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regimi totalitari del Novecento

La Spagna negli anni Trenta

Il dittatore Primo de Rivera

La Spagna fu neutrale durante la Prima guerra mondiale. Nel primo dopoguerra vide la crescita del movimento socialista e anarchico e visse una lunga fase di tensioni. Le tensioni erano causate principalmente dalla crisi economica causata dalla perdita delle colonie americane che si erano affrancate all’inizio del Novecento. Queste tensioni sfociarono nel 1923 nella dittatura militare di Miguel Primo de Rivera che era sostenuto dall’esercito, dai latifondisti, dai sindacati e degli imprenditori. 

Nella speranza che tale dittatura militare potesse risollevare le sorti economiche e sociali della Spagna Primo de Rivera fu accettato dal Re Alfonso XIII di Spagna e fu nominato Primo ministro.

Al potere, Primo de Rivera attivò un regime dittatoriale in cui 

  • sospese la costituzione, 
  • istituì la legge marziale, 
  • impose una rigida censura 
  • bandì tutti i partiti politici, alcuni sopravvissero solo in clandestinità. 

Fondò quindi un unico partito, l’Unione Patriottica Spagnola. 

Primo de Rivera opera in campo economico con l’obiettivo di ridurre la disoccupazione: investe denaro in grandi opere pubbliche. Ma tali investimenti causarono una rapida inflazione. Così il malcontento popolare finì per aumentare.

Nel 1929 il crollo di Wall Strett diede l’avvio a una spirale negativa che, dopo aver travolto gli Usa, ebbe ripercussioni anche sulle economie europee. 

Primo de Rivera non riuscì a far fronte alla drammatica situazione economica e perse l’appoggio sia del sovrano. 

Venne invitato a dimettersi e il 28 gennaio 1930 Primo de Rivera lasciò il suo incarico. La crisi economica e politica però ebbe ripercussioni anche sulla monarchia.

Il 14 aprile 1931 re Alfonso XIII partì per l’esilio e venne fondata la Seconda repubblica spagnola.

Primo de Rivera morì pochi mesi dopo a Parigi. Le note ufficiali parlano di una malattia, ma c’è chi sostiene che le cause della morte siano da ricercare nel mondo politico. 

La Seconda repubblica spagnola

Nel febbraio del 1931, vennero convocate le prime libere elezioni municipali, dopo i sette anni di dittatura di Primo de Rivera. 

Era importante capire che cosa volesse il popolo: repubblica o monarchia?

Gli spagnoli si espressero in favore della repubblica. 

Le elezioni municipali si tennero il 12 aprile 1931 e diedero uno storico risultato: 

  • i partiti monarchici tradizionali ottennero la maggioranza nelle zone rurali
  • i repubblicani risultarono vincitori in 41 capoluoghi di provincia
  • i repubblicani avevano stravinto a Madrid e a Barcellona

I sostenitori della Repubblica ritennero che la Spagna fosse tutta repubblicana, e non considerarono molto l’orientamento nelle campagna. 

Era successo qualcosa di simile anche nella Russia del 1917 quando nelle grandi città i bolscevichi avevano ricevuto un altissimo consenso, mentre nelle campagne la popolazione era di orientamento conservatore. La storia racconta che il disaccordo ideologico e sostanziale tra città e campagna fu tra le cause della guerra civile russa. 

E qualcosa di analogo stava per accadere anche in Spagna. 

La Repubblica venne proclamata nella località basca di Eibar. 

Nei giorni successivi la popolazione favorevole alla repubblica scese in piazza nelle principali città spagnole come Valencia, Siviglia, Oviedo, Saragozza, Barcellona per manifestare la propria gioia. 

Il 14 aprile la Catalogna si proclamò repubblica autonoma nell’ambito di uno Stato federale spagnolo e Macià,fondatori del partito Sinistra Repubblicana di Catalogna,  venne nominato primo presidente della Catalogna. 

Intanto a Madrid si formò un governo provvisorio

Il nuovo governo era sostenuto sia della Guardia Civil che dei rappresentanti di

  • destra liberal-repubblicana, 
  • repubblicani di sinistra,
  • radicali,
  • socialisti, 
  • nazionalisti catalani,
  • galiziani.

Rimasero all’opposizione, fuori dalla coalizione:

  • destra monarchica, 
  • nazionalisti baschi 
  • la parte più estrema della sinistra (comunisti e anarchici).

Si scatena la violenza contro le chiese

I cittadini di orientamento politico radicale, socialista, comunista e anarchico iniziarono a fomentare la popolazione contro gli aspetti più caratteristici e tradizionalisti della Spagna, come la religione e la presenza della Chiesa cattolica. In particolare la Chiesa non aveva accettato che la Spagna fosse diventata una Repubblica e si era espressa chiaramente contro il nuovo ordinamento. 

Pedro Segura, arcivescovo di Toledo, ad esempio, scrisse una lettera pastorale il 7 maggio 1931 in cui, con toni infuocati, dichiarava apertamente il suo sostegno al re Alfonso XIII. 

La Spagna era un paese cattolico, secoli di storia avevano portato a definirla la “Cattolicissima Spagna”, 

Ma la difficile situazione politica ed economica contribuiva a scaldare gli animi. Molti furono gli episodi di violenza in cui la popolazione si lasciò coinvolgere. 

Il 10 maggio del 31 una folla inferocita assaltò e bruciò un circolo ufficiali dell’esercito a Madrid.

Tra 11 e il 12 maggio 31, sempre a Madrid,  molte chiese, alcuni monasteri e diversi edifici religiosi in Madrid vennero assaltati e incendiati; a capo di questi tumulti gli anarchici 

A maggio e giugno si registra un’ondata di violenza dilagante in altre zone della Spagna come a Malaga, Siviglia e Cadice. 

Per contribuire a porre fine ai tumulti il governo provvisorio decise di espellere dalla Spagna il vescovo Segura. .

Gli scioperi e i primi provvedimenti

Il 28 giugno 1931 il governo provvisorio indisse le elezioni delle Corti costituenti.

Ma la situazione in Spagna era tutt’altro che pacifica. 

La tensione sociale è palpabile e gli scioperi, proclamati dagli anarchici, animano le piazze  a Siviglia, a Barcellona, e nelle Asturie.

La violenza dilagante portò il governo provvisorio a decidere il ricorso alla Guardia Civil. A causa degli scontri tra manifestanti e militari si ebbero i primi morti.

Il governo provvisorio ritenne necessario sia bloccare i tumulti che attuare una politica di riforme, anche prima delle elezioni. 

Vennero emanati una serie di decreti ministeriali relativi alla riforma agraria. 

  • I proprietari terrieri non potevano licenziare i propri coloni per assumere altri braccianti che provenissero da altre regioni della Spagna.
  • Si stabilì il massimo di 8 ore per una giornata lavorativa. 

Manuel Azaña era in nuovo Ministro della Guerra che operò una riforma dell’esercito:

  • servizio militare obbligatorio ridotto a un anno;
  • si chiuse l’Accademia Militare di Saragozza comandata da Francisco Franco e ritenuta focolaio del militarismo reazionario;
  • congedati gli ufficiali che non giurarono fedeltà alla Repubblica;
  • fu creata la “Guardia di Assalto” una forza da utilizzare per gli interventi nelle  grandi città;
  • la “Guardia Civile” rimase per essere utilizzata nelle campagne e nei piccoli centri. 

I militari erano una realtà importante nella Spagna dell’epoca e erano molto attenti ai privilegi di cui godevano. Quando il governo provvisorio dichiarò di voler rivedere le promozioni ottenute durante la guerra marocchina, suscitò un certo disagio tra i mille graduati interessati. 

Intanto il Governo provvisorio avvia i colloqui con i rappresentanti della Catalogna che il 14 aprile si era proclamata Repubblica Catalana nell’ambito di uno Stato federale spagnolo. Questa sua proclamazione aveva violato gli accordi di San Sebastian. Tali accordi erano stati presi nella città basca di San Sebastian allo scopo di far cadere la monarchia. Non era prevista però alcune Repubblica Federale Spagnola. 

Ma i Catalani non avevano alcuna fiducia nel governo di Madrid, perché ritenevano che a Madrid si desse troppa attenzione agli anarchici della Confederazione Nazionale del Lavoro CNT. 

