Categorie
Conflitti del Novecento Documenti educazione alla cittadinanza Educazione civica Europa fascismo Novecento seconda guerra mondiale storia

Eroi della Seconda guerra mondiale

La seconda guerra mondiale ha mostrato quanto l’umanità potesse essere brutale e irrispettosa. Ma nel dilagare della violenza, molti uomini si sono distinti per umanità e hanno operato per il bene. In questo articolo vi invito a mettere gli occhi sul bene fatto, durante il terribile conflitto, da uomini “normali”.

Giorgio Perlasca

Giorgio Perlasca – Perlasca con il presidente della Repubblica Francesco Cossiga il 30 giugno 1990

Giorgio Perlasca, tra il 1944 e il 1945 a Budapest riuscì a salvare dallo sterminio nazista migliaia di ungheresi di religione ebraica spacciandosi per Console spagnolo: ma lui non era nè diplomatico nè tanto meno spagnolo.

Giorgio Perlasca nasce a Como il 31 gennaio 1910. Da giovanissimo coltiva una grande ammirazione per le idee e le imprese di Gabriele D’Annunzio e negli anni Venti aderisce con entusiasmo al fascismo.

Negli anni Trenta si arruola nell’esercito fascista e parte come volontario per l’Africa Orientale prima e per la Spagna poi. Qui si trova a combattere in un reggimento di artiglieria proprio al fianco del generale Franco.

Al termine della guerra civile spagnola rientra in Italia e inizia a mettere in discussione la sua appartenenza al fascismo. Non condivide alcune scelte del regime come l’alleanza con la Germania, nazione contro cui l’Italia aveva combattuto solo vent’anni prima e l’emanazione delle leggi razziali entrate in vigore nel 1938. La discriminazione degli ebrei italiani lo porta ad allontanarsi dal fascismo, senza però entrare nelle fila dei movimenti antifascisti.

Durante la seconda guerra mondiale viene inviato nell’Est europeo, con un incarico di tipo diplomatico, con lo scopo di acquistare carne per l’Esercito italiano.
Quando nel ’43 il nuovo governo italiano firma l’Armistizio con gli Alleati Giorgio Perlasca è a Budapest. Dal momento che egli si sente fedele al Re si rifiuta di aderire alla Repubblica Sociale Italiana. Per questo viene internato, per alcuni mesi, in un castello riservato ai diplomatici, in Ungheria.

A metà ottobre del 1944, in accordo con i tedeschi, i nazisti ungheresi, iniziano le persecuzioni, le violenze e le deportazioni degli ebrei ungheresi.

Giorgio Perlasca è destinato ad essere internato in Germania, ma approfittando di un permesso a Budapest per visita medica riesce a scappare.

Grazie a un documento firmato da Francisco Franco in persona, ricevuto al momento del congedo in Spagna, Giorgio Perlasca trova rifugio presso l’Ambasciata spagnola. Quindi si dischiara cittadino spagnolo, ottiene un regolare passaporto intestato a Jorge Perlasca e inizia a collaborare con l’Ambasciatore spagnolo.

La Spagna, come altre potenze neutrali presenti in Ungheria quali Svezia, Portogallo, Svizzera e Città del Vaticano, può rilasciare salvacondotti per proteggere i cittadini ungheresi di religione ebraica.

Alla fine di novembre l’Ambasciatore spagnolo deve lasciare Budapest e l’Ungheria. Inoltre il Ministero degli Interni ungherese ordina di sgomberare le case protette dall’ambasciata spagnola perché é venuto a conoscenza della partenza dell’Ambasciatore Sanz Briz.

In quel momoneto Giorgio Jorge Perlasca prende in mano la situazione. Dichiara che Sanz Briz si è recato a Berna per questioni diplomatiche e che ha incaricato proprio lui Jorge Perlasca di sostituirlo. Quindi, su carta intestata e con timbri autentici, compila di suo pugno la sua nomina a rappresentante diplomatico spagnolo e la presenta al Ministero degli Esteri dove le sue credenziali vengono accolte senza riserve.

Inizia così a gestire l’Ambasciata spagnola, riuscendo non solo a proteggere, ma anche a salvare e a sfamare, giorno dopo giorno migliaia di ebrei ungheresi inserendoli in “case protette” lungo il Danubio.

Inizia un febbrile lavoro per recuperare i protetti sottraendoli alle autorità tedesche di occupazione, per rilasciare salvacondotti e così Giorgio Perlasca, riesce a portare in salvo 5218 ebrei ungheresi.

Dopo l’entrata in Budapest dell’Armata Rossa, Giorgio Perlasca viene prima fatto prigioniero, poi liberato; affronta quindi un lungo e avventuroso viaggio attravesro i Balcani e la Turchia prima di rientrare in Italia.

Il finto ambasciatore torna a casa e non racconta a nessuno, nemmeno in famiglia, la sua storia.

Solo negli anni Ottanta, alcune donne ebree ungheresi, ragazzine all’epoca delle persecuzioni, iniziano a cercare notizie del diplomatico spagnolo che durante la seconda guerra mondiale le aveva salvate. In quel momento la straordinaria storia di Giorgio Perlasca esce dal silenzio.

Non più giovane Giorgio Perlasca accetta di parlare, di farsi intervistare, di recarsi nelle scuole per raccontare la sua storia. Non lo fa per protagonismo, ma solo perché ritiene necessario affidare ai giovani l’incarico di non permettere più che tali follie non abbiano mai più a ripetersi.

Giorgio Perlasca muore il 15 agosto del 1992. È sepolto nel cimitero di Maserà vicino a Padova, sulla sua tomba la frase scritta in ebraico “Giusto tra le Nazioni”.

https://www.amazon.it/banalit%C3%A0-bene-Storia-Giorgio-Perlasca/dp/8807812339

A chi gli chiedeva perché lo aveva fatto, rispondeva semplicemente: “. . . ma lei, avendo la possibilità di fare qualcosa, cosa avrebbe fatto vedendo uomini, donne e bambini massacrati senza un motivo se non l’odio e la violenza?

Video su Giorgio Perlasca

Intervista a Perlasca
Lucarelli racconta la vita di Perlasca
Un eroe italiano

Il film “Perlasca un eroe italiano”

La ministerie televisiva con protagonista Luca Zingaretti per la regia di Alberto Negrin.

Parte 1

https://www.raiplay.it/video/2017/01/Perlasca—Un-eroe-italiano–Ep-1-bcab78e0-e4ad-40a8-93fd-3cef293bced0.html

Parte 2

https://www.raiplay.it/video/2017/01/Perlasca—Un-eroe-italiano-Ep-2-02c86c47-7504-4449-9894-d8effe60f6ae.html

Gino Bartali

Gino Bartali nasce a Ponte di Ema, un paesino vicino a Firenze nel 1914, dove trascorre la sua infanzia. Conosce da giovane Adriana e se ne innamora. Dal loro matrimonio nascono tre figli.

Appassionato di ciclismo da quando era poco più che un bambino, diventa professionista negli anni Trenta.  Dal 1935 Gino Bartali colleziona una vittoria dietro l’altra e nel 1936 vince il giro d’Italia.

Le numerosissime vittorie lo rendono famoso: diventa un eroe agli occhi degli italiani.

Purtroppo la guerra interrompe la sua carriera, ma gli permette di mostrare la sua straordinaria umanità.

Gino Bartali, durante la Seconda guerra mondiale, si adoperò contro la persecuzione degli ebrei. Infatti entrò a far parte dell’organizzazione clandestina DELASEM (Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei e collaborò con il rabbino e il vescovo di Firenze. Tra il 1943 e il 1944, con la scusa di allenarsi, trasportò documenti falsi destinati a famiglie ebraiche, da Firenze al convento francescano di Assisi.

Come fece? Li nascose nel telaio della sua bicicletta e così garantì a centinaia di ebrei una nuova identità ai perseguitati e gli permise di espatriare.

Per questo è insignito del titolo di Giusto tra le nazioni.

Paolo Conte dedica questa canzone al celebre ciclista – Bartali

Il film Bartali l’intramontabile

Il film narra la vita di Gino Bartali attraverso le sue vicende personali e sportive, dagli esordi fino alla fine della carriera avvenuta nel 1954. La regia è di Alberto Negrin e Bartali è interpretato da Pierfrancesco Favino.

https://www.raiplay.it/video/2019/07/Gino-Bartali-lIntramontabile-b3abbb2a-8b5f-42a9-be8e-45a0cca04d3d.html

Oskar Schindler

Oskar Schindler fu l’impreditore tedesco che salvò la vita a centinaia di ebrei con la scusa di farli lavorare nelle sue fabbriche.

Oskar Schindler e la sua fabbrica a Cracovia

Oskar Schindler nasce il 28 aprile del 1908 a Zwittau, in Moravia, una regione che a quel tempo faceva parte dell’impero austro-ungarico.

Giovane di intelligenza vivace, ma insofferente alle regole, Oskar Schindler frequenta la scuola dell’obbligo; quindi si iscrive a un istituto tecnico, da cui viene presto espulso per avere contraffatto il proprio libretto. Successivamente riesce comunque a diplomarsi, ma non sostiene gli esami necessari per andare all’università o al college. Impara diversi mestieri tra cui quello di parrucchiere. Lavora per tre anni per suo padre.

