Biografia

Torquato Tasso fu poeta e cortigiano, vissuto nella seconda metà del Cinquecento. Le sue opere mostrano la contraddittorietà di un uomo che è vissuto tra le luci accese dal Rinascimento e l’oscurantismo della Controriforma Cattolica.

Torquato Tasso nacque a Sorrento il giorno 11 marzo del 1544. la mamma era Porzia de Rossi, originaria di Pistoia. Il padre Bernardo tasso, era un nobile bergamasco, poeta e cortigiano. Mettendosi Bernardo al servizio delle corti, la famiglia Tasso era spesso coinvolta in trasferimenti da una città all’altra.

Torquato frequentò le prime scuole a Napoli e nel 1554, dovette trasferirsi a Roma. La mamma rimase a Napoli ma lui seguì il padre a Roma.

L’anno successivo, alla morte della madre, Torquato fu inviato prima nel bergamasco e poi richiamato da padre a Urbino. Bernardo Tasso era entrato a servizio del duca Guidobaldo della Rovere.

In questo periodo il giovane Torquato Tasso può studiare assieme al figlio del duca e si può dedicare alle prime prove letterarie.

Ma la stabilità non era di casa nella famiglia Tasso e nel 1559 Torquato arrivò a Venezia. Qui iniziò a scrivere la sua “Gierusalemme” da cui deriva il poema che lo rese famoso. Da Venezia si spostò a Padova e poi a Ferrara dove entrò a servizio del cardinale Luigi d’Este.

Alla corte estense finalmente Torquato Tasso trovò la stabilità necessaria per trascorre un periodo di creatività. Riprese quindi in mano il suo poema epico e vi lavorò per tutta la vita. Negli anni estensi scrisse Aminta, un dramma pastorale che fu molto apprezzato.

Nel 1575 concluse la stesura del suo poema sulla prima crociata; ma Torquato Tasso non ebbe la soddisfazione che meritava perché mille dubbi lo assalirono. Erano gli anni della Controriforma e il suo animo iniziò a essere travolto da confusione e insicurezza: arrivò anche a dubitare della sua fede cattolica.

Per paura di essere caduto nel peccato, con la sua opera, decise di inviare una copia della sua opera al Tribunale dell’Inquisizione, affinché giudicasse la fedeltà del poema alle dottrine religiose. Il Tribunale assolse l’opera di Torquato Tasso, ma il duca d’Este non apprezzò che un suo cortigiano si fosse autodenunciato al tribunale dell’Inquisizione. Non era mai bello che l’Inquisizione puntasse l’attenzione sulla corte.

Quando il duca invitò Torquato Tasso a ritirarsi in convento, il poeta se ne andò a Sorrento, dove viveva sua sorella. Nei due anni successivi la vita di Torquato Tasso fu scandita dai viaggi, tra Mantova, Urbino e Torino, alla ricerca di pace e serenità interiore.

Nel 1579, decise di tornare a Ferrara, convinto di ricevere un’accoglienza festosa. Ma arrivò a corte il giorno del matrimonio del duca Alfonso II d’Este con Margherita Gonzaga. Durante la festa Torquato Tasso si sentì trascurato e aggredì verbalmente il duca. Quello scatto d’ira gli costò parecchio: infatti venne rinchiuso per sette anni nell’Ospedale di Sant’Anna, come pazzo.

L’internamento gli diede il tempo di scrivere e in quegli anni scrisse molte opere teoriche. Mentre era recluso alcuni suoi amici, a cui lui aveva dato il manoscritto della sua “Gierusalemme” decisero di pubblicarla senza la sua autorizzazione.

E non basta: gli amici ribattezzarono l’opera in Gerusalemme liberata. Il successo dell’opera fu tale che venne liberato anche dall’ospedale in cui era recluso. Subito venne accolto alla corte mantovana dei Gonzaga, ma poi, volendosi allontanare dall’ambiente di corte decise di partire. Trascorse gli ultimi dieci anni tra Napoli e Roma, ospitato da amici, e continuò il lavoro di limatura della sua opera.