Il biennio socialista (1931-1933)

Alla fine di giugno del 31 vennero fatte le elezioni delle Cortes, le assemblee costituenti. 

La consultazione popolare sancì la vittoria della coalizione di sinistra e nel dicembre del 1931 venne così proclamata la Costituzione della nuova Spagna. 

La costituzione era ispirata ai valori dell’Illuminismo, a cui si erano ispirate tutte le prime costituzioni; purtroppo la Spagna non aveva ancora raggiunto quella maturità necessaria per poter gestire le tensioni tipiche della democrazia. 

In Spagna infatti non si era consolidata una borghesia che diffondeva i valori dell’Illuminismo e che contribuiva al benessere economico e sociale del paese. Infatti dalla fine del XV secolo in Spagna si era avviato un processo di decadenza della borghesia, iniziato con la cacciata degli ebrei dal regno di Isabella e di Ferdinando, che se era stato impercettibile inizialmente, si era poi rivelato inarrestabile. 

Il nuovo governo fu quindi composto solo da forze di sinistra. Mai nessun governo garantì diritti e equilibrio quando era costituito da esponenti di un unico orientamento politico. Tale situazione si avvicina di più ai regimi totalitari. 

Contro i cattolici

Infatti una delle prime scelte del nuovo governo fu quella di attaccare la Chiesa cattolica. Il motivo di tale scelta era legato al fatto che la religione della Chiesa Spagnola era  considerata elemento di arretratezza. Inoltre le gerarchie ecclesiastiche non avevano mai negato il loro allineamento al potere dittatoriale di Primo de Rivera e alla monarchia. 

Sicuramente la Chiesa spagnola, in quel frangente, aveva dimostrato tutta la propria inadeguatezza, ma il governo non tenne conto del fatto che la popolazione della “cattolicissima Spagna“ era tradizionalmente religiosa e profondamente cattolica. 

Il governo inoltre non tenne conto del fatto che se anche i praticanti cattolici erano effettivamente diminuiti, questo non voleva dire che la popolazione fosse compatta contro la Chiesa cattolica. 

L’atteggiamento anticlericale del governo così portò alla diffusione dell’idea che la nuova Repubblica spagnola avesse scelto la via della persecuzione dei cattolici. E si sa, le persecuzioni sono un ottimo strumento per infervorare le masse.

Scioperi 

Il 6 luglio 1931 la Confederazione Nazionale del Lavoro, gruppo anarchico, indisse uno sciopero che degenerò in scontro: gli anarchici contro le forze dell’ordine. 

Inizialmente vi furono sette morti, ma nei giorni seguenti il numero dei morti aumentò tanto che il 22 luglio il Governo Repubblicano proclamò lo “stato di guerra”.

Ma anche i vertici dei militari diffidavano del governo che aveva riformato l’esercito.  

Fase costituente

«La Spagna è una repubblica democratica di lavoratori di tutte le classi, organizzati in un regime di libertà e giustizia.» – (Preambolo della Costituzione del 1931)

La costituzione venne approvata nel dicembre del 1931 dopo tre mesi di lavoro. 

I principi della Costituzione spagnola del 1931 

a) lo Stato era unitario, ma era prevista la possibilità di avere governi autonomi in determinate regioni;

b) il potere legislativo era affidato alle Cortes, in camera unica;

c) il potere esecutivo era affidato al Presidente della Repubblica e al Consiglio dei ministri. 

d) il potere giudiziario era nelle mani di giudici indipendenti;

e) era prevista la possibilità di espropriazione delle proprietà che avessero utilità sociale e pubblica. Veniva garantito un indennizzo

f) era prevista la nazionalizzazione dei servizi pubblici;

g) erano garantiti diritti e libertà ai cittadini che comprendevano temi economici e sociali;

h) era garantito il Suffragio universale sopra i 23 anni. La Spagna anticipa l’Italia di più di tre lustri nel concedere il voto alle donne. 

i) si sancisce la separazione tra Stato e Chiesa col riconoscimento del matrimonio civile e del divorzio; anche in questo caso la Spagna anticipa di molto l’Italia.

i) si stabilisce che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge e si dichiara che tutti hanno diritto all’educazione e al lavoro.

La costituzione non ottenne il consenso di tutte le forze politiche

Fu però approvata da una larga maggioranza. Furono evidenti le profonde differenze tra la sinistra e la destra, soprattutto relativamente alla questione religiosa e a quella delle autonomie.

  • I settori cattolici si opposero alla neutralità confessionale dello Stato. 
  • La destra più centralista non accettò la riforma della struttura statale che garantiva il diritto all’autogoverno di alcune regioni. 

La questione religiosa

La Chiesa non approvò alcune norme che stabilivano:

  • lo scioglimento degli ordini religiosi; 
  • la fine dei sussidi ai religiosi entro due anni: tali i sussidi costituivano un indennizzo a seguito della confisca delle terre della Chiesa nel 1837;
  • abolizione dell’insegnamento della religione a scuola;
  • la separazione tra Stato e Chiesa: si pensi che in Spagna per secoli si era basata l’idea di indissolubilità di legame tra la Chiesa e lo Stato di Spagna. 

Per far fronte al malcontento del mondo cattolico il ministro Manuel Azaña Díaz modificò alcune norme contro la Chiesa: si limitò, ad esempio, a sciogliere solo la Compagnia di Gesù. In seguito all’approvazione degli articoli anticlericali della Costituzione molti esponenti cattolici rassegnarono le proprie dimissioni.

Il Presidente della Repubblica Alcalá-Zamora

Alcalá-Zamora accettò di diventare Presidente della Repubblica il 10 dicembre 1931.

Nel gennaio del 1932 molti edifici religiosi furono espropriati. I cimiteri furono assegnati ai comuni; inoltre per celebrare i funerali con rito cattolico venne richiesto il pagamento di un’imposta. 

I crocifissi vennero rimossi da scuole e ospedali e vennero impediti i rintocchi delle campane che invitavano i fedeli alle sacre funzioni.

Se non bastasse una commissione continua a lavorare alle norme che regolavano le relazioni tra stato e chiesa e viene stabilito che:

  • Gli ordini religiosi non possono più dedicarsi all’insegnamento.
  • Tutti i beni e le proprietà ecclesiastiche vengono espropriate.

Ma il sistema scolastico spagnolo non era in grado di gestire l’istruzione senza le scuole gestite dagli ordini religiosi. Infatti ben 350.000 alunni frequentavano scuole cattoliche. 

E in Spagna l’analfabetismo era ancora un problema molto grave perché negli anni Trenta un un terzo della popolazione spagnola era ancora analfabeta. 

Ma il papato non poteva tacere di fronte a tali azioni che avevano il sapore della persecuzione. Il papa Pio XI scrisse quindi un’enciclica, la Dilectissima Nobis,  in data 3 giugno 1933, in cui difendeva i diritti civili dei cattolici.

Il sollevamento di José Sanjurjo

Il 31 dicembre 1931 a Castilblanco, un paese dell’Estremadura, la Confederazione Nazionale del lavoro CNT, decise di tenere un comizio in piazza. Le autorità però negarono il permesso alla manifestazione. I manifestanti, insofferenti al divieto, decisero di scendere in piazza. Venne allora mobilitata la Guardia Civile, con lo scopo di impedire la manifestazione politica, ma le quattro guardie inviate vennero circondate e linciate dalla folla. 

Il generale Sanjurjo, comandante della Guardia Civile, venne destituito. Lui però decise di recarsi a Castilblanco e cercò di capire cosa fosse accaduto: i racconti delle altre guardie sopravvissute lo portarono ad una risoluzione: il generale Sanjurjo avrebbe attuato un colpo di stato. Con il sostegno di monarchici e di forze militari il generale Sanjurjo, 10 agosto 1932, mise in atto un colpo di Stato. 

Se in un primo momento la loro azione ebbe successo a Siviglia, successivamente il gruppo golpista venne bloccato dal governo a Madrid. 

Il generale Sanjurjo tentò la fuga ma venne catturato e condannato a morte. Successivamente la pena fu commutata nell’esilio in Portogallo.