Con i primi soldi guadagnati acquista una moto, una Guzzi da competizione e comincia a gareggiare su percorsi di montagna.

Nel 1928 si sposa con Emilie Pelzl, figlia di un importante e benestante industriale. I due vivono per alcuni anni presso la casa dei genitori di Schindler, e qui vive per i sette anni seguenti.

Dopo il matrimonio Oskar Schindler lascia il lavoro con suo padre e si dedica a diverse mansioni: lavora per la Moravian Electrotechnic, per una scuola guida, per l’esercito ceco, dove raggiunge il grado di caporale.

Nel corso degli anni Trenta chiude sia la Moravian Electrotechnic che l’impresa di suo padre e così Oskar Schindler, dopo un periodo di disoccupazione viene assunto dalla Banca di Praga dove rimarrà per sette anni.

In quel periodo Oskar Schindler viene arrestato più volte per ubriachezza. Inoltre ha una relazione extraconiugale da cui ha due figli.

A metà degli anni Trenta Oskar Schindler si aggrega al Partito Tedesco dei Sudeti e pur essendo un cittadino della Cecoslovacchia, nel 1936 diventa una spia per l’Abwehr, i servizi segreti nazisti, scelta dettata, secondo quanto rivelato da lui successivamente, dal fatto di essere alcolizzato e pieno di debiti.

I suoi compiti prevedono che lui raccolga informazioni sulle ferrovie e sulle installazioni militari nel suo paese, sui movimenti delle truppe, sul reclutamento delle spie. In Cecoslovacchia infatti si teme un’invasione nazista.

Il 18 luglio del 1938, Schindler viene arrestato dal governo ceco per spionaggio e viene incarcerato. Ma viene ben presto rilasciato perchè la regione dei Sudeti viene annessa alla Germania il 1° ottobre 1938.

Nel 1939 Oskar Schindler entra ufficialmente nel partito nazista e viene trasferito con sua moglie sul confine tra la Repubblica Ceca e la Polonia. Qui viene coinvolto in affari di spionaggio e si fa aiutare dalla moglie a raccogliere e nascondere i documenti segreti nel suo appartamento. Il governo tedesco sta preparando l’invasione della Polonia.

Schindler continua a lavorare per l’Abwehr fino all’autunno del 1940 quando viene spedito in Turchia, per conto dei servizi segreti tedeschi, per indagare su presunti casi di corruzione.

Nel 1942 torna in Polonia dove assiste all’orrore della violenza nazista contro gli ebrei a Cracovia. Rimane sconcertato dalla mancanza di scrupoli dei soldati tedeschi nei confonti della popolazione civile inerme: chi cerca di scappare o di nascondersi viene ucciso barbaramente.

La vista della ferocia nazista trasforma il giovane scialacquatoree Oskar Schindler decide di dare il suo contributo a favore della popolazione ebrea.

Sfruttando le sue doti di diplomatico, Oskar Schindlerriesce ad ottenere che novecento ebrei vengano lasciati nel complesso industriale di sua proprietà; ufficialmente per avere forza lavoro gratuita (gli ebrei non avevano diritto ad un salario) ma con lo scopo reale di metterli al riparo dalla brutalità nazista. Questi sono gli uomini che vengono definiti i Schindlerjuden, cioè gli ebrei di Schindler:

Quando nel 1944 i tedeschi distruggono i campi di concentramento e uccidono le persone internate perchè la Polonia sta per essere liberata dall’Armata Rossa, Oskar Schindler riesce a trasferire più di mille ebrei in una fabbrica in Cecoslovacchia

Con la fine della guerra ‘uscita di scena di Hitler e del suo regime, conclusa la Seconda guerra mondiale, Schindler si trasferisce dapprima in Argentina poi ritorna in Germania. Non riesce però a riprendere la professione di imprenditore e si trova quasi in miseria.

Quando nel 1961 va in Israele, viene accolto con entusiasmo dai sopravvissuti all’Olocausto. Nel 1965 Oskar Schindler riceve la Croce al Merito di I Classe dell’Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca.

Oskar Schindler muore nel 1974, la salma viene trasferita a Gerusalemme e sulla lapide viene incisa la scritta “Giusto tra i giusti”.

Il vero potere non è poter uccidere, ma avere tutti i diritti di farlo, e trattenersi.

Oskar Schindler

Su di lui è stato fatto, nel 1993, il film “Schindler’s List“, la lista di Schindler, film di Steven Spielberg che ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Il film si ispira al romanzo, “La lista di Schindler” scritto nel 1982 dall’australiano Thomas Keneally.

Video su Schindler

Chi è Oskar Schindler
La fabbrica di Schindler

Lucillo Merci

Lucillo merci – Il Perlaasca trentino – foto it.gariwo.net e www.altoadige.it
Lucillo merci ha falsificato più di 600 certificati attestanti la cittadinanza o la discendenza italiana: per salvare gli ebrei, non solo italiani, da Auschwitz e dalla morte.

Lucillo Merci nasce a Riva del Garda nel 1899. Dopo il diploma trova impiego come maestro elementare a Salorno.

Iscritto al partito fascista, nel 1923 è nominato direttore didattico a Malles Venosta. Qui diventa un punto di riferimento per le trecento maestre inviate da Mussolini con lo scopo di italianizzare gli altoatesini.

Lucillo Merci negli anni Trenta insegna alle scuole di Bronzolo e Malles, dove è anche nominato podestà. Nel 1938 è direttore alle “Rosmini” di Bolzano. Nel 1940 è chiamato alle armi: prima col grado di tenente sul fronte francese e poi viene assegnato, come capitano in Albania e Grecia, alla Divisione Aqui, quella divisione che sarà massacrata a Cefalonia.

Gli viene assegnato il grado di Capitano e combatte prima in Albania, poi in Grecia. 

Arrivato a Salonicco, nella zona greca occupata dai nazisti, il suo ottimo tedesco gli vale il distacco in qualità di interprete presso il Consolato. Salonicco era chiamata la Gerusalemme dei Balcani per l’alto numero di ebrei residenti, il 60 % circa della popolazione cittadina. Tra loro, migliaia sono gli italiani di fede ebraica.

Merci arriva nella città greca ai primi di ottobre del ’42, quando è già in corso l’occupazione tedesca. Il console italiano Guelfo Zamboni gli affida il compito di interprete e di ufficiale di collegamento con le autorità militari tedesche.

Entrambi sono fascisti, ma entrambi non hanno dubbi e non esitano a organizzare un piano per salvare gli ebrei, non solo italiani.

I nazisti a Salonicco vogliono ripulire la città dagli ebrei; per questo mandano temibili capitani delle SS Dieter Wisliceny e Alois Brunner, due fra i più terribili ed esperti organizzatori della “Soluzione finale”.

Merci scrive nel suo diario: “Abbiamo capito che sono stati mandati per liquidare definitivamente il problema degli ebrei”. Atene è sotto l’influenza italiana ed è un luogo sicuro per gli ebrei. E così Lucillo Merci e Consoli Guelfo Zamboni e Giuseppe Castruccio si adoperano per fornire documenti falsi che attestino la cittadinanza italiana agli ebrei destinati alla deportazione. Questi possono così salvarsi partendo per Atene o raggiungendo l’Italia. Lucillo Merci distribuisce personalmente i certificati all’interno dei campi di concentramento. 

Durante una licenza nel luglio 1943 Merci accompagna in Italia una quarantina di ebrei. Una ventina di questi riesce a salvarsi a Firenze; gli altri vengono scoperti e trucidati nella prima strage nazista di ebrei in Italia. Lucillo Merci grazie al suo perfetto tedesco e ad un carattere franco ed estroverso, riesce ad ammorbidire i tedeschi e se serve a tener testa agli ufficiali nazisti, che potrebbero punire con la morte l’aiuto che lui ha fornito agli ebrei. Dopo l’8 settembre viene arrestato dai tedeschi, ma il Console Castruccio riesce a farlo liberare. 

Nel settembre ’43,  dopo la chiusura del Consolato e la cessazione dei suoi incarichi ufficiali, Merci continua ad adoperarsi per salvare i perseguitati. In abiti borghesi, si impegna per i fuggiaschi italiani. Distribuisce cibo ai soldati prigionieri dei tedeschi per alleviarne i disagi e ne salva alcuni spacciandoli per insegnanti della comunità italiana di Salonicco. 

Dopo la guerra Lucillo Merci mantiene il più stretto riserbo sui suoi atti di salvataggio. Diventa ispettore scolastico nelle scuole in Alto Adige fino alla pensione nel 1964. Muore a Bolzano nel 1984. 

Brani tratti dal Diario di Lucillo Merci

Merci è autore di un diario i cui contenuti sono stati resi noti nel 2007 dallo storico Gianfranco Moscati e dagli studiosi dell’Archivio storico del Comune di Bolzano.