Morì, dopo aver ottenuto una pensione da papa Clemente VIII il 25 aprile del 1595.

Periodo storico e letterario

Torquato Tasso vive la sua vita dopo la metà del Cinquecento. 

Tra Quattrocento e Cinquecento Umanesimo e Rinascimento, avevano portato l’attenzione dell’uomo dal cielo alla terra, da Dio alle sue creature e così pittori, scultori e architetti avevano arricchito la penisola italica delle loro opere straordinarie.

La corte papale voleva mostrare il suo potere anche tramite le opere d’arte e commissionava lavori ai più grandi dell’epoca. Ma l’arte costa e Roma non ebbe alcun pudore nell’aumentare la pressione fiscale e nell’inventare nuovi sistemi per aumentare le proprie entrate, come la vendita delle indulgenze.

La pratica della vendita delle indulgenze apparve l’ennesima azione ignobile di una Chiesa che aveva come unico interesse lo sfarzo delle sue corti e nel 1517 il monaco agostiniano Martin Lutero affisse sulle porte del duomo di Wittenberg la sua protesta. Con le sue 95 tesi Lutero attaccava la Chiesa e le sue regole. Iniziò così una protesta destinata a dividere il mondo cristiano in cattolici e protestanti.

Il Concilio di Trento, convocato nel 1545 e concluso 18 anni dopo riaffermò il potere della Chiesa e la sua intransigenza.

In questo contesto storico si colloca la vita di Torquato Tasso che si trova diviso tra le istanze innovative della scienza e dell’arte rinascimentale e il pensiero del peccato e della colpa portati avanti dalla Controriforma cattolica.

Le opere più importanti di Torquato Tasso

Torquato Tasso è diventato famoso per le sue rime e due opere scritte in metrica.

Sono circa duemila le poesie che Torquato Tasso scrive. Era un poeta di corte e con le sue liriche affrontò svariati argomenti. Spesso nei suoi componimenti sono inseriti richiami, più o meno velati, alla propria vicenda autobiografica.

Dal punto di vista metrico il poeta privilegiò tre metri:

  • canzone,
  • sonetto,
  • madrigale.

La prima opera teatrale è l’Aminta, una favola a lieto fine a tema pastorale. Si tratta di una commedia scritta in endecasillabi e settenari, costituita da un prologo e cinque atti.

Viene rappresentata per la prima volta alla corte di Ferrara nel 1573. Per alcuni dei personaggi dell’Aminta, Torquato Tasso ha preso ispirazione dai membri della corte estense.

Aminta è un giovane pastore che si è innamorato della bella Silvia. La fanciulla però disdegna l’amore del giovane. Un giorno un satiro cerca di farle violenza e Aminta arriva in tempo per salvare la giovinetta. Neppure questo serve a scalfire Silvia che continua a rifiutare l’amore di Aminta.

Durante una battuta di caccia, Silvia sparisce e si arriva a pensare che la ragazza sia morta.

Alla notizia della morte di Silvia, Aminta, travolto dal dolore, si getta da un dirupo.

Quando Silvia viene ritrovata viva, scopre che fine ha fatto il suo innamorato. Questo atto le mostra quanto fosse intenso l’amore di Aminta e la ragazza si pente e si dispera.

Poco dopo Aminta viene ritrovato: nonostante la caduta, il suo corpo è rimasto miracolosamente illeso! E così Silvia smette di fare la ritrosa e l’amore tra i due giovani può trionfare.

La struttura dell’opera risente della forma della tragedia, la forma teatrale per eccellenza.

Torquato Tasso non si limita a introdurre i cori, come nella tradizione greca, ma tratta argomenti filosofici come il libero arbitrio. L’amore di Aminta non è corrisposto e il giovane deve accettare le leggi dell’amore. La natura maschile spinge verso la realizzazione delle sue pulsioni, ma la virtù del protagonista lo spinge a rispettare il desiderio di Silvia. L’incontro con la morte porta entrambi i personaggi all’evoluzione e alla maturazione; l’esperienza della morte porta entrambi a superare i propri desideri e questo permetterà ai due giovani di cambiare. E così il lieto fine si può realizzare.

