istituzionale comune improntato al principio dell’uguaglianza.

1957: nascono CEE e Euratom

Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Repubblica federale di Germania

I sei, con i trattati di Roma del 25 marzo 1957, decidono di dare vita alla Comunità europea dell’energia atomica e alla Comunità economica europea. Quest’ultima avrebbe implicato la creazione di un mercato comune più ampio, comprendente tutta una serie di beni e servizi.

Nel corso degli anni Sessanta si perseguono politiche comuni, come la politica agricola e quella commerciale e il 10 luglio 1968 sono aboliti i dazi doganali.

1973: nove stati membri

Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Repubblica federale di Germania, L’Europa in 12 lezioni Danimarca, Irlanda e Regno Unito.

Il successo è tale che Danimarca, Irlanda e Regno Unito decidono di aderire. Il primo allargamento, da sei a nove membri, avviene nel 1973. Ad esso si accompagnano nuove politiche in ambito sociale ed ambientale e l’istituzione, nel 1975, del Fondo europeo di sviluppo regionale.

1973: i nove stati membri

1979: Parlamento europeo

Il giugno del 1979 segna una tappa fondamentale, con la prima elezione del Parlamento europeo a suffragio universale diretto. Queste elezioni si svolgono ogni cinque anni.

1981: entra la Grecia

Nel 1981 la Comunità europea accoglie la Grecia, seguita nel 1986 da Spagna e Portogallo. L’adesione di questi paesi avviene subito dopo la caduta dei rispettivi regimi dittatoriali. Questa espansione delle Comunità nell’Europa meridionale rende ancora più evidente la necessità di attuare i programmi di aiuto alle regioni.

Agli inizi degli anni ottanta la recessione mondiale alimenta una corrente di pessimismo nei confronti della neonata Comunità europea. Nel 1985 la Commissione europea si interroga, decide che è necessario completare il mercato interno; nel febbraio del 1986 viene firmato l’Atto unico europeo – l’accordo con cui è stata istituita Comunità economica europea – che entra in vigore il 10 luglio 1987.

Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 l’assetto politico del continente subisce una radicale trasformazione con i cambiamenti che interessano l’Est europeo:

  • la caduta del muro di Berlino nel 1989,
  • la riunificazione tedesca nell’ottobre 1990,
  • la democratizzazione dei paesi dell’Europa centrale e orientale liberatisi dal controllo sovietico,
  • l’implosione dell’Unione sovietica nel dicembre 1991.4

1992: il mercato unico europeo diviene una realtà

Dopo i negoziati intercorsi tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ’90 gli Stati membri elaborano un nuovo trattato, che viene adottato dai capi di Stato e di governo a Maastricht nel dicembre 1991. Con questo trattato, che istituisce l’Unione europea (UE), viene creato un regime di cooperazione intergovernativa per alcuni settori come la politica estera, la giustizia e gli affari interni.

1993: Trattato di Maastricht- nasce l’Unione europea

Il trattato entra in vigore il 10 novembre 1993 e sancisce la nascita dell’Unione Europea. Col trattato Maastricht l’UE si pone un obiettivo importante: creare una moneta unica per semplificare la vita a imprese, consumatori e viaggiatori.

2002: arriva l’euro

L’obiettivo che si pone l’UE, quello di creare una moneta unica, è quello di semplificare la vita a imprese, consumatori e viaggiatori.

Il 10 gennaio 2002 l’euro sostituisce le vecchie monete di 12 paesi dell’UE, che insieme costituiscono la «zona euro». Da questo momento l’euro figura tra le principali valute internazionali.

https://it.wikipedia.org/wiki/Valute_dell%27Unione_europea

2004 – 2013: da 25 a 28 Stati membri

Verso la metà degli anni novanta erano iniziati i preparativi per il più vasto allargamento dell’Unione europea. Presentano domanda di adesione sei ex paesi del blocco sovietico (Bulgaria, Polonia, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia e Ungheria), i tre Stati baltici dell’ex Unione Sovietica (Estonia, Lettonia e Lituania), una repubblica dell’ex Jugoslavia (Slovenia) e due paesi mediterranei (Cipro e Malta).

Spinta dal desiderio di stabilità sul continente e dall’impulso di estendere a queste giovani democrazie i benefici dell’integrazione europea, l’UE accoglie favorevolmente queste candidature. I negoziati si aprono nel dicembre 1997 e 10 dei paesi candidati fanno il loro ingresso nell’UE il 10 maggio 2004, seguiti da Bulgaria e Romania nel 2007 e dalla Croazia nel 2013. Il numero degli Stati membri dell’UE sale così a 28.