“Da circa due settimane prosegue la deportazione degli Ebrei greci in Polonia su treni formati da 40 carri bestiame, su ciascuno dei quali vengono pigiate 60 persone di ogni età. Ogni trasporto è di 2.400 persone.”
6 aprile 1943
“Continua in Consolato il rilascio di cittadinanza italiana agli Ebrei coniugi di cui uno di origine italiana che abbiano consanguinei, ascendenti, discendenti o collaterali (…) fra i quali ci sia o ci sia stato un congiunto di qualsiasi grado di parentela già italiano o con cognome italiano. Esempio specifico: quello dei coniugi Daniele e Bella Mentesch, contadini con tre figlioletti. Ignorano la lingua italiana. Tra gli ascendenti ci fu un cognome italiano”
7 maggio 1943
“Dal campo ‘Baron Hirsch’ sono stati liberati oggi 60 ebrei nati italiani o dichiarati italiani. Il 26 ne uscirono altri 5 e il 27 altri 4. Anche la famiglia di Rachele Modiano è stata liberata. Tutti insieme si sono dati appuntamento al nostro Consolato e fecero una grande dimostrazione di gratitudine al Signor Console e a me”.
25 – 28 maggio 1943
“Non nascondo che in taluni casi mi tremavano le vene e i polsi presentando taluni certificati agli Uffici tedeschi, indi, ogni volta l’elenco al Campo di concentramento per prendere in consegna gli ebrei liberati”.

Scrivere

Fonti

  • www.treccani.it/enciclopedia/giorgio-perlasca/
  • www.giorgioperlasca.it
  • https://biografieonline.it/biografia-oskar-schindler
  • https://it.gariwo.net/giusti/shoah-e-nazismo/lucillo-merci-1536.html
  • http://www.bolzano-scomparsa.it/lucillo_merci.html
  • https://www.giornaletrentino.it/cronaca/trento/lucillo-merci-il-perlasca-trentino-che-strapp%C3%B2-oltre-600-ebrei-alla-morte-1.2262176
  • https://biografieonline.it/biografia-gino-bartali
  • https://www.focus.it/cultura/storia/gino-bartali-doodle
  • https://www.elasticinterface.com/it/magazine/gino-bartali-shoah/
Categorie
Europa fascismo la Grande Guerra nazismo Novecento regimi totalitari seconda guerra mondiale stalinismo storia

Nazismo

Lo stato nazista si costituisce dopo il 1933. Tra il 1919 e il 1933 il potere è in mano alla Repubblica di Weimar. Hitler comincia a cercare di arrivare al potere già dagli anni 20.

Ammira Benito Mussolini, lo considera il suo modello e cerca di imitarlo.

Dopo la crisi del 1929 Hitler cavalca il malcontento; la sua popolarità aumenta progressivamente. Nel 1933 Hitler diventa cancelliere e nel ’34, alla morte del presidente Hindenburg assume su di sé anche i poteri del capo di Stato diventando dittatore.

La Germania di Hitler è un paese nel quale avviene l’identificazione tra il partito e lo stato. Hitler non cambia le leggi lentamente come fa Mussolini, ma improvvisamente impone la sua volontà, assume su di sé tutti i poteri, annulla lo stato di diritto, annulla le autonomie degli organi istituzionali e crea la dittatura.

Lo stato nazista si costituisce subito dopo l’incendio del Reichstag, sede del parlamento tedesco. Hitler accusa i comunisti del rogo, arresta gli esponenti del partito comunista e ne approfitta per assumere i pieni poteri e per instaurare la sua dittatura. Il 20 marzo del 1933 avviene l’apertura del primo lager a Dachau, il primo campo di concentramento nel quale dovevano andare tutti gli esponenti dell’opposizione. La scusa per realizzare tali luoghi era quella di rieducare chi non era in linea con il pensiero nazista.

Il 14 luglio del 1933 vengono sciolti tutti i partiti e il 30 giugno del 1934 si ricorda la Notte dei lunghi coltelli, la notte nella quale vengono assassinati tutti i dirigenti delle SA le squadre d’assalto.  In questo modo lui assume il potere totale e assoluto dopo aver eliminato chiunque avrebbe limitare o controllare la sua attività.

Quali sono gli elementi del totalitarismo nazista?

  1. L’ideologia della propaganda delle organizzazioni di massa, come il fascismo, con l’obiettivo di costruire il consenso;
  2. Uno dei principi su cui si basa il potere nazista è quello del razzismo. Le leggi di Norimberga dichiarano l’intenzione di annientare la diversità di ogni di ogni tipo. In Germania si usa violenza contro tutte le forme di diversità: si sterilizzano prima e si uccidono poi malati psichiatrici, anziani, disabili, omosessuali, Rom. Gli ebrei poi saranno l’obiettivo della violenza di Hitler.
  3. Il terrore è uno degli strumenti di controllo sociale. Le SS, la Gestapo e i lager sono strumenti di repressione del dissenso.
  4. Il Fuhrer ha il controllo assoluto sull’economia. L’economia viene organizzata direttamente dall’alto. L’economia tedesca è funzionale alla guerra. L’obiettivo è quello di aumentare lo spazio vitale (Lebensraum) in cui permettere lo sviluppo della società tedesca. Si vuole garantire la piena occupazione dei tedeschi. Si creano grandi opere pubbliche e si investe tantissimo nelle spese militari.

In questa immagine possiamo vedere come sono cambiate le spese nel bilancio dello stato germanico dalla Repubblica di Weimar al regime nazista, tra il 1928 e il 1938. Come potete notare c’è stato un incremento degli investimenti nell’ambito dei trasporti e un incremento decisamente considerevole per quanto riguarda le spese per gli armamenti.

Vie di comunicazione e armamenti sono funzionali alla guerra. Questo ci chiarisce in modo inequivocabile quali fossero le intenzioni del dittatore.

Categorie
Documenti Europa fascismo nazismo Novecento seconda guerra mondiale stalinismo storia

Seconda guerra mondiale

Le radici della guerra

Negli anni Venti e Trenta del Ventesimo secolo in Europa si sono instaurati diversi regimi totalitari, basati su violenza e nazionalismo aggressivo. L’ordine internazionale che era stato definito dopo la prima guerra mondiale è fallito. Anche la Società delle Nazioni è fallita: quell’organismo si era rivelato poco efficiente perché era stato concepito in funzione europea quando ormai l’Europa aveva perso la propria posizione di assoluta centralità.

Quella posizione venne assunta, dopo la prima guerra mondiale, dagli Stati Uniti, che però non facevano parte della Società delle Nazioni.

Inoltre la crisi economica degli anni Trenta aveva segnato la fine dell’economia liberale. Tutte le nazioni principali avevano iniziato a chiudersi entro le loro aree di influenza o di dominio coloniale. Contemporaneamente crebbe l’aggressività di paesi che erano privi di colonie e di paesi che spingono nella direzione di un nazionalismo violento come la Germania il Giappone e l’Italia.

L’invasione giapponese della Manciuria del 1931 e l’attacco italiano al Etiopia del 1935, che furono sanzionate molto debolmente dalla società delle Nazioni, inflissero un duro colpo al già debole sistema di sicurezza internazionale elaborato dal dopoguerra.

In questa cartina in verde vediamo le democrazie liberali le troviamo nel nord Europa in Francia in Svizzera Belgio Paesi Bassi in Cecoslovacchia e nel nord dell’Africa.
In questi paesi, quelli segnati con la stellina color lilla, sono quelli in cui ci sono gruppi o movimenti fascisti che sono attivi nelle democrazie liberali.
In color albicocca sono colorati i regimi autoritari: Spagna Portogallo e nord del Marocco Estonia Lettonia Lituania e Polonia tutta l’Europa centrale Austria Ungheria Romania Jugoslavia Bulgaria Albania e Turchia.
Il color lilla indica le dittature fasciste: vediamo l’Italia e la Germania al centro dell’Europa.
I regimi comunisti sono segnalati dal color rosa.
In rosso sono segnate le date in cui sono stati istituiti i regimi totalitari.

Dalla cartina si evince l’Europa era attraversata da una profonda crisi politica economica e culturale: tanti erano i regimi dittatoriali e i movimenti nazionalisti e filofascisti.

Conflitti di ideologie

In quel perido si assistette alla frattura ideologica tra i diversi sistemi:

  • La Democrazia liberale si opponeva da una parte a fascismo e nazismo e dall’altra si opponeva anche al comunismo.
  • I regimi di destra, fascista e nazista, si opponevano a quello comunista.

In questo quadro va collocata la politica aggressiva condotta dai regimi nazifascisti e dal Giappone che provocò lo scontro più distruttivo e spietato di cui l’umanità abbia mai fatto esperienza. Occorre aggiungere che la guerra era legata all’ideologia e alla pratica politica di regimi come il fascismo e il nazismo, regimi fondati

  • sull’uso della violenza,
  • sul culto della violenza,
  • sui miti di un nazionalismo esasperato,
  • sulla ricerca del consenso di massa in nome di ideali di potenza.

Questi regimi concepivano la guerra come sbocco naturale della loro politica e come mezzo per conservare il loro potere autoritario.

Fasi e obiettivi della politica di Hitler

La politica di destabilizzazione dell’ordine internazionale condotta da Hitler dal 1935 fu accompagnata da un altissimo consenso tedesco.

