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Napoleone Bonaparte

Napoleone Bonaparte era nato nel 1769 in Corsica, isola che l’anno prima la repubblica di Genova aveva venduto alla Francia.

Entrato nell’esercito rivoluzionario, vi aveva fatto una rapida carriera e a 25 anni era già generale.

A 27 anni, il Direttorio – in cui sua moglie, Giuseppina Beauharnais aveva amici influenti – gli affidò il comando dell’armata che combatteva in Italia.

In Europa alcuni stati erano ancora alleati nella coalizione antifrancese del 1793 come l’Austria, l’Inghilterra e quasi tutti gli Stati italiani. Contro l’Austria furono così allestite tre armate: due marciavano verso Vienna attraversando la Germania, la terza doveva intervenire in Italia. L’armata d’Italia era piuttosto piccola ma aveva un generale d’eccezione, Napoleone Bonaparte.

La campagna d’Italia

La campagna d’Italia (1796-1797) fu un trionfo.

Bonaparte sconfisse ripetutamente piemontesi e austriaci, s’impadronì di Nizza e della Savoia, che facevano parte del regno di Sardegna, ed entrò in Milano, capoluogo della Lombardia austriaca.

Poi invase il territorio della repubblica di Venezia, che invano si era proclamata neutrale, e, dopo la resa degli austriaci a Mantova, puntò su Vienna.

Battaglie e vittorie erano ben propagandate in Francia tanto che Napoleone divenne subito famoso.

Gli Stati italiani aderenti alla coalizione antifrancese si affrettarono a chiedere una tregua, ma in cambio dovettero consegnare a Napoleone denaro, viveri e un gran numero di opere d’arte che andarono ad arricchire i musei francesi.

Anche l’Austria fu costretta a scendere a patti con Napoleone: con la pace di Campoformio (ottobre 1797) essa riconosceva alla Francia il possesso della Lombardia e del Belgio, ma otteneva in cambio Venezia, l’Istria e la Dalmazia.

La repubblica di Venezia perdeva così, dopo più di mille anni, la sua indipendenza.

Le repubbliche dell’Italia napoleonica

Nel triennio 1796 – 1799 sorsero in Italia e in Europa, con l’appoggio dei francesi, numerose repubbliche, chiamate «repubbliche sorelle» per sottolineare la comunità d’ideali rivoluzionari che le legava alla Francia.

Napoleone entra trionfante in Milano – https://www.milanocittastato.it/evergreen/forse-non-sapevi-che/le-opere-napoleone-milano/

La Lombardia, unita nel luglio 1797 a parte del Veneto e dell’Emilia, formò la repubblica cisalpina. Nello stesso anno nacque anche la repubblica ligure, nel 1798 la repubblica romana e l’anno successivo la repubblica partenopea o napoletana.

Il 15 maggio, domenica di Pentecoste, Napoleone entrò in Milano
Coccarde tricolori e invettive contro la tirannia invasero Milano
Ma mentre si inneggiava al liberatore, Napoleone compì la più grande razzia mai perpetrata al mondo di ricchezze e di opere d’arte italiche.
Il 18 maggio i giacobini festeggiarono piantando l’albero della libertà in piazza Duomo

La repubblica cisalpina ebbe una sua costituzione, simile a quella francese dell’anno terzo, e una sua bandiera: il tricolore bianco, rosso e verde.

Queste repubbliche erano di fatto sotto dominio francese, ma ebbero governi formati da giacobini italiani: così si chiamavano i sostenitori delle idee della rivoluzione, che erano detti anche patrioti.

I giacobini italiani avevano dato vita a congiure e a complotti contro i governi ealcuni di loro, perseguitati dalla polizia, avevano trovato rifugio in Francia.Quando Napoleone scese nella penisola, sperarono di poter realizzare, conl’aiuto dell’esercito francese, i loro ideali di libertà o, addirittura, di unitàdella penisola sotto un governo repubblicano.

Ugo Foscolo sostenitore delle idee giacobine in Italia, si arruolò nell’esercito napoleonico in Italia.

Ma i francesi diffidavano deigiacobini italiani, molti dei quali apparivano loro dei pericolosi estremisti,e mostravano di considerare l’Italia come una terra da sfruttare.

Approfondimento – Il dominio napoleonico in Italia

La campagna d’Egitto

Per danneggiare l’Inghilterra si organizza la campagna d’Egitto.

Sconfitta l’Austria, alla Francia restava da battere soltanto l’Inghilterra. L’isola era difesa dal mare e da una flotta che sembrava imbattibile, perciò Napoleone scartò l’idea di attaccarla direttamente. Decise invece di ostacolarne il commercio, occupando l’Egitto, che gli Inglesi usavano come base per i loro traffici con le Indie orientali.

L’Egitto era allora sottomesso all’Impero turco, ma Napoleone non se ne curò: sbarcato ad Alessandria, cominciò la sua marcia verso l’interno e riportò presso le Piramidi un’importante vittoria (1798).