Lo statuto per la Catalogna e la riforma agraria

Il fallito golpe diede prestigio e nuova forza al governo madrileno che approvò alcune riforme:

  • la riforma agraria (vennero divisi in lotti i possedimenti superiori a 22 ettari)
  • lo statuto per l’autonomia della Catalogna. 

Il 20 novembre del 32 si tennero le elezioni in Catalogna: la vittoria andò alla Sinistra Repubblicana Indipendentista della Catalogna.

Dopo le concessioni autonomiste del popolo catalano anche altre comunità richiesero l’autonomia: 

  • i Paesi Baschi, 
  • la comunità valenziana,
  • la Castiglia. 
  • la Galizia.

Gennaio 1933 – I fatti di Casas Viejas

Tra il 10 e il 12 gennaio del 1933 un gruppo di anarchici del Comitato Nazionale dei Lavoratori del CNT diede vita ad una sommossa nella zona di Cadice a Casas Viejas. 

Gli anarchici assalirono la caserma. Dentro c’erano quattro guardie: due vennero uccise e le altre due riuscirono a chiedere rinforzi. 

Arrivarono squadre militari di sostegno, respinsero l’attacco degli anarchici e perquisirono le case. 

Ci furono scontri e morirono 24 persone tra anarchici civili e militari. Alcuni anarchici furono uccisi anche se si erano già arresi. 

I fatti di Casas Viejas furono strumentalizzati dall’opposizione governativa e l’effetto si sentì alle elezioni municipali dell’aprile del 1933 in cui i partiti all’opposizione ottennero un consenso maggiore a fronte della flessione delle forze di governo. 

Tra aprile e novembre la situazione politica rivelò tutta la sua tragica fragilità: 

Manuel Azaña si dimise e si succedettero due Presidenti del Consiglio. Nel novembre del 1933 vennero fatte nuove elezioni. 

Il biennio conservatore (1933-1935)

Le elezioni del 1933 furono le prime in cui anche le donne, in Spagna furono ammesse al voto. 

Dopo il biennio gestito dalle sinistre il popolo diede fiducia ai partiti conservatori.

Il governo fu costituito da una coalizione di partiti di destra: monarchici e nazionalisti. Le destre in questa occasione avevano trovato un accordo e avevano realizzato una coalizione compatta e omogenea. 

Percorrendo la storia della Spagna di questi anni sembra di rivivere quanto accaduto nell’Italia post bellica una decina di anni prima. Anche in Italia si arrivò ad una dittatura, come in Spagna, con la triste differenza che in Italia prima c’è stata la dittatura e poi la guerra mentre in Spagna è avvenuto il contrario.

I partiti di sinistra, invece, 

  • avevano perso molti consensi, 
  • non avevano avuto beneficio dal voto delle donne, 
  • non erano riusciti a compattarsi.

Gli influssi che arrivavano dall’Est europeo avevano portato all’estremizzazione di una parte delle sinistre, che si trovarono divise tra: 

  • moderati, 
  • radicali, 
  • anarchici. 

Il Partito Socialista degli Operai Spagnoli, il PSOE, prese le distanze dai socialisti moderati e proponeva: 

  • la nazionalizzazione delle terre, 
  • lo scioglimento di tutti gli ordini religiosi, 
  • lo scioglimento della della Guardia Civil e dell’esercito, 
  • la costituzione di una milizia “democratica”.

Ma il PSOE venne sconfitto alle elezioni e quindi la parte più estremista iniziò ad armarsi: organizzavano la rivoluzione che avrebbe portato alla  “dittatura del proletariato”. 

Questo sogno spagnolo era in linea con la propaganda bolscevica che serpeggiava nell’Europa tra le due guerre. 

La situazione russa aveva suscitato in Europa due atteggiamenti contrapposti:

  • da un lato, i partiti proletari sognavano e progettavano di costituire la dittatura del proletariato e i cuori dei comunisti di tutta Europa erano uniti in questo;
  • dall’altro, le borghesie europee erano terrorizzate: temevano la rivoluzione bolscevica; avrebbero fatto qualsiasi cosa pur di allontanare lo spauracchio bolscevico. 

Ma se da un lato le sinistre iniziarono ad armarsi, anche le destre e vari movimenti autonomisti e anarchici cominciarono ad accantonare armi. Si preparava una guerra che avrebbe dilaniato la Spagna.

Il governo Alejandro Lerroux

Dopo le elezioni il presidente diede l’incarico a Alejandro Lerroux, ricco massone esponente del partito radicale, di costituire il nuovo governo. Egli mise al governo i rappresentanti del suo partito e estromise quelli della CEDA la Confederazione Spagnola delle Destre Autonome. 

Nuovo governo e nuove tensioni: all’inizio di dicembre gli anarchici guidarono insurrezioni in tutta la Spagna. 

Ci furono 

  • scioperi, 
  • manifestazioni violente, 
  • assalti alle caserme della Guardia Civile, 
  • venne fatto deragliare un treno sulla linea Barcellona-Siviglia,
  • Saragozza insorse. 

Fu mobilitato l’esercito e il governo dichiarò lo stato di emergenza. 

I capi dei sindacati anarchici furono arrestati mentre i partiti di sinistra minacciavano di scatenare altri disordini.

Nel gennaio 1934 il governo decise di sospendere due leggi che avevano creato notevole malcontento:

  • la legge che impediva di insegnare ai religiosi (oltre a creare malcontento aveva creato grande disagio nel sistema scolastico spagnolo)
  • la lottizzazione delle terre (che ovviamente non piaceva a chi era proprietario di tali terre). 

Il 20 aprile 1934 il governo concesse l’amnistia a tutti quelli che avevano partecipato al colpo di Stato ordito dal generale Sanjurjo. Il golpe era fallito e Sanjurjo era in esilio in Portogallo. Il decreto di amnistia però non piaceva a tutti tanto che anche il presidente della Repubblica espresse le sue titubanze. 

Intanto pochi giorni dopo il presidente del Consiglio Lerroux rassegnò le dimissioni. Venne sostituito da Ricardo Samper, sempre del partito radicale. 

Anche ai vertici dell’opposizione monarchica ci fu un cambio di vertice. Questo testimonia la grande mutevolezza politica che porta a grande instabilità: due elementi che furono alla base dei conflitti interni spagnoli.

Ricardo Samper decise di inserire nel governo tre ministri della Ceda, la Confederazione delle Destre Autonome. 

Questa scelta non fu approvata dalle sinistre tanto che il 5 ottobre venne indetto uno sciopero generale. 

Le proteste dilagano. A Madrid gli scioperanti tentarono addirittura di occupare i palazzi del potere economico e istituzionale. Ma le forze dell’ordine riuscirono a bloccare gli assalti e ad arrestare i manifestanti. 

In Catalogna invece lo sciopero ebbe un notevole successo: Lo Stato Catalano dichiarò infatti la sua indipendenza  il 6 ottobre 1934. 

«Gli ambienti monarchici e fascisti che hanno da qualche tempo tentato di tradire la repubblica sono riusciti a raggiungere il loro obiettivo. In quest’ora solenne, in nome del popolo e del parlamento, il governo che presiedo si assume tutte le cariche del potere e proclama lo stato catalano della repubblica federale spagnola e, serrando i ranghi di coloro che sono uniti nella comune protesta contro il fascismo, li invita a sostenere il governo provvisorio della repubblica catalana.»Lluís Companys i Jover, all’epoca presidente della Generalitat de Catalunya

L’esercito spagnolo si scontrò con le milizie catalane e ci furono una ventina di morti.

Si dichiarò lo “stato di guerra” e Lluís Companys i Jover e diversi membri del governo furono arrestati. 

La rivoluzione delle Asturie

Anche nelle Asturie scoppiarono moti rivoluzionari capeggiati dalle forze anarchiche e socialiste. I leader della rivolta furono i deputati del PSOE, il Partito Socialista Operaio Spagnolo. 

Insorsero i minatori e occuparono Oviedo. Chiese e conventi furono presi di mira dai rivoltosi: le strutture incendiate e i religiosi fucilati. A Sama, vicino a Langreo, fu assediata la caserma della Guardia Civile. Resistette alcuni giorni e poi, quando si arrese, tutti soldati vennero uccisi dai ribelli. I rivoltosi poi stuprarono molte donne. 