La soluzione definitiva della questione tedesca consiste in un’estensione del nostro Spazio Vitale, in un aumento delle risorse in materie prime e in prodotti alimentari per la nostra nazione.

Adolf Hitler 1934

La guerra civile spagnola

La guerra civile spagnola fu una guerra civile che portò all’istaurazione di un regime totalitario di destra e che diede all’Italia e alla Germania l’occasione di fare la prova generale per la guerra imminente.

Nel 1931 in Spagna venne proclamata la repubblica. Vennero attuate delle riforme utili per la massa del popolo:

  • la laicizzazione dello stato,
  • la riforma agraria.

Questa politica non piacque però agli esponenti della destra.

Nel 1933 elezioni venero fatte nuove elezioni. Nella storia della Spagna, per la prima volta, le donne furono ammesse al voto.

Dalla consultazione popolare il centro destra ottiene il potere.

Il nuovo governo smantella le riforme del precedente governo. Si assistette allora allo scoppio di insurrezioni e scioperi. Le manifestazioni popolari vennero però soffocate dal governo con estrema violenza.

Sono anni di maggioranze fragili. Nel 1936, alle elezioni la destra si oppone alla sinistra del Fronte popolare. I risultati consegnano la vittoria alla Sinistra, anche se a stretta maggioranza. Viene costituito così un governo di centro-sinistra, ma si tratta di un governo fragile.

Ma le destre non accettano gli esiti delle votazioni e, in accordo con le gerarchie militari, progettano di conquistare il potere.

Il generale Francisco Franco, capo dell’esercito spagnolo, in accordo con la destra, si oppone al Governo democratico. È guerra civile.

La guerra di spagnoli contro spagnoli, dura tre anni, una guerra caratterizzata da atrocità, terrore, fucilazioni.  

La Gran Bretagna e la Francia non intervengono. Germania invia aerei e dieci mila soldati. L’Italia invia sessanta mila uomini.

A fronte del sostegno delle destre arrivano in Spagna quarantamila volontari antifascisti da tutta Europa per sostenere il fronte popolare.

Guernica – Pablo Picasso
L’ispirazione per l’opera arrivò dopo il bombardamento di Guernica. Picasso compose il grande quadro in soli due mesi e lo fece esporre nel padiglione spagnolo dell’esposizione universale di Parigi. 
Guernica fece poi il giro del mondo, fu molto acclamata e soprattutto servì a farconoscere la storia del conflitto fratricida che si stava consumando nel Paese iberico.

Alleanze internazionali

Asse Roma Berlino – ottobre 1936

Nell’ottobre del 1936 si costituisce l’Asse Roma Berlino. Prima della conquista dell’Etiopia, Mussolini cercava di assumere posizioni di equilibrio all’interno dell’Europa. Dopo l’aggressione all’Etiopia però, l’Italia si era allontanata da Francia e Gran Bretagna, che avevano condannato l’aggressione. Fu così che si allineò alla politica hitleriana.

Asse Roma Tokyo Berlino – Novembre 1936

Si tratta di un’alleanza contro il potere russo, nemico dei regimi di destra e del Giappone. L’idea è quella di accerchiare l’Unione Sovietica.

1938 – Politica aggressiva della Germania

La politica tedesca prevedeva:

  • una politica aggressiva,
  • il culto della violenza,
  • il nazionalismo.

Nel 1935, in opposizione agli accordi di Versailles la Germania:

  • diede inizio al riarmo
  • impose la coscrizione obbligatoria
  • occupò la Renania,
  • ottenne dall’Inghilterra il diritto di allestire una flotta navale, nella misura di un terzo rispetto a quella inglese

Anschluss – annessione di Austria

Sempre in opposizione agli accordi di Versailles Hitler volle annettere l’Austria. In Europa dilagava la consapevolezza che gli accordi di Versailles fossero stati particolarmente ingiusti nei confronti della Germania. I nuovi esponenti della politica estera di Francia e Inghilterra si sentivano quindi abbastanza disponibili nei confronti delle richieste di Hitler.

E così, quando il Fuhrer operò delle annessioni per unificare il popolo tedesco, in un primo momento, la cosa non sembrò troppo minacciosa. Mussolini, che ormai era alleato con Hitler accettò di buon grado, Inghilterra e Francia tollerarono.

1938 – Annessione dell’Austria al Terzo Reich – Nazisti nelle strade di Vienna

Annessione dei Sudeti

L’area dei Sudeti era un’area cecoslovacca abitata da popolazioni di lingua tedesca. Anche in questo caso Hitler ritenne fosse un suo diritto quello di annettere queste terre per creare una nazione germanica, costituita da tutti i popoli di lingua tedesca.

Anche questa operazione venne accettata dagli altri paesi d’Europa, o quantomeno nessuno osò opporsi a Hitler.

La Cecoslovacchia era travagliata da diverse tensioni:
– la componente boema di religione protestante ra in conflitto con  quella slovacca di religione cattolica;
– la forte minoranza tedesca, che abitava nella regione dei Sudeti, contava 3 milioni di persone e spingeva verso l’autonomia. Questa minoranza si mostra sempre più attratta dalla Germania di Hitler.

Conferenza di Monaco

Nel 1938, alla conferenza di Monaco, alla presenza di Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia, vengono ratificate le annessioni tedesche. Francia e Gran Bretagna optano per la moderazione politica: sono convinti che sia la via migliore per evitare il conflitto.

D’altra parte non dobbiamo dimenticare che Francia e Gran Bretagna, come tutti gli altri paesi europei, temevano il comunismo di Stalin. E siccome anche anche Hitler era contro Stalin, questo lo reneva, agli occhi degli anclo francesi un po’ meno pericoloso.

Brutti scherzi fa la paura!

Solo qualche mese dopo si sarebbe scoperto quanto invece sarebbe diventato pericoloso Hitler.

Alla conferenza di Monaco Hitler garantì che si sarebbe accontentato delle mosse compiute e che non avrebbe invaso nessun altro stato.

Al loro rientro in patria i ministri degli esteri inglese e francese erano convinti di aver adottato la strategia più adatta ad evitare la guerra; si sentirono i garanti della pace europea. Capirono pochi mesi dopo quel fosse la realtà.

Dopo la conferenza di Monaco Chirchill commentò: “Dovevano scegliere tra il disonore e la guerra; hanno sclto il disonore e ora avranno la guerra!”

La politica dell’appeasement
Molte discussioni ha sollevato la politica dell’appeasement, ovvero della conservazione della pace ad ogni costo seguita dal primo ministro inglese Arthur Chamberlain fino alla conferenza di Monaco del 1938.
Le sue ragioni sono complesse:
– l’orientamento nettamente pacifista dell’opinione pubblica britannica,
– la consapevolezza che la Gran Bretagna non era in condizioni di affrontare un conflitto.
Per questo il governo di Londra ritenne che fosse opportuno trattare con Hitler per contenere le pretese tedesche entro una forma di regolamentazione pacifica internazionale.
Inoltre la diffidenza verso l’URSS, considerata ancora il nemico principale dei paesi europei, impediva al governo inglese di allearsi con altri.
Sta di fatto che questa politica fu seguita ad oltranza anche quando fu chiaro che il compromesso e il negoziato con la Germania di Hitler erano impossibili.
Questo atteggiamento si dimostrò un  clamoroso errore perché venne sottovalutata l’aggressività del totalitarismo nazista.

1939

Invasione Cecoslovacchia

Ma nel 1939 la Germania invase la Cecoslovacchia che venne divisa in due parti:

  • la Slovacchia divenne vassallo della Germania,
  • la Boemia venne integrata nella Germania.

Invasione italiana dell’Albania

Nel 1939 l’Italia, per non essere da meno dei fratelli tedeschi, invase l’Albania.

La firma del patto di Acciaio

Il 22 maggio del 1939 Germania e Italia firmano il Patto d’Acciaio, un accordo che garantisce reciprocamente appoggio incondizionato.

Hitler manifesta interessi sulla Polonia 

Il passo successivo per la conquista dello spazio vitale tedesco si muove verso Est. Hitler manifesta interesse verso la Polonia: rivendica la città di Danzica. La città di Danzica era stata formalmente dichiarata “città libera” sotto il controllo della Società delle Nazioni, dopo il primo conflitto mondiale, ma era praticamente sotto controllo polacco. La cittò di Danzica era abitata in maggior parte da tedeschi, i quali, al censimento del 1910, costituivano anche il 42% della popolazione delle terre definte il corridoio di Danzica.

Alla minaccia tedesca Francia e Gran Bretagna ribadiscono il loro sostegno alla Polonia. Intanto Gran Bretagna e Francia cercano di trovare un accordo in finzione antitedesca, ma nono riescono.

Il patto Molotov – Ribbentrop

La firma del patto. dietro si vede Stalin visibilmente soddisfatto dell’accordo concluso

Il patto Molotov – Ribbentrop fu un patto segreto stipulato tra la Germania di Hilter e l’URSS di Stalin, un patto di non aggressione, che avrebbe dovuto avere durata decennale e che prevedeva anche la spartizione della Polonia.

Questo accordo lasciò tutta l’Europa assolutamente attonita. Nessuno poteva immaginare che Stalin avrebbe fatto un patto con Hitler.