Sembra che il poeta voglia dirci che l’amore arriva solo se entrambi sono disposti a rinunciare a qualcosa di sé stessi in nome di un bene più grande.

Un altro tema che viene trattato nell’Aminta è la riflessione sul contrasto tra civiltà e natura. In un primo momento si pone l’attenzione sui valori di amore e libertà, valori ritenuti perduti nella società moderna, ma ancora presenti nel mondo pastorale rappresentato da Aminta. Questi valori antichi sembrano molto lontani dalle regole dell’onore e della legge. La vita però mette alla prova i due giovani. Entrambi incrociano la morte e si misurano con la legge morale. E da questo incontro Silvia e Aminta emergono entrambi abbandonando il loro sterile egoismo per aprirsi al nuovo, all’amore.

La Gerusalemme liberata

Torquato Tasso voleva narrare le eroiche vicende dei cavalieri cristiani che, durante la prima crociata, sotto la guida del valoroso cavaliere Goffredo di Buglione, avevano liberato Gerusalemme dai turchi.

La crociata dura sei anni ma il poema racconta l’ultimo anno di conflitto quando l’Arcangelo Gabriele invia Goffredo a prendere il comando della spedizione.

Le vicende della guerra si intrecciano con quelle amorose.

L’amore lega e allontana alcuni eroi come Tancredi, eroe cristiano, e Clorinda, eroina pagana. In uno scontro, lui le infligge il colpo mortale e scopre che sotto quell’armatura si celava la bella Clorinda solo quando ormai la morte sopraggiunge a velare gli occhi della sua amata.

I personaggi della Gerusalemme liberata sono diversi rispetto a quelli della tradizione cavalleresca: Torquato Tasso crea personaggi a tutto tondo, con profondità psicologica e con le contraddizione tipiche degli uomini e delle donne.

I temi affrontati sono diversi ma si possono schematizzare in :

  • religiosità – eterno è il conflitto tra bene e male;
  • magia – esiste quella bianca e quella nera;
  • natura – il paesaggio diventa per la prima volta un elemento strutturale del poema e si carica di valori simbolici.
  • amore – nel poema l’amore sembra imporre sempre un sacrificio: quasi tutti gli intrecci amoroso coinvolgono personaggi che appartengono alle due opposte parti.

La Gerusalemme liberata venne pubblicata in modo anomalo. Torquato Tasso aveva iniziato il suo poema, intitolato Gierusalemme, poi lo aveva elaborato e intitolato Rinaldo, quindi aveva deciso di intitolarlo Goffredo, in onore di Goffredo di Buglione e quindi decise per il titolo definitivo Gerusalemme conquistata.

Quando poi Torquato Tasso finì rinchiuso in manicomio, i suoi amici decisero di pubblicare la sua opera, senza autorizzazione del poeta e con un titolo inventato da loro. Tasso si arrabbiò molto, ma il successo strepitoso del poema riuscì poi a placare poi le ire del poeta. Inoltre, proprio grazie al successo di pubblico, Torquato Tasso venne liberato.

Lo stile scelto dal poeta è magnifico e sublime. Torquato Tasso utilizza moltissime citazioni classiche e fa un uso massiccio delle figure retoriche che rendono il testo particolarmente musicale.

Pensiero e poetica del Tasso

L’anima di Torquato Tasso era tormentata dalle contraddizioni della sua epoca. Tasso sentivail peso della fine del Rinascimento: la fiducia nell’uomo e nelle sue capacità vennesostituita dal terrore di cadere nel peccato, un terrore che la Chiesa diffondeva per combattere movimenti ereticali e ulteriori scissioni. Tasso arriverà a portare la sua stessa opera al Tribunale dell’Inquisizione, un gesto ritenuto eccessivo da molti dei suoi contemporanei.

Uno degli elementi che contraddistingue tutte le sue opere è il tema della verità: ogni scritto deve sottostare alle regole della verità prima e della verosimiglianza poi. Rispettati tali canoni il poeta può liberare la sua fantasia e introdurre l’elemento magico.

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