Già in questo periodo si intuiva quanta aggressività dilagasse in Spagna: come dimostra Voltaire, in guerra non ci sono buoni o cattivi: violenze, soprusi e ingiustizie non hanno parti, ma travolgono chiunque. 

Vi leggo una pagina tratta dal Candido di Voltaire. 

Dal Candido Voltaire Niente era così bello, così spedito, così splendente, così ben ordinato come i due eserciti. Le trombe, i pifferi, gli oboi, i tamburi, i cannoni formavano un’armonia quale non si udì mai neppure all’inferno. Prima i cannoni rovesciarono a terra circa seimila uomini per parte; poi la moschetteria tolse dal migliore dei mondi da nove a diecimila furfanti che ne infettavano la superficie. Anche la baionetta fu la ragion sufficiente della morte di qualche migliaio di uomini. Il totale poteva aggirarsi sulle trentamila anime. Candido, che tremava al pari di un filosofo, si nascose come meglio poté durante questo eroico macello.Finalmente, mentre i due re facevano cantare dei “Te Deum“, ciascuno, nel proprio accampamento, decise d’andarsene da un’altra parte a ragionare sugli effetti e le cause. Passò sopra mucchi di morti e morenti, e raggiunse dapprima un villaggio vicino; era ridotto in cenere. Si trattava di un villaggio avaro che i Bulgari avevano incendiato, secondo le leggi del diritto pubblico. Qui vecchi crivellati di colpi guardavano morire le loro mogli sgozzate, che stringevano i bambini alle mammelle sanguinanti; là ragazze sventrate, dopo avere saziato i naturali bisogni di qualche eroe, esalavano l’ultimo respiro; altre, semibruciate, gridavano implorando di finirle. Cervelli erano sparsi per terra, accanto a braccia e gambe tagliate.Candido fuggì al più presto in un altro villaggio: apparteneva ai Bulgari, e gli eroi Avari l’avevano trattato allo stesso modo.                                                                                 Brano tratto dal capitolo 3 

L’insurrezione fu sedata, con estrema violenza, dopo due settimane dall’esercito guidato dal generale Francisco Franco. I leader della rivolta finirono davanti al tribunale militare. 

Ma  un’altra crisi di governo contribuiva all’instabilità della Spagna. Nuovo governo dei radicali  di Lerroux con cinque ministri della CEDA, la Confederazione delle Destre Autonome.

Lo scandalo “Straperlo”

Nell’autunno il partito radicale fu travolto dallo scandalo “Straperlo”. Era accaduto che due imprenditori olandesi avessero pagato delle tangenti ad alcuni ministri radicali per  introdurre in Spagna le “Straperlo” macchine per il gioco d’azzardo. Ma bisogna sapere che il gioco d’azzardo era vietato. 

Lo scandalo coinvolse molti esponenti del partito radicale e anche il figlio adottivo di Lerroux, che si dimise dopo lo scandalo. 

Ma un’altra crisi di governo mostrò la fragilità istituzionale in cui versava la Spagna. 

Per questo vennero fissate nuove elezioni per il febbraio 1936. 

Il Fronte Popolare

Le elezioni del 1936 segnarono la storia. Le sinistre che erano state all’opposizione nel biennio precedente  riuscirono a trovare un accordo: venne formato il nuovo Fronte Popolare costituito da:

  • il Partito Socialista Operaio Spagnolo, 
  • il Partito Comunista di Spagna,
  • la Sinistra Repubblicana di Manuel Azaña, 
  • la Sinistra Repubblicana di Catalogna, 
  • il trotskista Partito Operaio di Unificazione Marxista, 
  • l’Unione Repubblicana.

Le forze di destra si riunirono nel Fronte Nazionale Controrivoluzionario:

  • la Confederazione Spagnola delle Destre Autonome,  
  • i monarchici di “Renovación Española”, 
  • il “Partido Agrario Español”, 
  • i carlisti della “Comunión Tradicionalista”, 
  • “Partido Nacionalista Español” 

La “Falange Española y de las JONS” di José Antonio Primo de Rivera si presentò da sola.

Il centro raccoglieva 

  • il Partito del Centro Democratico,
  • i radicali, 
  • i baschi 
  • i catalani della “Lega Catalana”.
Fronte Popolare – SinistraCentro Fronte Nazionale Controrivoluzionario – Destra
il Partito Socialista Operaio Spagnolo, il Partito Comunista di Spagna,la Sinistra Repubblicana di Manuel Azaña, la Sinistra Repubblicana di Catalogna, il trotskista Partito Operaio di Unificazione Marxista, l’Unione Repubblicana. il Partito del Centro Democratico,i radicali, i baschi i catalani della Lega Catalanala Confederazione Spagnola delle Destre Autonome,  i monarchici di “Renovación Española”, il “Partido Agrario Español”, i carlisti della “Comunione Tradizionalista”, il Partito Nazionalista Spagnolo Falange Española

Durante le consultazioni elettorali il clima in Spagna fu abbastanza tranquillo. Forse tutti erano convinti che avrebbero vinto. 

La vittoria fu del “Fronte Popolare” con 4.176.156 voti e 276 deputati. 

Ma il  Fronte Nazionale ottenne relativamente pochi voti in meno, 3.783.601, ma gli vennero assegnati solo 132 deputati.

La vittoria delle sinistre del Fronte Popolare  mosse le masse:

  • i contadini iniziarono ad occupare le terre dei proprietari 
  • nelle città gli attivisti di sinistra cominciarono a chiedere l’amnistia per i detenuti; a Oviedo le carceri furono aperte e i detenuti posti in libertà.

Il governo del Fronte Popolare con  Manuel Azaña

Il nuovo governo fu costituito in breve tempo: fu nominato Manuel Azaña, moderato esponente delle Sinistre. Ma tra i partiti al governo la tensione serpeggiava.

L’entusiasmo della vittoria non impedì che dilagasse ancora la violenza. L’euforia della vittoria portò alcuni esponenti della sinistra ad assaltare chiese e proprietà private e ad aggredire i militanti della “Falange Spagnola fascista”. 

Insoddisfatti e stufi di aspettare le attese riforme vennero proclamati numerosi scioperi che divennero progressivamente sempre più violenti. 

Travolti dall’entusiasmo gli operai avanzavano richieste sempre più esagerate e aumenti salariali eccessivi. 

La Spagna fu percorsa da violenti scontri di piazza e attentati politici.

Il governo di Manuel Azaña, per tentare di placare gli animi, concesse l’amnistia per i detenuti politici e venne liberato anche Lluís Companys ed altri leader catalani. 

Per garantire la governabilità vennero nominati governatori che condividevano il pensiero del governo di Azaña.

 I  generali Francisco Franco e Manuel Goded Llopis che avevano sedato la rivolta nelle Asturie furono esonerati dal loro incarico in Spagna e allontanati dal continente; uno finì nella guarnigione delle Canarie e l’altro a quella delle Baleari. 

In febbraio venne ripristinata la Generalitat de Catalunya e venne chiusa la sede “Falange Fascista.. 

Per quanto riguarda la legislazione del lavoro si decretò che 

  • venissero riassunti gli operai  licenziati nel 1934 per sciopero,
  • questi venissero indennizzati, 
  • rimanessero al loro posto anche i nuovi assunti. 

Le destre che erano state sconfitte nella consultazione elettorale si misero all’opposizione. 

L’11 marzo uno studente falangista venne fu ucciso per strada. Per vendetta alcuni suoi compagni, il giorno dopo, fecero un attentato, fallito, a un repubblicano. 

Questo fu solo il primo dei fatti di sangue che si succedettero in quella primavera insanguinata. Il Governo però mise fuori legge la Falange e arrestò alcuni suoi esponenti di spicco. 

Anche se la Falange aveva preso meno dell’1 per cento dei voti, erano circa trentamila i giovani che aderivano al movimento falangista e alla CEDA la La Confederazione Spagnola delle Destre Autonome.

E gli scontri armati tra sostenitori della  destra e della sinistra continuarono. 

Il governo però, di fronte a tali violenze usò due pesi e due misure: mentre reprimeva con durezza i disordini provocati dalle destre, tollerava i reati delle sinistre. Il governo agì quindi senza imparzialità:

  • represse duramente i movimenti di destra, 
  • tollerò i reati quando questi erano commessi dalla sinistra. 