Infatti Hitler non aveva mai negato di considerare i popoli slavi come inferiori e aveva anche affermato di voler espandere il proprio dominio verso est. Ma allora per quale motivo Stalin accetta un tale patto?

L’accordo era utile per entrambi.

  • Era utile a Hitler che intendeva dichiarare guerra a tutti gli altri Stati europei. Questo patto gli dava la certezza che non avrebbe dovuto combattere, almeno in un primo momento, sul fronte orientale.
  • Era utile a Stalin il quale era consapevole che la politica aggressiva di Hitler non avrebbe risparmiato l’Unione sovietica. Questo patto gli concedeva del tempo, tempo prezioso che avrebbe portato la Germania a procrastinare le ostilità con la Russia. Così Stalin aveva del tempo prezioso per prepararsi all’inevitabile conflitto con la Germania. Stalin era sicuro che Hitler avrebbe rotto il patto prima dei 10 anni concordati, ma era certo di avere almeno cinque anni di tempo. Ma si sbagliava!

1939 – Lo scoppio della guerra

Il patto Molotov – Ribbentropp prevedeva la divisiine della Polonia tra URSS e Germania.

Invasione Polonia

Come era prevedibile quindi, il 1 settembre del 1939 la Germania invade la Polonia. La politica aggressiva di Hitler ha portato l’Europa è arrivata ad un punto di non ritorno.

Blitzkrieg

La strategia di Hitler è quella della guerra lampo, la Blitz Krieg.

La prima fase prevede di abbattere le linee nemiche con gli aerei, la seconda sfondarle tali linee con l’artiglieria pesante, i Panzer, nella terza le truppe seguono l’artiglieria e penetrano rapidamente nel cuore dello stato da invadere.

Nel momento dell’invasione, la maggior parte delle forze polacche erano concentrate lungo il confine con la Germania, mentre il confine sovietico era in gran parte sguarnito. I polacchi avevano disposto le truppe seguendo la logica della prima guerra mondiale, avevano immaginato che ci sarebbe stato uno scontro su una linea ma non immaginavano un attacco come quello tedesco che li colpì inaspettato.

Inoltre lasciando il fronte russo sguarnito, la loro resistenza fu subto fiaccata.

Il 27 settembre del 1939 le forze tedesche entrarono in Varsavia. oontemporaneamente i sovietici invadevano il paese da Oriente in base agli accordi segreti stipulati in agosto.

La Polonia venne spartita tra le due potenze: in Polonia emerse per la prima volta il carattere totale e barbarico di questa guerra, una guerra che non avrebbe conosciuto alcun rispetto delle convenzioni internazionali e dei diritti umani.

  • Le SS eliminarono oltre 50 mila civili per lo più appartenenti alle classi dirigenti e al clero.
  • L’Armata Rossa fucilò diverse migliaia di ufficiali polacchi e li seppellì in fosse comuni.

Come anunciato, l’invasione della Polonia portò il 3 settembre alle dichiarazioni di guerra di Francia e Inghilterra.

Poi per qualche mese, tutto tace. L’Europa rimase in attesa, sembrava che tutti avessero paura di fare qualsiasi cosa.

La realizzazione della grande Germania

1940

Dopo alcuni mesi di attesa, nell’aprile del ’40 Hitler riprese la sua offensiva e le armate tedesche aggredirono la Danimarca e la Norvegia. La Danimarca si arrese il giorno stesso dell’inizio dell’attacco. La scelta del Re fu quella di difendere la popolazione. Infatti la Danimarca non disponeva di un esercito. Invece la Norvegia provò a resistere e capitoò il 9 giugno. La Norvegia interessava alla Germania per l’abbondanza di miniere di minerali ferrosi.

La Bessarabia  è una regione compresa tra i fiumi Prut che è un affluente di sinistra del Danubio e il Nistro. Oggi è suddivisa tra la parte settentrionale della Moldavia e e la parte meridionale dell’Ucraina.

Invasione della Francia

Il 10 maggio, dopo aver aggirato la linea Maginot, le truppe germaniche sfondarono le difese francesi a Sedan.

La Linea Maginot è un complesso integrato di fortificazioni militari e postazioni armate realizzati dal 1928 al 1940 dal Governo francese a protezione dei confini che la Francia aveva in comune con il Belgio, il Lussemburgo, la Germania, la Svizzera e l’Italia.

Come era accaduto poco più di 20 anni prima esattamente nel 1914 la Germania invase un territorio che si era dichiarato neutrale, il Belgio, per raggiungere la Francia.

La strategia di guerra fu, come in Polonia, la Blitzkrieg, la guerra lampo. La prima fase prevedeva di abbattere le linee nemiche con gli aerei, la seconda di sfondarle con i Panzer, i carri armati tedeschi, la terza fase di penetrare rapidamente nel cuore della Francia.

Il 14 giugno Hitler entrò a Parigi. Questa è la foto storica che ha fatto il giro del mondo. Hitler e la Torre Eiffel, simbolo della Francia, che ora era nelle sue mani. Il 22 giugno venne firmato l’armistizio franco – tedesco.

I tre quinti del territorio francese rimanevano sotto l’occupazione militare tedesca mentre nel sud si formò il governo filofascista e collaborazionista comandato dal maresciallo Philippe Pétain. Questo era il nuovo governo francese che il 22 giugno aveva firmato l’armistizio con la Germania nazista. Il successivo 10 luglio il Congresso Nazionale fu convocato a Vichy. Per questo l’area a Sud della Francia fu chiamata Repubblica di Vichy.

Il 18 giugno generale francese Charles de Gaulle lanciò da Radio Londra il primo appello alla resistenza contro il potere nazista. Al momento dello scoppio della seconda guerra mondiale nel 1939, alla vigilia dell’entrata in guerra della Francia, de Gaulle aveva sottolineato l’insufficienza della difesa, ma non era stato preso in considerazione. De Gaulle fu promosso generale di brigata il 6 giugno 1940 e nominato sottosegretario di Stato alla Difesa nazionale.

De Gaulle, che si era opposto all’armistizio con i tedeschi, aveva lasciato la Francia per la Gran Bretagna il 15 giugno 1940.

Intanto l’Unione Sovietica aveva occupato la bessarabia delle Repubbliche baltiche è attaccato la Finlandia dopo un duro conflitto.

Europa a metà del 1940

A metà del 1940 la guerra sembra quasi finita. La Germania controlla l’Europa. Come possiamo vedere dalla cartina la Germania possiede una parte considerevole dell’Europa centrale e dell’Europa del nord. Ma non dimentichiamo che è alleata della Spagna, perché ha aiutato il generale Francisco Franco a prendere il potere, ed è alleato anche dell’Italia.

Praticamente quasi tutta l’Europa è sotto il suo controllo.

L’Europa nel 1940

La battaglia di Inghilterra, la prima sconfitta di Hitler

Re Giorgio IV e il primo ministro Winston Churchill

Con gran parte dell’Europa nelle sue mani, Hitler vorrebbe firmare un accordo di pace con l’Inghilterra. Era già accaduto nel 1938 a Monaco che l’Inghilterra ratificasse le sue conquiste territoriali. Pertanto il Fuhrer propose al governo di Londra un nuovo accordo.

Il sovrano inglese è re Giorgio IV e il primo ministro è il conservatore Winston Churchill. Churchill che già aveva espresso il suo disappunto dopo la conferenza di Monaco è sempre più deciso a non negoziare nulla con il dittatore nazista. Egli rifiuta categoricamente ogni accordo.

Nel suo primo discorso come primo ministro Churchill invitò gli inglesi a difendere la propria patria. Il discorso venne pronunciato nei giorni difficili della seconda guerra mondiale quando la furia bellica dei nazisti imperversava in Europa.

Dico al Parlamento come ho detto ai ministri di questo governo, che non ho nulla da offrire se non sangue fatica lacrime e sudore. Abbiamo di fronte a noi la più terribile delle ordalie. Abbiamo davanti a noi molti mesi di lotta e di sofferenza.

Voi chiedete: qual è il nostro obiettivo? Posso rispondere con una parola Vittoria! Vittoria a tutti i costi. Vittoria malgrado qualunque terrore punto Vittoria per quanto lunga e dura possa essere la strada, perché senza Vittoria non c’è sopravvivenza.

Winston Churchill – primo discorso come primo ministro – Camera dei Comuni

Dal momento che l’Inghilterra si rifiutò di scendere a patti con la Germania, Hitler decise di attaccare l’Inghilterra. Si rese conto però che attaccare via mare non era sensato in quanto la flotta inglese era di molto superire alla flotta germanica.

I tedeschi decisero quindi di percorrere la via del cielo.

Lo scontro tra RAF, la Royal Air Force britannica a la Luftwaffe, l’aeronautica tedesca, passò alla storia come la battaglia di Inghilterra. Il mondo assistette così alla prima grande battaglia aerea della storia. La Germania attaccò i cieli inglesi con bombardamenti a tappeto. Inizialmente gli obiettivi erano di tipo militare, ma ben presto vennero colpite anche molte città.

Mentre le vedette scrutavano il cielo, i londinesi si rifugiavano nelle gallerie della metropolitana.