2009: Trattato di Lisbona

Il Trattato di Lisbona, firmato dai Capi di Stato e di Governo, aumenta i poteri del Parlamento europeo e prevede diverse novità per adeguare le Istituzioni europee all’allargamento dell’UE.

2014: i partiti propongono i loro candidati alla presidenza

Le elezioni europee del maggio 2014 segnano una svolta nelle prassi istituzionali dell’UE: per la prima volta i partiti politici propongono i loro candidati alla presidenza della Commissione europea. Il Consiglio europeo designa Jean-Claude Juncker, lussemburghese, candidato del partito che ha ottenuto il maggior numero di seggi. Juncker è candidato del Partito popolare europeo ed è sostenuto da una vasta coalizione di parlamentari filo-europei. Ma alle elezioni del 2014 i partiti euro-scettici guadagnano terreno e ottengono un centinaio dei 751 seggi del parlamento. Questi partiti spesso si oppongono alla linea politica prevalente nelle istituzioni dell’Unione, esprimendo spesso scetticismo nei confronti dell’integrazione dell’UE e usando toni veementi sul tema dell’immigrazione.

2015: modesta crescita economica

La crisi economica del 2008 aveva portato l’UE a costituire nuovi meccanismi per assicurare la stabilità delle banche europee, per ridurre il debito pubblico e per coordinare le politiche economiche degli Stati membri, in particolare di quelli che avevano introdotto l’euro.

A distanza di anni quegli sforzi profusi per realizzare riforme strutturali e apportare miglioramenti ai conti pubblici cominciano finalmente a produrre i loro frutti: nel corso del 2015 si genera quindi una nuova crescita economica.

Nel 2020 la Gran Bretagna esce dall’UE.

Allargare l’UE

L’Unione europea è aperta a tutti i paesi europei che soddisfano i criteri democratici, politici ed economici richiesti per l’adesione. I vari allargamenti hanno portato il numero degli Stati membri dell’UE da 6 a 28 e poi a 27: mentre la Gran Bretagna è uscita dall’UE, sei paesi balcanici e la Turchia stanno preparando l’ingresso.  

Per ogni nuovo trattato di adesione è necessaria l’unanimità di tutti gli Stati membri e prima di ogni allargamento l’UE deve verificare la propria capacità di assorbimento di nuovi Stati membri e la capacità di funzionamento delle sue istituzioni in caso di nuovi ingressi.

Condizioni di adesione all’UE

Il processo politico ed economico dell’integrazione europea è sempre stato aperto a tutti i paesi d’Eu­ropa disposti ad aderire ai trattati e a recepire l’intero acquisdell’UE, cioè l’insieme dei diritti, degli obblighi giuridici e degli obiettivi politici che accomunano e vincolano gli Stati membri dell’UE. L’articolo 49 del trattato di Lisbona dichiara che ogni Stato europeo che rispetti i principi di libertà e democrazia, i diritti umani, le libertà fondamentali e lo Stato di diritto può chiedere di diventare membro dell’Unione. Nel 1993 il Consiglio europeo ha stabilito i criteri che ciascun paese dovrebbe soddisfare per aderire all’UE.

Al momento dell’adesione, i nuovi membri devono possedere:

  • istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani, il rispetto delle minoranze e la loro protezione;
  • un’economia di mercato funzionante e la capacità di far fronte alle pressioni della concorrenza e alle forze di mercato all’interno dell’Unione;
  • la capacità di soddisfare gli obblighi derivanti dall’adesione, contribuendo a perseguire gli obiettivi dell’Unione.
  • un’amministrazione pubblica in grado di applicare e gestire nella pratica la legislazione dell’Unione.

I negoziati di adesione si svolgono tra ciascun paese candidato e la Commissione europea. Una volta terminati i negoziati, la decisione di far entrare nell’UE il paese candidato deve essere presa all’unanimità dagli Stati membri . Anche il Parlamento europeo deve esprimere il proprio consenso con voto a maggioranza assoluta.

Durante il periodo dei negoziati, i paesi candidati ricevono solitamente un aiuto finanziario affinché possano mettere al passo le loro economie. In questa fase l’UE monitora direttamente le riforme economiche e amministrative che devono essere realizzate dai paesi candidati al fine di soddisfare le condizioni di adesione all’UE.

Fonti

http://www.premiocurcio.com/news-e-interviste/52-il-mito-d-europa#:~:text=Chi%20era%20Europa%3F,e%20se%20innamor%C3%B2%20all’istante

https://it.wikipedia.org/

http://europa.eu/teachers-corner/home_it

L’Europa in 12 lezioni di Pascal Fontaine, Commissione europea, Direzione generale della Comunicazione, Informazione dei cittadini, 1049 Bruxelles, BELGIO