In una seduta parlamentare il deputato Miguel Maura denuncia la grave situazione in cui versa il paese. 

I cittadini pacifici, dalle simpatie politiche più diverse, credono che ormai la costituzione sia lettera morta e che insulti, violenze, incendi, omicidi, distruzioni di proprietà non contino più per il codice penale se coloro che li commettono si pongono sotto l’egida stellata della falce e del martello“.

Tra il Presidente della Repubblica, Niceto Alcalá-Zamora, e il Capo del Governo Manuel Azaña non c’era intesa né correva simpatia. 

Per una serie di motivi il Presidente della Repubblica, Niceto Alcalá-Zamora venne destituito e venne sostituito da Manuel Azaña che lasciò il suo incarico al governo. 

Nuovo presidente del consiglio fu nominato Santiago Casares Quiroga, leader autonomista galiziano.

Ma anche col nuovo governo la calda situazione in Spagna non si raffreddò. 

In aprile 

  • fu ucciso un giudice che aveva condannato un falangista,
  • fu gettata una bomba contro la tribuna presidenziale 
  • il corteo funebre di un tenente della Guardia Civil si trasformò in una carneficina in cui morirono una decina di persone.  

In maggio 

  • un corteo di lavoratori attraversò Madrid 
  • i falangisti uccisero un antifascista 
  • Francisco Largo Caballero dichiarò di volere la “dittatura del proletariato”:

«Quando il Fronte Popolare si romperà, perché si romperà, il trionfo del proletariato sarà sicuro. Instaureremo allora la dittatura del proletariato, che significherà repressione, non del proletariato, ma delle classi capitaliste e borghesi!»

In giugno 

  • scioperarono circa 70.000 persone
  • saccheggi e violenze diffuse
  • in una seduta delle Corti Generali vennero denunciate le violenze fatte dai miliziani comunisti. 

In luglio 

  • viene ucciso José del Castillo
  • venne rapito e assassinato da militanti socialisti Calvo Sotelo

Una nuova paura attanagliava gli spagnoli: il Governo di Casares Quiroga non era  in grado di controllare le  proprie forze di polizia. 

La violenza dilagava e i responsabili andavano cercati in tutte le forze politiche, sia di governo che di opposizione. 

A destra e a sinistra i militanti di ogni partito cercavano armi e le distribuivano ai loro adepti. 

Anche in occasione dei funerali di Castillo e di Sotelo si assistette ad uno scontro a fuoco.

Il colpo di Stato 

Non appena era stata proclamata la repubblica gli esponenti dei partiti monarchici e i militari avevano iniziato a progettare un colpo di stato per rovesciare il governo repubblicano. Il Biennio del governo di destra aveva però bloccato tali progetti. 

Con la vittoria del Fronte popolare nel 1936 l’idea del colpo di stato fu nuovamente presa in considerazione. 

Azaña, che aveva probabilmente sentore di golpe, aveva pensato bene di allontanare dalla capitale i generali che non erano filo repubblicani: uno era stato spedito alle Baleari, uno alle Canarie e uno a Pamplona. 

Ma prima di andarsene da Madrid i tre generali avevano preso accordi per delineare il loro piano d’azione. Avevano costruito una rete che attraversava il paese e che aveva lo scopo di far scoppiare rivolte in ogni provincia. 

In Spagna la situazione era sempre più tesa: quasi ogni giorno avvenivano omicidi politici, colpivano esponenti di entrambe le parti. 

Il giorno 11 di luglio alla radio di Valencia,  un gruppo di falangisti annunciò che sarebbe scoppiata una rivoluzione. 

Il 12 luglio nel Marocco spagnolo una parata militare alla presenza dei generali filo governativi diede l’illusione che la situazione fosse sotto controllo, ma ai vertici dell’esercito la tensione era palpabile.

La tensione cresceva, le armi venivano distribuite: sia a destra che a sinistra si organizzava la rivoluzione. 

La scoppio della guerra civile e l’esilio del governo

Il 17 luglio 1936  Francisco Franco, a capo del suo esercito che si trovava in Marocco, diede l’avvio alla rivoluzione. Le sollevazioni si diffusero da Nord a Sud. 

Francisco Franco intendeva conquistare il Sud per occupare velocemente Madrid. 

Il generale però non aveva considerato che anche le forze repubblicane erano coese e armate: volevano difendere la repubblica!

I repubblicani erano forti soprattutto nelle grandi città in città come Madrid, Barcellona, Valencia e nei Paesi Baschi. 

Per questo motivo l’idea della rapida sollevazione militare e il successivo colpo di stato previsto da Francisco Franco degenerò invece in una lunga, sanguinosa e devastante guerra civile destinata a durare tre lunghi anni. 

Quando le forze nazionaliste di destra occupano Madrid, gli esuli del Fronte popolare scapparono a Città del Messico dove costituiscono il governo repubblicano spagnolo in esilio. 

La guerra civile spagnola, iniziata dalle sollevazioni militari, ebbe grande risonanza sul piano internazionale. 

Le due fazioni contrapposte erano fratelli, l’un contro l’altro armati,

  • le forze governative di sinistra – con operai, contadini, forze di polizia;
  • i militari, i nazionalisti e i cattolici.

Nel luglio del 1936 le forze governative, con l’aiuto di operai e contadini, hanno la meglio a Madrid, Barcellona e in alcuni centri industriali del Nord e dell’Est; invece i ribelli si impongono in Navarra, Galizia e Nuova Castiglia e occupano Cadice, Cordoba e Siviglia,  le principali città dell’Andalusia.

Ma la guerra civile spagnola diventa affare europeo. 

Siamo nel 1936. La situazione in Europa è tesissima. 

Hitler è ormai capo indiscusso del Terzo Reich e Mussolini ha consolidato il suo potere. 

Mussolini è all’apice del suo consenso. Infatti la conquista dell’Abissinia corrisponde al massimo grado di consenso ottenuto dalla popolazione italiana. 

Dopo le sanzioni causate dall’invasione dell’Etiopia Italia e Germania hanno stretto il Patto d’acciaio. 

I due alleati guardano con simpatia ai movimenti del generale Francisco Franco e lo sostengono prima in forma quasi clandestin. Nell’autunno del 1936 il sostegno dei nazisti e dei fascisti si fa invece palese. 

Mussolini ed Hitler hanno tutto l’interesse ad avere un altro alleato in Europa. Inoltre odiano i movimenti di sinistra. Pertanto uomini,  armi e aerei, vengono inviati  a sostegno della guerra di Francisco Franco.

Gli italiani inviati in Spagna furono quasi 79 mila tra esercito, marina e aviazione. 6.000 italiani morirono in terra spagnola e 15.000 tornarono a casa feriti. 

Anche il Portogallo, il cui governo era costituito da una dittatura  filo fascista,  fornì a Franco più di 20.000 uomini. .

Mentre Italia e Germania inviarono massicce forze militari a sostegno di Franco, Inghilterra e Francia decisero di non intervenire nel conflitto. 

In Inghilterra il ministro degli esteri ritiene che sia più opportuno, per evitare un nuovo conflitto, mantenere rapporti pacifici con la Germania. 

La Francia, dal canto suo, ha un governo di sinistra in linea col fronte popolare spagnolo, (radicali, socialisti e comunisti) ma deve gestire una situazione interna pesante. Pertanto si astiene da qualsiasi presa di posizione. 

L’Urss, invia armi e organizza le Brigate Internazionali a sostegno del Fronte popolare. 

Anche dall’Italia partono 40mila volontari a sostegno del fronte popolare. 

Il  Fronte popolare può contare molti sostenitori in Europa. 

Tra gli antifascisti troviamo:

  • i fuoriusciti italiani, 
  • gli antifascisti in esilio, 
  • gli esponenti di Giustizia e Libertà 
  • gli anarchici
  • i comunisti

Decini di migliaia di volontari confluirono nelle Brigate internazionali, un gruppo eterogeneo per nazionalità e ideali politici.

La Brigata Garibaldi era costituita da più di tremila volontari antifascisti italiani, tra cui troviamo nomi autorevoli come Palmiro Togliatti e Pietro Nenni.