L’intenzione di Hitler era quella di fiaccare la resistenza inglese con i bombardamenti, ma l’Inghilterra resistette e la battaglia di Ingliterra segnò la prima sconfitta della prepotenza nazista.

Come mai la RAF prevalse?

Due sonoi motivi principali:

  • RADAR: l’Inghilterra potè contare su una tecnologia innovative. Infatti gli inglesi disponevano del radar, uno strumento in grado di segnalare l’arrivo di aerei anche al buio.
  • DETERMINAZIONE: la popolazione inglese, unita al suo governo e al suo sovrano resistette all’attacco nazista.

E mentre l’Inghilterra deve fare i conti con i danni causati dai bombardamenti, Hitler è costretto ad abbandonare l’idea di invadere l’Inghilterra.

Un aereo tedesco abbattuto e le macerie a Londra

Italia in guerra

Quando Hitler invase la Polonia, Benito Mussolini era rimasto spiazzato: non si aspettava che il suo agguerrito alleato avrebbe iniziato la sua politica aggressiva così presto!

Dopo l’attacco compiuto dai fascisti in Etiopia, Mussolini sapeva che l’esercito italiano non era pronto per affrontare una guerra; serviva ancora del tempo! Il Duce aveva bisogno di aspettare almeno un paio d’anni. Era però legato alla Germania dal Patto d’accaio. Scelse così di dichiarare la “non belligeranza”, cioè sosteneva la guerra ma per ora non l’Italia prendeva parte attiva nel conflitto. La formula era ambigua, lui intendeva non entrare in guerra senza però restare neutrale.

Questa era l’intenzione del Duce nel 1939.

Ma nel 1940, colpito dai successi della Germania, Mussolini decise di entrare in guerra, decise di avviare una guerra parallela alla guerra nazista, la guerra fascista.

Il duce era certo che la vittoria tedesca fosse inevitabile e che l aguerra si sarebbe conclusa a breve con la vittoria tedesca. Per questo ritenne necessario entrare in guerra prima della vittoria nazista: non voleva rischiare di perdere l’occasione di sedersi al tavolo dei vincenti. Dichiarò quindi di essere disposto a mettere “qualche migliaio di morti” da far pesare sul tavolo delle trattative.

Quindi il 10 giugno del 1940 Mussolini decise di entrare in guerra e attaccò l’agonizzante Francia. L’attacco italiano cosnistette in una serie di disordinate offensive lungo la frontiera che furono efficacemente contrastate dall’esercito francese. Ma la Germania impose alla Francia di arrendersi anche all’Italia e il 22 giugno fu firmato l’armistizio.

La strategia di Mussolini era quella di una guerra parallela a quella già avviata da Hitler con l’obiettivo di ampliare il potere italiano sui Balcani e sul Mediterraneo. Dopo l’attacco alla Francia, Mussolini decise di attaccare la Grecia, il 29 ottobre del 1940, senza avvertire l’alleato tedesco. L’attacco alla Grecia partì dalle postazioni albanesi.

Successe però un fatto che Mussolini non aveva previsto: la Grecia resistette e i reparti italiani dovettero piegare in Albania. E fu così che il Regio esercito italiano si ritrovò in ritirata a doversi porre sulla difensiva con un grande sacrificio di italiche vite umane.

Ma la strategia italiana subì un duro colpo quando nel marzo del 1941 le truppe inglese sbarcarono a Salonicco in Grecia.

Hitler aveva guardato con diffidenza gli attacchi italiani, ma venne messo in allarme dallo sbarco inglese: temeva infatti di perdere il controllo sui Balcani, che erano al centro delle sue mire espansionistiche.

Così il 6 aprile del 1941 Hitler decise di invadere la Jugoslavia per garantirsi il controllo sui Balcani. Quando le truppe tedesche si unirono a quelle italiane, l’esercito nazifascista riuscì a respingere gli inglesi. La Grecia fu occupata e venne posta sotto l’amministrazione italo-tedesca.

L’intera operazione non durò più di un mese e si concluse con il controllo di Hitler sui Balcani sulla Romania, ricca di petrolio sull’Ungheria e sulla Bulgaria.

Italia fascista perse il controllo della Jugoslavia e dimostrò chiaramente di non essere in grado di condurre una guerra autonoma dalla Germania. Tutta l’operazione balcanica sancì quindi, in maniera inequivocabile, la subordinazione della politica militare italiana a quella tedesca.

Campagna d’Africa

Anche sul Mediterraneo e sul fronte africano la guerra parallela si trasformò, di fatto, in una guerra diretta dalla Germania. Le armi italiane risultarono inferiori anche in quest’ambito, sia in campo aeronavale che nei mezzi corazzati. Sul Mediterraneo la pur efficiente flotta italiana cercò invano di contrastare la supremazia aerea navale britannica. Le offensive italiane nella Somalia britannica e in Egitto furono bloccate e si conclusero con la perdita della Cirenaica nel febbraio del 41.

Nell’africa orientale le truppe britanniche arrivarono ad occupare la capitale dell’Etiopia nel 1941. Il negus venne restaurato sul trono con la conseguenza che l’impero italiano di Africa orientale si potè così considerare concluso.

Sul fronte libico egiziano le truppe corazzate tedesche del generale Rommel riuscirono a reggere il confronto con gli inglesi. Le truppe italo-tedesche condussero un’offensiva che consentì loro di respingere gli inglesi oltre il confine egiziano.

1941

Nella seconda metà del 41 avvennero due fatti particolarmente importanti che impressero alla guerra una svolta decisiva:

  • l’attacco tedesco all’Unione sovietica
  • l’entrata degli Stati Uniti nel conflitto.

L’operazione Barbarossa

Operazione Barbarossa, così si chiamava il piano di invasione dell’Unione sovietica. Hitler non aveva mai nascosto la sua intenzione di invadere le terre di Stalin. Il piano era stato definito già nel dicembre del 40. Si ricordi che il patto di non aggressione firmato nel ’39 rispondeva ad esigenze puramente tattiche e l’invasione dell’Unione sovietica rientrava naturalmente nella strategia del nazismo.

Hitler considerava l’est europeo come un territorio abitato da popoli inferiori; era quindi meta privilegiata per la conquista dello spazio Vitale tedesco.

Inoltre l’Unione sovietica era la patria del comunismo, un’ideologia contro la quale Hitler aveva condotto sin dall’inizio la sua crociata.

Inoltre l’Unione sovietica era particolarmente importante per le risorse:

  • il grano,
  • il petrolio,
  • braccia da sfruttare per il lavoro.

Queste risorse rappresentavano per la Germania una condizione necessaria per poter continuare il conflitto.

Questi elementi ci aiutano a comprendere perché l’invasione dell’Unione sovietica non fu una normale campagna militare ma fu strutturata come una vera e propria guerra di sterminio. L’attacco all’URSS assunse infatti i caratteri della guerra di sterminio e non della campagna militare.

Il 22 giugno 1941 i tedeschi entrarono in Russia; la strategia di guerra era la consolidata sempre la Blitzkrieg, la Guerra lampo.

Direttrici d’attacco dell’operazione Barbarossa

Nel settembre 1941 la Germania ha conquistato:

  • Repubbliche baltiche
  • Ucraina
  • Bielorussia

Con la conquista di tali territori Hitler ha messo a disposizione del Reich un terzo delle terre produttrici di grano e metà delle risorse minerarie dell’Unione sovietica.

A settembre 41 il terzo Reich, l’Impero di Hitler, raggiunse la sua massima espansione.  

https://dizionaripiu.zanichelli.it/storiadigitale/p/mappastorica/215/l-invasione-dell-unione-sovietica

L’avanzata nazista si bloccò in autunno. Il fronte orientale andava da Leningrado al Mar Nero.

Stalin non si aspettava così presto l’attacco tedesco e l’Armata si era trovata impreparata. Questo provocò, in una prima fase, uno sbandamento dell’esercito. La debolezza delle forze armate russe era da attribuire alle “purghe staliniane”. Le grandi purghe furono una vasta repressione avvenuta nell’URSS nella seconda metà degli anni trenta, voluta e diretta da Stalin per ripulire il partito comunista da presunti cospiratori.

Le purghe avevano colpito anche moltissimi ufficiali dell’esercito russo che si trovò quindi in grossa difficoltà.

https://www.museodelcomunismo.it/glossario-comunismo/purghe-staliniane

In autunno la Russia contava

  • 3 milioni di soldati morti o feriti
  • 3 milioni di prigionieri

Ma nonostante la violenza con cui i tedeschi affrontarono questa invasione, la Russia resistette. Infatti l’esercito, pur in difficoltà, non venne sconfitto. Le tattiche utilizzate contro l’esercito di Hitler furono:

  • Terra bruciata – I russi bruciarono le terre per evitare che l’esercito tedesco trovasse rifornimenti.Una strategia analoga era stata usata durante l’invasione della Russia operata da Napoleone.
  • Guerriglia – Le azioni di guerriglia dei partigiani disorientarono l’esercito tedesco. I partigiani conoscevano il territorio meglio degli invasori e avevano una motivazione altissima alla difesa delle loro terre.
  • Riorganizzazione – L’esercito russo si riorganizzò e lanciò una controffensiva, che fece retrocedere l’esercito nazista.