Intanto gli Inglesi, guidati dall’ammiraglio Orazio Nelson, sorprendevano ed affondavano la flotta francese nel porto di Abukir.

Senza più navi, Napoleone si trovò improvvisamente bloccato in Egitto, insieme con le sue truppe: l’obiettivo di danneggiare economicamente l’Inghilterra poteva dirsi fallito.

La campagna d’Egitto fu invece molto positiva per la storia, l’arte e le scienze, perché della spedizione francese facevano parte anche illustri studiosi dell’antica civiltà egizia: a loro si deve, fra l’altro, l’importante ritrovamento della stele di Rosetta.

Bonaparte penetrò anche in Palestina e in Siria, ma la difficile situazione degli eserciti francesi in Italia lo costrinse a tornare in Francia.

Tornato a Parigi, il 9 novembre 1799 (18 brumaio) organizzò un colpo di stato insieme agli uomini più moderati del Direttorio: il governo della Francia fu affidato a tre consoli e Napoleone assunse la carica di primo console.

L’Europa si coalizza per la seconda volta contro Napoleone

Mentre Napoleone Bonaparte era ancora isolato in Egitto, Austria, Turchia, Russia e il re di Sicilia Ferdinando di Borbone, cacciato dal trono di Napoli, si accordarono con l’Inghilterra per formare una seconda coalizione antifrancese. Nella 1799 un forte esercito austro-russo scese in Italia e fece crollare tutte le repubbliche che erano sorte nella penisola sotto la protezione francese. La sorte più drammatica toccò alla repubblica partenopea.

I popolani, poveri delle città partenopee (detti a Napoli «lazzaroni») e i contadini che, dopo la proclamazione della repubblica, avevano sperato invano di potersi impadronire di un pezzo di terra, guardavano con rabbia alle ricchezze dei giacobini italiani, quasi tutti ricchi borghesi o nobili, incapaci di capire i bisogni e i problemi della povera gente. Erano inoltre convinti che i francesi fossero feroci nemici di Dio e della Chiesa, così come li descrivevano molti preti e gli agenti dell’ex re di Napoli, Ferdinando di Borbone, fuggito in Sicilia. Perciò erano insorti contro il governo repubblicano, formando bande disordinate che a volte erano guidate da briganti.

Il cardinale-guerriero Fabrizio Ruffo, per conto del re in esilio, seppe organizzare abilmente le bande disperse in un’unica armata, detta della Santa Fede, che lottava in nome del re e della religione ma compiva violenze di ogni genere.

A capo di queste truppe Ruffo, partendo dalla Calabria, marciò su Napoli. Qui i patrioti repubblicani, abbandonati a sé stessi, si difesero coraggiosamente, ma furono sopraffatti nel giugno del 1799 e su di loro si abbatté la terribile vendetta di re Ferdinando, ritornato sul trono.

Il consolato e l’impero

Il 9 novembre 1799, certo della fedeltà dell’esercito, Napoleone impose l’abolizione del Direttorio e formò un nuovo governo formato da tre consoli: il consolato. Primo console fu Bonaparte stesso, a cui una nuova costituzione, votata subito dopo, assegnò poteri simili a quelli di un dittatore.

 Bonaparte si fece nominare console a vita e poi, nel 1804, imperatore dei francesi.

Quando giunse in Egitto la notizia della perdita dell’Italia, Napoleone decise di rientrare in patria.

In Francia il Direttorio non riusciva a dare stabilità al paese. Molti borghesi pensavano già di sostituirlo con un governo più forte, capace di difendere le conquiste della rivoluzione, ma anche di assicurare al paese ordine e sicurezza.

Per compiere il colpo di stato occorreva però un uomo, o meglio, un militare, che godesse di larga popolarità. Il generale Bonaparte, che era l’eroe della campagna d’Italia e il vincitore delle Piramidi, sembrò l’uomo più adatto per impadronirsi del potere.

Ormai padrone della Francia, Bonaparte affrontò le potenze della seconda coalizione e in breve tempo pose fine alla guerra.

Nel giugno 1800 gli austriaci furono battuti a Marengo, in Piemonte, e l’anno dopo chiesero la pace. In Italia rinacque la repubblica cisalpina, trasformata nel 1802 in repubblica italiana.

Nello stesso anno anche l’Inghilterra fu costretta a firmare la pace di Amiens.

Nel 1801 ottenne la pacificazione con la Chiesa, stipulando un concordato con papa Pio VII: la Chiesa rinunciò ai beni confiscati e Napoleone le concesse libertà di culto.

Nel 1804 Bonaparte diventò imperatore, con la consacrazione di Pio VII.

La cerimonia dell’incoronazione si svolse alla presenza di papa Pio VII, giunto apposta a Parigi.