Le Brigate internazionali hanno avuto un ruolo centrale nel conflitto; hanno difeso la capitale, Madrid, dall’assalto dei franchisti. 

Ma nelle fila degli antifascisti, uniti contro le forze di destra, non mancavano le tensioni. Non era facile tenere uniti comunisti, socialisti e anarchici. E le lacerazioni interne indebolivano l’azione del Fronte. 

Si legge ovunque che la guerra civile spagnola, con la prima mobilitazione generale delle forze fasciste e antifasciste in Europa costituì la prova generale del secondo conflitto mondiale. 

Ma fu una prova che, se da un lato suggellò l’accordo operativo tra Hitler e Mussolini, dall’altro mostrò ancora una volta quanto Francia e Inghilterra non fossero consapevoli del rischio imminente. Erano certi di poter controllare l’aggressività nazista con la tolleranza e non si resero conto che la tracotanza di Hitler li avrebbe travolti a breve!

La guerra continua fino all’inizio del 1939 e l’avanzata dei franchisti è inesorabile

Nei primi mesi del 39 migliaia di soldati repubblicani con donne e bambini scapparono dalla Spagna chiedendo asilo alla Francia. 

Il 27 febbraio del 1939 Inghilterra e Francia riconobbero  ufficialmente il  governo del generale Francisco Franco e il giorno successivo il presidente repubblicano Azaña, che si era rifugiato in Francia, rassegnò le proprie dimissioni.

Quando a marzo i golpisti occuparono Madrid e Valencia, la guerra civile era finita. 

Con la primavera del 39, dopo tre anni di guerra civile, il generale Francisco Franco impose la propria dittatura. 

Il regime franchista sostenne poi nazisti e fascisto durante il secondo conflitto mondiale. 

la dittatura di Franco è destinata a durare fino al 1976.

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Basso Medioevo Europa Medioevo storia

La Spagna della Reconquista

La penisola iberica

Nel corso del XV secolo  si concluse il lungo processo di unificazione politica  che  portò la penisola iberica essere divisa in due stati: Spagna e Portogallo. Questi due stati saranno nel sedicesimo secolo i protagonisti dell’espansione Europea nel mondo.

Il processo che portò alla nascita dei due stati Spagna e Portogallo fu intrecciato con il movimento di Reconquista che mise fine alla presenza musulmana nella penisola iberica.

I musulmani erano entrati nella penisola iberica dal Marocco. Si erano diffusi sul territorio della penisola ma non avevano esercitato un controllo capillare del territorio, e avevano lasciato ampi margini di autonomia alla popolazione di religione cristiana ed ebraica.

Nella penisola iberica si realizzò quindi la pacifica convivenza di fedi e culture diverse che portò allo sviluppo culturale, scientifico, artistico e filosofico, della civiltà iberica durante il Medioevo. 

Le biblioteche della penisola iberica erano ricche di testi  scientifici e filosofici antichi, che erano andati smarriti in Occidente, ed erano invece stati tradotti in lingua araba e conservate in Spagna dagli studiosi musulmani ebrei e cristiani. Queste biblioteche attirarono molti studiosi dell’Europa Cristiana nel Basso Medioevo.

La penisola iberica nel 1360 – J. B. Bury, Public domain, via Wikimedia Commons

Il Portogallo, vocazione marinara

Nel corso del Medioevo il Portogallo aveva visto minacciata la sua indipendenza  dalla Castiglia e durante la guerra dei Cent’anni aveva stabilito strette relazioni di amicizia con la corona d’Inghilterra.  

In fatto di stringere un’alleanza con un altro regno atlantico concordava con la tendenza del Portogallo a proiettare il proprio destino verso il mare piuttosto che verso all’interno della penisola iberica, dove era troppo forte la concorrenza degli altri regni cristiani. la vocazione marinara portoghese si manifesta in pieno sotto il regno di Giovanni I (1385 – 1433), Durante il quale comincia la sistematica esplorazione delle coste dell’Africa.

Anche l’esplorazione delle coste africane venne presentata inizialmente come una continuazione della Reconquista e “imponeva” ai portoghesi di andare a combattere gli infedeli nella loro stessa terra d’origine. 

La Castiglia e l’Aragona

Nel corso del Basso Medioevo, nella penisola iberica  si vengono a definire due grandi regni il regno di Castiglia e il regno di Aragona. 

Ma il matrimonio tra Ferdinando II di Aragona (1540 – 1516) e Isabella di Castiglia (1451 – 1504)  portò all’unione dei due regni.

 i due regni, pur rimanendo formalmente distinti vennero Uniti nelle persone dei loro sovrani due sovrani mantennero separate le loro funzioni regali  nei rispettivi stati.

Fu Isabella a spingere verso l’apertura dei viaggi transoceanici e la conquista delle terre americane.  Ferdinando invece esercitò la sua influenza nel rafforzamento del potere monarchico limitando l’autonomia dei nobili e riorganizzando le finanze dello Stato.

Entrambi però si trovarono in perfetto accordo nel desiderio di consolidare il cattolicesimo in Spagna. 

La tappa culminante di questo processo fu la conquista del regno di Granada che nel 1492, pochi mesi prima che le caravelle di Colombo salpassero per il Nuovo mondo, mise termine all’ultimo dominio musulmano nella  penisola iberica.

Il regno di Granada – https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3184192

Identità nazionale e appartenenza religiosa

Uno degli elementi  di unione tra i due regni di Castiglia e di Aragona era la comune appartenenza al cattolicesimo. La fede religiosa costituì quindi per loro un preciso ambito di riferimento dal quale erano esclusi i non cristiani; e i non cristiani nella penisola iberica erano molti. Tra questi c’erano i moriscos e gli ebrei.

I moriscos erano i diretti discendenti degli antichi dominatori musulmani che non avevano abbandonato la penisola dopo le conquiste cristiane;

In Spagna risiedeva anche la più numerosa comunità ebraica di tutto l’occidente. Contava circa 250.000 persone. Questo era il risultato del lungo periodo di relativa tolleranza che la dominazione musulmana aveva garantito a tutte le religioni del libro e quindi anche agli ebrei. Ma la lunga guerra della Reconquista e lo spirito di crociata che l’aveva sostenuta, avevano profondamente modificato la situazione. 

Intolleranza religiosa

L’intolleranza era cresciuta progressivamente. Nel 1391 gli ebrei erano diventati bersaglio di sistematiche violenze durante l’ondata di rivolte popolari in Castiglia e in Aragona;  feste e malessere sociale  avevano fatto esplodere diversi momenti di intolleranza. 

Le violenze erano riprese vent’anni Dopo: alcuni predicatori incitavano il popolo a imporre la conversione agli ebrei. Tali conversioni forzate però venivano considerate false tanto che gli ebrei convertiti continuavano a essere perseguitati come infedeli.

Inquisizione e la purezza del sangue

Per indagare sui Marrani oltre che contro le più tradizionali forme di eresia nel 1480 viene istituito in Spagna il Tribunale dell’Inquisizione.  Il più famoso padre inquisitore fu frate domenicano Tomàs de Torquemada. L’inquisizione spagnola indirizzata verso marrani e moriscos usava abitualmente la tortura per favorire la confessione degli imputati. 

Si consideri che la procedura del tribunale dell’Inquisizione veniva attivata anche sulla base di semplici sospetti e di denuncie anonime.  Questo fa comprendere che i casi di errore giudiziario erano molto frequenti, anche se non venivano quasi mai riconosciuti. 

Leggiamo un testo del XVI secolo: un commentatore loda l’inquisizione nonostante frequentemente venissero condannati degli innocenti. 

Se un innocente viene ingiustamente condannato non deve lamentarsi della sentenza della chiesa che si basa su una prova sufficiente e non può giudicare quello che è segreto.
Se dei falsi testimoni lo hanno fatto condannare, e gli deve accettare la sentenza con rassegnazione e rallegrarsi di morire per la verità. 
In L. Poliakov Storia dell’antisemitismo

I condannati, anche quando scappavano dal rogo, erano sottoposti a una penosa trafila di umiliazioni pubbliche e alla confisca dei beni. Inoltre un certo numero di proibizioni, di limiti, erano previsti anche per i loro discendenti. 