Inoltre l’inverno russo congelò la situazione.

La resistenza russa

Le streghe della notte

Streghe della Notte fu il soprannome col quale vennero definite le donne pilota del 588º Reggimento bombardamento notturno. Le avevano definite Nachthexen, streghe della notte, i soldati tedeschi che si erano trovati sotto il fuoco notturno di questi velivoli. Caratteristica di questa unità militare fu di essere composta esclusivamente da donne. L’unità venne formata su iniziativa di Marina Raskova e condotta dal maggiore Evdokija Davidovna Beršanskaja. L’avanzata tedesca stava mettendo in ginocchio Russia. Contro l’invasore i russi si impegnarono in quella che è stata definita La grande guerra patriottica.

Ritanna Armeni, Una donna può tutto, ISBN: 8868338106, Casa Editrice: Ponte alle Grazie, Pagine: 240

Sinossi
Le chiamavano Streghe della notte. Nel 1941, un gruppo di ragazze sovietiche riesce a conquistare un ruolo di primo piano nella battaglia contro il Terzo Reich. Rifiutando ogni  presenza maschile, su fragili ma agili biplani, mostrano l’audacia, il coraggio di una guerra che può avere anche il volto delle donne.
La loro battaglia comincia ben prima di alzarsi in volo e continua dopo la vittoria. Prende avvio nei corridoi del Cremlino, prosegue nei duri mesi di addestramento, esplode nei cieli del Caucaso, si conclude con l’ostinata riproposizione di una memoria che la Storia al maschile vorrebbe cancellare.
 Il loro vero obiettivo è l’emancipazione, la parità a tutti i costi con gli uomini. Il loro nemico, prima ancora dei tedeschi, il pregiudizio, la diffidenza dei loro compagni, l’oblio in cui vorrebbero confinarle.
Contro questo oblio scrive Ritanna Armeni, che sfida tutti i «net» della nomenclatura fino a trovare l’ultima strega ancora in vita e ricostruisce insieme a lei la loro incredibile storia.
È Irina Rakobolskaja, 96 anni, la vice comandante del 588° reggimento, a raccontarci il discorso, ardito e folle, con cui l’eroina nazionale Marina Raskova convince Stalin in persona a costituire i reggimenti di sole aviatrici. È lei a descriverci il freddo e la paura, il coraggio e perfino l’amore dietro i 23.000 voli e le 1100 notti di combattimento. E a narrare la guerra come solo una donna potrebbe fare: «Ci sono i sentimenti, la sofferenza e il lutto, ma c’è anche la patria, il socialismo, la disciplina e la vittoria. C’è il patriottismo ma anche l’ironia; la rabbia insieme alla saggezza. C’è l’amicizia. E c’è – fortissima – la spinta alla conquista della parità con l’uomo, desiderata talmente tanto – e questa non è retorica – da scegliere di morire pur di ottenerla».

Usa in guerra

Il 7 dicembre 1941 il Giappone attacca, senza preavviso, senza aver inviato la dichiarazione di guerra, il porto di Pearl Harbour alle Hawaii.

Le perdite sono gravissime:

  • 16 navi distrutte,
  • più di 2500 tra morti e feriti.

L’8 dicembre USA e Inghilterra dichiarano guerra al Giappone.

Il 12 dicembre Germania e Italia dichiarano guerra agli USA.

Da quel momento la guerra si configura come Guerra Mondiale. Le nuove alleanze vedono USA URSS Ge Gran Bretagna contro Germana e Italia.

Gli Stati Uniti riorganizzano la loro industria in funzione dell’economia bellica: viene potenziata l’industria pesante grazie ad un accordo tra imprenditori, governo, sindacati.

Tra il 1940 e il 1945 negli Stati Uniti vengono prodotti:

  • 300 mila aerei
  • 86 mila carri armati
  • 71 mila navi da guerra
  • 3 milioni di mitragliatrici

1942

Le forze dell’Asse ebbero all metà del 1942 la loro massima espansione. La coalizione nazi-fascista comandava su due milioni e mezzo di chilometri quadrati e su circa 250 milioni di persone.

Fu uesto il periodo in cui si scatenò in Europa l’inferno dello sterminio degli ebrei. Vedi

1942 – L’Europa sotto il dominio diretto o indiretto della Germania nazista
In blu scuro: Germania, Italia e nazioni alleate o “satelliti”;
in azzurro: territori occupati direttamente dagli eserciti tedeschi o italiani;
in azzurro chiaro: stati non occupati ma dipendenti dalla Germania;
https://it.wikipedia.org/wiki/Fortezza_Europa

Offensiva nel Caucaso

Nel giugno 1942 tedeschi e italiani lanciarono un’offensiva verso le regioni petrolifere del Caucaso.

L’offensiva tedesca venne bloccata a Stalingrado, si combattè fino al febbraio del 1943; ma già con l’inverno del ’42 – ’43 iniziò il declino dell’Asse.

Africa settentrionale

Nell’ottobre 1942 gli USA intervennero anche nell’Africa settentrionale. L’offensiva italo tedesca si bloccò a El – Alamein e si concluse nel maggio del ’43 in Tunisia.

Carri armati nel deserto – Di Chetwyn – https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=21480608

1943

Conferenza di Casablanca

Nel gennaio del 1943 Stati Uniti, Unione Sovietica e Regno Unito si ritrovarono in Marocco alla Conferenza di Casablanca.

Furono presenti 

  • il presidente americano Franklin Delano Roosevelt, 
  • il primo ministro inglese Winston Churchill,
  • il generale inglese Harold Alexander,
  • i generali francesi Henri Giraud e Charles de Gaulle,
  • il presidente degli Stati Uniti Dwight Eisenhower.

A Casablanca venen deciso che la guerra si sarebbe fermata solo alla resa incondizionata della Germania.

E mentre a Casablanca si discute, in URSS si resiste.

Nonostante le ingenti forze spiegate dalla Germania, Il poplo russo resiste grazie a:

  • un enorme sforzo economico industriale
  • la mobilitazione della popolazione urbana e rurale, donne, adolescenti e vecchi.

Si pensa che forse proprio la crudeltà e la barbarie tedesca esercitata nei confronti dei russi, stimolarono la reazione di tutti i russi contro l’attacco italotedesco, dando origine ad una guerra patriottica che porterà alla sconfitta delle forze naziste.

Infatti le forze dell’asse furono in parte distrutte, con la la resa dell’armata tedesca e dell’ARMIR (armata italiana). Questa fu la prima ritirata dell’Asse.

Sbarco alleato Sicilia

Il 10 luglio 1943 gli alleati anglo americani sbarcarono in Sicilia.

L’arrivo sul suolo italiano di truppe nemiche portò ad aprire una crisi in seno al regime fascista. Il regime non era più sostenuto né dal Re, né dall’esercito, né dal popolo. E fu così che il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del fascismo votò destituzione di Mussolini 1943, con la conseguente caduta del fascismo.

Il duce venne così arrestato e il nuovo governo era presieduto dal maresciallo Pietro Badoglio, fedele collaboratore di Mussolini.

Il 25 luglio Badoglio dichiarò che «La guerra continua senza Mussolini», ma segretamente trattava con gli alleati. In Italia si festeggiava la fine del fascismo, ma non si immaginava che per altri due anni si sarebeb combattuto.

Le truppe tedesche, intanto, non fidandosi dell’alleato italiano, cominciano a entrare in Italia.

Le trattative segrete di Badoglio andarono a buon fine, tanto che l’8 settembre 1943 venne annunciato l’armistizio tra Italia e alleati anglo-americani.

In Italia si festeggiava per le strade e sulle piazze. La gente era convitna che laguerra fosse finita, ma la realtà era ben diversa. Badoglio, attraverso la radio parlò agli italiani, ma non diede nessun ordine per difendere Roma, nè diede alcune indicazione ai soldati dell’esercito italiano. I soldati italiani che fino al giorno prima erano alleati dei tedeschi, si ritrovarono loro nemici.

Il 9 settembre gli alleati sbarcarono a Salerno e Badoglio e il Re si rifugiano a Brindisi.

Intanto i Nazisti occuparono il centro nord del paese, bloccando l’avanzata anglo-americana.

Si aprì uno dei periodi più drammatici della storia d’Italia. I soldati che si rifiutarono di arrendersi ai tedeschi vennero trucidati dopo la resa. Tristemente famosa fu la strage di Cefalonia.

https://www.facebook.com/watch/?v=701056697343607

Film – Il mandolino del capitano Corelli

Racconta le vicende dell’esercito italiano a Cefalonia

Il 12 settembre Mussolini venne liberato dai nazisti e condotto a Salò. Hitler decise di fondare la Repubblica Sociale Italiana, uno stato fascista fantoccio, sotto il diretto controllo tedesco.

Il territorio della Repubblica Sociale Italiana

In quel momento in Italia iniziò una seconda guerra: la resistenza al nazifascismo detta anche guerra partigiana.

Il 9 settembre 1943 gli alleati arrivano a Salerno. Qui dovettero affrontare l’esercito tedesco che aveva occupato la penisola. A Napoli la popolazione insorse contro i tedeschi e il primo ottobre gli alleati entrarono a Napoli.