Ma non fu il papa a porre la corona sul capo dell’imperatore: Bonaparte, per sottolineare che non riconosceva al pontefice alcuna autorità su di lui, cinse da solo la corona. Da allora, come avviene per i sovrani, venne chiamato col solo nome di battesimo, Napoleone.

L’anno dopo, la repubblica italiana fu trasformata in un regno, il Regno d’Italia, di cui Napoleone fu re: l’incoronazione ebbe luogo a Milano nel 1805.

Viceré fu Eugenio Beauharnais, figlio adottivo dell’imperatore.

In breve l’intera penisola divenne una specie di feudo per la famiglia imperiale.

Il codice civile

Uno dei provvedimenti più importanti di Napoleone fu l’approvazione di un Codice civile, che sarebbe stato poi adottato in molti paesi europei. Inoltre il Bonaparte rinnovò l’amministrazione, dividendo la Francia in dipartimenti, affidati ai prefetti. Oltre al nuovo Codice civile promulgò il nuovo Codice penale e il Codice commerciale.

Napoleone creò, inoltre, una nuova nobiltà, anche se la società napoleonica fu essenzialmente borghese: la borghesia agraria si rafforzò, grazie anche all’acquisto dei beni del clero; i proprietari diventarono il ceto dominante, mentre cresceva fortemente quello degli impiegati.

Napoleone conquista l’Europa

Alla testa di un grande esercito, Napoleone passava di successo in successo. Occupò Vienna e, più tardi, Berlino. Riportò ad Austerlitz, nel 1805, una sfolgorante vittoria sull’esercito austro-russo, infine batté i Prussiani a Jena (1806) e di nuovo gli austriaci a Wagram (1809). Tutta l’Europa occidentale, dal mare del Nord al Mediterraneo, dalla Spagna alla Polonia, era ormai nelle sue mani.

La Russia era divenuta sua alleata e anche l’Austria aveva assunto atteggiamenti più amichevoli, giungendo perfino a dargli in sposa Maria Luisa d’Asburgo, figlia dell’imperatore. Napoleone la sposò nel 1810, dopo aver divorziato da Giuseppina, e da lei ebbe l’erede tanto desiderato, a cui fu imposto il nome di Napoleone e il titolo altisonante di «re di Roma».

Il crollo dell’Impero napoleonico

La Gran Bretagna restava una nemica irriducibile. Per colpirla nei suoi interessi commerciali, nel 1806 Napoleone proclamò il blocco continentale, con l’adesione di Russia, Prussia e Spagna.

 Nel 1810 Napoleone era all’apogeo della potenza.

Proprio in quell’anno, però, la Russia violò il blocco continentale.

Nel 1812 Napoleone decise di punire Alessandro I e invase la Russia, con una gigantesca armata di 700 000 uomini: la campagna di Russia.

Riuscì a raggiungere Mosca ma dovette poi ritirarsi, perdendo centinaia di migliaia di uomini.

Avvicinandosi il terribile inverno russo, fu costretto a ordinare la ritirata che si trasformò in una catastrofe senza precedenti.

Napoleone era convinto di poter portare rapidamente i suoi soldati alla vittoria, ma i generali russi adottarono una tattica che lo colse di sorpresa: essi si ritiravano quasi senza combattere, attirando l’armata napoleonica sempre più profondamente all’interno del paese e distruggendo campi e case dietro di sé, perché gli invasori non trovassero né cibo né riparo. Napoleone giunse a Mosca ma l’occupazione della capitale russa non fu una vittoria perché la città era deserta. L’imperatore francese attese invano che lo zar chiedesse la pace. Uno dei momenti più drammatici della ritirata fu il guado del fiume Beresina, dove l’esercito napoleonico subì perdite enormi (novembre 1812). Della grande armata di quasi 700 000 uomini partiti per la Russia non più di 18 000 superstiti riuscirono a tornare in patria.  

Approfittando della situazione i nemici della Francia formarono una sesta coalizione contro Napoleone che subì una terribile sconfitta a Lipsia, in Germania, nel 1813, e l’anno successivo fu costretto ad abdicare a favore di Luigi XVIII ed a lasciare la Francia. Esiliato nell’isola d’Elba, riuscì l’anno seguente a sbarcare in Francia, dove era stata ripristinata la monarchia col fratello di Luigi XVI; riprese il potere, ma fu battuto definitivamente a Waterloo dagli eserciti britannico e prussiano.

Morì esiliato dagli inglesi nell’isola di Sant’Elena, il 5 maggio del 1821.

Alla sua morte Alessandro Manzoni scrisse un’ode Il cinque maggio

Fonti

http://www.treccani.it/

Fossati, Luppi, Zanette, PARLARE DI STORIA, Bruno Mondadori

Paolucci, Signorini La storia in tasca. Dalla metà del Seicento all’inizio del Novecento © Zanichelli editore 2013

Paolo Di Sacco, Facciamo STORIA 2, Sei Editore.

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