Vennero anche stilati degli statuti della purezza del sangue: tramite di essi si poteva accertare chi discendeva da antenati ebrei e in quale misura. Risulta evidente quindi che in Spagna si era definita sempre di più una discriminazione razziale: non si era più cristiani o ebrei in base alla Fede, ma in base al sangue. E chiunque avesse sangue ebreo, finiva con l’essere discriminato e perseguitato.

La  cacciata degli ebrei dalla Spagna

Le violenze contro gli ebrei erano sempre più diffuse. Per questo molti ebrei cercarono di emigrare altrove. Questo però comportava la perdita di ogni proprietà.  Inoltre in tutti i paesi di Europa erano in vigore leggi discriminatorie per gli ebrei!

Ma per creare ancora più difficoltà agli ebrei, Isabella e Ferdinando decisero di cacciarli dalla Spagna. Il 31 marzo 1492 i due re firmarono un decreto che concedeva agli ebrei di Spagna 4 mesi di tempo per liquidare i propri affari vendere i propri beni.  Entro il 31 luglio dovevano abbandonare il paese.

 di fronte a questa decisione dei sovrani gli ebrei avevano solo due possibilità uno fare pubblica abiura della propria fede e accettare di farsi battezzare pur sapendo che nonostante questo rischiavano comunque di essere  considerati dei Marrani l’altra possibilità era quella di prendere la via dell’esilio

Circa 50 mila spagnoli rimasero e cambiarono religione mentre 150 mila se ne andarono: alcuni fuggirono in Portogallo. Il Portogallo inizialmente aveva adottato uno stesso regime di espulsione, ma, per paura di avere un danno economico, i portoghesi imposero le conversioni forzate. Altri ebrei si rifugiarono nei Paesi Bassi a Venezia in Marocco a Istanbul e in territori dell’impero Ottomano dove gli ebrei erano tollerati.

Video sulla reconquista

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Antico regime Europa Illuminismo Settecento storia

Gli assolutismi nell’Europa del XVIII secolo

Due sono le forme di governo che troviamo nell’Europa tra XVII e XVIII secolo: assolutismo e monarchia costituzionale.

L’assolutismo è un sistema di governo in cui il potere è accentrato nelle mani del sovrano. Negli stati europei si sono sviluppati diversi tipi di assolutismo e la forza di questo accentramento era diversa nelle diverse realtà statali.

La monarchia costituzionale è un sistema di governo in cui il potere del sovrano è limitato dalla presenza di una costituzione e di un parlamento, che ha il compito di controllare il sovrano. L’unica monarchia costituzionale in Europa è l’Inghilterra.

Guardiamo ora nello specifico ai diversi assolutismi europei.

Polonia – Lituania

In Polonia il re viene eletto da una dieta, cioè un’assemblea, un parlamento, costituito dalla nobiltà polacca. In tale dieta le decisioni devono essere prese solo all’unanimità. Per questo spesso il parlamento si trova paralizzato da contrasti di fazioni.

Purtroppo se non è facile riuscire a prendere decisioni all’unanimità nella gestione dello stato, lo è ancora di meno quando si tratta di designare il futuro sovrano tra i nobili polacchi. La nobiltà infatti non riesce mai a trovare un accordo e finisce sempre un principe straniero come sovrano della Polonia.

Il primo effetto negativo di questa situazione è legato al fatto che un principe eletto all’estero non garantisce nessuna continuità dinastica, il secondo è un tale sovrano non ha alcuna forza. Infatti, nella Polonia del Settecento, la dieta polacca ha un potere molto forte sul Re.  

Infatti la dieta aveva potere decisionale su diverse questioni:

  • decise in merito alla imposizione fiscale,
  • sovrintende alla chiamata delle armi dei nobili,
  • controlla gli atti della pubblica amministrazione
  • può addirittura esigere, dal re eletto, di provvedere con fondi propri ai bisogni dello stato,
  • il suo parere è determinante nelle questioni di politica estera
  • poteva rifiutarsi di obbedire al re nel caso in cui egli non rispettasse i privilegi dei nobili polacchi.

Da tutto questo è facile capire quanto fosse fragile il governo polacco e quanto fosse vulnerabile la compagine territoriale polacca.

Fu proprio per questo che, nel corso del Settecento, il regno polacco vedrà la propria disgregazione.

La Russia di Pietro il Grande Romanov

Pietro il Grande Romanov (1672 – 1725)

Tra il XVII e XVIII secolo la Russia vive un periodo di grande splendore sotto il regno di Pietro il Grande della dinastia Romanov.

Pietro il Grande attiva la sua forma di assolutismo di tipo dispotico. Lui governa un paese arretrato in cui non esistono attività industriali e in cui l’agricoltura è gestita dal latifondo. Inoltre a quell’epoca la Russia è isolata intellettualmente.

Pietro il Grande inaugura una politica culturale di grande apertura verso l’occidente e si attiva per modernizzare il paese e lavora per rafforzare l’autorità dello zar sia nella politica estera che nella politica interna.

Per aumentare il suo prestigio e la sua fama decide di stabilire delle ambasciate russe nei diversi stati europei.

Per aumentare il suo potere in Russia opera una riforma della Duma. La Duma è l’assemblea dei boiari, gli aristocratici russi. Lui sostituisce questa assemblea con un Senato costituito da pochi membri nominati dallo stesso zar.

Per migliorare la gestione dello stato favorisce l’accesso ai più alti gradi della burocrazia statale solo a individui competenti, a cui concede dei titoli nobiliari, come ricompensa. È in questo periodo che si sviluppa anche in Russia la nobiltà di toga.

Per quanto riguarda il sistema di difesa del suo immenso regno, Pietro Romanov riorganizza l’esercito, ristruttura gli armamenti e la flotta.

Opera delle riforme anche nella Chiesa: abolisce il patriarcato di Mosca e lo sostituisce con un Santo Sinodo a nomina regia.

L’espansione territoriale russa, iniziata con Ivan il terribile con Michele Romanov continua con Pietro il Grande che aggiunge al già enorme impero Russo altri territori, quelli colorati in giallo nella carta, sia nelle nell’Europa settentrionale che nell’asia centrale è nell’estremo Oriente. La carta rappresenta la situazione fino alla fine dell’800 e permette di comprendere come l’espansionismo sia stato anche in seguito una scelta di fondo della politica estera russa.

Per favorire lo sviluppo culturale e la formazione della gioventù aristocratica russa, invita a Mosca esponenti di diverse religioni.

Per quanto riguarda la politica economica chiama dall’estero dei tecnici che gli permettano di riorganizzare le attività produttive. Inoltre centralizza nelle sue mani il controllo di tutte le attività produttive, anche di quelle gestite dai privati allo scopo di garantirne competitività e qualità. Il disegno di modernizzazione della grande Russia prevede anche la fondazione di una nuova capitale che prende il nome di San Pietroburgo.

San Pietroburgo, una città costruita nello stile occidentale, sulle coste del mar Baltico
La cattedrale di San Pietro e Paolo a San Pietroburgo

 San Pietroburgo è una città elegante e raffinata che viene costruita sul gusto occidentale per diventare la vetrina della nuova Russia moderna.

La Russia di Pietro il Grande è quindi pronta per giocare un ruolo da protagonista nello scenario europeo.

Il teatro Mariinsky https://it.wikipedia.org/wiki/San_Pietroburgo#/media/File:Mariinsky_Theatre001.jpg

Ma non basta: nonostante le riforme dello zar la grande Russia mantiene ancora elementi di grande arretratezza che non le permetteranno di fare il salto di qualità a cui aspira Pietro il Grande. Infatti l’aristocrazia, che conserva dei privilegi che Pietro non riesce a smantellare, mantiene un predominio indiscusso nel panorama economico e politico. Inoltre le plebi vivono in condizione di grande arretratezza anche grazie al fatto che l’istituto giuridico della servitù della gleba è ancora in vigore e quindi le popolazioni rurali non hanno alcuna possibilità di migliorare la loro condizione.