In autunno si definì la linea Gustav a Cassino, che segnava il confine tra il territorio controllato dai nazifascisti e quello liberato dagli alleati.

A Sud della linea Gustav stava il Regno di Italia del Sud col Re Vittorio Emanuele III e il maresciallo Badoglio sotto la guida degli alleati.

Il 13 ottobre ’43 il Regno del Sud dichiarò guerra alla Germania. A Nord la Nuova Repubblica Sociale Italiana era guidata da Mussolini ma era controllata dalla Germania. Le province di Trento Bolzano e Belluno erano controllate direttamente dai tedeschi.

Crisi istituzionale in Italia

Dopo l’8 settembre si aprì un problema istituzionale.

Da una parte c’era il Regno del Sud con IL re e Badoglio, mentre dall’altra c’era il CLN, il Comitato di Liberazione Nazionale, che intendeva affermarsi come nucleo dirigente della nuova Italia, ma che era privo di vera base sociale.

Gli alleati non riconoscevano il CLN, riconoscevano solo l’autorità di Badoglio. Il CLN non riconosceva il Re perché aveva sostenuto Mussolini e ne chiedeva l’abdicazione. Questo conflitto portò ad un blocco tra le forze di liberazione della penisola.

Svolta di Salerno

Nel 1944 l’intervento di Palmiro Togliatti, segretario del partito comunista, rientrato dall’URSS permise di uscire dall’empasse. La mediazione di Togliatti permise che si realizzasse la “svolta di Palermo”.

Togliatti convinse il suo partito e le altre forze politiche del CLN a superare contrarietà e opposizioni per il bene del paese e a collaborare con il governo Badoglio. Propose quindi di rinviare la questione sul destino della monarchia solo dopo la liberazione avvenuta. Togliatti mise l’accento sul fatto che era importante prima liberare il paese e solo dopo si sarebbe affidata al CLN l’autorità politica per guidare il paese.

Le conseguenze della Svolta di Salerno fecero Sì che il Re Vittorio Emanuele III trasferisse i suoi poteri al figlio Umberto I e che al posto di Badoglio fosse nominato Bonomi, Presidente del CLN, alla guida del governo che comprendeva diversi esponenti dei partiti antifascisti, tra cui Palmiro Togliatti. Da quel momento partigiani goverlo e alleati collaborarono attivamente alla liberazione dell’Italia.

L’occupazione tedesca in Italia

Hitler aveva bisogno che in Italia ci fosse un potere fascista. Alla Germania infatti serviva sia la manodopera italiana che la collaborazione di un governo per mantenere la forma dell’Asse. Le forze armate tedesche non ertano in grado di gestire l’Italia con la forza.: questo sia per non perdere credibilità a livello internazionale che per le risorse militari che sarebbero state necessarie.

Il controllo diretto con sfruttamento e terrore sarebbero stati troppo onerosi per Hitler; il Fuhrer optò quindi per attivare una collaborazione col governo della Repubblica di Salò e non assumere il dominio militare della penisola.

L’ambasciatore del Reich in Italia cercò di influire sull’opinione pubblica con la stampa e la propaganda perchè l’Italia era strategicamente importante. I nazisti assunsero quindi il controllo del territorio attraverso il governo fascista.

Ma questo non impedì ai tedeschi di far arrivare in Italia le loro istituzioni come la Wermacht, l’esercito tedesco, le SS le forze di polizia di Hitler e la Todt, le imprese di costruzioni tedesche. E anche se l’Italia era alleata, l’azione repressiva della Wermacht e delle SS fu particolarmente feroce in Italia.

Repubblica di Salò

Si trattava di un governo fantoccio che non aveva autonomie ma che fu molto repressiva nei confronti di ogni espressione di dissenso. Una delle prime azioni che ordinò fu la condanna dei membri del Gran Consiglio del Fascismo che avevano destituito Mussolini.

Gli italiani non avevano gran voglia di collaborare con i tedeschi, ma le imprese italiane collaborarono con le tedesche con l’obiettivo di salvare le proprie aziende. Ma se collaborò la borghesia non collaborarono invece le popolazioni. Il reclutamento di manodopera volontaria per la Germania fu fallimentare e gli unici lavoratori italiani all’estero furono prigionieri o da partigiani arrestati. Ebbe poco successo il tentativo di costruire un esercito nazionale fascista. Nel 1944, alla chiamata di leva, si ingrossarono le file dei partigiani.

Affiancati all’esercito nazista c’erano le Brigate Nere e la Guardia Nazionale Repubblicana, le camicie nere del fascismo.

Conferenza di Teheran

Tra iil 28 novembre e l’11 dicembre del 1943, a Teheran si incontrano i tre grandi della seconda guerra mondiale:

  • Iosif Stalin, per l’Unione Sovietica,
  • Franklin D. Roosevelt, per gli Stati Uniti d’America,
  • Winston Churchill per il Regno Unito.

In quell’occasione decidono

  • l’apertura di un nuovo fronte in Europa,
  • la divisione della Germania dopo la conclusione del conflitto.

La conferenza era identificata nei documenti con il nome in codice “Eureka”.

Sbarco in Normandia

www.youtube.com/watch?v=mY5c0Wq9F3w

Lo Sbarco in Normandia fu l’operazione aeronavale comandata dal generale Dwight Eisenhower.

Il 6 giugno 1944 le truppe anglo americane sbarcano in Normandia. Il numero dei soldati è così elevato che travolge le difese tedesche.

L’esercito alleato libera prima il Belgio, poi la Francia. Il 19 agosto gli alleati entrano a Parigi.

Film sullo sbarco in Normandia

Il giorno più lungo (The Longest Day) è un film di guerra del 1962 basato sull’omonimo saggio storico del 1959 di Cornelius Ryan sullo sbarco in Normandia durante la seconda guerra mondiale.

Salvate il solato Ryan (Saving Private Ryan) è un film del 1998 diretto da Steven Spielberg., che con questo film vinse l’Oscar per la miglior regia. Il film è ispirato alla vera storia dei Fratelli Niland ed è ambientato in particolare nei giorni del D-Day, il giorno dello sbarco in Normandia.

Di grande interesse sono i primi 24 minuti del film, che dipingono in maniera cruda e realistica lo sbarco dei soldati a Omaha Beach.

Fine della guerra

Mentre gli alleati muovono da Ovest, l’Armata rossa avanza da Est fino a Varsavia prima e verso la Germania poi. I russi rioccupano le Repubbliche Baltiche. Intanto i paesi satelliti del Reich, Ungheria, Bulgaria e Romania, firmano armistizio con i sovietici.

La Jugoslavia insorge vittoriosamente contro i tedeschi e la Grecia viene occupata dagli inglesi.

Di fronte all’imminente e ormai inevitabile disfatta Hitler ordina la mobilitazione generale, non intende arrendersi. Intensifica lo sfruttamento e il terrore; morte e distruzione aumentano vertiginosamente.

L’aviazione angloamericana intanto prosegue i bombardamenti a tappeto sulla Germania. Molte città sono ridotte ad un cumulo di macerie.

Dresda
  • Nella primavera del ’45 la stretta finale portò alla conflusione del conflitto.
  • Il 13 aprile gli alleati occuparono Vienna.
  • Il 25 aprile ’45 avvenne l’incontro tra russi e angloamericani sul fiume Elba.
  • Il 28 aprile Mussolini venne arrestato e fu ucciso dalla folla.
  • Il 30 aprile Hitler si toglie la vita.
  • Il 2 maggio i russi entrano a Berlino.
  • L’8 maggio LA Germania firma la resa, senza condizioni.

Sul fronte Pacifico

I kamikaze giapponesi continuavano le azioni di guerriglia contro le navi americane. Gli Stati Uniti si erano imposti sul Giappone dal momento che la superiorità di mezzi degli americani era assoluta. Ma sembrava che nulla riuscisse a interrompere lo stillicidio di navi nel Pacifico causato dai kamikaze giapponesi.

Truman, eletto presidente dopo Roosevelt, dopo aver inviato un Ultimatum al Giappone, decide di lanciare bomba atomica. Il 6 agosto 1945 venne colpita Hiroshima e il 9 agosto Nagasaki. Più di 100 mila fuono i morti in quei giorni, ma le conseguenze della bomba atomica duranono anni.

Il 2 settembre 1945 venne firmata la resa del Giappone.

Bilancio del conflitto

La seconda guerra mondiale provocò più di 50 milioni di vittime, la metà dei quali erano civili. Questo accadde perchè durante tutta la guerra gli aerei bombardarono le città. I bombardamenti erano terribili perchè minavano i nervi, terrorizzavano molta più gente di quanta ne uccidessero, didtruggevano le risorse.

Oltre alle vittime questa guerra contò circa 40 milioni di persone sradicate dalle loro terre

Fu una guerra di sterminio che portò alla morte di 6 milioni gli ebrei. Hitler organizzò un genocidio, eliminazione di un’intera etnia. Ma, oltre agli ebrei, il nazismo uccise mezzo milione di zingari. Da non dimenticare neppure che anche in Russia e in Giappone furono compiute violenze inaudite.