Il fiume Neva Di Panther – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5910576

Prussia

La Prussia è governata dalla dinastia degli Hohenzollern il suo territorio è unito a quello del Brandeburgo. Tra il 1640 il 1688, Federico Guglielmo di Brandeburgo intraprende un programma  assolutistico con cui opera l’accentramento del potere e la riorganizzazione dello stato. Per operare tale programma il sovrano deve fare accordi con i gruppi sociali più influenti. Infatti la sua opera di riforma non piace ai parlamenti cittadini che lo osteggiano.

Federico Guglielmo di Brandeburgo.
Di Govert Flinck – Scan from 1620-1688 Der Große Kurfürst, Sammler – Bauherr – Mäzen, Ausstellung 1988 Neues Palais Sanssouci p.18, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=48027912

Federico Guglielmo però riesce a farsi sostenere dalla grande aristocrazia terriera degli Junker (il nome deriva da Jung Herr, che significa giovane signore). Grazie all’accordo con la nobiltà terriera riesce quindi ad imporre il suo potere; gli Junker, in cambio, ottengono libertà nei rapporti con i contadini, autonomia nella gestione delle proprietà signorili e si assicurano privilegi fiscali.

Il successore è Federico l (1688-1713), che continua il programma assolutistico di Federico Guglielmo e che rinsalda l’alleanza con la burocrazia, l’esercito, l’aristocrazia e gli Junker, perno dell’assolutismo prussiano.

Federico I
Di Friedrich Wilhelm Weidemann – Cropped from File:Frederick I of Prussia.jpg, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=28505299

L’Austria degli Asburgo

Fra il Seicento e il Settecento l’Austria amplia il suo territorio: i suoi possedimenti vanno dall’Europa centro-orientale ai Balcani, con l’Ungheria, la Croazia, la Serbia, la Lombardia e le Fiandre.

Il territorio da governare è ampio ed è soprattutto complesso dal punto di vista culturale. La varietà e la grande dimensione rendono questo impero impossibile da governare con un sistema centralizzato. Diventa quindi necessario che il sovrano responsabilizzi le aristocrazie dominanti nei vari paesi, legandole agli Asburgo e riconoscendo loro prerogative e autonomie.

Per favorire la coesione dell’Impero, la casa d’Austria attiva programmi di ri-cattolicizzazione verso le popolazioni protestanti consolidando così i legami con la cristianità. Due grandi ordini monastici, i gesuiti e i cappuccini, sostengono con forza la causa austriaca e la dinastia degli Asburgo.

Spagna

Nella seconda metà del Seicento la Spagna ha ormai perso quasi tutti i possedimenti che aveva sul continente europeo e deve quindi rinunciare alle sue ambizioni egemoniche. La Spagna è un paese in decadenza, il sistema produttivo spagnolo è arretrato e i privilegi dell’aristocrazia bruciano le risorse che vengono dalle colonie. Nella prima metà del Settecento il sovrano Filippo V cerca di avviare delle riforme, ma non riesce ad invertire il corso della ormai inevitabile decadenza.

La Francia dopo il Re Sole

La Francia è il paese più popoloso d’Europa; il potere in Francia è accentrato nelle mani del re e della nobiltà e la Francia è una potenza economica e militare importante.

Però in Francia ci sono anche molti problemi: innanzitutto il clero e l’aristocrazia, che possiedono ampi territori, godono di privilegi e di immunità tali per cui la loro ricchezza non va a rimpinguare le casse dello stato.

Le classi popolari vivono in miseria e la borghesia lamenta il fatto di dover pagare un sacco di tasse ma non aver nessun riconoscimento politico.

Frequentemente esplodono delle ribellioni popolari che vengono sempre represse nel sangue.

Il bilancio dello stato è in passivo, il debito pubblico aumenta costantemente e il governo non riesce a limitare questa tendenza. Purtroppo i regnanti non hanno la forza di attuare le riforme necessarie per modernizzare il paese e alla fine del Settecento la Francia sarà protagonista di uno dei moti rivoluzionari più sanguinosi e violenti di tutta la storia d’Europa.

Inghilterra

All’inizio del 1700 il regno inglese e il regno scozzese vengono unificati. Il governo è gestito da una monarchia parlamentare e il potere del Parlamento è progressivamente in aumento.

Il Parlamento è diviso in Camera dei Lord e Camera dei Comuni.

La Camera dei Lord, detta anche camera alta o camera dei pari, che è costituita dalla nobiltà. Le cariche all’interno della camera sono ereditarie.

La Camera dei Comuni, detta anche camera bassa, ha carica elettiva ed è costituita da grandi proprietari terrieri, cioè da esponenti della borghesia inglese.

Nella prima parte del Settecento si succedono al trono monarchi, con poca leadership, la loro funzione è svolta quindi solo in modo formale; per questo il potere viene gestito esclusivamente dal parlamento. Tra il 1720 e il 1743 la scena politica è dominata dai whig e il loro leader Robert Walpole favorisce il processo di rinnovamento capitalistico dell’economia inglese.

Con la denominazione di tory, nella vita politica e parlamentare dell’Inghilterra si distingue la corrente dei partigiani del re, della chiesa anglicana, delle tradizioni della proprietà fondiaria e del ceto rurale. La corrente contrapposta ad essa è quella dei whig che rappresenta la resistenza al sovrano, il principio di tolleranza religiosa, gli interessi della borghesia londinese, le ambizioni e gli interessi di carattere commerciale, marittimo e coloniale.  

In Inghilterra vige un clima di libertà civile e di tolleranza religiosa come abbiamo letto nelle Lettere filosofiche di Voltaire.

L’impero Ottomano

L’immenso impero Ottomano nel corso del Settecento vede il suo progressivo sfaldamento. Infatti nel 1683 aveva raggiunto il momento di massima espansione: quello era l’anno in cui era arrivato fino ad assediare Vienna senza però riuscire nel suo intento.

Il declino dell’Impero ottomano

Infatti, nel 1699 perde la Transilvania e l’Ungheria che vanno all’Austria, poi perde una parte della Romania che va anche questa all’Austria, quindi anche la Serbia e Belgrado passano agli Asburgo mentre il mar d’Azov e la Crimea vengono assorbiti dall’impero Russo.

Le cause di questo sfaldamento sono da individuarsi nell’economia arretrata nelle istituzioni arcaiche, nell’inefficiente agricoltura dominata dal latifondo, dalla burocrazia inefficace e dal potere centrale, troppo debole per gestire un impero così vasto e così articolato.

Le guerre del Settecento

Nel corso del Settecento in Europa si combattono alcune guerre che vengono combattute per definire gli equilibri tra le diverse potenze. Gli stati coinvolti sono la Francia l’Austria la Russia la Prussia la Gran Bretagna e le guerre sono:

  • la guerra di successione spagnola (1702-14);
  • la guerra di successione polacca (1733-48);
  • la guerra di successione austriaca (1740-48);
  • la guerra dei sette anni (1756-63).

Questi quattro conflitti hanno alcuni elementi che le accomunano:

  • tutte le guerre sono accompagnate da un’intensa attività diplomatica:
  • sono finalizzate a guadagnare posizioni di forza all’interno dell’Europa o nelle aree a dominio europeo:
  • son guerre costose sia sul piano umano che economico;
  • sono prive di fanatismo;
  • vengono combattute da eserciti regolari, da eserciti statali, più disciplinati dagli eserciti mercenari del Seicento;
  • cominciano ad investire le aree coloniali.

Senza entrare nel merito delle singole guerre, sintetizziamo gli esiti di questi conflitti:

  • la Spagna, il Portogallo e le province unite hanno imboccato una via di inesorabile declino;
  • la Polonia vive una grave crisi che la porterà alla disgregazione;
  • la Svezia vede ridotto il suo territorio;
  • la Prussia è uno stato in ascesa:
  • il potere asburgico è in progressivo ampliamento;
  • la Russia è in espansione;
  • le politiche egemoniche francesi falliscono;
  • la Gran Bretagna si prepara ad essere la maggiore potenza internazionale.

Fonti

https://www.treccani.it/

www.wikipedia.org

Fossati, Luppi, Zanette, Parlare di storia, Pearson.

Gianni Gentile – Luigi Ronga, Storia & Geostoria, vol. IV: Dalla metà dei Seicento alla fine dell’Ottocento, La Scuola, Brescia 2005, pp. 64-71